16 NOVEMBRE: MOBILITAZIONE STUDENTESCA. «LE SCUOLE SICURE SONO QUELLE CHE NON CROLLANO!»

Migliaia di studenti il 12 ottobre hanno manifestato contro il Governo in 25 città italiane, per denunciare la finta discontinuità con il passato a fronte di un’assoluta continuità rispetto alle politiche precedenti. Questa prima giornata di lotta non è passata inosservata e ha suscitato reazioni immediate degli esponenti di governo.

Con un teatrino pietoso i due “vicepremier” del governo Lega-M5S hanno giocato al poliziotto buono e cattivo, aprendo da un lato al confronto con gli studenti e dall’altro attaccando le proteste senza mezzi termini. Nel giro di poche ore sulle manifestazioni degli studenti si è aperto un breve dibattito pubblico, gli esponenti del Governo si sono guardati bene dall’entrare nel merito delle reali rivendicazioni degli studenti e dello stato attuale della scuola pubblica italiana.

La scuola e i problemi degli studenti sono ai margini del dibattito pubblico, sommersi da una campagna elettorale infinita che da mesi riempie le pagine dei giornali, pianificando la maggior confusione possibile attorno ad ogni tematica. Eppure sono sempre più evidenti le contraddizioni di un’istruzione classista e piegata al profitto.

La verità è che il governo parla poco di scuola perché non gli conviene. Dietro alla propaganda asfissiante c’è la realtà delle scelte politiche, quelle che contano davvero per la condizione degli studenti. Il capitolo dedicato all’istruzione nella nota di aggiornamento al DEF mette nero su bianco la continuità rispetto alle politiche sull’istruzione dei precedenti governi. Nessun intervento concreto sulle questioni che gli studenti vivono ogni giorno, dalle barriere economiche per un accesso reale al diritto allo studio alla sicurezza dell’edilizia scolastica. Non a caso i pilastri della Buona Scuola non vengono messi in discussione, anzi il governo ha avuto la massima cura nel rassicurare l’UE garantendo il rispetto degli obiettivi europei sulla scuola.

Nel frattempo la repressione tra gli studenti aumenta, con blitz di polizia durante le lezioni per aiutare Salvini a raccogliere consensi. Nelle prossime settimane verranno installate nuove telecamere nelle scuole, mentre l’emergenza dei crolli e delle strutture pericolanti resta. Viene eliminato il tema storico dall’esame di maturità ed esponenti della Lega chiedono che non si faccia politica a scuola. Se l’operato di un governo si misura con le leggi e i provvedimenti, questa è la realtà che smonta tutte le menzogne della propaganda. Per noi il cambiamento deve passare dalla messa in discussione della scuola di classe voluta dai padroni e dall’Unione Europea e costruita dai governi. Senza un’inversione di rotta ci sono soltanto prese in giro per gli studenti e misure peggiorative.

Non possiamo restare indifferenti mentre ci prendono in giro.

Il 16 novembre torniamo in piazza, mobilitandoci dalle scuole di tutta Italia per dare forza alla nostra protesta. Rompiamo il silenzio mostrando la realtà che viviamo ogni giorno, fatta di sfruttamento in alternanza, scuole che crollano e costi altissimi per potersi permettere di studiare. Non chiediamo di essere ascoltati, perché non vogliamo elemosinare nulla da un governo che non è dalla nostra parte. Lottiamo per cambiare davvero, per un’istruzione diversa che sia modellata sui nostri bisogni. Togliamo la maschera a un governo che finge di cambiare e lascia tutto come prima. La mobilitazione degli studenti è appena cominciata.



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