VENETO: FGC «IMMEDIATE DIMISSIONI ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE»

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Richiesta immediata di dimissioni  senza alcun appello – questa la nota del Fronte della Gioventù Comunista -  per l’Assessore regionale all’istruzione della regione Veneto Elena Donazzan che nella giornata di ieri ha ben pensato di inviare una circolare nella quale invitava le scuole a chiedere dalle famiglie degli studenti musulmani una presa di distanza esplicita dall’attentato terroristico di Parigi. Per la precisione nella circolare veniva scritto: «È infatti una esigenza necessaria anche per la presenza di tanti alunni stranieri e dei loro genitori nella nostra comunità. Soprattutto a loro dobbiamo rivolgere il messaggio di richiesta di una condanna di questi atti, perché se hanno deciso di venire a vivere in Europa, in Italia, in Veneto, devono sapere che sono accolti in una civiltà con principi e valori». Un tale comportamento non può passare inosservato e chiediamo le immediate dimissioni dell’Assessore. Se ciò non avverrà riteniamo che le scuole debbano chiedere formalmente agli studenti figli di leghisti di dissociarsi quotidianamente dalle idiozie dette e realizzate dai loro genitori. Potrebbe essere una buona soluzione.

 

MILANO. CROLLO IN SCUOLA MATERNA, FGC: “GOVERNO SI ASSUMA RESPONSABILITÀ”

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Questa mattina sei bambini sono rimasti feriti a causa del crollo di un intonaco nella scuola materna statale “Vittorino da Feltre”, alla periferia di Sesto San Giovanni (MI). Una bambina di tre anni è in codice giallo per una ferita alla testa causata dai calcinacci caduti. Già ci si affanna a sostenere che il crollo non dipenderebbe da “problemi strutturali”, ma da un “fenomeno non prevedibile” e cioè una “dilatazione termica”. È tuttavia evidente che qualsiasi tentativo di dissimulare o sminuire la gravità dell’accaduto sia mirato ad assolvere dalle sue responsabilità l’attuale Governo. Quello di stamattina è invece l’ennesimo di tanti episodi analoghi, che non sempre si concludono bene – pensiamo a quello del 2008 in una scuola di Rivoli, in cui ha perso la vita uno il 17enne Vito Scafidi.

Tutto ciò avviene in un paese che si trova agli ultimi posti nel continente per percentuale di PIL investito nell’istruzione, mentre il 37% delle scuole italiane necessita interventi di manutenzione urgente. La “Buona Scuola” del Governo Renzi, propagandata anche in questi giorni con toni idillici al limite del ridicolo, prevede poco più di 700 milioni di euro per piccoli interventi ininfluenti riguardanti l’edilizia scolastica. Si cerca di alimentare il sentore comune per cui “i soldi non ci sono” mentre si spendono 9 miliardi per l’acquisto dei cacciabombardieri F-35, e 100 miliardi all’anno per pagare i soli interessi sul debito pubblico. Può definirsi civile un paese che antepone i profitti dei grandi monopoli europei e gli interessi militari alla sicurezza dei propri cittadini e addirittura degli studenti nelle scuole? Oggi più che mai trova riscontro lo slogan di un corteo studentesco promosso a Roma dal FGC lo scorso dicembre, in cui si chiedeva un piano di interventi serio sull’edilizia scolastica: “SOLDI ALLA SCUOLA, NON ALLA GUERRA”.

ESTREMISMO RELIGIOSO E IMPERIALISMO, DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA. UN UNICO NEMICO CONTRO CUI COMBATTERE.

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L’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo avvenuto a Parigi è un atto vile, figlio della cecità e dell’odio di alcuni ambienti religiosi estremistici, che condanniamo con la più ferma risolutezza e senza alcuna possibile giustificazione. La portata storica di quanto accaduto va ben oltre il singolo gesto e l’uccisione dei giornalisti e dei vignettisti del giornale francese: esso va caratterizzandosi sempre di più come preludio per un intervento massiccio degli Stati europei e della Nato in medio oriente e nord africa, come fattore scatenante di una volata delle forze reazionarie e conservatrici su tutto il continente.

