PROTESTA NELLE SCUOLE DI TUTTA ITALIA. FGC: «RITIRO IMMEDIATO DEL DDL»

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Questa mattina, in occasione del voto alla camera del ddl scuola, gli studenti di tutta Italia hanno manifestato chiedendo il ritiro del ddl. Roma, Milano, Palermo, Torino, e molte altre città in cui gli studenti nelle scuole hanno aperto striscioni, realizzato presidi e tenuto assemblee contro la riforma Renzi-Giannini. «La riforma di Renzi chiude un ciclo durato vent’anni, in cui con il ritmo di una riforma a governo si è mirato a smantellare la scuola statale e consegnarla di fatto nelle mani delle imprese» – afferma Paolo Spena, responsabile scuola e università del Fronte della Gioventù Comunista. «Nessuna illusione dinanzi alle aperture di facciata del governo. Nessun emendamento ha modificato e potrà modificare l’impianto complessivo della riforma: restano i pieni poteri al Dirigente Scolastico, le imprese private che finanzieranno le scuole pubbliche al posto dello Stato, un’alternanza scuola-lavoro che sostituisce la formazione tecnica e professionale con un contratto di apprendistato, asservendo la didattica alle singole imprese che ne ricaveranno unilateralmente vantaggio, mentre agli studenti resteranno competenze parcellizzate capaci di assicurare soltanto un futuro da precari.» «Per queste ragioni chiediamo il ritiro immediato del DDL» prosegue Spena «Oggi serve investire sul diritto allo studio, per permettere a tutti di accedere all’istruzione senza ostacoli economici; serve urgentemente un piano di interventi sull’edilizia scolastica di almeno 10 miliardi: temi quasi del tutto assenti dalla riforma di Renzi. La “buona scuola” è buona solo per Confindustria.» Leggi il resto

FGC AL MIUR: RITIRO IMMEDIATO DEL DDL SCUOLA.

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Parte la protesta degli studenti contro l’approvazione del ddl scuola prevista oggi alla Camera dei Deputati. Il Fronte della Gioventù Comunista questa mattina ha esposto uno striscione sulla scalinata del Ministero dell’Istruzione con scritto: «Renzi come Berlusconi. Contro il ddl scuola. No alla scuola dei padroni» In questi giorni il FGC sta racccogliendo nelle scuole 50.000 firme contro il progetto di riforma, che saranno consegnate al governo nei prossimi giorni in occasione dell’arrivo del ddl al Senato. «La scuola italiana ha bisogno di una riforma che vada nella direzione esattamente opposta a quella intrapresa dal governo» dichiara Alessandro Mustillo, segretario nazionale FGC. «Renzi si pone in continuità con le riforme dei governi Berlusconi nella direzione della costruzione di una scuola azienda, con super poteri ai Dirigenti Scolastici e via libera ai privati. L’istruzione tecnica e professionale viene completamente lasciata in balìa degli interessi delle imprese. Nessuna misura reale è prevista per il diritto allo studio, nulla viene detto sul contributo studentesco, sempre più una tassa vergognosa chiesta alle famiglie per mascherare i tagli del governo. Servirebbe un investimento serio nell’istruzione per colmare i problemi di accesso al diritto allo studio di sempre maggiori fasce popolari, con uno sguardo alle grandi differenze territoriali del nostro paese. Creare scuole di serie A e serie B, concedere detrazioni fiscali a vantaggio delle private, sono misure che vanno nella direzione opposta e che mirano alla creazione di un sistema d’istruzione di classe, in cui chi può ottiene una scuola di eccellenza, e chi non ha possibilità economiche è relegato ad un’istruzione dequalificata. In relazione a questo il FGC chiede il ritiro immediato del ddl, perchè nessun emendamento di facciata può modificare l’impianto della riforma.»

 

12 MAGGIO: VIA AL BOICOTTAGGIO DEI TEST INVALSI.

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Il 12 maggio nelle classi seconde delle scuole superiori saranno somministrati i test Invalsi, come avviene ormai annualmente dal 2011. La novità di quest’anno è che la “buona scuola” di Renzi ha definitivamente confermato ciò che affermavamo già da tempo su queste prove. Dopo più di 20 miliardi di tagli alla scuola pubblica cumulati a partire dal 2008 per fare fronte alle imposizioni della UE, il progetto ormai neanche più celato è quello di ripartire le poche briciole di finanziamenti pubblici rimasti per le scuole pubbliche sulla base di queste valutazioni nazionali. L’Invalsi stila ogni anno una graduatoria nazionale delle scuole “migliori”, che secondo questa logica diventeranno quelle “meritevoli” dei finanziamenti statali. Il progetto iniziale della “buona scuola” presentato lo scorso settembre parlava apertamente di differenziare i finanziamenti alle scuole in base a questo criterio, e già nel 2011 fu sperimentato un premio di 70.000€ per le scuole che avessero conquistato i primi posti della graduatoria. L’obiettivo della somministrazione delle prove Invalsi è, ormai dichiaratamente, l’introduzione di un finanziamento delle scuole “all’americana”. Si “premieranno” con i finanziamenti statali le scuole più prestigiose, invece di intervenire laddove c’è bisogno. Per il resto, le scuole dovranno affidarsi ai finanziamenti delle imprese private.

