FGC: «OPERATO DELLA DIGOS A MILANO CANCELLA NOSTRO DIRITTO A MANIFESTARE».

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Questa mattina in occasione delle manifestazioni studentesche, la polizia ha sequestrato le aste delle bandiere del Fronte della Gioventù in piazza impedendo di fatto la riconoscibilità del nostro spezzone, limitando la libertà di manifestazione e minacciando gli studenti di denunce e provvedimenti. Per due anni il FGC ha manifestato a Milano ed in tutta Italia (nella stessa giornata anche a Roma e in altre piazze) con le stesse modalità senza che alcun provvedimento simile fosse imposto. Non riteniamo casuale che questa situazione avvenga proprio in una giornata di mobilitazione studentesca dove in piazza c’erano solo ed esclusivamente studenti delle scuole superiori, tutti minorenni. L’azione della polizia ha quindi un evidente scopo intimidatorio che denunciamo con forza.

Diciamo fin da subito che non siamo disposti a prestare il fianco a teoremi accusatori di alcun tipo sulla natura di bandiere che sono sempre state utilizzate a solo scopo di riconoscimento dell’organizzazione nelle piazze, come tutti i precedenti di manifestazioni dimostrano. Respingiamo preventivamente ogni tentativo di criminalizzare l’attività politica che il FGC svolge a Milano, tentando di impedire e fermare la crescita della nostra organizzazione specie tra gli studenti delle scuole. L’attività della polizia oggi oltre ad essere ingiustificata e priva di qualsiasi ragione effettiva, ha leso il nostro diritto di manifestare. Un diritto protetto dalla Costituzione che purtroppo va sempre più restringendosi insieme ad una serie di libertà oggi ridotte dall’evidente svolta autoritaria che si sta costruendo in Italia.

APPELLO ALLE FORZE COMUNISTE: MAI CON RENZI E UE, RESPINGIAMO SALVINI.

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Il 28 febbraio a Roma una comizio della Lega Nord, insieme con Fratelli d’Italia e varie organizzazioni dell’estrema destra neofascista italiana, daranno avvio al progetto della costituzione di un fronte nazionale sul modello di quello francese, che ormai da giorni di propone come alternativa al governo Renzi e alle politiche europee. In questo quadro di crisi organica in mancanza di una seria alternativa di carattere progressista a favore delle classi sociali subalterne, l’Italia corre il rischio di vedere una crescita di consenso attorno alle forze reazionarie che questo progetto unisce. In queste settimane due assemblea all’Università La Sapienza di Roma hanno reso evidente la volontà di costruire un corteo nella giornata del 28 contro il comizio di Salvini, per dire che la vera opposizione al governo Renzi non passa per la destra leghista e neofascista, compromessa da anni di gestione del potere con i governi di centrodestra.

Il Fronte della Gioventù Comunista aderirà a questa manifestazione, come momento utile per una discussione collettiva tra le forze sociali e politiche che parteciperanno, con l’obiettivo di fare un passo in avanti nell’analisi politica e nella prospettiva organizzativa delle lotte contro questo governo. Riteniamo un corteo assolutamente insufficiente in questa direzione, espressione dell’arretratezza degli attuali rapporti di forza e del livello politico organizzativo oggi presente. Riteniamo anche la piattaforma politica della manifestazione inconsistente sul piano politico delle rivendicazioni in particolare per quanto concerne la questione fondamentale dell’Unione Europea e dell’euro, ancora una volta ignorata in nome di pretese illusorie di modifica dell’Unione Europea dal suo interno. Proprio in queste contraddizioni si lasciano spazi all’avanzata della destra, nel momento in cui, anche a livello internazionale, appare chiaro con l’esempio della Grecia che ogni illusione sul cambiamento dall’interno della UE, ogni margine di riformismo radicale interno alla gabbia della UE e dell’euro è destinato a fallire miseramente.   Leggi il resto

FGC CONTRO MISURE SULLA SCUOLA IN LOMBARDIA.

