SCUOLA. FGC« VENERDI’ 5/12, STUDENTI IN PIAZZA PER EDILIZIA SCOLASTICA E FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA»

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Studenti in piazza a Roma venerdì 5 dicembre per protestare contro la condizione dell’edilizia scolastica e la proposta di riforma della scuola e richiedere al governo finanziamento adeguati per rimettere in sicurezza le scuole. Il corteo promosso dal Fronte della Gioventù Comunista partirà alle 9:30 a Piramide per arrivare fino al Ministero dell’Istruzione, dove si terrà un sit in conclusivo. Una manifestazione che avviene al termine di un lungo periodo di occupazioni che ha coinvolto decine di scuole romane, come forma di protesta contro la politica del governo Renzi sulla scuola e sul futuro della nostra generazione.

In Italia oltre il 60% degli edifici scolastici sono stati costruiti prima del 1974, anno di entrata in vigore delle normative antisismiche. Secondo le stime più recenti ancora nel 2014 il 37,6% delle scuole necessita di interventi di manutenzione urgente, il 38,4% si trova in aree a rischio sismico ed idrogeologico, il 40% è privo di certificato di agibilità e il 60% manca di quello per la prevenzione antincendi. Ma questi dati sono solo parziali perché l’anagrafe dell’edilizia scolastica progetto del 1996 non è ancora entrata in funzione, mancando così un quadro complessivo della situazione e dei necessari investimenti.

Sempre dai dati raccolti da associazioni ed organizzazioni che lavorano in questo ambito risulta che il Lazio e la città di Roma siano tra le situazioni peggiori, anche in considerazione del vasto numero di edifici scolastici presenti. Nella classifica 2014 sull’edilizia scolastica Roma risulta oltre il sessantesimo posto a livello nazionale.

L’inadeguatezza del patrimonio edilizio delle scuole si ripercuote sulla sicurezza di milioni di studenti che ogni giorno frequentano le scuole. Pochi anni fa a Rivoli un ragazzo rimase ucciso dal crollo di un controsoffitto. Da quel giorno sono stati molti i casi di crolli, di minore intensità o avvenuti in ore notturne, in altre scuole italiane che per fortuna non hanno avuto esiti così negativi. L’inadeguatezza degli edifici, anche nei casi meno gravi, però, condiziona in negativo le possibilità degli studenti. La mancanza di laboratori e palestre impedisce un esercizio corretto dell’educazione fisica e delle ore sperimentali di alcune materie. Le classi stesse, ormai troppo spesso, non sono sufficienti ad ospitare un numero di studenti sempre più elevato. Leggi il resto

SCUOLA. INCHIESTA FGC: «PARETI PERICOLANTI E INFILTRAZIONI, LE SCUOLE CROLLANO A PEZZI.»

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In vista del corteo di venerdì 5 dicembre abbiamo realizzato un’inchiesta sulla condizione delle scuole romane, partendo dalle segnalazioni ricevute dagli studenti e documentando con fotografie le situazioni più a rischio. I risultati sono stati pressoché univoci: carenza di spazi adeguati con classi sovraffollate e mancanza di laboratori, palestre, campi esterni e spazi per la ricreazione, o casi di pessimo stato di manutenzione che mettono a rischio la sicurezza degli studenti. In molte scuole abbiamo costatato il peggioramento della condizioni dei soffitti e dei controsoffitti, con infiltrazioni di acqua, caduta di intonaci, distacco di pannelli di cartongesso, di serrande o parti di finestre. Ingressi e corridoi allagati per le piogge di questi giorni.  Abbiamo trovato anche scale inagibili per motivi di sicurezza, pareti con pericolo di crollo a pochi centimetri dai banchi degli studenti all’interno delle aule, cortili inagibili per caduta di cornicioni. In quasi tutte gli edifici abbiamo trovato bagni inagibili o inservibili, spesso come raccontano gli studenti, in questa condizione da anni, nonostante decine di segnalazioni delle scuole. E ancora: vecchie prese usurate dal tempo, cavi scoperti, mancanza di estintori, porte di sicurezza sbarrate con catene e lucchetti. Un quadro in linea con quanto descritto dai dati nazionali sulla situazione dell’edilizia, che trova un ulteriore conferma pratica dalla nostra inchiesta. Leggi il resto

Per la scuola pubblica e gratuita, 14 novembre e settimana mondiale del 17-23

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Nel mese di novembre in tutto il mondo si svolgeranno manifestazioni per rivendicare il diritto ad una scuola pubblica, gratuita ed accessibile a tutti. La mobilitazione è promossa su indicazione della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, l’organizzazione che riunisce le gioventù comuniste di tutto il mondo.

