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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; Lavoro</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>LICENZIAMENTI ELECTROLUX. LA “RISTRUTTURAZIONE” LA PAGHINO I PADRONI</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2026 21:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comunicato congiunto dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC L’Ufficio Politico del Fronte Comunista e la Segreteria Nazionale del FGC esprimono preoccupazione e profondo sdegno per l’annuncio degli scorsi giorni in cui la multinazionale Electrolux ha presentato un piano di 1700 licenziamenti, su 4500 lavoratori coinvolti, nel nostro paese con conseguente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>Comunicato congiunto dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">L’Ufficio Politico del Fronte Comunista e la Segreteria Nazionale del FGC esprimono preoccupazione e profondo sdegno per l’annuncio degli scorsi giorni in cui la multinazionale Electrolux ha presentato un piano di 1700 licenziamenti, su 4500 lavoratori coinvolti, nel nostro paese con conseguente chiusura di diversi siti tra cui quello di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona. Siamo di fronte ad un processo in atto da diverso tempo che ha già visto l’azienda protagonista di delocalizzazioni e licenziamenti, favoriti non solo dalla ricerca di un basso costo della forza-lavoro in altri paesi, ma anche attraverso l’uso opaco di diversi milioni di euro derivanti dai Fondi di coesione UE a questo scopo. La scelta di chiudere interi siti in Italia è fortemente voluta dai fondi finanziari “BlackRock” e “Amf”, che detengono l’80% delle azioni di Electrolux, per difendere i rendimenti dei propri investitori e in ottica di maggiore “competitività” sul mercato in vista di una possibile acquisizione da parte di altri colossi, in particolare quelli cinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Esprimiamo solidarietà e pieno sostegno alla mobilitazione permanente e alle azioni di sciopero promosse dagli operai e dalle loro organizzazioni sindacali, su tutte la FIOM – CGIL. I comunisti sono al fianco dei lavoratori davanti ai cancelli, come accaduto stamattina in provincia di Ancona, e nelle piazze: crediamo che sia necessario rispondere in maniera decisa all’arroganza di padroni e fondi finanziari che pensano di poter fare quello che vogliono, dopo essersi intascati profitti miliardari e aver ricevuto quasi 13 milioni di euro di sovvenzioni pubbliche negli ultimi dieci anni”. Se c’è qualcuno che deve pagare questa “ristrutturazione” non devono essere certamente i lavoratori, ma chi ha fatto soldi a palate sulla pelle e sul sudore degli operai.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Il disastro sociale a cui siamo posti di fronte è la rappresentazione plastica della “politica industriale” del governo Meloni: ovvero lasciare fare ai padroni e al capitale il bello e il cattivo tempo, tutelando i loro interessi a discapito di quelli dei lavoratori. Nulla di diverso da quello che hanno già permesso che accadesse in GKN, ILVA, MAGNETI MARELLI e così via. Emerge così, ancora una volta, il carattere antioperaio delle politiche di un Governo che è il migliore alleato degli industriali e degli speculatori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">È giunto il momento di mobilitarsi non solo per difendere ogni singolo posto di lavoro in Electrolux, ma per generalizzare la lotta coinvolgendo tutti i “tavoli di crisi” aperti in questi anni e quelli che si apriranno in futuro. Bisogna ormai prendere atto che è in corso una pericolosa ristrutturazione capitalistica che sta coinvolgendo interi comparti della produzione nel nostro paese e che rischia di far perdere milioni di posti di lavoro, oltre che riconvertire progressivamente il tessuto produttivo in  una vera e propria economia di guerra. Di fronte alla prospettiva di licenziamenti di massa, disoccupazione e guerra, serve compattare il fronte dei lavoratori per esigere che la produzione e il lavoro siano sotto il loro controllo per soddisfare i bisogni del popolo, non sotto quello di speculatori e fondi finanziari. O le nostre vite, o i loro profitti!</p>