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Ancora tagli all’Istruzione pubblica in Lombardia: rispetto all’anno appena passato ci sarà una riduzione di bilancio sull’assessorato all’Istruzione della Regione Lombardia del 21%, ovvero 38 milioni di euro in meno. Nel frattempo i contributi per le famiglie che decidono di iscrivere i figli ad una scuola privata non solo non diminuiscono, ma addirittura aumentano. Dai 500 euro per la scuola primaria si passa a 700, mentre per la secondaria da 1200 a 1300.

L’assessore Aprea cerca di difendersi affermando che a causa dei consistenti tagli del Governo alle Regioni, la situazione sarebbe potuta essere di gran lunga peggiore. Per anni il sostegno da parte dello Stato alle scuole paritarie è stato giustificato appellandosi ad una fantomatica “libertà di scelta delle famiglie”, le quali avrebbero tutto il diritto di decidere se mandare i propri figli ad una scuola statale o privata. Ma diritto di scelta per chi? Soltanto per i ricchi! Chi può permettersi di spendere decine di migliaia di euro per l’iscrizione a scuola?

Tutto questo accade mentre da anni è in atto un devastante processo di smantellamento dell’istruzione pubblica, una sostanziale negazione del diritto allo studio, si continuano quindi a finanziare le scuole private che, secondo Costituzione, non dovrebbero essere un onere per lo Stato. Proprio mentre le famiglie delle classi popolari sono costrette a sopperire tramite quel vero e proprio furto chiamato contributo volontario agli ingenti tagli operati dai governi di centro-destra e centro-sinistra, mentre il costo dei libri di testo e dei trasporti pubblici cresce, mentre le strutture scolastiche statali crollano letteralmente a pezzi, mettendo in serio pericolo l’incolumità dei ragazzi.

Chiediamo pertanto l’immediato ritiro dei fondi alle scuole private, un adeguato finanziamento all’istruzione statale che garantisca una scuola gratuita e accessibile a tutti.

MILANO. STUDENTI IN PROTESTA AL LICEO CREMONA. FGC: «INACCETTABILE IMPOSIZIONE CONTRIBUTO SCOLASTICO»

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Email a tutte le famiglie: «”lista nera”, niente laboratori per chi non paga». Ma gli studenti non ci stanno. Questa mattina gli studenti del Liceo Cremona hanno tenuto un presidio di protesta davanti l’entrata della scuola. “Nessun ricatto agli studenti”, “no al contributo, la scuola deve essere gratuita”: questi gli slogan della protesta, scatenata da una e-mail inviata a tutte le famiglie dalla rappresentante del comitato genitori. Nella mail si invitava con insistenza al pagamento del contributo scolastico di 150 euro, affermando ben poco velatamente che si sarebbe potuti “arrivare ad un’offerta selettiva di servizi sulla base di chi ha pagato e chi no”: in un passaggio successivo della mail si parlava addirittura di “liste nere” per impedire a chi non paga di accedere ai laboratori. L’invio della mail è avvenuto qualche giorno dopo un volantinaggio contro il contributo scolastico organizzato dal Fronte della Gioventù Comunista (FGC), organizzazione che conta diversi militanti all’interno dell’Istituto. Immediata la reazione degli studenti, che hanno dato il via alla protesta, ritenendo le affermazioni riportate un vero e proprio ricatto contrario alla natura di una scuola pubblica. «È sempre più evidente che ci troviamo dinanzi a una vera e propria tassa mascherata da contributo “volontario”» – ha affermato Alessandro Fiorucci, segretario milanese del FGC e studente del Cremona – «anno dopo anno siamo abituati all’idea di dover finanziare di tasca nostra la scuola pubblica, mentre le scuole private ricevono centinaia di milioni di euro dallo Stato. La verità è che dal 2008 i governi hanno tagliato più di 20 miliardi alla scuola pubblica pur di salvare le banche e le grandi imprese, assecondando i dettami della UE. La conseguenza è stata una crescita smisurata dei contributi chiesti sempre più insistentemente alle famiglie, sulle quali è stato scaricato il costo di questa operazione.» Secondo Fiorucci, «oggi pagare il contributo non significa aiutare la propria scuola, ma rendersi complici della dismissione della scuola pubblica. Non ci stiamo più a sopperire di tasca nostra alla carenza di fondi: il governo deve assumersi le sue responsabilità e intervenire affinché la scuola possa essere realmente gratuita e accessibile a tutti».

