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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; Internazionale</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 08:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026  &#160; Parte prima &#8211; Sulla situazione internazionale 1. Il CC del FGC osserva con preoccupazione i recenti accadimenti internazionali, a partire da ciò che sta avvenendo in Iran e in Medio Oriente in queste ore. Negli ultimi mesi, tutti i continenti sono stati attraversati dall’emergere di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026 </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Parte prima &#8211; Sulla situazione internazionale</em></p>
<p style="text-align: justify;">1. Il CC del FGC osserva con preoccupazione i recenti accadimenti internazionali, a partire da ciò che sta avvenendo in Iran e in Medio Oriente in queste ore. Negli ultimi mesi, tutti i continenti sono stati attraversati dall’emergere di nuovi focolai di guerra. Questi conflitti sono espressione della competizione imperialista tra le classi borghesi, i rispettivi Stati e le loro alleanze, per la supremazia nel sistema capitalistico internazionale e la conquista di posizioni più elevate nella piramide imperialista, per la spartizione di mercati e quote di mercato, territori, risorse energetiche e minerarie, controllo delle rotte commerciali, ecc. In tutti gli Stati capitalisti, i governi promuovono una corsa agli armamenti, con nuove politiche di riarmo a cui fanno da contrappeso i sacrifici economici e le privazioni imposte ai popoli e alla classe operaia, in nome dell’economia di guerra. Nel loro insieme, questi sviluppi dimostrano ulteriormente l’inevitabile tendenza alla guerra del sistema capitalistico e la necessità di organizzare in partito rivoluzionario le forze d’avanguardia del movimento operaio, per rimettere in campo un’alternativa comunista alla realtà di questo sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno riaffermato apertamente una nuova “dottrina Monroe”, cioè l’idea esplicita dell’egemonia statunitense nel continente sudamericano per arginare l’avanzata delle potenze capitalistiche concorrenti, e in particolare della Cina. Il fatto che, contestualmente all’intervento imperialista in Venezuela, l’amministrazione Trump abbia rilanciato mediaticamente le provocazioni con pretese territoriali nei confronti della Groenlandia, e secondariamente nei confronti di Panama, Messico, Canada e Cuba, è ulteriore conferma di una postura volta alla riaffermazione di rapporti di forza che i circoli dominanti USA percepiscono come minacciati.</p>
<p style="text-align: justify;">3. L’intervento imperialista degli USA in Venezuela, con il rapimento del presidente del Nicolas Maduro e il bombardamento di diversi siti del paese, ha portato all’insediamento del governo di Delcy Rodriguez, che ha immediatamente intensificato la cooperazione politica, economica e commerciale con gli Stati Uniti e le concessioni petrolifere alle grandi multinazionali del settore (tra cui l’italiana ENI). Il FGC e il Fronte Comunista hanno diffuso una dichiarazione congiunta dei propri organismi dirigenti e si sono mobilitati contro l’aggressione imperialista. Confermando la correttezza di questa scelta, riteniamo che gli ultimi sviluppi abbiano confermato ulteriormente tutti i limiti del processo bolivariano e la natura del c.d. “socialismo del XXI secolo” in America Latina. Il governo del PSUV in Venezuela ha chiamato “socialismo” quella che era, a conti fatti, una politica socialdemocratica in un paese capitalistico, basata sulle rendite dell’estrazione di petrolio e sull’utilizzo di queste ricchezze per sostenere, da un lato, importanti politiche sociali e &#8211; dall’altro – consolidare il proprio sistema di potere attraverso meccanismi clientelari. La crisi economica venezuelana dell’ultimo decennio è stata il risultato non solo delle pressioni dell’imperialismo nordamericano, ma anche delle contraddizioni intrinseche del capitalismo stesso. Le modalità dell’operazione militare USA e gli sviluppi successivi dimostrano chiaramente che settori del PSUV venezuelano stavano trattando da tempo con l’imperialismo USA, sulla pelle del popolo venezuelano e della classe operaia, come denunciato anche dal Partito Comunista del Venezuela. Il FGC esprime la propria solidarietà al popolo e alla classe operaia del Venezuela nella lotta contro l’aggressione imperialista e contro ogni interferenza di potenze capitalistiche estere.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Esprimiamo solidarietà a Cuba socialista e al suo popolo, al Partito Comunista di Cuba e all’Unione dei Giovani Comunisti, che oggi fronteggiano la difficile condizione imposta dalle pressioni dell’imperialismo USA e dal contesto internazionale. Gli sviluppi in Venezuela e il blocco imposto dagli Stati Uniti hanno comportato l’interruzione degli approvvigionamenti energetici verso l’isola, nel contesto delle difficoltà economiche e delle privazioni derivanti dal blocco economico preesistente, con 10 milioni di cubani lasciati senza elettricità e con il rischio concreto di una crisi umanitaria. Nei giorni scorsi, la guardia costiera cubana ha intercettato un’imbarcazione statunitense con a bordo un gruppo di terroristi carichi di armi ed esplosivi, dimostrando ancora una volta l’esistenza di piani per rovesciare con ogni mezzo il socialismo a Cuba, che per decenni è stata un simbolo di indipendenza e autodeterminazione in tutta l’America Latina. Denunciamo il cinismo e la disumanità del blocco economico imposto da decenni dall’imperialismo USA. Ribadiamo il sostegno dei comunisti alla lotta del popolo cubano contro il Bloqueo e le aggressioni imperialiste, per difendere e rafforzare il proprio sistema socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">5. In Medio Oriente, gli Stati Uniti e Israele hanno acceso la miccia di una nuova escalation militare, con un attacco all’Iran che ha scatenato pesanti bombardamenti, uccidendo Ali Khamenei, “guida suprema” del regime degli Ayatollah. Condanniamo fermamente questo atto criminale, che avvicina pericolosamente una guerra più generalizzata nella regione e nelle aree limitrofe. Il carattere reazionario del regime degli ayatollah e la legittimità della mobilitazione operaia-popolare per rovesciarlo, contro ogni ingerenza imperialista esterna, non cambiano le valutazioni sulle azioni criminali degli USA, di Israele e dei loro alleati. Il tentativo di imporre con le bombe il “cambio di regime” in Iran, cercando di spingere la mobilitazione interna al paese di pari passo con l&#8217;azione militare, ha il solo obiettivo di rafforzare le posizioni e gli interessi che muovono i piani imperialisti degli USA, di Israele e dei loro alleati in Medio Oriente. Questi sviluppi sono la continuazione degli eventi degli ultimi anni e dell’intensificarsi della competizione inter-imperialistica nella regione mediorientale, nel contesto del quale è avvenuto e avviene il genocidio del popolo palestinese, e dimostrano la necessità di continuare a mobilitarsi contro ogni forma di coinvolgimento dell’Italia nei piani imperialisti in Medio Oriente e in tutti gli scenari di guerra imperialista. Inoltre, come già per i negoziati per la spartizione dell’Ucraina e per le pretese statunitensi in Groenlandia, l’escalation in Medio Oriente esacerba le contraddizioni interne al blocco euro-atlantico. Dietro a dichiarazioni quali quelle del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che pure aumenta la spesa militare della Spagna in un quadro di adesione ai piani NATO, si celano frizioni tra gli interessi delle diverse borghesie nazionali nella spartizione delle risorse, delle rotte commerciali e delle aree di influenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Parte seconda – Sulla fase politica in Italia e gli obiettivi dei comunisti</em></p>
<p style="text-align: justify;">6. La fase politica in Italia è caratterizzata oggi dalla centralità del referendum costituzionale del 22-23 marzo nella retorica politica del Governo Meloni e nella narrazione dell’opposizione del centro-sinistra PD-M5S-AVS. La riforma sulla “separazione delle carriere”, in realtà avente per oggetto reale la separazione di due CSM distinti e l’incremento del controllo politico della maggioranza di governo sulla magistratura, si inserisce nel solco delle numerose riforme costituzionali promosse nel corso degli anni in Italia con l’obiettivo di rafforzare la “governabilità” e la “stabilità” dei governi borghesi. È significativo osservare che la campagna referendaria non avviene nel merito effettivo della riforma, ma si è tramutata nella riproposizione di appelli contrapposti dalla forte matrice identitaria, che chiamano al voto sulla base dell’adesione ai valori dei principali schieramenti dei partiti borghesi italiani. In particolare, le forze di governo chiamano apertamente al voto “contro i giudici” che ostacolano il governo, legando il tutto ai temi dell’immigrazione e della presunta emergenza “sicurezza” legata agli episodi di criminalità, vendendo l’idea che “l’ingiustizia” di cui milioni di proletari sono vittime dipenda da una postura “ideologica” dei giudici, e non dal carattere di classe della giustizia e di un sistema strutturalmente ingiusto.</p>
<p style="text-align: justify;">7. Il Comitato Centrale del FGC dà mandato alla Segreteria nazionale di elaborare una dichiarazione politica congiunta con l’Ufficio Politico del Fronte Comunista sul tema del referendum costituzionale, e conviene sull’indicazione di aderire alla manifestazione nazionale per il NO lanciata per il 14 marzo a Roma dal comitato per il “NO sociale”, legato alla compagine dell’Unione Sindacale di Base. Si conviene, altresì, sull’indicazione di  partecipare alla mobilitazione nazionale lanciata per il 28 marzo . Pur mantenendo delle riserve politiche soprattutto sulla seconda di queste mobilitazioni,, riteniamo esista lo spazio e la necessità per veicolare la mobilitazione popolare contro la guerra imperialista a partire dalla preparazione del 14 marzo e in ogni circostanza,  per presentare le posizioni e le parole d’ordine dei comunisti a più ampi settori di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">8. Il governo Meloni sta proseguendo nell’opera di promozione di nuove misure e decreti che riducono le libertà politiche e di manifestazione, incrementando le pene per i reati connessi alle lotte operaie-popolari e alle manifestazioni politiche e intensificando il livello della repressione politica. Questa tendenza autoritaria che si fa strada nel sistema politico e istituzionale italiano va di pari passo con le tendenze analoghe che si registrano oggi negli USA e in diversi paesi dell’UE. La tendenza generale all’irreggimentazione della società, storicamente, è propria di tutti i paesi capitalisti in una fase di inasprimento della competizione imperialista. Nel contesto degli ultimi mesi, caratterizzato da un’ondata di denunce e misure cautelari ai danni di centinaia di militanti politici in tutta Italia –<em> vera e propria rappresaglia politica </em>scatenata dal governo dopo le grandi manifestazioni dello scorso autunno – il governo Meloni ha utilizzato i fatti del 31 gennaio a Torino come un pretesto per  promulgare in fretta e furia un nuovo decreto-legge repressivo, introducendo in particolare il fermo “preventivo” per i manifestanti fino a 12 ore, misura al limite della costituzionalità. Senza sforare nelle chiamate alle armi grottesche del centro-sinistra sul ritorno del fascismo, ripetute in pura ottica elettorale, dobbiamo avere chiaro – mantenendo la lucidità – che l’Italia rischia seriamente di scivolare in una spirale reazionaria che può cancellare in poco tempo diritti e libertà politiche conquistate in anni di lotte del movimento di classe. A questa tendenza reazionaria, che colpisce per primi proprio i militanti politici, bisogna rispondere con una politica che non chiami a raccolta i soli militanti colpiti dalla repressione, ma ambisca a parlare a settori più ampi della società italiana. Per fare questo, è essenziale che tutti, a sinistra, aprano una seria riflessione chiedendosi cosa è efficace e cosa no per far avanzare il livello di coscienza delle masse popolari. Dinnanzi a un’accelerazione repressiva e a un attacco politico e ideologico di tale portata, pensiamo sia necessaria una collettiva assunzione di responsabilità. Non di certo verso un sistema putrescente che prova a stringere la sua morsa, ma rispetto alla possibilità di dare forza, credibilità, organizzazione e concretezza alla prospettiva di rovesciarlo e costruire una società più giusta e libera. Ogni passo, ogni scelta tattica e strategica va, a nostro avviso, rapportata a questa premessa, nella consapevolezza che le modalità di lotta e mobilitazione praticate possono produrre effetti e conseguenze che vanno ben oltre i confini di singole realtà, ripercuotendosi su una dimensione ben più ampia col rischio serissimo di indebolirci e isolarci.</p>
<p style="text-align: justify;">9. Il FGC promuove, nella data di giovedì 5 marzo, una giornata di agitazioni e mobilitazioni studentesche in concomitanza con la data di mobilitazione degli studenti tedeschi contro la reintroduzione di un sistema di leva militare su base “volontaria” in Germania. Anche in Italia il governo Meloni ha più volte paventato l’idea della cosiddetta “naja”, con il Ministro della Difesa Crosetto che richiede a gran voce un sistema di arruolamento massiccio nelle forze armate. Fermo restando le posizioni storiche dei comunisti e del movimento operaio contro gli eserciti professionali e in favore della difesa di una componente “popolare” nelle forze armate, abbiamo chiarissimo che oggi la reintroduzione della leva militare, che ritorna come tema nel dibattito politico di diversi paesi, avrebbe il duplice ruolo di fornire nuove unità alle forze armate a bassissimo costo e – soprattutto &#8211; di normalizzare tra i giovani l’idea della guerra “per la nazione”, rendendo la gioventù più permeabile alla propaganda guerrafondaia. In Italia, oggi, non esiste ancora una proposta immediata in questo senso. Tuttavia, aumentano i corsi di PCTO con le forze armate all’interno delle scuole e sono sempre più frequenti i casi di orientamento post-scolastico in cooperazione con l’esercito, iniziative a cui ci siamo opposti negli scorsi anni. Nella legge di bilancio 2026 il governo Meloni ha previsto quasi 900 milioni di euro di tagli all’istruzione nei prossimi tre anni, a fronte di uno stanziamento di oltre 20 miliardi di euro in più in difesa e armamenti nei prossimi 10 anni.  Sulla base di queste considerazioni e dello spirito di solidarietà internazionalista, un’ampia mobilitazione studentesca in Italia nella giornata di mobilitazione degli studenti tedeschi è da intendersi come un primo momento di nuova attivazione degli studenti contro i piani di guerra e il coinvolgimento dell’Italia nelle guerre dei padroni.</p>