<p><iframe id="_pericles_content_iframe" style="position: absolute; top: -99px; left: 0px; width: 50px; height: 26px; background: transparent; overflow: visible; margin-top: -30px; transition: top 2s ease-in-out; z-index: 2147483647; border-width: medium; border-style: none; border-color: currentcolor; border-image: initial; padding: 0px;" width="320" height="240"></iframe></p>
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		<title>REFERENDUM 8-9 GIUGNO. LA “RIVOLTA SOCIALE” NON È IL VOTO MA, LA LOTTA CONTRO RIARMO, GUERRA E GENOCIDIO</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 08:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<category><![CDATA[DICHIARAZIONE]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[REFERENDUM 8-9 GIUGNO. LA “RIVOLTA SOCIALE” NON È IL VOTO MA LA LOTTA CONTRO RIARMO, GUERRA E GENOCIDIO Dichiarazione congiunta dell&#8217;Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC &#160; Governo e padroni gioiscono del mancato raggiungimento del quorum al referendum. Lo fanno perché così le loro possibilità di sfruttamento e impunità rimangono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>REFERENDUM 8-9 GIUGNO. LA “RIVOLTA SOCIALE” NON È IL VOTO MA LA LOTTA CONTRO RIARMO, GUERRA E GENOCIDIO</strong></p>
<p><em>Dichiarazione congiunta dell&#8217;Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Governo e padroni gioiscono del mancato raggiungimento del quorum al referendum. Lo fanno perché così le loro possibilità di sfruttamento e impunità rimangono inviolate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono diverse cose da dire. Un eventuale successo del referendum non sarebbe stato di per sé garanzia di avanzamento, ma avrebbe necessitato di essere imposto con la lotta. Il risultato dell&#8217;affluenza, purtroppo prevedibile, supera di poco la soglia del 30%. Su questa sconfitta pesa tutta la responsabilità del centro sinistra e delle dirigenze dei sindacati confederali che hanno promosso un referendum proponendo l&#8217;abrogazione di leggi che il PD stesso aveva approvato e contro cui l&#8217;opposizione dei sindacati confederali era stata minima. A chi oggi grida al tradimento dei lavoratori che “non sanno fare i loro interessi” o “votare bene” diciamo che bisogna avere l’onestà intellettuale di capire quali sono le ragioni profonde dell’astensione, di elevare la coscienza tra tutti gli sfruttati, e non consolarsi con un approccio classista e denigratorio che non fa altro che consegnare nelle braccia del nemico chi vorremmo invece conquistare alla lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è cercato di presentare il voto al referendum come la &#8220;rivolta sociale&#8221; contro il governo Meloni, anziché impegnarsi per riaccendere una stagione di lotte e di scioperi a partire dai posti di lavoro. Non basta darsi una pennellata di sinistra o dirsi, a parole, vicini ai lavoratori solo quando al governo c&#8217;è la destra: questo camuffamento non può mutare la natura profondamente antipopolare del PD e di tutto il centro sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Se da oggi la lotta di chi ogni giorno combatte per i lavoratori e gli oppressi sarà probabilmente più difficoltosa, la responsabilità è dei partiti di centro-sinistra e delle dirigenze sindacali che hanno, di fatto, fornito un enorme assist ai partiti di governo per accelerare ancora di più l&#8217;attacco ai lavoratori e tirare dritto su tutta una serie di misure, utili ai padroni, che chiedono per un lavoro ancora più precario, ricattabile e insicuro. Il governo Meloni esce rafforzato dall’esito di questo referendum: il dato elettorale non sarà solo usato dall’esecutivo per legittimarsi e stabilizzarsi ulteriormente, ma diventerà strumento, oggi e in futuro, per estromettere ancor di più dal dibattito pubblico qualsiasi discussione relativa alla necessità di garantire maggiori diritti sul lavoro e di contrastare precarietà e sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questa tornata di voto emergono due fatti molto chiari.