UNIVERSITA’: «BONUS TEST INGRESSO, AUMENTA SELEZIONE DI CLASSE»

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«Il sistema dei bonus nelle valutazioni dei test d’ingresso non farà altro che aumentare il classismo nel sistema di istruzione nazionale» questa la dichiarazione di Paolo Spena, responsabile del dipartimento Scuola e Università del FGC riguardo alla recente introduzione da parte dell’ex-ministro Profumo dei punti bonus nella valutazione dei test d’ingresso nazionali per l’accesso alle Università, calcolati sulla base del voto di diploma. Da quest’anno infatti, in base al voto di diploma, gli studenti che affronteranno i test per accedere a determinate facoltà potranno godere di un bonus compreso fra i 4 e i 10 punti sulla valutazione del test. L’assegnazione di questi punti bonus, accessibili solo ai diplomati con punteggio superiore agli 80 centesimi, avrà però dei parametri diversi a seconda della scuola di provenienza. Questa assegnazione si basa infatti sul conteggio dei percentili, in altre parole ogni studente riceverà un bonus proporzionale al numero di diplomati nella sua scuola che ha superato ottenendo un punteggio maggiore. È evidente la disparità nelle valutazioni che ne conseguirebbe: con un diploma preso in alcune scuole paritarie si potrà addirittura accedere ai 10 punti bonus con un semplice 81, mentre diplomandosi in scuole statali di alto livello e con valutazioni mediamente elevate non si potrà accedere a tutti i 10 punti neanche con un 100 e lode. «Considerato il numero crescente di giovani che cercano di avere accesso alle università a numero chiuso senza riuscirci, un provvedimento del genere non farà che favorire una “migrazione” verso le scuole private, il che significa favorire chi può permettersi di pagare» conclude Spena «il ministro Carrozza ha già tentato una prima rassicurazione nei confronti degli studenti e delle famiglie, ma ciò che è certo è che la volontà di questo sistema di creare una scuola di classe è sempre più evidente.»


TEST INVALSI AL VIA LA PROTESTA DEGLI STUDENTI.

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«Difendi la scuola pubblica, boicotta i test Invalsi» Con questo slogan è partita oggi in tutta Italia la campagna contro i quiz di valutazione delle scuole voluti dal ministero dell’istruzione, che il 16 maggio coinvolgeranno migliaia di studenti del secondo anno delle scuole superiori. Iniziative si segnalano nelle principali città italiane: Roma, Milano, Napoli, Palermo, Firenze e in molti capoluoghi di regione e provincia.

«I test Invalsi sono funzionali allo smantellamento della scuola pubblica – afferma Paolo Spena, responsabile nazionale scuola del Fronte della Gioventù Comunista – puntano a differenziare il finanziamento economico delle scuole, creando le premesse per una separazione sempre più marcata tra il livello dei diversi istituti, lì dove al contrario sarebbe necessario intervenire per livellare queste differenze e creare una situazione omogenea e di qualità. Inoltre – afferma Spena –  i test preparati dall’Invalsi sono figli della cultura dei quiz che non lascia alcuno spazio all’elaborazione critica da parte dello studente, non tengono conto delle differenziazioni tra indirizzi di istituti e licei, generano un cambiamento nella tipologia dell’insegnamento, che si sposta sempre di più sul modello dei quiz, proprio in preparazione dell’Invalsi.»

Per queste motivazioni il Fronte della Gioventù Comunista invita gli studenti a boicottare le prove, consegnando in bianco o dando risposte che rendano il test inservibile, precisando che Presidi e Professori non hanno alcun potere di imporre le prove agli studenti, e che le eventuali minacce di sanzioni disciplinari che si stanno registrando in molti casi, sono prive di qualsiasi appiglio legale.

Dal FGC si invitano inoltre i professori ad aderire in blocco allo sciopero dell’interna giornata convocato dai sindacati di base. «In questi giorni – conclude il comunicato – su tutto il territorio nazionale sono previste iniziative di informazione sotto le scuole per invitare gli studenti al boicottaggio, per difendere la scuola pubblica. »

SCUOLA. «INACCETTABILI I TEST D’INGRESSO PER I LICEI»

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Il Fronte della Gioventù Comunista condanna qualsiasi iniziativa volta all’allestimento di test di ingresso anche nelle scuole superiori. Sono infatti confermate in questi giorni le notizie di istituti superiori in cui i Presidi hanno voluto tenere i test di ingresso per gli studenti frequentanti la terza media, con l’intenzione di fare selezione “basandosi sul merito”. Un artificio retorico, quello del merito, sempre più comune quando si tratta di precludere il diritto allo studio con lo strumento del numero chiuso. L’idea dei test di ammissione da somministrare a ragazzi che sono ancora in età di istruzione obbligatoria è assolutamente inaccettabile, e il quadro è completo se ci si rende conto che la maggior parte delle scuole che hanno tenuto questi test sono licei, cioè le scuole più costose e che proprio per questo motivo già precludono sempre più spesso l’accesso ai giovani delle fasce popolari.
«I Dirigenti che hanno preso queste iniziative, giustificandole con i problemi oggettivi legati all’inadeguatezza dell’edilizia scolastica, si sono in realtà resi complici del classismo sempre più imperante nel sistema di istruzione pubblica» dichiara Paolo Spena, Responsabile Scuola e Università del Fronte della Gioventù Comunista. «Il Fronte si opporrà con forza a questi test, laddove sarà deciso di tenerli. Contro la scuola di classe la nostra lotta sarà senza tregua.»