Una prima riflessione è d’obbligo: la lotta contro ogni fondamentalismo religioso, quale ne sia la matrice culturale è una lotta propria di tutte le forze realmente progressiste, come lotta all’oscurantismo e all’imbarbarimento culturale che ne deriva. La religione anche oggi svolge un ruolo prezioso di tenuta dello status quo, dei rapporti economici e politici, che utilizzano in larga parte del mondo la religione come strumento culturale dell’oppressione e del mantenimento delle masse popolari in uno stato di perenne subalternità e passività. La religione è oggi più che mai oppio dei popoli e lo è prima di tutto come maschera principale dei conflitti di natura imperialistica che stanno attraversando questa fase storica. Con il pretesto delle guerre di religione si salda un insieme di forze dal carattere unitario che su fronti apparentemente opposti unisce i grandi interessi di natura imperialistica, il sentimento nazionalista e razzista proprio della gran parte delle forze reazionarie occidentali che fanno leva proprio su questi avvenimenti, e le forze più retrograde, feudali, e estremistiche islamiche che ne sono la sponda più forte nei paesi del mondo arabo e del nord Africa.

Il meccanismo è ormai chiaro. Le forze imperialiste armano presunti ribelli nei paesi arabi, ben sapendo di fornire armi, appoggio economico, sostegno nazionale ed internazionale a forze estremistiche in cambio della sovversione di equilibri di potere non allineati agli interessi dei principali centri imperialistici occidentali. Spesso nel corso della storia piccoli gruppi inconsistenti e settari sono stati trasformati in forze che hanno sconvolto gli equilibri locali, impedito quelle forme di progresso e autodeterminazione, a volte con caratteri fortemente progressisti, che miravano alla piena emancipazione dei popoli oppressi da anni di colonizzazione, e che aspiravano a detenere il controllo delle proprie risorse economiche e delle rotte di comunicazione energetiche e commerciali presenti sul loro territorio. Ovunque gli interessi imperialistici hanno applicato questa formula apparentemente magica che ha fatto ripiombare in un nuovo medioevo interi paesi, condotto a sanguinose guerre civili, alla distruzione di ogni forma di diritto di quei popoli, in cambio della garanzia del controllo dei principali distretti minerari ed energetici, necessari all’approvvigionamento economico e allo sviluppo dei paesi a capitalismo avanzato, processo diretto dagli interessi dei grandi monopoli e della borghesia monopolistica, di cui le alleanze militari come la Nato sono il braccio armato. Queste forze a loro volta, presentandosi apparentemente come elementi liberatori, contrari alle aggressioni occidentali, fanno leva sui sentimenti di resistenza delle popolazioni, deviandoli da quelle forze realmente progressiste che potrebbero costituire realmente premessa del cambiamento. A questo punto, gli alleati iniziali prendono le forme di forze mostruose a loro volta da combattere, proiettando il tutto su scala sempre maggiore. Leggi il resto

MESSAGGIO AL CONGRESSO DELLA KNE

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Cari compagni,

il Comitato Centrale del Fronte della Gioventù Comunista vi porge i migliori auguri per l’XI congresso della vostra organizzazione, in un momento fondamentale come quello che abbiamo davanti a noi.

Lo scontro interimperialistico in questi ultimi anni ha moltiplicato i terreni di scontro tra le rispettive borghesie e la situazione interna ai poli imperialistici sta acutizzando sempre più lo scontro di classe all’interno dei nostri rispettivi paesi. La gioventù proletaria ha davanti a sé un futuro di sfruttamento, precarietà, disoccupazione e guerra che il capitalismo ci sta prospettando. La creazione di nuove forze politiche socialdemocratiche e opportuniste, in Grecia come in Italia e nel resto dell’Europa risponde al disegno della borghesia di aumentare le illusioni circa la riformabilità di questo sistema. Ma per quanto esse trovino nuovi nomi, si mascherino dietro nuove sigle non cambia la questione politica sostanziale.

La storia dello scorso secolo ci ha consegnato la prevedibile sconfitta della socialdemocrazia e delle ipotesi riformiste, nonostante la propaganda borghese ripeta senza sosta da decenni la stanca litania della sconfitta del socialismo. Non siamo degli sconfitti, siamo il futuro dell’umanità. L’unico faro che possa mostrare la via alle masse popolari per un umanità nuova, libera dalla schiavitù del capitale. Non c’è giorno in cui l’anticomunismo non venga spinto in avanti dalla borghesia e dagli opportunisti, che sanno bene chi è il loro nemico. L’unico in grado di far avanzare i lavoratori in questa lotta e di portarli ad una vittoria che segnerà la loro progressiva estinzione e l’alba di una nuova era. Quel nemico siamo noi comunisti.

