27 ottobre in piazza a Roma e Milano

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Il 27 ottobre il Fronte della Gioventù Comunsita scenderà in piazza a Roma e Milano. A Roma contro il governo Monti e contro l’Unione Europea per dire che il nostro futuro non è il capitalismo. A Milano all’appuntamento indetto dall’associazione Italia-Cuba per manifestare la nostra solidarietà al popolo cubano, contro l’imperialismo americano. Non stare a guardare, lotta anche tu!

CINECITTÀ; «FGC LANCIA CAMPAGNA DI SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI DAVANTI AI CINEMA»

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«Se dico Cincecittà tu a cosa pensi?» questo il titolo della campagna di solidarietà lanciata dal Fronte della Gioventù Comunista di Roma per difendere Cinecittà ed i suoi posti di lavoro. A partire da oggi i giovani dell’FGC distribuiranno volantini informativi davanti ai cinema della provincia di Roma. Per oggi sono previsti i primi cinque volantinaggi, che proseguiranno nei prossimi giorni, in diversi orari. «Dopo aver parlato con i lavoratori di Cinecittà nei giorni scorsi – ha dichiarato Lorenzo Lang segretario del Fronte della Gioventù Comunista di Roma, e consigliere di presidenza della Consulta degli studenti di Roma – abbiamo pensato che era necessario fare qualcosa per smuovere l’opinione pubblica ed i cittadini e far conoscere la realtà di quanto sta accadendo in questi mesi a Cinecittà.» «Il piano di Abete  - dichiara l’FGC – prevede di sparpagliare i lavoratori cedendoli o dandoli in affitto ad altre società che operano in settori diversi (possibilmente anche controllate dalla stessa holding), in modo da potersene liberare nel medio periodo, aggirando il fatto che l’attuale contratto nazionale a cui sono vincolati non prevede cassa integrazione e mobilità. Dietro la scusa della mancanza di lavoro si cela il vero interesse economico. L’area su cui sorge Cinecittà fa gola agli interessi dei costruttori e della speculazione edilizia, che stravolge Roma in nome del profitto di pochi gruppi finanziari. Così nell’area di Cinecittà si parla di costruzione di un albergo, parcheggi, piscine, palestre.  L’unico ostacolo a questo piano sono proprio i lavoratori.» Leggi il resto

FUORI LA NATO DALLA SICILIA. FUORI L’ ITALIA DALLA NATO.

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L’ennesima pedina NATO nello scacchiere siciliano è stata mossa dai signori della guerra. Con la recente decisione dell’Agenzie Industrie e Difesa del Ministero della Difesa, di trasformare l’Arsenale Militare di Messina in centro d’eccellenza per lo smaltimento delle unità navali della NATO fino a 2000 tonnellate, con l’approvazione dei partiti borghesi e dei sindacati collaborazionisti della città che si sono vigliaccamente nascosti dietro la retorica di frasi come «volano per l’occupazione e il turismo», la Sicilia si trova occupata su tutti i suoi lati da basi e centri della NATO. Il nuovo “centro d’eccellenza” di Messina, si va infatti ad aggiungere alla ormai storica base di Sigonella dove di recente hanno fatto la loro comparsa i famigerati DRONI, al sistema MUOS della marina USA a Niscemi, alla base aerea di Trapani-Birgi. Nulla potrà impedire che anche la città di Messina diventi un polo d’appoggio logistico per le sempre più prossime “avventure guerrafondaie” dell’Alleanza Atlantica, dove la Sicilia, per il suo posizionamento geografico, ricopre un ruolo determinante. Leggi il resto

G8 GENOVA; MUSTILLO (FGC) «UNA SENTENZA POLITICA PER LE LOTTE FUTURE».

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«La sentenza di oggi sul G8 di Genova è una sentenza che non mira a giudicare quanto accaduto, ma a dare un preciso segnale politico per le lotte future» è quanto dichiara Alessandro Mustillo, coordinatore del Fronte della Gioventù Comunista, l’organizzazione nazionale nata dall’appello di «Senza Tregua» il noto e radicato collettivo studentesco romano. «Di fronte alla crisi economica, alla crescita del conflitto sociale, di fronte ad una politica ed un sistema nel complesso incapace di trovare una via d’uscita, lo Stato mostra a pieno la sua funzione repressiva. La sentenza di oggi è una sentenza politica,  un monito per tutti coloro che intendono manifestare nei prossimi mesi il dissenso contro le politiche del governo Monti e contro questo sistema. Ovviamente – conclude la nota – chi crede di poter arginare il conflitto sociale con misure giudiziarie si illude.»

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