<p style="text-align: justify;">10. A cinque mesi trascorsi dal grande ciclo di mobilitazioni popolari che ha attraversato l’Italia lo scorso autunno, con milioni di persone in piazza contro il governo Meloni e la sua complicità nel genocidio dei palestinesi, <em>l’assenza di una proposta politica di alternativa e rottura contro il capitalismo continua ad essere la questione fondamentale a cui i comunisti devono sforzarsi di dare una risposta.</em> Esiste oggi in Italia una “domanda” di alternativa alle politiche guerrafondaie, ai piani di riarmo, alle ingiustizie sociali e ai sacrifici imposti in nome dell’economia di guerra. Questa alternativa oggi non viene già immediatamente identificata con le forze del cosiddetto “campo largo” del centro-sinistra (PD-M5S-AVS), ma nel lungo periodo, in assenza di altro, l’assorbimento di questo sentimento diffuso da parte dei partiti dello schieramento politico borghese resta l’unico scenario possibile. In questo contesto, mentre la maggioranza del PRC è disponibile a una confluenza nel “campo largo” anche al costo di una possibile scissione del partito, il fatto che altre forze politiche “a sinistra” del campo largo (a partire da PAP e dalla RdC) continuino a porsi, in termini diversi ma non dissimili nella sostanza, l’obiettivo della costruzione di una forza politica socialdemocratica legata alla c.d. “sinistra radicale” europea – identificata nel Partito della Sinistra Europea o nella nuova <em>“European Left Alliance” </em>costruita attorno a <em>La France Insoumise</em>, rappresentata in Italia da Sinistra Italiana – risulta un elemento di enorme arretratezza, che continua a rappresentare un ostacolo al processo di raggruppamento delle forze più avanzate in un forte partito comunista, che continua a essere il principale obiettivo strategico del FGC e dei comunisti in questa fase storica. Il lavoro di  costruzione e rafforzamento in Italia di un partito comunista serio, moderno, organizzato, autorevole e credibile agli occhi delle masse, è un obiettivo urgente e non più rimandabile. “<em>Non c’è vittoria, non c’è conquista, senza un grande partito comunista</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA SOLIDARIETÀ ALLA PALESTINA NON È UN CRIMINE. Criminale è chi ha difeso un genocidio. Comunicato dell’Ufficio Politico del FC e della Segreteria nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 10:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’operazione giudiziaria che ha portato all’arresto di nove persone, tra cui figurano il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, ma anche persone legate ad altre associazioni, è innanzitutto una enorme operazione mediatica. La vicenda viene utilizzata dal governo Meloni e dalle lobby filo-israeliane per attaccare l’intero movimento di solidarietà con il popolo palestinese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’operazione giudiziaria che ha portato all’arresto di nove persone, tra cui figurano il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, ma anche persone legate ad altre associazioni, è innanzitutto una enorme operazione mediatica. La vicenda viene utilizzata dal governo Meloni e dalle lobby filo-israeliane per attaccare l’intero movimento di solidarietà con il popolo palestinese come “filo-terroristico”, prescindendo anche dalla fondatezza delle accuse sul piano giudiziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’enorme operazione mediatica si è messa in moto per<strong> </strong>costruire la falsa percezione di uno scandalo nazionale, con l’obiettivo chiarissimo di creare il contraltare mediatico alla indifendibile complicità con il genocidio dimostrata dal governo italiano – l’unico vero scandalo di cui si dovrebbe parlare &#8211; contro cui milioni di persone sono scese in piazza negli scorsi mesi. Questo viene fatto sapendo bene che un’accusa trasmessa a reti unificate con questa potenza di fuoco, indipendentemente dalla sua fondatezza, pesa sempre di più della smentita successiva.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accusa mossa contro gli arrestati e gli indagati è di aver finanziato organizzazioni politiche in Palestina. La natura dell’accusa è singolare, perché si tratta di persone che non hanno commesso reati in Italia, che vengono accusate di legami con associazioni umanitarie che Israele considera unilateralmente come terroristiche, sulla base di informazioni fornite proprio da Israele. È rilevante ricordare che il governo israeliano, in pieno delirio estremistico e fondamentalista, considera oggi “legate al terrorismo” persino l’UNRWA (agenzia delle Nazioni Unite) o ONG come “Save the Children”, che proprio di recente è stata espulsa dalla Striscia di Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;">Indipendentemente dagli sviluppi delle indagini e dalla vicenda giudiziaria che seguirà, vogliamo chiarire alcuni aspetti politici per noi fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Hamas è considerata un’organizzazione terroristica da meno di 40 paesi al mondo. Tra questi ci sono Israele, gli USA e l’UE. Da comunisti siamo molto lontani dall’ideologia di Hamas e dal suo progetto politico. Sappiamo bene però che Hamas è una forza politica che tanti palestinesi considerano un riferimento; è un partito politico che ha governato la Striscia di Gaza negli ultimi decenni.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo, tra l’altro, è del tutto normale che le organizzazioni umanitarie operanti sul campo mantengano forme di interlocuzione e di contatto con chi gestisce la sanità e i servizi pubblici, come avviene in qualsiasi paese del mondo. Utilizzare questo argomento per bollare come “terroristico” l’invio di fondi per aiuti umanitari alle popolazioni è del tutto arbitrario. Un’accusa di terrorismo sta in piedi solo se e quando si dimostra la complicità nell’organizzazione di attentati terroristici. Le autorità italiane questo lo sanno bene, ma il governo preferisce incassare i risultati del clamore mediatico immediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi consideriamo inaccettabili tutte le azioni terroristiche contro la popolazione civile, a differenza dei governi europei che difendono il terrorismo dello Stato israeliano. Ma sappiamo bene che l’accusa di “terrorismo” agitata da Israele, dagli USA e dall’UE mira a cancellare una grande verità: che la storia della lotta armata in Palestina – che non nasce affatto con Hamas – ha alla base il principio della legittimità della resistenza di un popolo occupato contro una forza di occupazione, principio riconosciuto anche dall’ONU e dal diritto internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il centro-sinistra del “campo largo” autoproclamatosi “progressista”, che non riconosce questo principio e anzi ne prende le distanze, si ritrova oggi a balbettare e a prestare il fianco a questa operazione giudiziaria e mediatica. Un’operazione del governo che ha un obiettivo chiarissimo: bollare come criminale e terroristica la solidarietà alla Palestina. Contro questa narrazione velenosa ci battiamo e continueremo a batterci.</p>
<p style="text-align: justify;">La lotta al fianco del popolo palestinese è giusta e necessaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Criminale è lo Stato di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Terrorista è chi difende un genocidio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Ufficio Politico FC</p>
<p style="text-align: justify;">Segreteria nazionale FGC</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Solidarietà al FGC dalle gioventù comuniste d&#8217;Europa (MECYO). La lotta per la Palestina non è antisemitismo.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 20:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una grande solidarietà al FGC arriva dalle gioventù comuniste di tutta Europa, che denunciano la campagna diffamatoria lanciata dai media e dal governo italiano controla nostra organizzazione dopo la contestazione a Emanuele Fiano. Di seguito il testo della dichiarazione sottoscritta da 16 organizzazioni durante il 19° Incontro Europeo delle Gioventù Comuniste (MECYO), che si è]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" dir="auto"><em>Una grande solidarietà al FGC arriva dalle gioventù comuniste di tutta Europa, che denunciano la campagna diffamatoria lanciata dai media e dal governo italiano controla nostra organizzazione dopo la contestazione a Emanuele Fiano. Di seguito il testo della dichiarazione sottoscritta da 16 organizzazioni durante il 19° Incontro Europeo delle Gioventù Comuniste (MECYO), che si è riunito a Londra pochi giorni fa.</em></div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8212;</div>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Solidarietà al FGC. La lotta al fianco della Palestina non è antisemitismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 19° MECYO esprime la sua solidarietà con il FGC (Italia), che proprio in questi giorni è preso di mira da una violenta campagna politica lanciata dal governo italiano, dai partiti borghesi e dai media, per aver contestato un ex parlamentare italiano, membro di un’associazione chiamata “Sinistra per Israele”, nell’Università di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa campagna diffamatoria, che tenta di dipingere artificialmente il FGC come una organizzazione antisemita, utilizza gli stessi pretesti già visti in altri paesi europei, dove l’equiparazione della critica a Israele con l’antisemitismo è stata utilizzata per introdurre leggi che perseguitano la solidarietà con il popolo palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Organizzazioni Giovanili Comunista d’Europa riaffermano i valori dell’internazionalismo proletario e la loro opposizione a ogni forma di razzismo e xenofobia, alle visioni reazionarie del fascismo e dell’antisemitismo. Siamo al fianco della gioventù di tutta Europa che si è mobilitata contro la complicità dei propri governi nel genocidio del popolo palestinese, per il diritto dei palestinesi di vivere liberi dall’oppressione e dall’occupazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Organizzazioni firmatarie:</em></p>
<ul>
<li>Gioventù Comunista d’Austria (KJÖ)</li>
<li>Lega della Gioventù Comunista (YCL), Regno Unito</li>
<li>Gioventù Socialista del Partito Socialista dei Lavoratori di Croazia (MS)</li>
<li>Organizzazione della Gioventù Democratica Unita (EDON), Cipro</li>
<li>Unione della Gioventù Comunista (KSM), Repubblica Ceca</li>
<li>Movimento dei Giovani Comunisti di Francia (MCJF)</li>
<li>Gioventù Socialista Operaia Tedesca (SDAJ)</li>
<li>Gioventù Comunista di Grecia (KNE)</li>
<li>Movimento della Gioventù “Connolly” (CYM), Irlanda</li>
<li>Gioventù del Partito dei Lavoratori (WPY), Irlanda</li>
<li>Movimento della Gioventù Comunista (CJB), Paesi Bassi</li>
<li>Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevica), RKSM(b), Russia</li>
<li>Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), Spagna</li>
<li>Giovani Comunisti di Catalogna (JCC), Spagna</li>
<li>Gioventù Comunista di Svezia (SKU), Svezia</li>
<li>Gioventù Comunista di Turchia (TKG)</li>
</ul>
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		<title>21 GIUGNO IN PIAZZA A ROMA CONTRO IL RIARMO. COSTRUIAMO UN GRANDE SPEZZONE COMUNISTA CONTRO L’IMPERIALISMO E IL GENOCIDIO</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 17:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[21 GIUGNO IN PIAZZA A ROMA CONTRO IL RIARMO. COSTRUIAMO UN GRANDE SPEZZONE COMUNISTA CONTRO L’IMPERIALISMO E IL GENOCIDIO Dichiarazione congiunta dell’Ufficio Politico del FC e della Segreteria Nazionale del FGC Il vertice NATO dell’Aia del prossimo 21 giugno vedrà in contemporanea a Roma una mobilitazione nazionale di diverse organizzazioni del movimento pacifista, dei sindacati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>21 GIUGNO IN PIAZZA A ROMA CONTRO IL RIARMO. COSTRUIAMO UN GRANDE SPEZZONE COMUNISTA CONTRO L’IMPERIALISMO E IL GENOCIDIO </strong></p>
<p><em>Dichiarazione congiunta dell’Ufficio Politico del FC e della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il vertice NATO dell’Aia del prossimo 21 giugno vedrà in contemporanea a Roma una mobilitazione nazionale di diverse organizzazioni del movimento pacifista, dei sindacati e dell’associazionismo di sinistra contro guerra, genocidio, riarmo e misure autoritarie.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra imperialista imperversa, subita dai popoli di tutto il mondo, a partire da quello palestinese. Israele continua l&#8217;offensiva nei territori palestinesi e, sostenuto da UE e USA, parla apertamente di occupare l&#8217;intera regione e di deportare i palestinesi, in violazione delle risoluzioni ONU e con il sostegno aperto del governo Meloni. La recente escalation a seguito dell’attacco “preventivo” di Israele all’Iran, con il bombardamento di diversi siti nucleari e militari e l’uccisione di esponenti di primo piano dell’esercito, oltre che di numerosi civili, sta trasformando ancora di più il Medio Oriente in una polveriera. Le dichiarazioni del governo di Netanyahu che quella con l’Iran è una guerra aperta e che ormai Gaza è diventato un fronte “secondario”, mostrano chiaramente il rischio reale di una generalizzazione del conflitto e di un&#8217;esplosione delle contraddizioni inter-imperialistiche che rischiano di trascinare i popoli della regione in un massacro senza fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, in Europa, prosegue la guerra imperialista in Ucraina che vede la Russia confrontarsi con il blocco euroatlantico USA-UE-NATO. Dopo anni di propaganda sui “valori europei” da difendere, il reale carattere di questa guerra è reso oggi ancor più evidente dalle trattative spudorate che hanno per oggetto la spartizione dell’Ucraina, dei suoi territori e delle sue risorse energetiche e minerarie, sulla pelle dei popoli e dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">La ratifica da parte della Commissione UE del piano chiamato &#8220;Rearm Europe&#8221;, che prevede di destinare ulteriori 800 miliardi alla spesa militare, è un concreto segnale dell&#8217;escalation bellica. In Italia ciò significa aumentare le spese militari da 33 miliardi a 70 miliardi in quattro anni, tagliando fondi a sanità, istruzione, spesa sociale e creando debito i cui costi saranno scaricati sui lavoratori e sul popolo. Il DL “Sicurezza” e le altre misure repressive adottate dal governo hanno l’obiettivo di colpire gli scioperi e le manifestazioni contro queste politiche lacrime e sangue, per tagliare la testa a chi, invece, vuole alzarla.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo grave contesto, il rilancio della più ampia mobilitazione operaia e popolare contro la guerra, che abbia come protagonista la classe operaia di questo paese, è un’urgenza non rimandabile, assieme alla ricostruzione di un partito comunista moderno e all’altezza dei tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza di due piazze a Roma nella giornata del 21 giugno – una indetta dall’area di Potere al Popolo, RdC, USB etc, l’altra convocata dalla piattaforma “STOP REARM EUROPE” che coinvolge ARCI, CGIL e mondo dell’associazionismo di sinistra –è un elemento estremamente negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte all’attacco fortissimo del governo, alle operazioni della finta “opposizione” del centro-sinistra, al muro di gomma costruito dagli apparati mediatici e di informazione, l’unificazione delle mobilitazioni è un prerequisito – necessario e non sufficiente &#8211; per uscire dall’irrilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, dinanzi alla prospettiva di una mobilitazione più ampia come quella di settori della CGIL e dell’associazionismo “progressista”, è proprio alle forze più consapevoli della sinistra di classe e del sindacalismo conflittuale che si dovrebbe richiedere <em>la maturità di non separare la parte più cosciente e più avanzata dei lavoratori sindacalizzati dai settori più arretrati e immaturi.</em> Sostituire a questo principio quello della competizione tra le sigle – specie se appiattita sul piano sindacale – è un errore tattico non giustificabile in questa fase. È sulla base di questa valutazione che riteniamo un errore la scelta di alcuni settori di mantenere una piazza separata.</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo che porsi il problema della costruzione di questa ampia mobilitazione non significhi nascondere le differenze, né accettare passivamente che le forze del centro sinistra cerchino ipocritamente di ripulirsi la faccia dopo aver governato per anni sostenendo le peggiori leggi antipopolari. Faremmo un favore a quei partiti e a chi oggi propone una finta alternativa a questo governo, se come comunisti non contendessimo alle forze del campo avversario l’orientamento e la direzione politica nei contesti di mobilitazione di massa, come abbiamo visto in queste settimane.</p>
<p style="text-align: justify;">La partecipazione di decine di migliaia di persone che si mobilitano contro la guerra e il genocidio, gli scioperi dei lavoratori per il rinnovo dei contratti e accordi migliorativi  sono un segnale chiaro che in questo momento esiste lo spazio politico per innescare una ripresa della mobilitazione in larghi strati della classe operaia e nel popolo. Una forte presenza dei comunisti in tutte le mobilitazioni di massa è necessaria per portare avanti, all’interno della più generale lotta contro la barbarie del capitalismo, una posizione di rottura rispetto all’ipocrisia della finta opposizione e per dare ai milioni di lavoratori di questo paese una vera alternativa. Questa alternativa sono i comunisti, è il partito comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">Unitamente al sostegno allo sciopero generale del 20 giugno, la proposta che avanziamo a tutti i compagni e le compagne è di scendere in piazza a Roma sabato 21 giugno per costruire assieme uno spezzone comunista nutrito, forte e riconoscibile per dire NO al riarmo europeo e al genocidio del popolo palestinese, per terminare qualsiasi forma di sostegno e complicità dell’Italia con lo stato criminale di Israele e le guerre imperialiste. Fermiamo il governo della guerra!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ROMA, H. 14.00 – PORTA SAN PAOLO</p>
