Appello di 38 organizzazioni della gioventù comunista in solidarietà con il popolo palestinese

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Appello comune delle organizzazioni della gioventù comunista per la giornata di azione comune e solidarietà verso il popolo palestinese

Denunciamo alla gioventù e ai popoli di tutto il mondo il crimine in atto da parte di Stati Uniti – NATO – Israele contro il popolo palestinese. La decisione statunitense di dichiarare Gerusalemme “capitale di Israele” e di spostare lì l’ambasciata da Tel Aviv, così come la posizione costante dell’Unione Europea che pone sullo stesso piano “colpevole” e “vittima”, aprono la strada a un nuovo crimine imperialista. Questa azione provocatoria del governo statunitense non è un atto casuale ma fa parte dei piani generali di intervento degli Stati Uniti nella regione del Medio Oriente a salvaguardia dei propri interessi. L’obiettivo è cancellare la soluzione della creazione di uno stato palestinese indipendente con i confini del 1967 e Gerusalemme Est capitale, ciò per cui il popolo palestinese ha lottato e versato sangue per così tanti anni. In questo modo, viene messo in atto l’intervento e vengono preparati sviluppi favorevoli a USA e alleati nel quadro della situazione incerta che si è formata nel Medio Oriente, specialmente dopo la sconfitta dello Stato Islamico in Siria, prendendo in considerazione il contesto di feroce competizione che avviene nella regione.

Denunciamo la repressione della lotta del popolo palestinese da parte dello stato israeliano che, con il supporto degli Stati Uniti, sta già intensificando la barbarie. La risposta alla giusta reazione del popolo palestinese a questa decisione è composta da uccisioni di manifestanti, arresti e persecuzioni. Le forze di repressione israeliane non esitano nemmeno di fronte a bambini e adolescenti, come i due ragazzi assassinati all’inizio di gennaio e la sedicenne Ahed Tammimi, processata dalla corte militare israeliana per la sua azione contro l’occupazione. Salutiamo con favore i migliaia di giovani palestinesi che lottano coraggiosamente contro la barbarie dello stato israeliano per qualcosa di ovvio: il loro diritto a vivere nella loro patria senza oppressori stranieri.

La lotta portata avanti nei nostri paesi contro l’ingiustizia, la povertà, l’oppressione e le guerre imperialiste è una lotta internazionale, una lotta che comprende la solidarietà verso la lotta dei popoli contro l’ingiustizia e l’oppressione in tutto il mondo.

Chiediamo ad ogni giovane uomo e ogni giovane donna dei nostri paesi di condannare il crimine in atto contro il popolo palestinese, di denunciare l’ulteriore intensificazione della barbarie, di condannare in modo deciso la violenza esercitata dallo stato di Israele che continua a detenere prigionieri politici, a costruire il muro della vergogna e le colonie e ad occupare i territori palestinesi.

Lanciamo un appello alle organizzazioni della gioventù comunista, ad altre organizzazioni anti-imperialiste e organizzazioni giovanili di massa di tutto il mondo nella giornata dell’azione comune internazionale di solidarietà verso il popolo palestinese del 12 marzo. Coordiniamo le nostre azioni; con diverse attività diamo una risposta internazionalista ai piani imperialisti!

Chiediamo:

  • Uno stato palestinese indipendente e sovrano con i confini del 1967 e Gerusalemme Est capitale;
  • Ritiro dell’esercito israeliano da tutti i territori occupati nel 1967, incluse le alture del Golan e la regione del Sebah nel Libano meridionale;
  • Il blocco degli insediamenti e il ritiro dei coloni dai territori palestinesi definiti dai confini del 1967, il rilascio di tutti i prigionieri politici e il ritorno dei rifugiati;
  • La cancellazione di ogni accordo politico e militare tra i governi dei nostri paesi e Israele e il loro immediato riconoscimento dello stato palestinese.