Insieme condividiamo la visione di un movimento comunista che lavori per trovare un’unità sostanziale e reale, al di fuori di stanche e vuote dichiarazioni celebrative, in cui le specificità di ogni singolo paese non siano una scusa dietro la quale mascherare ogni sorta di opportunismo. Un movimento comunista che sappia affrontare con franchezza le questioni teoriche e politiche cruciali e trovare un’unità di azione reale di fronte all’attacco del capitale. E’ quello che in questi mesi insieme abbiamo cercato di realizzare e che dobbiamo continuare a portare avanti. Dovremo essere sempre ancora più uniti nella nostra comune lotta contro l’Unione Europea; strumento principe dell’offensiva borghese, che sta portando la classe lavoratrice in una sempre più profonda realtà di sfruttamento. Protagonista di un attacco costante che da una parte cerca incessantemente di dividere le organizzazioni popolari e dei lavorati incoraggiando gli opportunisti e dall’altra colpisce con sempre maggiore violenza le condizioni di vita dei lavoratori. Questo strumento, lungi dall’essere riformabile, deve essere abbattuto e travolto dalla storia.

La rinascita di movimenti reazionari e neo-fascisti, finanziati dalle borghesia imperialiste, è un elemento che non deve essere sottovalutato e che può trovare solo in un’azione politica forte e determinata dei comunisti nell’aumento del radicamento nella classe operaia e negli strati popolari, anche e specialmente tra la gioventù, un argine reale.

Salutiamo questo congresso fraternamente, certi che sarà un fondamentale passo in avanti per il nostro movimento. La vostra esperienza sarà di aiuto alle organizzazioni come la nostra che da pochi anni hanno sistemato i conti con le degenerazioni opportuniste per rimettersi in marcia per costruire una prospettiva salda sull’orma del leninismo per organizzare la gioventù del proprio paese al fine ultimo della rivoluzione.

I militanti del Fronte della Gioventù Comunista non dimenticheranno mai l’aiuto prezioso che la Gioventù Comunista di Grecia ha dato alla nostra organizzazione fin dalla sua nascita, le azioni comuni intraprese, il sostegno politico a livello internazionale e anche a livello nazionale grazie al lavoro dei militanti della vostra sezione italiana. Un esempio reale di quell’internazionalismo che i veri comunisti applicano realmente e non solo a parole.

Viva la Gioventù Comunista di Grecia

Vivia l’internazionalismo proletario

Viva la gioventù comunista marxista-lennista

Roma, data

SOLIDARIETA’ SOSPENSIONE STUDENTE DI BARI

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Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Nicolò Ceci, studente e rappresentante d’istituto del liceo Salvemini di Bari sospeso per 8 giorni e denunciato assieme ad altri due studenti per aver tentato di occupare la scuola. Vergognosa la complicità con la Preside degli altri tre rappresentanti di istituto, che siedono al tavolo degli accusatori in una conferenza stampa che sembra un processo e si dichiarano a favore delle sanzioni fra gli applausi della platea. Uno scenario agghiacciante che ci mostra come nella “Buona Scuola” di Renzi gli studenti vengano divisi e messi gli uni contro gli altri. Oggi nelle scuole di tutta Italia si scatena un’ondata di repressione senza precedenti in cui chi protesta viene denunciato, minacciato di sospensioni o provvedimenti in condotta e trattato alla stregua di un criminale o un teppista. Serriamo i ranghi e continuiamo la lotta contro la scuola di classe che vogliono costruire. Uniti e organizzati possiamo vincere!

Commissione scuola FGC

SCIOPERO DEL 12: NON SI PRENDANO IN GIRO I LAVORATORI!