<p><iframe id="_pericles_content_iframe" style="position: absolute; top: -99px; left: 0px; width: 50px; height: 26px; background: transparent; overflow: visible; margin-top: -30px; transition: top 2s ease-in-out; z-index: 2147483647; border: none; padding: 0px;" width="320" height="240"></iframe></p>
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		<title>SOLIDARIETÀ CON LA CLASSE OPERAIA E IL PARTITO COMUNISTA DI TURCHIA. Dichiarazione congiunta dell&#8217;Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2025 20:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
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		<category><![CDATA[partito comunista di turchia]]></category>
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		<category><![CDATA[turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[I recenti sviluppi in Turchia si inseriscono nel quadro delle politiche del governo guidato da Recep Tayyip Erdoğan e dall’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) volte a chiudere ogni spazio di agibilità politica all’opposizione popolare e di minare il diritto delle masse popolari turche alla partecipazione politica, coerentemente con il ruolo di gendarme assegnato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I recenti sviluppi in Turchia si inseriscono nel quadro delle politiche del governo guidato da Recep Tayyip Erdoğan e dall’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) volte a chiudere ogni spazio di agibilità politica all’opposizione popolare e di minare il diritto delle masse popolari turche alla partecipazione politica, coerentemente con il ruolo di gendarme assegnato alla Turchia, non senza contraddizioni tra gli stessi attori a causa delle ambizioni neo-ottomane di quest’ultima, da UE, NATO e Stati Uniti a difesa degli interessi di questo blocco imperialista nella regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sviluppi hanno portato, come è noto, all’arresto illegale di numerosi oppositori, tra cui il sindaco della città Metropolitana di Istanbul, Ekremİmamoğlu e il giornalista İsmail Saymaz. A questi eventi sono seguite imponenti manifestazioni popolari di protesta, che hanno visto i compagni del Partito Comunista di Turchia (TKP) in prima linea nel chiamare alla mobilitazione di massa in diverse città del paese, in particolare ad Ankara, Istanbul e Smirne. L’impegno dei compagni del TKP nella lotta contro le politiche reazionarie e antipopolari del governo Erdoğan ha portato all’arresto di diversi loro militanti, tra cui i dirigenti Ahmet Dincel e Arda Hacıyusufoğlu. Nella giornata di ieri, altri 7 studenti universitari comunisti sono stati tratti in arresto a seguito di incursioni nelle loro case.</p>
<p style="text-align: justify;">A nome dei Comitati Centrali e di tutti i militanti del Fronte Comunista e del Fronte della Gioventù Comunista, esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro supporto alla lotta del popolo e dei comunisti turchi contro la deriva autoritaria messa in atto dal governo reazionario guidato da Erdoğan. Condanniamo senza appello la repressione ai danni delle opposi<a href="https://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2025/03/250327-Solidarietà-TKP2.png" rel="lightbox[4192]" title="250327-solidarieta-tkp"><img class="alignnone size-full wp-image-4195" title="250327-solidarieta-tkp" src="https://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2025/03/250327-Solidarietà-TKP2.png" alt="" /></a>zioni e dei comunisti turchi e chiediamo la liberazione immediata dei militanti comunisti e degli oppositori arrestati e la cessazione delle violenze poliziesche nei confronti dei manifestanti.</p>
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		<title>NO AL RIARMO DELL’EUROPA. Dichiarazione sulla guerra imperialista in Ucraina e la corsa al riarmo dell’UE</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 15:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[1. A tre anni dall’escalation di guerra in Ucraina tra la Federazione Russa e l’alleanza euroatlantica USA-UE-NATO, i termini in cui si presentano sul tavolo le ipotesi di avvio di trattative di pace o di cessate il fuoco dimostrano ancora una volta che questa guerra non ha nulla a che vedere con la “difesa dei]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">1. A tre anni dall’escalation di guerra in Ucraina tra la Federazione Russa e l’alleanza euroatlantica USA-UE-NATO, i termini in cui si presentano sul tavolo le ipotesi di avvio di trattative di pace o di cessate il fuoco dimostrano ancora una volta che questa guerra non ha nulla a che vedere con la “difesa dei valori europei” e delle libertà democratiche, né con i presunti valori “antifascisti” che vengono strumentalmente invocati da entrambe le fazioni. Dopo anni di propaganda spudorata, <strong>le trattative per la “pace” ruotano attorno alle diverse opzioni per la spartizione delle risorse naturali dell’Ucraina e delle sfere di influenza tra le potenze capitalistiche, con USA, Russia, Francia, Regno Unito e Germania in prima linea</strong>. Emblematiche in tal senso sono le proposte e contro-proposte che hanno per oggetto le terre rare del sottosuolo ucraino: mentre gli USA tentano di imporre all’Ucraina un accordo sull’estrazione di questi minerali, la Russia apre allo sfruttamento congiunto con gli USA delle terre rare russe, comprese quelle nel Donbass.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Nelle condizioni attuali, <strong>quella che si preannuncia per l’Ucraina è una “pace” imperialista fragile</strong>, che getterà le premesse dei futuri conflitti imperialisti e sarà fondata sulle<strong> logiche di saccheggio e di spartizione</strong> delle ricchezze tra i grandi monopoli e sugli accordi tra le potenze coinvolte per la parziale ridefinizione delle sfere di influenza. <strong>Trova conferma nei fatti la valutazione fondamentale che da anni viene espressa dal FC e dal FGC</strong>, cioè che  in Ucraina si combatte una <strong>guerra imperialista in cui non esistono i “buoni” o gli “amici dei popoli”.</strong> Le radici di questa guerra stanno nel sistema capitalistico, nello scontro tra borghesie e grandi monopoli finanziari di tutti i paesi per la spartizione di mercati e quote di mercato, per il controllo delle risorse energetiche, naturali e minerarie, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, territori e sfere di influenza. Questa guerra è espressione della competizione per la supremazia nel sistema imperialista internazionale; competizione che oggi si inasprisce nel contesto del mutamento dei rapporti di forza internazionali, con l’emergere di nuove potenze capitalistiche che mettono in discussione la supremazia euro-atlantica.</p>
<p style="text-align: justify;">3.<strong> È necessario opporsi con forza al riarmo dell’Unione Europea</strong>, <strong>al militarismo e alla narrazione bellicista</strong> che oggi vengono promossi nei paesi di tutto il continente europeo. Dopo l’acceso confronto tra Donald Trump e Zelensky alla Casa Bianca, Ursula Von der Leyen ha annunciato un piano di 800 miliardi di euro per sostenere il riarmo dei paesi dell’Unione Europea. Il piano, denominato “ReArm Europe” (riarmare l’Europa)”, è stato poi ufficialmente annunciato dalla Commissione Europea e prevede la possibilità di derogare ai vincoli del Patto di stabilità. Nonostante le contingenze immediate, questo progetto è coerente con l’incremento delle spese militari al 2% del PIL richiesto dalla NATO. L’ipocrita definizione di “spese per la sicurezza” serve a mistificare la realtà oggettiva, cioè che il riarmo dell’Europa è funzionale alla preparazione di nuovi conflitti imperialisti sulla pelle dei popoli. Fino ad oggi, l’Unione Europea e i suoi membri hanno fornito più di 135 miliardi di euro per il proseguimento della guerra in Ucraina. Il prezzo di questa politica scellerata viene già fatto pagare ai popoli con la richiesta di sacrifici e privazioni economiche. In Italia, si parla di aumentare le spese militari da 33 miliardi a 70 miliardi in quattro anni: una vera e propria economia di guerra che da una parte verrà finanziata direttamente dai fondi riservati a sanità, istruzione e spesa sociale, dall’altra potrà essere supportata da forme di debito comune i cui costi saranno scaricati, ancora una volta, sui lavoratori e sul popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">4.<strong> Respingiamo al mittente l’appello a scendere in piazza il 15 marzo in favore dell’Unione Europea e dei suoi piani di riarmo. </strong>Queste manifestazioni, che vedono l’adesione dei vertici della CGIL e sono sostenute da una parte significativa della stampa, sono <strong>l’equivalente di un moderno interventismo</strong>, uguale nella sostanza a coloro che cento anni fa in nome della “difesa della patria” (oggi si direbbe dell’Europa) trascinarono le masse popolari al macello nelle trincee. Più in generale, <strong>è necessario contrastare la narrazione secondo cui il rafforzamento dell’UE sul piano politico, diplomatico, di una politica estera comune e di una maggiore “autonomia” dagli USA sarebbe una garanzia di pace o di “sicurezza” per i popoli</strong>. Questa posizione, che oggi è condivisa da tutto l’arco delle forze politiche borghesi – compresa, in Italia, la “Alleanza Verdi-Sinistra” – parte dalla negazione della natura dell’Unione Europea, cioè un’alleanza imperialista del grande capitale in Europa, e dall’illusione che possa essere rimodellata o “riformata” in favore dei popoli e della pace. Sappiamo bene che, da decenni, il consenso di una parte del popolo “di sinistra” attorno alle politiche dell’UE viene costruito con l’argomento secondo una UE forte può essere un “contrappeso” agli USA e “dare voce” ai popoli europei, e che questo potrà avere un peso nella partecipazione di settori di elettorato del centro-sinistra alla manifestazione del 15 marzo. Siamo convinti, da comunisti, che non si possa rinunciare a smascherare questa retorica. <strong>Non è possibile in nessun modo sostenere “da sinistra”</strong> <strong>il rafforzamento di un centro imperialista europeo, che non sarà foriero né di pace né di benessere per i popoli</strong>, ma servirà direttamente gli interessi e le ambizioni del capitale in Europa. La messa in discussione di queste illusioni è per noi un nodo fondamentale, che fa da spartiacque tra i comunisti e chi invece concepisce sé stesso come la “stampella sinistra” di questo sistema. Per questo, <strong>il 15 marzo aderiremo alla manifestazione convocata in Piazza Barberini</strong>, a Roma, dalle realtà del movimento operaio e sindacale, compresi settori interni alla CGIL e all’ANPI che hanno rigettato la direzione impressa dalle loro dirigenze.<br />
<strong> </strong><br />
5. Il governo nazionalista di FDI-Lega-FI si conferma, con tutta la sua condotta, un governo che amministra gli affari del grande capitale italiano, che cerca oggi di ritagliarsi la fetta più grande possibile nella spartizione della “torta” ucraina (e della ricostruzione a Gaza). Questa realtà viene oggi riaffermata nella politica “prudente” del <strong>governo Meloni, che ha subito annunciato l’incremento delle spese militari italiane</strong>, evitando di prendere posizione sulle tensioni tra l’amministrazione USA e gli Stati UE, trovandosi nella posizione di essere uno tra i più fedeli alleati degli USA nel continente.</p>
<p style="text-align: justify;">6. La situazione attuale conferma la necessità di <strong>costruire la più ampia mobilitazione popolare contro la guerra, le politiche di riarmo, l’economia di guerra e l’imperialismo</strong>; di unire in un unico fronte di lotta le mobilitazioni dei lavoratori e dei sindacati più combattivi, degli studenti, dei disoccupati, per costruire un’opposizione operaia-popolare al governo Meloni, alternativa alla finzione del centro-sinistra. Allo stesso modo, <strong>riaffermiamo la necessità di intensificare gli sforzi per la ricostruzione di un forte partito comunista in Italia</strong>, come elemento irrinunciabile per lo sviluppo effettivo di una politica autonoma della classe operaia, che possa legare a sé tutti i settori popolari e le masse oppresse del nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Un futuro di pace è possibile oltre il capitalismo. La lotta per il socialismo è la lotta del nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Ufficio Politico del FC</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
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		<title>SUGLI SVILUPPI IN SIRIA E LA CADUTA DI ASSAD. Dichiarazione dell’UP del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 08:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<category><![CDATA[imperialismo]]></category>
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		<description><![CDATA[I recenti sviluppi in Siria, con il crollo del regime di Assad e l’occupazione di Damasco da parte di HTS, gruppo jihadista sostenuto dalla Turchia, sono un ulteriore tassello dell’escalation di guerra in corso in Medio Oriente e segnano un importante rafforzamento delle posizioni del blocco imperialista USA-UE-NATO e di Israele nella regione mediorientale. Ancora una]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti sviluppi in Siria, con il crollo del regime di Assad e l’occupazione di Damasco da parte di HTS, gruppo jihadista sostenuto dalla Turchia, sono un ulteriore tassello dell’<em>escalation</em> di guerra in corso in Medio Oriente e segnano un importante rafforzamento delle posizioni del blocco imperialista USA-UE-NATO e di Israele nella regione mediorientale.</p>
<p>Ancora una volta, siamo messi dinanzi a una tragica verità: viviamo in <strong>un mondo che sta scivolando rapidamente nel baratro di una guerra imperialista sempre più generalizzata, e a pagare il prezzo di questa guerra sono sempre i popoli.</strong></p>
<p>Gli eventi in Siria si inseriscono in un contesto caratterizzato dal massacro del popolo palestinese, dagli attacchi di Israele contro il Libano, dalle minacce all’Iran, dalla durissima competizione imperialista, in atto anche in Medio Oriente, tra potenze capitalistiche mondiali e regionali – come USA, paesi UE e NATO, Russia, Cina, Israele, Iran, Turchia e monarchie del Golfo –  per il controllo dei mercati, delle risorse, delle rotte energetiche e commerciali, dei gasdotti e delle infrastrutture, nel pericoloso segno di una ridefinizione delle sfere di influenza, con la possibilità di un cambio dei confini e dello smembramento della Siria.</p>
<p>Sin dal 2011, la nostra posizione sulla “<em>guerra civile</em>” siriana è stata chiara ed espressa in ogni contesto. Nel contesto delle cosiddette “<em>primavere arabe</em>”, <strong>la Siria è stata oggetto di un’aggressione imperialista coordinata e finanziata da USA, Turchia, Israele e paesi dell’UE</strong>, messa in atto con una vera e propria “<em>guerra per procura</em>” condotta dalle variegate milizie del fondamentalismo islamico; una guerra in cui la Russia e l’Iran sono intervenuti in difesa del regime di Assad e dei propri interessi economici e militari a questo collegati.</p>
<p>La situazione in Siria nelle settimane antecedenti alla caduta di Damasco vedeva il nord-ovest del paese occupato militarmente dalla Turchia in aperto sostegno alle forze jihadiste nella città di Idlib e nei pressi di Aleppo; gli USA, con una significativa presenza militare nel Nord-Est del paese, controllato dai separatisti curdi, e nel governatorato di Homs, con la base di At-Tanf nel territorio controllato dal <em>Free Syrian Army</em>; la Russia con migliaia di militari a sostegno del regime di Assad, una base aerea a Khmeimim e una base navale a Tartus.</p>
<p><strong>I fatti dell’ultima settimana sono la continuazione di questi sviluppi. Il popolo siriano continua a pagare il prezzo dei piani e delle trattative che avvengono sulla sua pelle, in un mondo, caratterizzato da una dura competizione inter-imperialistica, che tende a polarizzarsi in due principali blocchi capitalistici, la cui aspra contrapposizione moltiplica i conflitti militari.</strong></p>