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il primo è che l&#8217;opposizione al governo della guerra, dello sfruttamento, della precarietà e della repressione non può essere affidata alla finta sinistra del PD e affini che si dimostrano incapaci di fare opposizione anche sul semplice terreno elettorale. Serve davvero sforzarci nella ricomposizione di un movimento di classe in grado di mettere al centro gli interessi dei lavoratori e del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il secondo dato è che nonostante tutto, al di fuori di un ciclo di lotte operaie e popolari, senza una forte organizzazione e con una scarsa credibilità del centrosinistra sono andate a votare 12 milioni di persone, per lo più giovani, che dimostrano come ingiustizia, precarietà sfruttamento siano il pane quotidiano per milioni di persone. E di come esista una voglia genuina di combatterli. Tocca a noi trasformare questi voti in una vera rivolta sociale attraverso l&#8217;organizzazione, la lotta e la ricostruzione di un partito che sia davvero in grado di rappresentarne gli interessi contro le illusioni riformiste e il centrosinistra. Non asteniamoci dalla lotta: mandiamo a casa il governo Meloni!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">Roma, 10/06/2025</p>
<p><iframe id="_pericles_content_iframe" style="position: absolute; top: -99px; left: 0px; width: 50px; height: 26px; background: transparent; overflow: visible; margin-top: -30px; transition: top 2s ease-in-out; z-index: 2147483647; border: none; padding: 0px;" width="320" height="240"></iframe></p>
<p><iframe id="_pericles_content_iframe" style="position: absolute; top: 0px; left: 0px; width: 50px; height: 26px; background: transparent; overflow: visible; margin-top: -30px; transition: top 2s ease-in-out; z-index: 2147483647; border: none; padding: 0px;" width="320" height="240"></iframe></p>
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		<title>SUL REFERENDUM DELL’8-9 GIUGNO &#8211; Dichiarazione congiunta dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 16:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SUL REFERENDUM DELL’8-9 GIUGNO Dichiarazione congiunta dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC &#160; Domenica 8 e lunedì 9 giugno si vota per cinque referendum abrogativi, con i quali si propone di eliminare totalmente o modificare delle norme in materia di lavoro e cittadinanza. I quesiti riguarderanno i licenziamenti illegittimi, il limite]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SUL REFERENDUM DELL’8-9 GIUGNO</strong></p>
<p><em>Dichiarazione congiunta dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;"><strong>Domenica 8 e lunedì 9 giugno si vota per</strong> <strong>cinque referendum abrogativi</strong>, con i quali si propone di eliminare totalmente o modificare delle norme in materia di lavoro e cittadinanza. I quesiti riguarderanno i licenziamenti illegittimi, <strong>il limite dell’indennità per i licenziamenti nelle piccole imprese, i contratti a termine, la responsabilità dell’imprenditore committente in caso di infortuni e la cittadinanza. Nello specifico, la CGIL si è fatta promotrice in solido dei </strong>quesiti sul lavoro, che riguardano tra le altre cose l’abolizione del contratto a “tutele crescenti”, il ricorso indiscriminato ai contratti a termine &#8211; entrambi presenti nel Jobs Act &#8211; e alcune norme approvate tra il 2008 e il 2021 sulla responsabilità solidale delle aziende committenti in caso di infortunio e malattia professionale dei lavoratori in appalto. Il quesito sulla cittadinanza, invece, era stato proposto all’inizio di settembre 2024 da +Europa con l’adesione di diverse associazioni: la richiesta è quella di ridurre da 10 a 5 gli anni necessari di residenza continuativa per richiedere la cittadinanza, mantenendo però invariate le altre condizioni.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Denunciamo l’azione di censura parte del governo e di molti giornali “mainstream” nei confronti del referendum</strong>, col tentativo dichiarato di boicottare il voto. Tra queste azioni rientra anche l’aver fissato il referendum nei giorni in cui si tiene il secondo turno delle elezioni locali (che normalmente raggiungono un’affluenza minore alle urne) oltre che all’inizio del periodo estivo per ridurre ulteriormente l’affluenza. Le dichiarazioni di La Russa, Tajani e di altri esponenti del centrodestra – oltre a quelle davvero vergognose della segretaria della CISL Daniela Fumarola &#8211; di una “astensione politica contro un referendum voluto dalla sinistra”, mostrano pienamente come l’obiettivo del governo sia quello di non far raggiungere il quorum, necessario per rendere valido il voto, oltre che di non volersi misurare apertamente con risultati che vedrebbero molto probabilmente una forte vittoria del Sì.  