LA CLASSE OPERAIA HA BISOGNO DEL SUO PARTITO, NON DI ALTRE ILLUSIONI.

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In questi anni la classe operaia e le masse popolari hanno visto progressivamente esaurirsi ogni spazio di partecipazione attiva alla vita democratica del Paese. La distruzione dei partiti di massa e la loro conversione in comitati d’affari del capitale, il ruolo sempre più subalterno dei sindacati, l’assenza nelle istituzioni di lavoratori salariati, disoccupati, spariti anche dai partiti della sinistra, ridotti ormai a gruppi di burocrati di professione, tutto questo è un dato oggettivo che marca la realtà dei nostri tempi. La crisi a partire dal 2009 ha segnato un’accelerazione del processo di riduzione dei diritti dei lavoratori. Centinaia di lotte sono state perse perché gestite singolarmente, anche per complicità e inadeguatezze nei sindacati. Non stupisce allora che una parte importante dei quadri sindacali dei settori più politicizzati della classe operaia, senta con forza la necessità di una fase diversa, che punti a superare la fase di stallo attuale.

In questo senso la proposta di Landini e della FIOM evidenzia chiaramente una fase di maturazione di consapevolezza della necessità di una svolta, ma ancora una volta indica un percorso sbagliato. Un percorso fumoso, che sembra riemergere da nebbie bertinottiane e da vocazioni movimentiste, già sconfitte dalla storia, che non chiarisce la sua natura sindacale o politica, che non garantisce reali prospettive politiche alla classe operaia. La stessa scelta degli interlocutori testimonia questa confusione e l’arretratezza di posizioni che va a sciogliersi in un calderone di legalitarismo, pacifismo e movimentismo di ogni genere. Leggi il resto

SCIOPERO DEL 12: NON SI PRENDANO IN GIRO I LAVORATORI!

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Una mobilitazione che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori è un atto che merita rispetto e chiarezza nella definizione degli obiettivi politici e economici che si vogliono ottenere. Lo sciopero generale convocato da CGIL e UIL per la giornata del 12 dicembre è uno sciopero che prende in giro i milioni di lavoratori e disoccupati che sono contrari al Jobs Act e alla politica del governo, gli stessi che hanno manifestato in questi mesi, anche nella piazza convocata alcuni mesi fa proprio dalla CGIL. Una presa in giro perché lo sciopero avviene dopo l’approvazione della legge delega lo scorso 3 dicembre alla Camera, a giochi già fatti quindi. Una legge delega che ha margini ampi, è vero, che dovrà essere riempita di contenuto con i decreti attuativi. Ma si tratta di un processo ormai irrimediabilmente condizionato dall’avvenuta approvazione della delega, che lascia al governo la possibilità di approvare entro i limiti vaghi della delega ogni provvedimento che sia favorevole agli interessi della Confindustria e del padronato.

La questione sostanziale si presenta oggi in queste opzioni: continuare a nutrire speranze su una presunta sinistra interna al PD e le sue appendici esterne, composta dalle stesse persone che in questi anni sono state corresponsabili e spesso responsabili primarie dell’attacco ai diritti dei lavoratori, oppure perdere queste illusioni e comprendere che nell’attuale sistema non esistono margini di miglioramento per i lavoratori? Chi pensa di utilizzare i lavoratori per giochi di corrente interni al PD e al centrosinistra oggi si macchia di un grave, ennesimo crimine, contro gli interessi e i diritti dei lavoratori, contro i disoccupati, contro una nuova generazione di giovani che vivrà nella precarietà e nella disoccupazione il suo futuro. Ulteriore riprova dell’inutilità di questi giochi di corrente è la costatazione che tutti i sindacalisti o ex sindacalisti presenti in parlamento in quota PD, tra i quali anche un ex segretario generale della CGIL, hanno votato a favore della riforma proposta da Renzi.