<p>I fatti hanno confermato che, senza il sostegno militare della Federazione Russa e dell’Iran, il regime di Assad sarebbe crollato nel 2015. In un  contesto mondiale caratterizzato dalla guerra in Ucraina tra la Federazione Russa e il blocco USA-UE-NATO e dalla guerra di Israele contro il popolo palestinese, il Libano e l’Iran, dinanzi a un’offensiva militare su larga scala delle forze jihadiste sostenute dalla Turchia e, soprattutto, di fronte alla volontà di non opporre resistenza dell’esercito regolare siriano, la Russia e l’Iran hanno cessato questo sostegno. Le forze maggiormente vicine agli USA e a Israele, come le milizie curde e il cosiddetto “<em>Free Syrian Army</em>”, annunciano la propria disponibilità a cooperare, assieme a pezzi dell’apparato statale collassato per l’integrità territoriale di uno Stato siriano già smembrato.</p>
<p>I governi europei, i media e gli organi di informazione e di comunicazione di massa cercano oggi di occultare il reale carattere della guerra in Siria, presentando gli islamisti come “<em>ribelli</em>” e “<em>liberatori</em>”, la caduta del regime di Assad come una speranza per il “<em>ritorno della democrazia</em>” in Siria, utilizzando la stessa retorica che ha giustificato il sostegno alle forze islamiste e le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, le ingerenze imperialiste in Libia, ecc. L’ipocrisia dei media e dei governi è tale che giustificano il loro supporto alle forze fondamentaliste parlando del “<em>regime sanguinario</em>” di Assad, mentre fingono di non sapere cosa accade quotidianamente nei regimi dei paesi limitrofi a loro alleati, come l’Arabia Saudita.</p>
<p><strong>Il popolo siriano aveva e ha il diritto di lottare per le proprie aspirazioni, per la libertà e la giustizia sociale, contro la propria condizione di sfruttamento e di povertà</strong>. La nostra solidarietà e vicinanza al popolo siriano non è mai venuta meno quando, nonostante la distanza e le differenze tra i comunisti e il regime borghese di Bashar al-Assad e del partito <em>Ba’th</em>, <strong>abbiamo denunciato i piani dei grandi monopoli, della NATO e dei governi degli USA e dei paesi dell’UE per lo sfruttamento della Siria come serbatoio di risorse energetiche e territorio di transito di importanti oleodotti e gasdotti attraverso la violazione della sua sovranità e le ingerenze imperialiste nei suoi affari interni, finalizzate al suo smembramento e messe in atto sulla pelle del popolo.</strong></p>
<p>Ribadiamo che chi oggi “<em>da sinistra</em>” celebra i fatti di questi giorni come una vittoria del popolo siriano sta sbagliando, e non poco. È chiarissimo che <strong>a rovesciare il regime di Assad non è stato il popolo siriano, ma un’operazione militare, da tempo preparata, coordinata e sostenuta dalle forze imperialiste, segnatamente dagli USA, dalla Turchia e da Israele, in un paradossale abbraccio tra il governo israeliano e il fondamentalismo jihadista, con la benedizione dell’uscente amministrazione Biden</strong>. Il rafforzamento del potere dei tagliagole jihadisti in Siria costituisce una nuova trappola per il popolo siriano e favorisce l’attuazione della “<em>balcanizzazione</em>”, cioè dello smembramento della Siria, nonostante gli appelli ipocriti al mantenimento dell’integrità territoriale del paese. Anziché portare alla pacificazione del paese, l’assunzione del potere da parte dei fondamentalisti porta le contraddizioni esistenti a un livello più alto e ne aggiunge di nuove, con il concreto rischio che possano degenerare rapidamente in una nuova “<em>guerra calda</em>“, con la partecipazione di potenze straniere globali e locali in una più ampia <em>escalation</em> dell’uso delle armi in tutta la regione mediorientale.</p>
<p>Siamo ben consapevoli che questi sviluppi influenzeranno negativamente la situazione in Palestina e possono spingere rapidamente le forze politico-militari palestinesi, che nella Siria baathista avevano un alleato, a cedere e ad accettare compromessi, in passato improponibili, nelle trattative per un cessate il fuoco, con la possibilità concreta di un inasprimento ulteriore del regime di occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Le nuove autorità siriane hanno già annunciato la chiusura dei campi di addestramento delle forze palestinesi storicamente ospitate in Siria, che oggi rischiano di essere “<em>ricacciate</em>” nei campi profughi. La nuova <em>leadership</em> siriana ha lanciato importanti segnali di pacificazione con Israele, da questo ben ricambiati, negli stessi giorni in cui sono giunte notizie di scontri a fuoco tra HTS e alcune formazioni palestinesi.</p>
<p>Denunciamo l’ipocrisia e l’irresponsabilità del governo italiano, dei partiti di governo e delle forze di “<em>opposizione</em>” che oggi mentono spudoratamente, presentando il collasso della Siria, l’avanzata dei jihadisti e delle forze più reazionarie e oscurantiste come una vittoria della “<em>democrazia</em>” e una speranza di pace. Questa ipocrisia viene oggi promossa dalle stesse forze politiche che sono complici e corresponsabili del genocidio dei palestinesi da parte di Israele, della compartecipazione dell’Italia alla guerra in Ucraina, del rafforzamento dei piani imperialisti dell’Italia in Medio Oriente, in Africa e nei Balcani, nonché delle posizioni dell’Italia nei piani imperialisti della NATO.</p>
<p>Allo stesso tempo, respingiamo come fuorvianti le posizioni di chi nel crollo del regime baathista vede la caduta di un presunto “<em>bastione dell’antimperialismo</em>“, dimenticando la natura economica capitalistica di quel regime e le riforme liberiste, introdotte proprio da Bashar Al-Asad, che hanno aperto la strada al capitale russo e iraniano.</p>
<p>Ribadiamo che la lotta contro la povertà e la miseria, contro la guerra imperialista, contro l’oppressione e la repressione dei diritti dei popoli, può essere davvero vittoriosa solo se il proletariato e il popolo individuano con chiarezza il proprio vero nemico, cioè il sistema capitalistico che genera guerra e oppressione.</p>
<p>Dai fatti di questi giorni escono confutati due approcci diffusi “<em>a sinistra</em>”, apparentemente opposti ma che si fondano sulla stessa rinuncia ai principi rivoluzionari.</p>
<p>Il primo è quello di chi, in nome di un generico “<em>progressismo</em>”, ha voluto mitizzare quelle forze politiche curde che compartecipano al piano imperialista di aggressione alla Siria in cooperazione con gli USA, l’UE e la NATO e che oggi si dicono disponibili a integrarsi nella nuova amministrazione capitalistica dello Stato siriano.</p>
<p>Il secondo è quello di chi crede che, siccome i rapporti di forza sono sfavorevoli, non esista alternativa al dilemma tra una “<em>democrazia imperialista</em>” e una “<em>dittatura borghese antimperialista</em>”, non considerando le legittime aspirazioni dei popoli e del proletariato dei paesi capitalistici non subalterni al blocco euro-atlantico come la Siria di Assad e pensando che la funzione dei comunisti possa limitarsi a sostenere governi borghesi presuntamente “<em>antimperialisti</em>”, rinunciando alla propria autonomia politica.</p>
<p>Restiamo convinti, e pensiamo che la Siria lo dimostri, che si può vincere se si costruisce una propria strategia indipendente da tutte le fazioni borghesi, da tutti i blocchi o poli capitalistici che cercano di strumentalizzare a proprio favore il malcontento popolare nei paesi avversari, riducendo i popoli a pedine da manovrare secondo i propri piani imperialisti. Una strategia rivoluzionaria ammette duttilità tattica, ma non la rinuncia ai principi fondamentali che fanno da spartiacque tra chi sta con una classe e chi sta con un’altra.</p>
<p>Il Fronte Comunista e il FGC esprimono solidarietà e vicinanza al popolo e ai comunisti siriani, che hanno davanti a sé l’enorme sfida della resistenza ai piani dell’imperialismo, alla reazione e all’oscurantismo. La migliore speranza per i popoli, in Siria, in Medio Oriente e in tutto il mondo, sta nel rafforzamento e in una nuova avanzata del movimento operaio e dei comunisti.</p>
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		<title>Risoluzione del Comitato Centrale del FGC del 24 Novembre 2024</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 19:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[PARTE PRIMA. LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE E ITALIANA 1. Il mondo scivola sul piano inclinato della guerra imperialista. A due anni e nove mesi dall’escalation di guerra in Ucraina, e a poco più di un anno dall’inizio del massacro nella striscia di Gaza ad opera di Israele, viviamo in un mondo in cui la guerra è]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong>PARTE PRIMA.</strong><br />
<strong> LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE E ITALIANA</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Il mondo scivola sul piano inclinato della guerra imperialista.</strong> A due anni e nove mesi dall’escalation di guerra in Ucraina, e a poco più di un anno dall’inizio del massacro nella striscia di Gaza ad opera di Israele, viviamo in un mondo in cui la guerra è rapidamente tornata nella quotidianità di milioni di persone e al centro del dibattito politico di tutti i paesi, Italia compresa.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, mentre i media e la propaganda di guerra cercano di occultare il reale carattere del conflitto militare in corso, ribadiamo che l’escalation bellica, la corsa agli armamenti e il crescente militarismo in tutto il mondo sono il prodotto delle contraddizioni intrinseche al sistema capitalistico. La guerra imperialista “a pezzi” che oggi avviene nei numerosi conflitti regionali è l’espressione sul piano militare della competizione tra le classi borghesi, le potenze capitalistiche e i loro monopoli finanziari per il controllo dei mercati e delle quote di mercato, delle risorse naturali, delle rotte commerciali e di approvvigionamento energetico, dei territori e delle sfere di influenza e, in definitiva, per la supremazia nel sistema imperialista internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria elettorale di Donald Trump alle elezioni statunitensi, che alcuni settori dei media e delle forze politiche presentano ingenuamente come una possibile opportunità per la pace, va letta alla luce della strategia complessiva degli USA e dei settori economici che hanno sostenuto con più forza la campagna elettorale del Partito Repubblicano. A ben vedere, la promessa di Trump di mettere fine al conflitto in Ucraina, ribadita costantemente in campagna elettorale, non è affatto in contraddizione con l’indirizzo strategico che individua come prioritaria la competizione con la Cina, con uno spostamento del baricentro nella regione dell’Asia-Pacifico. Questa strategia è stata pubblicamente annunciata già negli anni dell’amministrazione Obama, con la locuzione del “Pivot to Asia”, ed è stata portata avanti anche negli anni dell’amministrazione Biden, durante i quali gli USA hanno promosso la nascita di nuove alleanze imperialiste come l’AUKUS e il QUAD.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non esiste pace imperialista che possa essere una pace “giusta”</em>. La prospettiva di un possibile accordo di pace con la Russia si sviluppa non in nome della pace, ma delle strategie di competizione con la Cina e, potenzialmente, della preparazione a nuovi scenari di conflitto. A tal proposito, è significativo l’impatto che questa prospettiva sta già avendo sugli scenari di guerra in corso. Il rischio concreto di una pressione USA per la trattativa con Mosca e la prospettiva del taglio al sostegno militare all’Ucraina sta alimentando in queste settimane una spinta crescente per l’inasprimento del conflitto, con offensive militari incrociate che hanno l’obiettivo di preparare le condizioni per le future trattative. In questo contesto, l’Ucraina ha ricevuto dagli USA l’autorizzazione a colpire il territorio russo con i missili di fornitura nordamericana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, in Medio Oriente, Israele ha esteso il conflitto portandolo nel territorio libanese, con bombardamenti criminali che hanno bersagliato persino le basi della missione ONU nel Paese, con attacchi terroristici e operazioni volte all’assassinio di leader politici che hanno colpito duramente la direzione politica di organizzazioni della resistenza palestinese, a partire da Hamas, e di Hezbollah. Lo scontro si è reso diretto anche con l’Iran, principale contendente regionale di Israele, attraverso il lancio di missili balistici e droni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’imminente insediamento di Donald Trump al vertice dell’amministrazione USA rischia di portare a un ulteriore rafforzamento delle posizioni di Israele nella regione, che ad oggi risulta poco intaccato tanto dai mandati di arresto della Corte Penale Internazionale, quanto dai pronunciamenti dell’ONU o da quelli – ipocriti – dell’UE e dei governi europei che a parole si dichiarano a favore della nascita di uno Stato palestinese, mentre proseguono la cooperazione militare ed economica con Israele sostenendo di fatto il genocidio in corso. La realtà dei fatti è che la politica di Israele ha il chiaro obiettivo di cancellare la soluzione dei due Stati e mettere il mondo dinanzi al fatto compiuto dell&#8217;occupazione militare dei territori palestinesi. Già nel 2017 l’amministrazione Trump si caratterizzò per una enorme provocazione, cioè il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. Con la nuova amministrazione, esiste la possibilità concreta che Israele sia lasciato ancor più “a briglia sciolta”, cioè che la politica degli USA si muova in favore di un sostegno ancor più sfacciato allo Stato di Israele, e che parte del prezzo che si chiederà alla Russia per un accordo di pace stia proprio nel fare un passo indietro nel sostegno alle forze palestinesi, con l’obiettivo di schiacciarne per sempre la possibilità di resistere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo Meloni, che si caratterizza come uno dei più fedeli alleati degli USA e della NATO in tutta l’Europa, conferma in questo tutto il suo carattere reazionario, con esponenti del governo che già dichiarano che l’Italia continuerà a sostenere lo Stato di Israele e non darà seguito alla sentenza della Corte Penale Internazionale che imporrebbe l’arresto di Benjamin Netanyahu in caso di una sua visita in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Vengono al pettine i nodi del governo Meloni.</strong> La favola del governo della “sovranità”, che si presentava come alternativo al governo Draghi e alle politiche antipopolari del passato, si schianta su una legge di bilancio lacrime e sangue mentre la propaganda sui presunti “record” conseguiti viene smentita dalla realtà quotidiana di milioni di lavoratori e giovani in tutto il paese. A fronte dei dati sulla disoccupazione che restano invariati, l’occupazione viene gonfiata nelle statistiche da centinaia di migliaia di contratti precari e part-time. Nel 2023 erano in povertà assoluta 2,2 milioni di famiglie, cioè l’8,4%, di cui 748mila con minori (il dato più alto dal 2014).</p>