In tal senso, il governo Meloni con questa mossa dice di essere apertamente a favore delle leggi che, con la co-responsabilità del centrosinistra, in questi anni hanno reso più precario il lavoro ed esposto i lavoratori a ritorsioni dei padroni oltre che a licenziamenti illegittimi. Al di là della propaganda governativa prodotta nei giorni attorno al primo maggio, utile solo a gettare fumo negli occhi, si mostra chiaramente quali interessi difende questo governo: quelli dei padroni e di chi vuole un mondo dove i lavoratori siano sempre più ricattabili.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Reputiamo fortemente ipocrita l’appoggio fornito dai partiti di centrosinistra e dalla finta “opposizione” a questo referendum.</strong> Il Jobs Act venne approvato dal Governo Renzi (PD) nel 2015, con un’avversione solo a parole delle dirigenze dei sindacati confederali. Le peggiori politiche di questi anni in materia di lavoro sono state approvate – se non direttamente promosse &#8211; con la complicità del centrosinistra, in nome della competitività e delle esigenze del mercato. Il PD e partiti satellite, oltre che i 5 Stelle, si espongono solo a parole sul referendum, senza promuoverlo a conti fatti anche per via di dissidi interni. Queste contraddizioni, ad esempio, emergono inoltre sotto forma di frattura politica: in queste settimane Bonaccini – avversario dell’attuale segretaria alle scorse primarie – sta polarizzando attorno a sé una cospicua fetta di consensi dei contrari alla cancellazione delle norme del Jobs Act oggetto dei quesiti referendari. Insomma, mentre la Schlein tenta di presentarsi con una facciata di “sinistra”, non può mutare la natura profondamente antioperaia ed antipopolare del Partito Democratico.<br />
Nella promozione del referendum non è stata ricercata una polarizzazione che, al netto dei limiti specifici, era possibile all’interno del dibattito pubblico in Italia su questi temi, anche perché determinate leggi sono state promosse, o comunque non modificate minimamente, da questi stessi partiti quando stavano al governo. Un problema di “coerenza” che non è facile nascondere di fronte al popolo e che gli permette, attraverso una posizione defilata, di provare a intestarsi in maniera ipocrita il sostegno ad una campagna politica a favore dei lavoratori. Il posizionamento puramente strumentale non crea grossi mal di pancia alle dirigenze di questi partiti, perché da una parte sanno benissimo che è difficile che venga raggiunto il quorum, dall’altra l’eventuale abrogazione delle norme proposte nei quesiti, pur essendo importante, non assesterebbe un colpo decisivo allo sfruttamento e alle sempre peggiori condizioni nei luoghi di lavoro. Non andando a toccare il sistema di dominio del capitale né i rapporti di forza a favore dei lavoratori, la cancellazione delle norme interessate dai quesiti sarebbe in ogni caso compatibile con l’attuale sistema e pertanto può essere spesa in chiave puramente propagandistica anche da queste forze.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Senza scadere nella scomunica, è necessario criticare le modalità con cui è stato promosso il referendum da parte della dirigenza nazionale della CGIL. </strong> Il referendum nasceva avendo come quesito trainante quello sulla sull&#8217;Autonomia Differenziata, il quale poneva margini di polarizzazione politica più efficace, dato che avrebbe riguardato una norma su cui, al netto di una condivisione sostanziale nel merito da parte dei partiti di centrosinistra, era chiara la paternità dell&#8217;attuale governo. Tale elemento, che sarebbe stato più facile da proiettare in termini di comprensibilità, sostanziandosi in un&#8217;opposizione a una norma recente, di questo governo, e non a norme di 10 anni fa, avrebbe consentito un’affluenza decisamente maggiore e una battaglia politica percepita come seria e più immediata da parte dei lavoratori e del popolo. A tutto ciò va aggiunto anche il forte discredito che i sindacati confederali hanno assunto tra i lavoratori per via dell’avallo indiretto, da parte delle dirigenze