Un progetto scellerato, che alimenta la già crescente distinzione fra scuola “di serie A”, e scuole “di serie B”, fra le stesse scuole pubbliche. Uno stratagemma in più per finanziare le scuole paritarie (scuole private a tutti gli effetti), che saranno iscritte nelle graduatorie e potranno così accedere ai “finanziamenti-premio”. Le continue dichiarazioni su una futura somministrazione dei test Invalsi anche ai maturandi, in sostituzione della terza prova o come “quarta prova”, vanno nella direzione di una crescente istituzionalizzazione di questi test, nati come semplici sperimentazioni nelle scuole della capitale, per legarli definitivamente alla didattica e stroncare al contempo le proteste e i boicottaggi che ogni anno vengono messi in atto.

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BUONA SCUOLA. FGC: «RITIRO IMMEDIATO DEL DDL»

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Le manifestazioni di oggi segnano un ulteriore segnale importante contro il governo Renzi e la sua politica sulla scuola. Lo sciopero del 5 maggio, e la grande partecipazione studentesca che si sta registrando è l’ultima tappa, in ordine temporale, di una forte opposizione a questa riforma, che nei giorni precedenti ha visto gli insegnanti scendere in piazza e scioperare il 24 aprile, e organizzare centinaia di attività nelle scuole e nelle città.

La partecipazione studentesca alle proteste di oggi si caratterizza in modo particolare per il chiaro segnale che viene mandato al governo: nessuna modifica, nessuna trattativa, ritiro immediato della riforma! Una parola d’ordine che oggi portiamo nelle piazze e nelle scuole, che vuole rompere in modo netto con le ambiguità dei sindacati concertativi, dire chiaramente che gli studenti, i professori e tutti i lavoratori della scuola, non accetteranno l’ennesima trattativa al ribasso, non consentiranno accordi capestro sulle proprie spalle e sul futuro della scuola pubblica, non permetteranno che tutto si riduca ad una lotta di posizione interna a settori del PD. Leggi il resto

5 MAGGIO IN PIAZZA CONTRO BUONA SCUOLA, GOVERNO RENZI E UE

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È iniziata circa una settimana fa la discussione parlamentare del DDL “buona scuola”. Un testo che si pone in totale continuità con un ciclo di riforme iniziato alla fine degli anni ’90, l’ultima delle quali varata dal governo Berlusconi. Una pietra miliare nel processo di privatizzazione della scuola pubblica, che segnerà di fatto l’ingresso delle imprese nella gestione delle scuole statali in qualità di finanziatori, con voce in capitolo persino sull’offerta formativa. Scuole tecniche e professionali ridotte a fare la formazione per dipendenti di singole aziende, alle quali forniranno continuo ricambio di manodopera a basso costo a vantaggio unilaterale dell’impresa. Una inaccettabile aziendalizzazione delle scuole, che vedono ridotto il potere degli organi collegiali e accresciuta enormemente la discrezionalità dei Dirigenti Scolastici, trasformati in veri e propri manager che potranno selezionare i docenti più adatti al proprio progetto, e addirittura premiare i più “meritevoli” con bonus salariali. Una riforma inaccettabile, che mina nelle fondamenta la scuola pubblica per come l’abbiamo conosciuta e che tace vergognosamente sui temi del diritto allo studio e della gratuità dell’istruzione, mentre uno studente su tre in Italia non riesce a diplomarsi a causa della crisi. Leggi il resto

FGC: «SOLIDALI CON SCIOPERO PERSONALE SCUOLA.»

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Il Fronte della Gioventù Comunista invia il suo sostegno e la sua solidarietà agli insegnanti e a tutto il personale della scuola oggi in sciopero per protestare contro la riforma del governo. Nell’auspicare la maggiore unità possibile nella lotta tra studenti e lavoratori della scuola, invitiamo tutti a proseguire nella lotta per una scuola pubblica, gratuita, realmente accessibile a tutti.

FGC: DA POLETTI PROPOSTA IRRICEVIBILE.