<p style="text-align: justify;">La legge di bilancio, che prevede valori di “crescita economica” prossimi allo zero, porta l’Italia verso una nuova <em>“austerity”</em>, con tagli cospicui a fondi e finanziamenti a sanità e istruzione, politiche fiscali che andranno a pesare sui lavoratori per altri 15 miliardi mentre verranno effettuati condoni e tagli per i padroni, indirizzi per rinnovi contrattuali da parte delle associazioni datoriali – sostenute dal governo – che non coprono in alcuna maniera l’inflazione (+17,3% in due anni). <em>Una manovra tutta per i padroni</em> atta a reindirizzare i fondi da sanità, istruzione e salari a favore della guerra e delle spese militari, che comporta ulteriori “sacrifici” per i lavoratori ed il popolo in nome della stabilità voluta dal governo e dall’Unione Europea. Finita l’epoca delle “vacche grasse” con l’iniezione di centinaia di miliardi di euro attraverso il PNRR, sta arrivando l’ora delle “vacche magre” in cui i lavoratori e gli strati popolari saranno chiamati a pagare l’ennesima crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto è più facile leggere l’approvazione del DDL Sicurezza 1660. Il Governo Meloni, con questo decreto-legge, cerca di sferrare un attacco spregiudicato nei confronti di chi lotta, in particolare contro il diritto di sciopero e di protesta dei lavoratori, istituendo un intero catalogo di nuovi reati e rafforzando gli strumenti legislativi atti ad arginare lo scoppio di future e significative mobilitazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Le elezioni regionali di ottobre e novembre confermano l’enorme rassegnazione e sfiducia popolare nei confronti del sistema politico e dei partiti borghesi.</strong> Il dato più chiaro è il calo di affluenza. In Emilia-Romagna il calo è drastico (dal 68% al 46% dei votanti) dopo un anno segnato dalle alluvioni e dalla gestione disastrosa dei soccorsi e dell’emergenza, tanto a livello nazionale quanto dell’amministrazione di centro-sinistra. Analogo il risultato in Umbria e Liguria, dove si passa rispettivamente dal 65% al 52% e dal 53% al 46%.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati in Umbria e in Emilia-Romagna rafforzano la costruzione del cosiddetto il “campo largo” del centro-sinistra, che vede la “Alleanza Verdi-Sinistra” e il Movimento Cinque Stelle &#8211; quest’ultimo, aderente al gruppo europeo “The Left” erede del GUE-NGL al parlamento europeo – come stabili alleati del Partito Democratico. Dalla politica nazionale a quella locale, tanto l’avanzata di AVS quanto il famigerato “spostamento a sinistra” del Movimento Cinque Stelle avvengono nel nome della assoluta disponibilità di queste forze a compartecipare alla gestione capitalistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rafforzamento politico del “campo largo” del centro-sinistra conferma la necessità, che già riaffermammo all’indomani dell’insediamento del governo Meloni nell’autunno 2022, di sviluppare una profonda lotta politico-ideologica contro il ritorno delle vecchie illusioni socialdemocratiche sulla possibilità di governare il capitalismo in favore del popolo e dei lavoratori, che oggi vengono riproposte con più forza alle nuove generazioni in nome di un generico “progressismo” che si presenta come l’antitesi al nazionalismo, quando in realtà sono entrambi orientamenti che mantengono il popolo e i lavoratori tra le maglie di questo sistema marcio.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo sul terreno della totale alternatività al centro-sinistra, al PD e ai suoi alleati si può oggi costruire una reale opposizione al governo Meloni e alle sue politiche nazionaliste e reazionarie.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>PARTE SECONDA.</strong><br />
<strong> LA RICOSTRUZIONE COMUNISTA IN ITALIA</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. La necessità di un partito comunista e l’urgenza di un processo di ricostruzione comunista sono sempre più evidenti.</strong> L’assenza di una lista comunista alle ultime elezioni europee e i risultati totalmente residuali delle liste della sinistra “radicale” alle recenti elezioni regionali sono solo la fotografia della crisi del movimento comunista in Italia, che lungi dall’essere solo relativa al consenso elettorale è il prodotto dell’inadeguatezza politica, ideologica e organizzativa delle strutture esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuare a fare le stesse cose attendendosi risultati diversi è diabolico. Questa considerazione vale tanto per chi pensa di saltare di elezione in elezione ottenendo come unico risultato quello di fotografare pubblicamente la marginalità dei comunisti nell’Italia di oggi, quanto per chi continua a inseguire illusioni rispetto alla costruzione di soggetti politici di altra natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Complessivamente, se il problema è sotto gli occhi di tutti e nessuno lo nega, ad essere del tutto inadeguata è la risposta che le strutture esistenti cercano di dare alla necessità di rimettere in cammino una proposta comunista in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">A titolo di esempio, Rifondazione Comunista va verso un 12° Congresso in cui si discuterà se essere parte del “campo largo” del centro-sinistra – opzione sostenuta dalla maggioranza dell’attuale gruppo dirigente &#8211; o se riproporre fuori tempo massimo la costruzione di un carrozzone di sinistra “alternativa” avendo come riferimento i partiti della Sinistra Europea. Altre forze, ancor più residuali, lanciano in forma isolata nuovi partiti o percorsi che sembrano avere più lo scopo di galvanizzare i propri militanti che di risolvere seriamente il problema di un processo di ricomposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo difficile scenario, riaffermiamo l’indirizzo già assunto dal FGC, che individua l’obiettivo strategico della preparazione di un percorso di discussione e di ricomposizione che si ponga seriamente il problema del raggruppamento in partito delle avanguardie rivoluzionarie, della centralizzazione delle forze che oggi sono frammentate, attorno a un programma rivoluzionario di lotta per il socialismo, con l’obiettivo di costruire un partito comunista serio, moderno, organizzato, all’altezza dei tempi e delle condizioni del 21° secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5. Proseguiamo lo sforzo per la ricostruzione comunista nel solco del 30 giugno.</strong> In quest’ottica, valutando positivamente gli esiti dell’iniziativa nazionale dello scorso 30 giugno lanciata con lo slogan “Il fuoco non si è spento”, il Comitato Centrale dà mandato alla Segreteria Nazionale del FGC di intensificare, assieme agli organismi dirigenti del Fronte Comunista, gli sforzi per rafforzare le relazioni bilaterali e multilaterali con tutte quelle organizzazioni italiane che già hanno annunciato la propria disponibilità a lanciare assieme un percorso di ricostruzione comunista. Come ci conferma lo stato delle discussioni già in corso, questa fase è la fase della chiarificazione ideologica necessaria e preliminare a lanciare assieme un percorso di ricostruzione comunista che riesca a stare in piedi. Si tratta di organizzare e far avanzare il dibattito aperto e franco, intensificare i momenti di dibattito – anche pubblici &#8211; mantenendo vivo lo spirito del 30 giugno, gettando le premesse per muovere un ulteriore passo avanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6. Il 18° Incontro delle Organizzazioni Giovanili Comuniste Europee (MECYO) è un importante risultato che rafforza la prospettiva dei comunisti in Italia.</strong> Il CC valuta positivamente l’organizzazione e gli esiti del 18° MECYO, che si è tenuto a Roma tra l’8 e il 10 novembre 2024 con lo slogan: <em>“Gioventù d’Europa, insorgi contro la guerra imperialista e lo sfruttamento capitalistico. Lottiamo uniti tenendo alta la bandiera dell’Ottobre, per la nuova società, per il socialismo”</em>. Per la seconda volta, l’incontro è stato ospitato in Italia dal FGC, che aveva già ospitato il 12° incontro nel 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">La partecipazione di ben 19 organizzazioni da tutta Europa a questa diciottesima edizione conferma la vitalità dell’incontro, che è ormai un riferimento consolidato delle gioventù comuniste di tutto il continente ed è uno strumento prezioso per rafforzare la lotta comune, lo scambio di informazioni, il dibattito e il confronto di idee tra le organizzazioni giovanili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante gli sforzi, tuttavia, le divergenze politiche e strategiche esistenti, principalmente sul tema della lotta alla guerra imperialista, non hanno reso possibile una dichiarazione comune unitaria. Tuttavia, gli esiti della discussione, che hanno permesso infine una dichiarazione congiunta di 17 organizzazioni (di cui 16 partecipanti all’incontro), dimostrano che esiste uno spazio per rafforzare le relazioni, lo scambio e l’azione comune tra le gioventù comuniste nel continente.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autorevolezza conquistata dal FGC nel movimento comunista internazionale giovanile è una risorsa importante, che abbiamo il dovere di valorizzare per agevolare, in Italia, il processo di ricostruzione comunista, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un partito che sia parte attiva e vitale degli sforzi per il raggruppamento di un polo rivoluzionario all’interno del movimento comunista internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7. Il CC apre ufficialmente la fase preparatoria della I Conferenza di Organizzazione del FGC</strong>, che concepiamo come un momento ormai irrinunciabile e necessario, anche per rafforzare la nostra capacità di mettere le nostre energie al servizio della ricostruzione comunista in modo pianificato e organizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo 12 anni di esistenza, siamo oggi un’organizzazione molto più matura e consapevole, capace di porsi compiti e obiettivi molto più elevati, se comparati al passato. È necessario oggi rafforzare la capacità organizzativa e l’organizzazione interna del FGC, traendo un bilancio del lavoro svolto in questi anni. Sarà compito della Conferenza di Organizzazione discutere di come rafforzare la direzione politica dell’organizzazione, la discussione interna a tutti i livelli, includendo l’organizzazione, l’unificazione e la centralizzazione della discussione, dai livelli centrali a quelli periferici dell’organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso tempo si dovranno Individuare gli indirizzi di lavoro per il rafforzamento operativo del FGC, attraverso il rafforzamento economico e una politica dei quadri che liberi energie per il processo della ricostruzione comunista.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong>PARTE TERZA.</strong><br />
<strong> RILANCIARE LA MOBILITAZIONE CONTRO IL GOVERNO E LA GUERRA</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>8. Il FGC sostiene e promuove lo sciopero generale del 29 novembre.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Valutiamo positivamente la convocazione dello sciopero generale da parte di CGIL e UIL e l’adesione a questo della quasi totalità del sindacalismo di base e conflittuale, anche se con una piattaforma diversa. Questa data di lotta cade in un contesto di effervescenza non scontata di diversi settori del mondo del lavoro, che negli scorsi mesi hanno scioperato a più riprese, dai ferrovieri, ai metalmeccanici, passando per logistica, pubblico impiego, sanità e scuola. Lo svilupparsi in maniera diffusa di mobilitazioni e scioperi dei lavoratori – anche se su questioni, in molti casi, prettamente economiche e categoriali – è un dato che dobbiamo saper cogliere come comunisti, contribuendo in prima fila a rafforzare le lotte e ad unirle in un orientamento anticapitalista, contro tutti i padroni e le politiche generali del governo Meloni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo sviluppo non cancella la natura dei sindacati confederali e delle scelte che operano, le quali sono perfettamente compatibili col ruolo che ricoprono nel contesto politico ed economico italiano. A maggior ragione, non cancellano le responsabilità di convocazione di una data di sciopero significativa così tardi rispetto a delle agitazioni che esistevano da mesi in settori strategici e che rendono più difficoltoso massimizzare la partecipazione dei lavoratori. Tutto ciò non cancella l’importanza della presenza in prima fila dei comunisti a questa mobilitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di alcuni settori politici, che orientano direttamente segmenti del sindacalismo di base, di non partecipare alla data di sciopero del 29 è un’occasione persa. Riteniamo che in questo contesto, proprio perché comprendiamo la natura e il ruolo delle dirigenze confederali, occorra ancora di più rendere visibile un’alternativa, combattiva e coerente, non solo politica ma anche sindacale. Agire in questa maniera significa porsi l’obiettivo di contendersi le masse di lavoratori che ancora oggi operano nei recinti del sindacalismo confederale e non farsi illusioni circa la natura di quest’ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9. Il FGC aderisce e rilancia la più ampia partecipazione alla mobilitazione nazionale per la Palestina del 30 novembre a Roma con partenza alle ore 14 da Piazza Vittorio.</strong> Valutiamo positivo il fatto che si sia trovata una sintesi rispetto alla necessità di una mobilitazione unitaria che, con l&#8217;intento di rafforzare la causa della lotta contro la complicità del governo Meloni nel genocidio in corso in Medio Oriente, metta tutte le forze in condizione di organizzare e costruire la massima adesione possibile a questa mobilitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non riteniamo che le divergenze politiche esistenti, tanto tra le forze palestinesi quanto tra quelle italiane, siano di poco conto o da nascondere sotto il tappeto. La vicenda dello scorso 5 ottobre, che hanno visto la scelta di alcuni settori di convocare una manifestazione separata in seguito alla decisione del Ministero dell’Interno di vietare la manifestazione per la Palestina prevista in quella giornata, è stata un esempio lampante delle divergenze esistenti. Riteniamo fondate e tutt’altro che banali le preoccupazioni per i legami con settori del centro-sinistra, o i tentativi di appiattire le mobilitazioni sulle posizioni che oggi vengono espresse dalle forze al vertice dell’Autorità Nazionale Palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, anche dinanzi alle crescenti provocazioni e azioni repressive contro il movimento di solidarietà alla Palestina – non ultimi, il foglio di via a Mohamed Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia -, riteniamo importante non dividere il fronte di lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, il FGC continuerà a mobilitarsi contro la compartecipazione del governo italiano alle guerre imperialiste, contro l’invio di armi e il sostegno al regime ucraino; contro la corsa agli armamenti e i piani imperialisti di USA-UE-NATO e della nostra borghesia; per l’uscita dell’Italia dalla NATO e la chiusura delle basi militari USA e NATO sul territorio italiano; per la fine del massacro e dei crimini di genocidio in Palestina, per la nascita e il riconoscimento di uno Stato di Palestina indipendente e sovrano nei confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale, per lo smantellamento delle colonie e del regime di apartheid nei territori palestinesi occupati, il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e la liberazione dei prigionieri politici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>10. La mobilitazione studentesca del 15 novembre è stata un segnale importante di lotta contro il governo</strong>, nonostante la difficile condizione in cui operiamo e in controtendenza con il clima generale di smobilitazione e di rassegnazione nelle scuole, che non sono slegati dai limiti generali del movimento operaio nel nostro paese. Nel suo piccolo, è stata un sussulto di vitalità dopo l’approvazione della riforma Valditara che prevede il rafforzamento dei PCTO, dei poli scolastici-industriali e degli Istituti Tecnici Superiori, con il fine di una sempre maggiore integrazione tra il sistema di istruzione e le aziende capitalistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli attacchi dei media nazionali e del governo alle manifestazioni studentesche, le polemiche montate ad arte circa i “violenti” e “facinorosi”, del tutto ingiustificate anche a fronte della reale entità degli avvenimenti in piazza, dimostrano che il governo italiano è ben consapevole delle potenzialità sopite del movimento studentesco in Italia, che meno di tre anni fa, all’inizio del 2022, fu capace di reagire con un grande movimento di massa contro il governo Draghi dopo le morti in alternanza scuola-lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza forzature a freddo sulle date di mobilitazione, riteniamo importante che il FGC prosegua il proprio lavoro quotidiano nelle scuole, al fianco degli studenti, per far avanzare le posizioni della mobilitazione del 15 novembre, promuovere tra i giovani studenti e studentesse le parole d’ordine contro la guerra imperialista, contro il governo Meloni e contro la scuola di classe; promuovere l’adesione studentesca alle giornate di mobilitazione generale al fianco del movimento di classe; rafforzare il proselitismo e il reclutamento nel FGC degli elementi più coscienti e vitali del movimento studentesco nelle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>11. È necessario rilanciare la mobilitazione generale contro il governo e la guerra, per costruire una vera opposizione.</strong> Resta attuale questo indirizzo, individuato all’indomani dell’insediamento del governo Meloni e nel solco del quale abbiamo lavorato in questi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il movimento operaio e di classe in Italia sconta oggi dei grandi limiti, aggravati dalla frammentazione delle sigle sindacali e politiche, che stanno depotenziando non poco la capacità di sviluppare una vera mobilitazione di massa contro il governo Meloni. Tuttavia, il principale problema continua ad essere <em>l’assenza di una riconoscibilità politica legata ai processi di mobilitazione contro il governo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, riteniamo che lo spirito che ha animato gli sforzi degli scorsi anni affinché si convergesse nella costruzione di mobilitazioni di classe unitarie meriti di essere tenuto vivo. Questo, non solo per le urgenze contingenti, ma perchè è solo sul terreno del movimento reale che il confronto politico-ideologico tra le diverse opzioni esistenti a sinistra può produrre avanzamenti effettivi anche sul piano del raggruppamento in partito delle avanguardie di classe, tenendo aperta la prospettiva della costruzione di un’opposizione politica “terza” rispetto al centro-sinistra e alle opzioni oggi esistenti nell’arco parlamentare dei partiti borghesi.</p>