burocratiche, delle politiche che hanno reso più precario il lavoro e del ruolo che spesso si sono ritagliati in questi anni firmando contratti a perdere. Il fatto che la Corte Costituzionale abbia bocciato il quesito sull&#8217;Autonomia Differenziata poiché non adeguatamente formulato si è rivelato un enorme boomerang, compromettendo in maniera probabilmente irrimediabile la possibilità di raggiungere il quorum, operando nei fatti la riduzione, ad esempio, della partecipazione del Sud Italia in cui il predetto tema è molto sentito. Questo errore depotenzia enormemente la portata della campagna politica in essere. Il mancato raggiungimento del quorum nel referendum rischia di rafforzare il governo, che tenterà di presentare, in chiave propagandistica, la probabile scarsa partecipazione al referendum come il segnale di un basso livello di dissenso nei confronti dell’esecutivo all’interno del Paese. Il mancato raggiungimento del quorum, indirettamente, rischia di legittimare anche le norme in materia di lavoro che sono oggetto dei quesiti sopracitati. Le questioni relative alla precarietà e alla sicurezza nei luoghi di lavoro rischiano di essere ulteriormente messe ai margini del dibattito pubblico, nonostante quotidianamente emergano drammatici episodi che ne testimoniano la strettissima attualità.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Il referendum è un importante strumento di democrazia, da usare con serietà e responsabilità. </strong>Non una scorciatoia per la realizzazione del proprio progetto politico da parte del centrosinistra e della finta opposizione parlamentare, in un contesto in cui l’avanzamento – oggi più che mai &#8211; si produce attraverso i rapporti di forza a favore dei lavoratori e non appellandosi a presunte panacee per superare l’irrilevanza o per illudere il popolo che la soluzione stia in quegli stessi partiti corresponsabili del disastro sociale. Storicamente il referendum è stato utilizzato per spostare i rapporti di forza in favore dei lavoratori e del popolo, con campagne di massa molto sentite, che promuovevano istanze avanzate e che andavano a toccare nodi importanti della vita del Paese. Basti pensare al peso storico dei referendum per l’aborto e per il mantenimento del divorzio, sostenuti, non a caso, da un partito come il PCI che aveva la forza di promuovere, essendo presente su un piano di massa nei gangli della società capitalistica, tale prospettiva. Oggi tutto ciò è semplicemente assente e lo abbiamo visto sia nei casi di referendum vinti e non rispettati, come quello sull’acqua pubblica, che nel caso di quello contro le trivelle che, invece, non ha neanche raggiunto il quorum. Il risultato è stata la disillusione e senso di impotenza nei confronti di un “nemico” percepito come imbattibile. In assenza dei rapporti di forza necessari e di una progettualità politica comunista, con forti radici nel popolo, la promozione del referendum come soluzione alle problematiche profonde della “sinistra” produce al massimo illusione e rassegnazione, regalando ai nostri avversari un’arma formidabile per combatterci.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Occorre non cadere vittima delle illusioni “riformiste”, a maggior ragione in una fase contraddistinta da rapporti di forza negativi per i lavoratori ed il popolo. </strong>Di fronte al peggioramento complessivo delle condizioni dei lavoratori, con salari reali diminuiti dell’8% in due anni, a fronte di profitti aumentati del 45%, un’inflazione arrivata in poco tempo al 18%, contratti nazionali fermi da anni, <strong>reputiamo arretrata la scelta di concentrare le energie di una parte sostanziosa del movimento sindacale sul referendum.