La CGIL ha volutamente posto nuovamente il freno alle mobilitazioni operaie, alle stesse aree più combattive interne alla sua organizzazione, ha spento ovunque i primi fuochi di proteste che potessero creare i presupposti per un movimento di lavoratori unito e compatto contro la politica del governo, le imposizioni di UE, FMI, BCE, la tendenza alle delocalizzazione e alla chiusura delle aziende. Nonostante minacce e comunicati, più televisivi che reali, la montagna alla fine ha partorito il topolino di uno sciopero a tempo scaduto per soli fini di rapporti interni al PD. La CGIL proseguendo sulla strada del sindacato concertativo continua ad illudere i lavoratori. Leggi il resto

MUSTILLO: «SU SCUOLA E JOBS ACT IL GOVERNO FACCIA MARCIA INDIETRO»

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«Le manifestazioni di oggi sono la prova della totale contrarietà degli studenti alla riforma della scuola. Il governo ne prenda atto e faccia marcia indietro. » Questa la dichiarazione di Alessandro Mustillo, segretario nazionale del Fronte della Gioventù Comunista, una delle organizzazioni promotrici delle manifestazioni. «Il governo e le politiche imposte dall’Unione Europea sono bocciate senza appello da centinaia di migliaia di studenti che in tutta Italia sono scesi in piazza contro la scuola di classe e contro un futuro di precarietà e assenza di diritti. E’ un sistema complessivo che oggi viene messo in discussione da una generazione che è privata del diritto al futuro. Se questa riforma andrà avanti, se il governo continuerà sulla strada della precarietà e del Jobs Act, ogni scuola, ogni facoltà, si trasformerà in una barricata.»

ADESIONE ALLO SCIOPERO GENERALE DEL 24 OTTOBRE

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Il Fronte della Gioventù Comunista parteciperà alle manifestazioni previste per il 24 ottobre in occasione dello sciopero generale convocato dall’USB. È necessaria in questo momento la massima mobilitazione dei lavoratori contro la riforma del lavoro annunciata dal governo Renzi, contro la prospettiva della disoccupazione e della precarietà per le nuove generazioni, manifestando la propria netta opposizione all’Unione Europea e le sue politiche in favore dei monopoli.

In tutta Europa la gioventù comunista si riorganizza per opporsi alle politiche europee ed è necessario sviluppare una lotta in tal senso anche nel nostro paese. Una lotta che acquisisca carattere di massa e che ha un valore pregnante in questo momento in cui l’Italia esercita la presidenza semestrale della UE. Per questo tutte le nostre forze saranno impegnate al massimo per la riuscita dello sciopero generale del 24 tra i giovani lavoratori; per spingere gli studenti medi e universitari a scendere in piazza contro il Jobs Act che colpirà le future generazioni di lavoratori, contro la disoccupazione e la precarietà che viene imposta da questo sistema. A livello giovanile vogliamo che il 24 ottobre diventi una grande giornata di protesta per la gioventù e per il nostro futuro, che sia assunta a tutti i livelli come tappa fondamentale nel processo di costruzione di un’opposizione di classe alle politiche del governo e alla UE.

FGC MILANO: «NO ALL’ABBATTIMENTO DELL’ ALFA DI ARESE! LAVORO AGLI OPERAI.»

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In questi giorni la società AGLAR S.P.A ha presentato alla Regione Lombardia la richiesta di assoggettabilità a VIA (Valutazione Impatto Ambientale) per l’area dell’Alfa Romeo di Arese (MI). Il progetto consiste nell’abbattere i capannoni per creare 11mila parcheggi auto, in vista di EXPO 2015. In primis, l’area Alfa dispone di numerosi parcheggi(che ora sono in uso ai comuni di Arese, Garbagnate, Lainate e Rho), nel complesso 300000 mq, che un tempo bastavano per tutti i 20000 lavoratori. Perché dunque abbattere capannoni ancora utilizzabili e radere al suolo tutto se i parcheggi già ci sono? E poniamo anche il caso che ci sia necessità di ulteriori posti auto: potrebbero essere utilizzate le strutture industriali stesse. Come detto, i capannoni sono strutture industriali solide e robuste, che sarebbero immediatamente utilizzabili dopo un intervento di manutenzione. La realtà è che dietro a tutto ciò si nasconde il solito tentativo di cementificazione e speculazione in questa area. I tetti tuttavia sono in eternit, contengono l’amianto. Così alcuni giustificano l’abbattimento totale delle strutture. Basterebbe semplicemente sostituire l’eternit, con un serio intervento. Un ulteriore danno che porterebbe la demolizione è la distruzione del Consiglio di Fabbrica, attuale sede dello SLAI COBAS, primo sindacato nell’area Alfa di Arese. Le promesse fatte dal sindaco di Garbagnate, che assicurava che il CdF non sarebbe stato toccato (anzi, che sarebbe stata riattivata energia elettrica e rete telefonica), non si sono verificate, nulla è cambiato. Nel frattempo gli operai licenziati illegalmente da Innova Service, nonostante la sentenza di un anno fa che ordina il loro reintegro, si trovano ancora senza posto di lavoro. Come federazione milanese del Fronte della Gioventù Comunista denunciamo fortemente il tentativo di abbattere le strutture industriali Alfa ed esprimiamo la nostra solidarietà agli operai. La gioventù comunista sta con i lavoratori! La lotta è di classe.