<p style="text-align: justify;">La sfida che abbiamo davanti è quella di far vivere, anche sul terreno della mobilitazione di massa contro il governo Meloni e la guerra imperialista, la nostra proposta di raggruppamento per la ricostruzione di un forte partito comunista in Italia, come unica alternativa alla rassegnazione e alla subalternità politica alle forze del centro-sinistra e del capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la via per avanzare oggi e tornare a vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Roma, 24 novembre 2024</p>
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		<title>Dichiarazione comune di 17 organizzazioni giovanili comuniste in seguito al 18° MECYO. Roma 8 &#8211; 10 novembre 2024</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 18:57:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[communism]]></category>
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		<description><![CDATA[Dichiarazione comune di 17 organizzazioni giovanili comuniste in seguito al 18° MECYO (Incontro Europeo delle Gioventù Comuniste). Roma 8 &#8211; 10 novembre 2024 &#160; Giovani di tutta Europa, le organizzazioni della gioventù comunista che firmano questa dichiarazione, in seguito al 18° Incontro delle Organizzazioni Giovanili Comuniste Europee che si è riunito a Roma tra l’8 e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Dichiarazione comune di 17 organizzazioni giovanili comuniste in seguito al 18° MECYO (Incontro Europeo delle Gioventù Comuniste). Roma 8 &#8211; 10 novembre 2024 </strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Giovani di tutta Europa,</p>
<p style="text-align: justify;">le organizzazioni della gioventù comunista che firmano questa dichiarazione, in seguito al 18° Incontro delle Organizzazioni Giovanili Comuniste Europee che si è riunito a Roma tra l’8 e il 10 Novembre, rilanciano lo slogan dell’incontro e vi lanciano un appello: unitevi a noi per insorgere contro la guerra e lo sfruttamento capitalistico, per conquistare il nostro futuro!</p>
<p style="text-align: justify;">Il 18° MECYO, ospitato dal FGC d’Italia nel pieno della lotta contro il governo nazionalista di Giorgia Meloni, ha dimostrato che le organizzazioni giovanili comuniste vogliono rafforzare la nostra lotta comune internazionale, lo scambio di informazioni, il dibattito e il confronto tra le idee. Ha dimostrato, in aggiunta, la continua vitalità di questo incontro, che dal 2001 è stato ospitato a Madrid, Lisbona, Atene, Istanbul, Praga, Barcellona, Bruxelles, Francoforte, Roma, Linz, Belgrado e Larnaca.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi, organizzazioni giovanili comuniste di tutta Europa, salutiamo i milioni di giovani che in tutto il mondo lottano oggi per i propri diritti, contro le politiche antipopolari dei loro governi, contro la guerra imperialista, contro il genocidio del popolo palestinese!</p>
<p style="text-align: justify;">A pochi giorni dall’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre che portò i lavoratori al potere per la prima volta nella storia dell’umanità, ci siamo riuniti in un contesto internazionale in cui tutte le contraddizioni insanabili del sistema capitalistico sono diventate evidenti. Uniti e organizzati, spalla a spalla nella nostra lotta comune, vogliamo dichiarare con forza:</p>
<h3 style="text-align: center;" align="center"><strong>Il capitalismo minaccia il nostro futuro!</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove generazioni in Europa hanno vissuto, e vivono sulla loro pelle, le crisi capitalistiche del 2008 e del 2020, e tutti i segnali puntano ad una nuova che verrà, accompagnata da nuove grandi minacce al futuro dei popoli e della gioventù. L’escalation di guerra, l’impoverimento generalizzato della classe lavoratrice e dei settori popolari, la realtà delle nuove generazioni che oggi vivono in condizioni peggiori di quelle dei propri genitori, hanno tutte origine nel sistema capitalistico stesso, sia in periodo di crisi, sia in periodo di crescita economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, questo sistema fondato sul profitto e sullo sfruttamento minaccia direttamente il futuro e la vita stessa dei popoli e della classe operaia:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">- La competizione e la concertazione tra le potenze capitalistiche per il controllo dei mercati e delle quote di mercato, dei territori strategici, delle sfere di influenza, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, delle risorse energetiche e minerarie, genera nuovi conflitti imperialisti con decine di migliaia di morti. In nome dell’economia di guerra, a cui l’UE fa aperto appello e che aggrava la militarizzazione già esistente, si impongono ai popoli sacrifici e privazioni per sostenere la corsa agli armamenti, la competizione militare, gli interventi imperialisti negli scenari di guerra. Chi paga il prezzo della guerra imperialista sono sempre i popoli, la classe operaia e i suoi figli.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">- Sul suolo dell’Europa, si combatte da più di due anni e mezzo una sanguinosa guerra imperialista in Ucraina, tra il blocco USA-UE-NATO e la Russia capitalista. Questa guerra, in cui viene versato il sangue di migliaia di giovani ucraini e russi, è la continuazione del processo controrivoluzionario del 1989-91, in cui l’odio nazionalista è stato apertamente fomentato e utilizzato dalle borghesie locali ed estere. L’intervento militare in Ucraina da parte della Russia non può cancellare le responsabilità di USA, UE e NATO, dall’allargamento ad Est della NATO al sostegno alle forze fasciste e neo-naziste durante e dopo il golpe ucraino del 2014. Chiamiamo i popoli di tutti nostri paesi a lottare al nostro fianco contro la guerra, contro i piani della NATO e delle “nostre” borghesie, portati avanti anche di fronte al pericolo della guerra, per l’uscita dei nostri paesi dalla NATO e da tutte le alleanze imperialiste, per la fine delle ostilità, per la solidarietà internazionalista contro i veleni del nazionalismo e la propaganda di guerra, per la pace, affinché i lavoratori prendano in mano il proprio destino.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">- In Medio Oriente, Israele sta continuando il genocidio del popolo palestinese nella striscia di Gaza, mentre crescono le violenze in Cisgiordania con un inasprimento del regime di occupazione, ed espande la guerra a tutti i popoli della regione, lanciando una campagna militare in Libano. I bombardamenti, gli attacchi e le uccisioni di leader politici in Palestina, Libano, Iran, Siria, da parte di Israele, rischiano di evolvere in una più ampia escalation di guerra in tutta la regione. Condanniamo la complicità dei governi europei, degli USA, dell’UE e della NATO con le politiche criminali di Israele, con i suoi piani espansionisti e di pulizia etnica. Esprimiamo solidarietà e supporto ai comunisti palestinesi e alle organizzazioni dei lavoratori, così come per i comunisti e le organizzazioni di lavoratori israeliani, che stanno subendo la repressione del loro stesso governo nella loro lotta per fermare i piani genocidi dello Stato d’Israele e per la pace, per l’uguaglianza e la giustizia. Nell’ultimo anno, noi giovani comunisti siamo stati in prima linea nelle grandi mobilitazioni popolari e studentesche in tutta Europa, per chiedere la fine di ogni forma di coinvolgimento dei nostri Paesi nel massacro del popolo palestinese e nell’occupazione illegittima dei suoi territori. Sosteniamo le legittime aspirazioni del popolo palestinese e il suo diritto alla resistenza contro l’occupazione.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Facciamo appello ai lavoratori, ai popoli, alle gioventù di tutti i paesi ad intensificare la lotta per fermare il genocidio, per un cessate il fuoco immediato, per porre fine all’occupazione israeliana della Palestina, per esprimere la loro ferma solidarietà alla giusta lotta palestinese, per la lotta attraverso cui i popoli del Medioriente possano ottenere il loro diritto a vivere in pace. Palestina libera!</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">- In queste condizioni, i governi di tutta Europa introducono nuove misure antipopolari che attaccano i diritti dei lavoratori, riducono i salari, cancellano le conquiste del movimento operaio. Allo stesso tempo, in molti paesi si intensificano la repressione di Stato e poliziesca; la stessa “democrazia” borghese assume tratti sempre più reazionari, mentre gli spazi di reale partecipazione popolare e i diritti democratici si riducono sempre di più. Nei paesi UE, il <em>recovery plan </em>“Next Generation EU” dimostra che, per i padroni, la via d’uscita dalla crisi è sempre scaricarne i costi sulle spalle dei popoli, a cui vengono chiesti sacrifici per continuare a sostenere i profitti delle imprese. Similmente, il cosiddetto “<em>European Green Deal</em>” dimostra che il capitalismo vede la crisi climatica e la devastazione ambientale come un nuovo terreno di profitto per i monopoli.</p>
<h3 style="text-align: center;" align="center"><strong>In prima linea nelle lotte della gioventù per i nostri diritti!</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">La gioventù d’Europa vive oggi in una condizione difficile. Le false promesse di benessere del capitalismo si infrangono dinanzi alla realtà della vita quotidiana:</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">- Sperimentiamo sulla nostra pelle lo sfruttamento capitalistico, gli elevati livelli di disoccupazione giovanile, i salari bassi, l’impiego part-time, il lavoro non pagato mascherato da “tirocinio”, in nome degli slogan della “competitività sui mercati” e della “flessibilità”.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">- Viviamo una situazione di costante insicurezza nella nostra vita e rispetto al nostro futuro. Ostacoli sempre più grandi limitano il soddisfacimento dei bisogni fondamentali, come il diritto alla salute, ad avere una casa a prezzi accessibili, il libero accesso allo sport, alla cultura, allo svago e al tempo libero. Tanti scelgono l’emigrazione nella speranza di un futuro diverso, mentre milioni di giovani che non trovano una “via di uscita” finiscono nel baratro della depressione, dell’abuso di alcool, nelle dipendenze dalle droghe.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">- Il diritto all’istruzione è sempre più minacciato dagli ostacoli di natura economica, dalla privatizzazione e da una più generale mercificazione dell’istruzione stessa, mentre in tutti i paesi la scuola e l’università, includendo il contenuto degli insegnamenti, vengono riformate in senso reazionario, per modellarle sugli interessi e le necessità dei grandi monopoli capitalistici.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">- Gli slogan sulla “libertà” nascondono la realtà sempre più oppressiva della repressione, così come quella della propaganda e dell’indottrinamento che oggi avvengono con l’utilizzo dei mezzi di comunicazione vecchi e nuovi, nonché i sistemi educativi, per presentare la realtà capitalistica e le politiche imperialiste come una “normalità” e rimuovere tra le nuove generazioni l’idea che si possa lottare per un futuro diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sviluppi, sia pur in forme e misure differenti, accomunano tutti i nostri paesi e sono il risultato delle politiche dei governi borghesi, sia di destra che di “sinistra”. I fatti dimostrano che, indipendentemente che siano forze liberali, conservatrici o socialdemocratiche a governare, la sostanza della realtà capitalistica non cambia. Combattiamo l’illusione secondo cui è possibile “amministrare” questo sistema e le sue istituzioni in favore del popolo, perché questa illusione si trasforma in una gabbia per le lotte e le legittime aspirazioni della gioventù.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi, le gioventù comuniste, sosteniamo la lotta della gioventù di tutta Europa in difesa dei propri diritti. Siamo stati, siamo e saremo in prima linea in tutte le lotte della gioventù, degli studenti, della classe operaia e dei sindacati di classe, per un’istruzione e una sanità pubbliche e gratuite, in base alle esigenze e alle potenzialità attuali, per i diritti nei luoghi di lavoro, per l’occupazione contro la precarietà e l’insicurezza, per il diritto alla casa, alla cultura, al riposo, allo sport, a vivere in un ambiente sano, sicuro, e non inquinato.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia ha dimostrato che solo attraverso la lotta dei popoli, e in determinate condizioni, è possibile ottenere condizioni di vita migliori, per quanto – in ultima istanza – i vicoli ciechi del capitalismo sono superabili solo sfidando le fondamenta di questo sistema.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<h3 style="text-align: center;" align="center"><strong>La gioventù d’Europa deve alzare la bandiera dell’internazionalismo</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">La fratellanza internazionalista tra i popoli e i lavoratori di tutti i paesi, il nostro internazionalismo proletario, sono la vera alternativa alla propaganda che punta a intrappolare la gioventù con false idee sui “valori tradizionali”, così come per i  “valori europei” identificati con la difesa dell’UE del capitale, delle sue politiche, del suo legame inscindibile con gli interessi dei grandi monopoli. Oggi, mentre si sviluppano i conflitti imperialisti, l’UE si conferma una alleanza imperialista al servizio dei potenti, rafforzando la Politica di Sicurezza e Difesa Comune e la spesa per armamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le guerre e gli interventi imperialisti, così come lo sfruttamento da parte dei monopoli, generano flussi migratori drammatici, con milioni di profughi e rifugiati, che vedono calpestati brutalmente i loro diritti basilari e la loro dignità nei paesi ospitanti. In questo contesto, le forze politiche, tra cui la destra nazionalista, che difendono gli interessi del grande capitale e sono al governo in molti paesi, utilizzano il razzismo e la xenofobia per costruire e mantenere il proprio consenso, seminando odio e divisioni tra i popoli e la classe operaia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nazionalismo e le forze reazionarie trovano supporto in tutta Europa. In numerosi paesi dell’Est Europa, i governi nazionalisti hanno avviato la persecuzione dei comunisti. L’UE è un partecipante attivo in tutto questo. L’anticomunismo viene ormai adottato come ideologia ufficiale dell’UE, mentre viene promossa l’equiparazione antistorica con il nazi-fascismo, attraverso la costruzione ideologica del “totalitarismo” e la teoria degli “opposti estremismi”. Queste politiche oggi stanno oggettivamente spianando la strada alle forze nazionaliste e reazionarie.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, ribadiamo che l’alternativa a queste forze non sono gli appelli da parte dei partiti borghesi liberali o socialdemocratici per costruire “alleanze antifasciste”. Il Fascismo nasce dal sistema capitalista; è il suo braccio armato contro il movimento operaio. La vera alternativa a queste forze può essere costruita solo dal popolo, dall’unità di tutti gli sfruttati in nome della solidarietà e della fratellanza internazionalista, con i comunisti alla testa di questa lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo spirito, le gioventù comuniste d’Europa si impegnano a rafforzare la propria lotta congiunta e a dare forza agli Incontri delle Gioventù Comuniste Europee (MECYO), come uno spazio importante per rafforzare la discussione, lo scambio di analisi, il coordinamento e le relazioni fraterne tra le nostre organizzazioni. Allo stesso modo, lottiamo per rafforzare la lotta della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY) e il suo carattere antimperialista.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Il comunismo è la gioventù del mondo: insorgiamo!</strong></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gioventù d’Europa, insorgiamo, perché il futuro non è già scritto. Il capitalismo non sarà la fine della storia. Sfruttamento, guerra, povertà, oppressione, emigrazione non saranno il nostro futuro!</p>