</strong> La guerra imperialista, il genocidio del popolo palestinese e i sommovimenti presenti tra diverse categorie di lavoratori – con la presenza di mobilitazioni significative per i rinnovi dei contratti nazionali – impongono oggi la necessità di agire su un piano completamente diverso. Per combattere il governo e le sue politiche non si può pensare di rimanere rinchiusi tra le macine della disillusione, da una parte, e di una risposta compatibile con i margini di questo sistema, dall’altra. Lo vogliamo dire chiaramente: il problema relativo alla validità dello strumento del referendum non risiede in una forma di “rifiuto a priori” dell’istituto o di scarsa considerazione per le forme con cui parte del movimento sindacale decide di agire sul piano delle leggi anti-operaie, bensì nella constatazione di una condizione oggettiva che, con i rapporti di forza attuali, produce l’illusione di un cambiamento che non può essere determinato con scorciatoie meramente legislative. Il problema da affrontare, con maturità e serietà, riguarda come promuovere, assieme alla costruzione dell’organizzazione politica dei lavoratori, una stagione di scioperi generali e di lotta che permetta la saldatura di un fronte di classe contro la guerra e le politiche di padroni e governo. La rivolta sociale non è il voto, come sostiene invece Landini, ma organizzare queste forze per dare una battaglia complessiva a questo sistema di morte e sfruttamento. <em>Solo lavorando per cambiare gli attuali rapporti di forza sarà possibile ottenere posizioni più avanzate, solo spezzando il sistema di dominio del capitale sarà possibile ottenere vittorie definitive per il popolo e i lavoratori.</em></li>
<li style="text-align: justify;"> Il <strong>Fronte Comunista</strong> e il <strong>Fronte della Gioventù Comunista</strong>, pur riconoscendo i limiti di queste proposte,<strong> invitano a votare Sì ai cinque quesiti del referendum</strong>. Riteniamo necessario contrastare la posizione del governo, provando a dare il nostro contributo al raggiungimento della soglia di voto utile affinché i lavoratori possano esprimere in maniera chiara una posizione sulle leggi che hanno reso ancora più precaria la loro vita. Non bisogna buttare via il bambino con l’acqua sporca. Inoltre, ci stringiamo attorno a quei settori, come i metalmeccanici, che in questo momento stanno provando a legare la battaglia per il referendum assieme a quella per un rinnovo dignitoso del loro contratto. Come comunisti, saremo in prima fila per fare in modo che, indipendentemente da questa tornata di voto, venga rilanciata la lotta di tutti i lavoratori e del popolo contro riarmo, guerra e governo. Abbiamo un mondo da conquistare.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 17/05/2025</p>
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		<title>STRAGE DI CALENZANO: IL PROFITTO DEI PADRONI SULLA PELLE DEI LAVORATORI.  Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 05:54:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[1. Alle 10.22 di lunedì mattina, una “perdita” ingente di combustibile nel corso del carico di un’autocisterna nella raffineria ENI di Calenzano (FI) causa un’esplosione che, fino a questo momento, ha provocato la morte di cinque lavoratori e decine di feriti – di cui tre ancora in pericolo di vita. Ai familiari delle vittime e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">1. Alle 10.22 di lunedì mattina, una “perdita” ingente di combustibile nel corso del carico di un’autocisterna nella raffineria ENI di Calenzano (FI) causa un’esplosione che, fino a questo momento, ha provocato la morte di cinque lavoratori e decine di feriti – di cui tre ancora in pericolo di vita. Ai familiari delle vittime e dei feriti va tutta il nostro cordoglio e vicinanza. Stiamo parlando di una delle peggiori stragi operaie degli ultimi tempi, la quale in potenza poteva causare decine di morti. Nelle ore immediatamente successive alla deflagrazione la Protezione Civile indicava di allontanarsi dalla zona colpita e, in raggio di 5 km, di stare il più possibile al chiuso evitando l’inalazione di fumi tossici. Indicazione puntualmente disattesa dalle direzioni aziendali del territorio che, a distanza di pochi minuti dall’accaduto, dicevano ai lavoratori di tornare ai propri posti, esponendoli a rischi reali per la loro salute.