Per la scuola pubblica e gratuita, 14 novembre e settimana mondiale del 17-23

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Nel mese di novembre in tutto il mondo si svolgeranno manifestazioni per rivendicare il diritto ad una scuola pubblica, gratuita ed accessibile a tutti. La mobilitazione è promossa su indicazione della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, l’organizzazione che riunisce le gioventù comuniste di tutto il mondo.

In Italia la data del 14 novembre assume una valenza fondamentale per il destino della scuola. In quel giorno infatti si concluderà la consultazione del governo Renzi per la proposta di riforma della scuola, nota come “La Buona Scuola”. Il 14 novembre sarà l’ultima data utile per far sentire al governo la nostra contrarietà al progetto di riforma prima che il disegno di legge venga varato dal governo e portato in Parlamento. Un’occasione importante per rivendicare l’accessibilità reale di tutti alla scuola con l’abolizione dei contributi, la gratuità dei libri di testo e dei trasporti; per chiedere una scuola pubblica di qualità per tutti, finanziata a dovere, opponendosi al sistema invalsi e alla differenziazione dei finanziamenti alle scuole, chiedendo l’abolizione dei fondi alle scuole private.  Una data utile per ricordare ad un governo che ha approvato il piano di acquisto degli F-35 che gli studenti ripudiano la guerra e le spese militari, che chiedono che i finanziamenti dello Stato siano rivolti alla scuola e non alla guerra imperialista, all’edilizia scolastica e alla sicurezza, non all’acquisto di caccia bombardieri. Una manifestazione per chiedere diritti per gli studenti nell’alternanza scuola-lavoro e non la svendita alle grandi aziende per gli interessi del grande capitale, come fatto dal governo.

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MUSTILLO: «SU SCUOLA E JOBS ACT IL GOVERNO FACCIA MARCIA INDIETRO»

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«Le manifestazioni di oggi sono la prova della totale contrarietà degli studenti alla riforma della scuola. Il governo ne prenda atto e faccia marcia indietro. » Questa la dichiarazione di Alessandro Mustillo, segretario nazionale del Fronte della Gioventù Comunista, una delle organizzazioni promotrici delle manifestazioni. «Il governo e le politiche imposte dall’Unione Europea sono bocciate senza appello da centinaia di migliaia di studenti che in tutta Italia sono scesi in piazza contro la scuola di classe e contro un futuro di precarietà e assenza di diritti. E’ un sistema complessivo che oggi viene messo in discussione da una generazione che è privata del diritto al futuro. Se questa riforma andrà avanti, se il governo continuerà sulla strada della precarietà e del Jobs Act, ogni scuola, ogni facoltà, si trasformerà in una barricata.»

10 OTTOBRE IN PIAZZA CON GLI STUDENTI

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Domani, 10 ottobre, il Fronte della Gioventù Comunista sarà in piazza nelle principali città italiane e in tutti i centri dove sono presenti nostre federazioni, al fianco degli studenti che protesteranno contro la riforma annunciata dal Governo Renzi e dal Ministro Giannini. Come abbiamo già avuto modo di affermare la riforma proposta dal governo chiude un ciclo aperto in questi venti anni con le stesse parole d’ordine e gli stessi obiettivi che i governi di centro-destra con le riforme Moratti e Gelmini hanno perseguito. L’evidente accentuazione dell’ingresso dei privati nella forma del capitale privato e dell’inserimento delle aziende nei programmi formativi, in particolare per l’alternanza scuola-lavoro, costituiscono di fatto una scuola a misura del profitto privato in tutto e per tutto. Una vera e propria scuola azienda, anche per i poteri garantiti ai Dirigenti Scolastici che faranno terminare ogni residuo di collegialità nelle scuole. L’idea del finanziamento differenziato sulla base dei livelli raggiunti dalle scuole costituisce la premessa per la definitiva capitolazione di un sistema unico di istruzione pubblica a vantaggio di una scuola a più livelli in cui le private saranno avvantaggiate sotto ogni aspetto. Non va dimenticato infatti che le scuole private (paritarie) concorrono in tutto e per tutto allo stesso livello delle pubbliche anche in tema di finanziamenti.  Leggi il resto

FGC: “BUONA SCUOLA”, GOVERNO RENZI INFIOCCHETTA L’ENNESIMO COLPO ALLA SCUOLA PUBBLICA.