<p style="text-align: justify;">Le esplosioni di rabbia popolare in tutto il mondo, le grandi lotte operaie che in tanti paesi europei dimostrano la combattività della classe operaia, sono la dimostrazione che esiste uno spazio per rafforzare l’impatto delle idee comuniste e del movimento rivoluzionario nel XXI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le idee della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, di cui ricordiamo l’anniversario in questi giorni, hanno rappresentato per decenni l’alternativa alla guerra imperialista e all’ingiustizia di questo sistema. Oggi, quelle idee indicano la strada in cui è possibile avanzare verso nuove conquiste e vittorie. Difendiamo e rivendichiamo la grande storia del movimento comunista nel XX secolo, contro ogni tentativo di falsificarla. Oggi, il nostro compito di comunisti nel XXI secolo è tracciare un bilancio dalla nostra storia, dell’esperienza delle rivoluzioni del secolo scorso e del fallimento di chi ha scelto di rinunciare a quelle idee. È necessario studiare, trarre le lezioni e conclusioni appropriate, per rafforzare la nostra lotta comune e la nostra capacità di essere davvero una forza d’avanguardia  a fianco dei Partiti Comunisti in ciascuno dei nostri paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo alta la bandiera rossa della rivoluzione, la gioventù comunista oggi può assicurarsi che giovani forze si uniscano alla lotta per la conquista del potere politico da parte dei lavoratori, che saranno le nuove leve dei partiti comunisti in tutti i paesi; per rafforzarli ideologicamente e politicamente, e intensificare l’attacco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il comunismo è la gioventù del mondo, il capitalismo è storicamente obsoleto e destinato a lasciare il passo al mondo nuovo. Oggi, abbiamo il compito di lottare per costruire un mondo di <em>vera</em> libertà, democrazia, pace, giustizia sociale. Una società governata dai lavoratori, che abolisca lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, in cui il progresso tecnico e scientifico possa essere messo davvero al servizio del benessere di tutti, in cui potremmo godere dei diritti nel campo dell’istruzione, del lavoro, del tempo libero, del libero accesso alla cultura e allo sport.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo fiduciosi che, nell’arco della nostra vita, saremo protagonisti di una nuova marcia rivoluzionaria dei lavoratori verso un futuro luminoso. Il futuro apparterrà al socialismo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p align="center">All’unisono, dichiariamo:</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Gioventù d’Europa, insorgi </strong></p>
<p align="center"><strong>contro la guerra imperialista e lo sfruttamento capitalistico. </strong></p>
<p align="center"><strong>Lottiamo uniti tenendo alta la bandiera dell’Ottobre, </strong></p>
<p align="center"><strong>per la nuova società, per il socialismo!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">Roma, 19 novembre 2024</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Le organizzazioni che firmano la dichiarazione: </span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li>Gioventù Comunista d’Austria <strong>(KJÖ)</strong>, Austria</li>
<li>Lega della Gioventù Comunista <strong>(YCL)</strong>, Regno Unito</li>
<li>Giovani Socialisti del Partito Socialista dei Lavoratori di Croazia <strong>(MS)</strong>, Croazia</li>
<li>Organizzazione della Gioventù Democratica Unita <strong>(EDON)</strong>, Cipro</li>
<li>Gioventù Comunista di Danimarca <strong>(DKU)</strong>, Danimarca</li>
<li>Unione della Gioventù Comunista <strong>(UJC)</strong>, Francia</li>
<li>Gioventù Socialista Operaia Tedesca <strong>(SDAJ)</strong>, Germania</li>
<li>Gioventù Comunista di Grecia <strong>(KNE)</strong>, Grecia</li>
<li>Movimento della Gioventù “Connolly” <strong>(CYM)</strong>, Irlanda</li>
<li>Gioventù del Partito dei Lavoratori <strong>(WPY)</strong>, Irlanda</li>
<li>Fronte della Gioventù Comunista <strong>(FGC)</strong>, Italia</li>
<li>Movimento della Gioventù Comunista <strong>(CJB)</strong>, Paesi Bassi</li>
<li>Giovani Comunisti in Norvegia <strong>(UngKom)</strong>, Norvegia</li>
<li>Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevica) <strong>RKSM(b)</strong>, Russia</li>
<li>Collettivi dei Giovani Comunisti <strong>(CJC)</strong>, Spagna</li>
<li>Gioventù Comunista di Svezia <strong>(SKU)</strong>, Svezia</li>
<li>Gioventù Comunista di Turchia <strong>(TKG)</strong>, Turchia</li>
</ol>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="text-decoration: underline;">English version</span></div>
<div></div>
<div>
<h3 align="center"></h3>
<h3 align="center"><strong>Common announcement of 17 Communist Youth Organisations after the 18<sup>th</sup> MECYO</strong></h3>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Youth of all Europe,</p>
<p style="text-align: justify;">The Communist Youth Organisations signing this declaration, following the 18<sup>th</sup> Meeting of European Communist Youth Organisations (MECYO) that took place in Rome between 8-10 November, relaunch the slogan of the meeting and call for you: join us in rising up against war and capitalist exploitation, to conquer our future!</p>
<p style="text-align: justify;">The 18<sup>th</sup> MECYO, hosted by the FGC of Italy amid the struggle against Giorgia Meloni&#8217;s nationalist government, showed that communist youth organisations want to strengthen our common international struggle, exchange of information, debate and exchange of ideas. It also demonstrated the continuous vitality of this meeting, that since 2001 has been hosted in Madrid, Lisbon, Athens, Istanbul, Prague, Barcelona, Brussels, Frankfurt, Rome, Linz, Belgrade and Larnaca.</p>
<p style="text-align: justify;">We, communist youth organisations from all over Europe, salute the millions of young people around the world who today are fighting for their rights, against the anti-popular policies of their governments, against the imperialist wars, against the genocide of the Palestinian people!</p>
<p style="text-align: justify;">A few days after the anniversary of the October Revolution that brought workers to power for the first time in the history of humanity, we gathered in an international context in which all the irremediable contradictions of the capitalist system have become evident. United and organised, shoulder to shoulder in our common struggle, we want to declare forcefully:</p>
<h3 align="center"></h3>
<h3 align="center"><strong>Capitalism threatens our future!</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In Europe new generations have experienced, and feel in their lives, the capitalist economic crisis of 2008 and of 2020, while all the signs point to a new one to come, with new great threats to the future of peoples and youth. The escalation of war, the generalised impoverishment of the working class and popular sectors, the reality of new generations living today in worse conditions than their parents, all have their origins in the capitalist system itself, either in crisis or in period of growth.</p>
<p style="text-align: justify;">Today, this system based on profit and exploitation directly threatens the future and the very lives of peoples and the working class:</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">- The competition and compromises between the bourgeoisies for control of markets and market shares, strategic territories, spheres of influence, trade and supply routes, energy and mineral resources, generates new imperialist conflicts with tens of thousands of deaths. In the name of war economy, to which the EU openly appeals, and which escalates the pre-existing militarization, sacrifices and deprivations are imposed on the peoples to support the arms race, military competition, and imperialist interventions in war scenarios. Those who pay the price for the imperialist war are always the peoples, the working class and its children.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">- On the soil of Europe, in Ukraine a bloody imperialist war has been going on for two and a half years, between the US-EU-NATO bloc and capitalist Russia. This war, in which the blood of thousands of young Ukrainians and Russians is being spilled, is a continuation of the counter-revolutionary process of 1989-91, where nationalist hatred was openly fomented and utilised by local and foreign bourgeoisies. Russia&#8217;s military intervention in Ukraine cannot erase the profound responsibilities of the US, EU and NATO, from the eastward NATO expansion to the support of fascist and neo-Nazi forces during and after the 2014 Ukrainian coup. We call on the peoples of all our countries to fight alongside us against the war and any form of involvement of our governments, against the NATO plans and against the plans of “our” bourgeoisies that are carried forward even in the face of the risk of a world war, for the exit of our countries from NATO and all imperialist alliances, for an end to hostilities, for internationalist solidarity against the poisons of nationalism and war propaganda, for workers to take their destiny into their own hands, for peace.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">- In the Middle East, Israel is perpetuating the genocide of the Palestinian people in the Gaza Strip, while violence is escalating in the West Bank as the occupation regime tightens, and it is expanding the war against the peoples of the region, by launching a military campaign into Lebanon. The bombings, the attacks and killings of political leaders by Israel in Palestine, Lebanon, Iran, Syria, risk to evolve into a wider escalation of war throughout the region. We condemn the complicity of European governments, the US, the EU and NATO with Israel&#8217;s criminal policies and its expansionist and ethnic cleansing plans. We express solidarity and support to Palestinian Communist and Workers’ organisations, as well as the ones in Israel that are facing repression from their own government, in their struggle to stop the genocidal plans of the State of Israel and for peace, equality and justice. Over the past year, we young communists have been at the forefront of large popular and student mobilisations across Europe, demanding an end to any involvement of our countries in the massacre of the Palestinian people and the illegitimate occupation of their territories. We support the legitimate aspirations of the Palestinian people and their right to resistance against occupation. We call the workers, the people, the youth in all countries to intensify the struggle to stop the genocide, for an immediate ceasefire, and to end the occupation of Palestine by Israel, to express their firm solidarity with the just struggle of the Palestinians, to the struggle through which the peoples of Middle East can achieve their right to live in peace. Free Palestine!</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">- In these conditions, governments across Europe are introducing new anti-popular measures that attack workers&#8217; rights, reduce wages, and erase the achievements of the labour movement. At the same time, State and police repression are intensifying in many countries; bourgeois “democracy” is taking on increasingly reactionary characteristics, while the spaces for real popular participation and democratic rights are being increasingly reduced. In EU countries, the “Next Generation EU” recovery plan demonstrates that, for the owners, the way out of the crisis is always to offload the costs onto the people’s shoulders, who are asked to make sacrifices to continue supporting corporate profits. Similarly, the so-called “European Green Deal” demonstrates that capitalism sees climate crisis and environmental devastation as a new arena of profitability for monopolies.</p>
<p style="padding-left: 30px;" align="center"><strong> </strong></p>
<h3 align="center"><strong>At the forefront of youth struggles for our rights!</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">The youth of Europe today live in a difficult condition. Capitalism&#8217;s false promises of prosperity are shattered in the face of the reality of everyday life:</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">- We experience capitalist exploitation, high levels of youth unemployment, low wages, part-time employment, unpaid work disguised as “internship”, in the name of the slogans of “market competitiveness” and “flexibility”.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">- We live in a situation of constant insecurity in our lives and with respect to our future. Ever greater obstacles limit the fulfilment of basic needs, such as the right to healthcare, to affordable housing, free access to sport, culture, recreation and leisure. Many choose emigration in the hope of a different future, while millions of young people who cannot find a “way out” end up in the abyss of depression, alcohol abuse, drug addiction.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">- The right to education is increasingly threatened by economic obstacles, privatisation and a more general commodification, while in all countries, schools and universities, and their curriculum are reformed in a reactionary direction, to shape them to the interests and needs of the large capitalist monopolies.</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">- The slogans about “freedom” conceal the increasingly oppressive reality of repression, as well as the propaganda and indoctrination that take place today with the use of old and new media, as well as educational systems, to present capitalist reality and imperialist policies as a ‘normality’ and remove among the new generations the idea that they can fight for a different future.</p>
<p style="text-align: justify;">These developments, albeit in different forms and to different degrees, are common to all our countries and are the result of the policies of bourgeois governments, both right-wing and “left-wing”. The facts show that regardless of whether Liberal, Conservative or Social-democratic forces govern, the substance of capitalist reality does not change. We fight the illusion that it is possible “to manage” this system and its institutions in favour of the people, because this illusion turns into a cage for the struggles and legitimate aspirations of youth.</p>
<p style="text-align: justify;">We, the communist youth, support the struggle of youth throughout Europe in defence of their rights. We have been, we are, and we will be in the forefront of all the struggles of youth, students, the working class and class-oriented trade unions, for free and public education and healthcare, according to the contemporary needs and potential, for rights in the workplace, for employment against precarity and insecurity, for the right to housing, culture, rest, sport, to live in a healthy, safe, and unpolluted environment.</p>
<p style="text-align: justify;">History has shown that it is only through the struggle of peoples and under certain conditions, that it is possible to attain better living conditions, although &#8211; ultimately &#8211; the dead ends of capitalism can only be overcome by challenging the foundations of this system.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<h3 align="center"><strong>The youth of Europe must raise the flag of internationalism</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Internationalist brotherhood between the peoples and workers of all countries, our proletarian internationalism, are the real alternative to the propaganda that aims to ensnare the youth with false ideas of “traditional values”, as well as the one of “European values”, identified with the defence of the EU of capital, its policies, its inseparable link with the interests of the big monopolies. Today, as imperialist conflicts develop, the EU confirms itself as an imperialist alliance at the service of the powerful, strengthening the Common Security and Defence Policy and arms spending.</p>