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">2. Non si tratta di una tragica fatalità né di un incidente, bensì di una strage preannunciata. Erano state diverse, infatti, le segnalazioni di uno degli autotrasportatori morti – Vincenzo Martinelli – ai responsabili della sicurezza in azienda circa le “continue anomalie sulla base di carico delle cisterne”. Questo fattore attesta ancora di più che esistono delle responsabilità, a partire dalle direzioni aziendali delle imprese coinvolte – ENI in primis – che nulla hanno fatto per scongiurare questo massacro, a maggior ragione in lavorazioni critiche come quelle che coinvolgono materiale facilmente infiammabile. Tutto ciò accade perché rientra nei criteri del “massima resa, minima spesa”, dove il risparmio per il profitto viene anteposto alla salute e alla sicurezza de lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">3. A distanza di poche ore, il governo Meloni conferma il suo “interessamento” circa la questione dei morti sul lavoro in maniera lampante: per mano di Salvini, infatti, fa precettare lo sciopero generale indetto per venerdì da USB, nel settore dei trasporti. La natura di questo governo, tra i più conseguenti nel sostenere gli interessi delle imprese e dei monopoli, si mostra da una parte nel piangere ipocritamente lacrime di coccodrillo quando si verificano massacri come quello di Calenzano, dall’altra nell’attaccare frontalmente il diritto di sciopero e nel favorire i padroni riducendo e rendendo meno efficaci i controlli, favorendo, attraverso leggi e contratti peggiorativi, ritmi di lavoro maggiori e condizioni sempre più precarie, che contribuiscono alla crescita di rischi e infortuni sul posto di lavoro. Sono gli stessi che gridano scandalizzati quando Landini – non certo un rivoluzionario – parla di rivolta sociale: ebbene crediamo che di fronte a quello che sta accadendo in questo paese, invece, una rivolta SOCIALE sia proprio quello che serve.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">4. La risposta delle organizzazioni sindacali non può essere limitata a 4 ore di sciopero. Nel giro di poco più di un anno in Italia si sono verificate almeno quattro stragi sul lavoro, a Brandizzo, Casteldaccia, Suviana e, a inizio anno, proprio a Firenze con cinque operai morti nel crollo di un cantiere Esselunga. Non siamo di fronte a casi isolati, bensì ad un susseguirsi di massacri operai sempre più gravi. Solo nei primi dieci mesi del 2024, parliamo di 890 denunce di morti sul lavoro (+2,5%), con quasi mezzo milione di denunce di infortunio (+0.4% annuo); numeri che rappresentano in maniera plastica la guerra che i padroni, per il profitto, conducono sulla pelle dei lavoratori. Nelle condizioni date, serve che le organizzazioni dei lavoratori diano un segnale forte, affinché non diventi sempre più “normale” assistere a queste stragi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">5. La gioventù comunista è in prima fila per sostenere non solo i familiari delle vittime, ma anche per promuovere, nei luoghi di lavoro, la battaglia per la priorità della tutela della salute e delle vite dei lavoratori, contro gli appetiti di profitto dei padroni. Come accaduto per Brandizzo e per le altre morti sul lavoro, continueremo la nostra battaglia affinché non cali il silenzio sulla strage in corso e per far sì che i lavoratori si organizzino per mettere in primo piano i loro interessi. Interessi che potranno essere tutelati veramente solo gettando nella pattumiera della storia questo sistema marcio, alimentato da guerra, miserie e sfruttamento. O le nostre vite, o i loro profitti!</p>
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		<title>DDL 1660. RISPONDIAMO ALL’ATTACCO REPRESSIVO E DI CLASSE DEL GOVERNO MELONI CON LA LOTTA. Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 07:47:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il DDL Sicurezza rappresenta un salto di qualità dal punto di vista repressivo, da non sottovalutare. Il Governo, dopo aver approvato in prima battuta alla Camera dei deputati lo scorso settembre il Decreto Legge 1660, si prepara ad avanzare come un treno da una parte contro le lotte dei lavoratori e sociali, e dall’altra, in termini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il DDL Sicurezza rappresenta un salto di qualità dal punto di vista repressivo, da non sottovalutare. </strong>Il Governo, dopo aver approvato in prima battuta alla Camera dei deputati lo scorso settembre il Decreto Legge 1660, si prepara ad avanzare come un treno da una parte contro le lotte dei lavoratori e sociali, e dall’altra, in termini propagandistici, per gestire col pugno di ferro le contraddizioni sociali prodotte da questo sistema in putrefazione. I contenuti di questo provvedimento sono molto pericolosi e ne riportiamo quelli più significativi. In particolare, si attaccano i lavoratori rendendo il blocco stradale reato penale con condanne fino a 2 anni di carcere e istituendo il cosiddetto reato di resistenza passiva – formula per colpire direttamente gli scioperi -, dando prefigurando pene fino a 4 anni; nel contesto invece della resistenza attiva si arriva fino a 15 anni di carcere.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, si colpisce, con il pretesto del terrorismo, la propaganda delle lotte, rendendo imputabili gli indagati anche solo se trovati in possesso di documenti considerati “compromettenti”, con condanne fino a 6 anni di carcere.</p>