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Ancora una volta si confermano le nostre previsioni sull’indirizzo politico del Governo Renzi. Il documento “La buona scuola” pubblicato lo scorso 3 settembre incarna appieno l’essenza di questo Governo: mascherare con toni da televendita le politiche di totale subalternità ai progetti imposti dal sistema economico, proseguendo dritto sui binari dello smantellamento di tutti i diritti sociali. I proclami contenuti nelle 136 pagine di testo, che delineano le linee-guida della futura riforma della scuola, costruiscono un castello di carte che cade al primo soffio di vento.

Secondo Paolo Spena, Responsabile Scuola e Università del FGC: «il primo dato fondamentale non è ciò di cui si parla quanto invece ciò di cui non si parla. Caro libri in crescita, contributi scolastici ormai obbligatori per le famiglie e sempre più cari, aumento del costo dei trasporti e borse di studio erogate sempre più raramente non rientrano nell’agenda del Governo, che conferma il pieno disinteresse di questo sistema nel garantire a tutti il libero accesso all’istruzione. Gli interventi sull’edilizia scolastica sono una goccia nel mare, come ogni misura di questo tipo che si misuri in milioni e non in miliardi». Leggi il resto

CONTRO LA RIFORMA RENZI-GIANNINI: IN AUTUNNO OGNI SCUOLA SARA’ UNA BARRICATA

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Le prime indiscrezioni sul piano scuola lanciate ieri dal Ministro Giannini al Meeting di Comunione e Liberazione (luogo non casuale)  confermano le nostre previsioni. Il governo Renzi intende portare a termine il piano di dismissione della scuola pubblica in piena continuità con i precedenti governi di centrodestra, centrosinistra e tecnici. Maggiore ingresso del capitale privato nelle scuole, con la scuola che diviene strumento per il profitto dei grandi monopoli. Sgravi fiscali per le scuole private. Conferma dei contributi scolastici e nessun piano reale di finanziamento per le borse di studio, nessuna misura seria contro il caro-libri, nessun intervento sui trasporti che continuano ad aumentare nelle nostre città. Il governo Renzi vuole la scuola di classe, ma incontrerà l’opposizione congiunta di studenti ed insegnanti in questo autunno. Contro la vostra riforma, ogni scuola sarà una barricata.

TEST INVALSI: APPELLO A STUDENTI E PROFESSORI A BOICOTTARE LE PROVE.

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Parte in questi giorni la protesta contro i test Invalsi, che il 13 maggio saranno somministrati a migliaia di studenti del secondo anno delle scuole superiori. Il Fronte della Gioventù Comunista organizzerà proteste nelle maggiori città italiane: a Roma, Milano, Firenze, Torino, Palermo e molti capoluoghi di regione e provincia sono previste iniziative di informazione sotto le scuole per invitare gli studenti al boicottaggio di questi test.

«I test Invalsi sono funzionali allo smantellamento della scuola pubblica – afferma Paolo Spena, responsabile scuola del Fronte della Gioventù Comunista – dietro le graduatorie stilate dall’INVALSI si cela il progetto di finanziare le scuole in proporzione al rendimento, e cioè alla posizione in graduatoria. Un “Robin Hood” al contrario, lì dove sarebbe invece necessario intervenire per livellare le differenze fra istituti diversi e creare una situazione omogenea e di qualità. Inoltre – aggiunge Spena –  i test preparati dall’Invalsi sono figli della cultura dei quiz che non lascia alcuno spazio all’elaborazione critica da parte dello studente, non tengono conto delle differenziazioni tra indirizzi di istituti e licei, generano un cambiamento nella tipologia dell’insegnamento, che si sposta sempre di più sul modello nozionistico tipico dei quiz, proprio in preparazione dell’Invalsi.»