FGC ROMA: «EATALY E’ SFRUTTAMENTO E PRECARIETA’. FARINETTI VECCHIO PADRONE.»

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Per la ricorrenza della festa dei lavoratori abbiamo deciso di intraprendere un’azione simbolica con un volantinaggio ad Eataly, alla Stazione Ostiense. Eataly è la catena alimentare fondata da Farinetti, che fa dell’eccellenza italiana la sua forza. Ma il vero motivo per cui si contraddistingue il “made in eataly” è la precarietà sul lavoro, portata a livelli esasperati, con salari bassi e alto sfruttamento dei lavoratori, sottoposti perfino a controlli all’uscita dal lavoro. Il nuovo modello d’impresa tanto caro al centrosinistra italiano, altro non è che la riproposizione dei vecchi metodi del capitalismo da sfruttamento, cancellando le conquiste dei lavoratori ottenute con la lotta nel secolo scorso. Nel volantino abbiamo rappresentato Farinetti come un vecchio capitalista con la pancia e il cilindro, che ingrassa sulle spalle dei suoi lavoratori. Ad Eataly si lavora anche il primo maggio  e i lavoratori, hanno ben poco da festeggiare. «Eataly – ha dichiarato Lorenzo Lang, vicesegretario FGC, presente all’iniziativa – è uno dei luoghi di lavoro da cui iniziamo la campagna di mobilitazione del Fronte della Gioventù Comunista contro la precarietà e la disoccupazione. Una campagna che prevede in tutto il paese la massima mobilitazione dei nostri militanti per tornare sui luoghi di lavoro e organizzare la lotta dei lavoratori. Al Jobs Act di Renzi contrapponiamo l’idea di un salario minimo garantito che permetta un’esistenza dignitosa ed abbia natura intercategoriale e la cancellazione delle leggi Treu, Biagi e Fornero sulla precarietà del lavoro. Iniziamo il primo maggio per ricordare che solamente con la lotta i lavoratori potranno conquistare i propri diritti. Un messaggio importante al giorno d’oggi, che rimette al centro il conflitto di classe e la necessità di lanciare un contrattacco, anche contro quella sinistra che si è fatta portatrice principale degli interessi dei padroni, come Farinetti.» Non si tratta dell’unica iniziativa promossa a Roma. Per Riccardo Beschi, segretario romano FGC «nelle prossime ore continueremo azioni simili nei luoghi di lavoro aperti nella festività del primo maggio e nei prossimi giorni altri luoghi di lavoro saranno interessati dalla campagna sul lavoro, per contrastare la politica del governo e informare i giovani lavoratori sulla reale natura del Jobs Act e delle riforme targate Renzi.»