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E’ di qualche giorno fa la dichiarazione del Ministro del Lavoro Poletti secondo il quale “tre mesi di vacanza per gli studenti sono troppi e potrebbero essere mandati a lavorare d’estate”. Quello che Poletti non dice è che già oggi ci sono centinaia di studenti degli istituti professionali che d’estate vanno a lavorare in stage senza nessun diritto, con salari miseri e turni di lavoro estenuanti, in base alla logica dello sfruttamento in apprendistato come tappa obbligata per la “formazione”. Riteniamo che invece di chiamare fannulloni i giovani “colpevoli” di passare tre mesi in vacanza, si dovrebbe pensare a un’alternanza scuola-lavoro che sia realmente formativa. Consegnare i giovani nelle mani delle imprese, o peggio al lavoro in nero e senza diritti (magari a “spostare le casse della frutta” come vorrebbe Poletti), non è formazione né curriculum, ma sfruttamento che si sostituisce all’istruzione in nome del profitto. Il piano di alternanza scuola-lavoro incluso nella “buona scuola” di Renzi prevede proprio questo: che gli istituti tecnici e professionali si riducano a fare la formazione per la futura manodopera di singole aziende, che addirittura nelle ore di alternanza di sostituiscono alla scuola nella formazione.
Contro questa “buona scuola”, che altro non è che la scuola di classe che oggi chiedono i padroni, magari in nome del Made in Italy, lotteremo per portare la protesta nelle piazze e in ogni scuola del nostro paese, rivendicando una scuola pubblica che sia accessibile a tutti, libera dall’asservimento ai privati e capace di garantirci un futuro.

LA “BUONA SCUOLA” PER CONFINDUSTRIA. ANALISI DEL DDL SULLA SCUOLA.

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Come era prevedibile, il ddl presentato in Consiglio dei Ministri lo scorso 12 marzo non inverte minimamente la rotta rispetto al progetto della “Buona Scuola” pubblicato dal governo lo scorso autunno. Quella delineata nel disegno di legge è una vera e propria scuola-azienda che scavalca persino i progetti dell’ultimo governo Berlusconi. L’autonomia scolastica diventa sinonimo di gestione manageriale da parte del Dirigente Scolastico, che avrà non solo il compito di cercare finanziamenti da parte di privati, ma addirittura quello di scegliere gli insegnanti. Viene introdotta una pianificazione triennale, da affiancare al POF (definito annualmente), nella quale si individuerà l’organico, da scegliere fra i nomi inseriti in appositi albi, nei quali rientreranno tutti gli assunti a partire dal prossimo autunno. Un capitolo a parte, quello delle assunzioni, che dietro l’esaurimento delle GAE (graduatorie ad esaurimento) mascherano l’abbandono di migliaia di precari “colpevoli”, certo non per propria colpa, di aver lavorato poco. Rimandata per adesso la proposta di inserire gli scatti degli stipendio in base al merito: restano gli scatti d’anzianità, a cui si affianca un fondo di 200 milioni per un bonus agli stipendi dei docenti più meritevoli, che sarà assegnato a discrezione del Dirigente al 5% degli insegnanti della scuola. Il trionfo del clientelismo, se si pensa che manca ancora una definizione dei criteri con cui il Dirigente sceglierà gli insegnanti da “assumere”. In compenso, cresce il fondo nazionale per la retribuzione dei Dirigenti Scolastici, anche qui secondo una logica di premialità per quei Dirigenti che più sapranno distinguersi per la propria attività manageriale.

Questa idea del Dirigente che sceglie i docenti più adatti ai suoi progetti e agli insegnamenti che intende offrire avalla la proposta del “curriculum studentesco” (citato in alcuni passaggi del ddl) e svuota di significato il valore legale del titolo di studio, che sebbene non sia esplicitamente abolito si riduce ormai a mera formalità. Dal momento che ogni scuola offrirà insegnamenti diversi, più o meno qualificati o specifici in base alle proprie disponibilità materiali ed economiche, è chiaro che non avrà più senso parlare di uguaglianza formale di tutti i diplomi conseguiti per lo stesso indirizzo di studio. È necessario chiarire che va assolutamente rigettata l’idea per cui difendere il valore legale del titolo di studio e opporsi al curriculum studentesco significa battersi per un livellamento al ribasso dell’istruzione, voler “tappare le ali” alle scuole d’eccellenza. Al contrario chiediamo che l’istruzione di qualità sia offerta da tutti gli istituti, e non solo da poche scuole “di serie A” che avranno le risorse per farlo, con un livellamento al ribasso, stavolta per davvero, fra le altre scuole. Leggi il resto

FGC: «NO ALLA RIFORMA, OGGI IN PIAZZA CON GLI STUDENTI.»