Firmato dalle seguenti organizzazioni della gioventù comunista:

  1. Gioventù Comunista del Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo, JC – PADS
  2. Gioventù Comunista dell’Austria, KJÖ
  3. Unione della Gioventù del Bangladesh, BYU
  4. Unione degli Studenti del Bangladesh, BSU
  5. Gioventù Comunista della Bolivia, JCB
  6. Unione della Gioventù Comunista, UJC – Brasile
  7. Gioventù Rossa – Regno Unito
  8. Lega della Gioventù Comunista della Gran Bretagna (YCL)
  9. Giovani Socialisti della Croazia (MS)
  10. Unione della Gioventù Comunista, KSM – Repubblica Ceca
  11. Gioventù Comunista della Danimarca, UngKom
  12. Gioventù Comunista dell’Ecuador, JCE
  13. Unione della Gioventù Comunista, UJC – Francia
  14. Movimento dei Giovani Comunisti di Francia, MJCF
  15. Gioventù Socialista Operaia Tedesca, SDAJ
  16. Gioventù Comunista di Grecia, KNE
  17. Gioventù Comunista del Guatemala, JCG
  18. Gioventù del Partito dei Lavoratori – Irlanda
  19. Movimento della Gioventù “Connolly”, CYM – Irlanda
  20. Fronte della Gioventù Comunista, FGC – Italia
  21. Unione della Gioventù Democratica Giordana, UJDY
  22. Gioventù Comunista del Libano
  23. Movimento Socialista del Kazakistan
  24. Federazione dei Giovani Comunisti, FJC – Messico
  25. Movimento della Gioventù Comunista, CJB – Paesi Bassi
  26. Federazione Democratica degli Studenti – Pakistan
  27. Gioventù Comunista del Pakistan
  28. Gioventù del Partito Comunista di Polonia
  29. Unione della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (Bolscevica), RKSMb – Russia
  30. Unione della Gioventù Comunista Leninista della Federazione Russa, LKSM
  31. Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia, SKOJ – Serbia
  32. Collettivi dei Giovani Comunisti, CJC – Spagna
  33. Unione della Gioventù Comunista di Spagna, UJCE
  34. Gioventù Comunista della Catalogna, JCC
  35. Unione della Gioventù Socialista, SSU – Sri Lanka
  36. Unione Socialista degli Studenti, SSU – Sri Lanka
  37. Unione della Gioventù Comunista Siriana – Gioventù “Khaled Bakdash”, SCYU – KBY
  38. Gioventù Comunista di Turchia, TKG

ALLE ELEZIONI UNIVERSITARIE VOTA COMUNISTA. Il programma del FGC de “La Sapienza” di Roma.

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Il Fronte della Gioventù Comunista parteciperà alle elezioni universitarie nellUniversità di Roma “La Sapienza”, presentando una propria lista, con un programma di lotta e di mobilitazione. Pubblichiamo di seguito il programma nella sua versione integrale.

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Durante le elezioni universitarie fioriscono liste e rappresentanti arrivisti che chiedono l’appoggio degli studenti pretendendo anche di riuscire a nascondere loro l’evidenza. Si presentano come indipendenti, vergini politicamente e dediti solo ai diritti degli iscritti, ma preso il posto e lo stipendio spariscono completamente dalle aule e dagli spazi di confronto, mentre negli organi di rappresentanza votano praticamente qualsiasi cosa senza rendicontare nulla a chi li ha eletti. Ricordano più dei “politicanti di professione” che studenti eletti, ed in effetti buona parte di loro proviene dalle giovanili dei partiti nazionali, sia di governo che di opposizione. Per queste persone le elezioni universitarie sono trampolini di lancio per entrare in ruoli dirigenziali ben più significativi nelle proprie organizzazioni.

Non c’è da stupirsi se solo il 15% degli iscritti partecipa alle votazioni, e questo è un dato a loro utile. Per i membri di una giovanile di partito intenti a vincere una gara elettorale all’università vi è tutto l’interesse che vi sia una bassa affluenza, in modo che i voti raccolti in maniera clientelare pesino di più proporzionalmente. Nella maggior parte delle facoltà compaiono liste chilometriche di candidati, ognuno con la propria “dote” di voti, che puntualmente una volta eletti non si presentano mai in assemblea di facoltà, ma che il giorno delle elezioni hanno permesso di raccogliere quei 4000 voti (su 115.000 iscritti) necessari al candidato di turno per vincere il seggio in Senato Accademico o CdA.

Noi comunisti siamo coscienti che la lotta per un’università pubblica, gratuita, libera dagli interessi dei padroni non passa per le elezioni della rappresentanza. Siamo coscienti che l’università non rappresenta un mondo a sé stante dal resto del paese e che dopo 5 anni passati a studiare ci si accorge drammaticamente, volenti o nolenti, che coloro che sfruttano i lavoratori nei luoghi di lavoro sono gli stessi che poi ti chiedono di fare 6 mesi di stage a 200 euro, che ti fanno il part-time a 24 ore settimanali più altre 24 a nero, solo per fare alcuni esempi. Noi ci presentiamo alle elezioni per dire chiaramente che il tempo dell’arrivismo e carrierismo politico fatto sugli studenti è finito. Il nostro programma non è una piattaforma di rivendicazioni, ma la base da cui si deve ripartire per ridare agli studenti il protagonismo che gli spetta nelle lotte.

