11 OTTOBRE: STUDENTI IN PIAZZA. SCIOPERO GENERALE!

Questo 13 settembre l’anno scolastico si è aperto in condizioni critiche: milioni di giovani sono rientrati nelle stesse classi pollaio che tra il 2020 e il 2021 avevano causato circa 216.000 contagi tra gli studenti. Il ministro Bianchi ha recentemente affermato che “solo il 3% delle classi è sovraffollata”, ma la realtà che gli milioni di studenti vivono in classe e sui mezzi pubblici è ben diversa. La mancanza di interventi strutturali per garantire il distanziamento nelle classi e sui trasporti pubblici, dato che il rientro è al 100% in presenza, rischia di portare un nuovo aumento dei contagi.

Il sovraffollamento di aule e mezzi pubblici ha già portato a diverse classi in quarantena in tutto il paese. La salute degli studenti viene nuovamente messa a rischio perché il governo Draghi, come i precedenti, non ha mosso un dito per ampliare gli spazi scolastici. Il pericolo di un nuovo ritorno in DaD resta attuale, portando con sé un peggioramento della didattica oltre alla totale cancellazione dell’aspetto sociale e di aggregazione della scuola in presenza. Al contrario in questi mesi passati i progetti di alternanza scuola-lavoro (ora PCTO) sono spesso andati avanti anche in presenza. Il lavoro gratuito e l’educazione a un futuro di precarietà e sfruttamento rimane per ogni governo una priorità. Tutto questo mentre i costi per andare a scuola continuano ad aumentare vertiginosamente: libri, abbonamenti dei mezzi, contributi scolastici, materiale di cancelleria, dispositivi di protezione individuale gravano per centinaia di euro sui bilanci delle famiglie già pesantemente colpiti dalla crisi. A migliaia di studenti viene negato il diritto allo studio per ragioni economiche, dato certificato dall’aumento preoccupante dell’abbandono scolastico.

In tutti questi mesi il governo non ha dato alcuna risposta concreta alle richieste minime degli studentisui temi dell’edilizia scolastica, del trasporto pubblico e della continuità didattica. Il governo Draghi infatti nasce per garantire la spartizione dei fondi dell’Unione Europea tra i capitalisti e per portare a termine le riforme utili alla ristrutturazione capitalistica e all’intensificazione dello sfruttamento della classe lavoratrice. Il Recovery Fund, in Italia applicato con il PNRR, serve per finanziare la riorganizzazione capitalistica in atto, l’unico modo che i padroni vedono per uscire dalla crisi accelerata dalla pandemia continuando ad aumentare i propri profitti. Vogliono cancellare le ultime tutele presenti ancora per i lavoratori e implementare il ruolo della tecnologia nella produzione, così da massimizzare i profitti e aumentare il tasso di sfruttamento. Per farlo hanno bisogno di miliardi di euro con un aumento del debito, che verrà ripagato con nuovi tagli alla spesa sociale e un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per i proletari. Questa riorganizzazione tocca anche la scuola: i padroni vogliono entrare con sempre più forza nelle nostre scuole, decidendo i programmi, spingendo sul peggior nozionismo, e includendo migliaia di studenti in progetti di alternanza scuola-lavoro per crescere nuove generazioni di precari e sfruttati.. Non a caso il ministro dell’istruzione è proprio Patrizio Bianchi, grande fautore della scuola azienda che, in Emilia Romagna – dove ha ricoperto diversi incarichi istituzionali – si è sempre speso per implementare “l’integrazione scuola lavoro”, ovviamente a vantaggio delle imprese. Non dobbiamo farci illusioni: i soldi che nel PNRR vengono previsti per l’istruzione andranno comunque tutti nelle tasche dei padroni, direttamente o indirettamente. Non c’è margine di manovra per dirottare questi finanziamenti, perché padroni e governo hanno già deciso.

D’altra parte stiamo già vedendo gli effetti immediati della ristrutturazione capitalistica: migliaia di licenziamenti e mancati rinnovi di contratto, compressione di diritti e salari e aumento degli orari lavorativi. A tutto ciò però ci sono lavoratori e sindacati conflittuali che si oppongono con forza: dai magazzini della logistica alle fabbriche, dalla TNT-Fedex alla GKN come anche alla Textprint di Prato i lavoratori stanno alzando la testa per opporsi al massacro sociale. L’11 ottobre sarà sciopero generale contro l’intensificazione dello sfruttamento, la mancanza di diritti nei luoghi di lavoro e l’aumento dei licenziamenti e dei contratti di lavoro precari. Sarà sciopero generale anche per Adil Belakhdim, operaio e sindacalista, ucciso di fronte a un magazzino mentre lottava, durante un picchetto. Nel suo esempio i lavoratori di tutti i sindacati di base lunedì 11 ottobre incroceranno le braccia contro un governo che in ogni settore, dalla scuola al lavoro e alla sanità, continua a tutelare soltanto gli interessi dei padroni. Organizzeremo lo sciopero dell’alternanza in cui gli studenti, prendendo esempio dai propri colleghi, sceglieranno di aderire alla mobilitazione bloccando la produzione. Costruiamo per quell’occasione una grande mobilitazione studentesca nazionale contro il governo Draghi, a fianco dei lavoratori in lotta, per conquistare una scuola sicura, in presenza, gratuita e di qualità per tutti, che metta al primo posto le esigenze degli studenti degli strati popolari e non delle imprese. Oggi non possiamo restare a guardare, mentre la repressione nei confronti di chiunque alzi la testa si fa sempre più dura è dovere di ogni collettivo e ogni organizzazione mobilitarsi insieme a studenti e lavoratori per conquistare tutele e diritti che oggi vengono sistematicamente negati. Mobilitiamoci con i lavoratori in sciopero perché abbiamo un nemico in comune: padroni e Governo che intendono far ricadere il prezzo della crisi accelerata dalla pandemia sulle spalle dei lavoratori e degli strati popolari. All’arroganza padronale rispondiamo con lo sciopero generale, blocchiamo il paese, facciamo tremare Confindustria e padronato. In gioco c’è il nostro futuro, lo sciopero di tutti i lavoratori del paese con la partecipazione di importanti settori sociali, dagli studenti ai disoccupati, è l’occasione per conquistare rinnovati rapporti di forza. Non saranno i lavoratori a pagare questa crisi, facciamola pagare ai padroni!

STUDENTI E LAVORATORI, INSORGIAMO!