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Il Fronte della Gioventù Comunista partecipa alle mobilitazioni studentesche del 12 marzo nelle maggiori città italiane, associandosi alla richiesta degli studenti per il ritiro della proposta di legge sulla “Buona Scuola”. La riforma del governo Renzi prosegue sulla strada già percorsa dai governi di centrodestra e centrosinistra di questi anni, mira a smantellare il sistema della scuola pubblica, a garantire ingresso e potere ai privati nelle scuole. La questione fondamentale del diritto allo studio e della gratuità dell’istruzione viene completamente elusa, come inconsistenti sono le modifiche sul piano didattico che sarebbero necessarie. In sostanza si continueranno a scaricare sulle famiglie i costi della scuola, in un momento in cui uno studente su tre non riesce a diplomarsi, con l’istruzione che da diritto universale diventa privilegio di classe. Chiediamo anche il ritiro dei provvedimenti relativi alla formazione scuola-lavoro, che mettono gli studenti nelle mani di aziende private trasformandoli in manodopera a basso costo.

A partire da oggi il FGC lancia la sua proposta di petizione con obiettivo 50.000 firme nelle scuole italiane per chiedere il ritiro della riforma e norme che tutelino il diritto allo studio, rendendolo realmente universale e gratuito.

SCUOLA. FGC LANCIA PETIZIONE STUDENTESCA CONTRO BUONA SCUOLA.

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In questi giorni il governo si appresta a varare la proposta di legge di riforma del sistema d’istruzione, contro cui in autunno gli studenti si sono battuti scendendo nelle piazze di tutta Italia, occupando le proprie scuole, costruendo assemblee e mobilitazioni per rivendicare la necessità di una scuola pubblica di qualità, che sia gratuita ed accessibile a tutti.  Il governo si è dimostrato completamente sordo a queste istanze, preferendo continuare sulla strada già percorsa dal governo Berlusconi, garantendo ingressi ai privati, modificando in peggio la condizione delle scuole.

Da tempo abbiamo avanzato alcune proposte che sono essenziali per rendere effettivo il diritto all’istruzione, in un Paese dove, anche a causa della crisi, uno studente su tre non riesce a diplomarsi e in cui la scuola pubblica rappresenta un costo sempre più insostenibile per le famiglie. Questi punti saranno, a partire dalle mobilitazioni del 12 marzo, oggetto di una petizione studentesca che punta a raggiungere 50.000 firme tra gli studenti delle scuole superiori di tutta Italia prima dell’approvazione del disegno di legge del governo.

Chiediamo il ritiro della proposta di riforma e la sostituzione con disegni di legge che riformando la scuola pubblica partano dalla richiesta di gratuità dell’istruzione: no ai contributi studenteschi, pieno finanziamento della scuola pubblica da parte dello Stato senza differenziazioni qualitative finalizzate a creare scuole di serie A e serie B; no ai finanziamenti diretti ed indiretti a livello nazionale, regionale e locale, alle scuole private; impegno da parte dello Stato a coprire i costi per i libri di testo, costatato il fallimento di qualunque politica contenitiva dei prezzi che gravano sulle famiglie; impegno delle istituzioni per la gratuità dei trasporti per gli studenti, con abolizione dei relativi vincoli economici del patto di stabilità. Per quanto attiene alla gestione delle scuole: rigetto dei poteri manageriali ai presidi, aumento della collegialità negli istituti; abolizione delle misure che consentono l’ingresso di fondazioni, imprese private, banche e altri enti privati nelle scuole. Ripensare la formazione professionale in modo che essa sia funzionale all’istruzione e ai diritti degli studenti e non all’interesse delle imprese; basta stages da sfruttamento, basta manodopera a basso costo e senza diritti per le aziende, no alla delega della formazione professionale ai privati. Piano straordinario per l’edilizia scolastica di 10 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, per rendere le scuole sicure e funzionali.

Le risorse necessarie sono indicate nel taglio del programma F-35 e nel contenimento della spesa militare, con il taglio delle missioni all’estero; tassazione delle rendite finanziarie e della speculazione, taglio dei finanziamenti alle scuole private. Ovviamente non ci aspettiamo che il governo, fedele agli interessi delle grandi impresse, e ai dettami di UE, BCE e FMI segua queste proposte, ma puntiamo ad aumentare la coscienza tra gli studenti e togliere ogni alibi al governo. Noi non rigettiamo la consultazione e avanziamo proposte chiare, saranno loro ad assumersi la responsabilità di respingerle, chiarendo a tutti, oltre proclami e belle parole, quale è la natura di questo governo.