 

Programma Fronte della Gioventù Comunista Sapienza

La lotta dei comunisti per un’università gratuita e accessibile vuol dire la lotta contro quell’università di classe che ha escluso 400.000 studenti in dieci anni dagli studi superiori, che ignora le necessità degli studenti costretti a lavorare per mantenersi, che non eroga borse per i redditi inferiori, che esternalizza bandi ad aziende interinali e cooperative divenendo attore della concorrenza al ribasso sui salari dei propri dipendenti. La lotta dei comunisti contro l’università di classe è la lotta contro l’autonomia universitaria.

L’autonomia finanziaria e normativa impone agli atenei di rispettare dei vincoli di guadagno, o sei in attivo o perdi finanziamenti. Il risultato è stato trasformare in 30 anni le università in delle aziende, con un bilancio da gestire e degli utili da generare. Lo scopo non è più la formazione e l’istruzione per il più ampio numero possibile di persone, ma garantire che fra finanziamenti statali e tasse dirette sugli studenti l’ateneo sia sempre in attivo. Un ateneo che debba generare degli utili non vuole studenti con redditi bassi che non pagano la seconda rata ma ha bisogno di ridurre il personale e i loro salari, ha bisogno di liceali che vengano a lavorare gratuitamente in alternanza nei propri uffici. L’autonomia universitaria ha permesso alla Sapienza di generare quest’anno un utile di 40.000.000 di euro e non investirne nemmeno uno nell’erogazione di borse per gli studenti provenienti dai ceti inferiori.

Il ruolo storico dell’autonomia universitaria è chiaro: trasformare le università in vere e proprie aziende produttrici di un profitto e, in virtù di quel profitto “autonomo”, tagliare sempre più i fondi prevenienti dallo Stato.

Questa è una premessa fondamentale al nostro programma. Tutte le università sottendono a questa logica e non può essere in alcun modo sufficiente vincere una semplice elezione studentesca per ribaltarla, ancora a dimostrazione che la sola rappresentanza non è in grado di sostituire la partecipazione attiva degli studenti nella lotta contro l’università di classe.

 

1. Studenti lavoratori e studenti fuori corso

L’università è un lusso per pochi e in Italia circa la metà degli studenti universitari sono costretti a lavorare per potersi mantenere gli studi. Si parla di centinaia di migliaia di studenti in tutto il paese, decine di migliaia solo alla Sapienza. Esattamente come gli altri giovani non studenti, questi ragazzi vivono di precarietà, sfruttamento e lavoro nero, e lo fanno per pagarsi le tasse. L’unico strumento messo a disposizione dagli atenei italiani che permetta di facilitare il percorso di studi è il corso Part-Time, che ipocritamente viene destinato solo a quella enorme minoranza (1%) che possiede un regolare contratto di lavoro. Affinché una simile misura mantenga anche un minimo di utilità, l’accesso deve essere aperto a tutti coloro che realmente necessitano di un simile aiuto. Le proposte dei comunisti a questo scopo sono:

-Apertura dell’accesso al corso di studi part-time per tutti gli studenti sotto ai 40.000 euro di reddito ISEE, che rappresentano la fascia dove sono maggiormente a rischio di doversi pagare gli studi col proprio lavoro.

-Rimodulazione della tassazione del corso part-time proporzionale alla durata del corso stesso: chi ne usufruisce non deve trovarsi a pagare più di chi segue un corso tradizionale.

-Inoltre chiediamo l’abolizione del ricarico delle tasse per gli studenti fuori corso, i quali spesso coincidono con studenti-lavoratori che non possono permettersi di stare tutto il giorno sui libri.

 

2. Studentati

Gli studentati ad oggi presenti sono responsabilità dell’ente regionale LazioDisu e non coprono le attuali necessità né quelle prevedibili per i prossimi anni; la regione non riesce a soddisfare tutte le richieste degli idonei. Questo ente deve garantire un maggior numero di posti per studenti fuori sede in difficoltà a sostenere le spese di affitto. Solo presso la Sapienza ci sono 30.000 studenti fuori sede e 2.300 posti (per tutta la regione!), non bastano. Il criterio per l’ubicazione di nuovi studentati non può essere dettato dalla speculazione edilizia, che ha portato ad averli lontani dalle università e in quartieri mal collegati dal servizio di trasporti pubblici (come nel caso della Residenza Universitaria Ponte di Nona), ma deve essere dettato dalle necessità oggettive. Non è ammissibile che uno studente impossibilitato a sostenere le spese di affitto in un quartiere universitario ed abbia un posto in uno studentato, sia costretto a ore di spostamenti per arrivare a lezione. Inoltre va implementata la manutenzione delle strutture esistenti, anche questa ampiamente insufficiente.