Per queste motivazioni il Fronte della Gioventù Comunista invita gli studenti a boicottare le prove, consegnando in bianco o dando risposte che rendano il test inservibile, precisando che Dirigenti Scolastici e Professori non hanno alcun potere di imporre le prove agli studenti, e che le eventuali minacce di sanzioni disciplinari che si stanno registrando in molti casi, sono prive di qualsiasi fondamento legale.  Leggi il resto

I sindacati studenteschi si schierano a difesa del contributo. FGC: «Enorme passo indietro»

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Si è conclusa da pochi giorni la conferenza nazionale dei presidenti delle consulte (CNPC), organismo che riunisce tutti i presidenti delle consulte provinciali degli studenti eletti nel nostro paese. Si tratta del momento a carattere più politico di tutta l’attività delle istituzioni studentesche, occasione utilizzata per promuovere documenti di indirizzo e censura dell’operato del governo sulla scuola, sul diritto allo studio e sui temi connessi. Come noto in vista di tale occasione i presidenti delle consulte di Milano e Latina, militanti FGC, hanno promosso un ordine del giorno aperto a tutti i presidenti delle consulte che dichiarava la contrarietà al contributo volontario (http://www.senzatregua.it/?p=863).

Il documento che analizzava le ragioni della contrarietà al contributo studentesco e il ruolo di tale tassazione mascherata nel processo di dismissione della scuola pubblica concludeva con la condanna del  contributo scolastico definito come «la leva per imporre tagli sempre maggiori all’istruzione pubblica mentre le famiglie si sostituivano progressivamente allo Stato nell’onere di finanziarla» e terminava con l’esplicita richiesta di «abolizione del contributo scolastico e di ogni forma di tassazione sugli studenti» al fine di ristabilire il principio di gratuità dell’istruzione pubblica. Il documento, sebbene promosso da presidenti FGC, fu sottoscritto da diversi presidenti delle consulte provinciali degli studenti, legate ai sindacati, organizzazioni studentesche o indipendenti. Prima dell’appuntamento nazionale, lo stesso ordine del giorno era già stato votato in altre sedi. E le firme aggiunte successivamente hanno riguardato diversi presidenti di varie associazioni, persino – con nostra sorpresa –  della Fds, vicina al Partito Democratico.

Nei mesi passati la mobilitazione sul tema della contrarietà al contributo, da sempre parola d’ordine tenuta nelle manifestazioni di piazza e nel lavoro politico nelle scuole dalla nostra organizzazione, era stata assunta anche da altre organizzazioni, con nostro apprezzamento per le possibilità di estendere la mobilitazione su un tema così importante. Internamente alle organizzazioni studentesche si è aperto un dibattito, dove in alcuni casi i militanti e le federazioni di base hanno richiesto di appoggiare la parola d’ordine dell’opposizione al contributo studentesco.  L’11 ottobre dello scorso anno l’Unione degli Studenti lanciava per la mobilitazione studentesca queste parole d’ordine: «Scenderemo in piazza per gridare […] NO al contributo volontario.»  (http://www.unionedeglistudenti.net/sito/ce-piu-tempo-11-ottobre-mobilitazione-nazionale-studentesca/). Leggi il resto

SCUOLA. NUOVO MINISTRO CONFERMA VECCHI PROGETTI, LA LOTTA UNICA STRADA PER CAMBIARE

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Dal nuovo governo, in carica da soli dieci giorni, giungono già segnali inequivocabili su quello che sarà l’indirizzo politico in materia di scuola e università. Il nuovo Ministro dell’Istruzione è Stefania Giannini, esponente di Scelta Civica già nota agli studenti per le sue dichiarazioni in favore del prestito d’onore.

