Lottare per la salvaguardia ambientale ma non con le multinazionali.

La lotta per la salvaguardia ambientale e climatica è giusta e necessaria. I giovani delle classi popolari devono far proprie le parole d’ordine del progresso sostenibile, guidato dalle reali necessità dei lavoratori e delle popolazioni e non dalla ricerca della massimizzazione dei profitti e dello sfruttamento incontrollato delle risorse naturali.

Il sistema economico capitalistico per sua natura piega e sottomette ogni questione alle ragioni del profitto e alle logiche del mercato. La tutela dell’ambiente e dell’ecosistema non fa eccezione se diventa un costo e un ostacolo alla produzione e allo sfruttamento, tanto delle risorse quanto dei lavoratori. Questo sistema si dimostra incompatibile con il soddisfacimento delle necessità e degli interessi reali delle classi popolari, nemico del progresso per l’umanità intera.

La questione ambientale è un tema sempre più all’ordine del giorno, anche in ragione della necessità e dell’urgenza di un’inversione di rotta. Si aprono così grandi spazi di profittabilità nel campo delle energie rinnovabili e della cosiddetta green economy, che spiegano il grande interesse di interi settori del grande capitale ad investire in questi ambiti, alla ricerca di maggiori profitti e non certo per la tutela dell’ambiente. Non a caso questo “interesse ambientale” si esaurisce nei limiti delle regolamentazioni utili ad escludere dal mercato i concorrenti, in quei settori in cui è possibile investire con una previsione di forte valorizzazione del capitale. Per questo i monopoli esercitano forti pressioni sui governi, attraverso partiti e movimenti d’opinione. In questo solco si inserisce la manifestazione del 15 marzo, convocata dalla piattaforma “Fridays for Future” e sponsorizzata in tutta Europa dai partiti e movimenti legati ai Verdi e al Partito Socialista Europeo.

Non è una casualità che nelle ultime settimane si affronti il tema dell’ambiente e del cambiamento climatico a reti unificate, con una campagna rivolta soprattutto ai giovani per esaltarne il carattere progressivo in un’ottica di pressione verso i governi inerti e una politica vecchia e poco attenta al destino del nostro pianeta. Il tema ha dominato negli scorsi giorni le pagine dei giornali e trova adesioni trasversali nel mondo dell’imprenditoria, dello spettacolo, del cinema e della stessa politica. Dietro a un impianto giovanile e formalmente apartitico, le rivendicazioni di questa giornata di “sciopero” chiedono il rispetto degli accordi della Conferenza intergovernativa di Parigi COP21, senza mettere minimamente in discussione il sistema economico che è la causa primaria del disastro che stiamo vivendo. Le contraddizioni di questa giornata sono enormi, su ogni fronte: in Italia tra i principali promotori di questa marcia sul clima figura il Partito Democratico che è tra i principali sostenitori dell’accordo sull’ILVA di Taranto, della realizzazione della TAV e della TAP, nonché del mantenimento del MUOS.

I partiti socialdemocratici e ambientalisti utilizzano queste parole d’ordine sul clima per la loro lotta politica in Europa contro le destre ma sostengono il modello di sistema che produce quelle stesse contraddizioni che vengono denunciate. Promuovono un capitalismo buono e sostenibile, al quale sono legati a doppio filo, economico e politico. Ammorbidiscono la giusta lotta per la salvaguardia ambientale e climatica stroncando alla radice ogni ipotesi rivoluzionaria, veicolando illusioni tra la gioventù e disarmando tanti studenti sinceramente interessati e coinvolti. Il Partito Democratico cerca di camuffare le proprie responsabilità di fronte ai giovani e agli studenti, e con questa giornata di mobilitazione cerca di riacquistare una credibilità nei confronti della gioventù dopo aver demolito tutte le garanzie e i diritti conquistati con sangue e col sudore delle lotte operaie.

Gli studenti non si facciano ingannare e non si pieghino ad essere pedine di questi scontri politici ed economici. Non si possono condividere le piazze con questi signori che sono del tutto corresponsabili dell’emergenza climatica che stiamo affrontando e che in Italia si fanno promotori di tutte le opere di distruzione ambientale e dei territori. Per questo saremo invece in piazza il 23 marzo contro le grandi opere inutili e per la salvaguardia dell’ambiente.



Scritto il by admin in Nazionale

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