12 MAGGIO: VIA AL BOICOTTAGGIO DEI TEST INVALSI.

Il 12 maggio nelle classi seconde delle scuole superiori saranno somministrati i test Invalsi, come avviene ormai annualmente dal 2011. La novità di quest’anno è che la “buona scuola” di Renzi ha definitivamente confermato ciò che affermavamo già da tempo su queste prove. Dopo più di 20 miliardi di tagli alla scuola pubblica cumulati a partire dal 2008 per fare fronte alle imposizioni della UE, il progetto ormai neanche più celato è quello di ripartire le poche briciole di finanziamenti pubblici rimasti per le scuole pubbliche sulla base di queste valutazioni nazionali. L’Invalsi stila ogni anno una graduatoria nazionale delle scuole “migliori”, che secondo questa logica diventeranno quelle “meritevoli” dei finanziamenti statali. Il progetto iniziale della “buona scuola” presentato lo scorso settembre parlava apertamente di differenziare i finanziamenti alle scuole in base a questo criterio, e già nel 2011 fu sperimentato un premio di 70.000€ per le scuole che avessero conquistato i primi posti della graduatoria. L’obiettivo della somministrazione delle prove Invalsi è, ormai dichiaratamente, l’introduzione di un finanziamento delle scuole “all’americana”. Si “premieranno” con i finanziamenti statali le scuole più prestigiose, invece di intervenire laddove c’è bisogno. Per il resto, le scuole dovranno affidarsi ai finanziamenti delle imprese private.

Un progetto scellerato, che alimenta la già crescente distinzione fra scuola “di serie A”, e scuole “di serie B”, fra le stesse scuole pubbliche. Uno stratagemma in più per finanziare le scuole paritarie (scuole private a tutti gli effetti), che saranno iscritte nelle graduatorie e potranno così accedere ai “finanziamenti-premio”. Le continue dichiarazioni su una futura somministrazione dei test Invalsi anche ai maturandi, in sostituzione della terza prova o come “quarta prova”, vanno nella direzione di una crescente istituzionalizzazione di questi test, nati come semplici sperimentazioni nelle scuole della capitale, per legarli definitivamente alla didattica e stroncare al contempo le proteste e i boicottaggi che ogni anno vengono messi in atto.


L’Invalsi è entrato prepotentemente nelle scuole, modificando la didattica, imponendo progressivamente un modello di scuola basato sullo sterile apprendimento di nozioni, senza alcuna elaborazione e comprensione critica della materia studiata. Per questo motivo, da più parti è stata denunciata l’inattendibilità scientifica di questi test. Sacrificando del tutto l’apprendimento dei concetti in favore di un evidente nozionismo, agli studenti è chiesto di scegliere tra una serie di risposte prestabilite da altri, non inquadrabili in un discorso complessivo. Allo studente non viene chiesto di pensare o elaborare un’analisi critica per dimostrare la padronanza della materia studiata. L’apprendimento di semplici nozioni snatura del tutto il senso dell’istruzione: la matematica è ridotta alla risoluzione del problema, la letteratura all’analisi di un testo d’autore estrapolato da un’opera senza che dell’autore importino la vita, il pensiero, il contesto storico. L’istruzione in questo modo si ritrova svilita dall’applicazione di fredde logiche produttive, in cui conta solo il risultato finale e non il percorso intrapreso dallo studente: lo stesso test viene somministrato in tutte le scuole indipendentemente dall’indirizzo di studio. In questi anni sono apparsi libri per la preparazione ai test, e addirittura nelle scuole i docenti ricevono pressioni dai Dirigenti per sospendere o rallentare i normali programmi di insegnamento in vista della preparazione ai test Invalsi. Non si contano i casi di licei classici in cui gli studenti sono stati obbligati a lezioni pomeridiane di matematica (materia che per ovvi motivi in un liceo classico non è equiparabile all’insegnamento della stessa in un liceo scientifico) affinché la scuola raggiungesse un buon risultato.

L’introduzione dei finanziamenti differenziati sulla base delle valutazioni nazionali come sistema ordinario di finanziamento delle scuole significherebbe lo stravolgimento assoluto della scuola italiana, con un enorme incremento dell’invasività del modello Invalsi nella didattica. Le scuole destinate a finire ai primi posti in graduatoria saranno quelle che omologheranno i loro insegnamenti al modello dei quiz. Inoltre, se pensiamo che il progetto iniziale della “buona scuola” parlava di una differenziazione delle retribuzioni degli insegnanti tramite gli scatti degli stipendi in base al “merito”, proposta temporaneamente abbandonata nel Ddl “buona scuola” ma che sarà riproposta in futuro (e nel Ddl si parla comunque di di bonus salariali concessi dal Dirigente Scolastico), è facile immaginare il ruolo che le valutazioni Invalsi giocherebbero in questo. Lo stesso criterio applicato per individuare le scuole “migliori” sarà utilizzato per premiare i docenti “meritevoli”: i “bravi” insegnanti saranno quelli che accetteranno per primi l’appiattimento degli insegnamenti sulle nozioni secche e sul modello dei quiz. Il tutto inserito in una competizione fratricida fra gli istituti scolastici per accaparrarsi i finanziamenti statali, e fra i docenti stessi per accaparrarsi i bonus salariali.

Non è la valutazione a livello nazionale dell’efficienza del sistema di istruzione ad essere di per sé sbagliata, quanto piuttosto le ragioni di fondo ne sono alla base. I test Invalsi sono a tutti gli effetti uno strumento funzionale alla dismissione della scuola pubblica, che ben lungi dall’essere un “errore” risponde a un preciso progetto portato avanti dai governi che si susseguono. Boicottare i test Invalsi significa difendere la scuola pubblica, contro questo sistema che oggi costruisce una scuola di classe sempre più asservita alle richieste del mercato, delle imprese private a cui vengono spalancate le porte della gestione delle scuole. Significa opporsi alla “buona scuola” di Renzi e rivendicare una scuola accessibile a tutti, pensata per gli studenti e non per i profitti delle imprese, un sistema d’istruzione nazionale in cui lo Stato garantisce in ogni scuola un’istruzione di qualità, contro la logica dei “premi” che in realtà punisce le scuole “di serie B”, che sprofondano sempre di più. Per questo ogni cellula, ogni militante del Fronte della Gioventù Comunista è già al lavoro nelle scuole per promuovere il boicottaggio dei test Invalsi il prossimo 12 maggio, spiegando a ogni studente le ragioni per cui lasciare in bianco queste prove e impedire all’Invalsi di stilare le sue graduatorie significa difendere l’istruzione pubblica. Allo stesso modo siamo pronti a difendere gli studenti dalle minacce di ripercussioni sul voto di condotta o sul profitto scolastico, purtroppo sempre più frequenti nonostante la loro assoluta illegittimità. Il 12 maggio incrocia le braccia, lascia in bianco le prove Invalsi!

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