VENETO: FGC «IMMEDIATE DIMISSIONI ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE»

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Richiesta immediata di dimissioni  senza alcun appello – questa la nota del Fronte della Gioventù Comunista -  per l’Assessore regionale all’istruzione della regione Veneto Elena Donazzan che nella giornata di ieri ha ben pensato di inviare una circolare nella quale invitava le scuole a chiedere dalle famiglie degli studenti musulmani una presa di distanza esplicita dall’attentato terroristico di Parigi. Per la precisione nella circolare veniva scritto: «È infatti una esigenza necessaria anche per la presenza di tanti alunni stranieri e dei loro genitori nella nostra comunità. Soprattutto a loro dobbiamo rivolgere il messaggio di richiesta di una condanna di questi atti, perché se hanno deciso di venire a vivere in Europa, in Italia, in Veneto, devono sapere che sono accolti in una civiltà con principi e valori». Un tale comportamento non può passare inosservato e chiediamo le immediate dimissioni dell’Assessore. Se ciò non avverrà riteniamo che le scuole debbano chiedere formalmente agli studenti figli di leghisti di dissociarsi quotidianamente dalle idiozie dette e realizzate dai loro genitori. Potrebbe essere una buona soluzione.

 

MILANO. CROLLO IN SCUOLA MATERNA, FGC: “GOVERNO SI ASSUMA RESPONSABILITÀ”

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Questa mattina sei bambini sono rimasti feriti a causa del crollo di un intonaco nella scuola materna statale “Vittorino da Feltre”, alla periferia di Sesto San Giovanni (MI). Una bambina di tre anni è in codice giallo per una ferita alla testa causata dai calcinacci caduti. Già ci si affanna a sostenere che il crollo non dipenderebbe da “problemi strutturali”, ma da un “fenomeno non prevedibile” e cioè una “dilatazione termica”. È tuttavia evidente che qualsiasi tentativo di dissimulare o sminuire la gravità dell’accaduto sia mirato ad assolvere dalle sue responsabilità l’attuale Governo. Quello di stamattina è invece l’ennesimo di tanti episodi analoghi, che non sempre si concludono bene – pensiamo a quello del 2008 in una scuola di Rivoli, in cui ha perso la vita uno il 17enne Vito Scafidi.

Tutto ciò avviene in un paese che si trova agli ultimi posti nel continente per percentuale di PIL investito nell’istruzione, mentre il 37% delle scuole italiane necessita interventi di manutenzione urgente. La “Buona Scuola” del Governo Renzi, propagandata anche in questi giorni con toni idillici al limite del ridicolo, prevede poco più di 700 milioni di euro per piccoli interventi ininfluenti riguardanti l’edilizia scolastica. Si cerca di alimentare il sentore comune per cui “i soldi non ci sono” mentre si spendono 9 miliardi per l’acquisto dei cacciabombardieri F-35, e 100 miliardi all’anno per pagare i soli interessi sul debito pubblico. Può definirsi civile un paese che antepone i profitti dei grandi monopoli europei e gli interessi militari alla sicurezza dei propri cittadini e addirittura degli studenti nelle scuole? Oggi più che mai trova riscontro lo slogan di un corteo studentesco promosso a Roma dal FGC lo scorso dicembre, in cui si chiedeva un piano di interventi serio sull’edilizia scolastica: “SOLDI ALLA SCUOLA, NON ALLA GUERRA”.

SCUOLA. FGC« VENERDI’ 5/12, STUDENTI IN PIAZZA PER EDILIZIA SCOLASTICA E FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA»

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Studenti in piazza a Roma venerdì 5 dicembre per protestare contro la condizione dell’edilizia scolastica e la proposta di riforma della scuola e richiedere al governo finanziamento adeguati per rimettere in sicurezza le scuole. Il corteo promosso dal Fronte della Gioventù Comunista partirà alle 9:30 a Piramide per arrivare fino al Ministero dell’Istruzione, dove si terrà un sit in conclusivo. Una manifestazione che avviene al termine di un lungo periodo di occupazioni che ha coinvolto decine di scuole romane, come forma di protesta contro la politica del governo Renzi sulla scuola e sul futuro della nostra generazione.