SCUOLA. «RESPONSABILITÀ DI SCUOLA DI CLASSE NON E’ DEI DOCENTI»

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«Nel constatare l’evidenza di una scuola classista, si cerca come al solito di giustificare il tutto aggirando ogni spiegazione di natura economica e politica, questa volta puntando il dito contro gli insegnanti» Questa la dichiarazione di Paolo Spena, Responsabile Scuola e Università del Fronte della Gioventù Comunista, rilasciata in seguito alla recente pubblicazione dell’ultimo studio dell’OCSE. La ricerca, basata sui test PISA (Programme for International Student Assessment) e pubblicata in questi giorni, afferma che “gli insegnanti tendono ad attribuire alle ragazze ed agli studenti provenienti da ambiti socio-economici più favorevoli migliori voti a scuola, anche se non hanno una migliore performance, rispetto ai ragazzi e agli studenti provenienti da ambiti socio-economici svantaggiati”.
Nel constatare quella che è una situazione reale, quella della selezione di classe, si cade però nell’errore di far ricadere la responsabilità sui singoli insegnanti. Si afferma che Italia, per colpa dei docenti, siano penalizzati in sede di valutazione i giovani provenienti dalle classi meno abbienti, e che, sempre per colpa dei docenti, questa penalizzazione abbia ripercussioni future da un lato in quelle che sono le ambizioni dei singoli studenti, e dall’altro sulle loro reali possibilità di accedere all’università. Leggi il resto

Intervento di Paolo Spena (Segreteria Nazionale FGC)

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In questi primi mesi di attività della nostra organizzazione, la nostra maggiore risorsa sono stati gli studenti. La nostra presenza nelle mobilitazioni studentesche è via via cresciuta. Qualcuno di voi si ricorderà di cosa dicevano i telegiornali il 12 ottobre. Alcuni erano memorabili: “shock, gli studenti strappano le bandiere UE”… parlavano già di noi!
Gli studenti in Italia, storicamente, hanno in effetti un gran potenziale. Facendo riferimento ad avvenimenti recenti, pensiamo al 14 novembre dello scorso anno: mentre in Europa le piazze esplodevano grazie ai lavoratori, in Italia quella giornata è stata fatta dagli studenti. Anche quel giorno c’eravamo, il nostro striscione recitava “un nemico, un fronte, una lotta”.  Partiamo da quello striscione: la lotta prende realmente significato e diventa efficace solo quando si capisce chi è il nemico. Leggi il resto

ROMA. «PARTE CAMPAGNA NO AL CONTRIBUTO»

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ROMA. Gli studenti del Nomentano, il liceo scientifico di via della Bufalotta, sono stati accolti questa mattina all’ingresso delle loro scuola da striscioni, fumogeni e volantini della campagna nazionale per il blocco del contributo scolastico promossa dal Fronte della Gioventù Comunista. In tutta la città sono circa una cinquantina le scuole coinvolte nella campagna, migliaia gli studenti raggiunti. Ogni anno – spiega Lorenzo Lang, segretario romano del Fronte – le scuole chiedono alle famiglie di versare dei contributi per l’iscrizione alla scuola pubblica. Questi contributi sono aumentati sempre di più negli anni a fronte della diminuzione dei finanziamenti da parte dei governi nazionali. Così secondo una nostra inchiesta la media nazionale dei contributi è oggi di circa 130 euro all’anno. Negli ultimi tre anni la scuola pubblica ha perso 2,5, miliardi di euro di finanziamenti da parte dello Stato, soldi che sono stati spesi in gran parte per il pagamento degli interessi sul debito pubblico, per spese militari, per provvedimenti favorevoli a banche e grandi imprese, mentre la scuola privata ha continuato a ricevere ogni anno una quota di finanziamento. Il paradosso è che le famiglie degli studenti sono costrette a pagare una vera e propria tassa mascherata per mandare i figli a scuola, quando la scuola pubblica dovrebbe essere gratuita.
Per questo invitiamo gli studenti a non pagare il contributo scolastico per non diventare complici dello smantellamento della scuola pubblica in Italia. Ogni euro di contributo pagato – conclude Lang – va a sostegno del processo di distruzione della scuola pubblica, contro cui abbiamo lottato in quest’autunno e negli anni precedenti.

NO AI CONTRIBUTI SCOLASTICI.