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Una mobilitazione che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori è un atto che merita rispetto e chiarezza nella definizione degli obiettivi politici e economici che si vogliono ottenere. Lo sciopero generale convocato da CGIL e UIL per la giornata del 12 dicembre è uno sciopero che prende in giro i milioni di lavoratori e disoccupati che sono contrari al Jobs Act e alla politica del governo, gli stessi che hanno manifestato in questi mesi, anche nella piazza convocata alcuni mesi fa proprio dalla CGIL. Una presa in giro perché lo sciopero avviene dopo l’approvazione della legge delega lo scorso 3 dicembre alla Camera, a giochi già fatti quindi. Una legge delega che ha margini ampi, è vero, che dovrà essere riempita di contenuto con i decreti attuativi. Ma si tratta di un processo ormai irrimediabilmente condizionato dall’avvenuta approvazione della delega, che lascia al governo la possibilità di approvare entro i limiti vaghi della delega ogni provvedimento che sia favorevole agli interessi della Confindustria e del padronato.

La questione sostanziale si presenta oggi in queste opzioni: continuare a nutrire speranze su una presunta sinistra interna al PD e le sue appendici esterne, composta dalle stesse persone che in questi anni sono state corresponsabili e spesso responsabili primarie dell’attacco ai diritti dei lavoratori, oppure perdere queste illusioni e comprendere che nell’attuale sistema non esistono margini di miglioramento per i lavoratori? Chi pensa di utilizzare i lavoratori per giochi di corrente interni al PD e al centrosinistra oggi si macchia di un grave, ennesimo crimine, contro gli interessi e i diritti dei lavoratori, contro i disoccupati, contro una nuova generazione di giovani che vivrà nella precarietà e nella disoccupazione il suo futuro. Ulteriore riprova dell’inutilità di questi giochi di corrente è la costatazione che tutti i sindacalisti o ex sindacalisti presenti in parlamento in quota PD, tra i quali anche un ex segretario generale della CGIL, hanno votato a favore della riforma proposta da Renzi.

La CGIL ha volutamente posto nuovamente il freno alle mobilitazioni operaie, alle stesse aree più combattive interne alla sua organizzazione, ha spento ovunque i primi fuochi di proteste che potessero creare i presupposti per un movimento di lavoratori unito e compatto contro la politica del governo, le imposizioni di UE, FMI, BCE, la tendenza alle delocalizzazione e alla chiusura delle aziende. Nonostante minacce e comunicati, più televisivi che reali, la montagna alla fine ha partorito il topolino di uno sciopero a tempo scaduto per soli fini di rapporti interni al PD. La CGIL proseguendo sulla strada del sindacato concertativo continua ad illudere i lavoratori. Leggi il resto

SCUOLA. MUSTILLO (FGC): «IL GOVERNO RIFIUTA IL CONFRONTO CON GLI STUDENTI. LI CACCEREMO DALLE SCUOLE ».

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«Questa mattina nonostante la pioggia battente un migliaio di studenti hanno manifestato fino al Ministero dell’Istruzione chiedendo finanziamenti adeguati per l’edilizia scolastica, la sicurezza e l’adeguatezza delle strutture scolastiche; il ritiro dei fondi alle private e della riforma della scuola, l’utilizzo dei soldi destinati alle scuole militare per il diritto allo studio e l’istruzione.»

Questa la dichiarazione di Alessandro Mustillo, segretario nazionale del Fronte della Gioventù Comunista, organizzazione promotrice della protesta di oggi e di un’inchiesta sull’edilizia scolastica presentata negli scorsi giorni.

«Nonostante il governo Renzi abbia dichiarato di voler aprire un dialogo sulla riforma, al termine della manifestazione dal MIUR hanno rifiutato di ricevere una delegazione studentesca, sostenendo che al Ministero non era presente nessuno in grado di riceverci. Per due ore siamo rimasti ad aspettare sotto la pioggia chiedendo un incontro per spiegare le nostre ragioni, ma abbiamo trovato davanti solo un muro di polizia. Avevamo un dossier sull’edilizia da consegnare al Ministro con foto di scuole che crollano a pezzi, e le richieste per la riforma della scuola, in particolare sui contributi, sui libri di testo e sul diritto allo studio.

E’ evidente che il Governo Renzi non vuole il dialogo con gli studenti, e che l’unico dialogo che ricerca è con la confindustria, con le banche e con i sindacati filo-padronali. La consultazione per la riforma della scuola è una farsa, fatta solo con i poteri forti, senza ascoltare il parere di insegnanti e studenti. Sia chiaro fin da ora – conclude Mustillo – che ad un atteggiamento del genere si risponderà con altrettanta determinazione. Non si azzardino esponenti del governo a fare passerelle elettorali con telecamere al seguito nelle scuole e nelle facoltà perché li cacceremo a pedate.»