In Italia la data del 14 novembre assume una valenza fondamentale per il destino della scuola. In quel giorno infatti si concluderà la consultazione del governo Renzi per la proposta di riforma della scuola, nota come “La Buona Scuola”. Il 14 novembre sarà l’ultima data utile per far sentire al governo la nostra contrarietà al progetto di riforma prima che il disegno di legge venga varato dal governo e portato in Parlamento. Un’occasione importante per rivendicare l’accessibilità reale di tutti alla scuola con l’abolizione dei contributi, la gratuità dei libri di testo e dei trasporti; per chiedere una scuola pubblica di qualità per tutti, finanziata a dovere, opponendosi al sistema invalsi e alla differenziazione dei finanziamenti alle scuole, chiedendo l’abolizione dei fondi alle scuole private.  Una data utile per ricordare ad un governo che ha approvato il piano di acquisto degli F-35 che gli studenti ripudiano la guerra e le spese militari, che chiedono che i finanziamenti dello Stato siano rivolti alla scuola e non alla guerra imperialista, all’edilizia scolastica e alla sicurezza, non all’acquisto di caccia bombardieri. Una manifestazione per chiedere diritti per gli studenti nell’alternanza scuola-lavoro e non la svendita alle grandi aziende per gli interessi del grande capitale, come fatto dal governo.

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MUSTILLO: «SU SCUOLA E JOBS ACT IL GOVERNO FACCIA MARCIA INDIETRO»

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«Le manifestazioni di oggi sono la prova della totale contrarietà degli studenti alla riforma della scuola. Il governo ne prenda atto e faccia marcia indietro. » Questa la dichiarazione di Alessandro Mustillo, segretario nazionale del Fronte della Gioventù Comunista, una delle organizzazioni promotrici delle manifestazioni. «Il governo e le politiche imposte dall’Unione Europea sono bocciate senza appello da centinaia di migliaia di studenti che in tutta Italia sono scesi in piazza contro la scuola di classe e contro un futuro di precarietà e assenza di diritti. E’ un sistema complessivo che oggi viene messo in discussione da una generazione che è privata del diritto al futuro. Se questa riforma andrà avanti, se il governo continuerà sulla strada della precarietà e del Jobs Act, ogni scuola, ogni facoltà, si trasformerà in una barricata.»

10 OTTOBRE IN PIAZZA CON GLI STUDENTI

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Domani, 10 ottobre, il Fronte della Gioventù Comunista sarà in piazza nelle principali città italiane e in tutti i centri dove sono presenti nostre federazioni, al fianco degli studenti che protesteranno contro la riforma annunciata dal Governo Renzi e dal Ministro Giannini. Come abbiamo già avuto modo di affermare la riforma proposta dal governo chiude un ciclo aperto in questi venti anni con le stesse parole d’ordine e gli stessi obiettivi che i governi di centro-destra con le riforme Moratti e Gelmini hanno perseguito. L’evidente accentuazione dell’ingresso dei privati nella forma del capitale privato e dell’inserimento delle aziende nei programmi formativi, in particolare per l’alternanza scuola-lavoro, costituiscono di fatto una scuola a misura del profitto privato in tutto e per tutto. Una vera e propria scuola azienda, anche per i poteri garantiti ai Dirigenti Scolastici che faranno terminare ogni residuo di collegialità nelle scuole. L’idea del finanziamento differenziato sulla base dei livelli raggiunti dalle scuole costituisce la premessa per la definitiva capitolazione di un sistema unico di istruzione pubblica a vantaggio di una scuola a più livelli in cui le private saranno avvantaggiate sotto ogni aspetto. Non va dimenticato infatti che le scuole private (paritarie) concorrono in tutto e per tutto allo stesso livello delle pubbliche anche in tema di finanziamenti.  Leggi il resto

FGC: “BUONA SCUOLA”, GOVERNO RENZI INFIOCCHETTA L’ENNESIMO COLPO ALLA SCUOLA PUBBLICA.