La Sapienza ha in programma, già dall’anno prossimo, la costruzione di due studentati di sua proprietà. In particolare la realizzazione di una palazzina da 200 posti letto in via Osoppo, corredata anche di impianti sportivi. Per queste infrastrutture è prevista una spesa superiore ai 15 milioni di euro provenienti dalle casse dell’università. Ben venga che i soldi degli studenti siano investiti in nuove strutture di questo tipo, vicine alla sede principale e funzionali, ma vogliamo la garanzia che canoni di affitto e criteri di assegnazione siano modulati sulla base di quelli regionali.

Università e Regione sono responsabili del diritto allo studio, che passa anche dagli alloggi, non possono limitarsi a pochi posti o far finta di garantire un servizio stipulando una semplice convenzione con locatori privati come Sturent.

Il modello americano del “campus universitario” è quanto di più lontano dalle esigenze di migliaia di studenti costretti non solo a lasciare casa e trasferirsi per studiare, ma a pagare cifre esorbitanti per locazioni disagiate e spesso a nero. Abbiamo bisogno di più alloggi accessibili a tutti e non di qualche resort di studi per pochi.

 

3.Borse di studio e di collaborazione

Negli ultimi 10 anni le immatricolazioni dell’ateneo sono calate di oltre 20.000 unità, a testimoniare che le sole borse della Regione non possono sopperire agli effetti della crisi e al costante aumento delle spese collaterali dell’università sostenute dalle famiglie. Eppure la Sapienza non mette a disposizione alcuna borsa di studio il cui criterio di assegnazione primario sia economico. L’unico strumento tramite cui gli atenei forniscono sussidi diretti agli studenti sono le borse di collaborazione, le quali sono prima di tutto funzionali all’abbattimento dei costi del personale. Il borsista vincitore deve infatti offrire all’università una prestazione lavorativa di 150 ore tra biblioteche, laboratori, musei e segreterie amministrative in cambio di circa 1100 euro. Il risparmio è notevole (milionario nel complesso per la Sapienza), considerando che lo studente, nel sostituire un impiegato stabile, percepisce 7,30 euro l’ora senza contributi, ferie o giorni di malattia. Un taglio sui costi che, dove applicabile, sfiora il 50%.

La dimostrazione di come all’ateneo non interessi primariamente sussidiare il diritto allo studio, ma risparmiare sugli stipendi, sta nel fatto che l’accesso a queste “borse” non è su base reddituale, ma sul fantomatico criterio meritocratico del rapporto media/crediti. È evidente come in media uno studente che impieghi le sue serate o fine settimana per lavorare non possa avere un rendimento paragonabile a chi ha la possibilità di dedicarsi interamente allo studio. Senza contare chi si veda sovrapporre orari di lavoro e lezioni. Il criterio del merito è equo solo se si parte tutti dalle stesse condizioni.

Rivendichiamo, in virtù delle possibilità economiche di questo ateneo, la sostituzione dei borsisti con lavoratori stabili che possano offrire un servizio migliore, più esteso e qualificato, soprattutto in segreterie e laboratori. Parallelamente è necessaria l’istituzione di borse di studio della Sapienza per quelle fasce ISEE appena superiori alla soglia prevista per le borse regionali. I redditi più bassi stanno vivendo una graduale esclusione dall’università, noi esigiamo che gli atenei si assumano la responsabilità di combattere questa tendenza.

 

4. Studenti in Alternanza Scuola-lavoro

Come nel caso dei borsisti, ogni opportunità per l’università/azienda di tagliare sui costi del personale viene afferrata al volo. Nel corso del 2016 la Sapienza ha impiegato infatti oltre 3.500 studenti provenienti dagli istituti superiori romani. Questi, grazie alle decine di ore di lavoro svolte, permettono a Sapienza un risparmio complessivo enorme dal momento che gli studenti sono a costo zero (e impossibilitati a sottrarsi all’alternanza).  La logica dell’economizzare i servizi pesa sugli studenti sfruttati e sulla qualità dei servizi stessi.

Chiediamo che nessuno studente in alternanza scuola-lavoro sia ancora impiegato dall’università in segreterie, allo sportello ”Ciao”, in biblioteche o altre mansioni prive di carattere formativo.