SCUOLA. INCHIESTA FGC: «PARETI PERICOLANTI E INFILTRAZIONI, LE SCUOLE CROLLANO A PEZZI.»

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In vista del corteo di venerdì 5 dicembre abbiamo realizzato un’inchiesta sulla condizione delle scuole romane, partendo dalle segnalazioni ricevute dagli studenti e documentando con fotografie le situazioni più a rischio. I risultati sono stati pressoché univoci: carenza di spazi adeguati con classi sovraffollate e mancanza di laboratori, palestre, campi esterni e spazi per la ricreazione, o casi di pessimo stato di manutenzione che mettono a rischio la sicurezza degli studenti. In molte scuole abbiamo costatato il peggioramento della condizioni dei soffitti e dei controsoffitti, con infiltrazioni di acqua, caduta di intonaci, distacco di pannelli di cartongesso, di serrande o parti di finestre. Ingressi e corridoi allagati per le piogge di questi giorni.  Abbiamo trovato anche scale inagibili per motivi di sicurezza, pareti con pericolo di crollo a pochi centimetri dai banchi degli studenti all’interno delle aule, cortili inagibili per caduta di cornicioni. In quasi tutte gli edifici abbiamo trovato bagni inagibili o inservibili, spesso come raccontano gli studenti, in questa condizione da anni, nonostante decine di segnalazioni delle scuole. E ancora: vecchie prese usurate dal tempo, cavi scoperti, mancanza di estintori, porte di sicurezza sbarrate con catene e lucchetti. Un quadro in linea con quanto descritto dai dati nazionali sulla situazione dell’edilizia, che trova un ulteriore conferma pratica dalla nostra inchiesta. Leggi il resto

MUSTILLO: «SU SCUOLA E JOBS ACT IL GOVERNO FACCIA MARCIA INDIETRO»

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«Le manifestazioni di oggi sono la prova della totale contrarietà degli studenti alla riforma della scuola. Il governo ne prenda atto e faccia marcia indietro. » Questa la dichiarazione di Alessandro Mustillo, segretario nazionale del Fronte della Gioventù Comunista, una delle organizzazioni promotrici delle manifestazioni. «Il governo e le politiche imposte dall’Unione Europea sono bocciate senza appello da centinaia di migliaia di studenti che in tutta Italia sono scesi in piazza contro la scuola di classe e contro un futuro di precarietà e assenza di diritti. E’ un sistema complessivo che oggi viene messo in discussione da una generazione che è privata del diritto al futuro. Se questa riforma andrà avanti, se il governo continuerà sulla strada della precarietà e del Jobs Act, ogni scuola, ogni facoltà, si trasformerà in una barricata.»

10 OTTOBRE IN PIAZZA CON GLI STUDENTI

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Domani, 10 ottobre, il Fronte della Gioventù Comunista sarà in piazza nelle principali città italiane e in tutti i centri dove sono presenti nostre federazioni, al fianco degli studenti che protesteranno contro la riforma annunciata dal Governo Renzi e dal Ministro Giannini. Come abbiamo già avuto modo di affermare la riforma proposta dal governo chiude un ciclo aperto in questi venti anni con le stesse parole d’ordine e gli stessi obiettivi che i governi di centro-destra con le riforme Moratti e Gelmini hanno perseguito. L’evidente accentuazione dell’ingresso dei privati nella forma del capitale privato e dell’inserimento delle aziende nei programmi formativi, in particolare per l’alternanza scuola-lavoro, costituiscono di fatto una scuola a misura del profitto privato in tutto e per tutto. Una vera e propria scuola azienda, anche per i poteri garantiti ai Dirigenti Scolastici che faranno terminare ogni residuo di collegialità nelle scuole. L’idea del finanziamento differenziato sulla base dei livelli raggiunti dalle scuole costituisce la premessa per la definitiva capitolazione di un sistema unico di istruzione pubblica a vantaggio di una scuola a più livelli in cui le private saranno avvantaggiate sotto ogni aspetto. Non va dimenticato infatti che le scuole private (paritarie) concorrono in tutto e per tutto allo stesso livello delle pubbliche anche in tema di finanziamenti.  Leggi il resto