<p style="text-align: justify;">The imperialist wars and interventions, as well as the exploitation by monopolies, generate dramatic migratory flows, with millions of refugees and displaced persons, who see their basic rights and dignity brutally trampled upon in the host countries. In this context, the political forces who defend the interests of big capital, including the nationalist right, which are in government in many countries, use racism and xenophobia to build and maintain their consensus, sowing hatred and divisions between peoples and the working class.</p>
<p style="text-align: justify;">Nationalism and reactionary forces are promoted all around Europe. In numerous Eastern European countries, nationalist governments have initiated the persecution of communists. The EU is also an active participant in this. Anti-communism is now adopted as the official ideology of the EU, while the anti-historical equation with Nazi-fascism is promoted through the ideological construction of “totalitarianism” and the theory of “opposing extremes”. These policies today are objectively paving the way for nationalist and reactionary forces.</p>
<p style="text-align: justify;">In this context, we reiterate that the alternative to these forces is not appeals by liberal or social-democratic parties to build “anti-fascist alliances”. Fascism is born from the capitalist system; it is its long arm against the workers’-people’s movement. The real alternative to these forces can only be built by the people, by the unity of all the exploited in the name of internationalist solidarity and brotherhood, with the communists at the forefront of this struggle.</p>
<p style="text-align: justify;">In this spirit, the communist youths of Europe are committed to strengthening their joint struggle and to empower the Meeting of European Communist Youth Organisations (MECYO) as an important space to strengthen the discussion, exchange analysis, for coordination and fraternal relations between our organisations. Likewise, we strive to strengthen the struggle of the World Federation of Democratic Youth (WFDY) and its anti-imperialist character.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<h3 align="center"><strong>Communism is the youth of the world: let’s rise up!</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Youth of Europe let’s rise up: the future is not written yet. Capitalism will not be the end of history. Exploitation, war, poverty, oppression, emigration will not be our future!</p>
<p style="text-align: justify;">The explosions of popular anger throughout the world, the great workers&#8217; struggles that in so many European countries demonstrate the combativity of the working class, are proof that there is a space for strengthening the impact of communist ideas and for the revolutionary movement in the 21st century.</p>
<p style="text-align: justify;">The ideas of the Great October Socialist Revolution, whose anniversary we commemorate in these days, have for decades represented the alternative to imperialist war and the injustice of this system. Today, those ideas point the way forward to new conquests and victories. We defend and claim the great history of the communist movement in the 20th century, against all attempts to falsify it. Today, our task as communists in the 21st century is to assess our history, the experience of the revolutions of the last century and the failure of those who chose to renounce those ideas. We need to study, draw the appropriate lessons and conclusions, to strengthen our common struggle and our ability to truly be a vanguard force on the side of the Communist Parties in each of our countries.</p>
<p style="text-align: justify;">By holding high the red flag of revolution, the communist youth today can ensure that more young forces join the struggle for the workers&#8217; seizure of political power as they are the next shift of communist parties in all countries; to strengthen them ideologically and politically and intensify the attack.</p>
<p style="text-align: justify;">Communism is the youth of the world; capitalism is historically obsolete and destined to give way to the new world. Today, we have a duty to fight to build a world of true<em> </em>freedom, democracy, peace, social justice. A society governed by workers, which abolishes the exploitation of man by man, in which technical and scientific progress can truly be put at the service of the well-being of all, in which we can enjoy rights in education, work, leisure, free access to culture and sport.</p>
<p style="text-align: justify;">We are confident that, within our lifetimes, we will be the protagonists of a new revolutionary workers&#8217; march towards a bright future. The future will belong to socialism!</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<h3 align="center"><strong>In unison, we declare:</strong></h3>
<h3 align="center"><strong> </strong></h3>
<h3 align="center"><strong>Youth of Europe, rise up</strong></h3>
<h3 align="center"><strong>against imperialist war and capitalist exploitation, to achieve our future!</strong></h3>
<h3 align="center"><strong>We struggle united holding high the flag of October</strong></h3>
<h3 align="center"><strong>for the new society, for socialism!</strong></h3>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="right">Rome, 19 November 2024</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">The Organisations signing the statement:</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li>Communist Youth of Austria <strong>(KJÖ)</strong>, Austria</li>
<li>Young Communist League <strong>(YCL)</strong>, Britain</li>
<li>Young Socialists of the Socialist Workers&#8217; Party of Croatia <strong>(MS)</strong>, Croatia</li>
<li>United Democratic Youth Organization <strong>(EDON)</strong>, Cyprus</li>
<li>Communist Youth of Denmark <strong>(DKU)</strong>, Denmark</li>
<li>Union of the Communist Youth <strong>(UJC)</strong>, France</li>
<li>Socialist German Workers’ Youth <strong>(SDAJ)</strong>, Germany</li>
<li>Communist Youth of Greece <strong>(KNE)</strong>, Greece</li>
<li>Connolly Youth Movement <strong>(CYM)</strong>, Ireland</li>
<li>Workers’ Party Youth <strong>(WPY)</strong>, Ireland</li>
<li>Front of the Communist Youth <strong>(FGC)</strong>, Italy</li>
<li>Communist Youth Movement <strong>(CJB)</strong>, Netherlands</li>
<li>Young Communists in Norway <strong>(UngKom)</strong>, Norway</li>
<li>Revolutionary Communist Youth League (Bolsheviks), <strong>RKSM(b)</strong>, Russia</li>
<li>Collectives of Young Communists <strong>(CJC)</strong>, Spain</li>
<li>Communist Youth of Sweden <strong>(SKU)</strong>, Sweden</li>
<li>Communist Youth of Turkey <strong>(TKG)</strong>, Turkey</li>
</ol>
</div>
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		<title>PER LA LIBERTÀ DELLA PALESTINA. FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA IMPERIALISTA IN MEDIO ORIENTE. Comunicato dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria nazionale del FGC.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 10:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[A un anno dagli eventi del 7 ottobre 2023, il bagno di sangue che Israele ha scatenato nella striscia di Gaza rischia di evolvere in una escalation bellica su scala regionale. Gli attentati terroristici organizzati da Israele in Libano, i bombardamenti contro obiettivi civili e militari nel paese, tra cui quello in cui è stato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A un anno dagli eventi del 7 ottobre 2023, il bagno di sangue che Israele ha scatenato nella striscia di Gaza rischia di evolvere in una escalation bellica su scala regionale. Gli attentati terroristici organizzati da Israele in Libano, i bombardamenti contro obiettivi civili e militari nel paese, tra cui quello in cui è stato ucciso il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah; le minacce circa una imminente invasione di terra da parte dell’IDF e l’attacco missilistico iraniano in risposta alle criminali azioni di Israele, mostrano che la questione palestinese può fare da detonatore per un conflitto imperialista più generalizzato nell’intero Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, non si ferma il massacro che Israele sta portando avanti nella striscia di Gaza, con la complicità degli USA, dell’UE e dei governi europei, della NATO. Ad oggi sono stati uccisi più di 40mila palestinesi, di cui 16mila bambini. 80mila bambini mostrano segni di malnutrizione, decine di migliaia sono i dispersi, gli orfani e i mutilati. Gli sfollati arrivano a quasi 2 milioni di persone, cioè l’80% della popolazione della Striscia di Gaza, mentre il 2% è stato sterminato. Nella Cisgiordania, crescono l’oppressività dell’occupazione e del regime di apartheid, le atrocità delle IDF e dei coloni contro la popolazione civile, le rappresaglie contro militanti e prigionieri politici, che colpiscono sempre più anche le forze che si oppongono al genocidio dentro i confini di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il governo e la borghesia di Israele, al costo della sicurezza della loro stessa popolazione, portano avanti un piano genocida e di pulizia etnica che ha un obiettivo chiaro e apertamente dichiarato: cancellare per sempre la possibilità della nascita e del riconoscimento di uno Stato palestinese</strong> – scenario che esponenti del governo di Tel Aviv hanno definito “contrario alla sicurezza di Israele” &#8211; e mettere il mondo davanti ai fatti compiuti della totale occupazione militare della Palestina storica e dell’espulsione delle popolazioni arabe dalle loro terre.</p>
<p style="text-align: justify;">È opportuno evidenziare, a tal proposito, che anche quelle che vengono ipocritamente presentate dai nostri media come “aperture” e “proposte” israeliane per un cessate il fuoco, chiedono come condizione alla controparte palestinese il riconoscimento dell’occupazione militare della Striscia di Gaza. Nel frattempo, continua la manipolazione mediatica che giustifica le azioni di Israele, o ne minimizza la gravità, con la retorica della “lotta al terrorismo”, proprio mentre a compiere atti terroristici è lo Stato di Israele, come dimostrano gli attacchi compiuti in Iran e in Libano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ribadiamo quanto abbiamo già affermato all’indomani del 7 ottobre: <strong>il popolo palestinese, che vive in condizioni di occupazione militare, di assedio e di segregazione imposta da una forza occupante, ha il diritto a lottare con ogni mezzo per la propria liberazione</strong>. È opportuno sottolineare che, nelle condizioni attuali della Palestina, il diritto dei popoli occupati alla resistenza armata è riconosciuto persino dal diritto delle Nazioni Unite. La narrazione mediatica che bolla arbitrariamente non soltanto Hamas, ma la totalità delle forze politico-militari palestinesi come “terrorismo”, è pura propaganda che serve a offuscare questa verità: che in Palestina esiste una resistenza armata contro un’occupazione illegittima, ingiusta e criminale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’invasione israeliana della Striscia di Gaza e il bagno di sangue che è ormai in corso da un anno, avvengono mentre <strong>il Medio Oriente continua a essere al centro di una dura competizione imperialista tra le potenze capitalistiche mondiali e regionali</strong>, e i rispettivi monopoli, per il controllo delle risorse energetiche, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, di territori strategici, mercati e quote di mercato. Questa competizione è la base materiale del tanto discusso “allargamento del conflitto”, dalle vicende nel Mar Rosso al coinvolgimento dell’Iran e delle forze a esso affini in Libano e Siria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Italia e i monopoli italiani sono parte attiva e rilevante in questo scenario di competizione imperialista</strong>. Ne sono dimostrazione la presenza militare italiana in Iraq e nel Mediterraneo Orientale, o la licenza per esplorare ed estrarre gas dai giacimenti nelle acque della Striscia di Gaza che l’ENI ha ottenuto dal governo israeliano, in qualità di forza militare occupante e – come denunciato da molti &#8211; in violazione del diritto internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa realtà è alla base dell’inaccettabile complicità con Netanyahu del governo italiano guidato da Giorgia Meloni, che si distingue oggi per la sua posizione più smaccatamente filo-israeliana, anche rispetto ad altri paesi UE. Mentre Israele realizzava un piano genocida nell’ultimo anno, l’Italia non ha mai votato a favore della richiesta di un cessate il fuoco, né ha interrotto la fornitura di armi, che anzi è raddoppiata nel giro di un mese tra dicembre 2023 e gennaio 2024, arrivando a quota due milioni di euro in missili e bombe forniti a Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, dopo le grandi mobilitazioni popolari in solidarietà al popolo palestinese, un importante movimento di protesta si è sviluppato negli scorsi mesi nelle università italiane per chiedere la fine degli accordi di cooperazione con Israele e con le aziende belliche e dell’industria militare. Abbiamo sostenuto queste proteste con tutte le nostre energie, mentre si intensificavano, da un lato, la repressione da parte delle forze di polizia, dall’altro, gli attacchi squadristi organizzati da estremisti di matrice filo-israeliana.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, alcune organizzazioni palestinesi in Italia hanno lanciato una manifestazione nazionale a Roma per la giornata del 5 ottobre, richiamando l’anniversario degli eventi del 7 ottobre e chiamando a esprimere solidarietà e sostegno alle forze della resistenza palestinese. Il lancio di questa manifestazione e le posizioni espresse dai promotori sono state utilizzate come pretesto dal governo Meloni per imporre il divieto alla manifestazione, per presunte “ragioni di sicurezza pubblica” che in realtà tradiscono la natura tutta politica di questo divieto, giunto dopo settimane di pressioni dei settori filo-israeliani.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sviluppi hanno prodotto una divisione tra le forze palestinesi in Italia, producendo il ritiro dalla promozione della giornata del 5 ottobre di una parte delle sigle palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Fronte Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista, nel <strong>confermare l’adesione e la partecipazione alla giornata di manifestazione nazionale a Roma del 5 ottobre con uno spezzone comunista e di classe</strong>, con appuntamento a <strong>Piramide (MB) alle ore 14</strong>, dichiarano e ribadiscono quanto segue:</p>
<p style="text-align: justify;">-        È necessario porre fine al genocidio in corso della Striscia di Gaza, imporre un immediato cessate il fuoco, fermare i piani di invasione del Libano da parte dell’esercito israeliano. Sosteniamo l’incriminazione di Israele per crimini di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia per violazioni della convenzione ONU del 1948 sul genocidio;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Lottiamo per porre fine a ogni forma di coinvolgimento dell’Italia nel massacro in corso a Gaza, a ogni forma di sostegno italiano al governo criminale di Netanyahu, a ogni forma di cooperazione e coinvolgimento dell’Italia nella preparazione della guerra imperialista contro il Libano e l’Iran. Denunciamo i piani imperialisti di USA, UE e NATO e del capitale italiano in Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Il tentativo delle forze di governo di utilizzare i pretesti della “lotta all’antisemitismo e al terrorismo” per intensificare la repressione politica della solidarietà alla Palestina è ormai chiarissimo. Pensiamo che a questi tentativi di intimidazione e marginalizzazione politica si debba rispondere, nonostante tutte le contraddizioni esistenti, con la massima unità delle comunità palestinesi e delle forze pro-Palestina del movimento di classe, senza illusioni che l’unità nella lotta possa essere sostituita da interlocuzioni a porte chiuse con le forze politiche del centro-sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Ogni speranza di pace nell’immediato futuro per il popolo palestinese passa per la fine dell’occupazione dei territori palestinesi e dell’<em>apartheid</em>, per il riconoscimento effettivo di uno Stato palestinese sovrano e indipendente, del diritto al ritorno dei profughi palestinesi e la liberazione dei prigionieri politici detenuti dal regime israeliano.</p>
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