 

5. Tasse universitarie

Sapienza nell’ultimo anno si è potuta permettere di abbassare leggermente le tasse universitarie per una quota considerevole di studenti, e non manca in ogni occasione di rivendicarlo. Quello che non viene detto è che l’abbassamento è stato possibile grazie alle riforme del calcolo ISEE del 2015 e 2016 che, facendoci figurare tutti più ricchi, ha causato un avanzamento di fascia per molti studenti e una drastica riduzione del numero di studenti esenti dal pagamento di rate successive alla prima. Queste “agevolazioni” indette dalla Sapienza non sono frutto di un processo che punti alla gratuità dell’istruzione superiore ma di un tentativo di questa università di essere maggiormente competitiva rispetto agli altri atenei del Paese. Attrarre più studenti vuol dire maggiori entrate.

Il continuo calo dei finanziamenti statali sta portando l’università ad essere sempre più dipendente dalla sua capacità di attrarre studenti e dalla loro tassazione diretta. In questa logica competitiva Sapienza è avvantaggiata dalla sua maggior disponibilità economica, altri atenei sono invece destinati a sparire nei prossimi decenni.

La direzione dovrebbe essere quella opposta: quella di un’istruzione pubblica e gratuita. La lotta dei comunisti è per l’abolizione delle tasse universitarie e lo smantellamento del modello di università/azienda che porta alla competizione fra atenei, a spese di studenti e lavoratori.

 

6. Lavoratori

L’Università non è composta solo di studenti ma è anche e soprattutto un datore di lavoro per migliaia di persone. Tutti i servizi che non siano amministrativi o puramente didattici sono affidati a lavoratori esternalizzati.  È il caso dei dipendenti delle imprese di pulizia o dei lavoratori delle mense. Il loro posto di lavoro è a rischio ogni volta che si rinnova il bando per quel servizio e l’ingresso di un’altra cooperativa vuol dire licenziamento o riassunzione da parte del vincitore, ma con lo stipendio ridotto. La competizione al ribasso tramite questi bandi fa risparmiare università e regione, mentre cresce il guadagno di chi gestisce le cooperative e le aziende interinali, il tutto sulla pelle di chi lavora e a totale discapito del servizio per chi l’università la vive. I lavoratori sono la spina dorsale su cui si regge la stessa esistenza dell’Università e non rappresentano una variabile di bilancio che possa venir meno da un giorno all’altro come la scadenza di un bando. Chiediamo l’internalizzazione di tutti i lavoratori effettivi dell’ateneo.

Tuteliamo i servizi e tuteliamo i diritti di chi lavora per garantirli.

 

7. Gestione del personale docente

Nei prossimi anni sono previsti tagli di gestione del personale per circa 14 milioni di euro. In sostanza non verranno coperti integralmente i pensionamenti del personale docente (probabilmente lo saranno solo per meno di un terzo). Andrà quindi a peggiorare il rapporto professori/studenti oggi di circa uno a trenta. Alcuni dipartimenti, quelli la cui età media dei professori è più alta, andranno a perdere quote rilevanti di personale. Le conseguenze per gli studenti sono notevoli. Si riduce la capacità di canalizzare un corso di laurea sovraccaricando le aule e abbassando la qualità delle lezioni. Potrebbero venir meno diversi corsi di specializzazione magistrali: uno studente che faccia l’investimento di studiare alla Sapienza già dalla triennale magari si troverà senza la specializzazione per cui si era iscritto. E così via.

Allo stesso tempo gli stanziamenti per i ricercatori a tempo determinato di tipo A (RTDa) sono 15 volte più sostanziosi del 2016. Un RTDa infatti, oltre alla ricerca, deve garantire all’ateneo un certo numero di ore di lezione frontale, circa la metà di quelle richieste a un professore ma con uno stipendio inferiore alla metà. Il risparmio è anche qui evidente. Un contratto triennale è anche più ”comodo” in termini di gestione del personale in modo flessibile alle richieste già nel breve periodo. Chiediamo che la Sapienza rinnovi il personale docente in numero sufficiente a garantire un servizio adeguato senza ricorrere all’impiego degli RTDa nell’insegnamento. Inoltre la

pianificazione dell’organico per ogni settore scientifico disciplinare deve essere fatta con criteri ben precisi: non si può pensare di prendere un RTDa, anche in un settore dove sia necessario personale, senza potergli garantire fin da subito un concorso come RTDb alla fine dei tre anni (un RTDb con l’abilitazione viene assunto come professore associato a fine contratto). Pianificare in modo diverso vuol dire impedire di sfruttare un giovane lavoratore altamente qualificato per tre anni e poi sbatterlo fuori nella speranza di quest’ultimo di trovare un altro concorso chissà dove. Questo è un primo passo da compiere nella lotta alla precarietà anche nell’università.