In Italia oltre il 60% degli edifici scolastici sono stati costruiti prima del 1974, anno di entrata in vigore delle normative antisismiche. Secondo le stime più recenti ancora nel 2014 il 37,6% delle scuole necessita di interventi di manutenzione urgente, il 38,4% si trova in aree a rischio sismico ed idrogeologico, il 40% è privo di certificato di agibilità e il 60% manca di quello per la prevenzione antincendi. Ma questi dati sono solo parziali perché l’anagrafe dell’edilizia scolastica progetto del 1996 non è ancora entrata in funzione, mancando così un quadro complessivo della situazione e dei necessari investimenti.

Sempre dai dati raccolti da associazioni ed organizzazioni che lavorano in questo ambito risulta che il Lazio e la città di Roma siano tra le situazioni peggiori, anche in considerazione del vasto numero di edifici scolastici presenti. Nella classifica 2014 sull’edilizia scolastica Roma risulta oltre il sessantesimo posto a livello nazionale.

L’inadeguatezza del patrimonio edilizio delle scuole si ripercuote sulla sicurezza di milioni di studenti che ogni giorno frequentano le scuole. Pochi anni fa a Rivoli un ragazzo rimase ucciso dal crollo di un controsoffitto. Da quel giorno sono stati molti i casi di crolli, di minore intensità o avvenuti in ore notturne, in altre scuole italiane che per fortuna non hanno avuto esiti così negativi. L’inadeguatezza degli edifici, anche nei casi meno gravi, però, condiziona in negativo le possibilità degli studenti. La mancanza di laboratori e palestre impedisce un esercizio corretto dell’educazione fisica e delle ore sperimentali di alcune materie. Le classi stesse, ormai troppo spesso, non sono sufficienti ad ospitare un numero di studenti sempre più elevato. Leggi il resto

SCUOLA. INCHIESTA FGC: «PARETI PERICOLANTI E INFILTRAZIONI, LE SCUOLE CROLLANO A PEZZI.»

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In vista del corteo di venerdì 5 dicembre abbiamo realizzato un’inchiesta sulla condizione delle scuole romane, partendo dalle segnalazioni ricevute dagli studenti e documentando con fotografie le situazioni più a rischio. I risultati sono stati pressoché univoci: carenza di spazi adeguati con classi sovraffollate e mancanza di laboratori, palestre, campi esterni e spazi per la ricreazione, o casi di pessimo stato di manutenzione che mettono a rischio la sicurezza degli studenti. In molte scuole abbiamo costatato il peggioramento della condizioni dei soffitti e dei controsoffitti, con infiltrazioni di acqua, caduta di intonaci, distacco di pannelli di cartongesso, di serrande o parti di finestre. Ingressi e corridoi allagati per le piogge di questi giorni.  Abbiamo trovato anche scale inagibili per motivi di sicurezza, pareti con pericolo di crollo a pochi centimetri dai banchi degli studenti all’interno delle aule, cortili inagibili per caduta di cornicioni. In quasi tutte gli edifici abbiamo trovato bagni inagibili o inservibili, spesso come raccontano gli studenti, in questa condizione da anni, nonostante decine di segnalazioni delle scuole. E ancora: vecchie prese usurate dal tempo, cavi scoperti, mancanza di estintori, porte di sicurezza sbarrate con catene e lucchetti. Un quadro in linea con quanto descritto dai dati nazionali sulla situazione dell’edilizia, che trova un ulteriore conferma pratica dalla nostra inchiesta. Leggi il resto

FGC MILANO: «NO ALL’ABBATTIMENTO DELL’ ALFA DI ARESE! LAVORO AGLI OPERAI.»