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Negli ultimi tre anni la scuola pubblica ha perso 2,5, miliardi di euro di finanziamenti da parte dello Stato, soldi che sono stati spesi in gran parte per il pagamento degli interessi sul debito pubblico, per spese militari, per provvedimenti favorevoli a banche e grandi imprese, mentre la scuola privata ha continuato a ricevere ogni anno una quota di finanziamento. Da alcuni anni a questa parte, per rispondere alla mancanza di fondi, le scuole hanno iniziato ad utilizzare i contributi delle famiglie per spese legate al funzionamento della scuola e alla didattica, contraendo in molti casi l’offerta formativa che quei contributi dovrebbero finanziare. I contributi sono aumentati in maniera esponenziale e progressivamente sono diventati una fonte essenziale del finanziamento alle scuole, smantellando così il principio della gratuità dell’istruzione in Italia e creando le premesse per una vera e propria forma di tassazione sulle famiglie. Chi paga il contributo oggi, credendo di aiutare la sua scuola, in realtà si rende complice del processo di distruzione della scuola pubblica in Italia. Per questo motivo, ricordando che il contributo – sebbene le scuole spesso omettano di dirlo  – è volontario, ti chiediamo di non pagarlo, perché ogni euro versato con i contributi è un passo avanti nella distruzione della scuola pubblica in Italia. Contro una scuola per pochi, per una scuola realmente gratuita ed accessibile a tutti, non pagare il contributo!

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ROMA. SOSPENSIONI AL PIRELLI, SOLIDARIETA’ DEL FRONTE.

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È di oggi la notizia di sospensioni di quindici giorni per circa venti studenti al Liceo Pirelli di Roma, una delle tante scuole della periferia romana che durante l’autunno hanno occupato contro i provvedimenti del governo e per la difesa della scuola pubblica. A partire da questa mattina il dirigente scolastico dell’istituto di Via Rocca di Papa ha firmato i provvedimenti disciplinari, stabiliti come sanzione per l’occupazione della scuola e comunicati oggi alle famiglie.

Nel condannare duramente la presa di posizione del consiglio d’istituto e del dirigente scolastico, vorremmo ricordare a quei docenti che si sono schierati a favore di provvedimenti repressivi di così forte impatto, che è anche grazie alla lotta dei loro studenti, insieme a tutti gli studenti d’Italia, che i provvedimenti del governo sono stati ritirati. La lotta che quegli insegnanti non hanno esitato a condannare ha prodotto il ritiro del provvedimento sulle 24 ore e della legge Aprea.

Non possiamo che chiedere l’immediato ritiro delle sospensioni e, dando tutta la nostra solidarietà agli studenti colpiti da questi provvedimenti, invitare a proseguire la lotta contro la scuola di classe e contro la privatizzazione della scuola pubblica.

SCUOLA. FGC: «NO A FINANZIAMENTI DIFFERENZIATI»

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E’ totale l’opposizione da parte del Fronte della Gioventù Comunista alla Legge di Stabilità varata dal governo Monti, che prevede nuovi e ulteriori tagli alla scuola “in continuità con le finanziarie degli ultimi 20 anni” e introduce una graduatoria delle scuole pubbliche e parificate “più meritevoli” come criterio per l’assegnazione delle risorse economiche. “In pratica – spiega Lorenzo Lang, responsabile nazionale scuola del FGC – il comma 149 dell’articolo unico della legge prevede che a partire dal 2014 i risultati conseguiti dalle singole istituzioni scolastiche nei test INVALSI saranno presi in considerazione ai fini della distribuzione delle risorse economiche destinate al funzionamento degli istituti. Leggi il resto

FGC: «BOICOTTARE PROGETTI SU CITTADINANZA EUROPEA NELLE SCUOLE. L’UE E’ RESPONSABILE DELLA FINE DELLA SCUOLA PUBBLICA.»

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Il 2013 sarà l’anno europeo dei cittadini e su sollecitazione del presidente del Consiglio Monti le scuole sono state invitate a “organizzare in tutte le scuole un momento di approfondimento e di dibattito sul significato e le prospettive dell’integrazione europea”. Ma tutto questo avviene mentre l’Unione Europea impone tagli alla spesa pubblica, aggrava la situazione delle famiglie italiane, toglie ai giovani prospettive per il futuro ed è la principale responsabile del processo di smantellamento della scuola e dell’università pubblica nel nostro Paese. Per questo invitiamo tutti gli studenti a boicottare ogni tipo di iniziativa che vada a sostegno dell’Unione Europea, che contribuisca a diffondere tra i giovani una falsa coscienza europeista, di diritti che sono solo sulla carta, mentre le politiche della UE li privano ogni giorno del diritto ad un’istruzione pubblica e gratuita, di un’università accessibile a tutti, di un futuro di lavoro sicuro e non di disoccupazione e precarietà. Non intendiamo farci prendere in giro, dopo aver lottato per tutto l’autunno contro i tagli alla scuola e all’università. Una grande consapevolezza si è diffusa tra i giovani: il nostro futuro non può essere l’Unione Europea della disuguaglianza e della disoccupazione.