 

8. Tirocini sanitari

Per gli studenti di professioni sanitarie sono previste centinaia di ore di tirocinio ogni anno già a partire dal primo. Le ore di lavoro realmente svolte arrivano anche ad essere il doppio della norma sotto il ricatto, da parte di chi li gestisce, di non veder convalidato l’intero tirocinio ai fini della laurea. Nelle loro turnazioni si ritrovano addirittura a svolgere notti e festivi, come se fare tirocinio in quei particolari giorni fosse più formativo che in altri! Senza contare che, per coloro che sono costretti a lavorare per studiare, questa tipologia di corsi è completamente inaccessibile. È infatti impensabile poter gestire lezioni, studio e turni di notte e contemporaneamente lavorare per mantenersi. La verità è che dopo poco tempo lo studente diviene completamente in grado di svolgere buona parte delle mansioni richiestegli, e da quel momento si trasforma in semplice forza lavoro totalmente gratuita e ricattabile in grado di coprire efficacemente le carenze di un sistema sanitario ormai con l’acqua alla gola.

E’ arrivato il momento di rivendicare dei tirocini per le professioni sanitarie realmente formativi e che tengano conto del reale lavoro di questi studenti, per i quali esigiamo garanzie sugli orari e sui turni e per la prima volta l’erogazione di una retribuzione proporzionale alle ore svolte. Il lavoro va pagato.

 

9. Tirocini generici

”Rimediarsi” un tirocinio è oggi compito dello studente, pur essendo questo obbligatorio, con tutti i pro e i contro che questo comporta. Purtroppo la direzione per i prossimi anni sembra essere la stessa dell’alternanza e dei tirocini sanitari: lavoro gratuito in aziende o enti per coprire gratuitamente il personale mancante. Studenti di lettere e filosofia già si trovano ad assistere professori del liceo o tenere intere lezioni nel corso della laurea triennale. Ovviamente senza vedere un euro. Il rischio ulteriore è che sempre più aziende private comincino a far ricorso a studenti universitari come segretari, operatori telefonici o nei modi più disparati a seconda delle necessità.

Il FGC, come nel caso dell’alternanza, ritiene indispensabile l’istituzione di commissioni paritetiche di studenti e professori che valutino il valore formativo e l’utilità dei tirocini proposti.

Salario e tutele devono essere parole d’ordine di ogni studente già dal momento del tirocinio universitario!

 

10. Edilizia

Nei prossimi anni saranno stanziati sempre più fondi alla voce ”edilizia” del bilancio della Sapienza. L’incremento non è dovuto, come auspicheremmo, a ingenti e necessarie opere di ristrutturazione ma ad investimenti in nuove strutture considerate più fruttifere e che amplino il già vasto patrimonio immobiliare di Sapienza.

Si parla di spese milionarie, fatte anche contraendo enormi prestiti, direzionate da criteri come acquisire attrattiva verso nuovi studenti, allargare il patrimonio, attrarre investitori. I criteri di sviluppo dell’università dovrebbero sempre essere guidati da un rapporto organico di questa con la società che le permetta di rispondere a necessità collettive.

Rivendichiamo la fine dell’impiego di fonti da indebitamento i cui interessi pesano ogni anno sulle disponibilità economiche e l’istituzione di una politica di sviluppo che non vada a ”premiare” solo le facoltà più virtuose ma guardi alle necessità degli studenti e investa anzitutto negli interventi di manutenzione necessari.

È tempo che finisca la pratica di compravendita di terreni e immobili a fine speculativo. L’università deve erogare il diritto allo studio e non essere uno tra i tanti speculatori che soffocano questa città.

 

11. Appelli

Il numero di appelli disponibili nel corso di un anno non è sufficiente. Il concentramento in sessioni di circa un mese complica notevolmente le cose nel momento in cui si debbano sostenere più di 2-3 esami. Alcuni professori, con grande arroganza, praticano il salto d’appello secondo criteri frutto di una loro scorretta visione dell’università e degli studenti.