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In questi giorni la società AGLAR S.P.A ha presentato alla Regione Lombardia la richiesta di assoggettabilità a VIA (Valutazione Impatto Ambientale) per l’area dell’Alfa Romeo di Arese (MI). Il progetto consiste nell’abbattere i capannoni per creare 11mila parcheggi auto, in vista di EXPO 2015. In primis, l’area Alfa dispone di numerosi parcheggi(che ora sono in uso ai comuni di Arese, Garbagnate, Lainate e Rho), nel complesso 300000 mq, che un tempo bastavano per tutti i 20000 lavoratori. Perché dunque abbattere capannoni ancora utilizzabili e radere al suolo tutto se i parcheggi già ci sono? E poniamo anche il caso che ci sia necessità di ulteriori posti auto: potrebbero essere utilizzate le strutture industriali stesse. Come detto, i capannoni sono strutture industriali solide e robuste, che sarebbero immediatamente utilizzabili dopo un intervento di manutenzione. La realtà è che dietro a tutto ciò si nasconde il solito tentativo di cementificazione e speculazione in questa area. I tetti tuttavia sono in eternit, contengono l’amianto. Così alcuni giustificano l’abbattimento totale delle strutture. Basterebbe semplicemente sostituire l’eternit, con un serio intervento. Un ulteriore danno che porterebbe la demolizione è la distruzione del Consiglio di Fabbrica, attuale sede dello SLAI COBAS, primo sindacato nell’area Alfa di Arese. Le promesse fatte dal sindaco di Garbagnate, che assicurava che il CdF non sarebbe stato toccato (anzi, che sarebbe stata riattivata energia elettrica e rete telefonica), non si sono verificate, nulla è cambiato. Nel frattempo gli operai licenziati illegalmente da Innova Service, nonostante la sentenza di un anno fa che ordina il loro reintegro, si trovano ancora senza posto di lavoro. Come federazione milanese del Fronte della Gioventù Comunista denunciamo fortemente il tentativo di abbattere le strutture industriali Alfa ed esprimiamo la nostra solidarietà agli operai. La gioventù comunista sta con i lavoratori! La lotta è di classe.

FGC ROMA: «EATALY E’ SFRUTTAMENTO E PRECARIETA’. FARINETTI VECCHIO PADRONE.»

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Per la ricorrenza della festa dei lavoratori abbiamo deciso di intraprendere un’azione simbolica con un volantinaggio ad Eataly, alla Stazione Ostiense. Eataly è la catena alimentare fondata da Farinetti, che fa dell’eccellenza italiana la sua forza. Ma il vero motivo per cui si contraddistingue il “made in eataly” è la precarietà sul lavoro, portata a livelli esasperati, con salari bassi e alto sfruttamento dei lavoratori, sottoposti perfino a controlli all’uscita dal lavoro. Il nuovo modello d’impresa tanto caro al centrosinistra italiano, altro non è che la riproposizione dei vecchi metodi del capitalismo da sfruttamento, cancellando le conquiste dei lavoratori ottenute con la lotta nel secolo scorso. Nel volantino abbiamo rappresentato Farinetti come un vecchio capitalista con la pancia e il cilindro, che ingrassa sulle spalle dei suoi lavoratori. Ad Eataly si lavora anche il primo maggio  e i lavoratori, hanno ben poco da festeggiare. «Eataly – ha dichiarato Lorenzo Lang, vicesegretario FGC, presente all’iniziativa – è uno dei luoghi di lavoro da cui iniziamo la campagna di mobilitazione del Fronte della Gioventù Comunista contro la precarietà e la disoccupazione. Una campagna che prevede in tutto il paese la massima mobilitazione dei nostri militanti per tornare sui luoghi di lavoro e organizzare la lotta dei lavoratori. Al Jobs Act di Renzi contrapponiamo l’idea di un salario minimo garantito che permetta un’esistenza dignitosa ed abbia natura intercategoriale e la cancellazione delle leggi Treu, Biagi e Fornero sulla precarietà del lavoro. Iniziamo il primo maggio per ricordare che solamente con la lotta i lavoratori potranno conquistare i propri diritti. Un messaggio importante al giorno d’oggi, che rimette al centro il conflitto di classe e la necessità di lanciare un contrattacco, anche contro quella sinistra che si è fatta portatrice principale degli interessi dei padroni, come Farinetti.» Non si tratta dell’unica iniziativa promossa a Roma. Per Riccardo Beschi, segretario romano FGC «nelle prossime ore continueremo azioni simili nei luoghi di lavoro aperti nella festività del primo maggio e nei prossimi giorni altri luoghi di lavoro saranno interessati dalla campagna sul lavoro, per contrastare la politica del governo e informare i giovani lavoratori sulla reale natura del Jobs Act e delle riforme targate Renzi.»