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Ancora una volta si confermano le nostre previsioni sull’indirizzo politico del Governo Renzi. Il documento “La buona scuola” pubblicato lo scorso 3 settembre incarna appieno l’essenza di questo Governo: mascherare con toni da televendita le politiche di totale subalternità ai progetti imposti dal sistema economico, proseguendo dritto sui binari dello smantellamento di tutti i diritti sociali. I proclami contenuti nelle 136 pagine di testo, che delineano le linee-guida della futura riforma della scuola, costruiscono un castello di carte che cade al primo soffio di vento.

Secondo Paolo Spena, Responsabile Scuola e Università del FGC: «il primo dato fondamentale non è ciò di cui si parla quanto invece ciò di cui non si parla. Caro libri in crescita, contributi scolastici ormai obbligatori per le famiglie e sempre più cari, aumento del costo dei trasporti e borse di studio erogate sempre più raramente non rientrano nell’agenda del Governo, che conferma il pieno disinteresse di questo sistema nel garantire a tutti il libero accesso all’istruzione. Gli interventi sull’edilizia scolastica sono una goccia nel mare, come ogni misura di questo tipo che si misuri in milioni e non in miliardi». Leggi il resto

CONTRO LA RIFORMA RENZI-GIANNINI: IN AUTUNNO OGNI SCUOLA SARA’ UNA BARRICATA

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Le prime indiscrezioni sul piano scuola lanciate ieri dal Ministro Giannini al Meeting di Comunione e Liberazione (luogo non casuale)  confermano le nostre previsioni. Il governo Renzi intende portare a termine il piano di dismissione della scuola pubblica in piena continuità con i precedenti governi di centrodestra, centrosinistra e tecnici. Maggiore ingresso del capitale privato nelle scuole, con la scuola che diviene strumento per il profitto dei grandi monopoli. Sgravi fiscali per le scuole private. Conferma dei contributi scolastici e nessun piano reale di finanziamento per le borse di studio, nessuna misura seria contro il caro-libri, nessun intervento sui trasporti che continuano ad aumentare nelle nostre città. Il governo Renzi vuole la scuola di classe, ma incontrerà l’opposizione congiunta di studenti ed insegnanti in questo autunno. Contro la vostra riforma, ogni scuola sarà una barricata.

TEST INVALSI: APPELLO A STUDENTI E PROFESSORI A BOICOTTARE LE PROVE.

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Parte in questi giorni la protesta contro i test Invalsi, che il 13 maggio saranno somministrati a migliaia di studenti del secondo anno delle scuole superiori. Il Fronte della Gioventù Comunista organizzerà proteste nelle maggiori città italiane: a Roma, Milano, Firenze, Torino, Palermo e molti capoluoghi di regione e provincia sono previste iniziative di informazione sotto le scuole per invitare gli studenti al boicottaggio di questi test.

«I test Invalsi sono funzionali allo smantellamento della scuola pubblica – afferma Paolo Spena, responsabile scuola del Fronte della Gioventù Comunista – dietro le graduatorie stilate dall’INVALSI si cela il progetto di finanziare le scuole in proporzione al rendimento, e cioè alla posizione in graduatoria. Un “Robin Hood” al contrario, lì dove sarebbe invece necessario intervenire per livellare le differenze fra istituti diversi e creare una situazione omogenea e di qualità. Inoltre – aggiunge Spena –  i test preparati dall’Invalsi sono figli della cultura dei quiz che non lascia alcuno spazio all’elaborazione critica da parte dello studente, non tengono conto delle differenziazioni tra indirizzi di istituti e licei, generano un cambiamento nella tipologia dell’insegnamento, che si sposta sempre di più sul modello nozionistico tipico dei quiz, proprio in preparazione dell’Invalsi.»