Non c’è alcun motivo didattico per cui gli appelli nel corso di un anno debbano essere 5 e concentrati solo nelle 3 sessioni. Vogliamo un minimo di 8 appelli al di fuori del periodo di svolgimento del corso e la garanzia che facoltà e dipartimenti sanzionino quei professori che non li concedano. Allo stato attuale questo sistema di sessioni ha come unico risultato quello di rallentare il conseguimento della laurea e, tramite la conseguente maggiorazione delle tasse per i fuoricorso, fare cassa.

 

Per un’università pubblica, gratuita, di qualità. Partecipa. Lotta.

Tasse universitarie, Lang (FGC) «Da Grasso solo spot elettorale, serve reale gratuità istruzione»

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«In campagna elettorale succede di tutto, anche che un obiettivo di lotta degli studenti diventi una promessa elettorale di chi fino a ieri governava col PD» – questo il commento di Lorenzo Lang, segretario del FGC, sulla proposta di Pietro Grasso di abolire le tasse universitarie – «La lotta per la gratuità dell’istruzione non si ferma alla sola abolizione delle tasse universitarie. Bisognerebbe parlare di borse di studio, di lotta al caro libri, di trasporti e alloggi gratuiti per gli studenti fuori sede. Cioè eliminare tutti gli ostacoli economici che oggi sono una barriera nell’accesso all’istruzione universitaria. Le tasse universitarie vanno abolite ma deve essere lo Stato, certo non le imprese, a farsi carico dei costi dell’istruzione. Essenziale poi garantire la reale assunzione dei neolaureati. La nostra proposta è un’università gratuita e di qualità, fatta per gli studenti e non per le imprese. Quella di Grasso è solo uno spot elettorale»

5 ANNI DI LOTTA, 5 ANNI DI IMPEGNO, UN FUTURO DA CONQUISTARE

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Il 10 giugno di cinque anni fa si concludeva l’assemblea fondativa nazionale del Fronte della Gioventù Comunista. Intorno a noi, in pochi avrebbero scommesso che cinque anni dopo saremmo stati qui a tracciare un bilancio decisamente positivo del nostro lavoro. Anzi, anche all’interno di alcuni settori del movimento comunista e della sinistra molti sono convinti che l’unico modo per mantenere qualche forma di consenso sia rinunciare ai propri principi, e per questo ritenevano quasi antistorica l’idea di costruire una gioventù comunista su posizioni coerentemente rivoluzionarie. Leggi il resto

OLTRE 80% PER IL NO. DAI GIOVANI SCHIAFFO A RENZI, UE E CONFINDUSTRIA

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Il risultato del referendum costituzionale ha segnato a livello giovanile una sconfitta ancora più dura per Renzi ed il suo governo. Alcune stime attestano all’81% il no tra i giovani: un no ad una riforma che sarebbe andata a rafforzare gli interessi del grande capitale, un no alla forza politica in questo momento più conseguente a quegli interessi, un no alle politiche antipopolari imposte dall’Unione Europea e all’idea che queste potessero andare avanti senza intoppi con il “pilota automatico”. Un dato, questo del voto giovanile, che smonta in partenza ogni tentativo di affibbiare la responsabilità del risultato ai “vecchi” ignoranti e retrogradi come è stato fatto sulla Brexit, e che è indice di un rifiuto netto per un governo ed un sistema di potere che hanno colpito duramente le condizioni di vita della gioventù proletaria in Italia, con riforme come Jobs Act e Buona Scuola. Un rifiuto che arriva nonostante mesi di terrorismo mediatico sui possibili effetti di questo rifiuto e con un’affluenza estremamente elevata considerando anche l’aspetto tecnico della riforma mai spiegato adeguatamente durante la campagna referendaria. Leggi il resto

MORTE DI FIDEL CASTRO. FGC: «UN ESEMPIO PER LA GIOVENTÙ DI TUTTO IL MONDO»

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Con immensa tristezza abbiamo appresso in queste ore della scomparsa del comandante Fidel Castro. Per questa perdita dal peso incalcolabile che colpisce profondamente Cuba e tutto il movimento comunista internazionale inviamo condoglianze fraterne all’Unione dei Giovani Comunisti di Cuba, al Partito Comunista Cubano e a tutto il popolo cubano. Leggi il resto

APPELLO DELLA FMGD (WFDY) PER UNA CAMPAGNA CONTRO IL “BLOQUEO” A CUBA.

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Il prossimo 26 ottobre all’Assemblea Generale della Nazioni Unite voterà per la 25° occasione la relazione presentata da Cuba “Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”.

La Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD – WFDY) condanna il blocco economico, commerciale e finanziario del governo degli Stati Uniti contro il popolo cubano per oltre mezzo secolo. Il “Bloqueo” è una politica unilaterale degli Stati Uniti nei confronti di Cuba e unilateralmente dovrà essere eliminata dal governo Nordamericano senza condizionamenti o dilazioni. Leggi il resto

LA GIOVENTÙ COMUNISTA IN PIAZZA PER LA SCUOLA E IL FUTURO

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Nella mobilitazione studentesca del 7 ottobre, gli spezzoni contro la scuola di classe promossi dal Fronte della Gioventù Comunista (FGC) sono presenti con lo slogan «Sferriamo il contrattacco» in 11 città italiane, fra le quali spiccano importanti piazze come Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Padova e Reggio Calabria.

«In Italia servirebbero misure strutturali per il diritto allo studio, pesate in miliardi per far fronte alla piaga dell’abbandono scolastico» – lo afferma Alessandro Fiorucci, resp. Scuola del FGC, che attacca lo “Student Act” di Renzi – «Il Governo vuole vincere un referendum e si dà alla politica spot pur di raccattare voti fra gli studenti, senza risolvere nessun problema reale. Libri, trasporti e contributi imposti dalle scuole sono una spesa ormai insostenibile, le scuole cadono a pezzi e l’istruzione è sempre più dequalificata, gli studenti in alternanza vengono sfruttati come semplice manodopera… ma il Governo pensa ai bonus per “geni” e diciottenni o agli sgravi fiscali per le imprese private che lo sostituiscono nel finanziare la scuola».

«Renzi era convinto di aver chiuso i giochi con la “buona scuola” ma si sbagliava» – conclude il comunicato – «Questa è una buona scuola per la Confindustria e per la UE, ma non per gli studenti che la vivono ogni giorno. Oggi lanciamo il nostro contrattacco per rivendicare una scuola gratuita, di qualità e al servizio dei futuri lavoratori, che sappia garantirci il futuro che meritiamo».

FGC «CON “GIOVANI E RICCHI” LA RAI INSULTA MILIONI DI DISOCCUPATI E PRECARI»

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«In Italia c’è il 40% di disoccupazione giovanile, la precarietà è l’unica condizione di vita che la nostra generazione potrà conoscere. Milioni di giovani ogni giorno combattono con stipendi da fame per pagare un affitto e sopravvivere, senza possibilità di costruirsi un futuro certo. Basterebbe questo a fare di “Giovani e Ricchi” una trasmissione fuori posto.» Così in una nota il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) che si scaglia contro la trasmissione “Giovani e Ricchi” andata in onda ieri notte su Rai2. «Un programma che descrive la vita di giovani parassiti della società, che hanno avuto l’unica fortuna di nascere figli di papà, privi di ogni senso della misura e del gusto, il cui unico intento sembra ostentare sui social network il loro censo. In noi ha risvegliato un sano odio di classe, ma la preoccupazione è che programmi del genere contribuiscano ad alimentare l’illusione nei giovani che questo sistema consenta a chiunque di poter arrivare a quel livello. La Rai – conclude la nota – farebbe bene a ripensare la sua programmazione.»

1 MAGGIO: FAR AVANZARE LA COSCIENZA DI CLASSE DELLA GIOVENTU’

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Le ultime statistiche sul lavoro smascherano l’ipocrisia del discorso del Governo Renzi e dell’UE sulla necessità di flessibilizzare il mercato del lavoro e ridurre tutele e diritti per risolvere la crisi occupazionale che il nostro paese attraversa e che colpisce in modo particolare la gioventù. Il tenue aumento dell’occupazione (+0,3%) registrato a inizio di quest’anno, e tanto sbandierato dal Governo Renzi, si è dimostrato essere nient’altro che il temporaneo risultato di incentivi e decontribuzioni totali o parziali a favore delle imprese, senza le quali le assunzioni sono tornate a calare drasticamente.

L’attacco alla regolamentazione del mercato del lavoro ad opera dei governi di centrodestra e centrosinistra degli ultimi 25 anni (Pacchetto Treu, Legge Biagi, Riforma Fornero e infine il Jobs Act) ha reso fortemente precaria la condizione lavorativa in particolar modo dei giovani: si è triplicato il numero di contratti a termine che per la fascia di età tra i 15 e i 24 anni rappresentano il 60% dei rapporti totali, e di questi sono in continuo aumento i contratti a termine che durano meno di 6 mesi. I rapporti lavorativi che durano da 1 settimana a 6 mesi rappresentano ben il 40% del totale, e un terzo di questi non durano più di una settimana. Leggi il resto