FGC MILANO: «APPOGGIO AD OPERAI MARCEGAGLIA»

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Ieri 169 operai sono stati informati della chiusura dello stabilimento Marcegaglia Buildtech di Viale Sarca  nell’ ex “cuore industriale” di Milano. Per mantenere il posto i lavoratori dovranno trasferirsi nella sede di Pozzolo Formigaro, distante 120 km dal capoluogo lombardo. Emma Marcegaglia, prima Presidente di Confindustria ha voluto “festeggiare” così la nomina da parte del Governo Renzi a presidente di ENI. La reazione dei lavoratori non ha tardato a farsi sentire: blocco di Viale Sarca; gli operai sono in assemblea permanente. “I Marcegaglia nuotano nell’oro, e noi nuotiamo nella merda, ecco la differenza.” Le parole degli operai sono chiare. Il motivo di questa scelta non è ufficialmente chiaro poiché non c’è stata alcuna dichiarazione dai vertici dell’azienda, ma considerando il fatto che la zona di Bicocca e Viale Sarca è di grande interesse dal punto di vista edilizio, non è difficile immaginare che l’operazione abbia fini speculativi in quest’area. Inoltre nella sede di Pozzolo Formigaro sono recentemente stati annunciati 40 esuberi. Da un lato si licenzia, e dall’altro sono necessari altri lavoratori? Ecco un esempio della reale natura dei personaggi nominati dal Governo, guidato dal Partito Democratico, che si dimostra ancora una volta difensore degli interessi delle classi dominanti, esecutivo della grande industria, della finanza, dei monopoli.  Come Federazione di Milano del Fronte della Gioventù Comunista esprimiamo tutta la nostra solidarietà agli operai a cui non mancheremo di portare il nostro sostegno. Contrattaccare, organizzare la lotta di classe, unica vera garanzia di diritti per i lavoratori.

12 APRILE IN PIAZZA CONTRO UNIONE EUROPEA E GOVERNO RENZI

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Il nostro futuro non è la disoccupazione, non saremo gli schiavi del 21° secolo.

In tutta Europa aumenta la disoccupazione giovanile e peggiorano le condizioni dei salari e dei diritti dei lavoratori. Le nuove generazioni sono colpite in modo particolare da questo processo mentre assistiamo alla crescita dell’accumulazione di quote sempre maggiore di profitto nelle mani dei grandi gruppi monopolistici. Banche, società, grandi catene commerciali e produttive prosperano sull’impoverimento delle masse popolari.

L’Unione Europea ha un ruolo fondamentale in questo processo. Nel 2013, l’UE ha organizzato 5 conferenze sulla disoccupazione. Tuttavia, invece di diminuire, la disoccupazione è aumentata enormemente: 26 milioni di persone sono disoccupate, 120 milioni di persone vivono in questo momento sotto la soglia di povertà. La disoccupazione dei giovani di età compresa tra 18 e 30 anni, in alcuni paesi supera il 50% e nell’UE raggiunge il 25%. La “libertà di movimento” all’interno dell’Unione Europea dimostra di essere una libertà per gli uomini d’affari di sfruttarci dove hanno bisogno di noi e con ogni mezzo. L’emigrazione dei giovani dai paesi europei, interna ed esterna alla UE è una realtà, ed in ogni paese dell’Unione Europea le ricette contro la disoccupazione sono le stesse: aumento della precarietà, diminuzione dei salari e aumento degli orari di lavoro, intensificazione dello sfruttamento in qualunque modo possibile.

In Italia anche il governo Renzi presenta le stesse vecchie ricette mascherate come novità. Il “Jobs Act” non è altro che il ricorso alla precarietà e alla riduzione dei diritti in cambio di posti di lavoro temporanei e a bassa remunerazione salariale, alimentando la competizione al ribasso tra lavoratori. I piani di privatizzazioni, i tagli ai servizi sociali, il mantenimento delle precedenti riforme sull’età pensionabile dimostrano chiaramente l’intenzione del governo, sostenute dalla maggioranza assoluta delle forze politiche, della Confindustria, con l’appoggio complice dei sindacati concertativi. Renzi è una nuova illusione, ma le sue ricette sono le stesse dei governi di questi anni.

Il 12 aprile si svolgerà a Roma una manifestazione contro il governo Renzi e contro la disoccupazione giovanile a cui come Fronte della Gioventù Comunista parteciperemo. Un momento di lotta nell’ambito di una campagna politica generale sui temi del lavoro e della disoccupazione giovanile, che si inserisce nel quadro di mobilitazione svolto insieme alle altre organizzazioni giovanili comuniste europee, e che in questi mesi siamo impegnati a portare avanti. Saremo in piazza nonostante esista una forte distanza sulle parole d’ordine rivendicate dalle diverse organizzazioni nella stessa giornata del 12 aprile, su cui non rinunciamo a dire la nostra posizione, che con convinzione porteremo in tutte le mobilitazioni. Leggi il resto

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E LAVORO. LE PROPOSTE DEI COMUNISTI.