Per queste motivazioni il Fronte della Gioventù Comunista invita gli studenti a boicottare le prove, consegnando in bianco o dando risposte che rendano il test inservibile, precisando che Dirigenti Scolastici e Professori non hanno alcun potere di imporre le prove agli studenti, e che le eventuali minacce di sanzioni disciplinari che si stanno registrando in molti casi, sono prive di qualsiasi fondamento legale.  Leggi il resto

I sindacati studenteschi si schierano a difesa del contributo. FGC: «Enorme passo indietro»

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Si è conclusa da pochi giorni la conferenza nazionale dei presidenti delle consulte (CNPC), organismo che riunisce tutti i presidenti delle consulte provinciali degli studenti eletti nel nostro paese. Si tratta del momento a carattere più politico di tutta l’attività delle istituzioni studentesche, occasione utilizzata per promuovere documenti di indirizzo e censura dell’operato del governo sulla scuola, sul diritto allo studio e sui temi connessi. Come noto in vista di tale occasione i presidenti delle consulte di Milano e Latina, militanti FGC, hanno promosso un ordine del giorno aperto a tutti i presidenti delle consulte che dichiarava la contrarietà al contributo volontario (http://www.senzatregua.it/?p=863).

Il documento che analizzava le ragioni della contrarietà al contributo studentesco e il ruolo di tale tassazione mascherata nel processo di dismissione della scuola pubblica concludeva con la condanna del  contributo scolastico definito come «la leva per imporre tagli sempre maggiori all’istruzione pubblica mentre le famiglie si sostituivano progressivamente allo Stato nell’onere di finanziarla» e terminava con l’esplicita richiesta di «abolizione del contributo scolastico e di ogni forma di tassazione sugli studenti» al fine di ristabilire il principio di gratuità dell’istruzione pubblica. Il documento, sebbene promosso da presidenti FGC, fu sottoscritto da diversi presidenti delle consulte provinciali degli studenti, legate ai sindacati, organizzazioni studentesche o indipendenti. Prima dell’appuntamento nazionale, lo stesso ordine del giorno era già stato votato in altre sedi. E le firme aggiunte successivamente hanno riguardato diversi presidenti di varie associazioni, persino – con nostra sorpresa –  della Fds, vicina al Partito Democratico.

Nei mesi passati la mobilitazione sul tema della contrarietà al contributo, da sempre parola d’ordine tenuta nelle manifestazioni di piazza e nel lavoro politico nelle scuole dalla nostra organizzazione, era stata assunta anche da altre organizzazioni, con nostro apprezzamento per le possibilità di estendere la mobilitazione su un tema così importante. Internamente alle organizzazioni studentesche si è aperto un dibattito, dove in alcuni casi i militanti e le federazioni di base hanno richiesto di appoggiare la parola d’ordine dell’opposizione al contributo studentesco.  L’11 ottobre dello scorso anno l’Unione degli Studenti lanciava per la mobilitazione studentesca queste parole d’ordine: «Scenderemo in piazza per gridare […] NO al contributo volontario.»  (http://www.unionedeglistudenti.net/sito/ce-piu-tempo-11-ottobre-mobilitazione-nazionale-studentesca/). Leggi il resto

SCUOLA. NUOVO MINISTRO CONFERMA VECCHI PROGETTI, LA LOTTA UNICA STRADA PER CAMBIARE

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Dal nuovo governo, in carica da soli dieci giorni, giungono già segnali inequivocabili su quello che sarà l’indirizzo politico in materia di scuola e università. Il nuovo Ministro dell’Istruzione è Stefania Giannini, esponente di Scelta Civica già nota agli studenti per le sue dichiarazioni in favore del prestito d’onore.

È di pochi giorni fa la dichiarazione del ministro Giannini secondo la quale “le scuole private e quelle statali dovrebbero avere eguali diritti”, affermazione che ha accompagnato lo sblocco dei fondi regionali alle scuole paritarie per un totale di 223 milioni di euro, da sommare ai 260 milioni di euro già previsti per l’anno scolastico in corso. A ciò si aggiunge il progetto di legge depositato in Parlamento, che sembra in parte l’ennesima riedizione del famoso “pdl Aprea”. Si parla di nuovo di sostituire il Consiglio di Istituto delle scuole con un “Consiglio dell’Autonomia” che vedrà fra i propri membri esponenti delle “realtà economiche e produttive”, vale a dire rappresentanti di aziende private, che solo formalmente non avranno diritto di voto circa le decisioni del Consiglio. Se si pensa che i continui tagli alla scuola pubblica hanno ridotto la scuola in ginocchio e che in nome della “autonomia” si spingono gli istituti verso la richiesta di finanziamenti esterni, è facile immaginare che laddove i finanziamenti giungano da aziende private queste non avranno bisogno del voto per piegare alla propria volontà le decisioni del Consiglio di Istituto (o “dell’Autonomia”). Leggi il resto