È di pochi giorni fa la dichiarazione del ministro Giannini secondo la quale “le scuole private e quelle statali dovrebbero avere eguali diritti”, affermazione che ha accompagnato lo sblocco dei fondi regionali alle scuole paritarie per un totale di 223 milioni di euro, da sommare ai 260 milioni di euro già previsti per l’anno scolastico in corso. A ciò si aggiunge il progetto di legge depositato in Parlamento, che sembra in parte l’ennesima riedizione del famoso “pdl Aprea”. Si parla di nuovo di sostituire il Consiglio di Istituto delle scuole con un “Consiglio dell’Autonomia” che vedrà fra i propri membri esponenti delle “realtà economiche e produttive”, vale a dire rappresentanti di aziende private, che solo formalmente non avranno diritto di voto circa le decisioni del Consiglio. Se si pensa che i continui tagli alla scuola pubblica hanno ridotto la scuola in ginocchio e che in nome della “autonomia” si spingono gli istituti verso la richiesta di finanziamenti esterni, è facile immaginare che laddove i finanziamenti giungano da aziende private queste non avranno bisogno del voto per piegare alla propria volontà le decisioni del Consiglio di Istituto (o “dell’Autonomia”). Leggi il resto

Analisi sul ruolo dei contributi studenteschi

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1) CONTRIBUTO SCOLASTICO

           Da anni nelle scuole superiori italiane si è diffusa la prassi di richiedere un contributo di natura economica alle famiglie degli studenti, in prossimità dell’iscrizione all’anno scolastico. Negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre più frequentemente dei contributi scolastici, da una parte perché la loro entità è notevolmente cresciuta, dall’altra perché numerosi episodi di scuole che arrivavano a pretendere il versamento del contributo anche ricorrendo a intimidazioni di vario tipo nei confronti degli studenti (dalla minaccia di ritorsioni sul voto di condotta o sulla valutazione finale fino al rifiuto dell’iscrizione) hanno attirato l’attenzione dei media. Attualmente l’entità media dei contributi richiesti dalle scuole si aggira attorno ai 100-130 euro, che diventano di 70-80 euro nei tecnici e professionali con edilizia fatiscente e laboratori di scarsa qualità, e raggiungono anche i 200 euro negli istituti alberghieri o nei licei “di serie A”. Vi è in generale una tendenza a richiedere contributi proporzionali alla quantità di laboratori presenti e alla qualità delle infrastrutture, rendendo di fatto più costose le scuole “migliori”. Leggi il resto

SCUOLA. FGC: «PARTE CAMPAGNA PER IL BLOCCO DEI CONTRIBUTI»

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Anche quest’anno il Fronte della Gioventù Comunista porterà avanti una campagna per il boicottaggio dei contributi scolastici. Nelle prossime settimane ogni nostro militante sarà impegnato nelle scuole in attività di propaganda e di agitazione politica, invitando gli studenti e le famiglie a schierarsi in difesa della scuola pubblica scegliendo di non pagare il contributo scolastico.

Dietro la favola, ripetuta per anni, dei contributi che servono a finanziare attività aggiuntive ed extracurricolari si è celato in realtà il progetto dei governi di scaricare progressivamente sulle famiglie l’onere di finanziare la scuola pubblica, che negli ultimi 6 anni ha sopportato il peso di quasi 22 miliardi di tagli mentre le scuole private ricevevano ingenti finanziamenti e i soldi pubblici venivano regalati alle banche o ai grandi monopoli industriali. Come risultato di questi tagli, oggi il contributo scolastico, spesso richiesto anche ricorrendo a intimidazioni di vario tipo nei confronti degli studenti, sopperisce alla mancanza di fondi ministeriali e viene utilizzato per le spese ordinarie. Il contributo scolastico in questi anni è stato la leva per imporre tagli sempre maggiori alla scuola pubblica mentre si costringevano le famiglie a finanziarla di tasca propria, mentre nelle scuole passava il messaggio che non farlo sarebbe andato a svantaggio dei propri figli. Il risultato è che anno dopo anno siamo abituati all’idea di una tassa sulla scuola pubblica, in barba al principio costituzionale della gratuità della scuola dell’obbligo.

«Pagare il contributo scolastico oggi significa rendersi complici del processo di distruzione della scuola pubblica in Italia» questo il commento di Paolo Spena, resp. Scuola e Università del FGC «al contrario, un boicottaggio di massa dei contributi scolastici è l’unico modo per inchiodare il governo alle sue responsabilità. Ogni studente, ogni cellula militante, ogni collettivo dovrà tenere alta la parola d’ordine del blocco dei contributi. In ballo c’è la lotta per il diritto allo studio, contro la scuola di classe che questo sistema sta costruendo giorno dopo giorno.»