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La disoccupazione giovanile ha toccato in Italia quota 42% nel 2013 con una perdita secca di 100.000 posti di lavoro. Tra i 18 e i 29 anni le statistiche registrano nel 2013 un numero superiore a 1 milione di disoccupati. Ma il quadro della condizione giovanile in riferimento al lavoro deve considerare innanzitutto il numero dei giovani che non studiano e non lavorano, che nel nostro paese, considerando la fascia 15-34 anni, hanno la raggiunto la cifra di 3,7 milioni, ossia il 36,4% del totale secondo le stime del novembre 2013. (per un approfondimento sulla questione disoccupazione in Europa consigliamo la lettura della nostra relazione sul tema della disoccupazione giovanile al “Festival mondiale della gioventù” http://www.senzatregua.it/?p=769). Nonostante le rassicurazioni generali del governo, appare evidente come in questo momento storico la disoccupazione sia destinata ulteriormente a salire, sia a livello generale che giovanile, come dimostrano analoghi casi di Grecia, Spagna e Portogallo. Il capitalismo non è in grado di assicurare un futuro alla gioventù delle classi lavoratrici, promettendo solo disoccupazione, sfruttamento, precarietà.

Assistiamo ad una chiara tendenza del capitale all’aumento temporaneo dei margini di profitto, nella ricerca disperata di momentanee boccate di ossigeno, destinate progressivamente a diminuire e sviluppare contraddizioni ancora maggiori. In quest’ottica è visibile una generale diminuzione dei livelli salariali, contrapposta all’aumento della produttività sul lavoro, mediante l’innalzamento degli orari, la diminuzione di pause, l’aumento degli straordinari. La presenza di accordi di libero scambio, in particolare con i vincoli europei sulla libera circolazione di merci, capitali e servizi, inserita all’interno di una Unione Europea a più velocità in termini salariali, e di diritti dei lavoratori, consente un ampio ricorso alla delocalizzazione della produzione al di fuori dell’Italia. Questo avviene sia nella direttrice degli stati UE con costo del lavoro minore (es Polonia) sia con paesi legati da accordi commerciali favorevoli con l’UE e vicini geograficamente (es Serbia), sia nel caso del capitale monopolistico multinazionale, nella direzione dei paesi cd emergenti (Cina, India, Brasile). Il fenomeno della delocalizzazione attacca la base produttiva italiana, così come le piccole imprese manifatturiere cedono sotto i colpi delle merci a basso prezzo e della tendenza all’accentramento in monopoli, cosa che avviene in tutti i settori ed in modo particolare in quelli legati alla tradizione artigianale, come tessile ed agroalimentare. Il capitale monopolistico ne esce rafforzato a danno della massa dei lavoratori e della piccola impresa. Leggi il resto

FGC LANCIA CAMPAGNA SU LAVORO E DISOCCUPAZIONE. «AD APRILE MANIFESTAZIONE IN OCCASIONE VERTICE EUROPEO PRIMI MINISTRI.»

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Le rassicurazioni del governo sull’economia italiana si scontrano quotidianamente con la realtà di fatti. Oggi gli ultimi dati sulla disoccupazione mostrano un quadro di un’Italia devastata con il numero dei disoccupati che è ulteriormente aumentato. La disoccupazione giovanile ha raggiunto quota 41,6% ma tutti sappiamo come in alcune aree del Paese le percentuali siano ben maggiori. In un solo anno le domande di sussidio per la disoccupazione sono salite del 33%, pari circa a 2 milioni di persone; la percentuale della disoccupazione in Italia ha superato il 12% toccando i livelli più alti dal 1977. Calano anche gli ammortizzatori sociali, già esclusi per molte forme di contratti, come dimostra il calo delle ora di cassa integrazione nello scorso anno. Aumenta il numero dei disoccupati tra i giovani, così come è in aumento il numero dei giovani che non studia e non lavora, non avendo alcuna prospettiva. Leggi il resto