<p style="text-align: justify;">In terzo luogo, vengono comminate pene fino a 7 anni per chi occupa una casa sfitta o addirittura solidarizza con le occupazioni. E ancora, le proteste in carcere o nei Cpr possono essere punite col carcere fino a 20 anni, medesima pena prevista per chi lotta contro le grandi opere, e viene istituito anche il carcere per le madri incinte o con figli di età inferiore a un anno. Agli immigrati senza permesso di soggiorno si vieta finanche l’uso del cellulare, vincolando l’acquisto della SIM al possesso di questo documento.</p>
<p style="text-align: justify;">In ultimo, viene istituita la facoltà per le forze dell’ordine di detenere una seconda arma personale al di fuori di quella d’ordinanza, portabile con sé anche se non in servizio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La spirale reazionaria in cui ci sta precipitando il Governo è il momentaneo culmine di un processo in atto da ben prima della presentazione del DDL 1660.</strong> Dal Decreto Rave al Decreto Caivano fin da subito è emersa la natura di un esecutivo pronto a governare le contraddizioni sociali attraverso il pugno duro. Abbiamo assistito a questo atteggiamento durante questi anni, a partire dalle violenze della polizia nei confronti del movimento studentesco quando 200.000 studenti scesero in piazza contro i morti in alternanza. Lo abbiamo vissuto davanti ai cancelli della logistica dove facchini e drivers in sciopero subivano aggressioni squadriste da parte di aziende di sicurezza privata al soldo dei padroni e forze dell’ordine. Lo sperimentano quotidianamente le famiglie operaie sotto sfratto che non possono permettersi di pagare un affitto a causa di disoccupazione e bassi salari. In particolare, in un contesto in cui si acuiscono le contraddizioni inter-imperialistiche, le manifestazioni per la Palestina e il movimento di sostegno che si è generato è stato vittima in prima fila di questo processo, come dimostra, in ultima istanza, la pesante repressione a cui abbiamo assistito in occasione della manifestazione del 5 ottobre a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Governo Meloni, con questo decreto-legge, cerca di sferrare un attacco spregiudicato nei confronti di chi lotta, in particolare contro il diritto di sciopero e di protesta dei lavoratori. </strong>È evidente, nonostante la trasversalità di queste misure, che vi è un occhio particolare per le proteste dei lavoratori, in particolare quelli della logistica, citati apertamente, assieme al SI Cobas, dal ministro Piantedosi in una delle ultime interrogazioni parlamentari. L’istituzione della resistenza passiva e il rafforzamento del reato di blocco stradale puntano proprio a colpire con la paura e con pene dure quei lavoratori che, in particolare negli ultimi anni, hanno dimostrato di poter fermare la produzione e la circolazione delle merci, oltre che il traffico di armi nei porti. Un attacco di classe chiaro e diretto soprattutto verso chi mette in discussione con maggiore forza e combattività gli attuali rapporti di produzione colpendo i profitti dei capitalisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ipocrisia delle forze politiche all’opposizione non si ferma neanche in questo caso. </strong>Dalle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, degli esponenti del centrosinistra e di Conte la prima preoccupazione che traspare è relativa all’impatto che questo decreto avrà sui gruppi imprenditoriali legati al commercio della “cannabis legale”, mostrando ancora una volta la distanza con il popolo e i lavoratori. Le forze politiche, che oggi si pongono a parole contro questo decreto, sono le stesse che negli scorsi anni si sono rese corresponsabili dell’acuirsi dell’attacco repressivo dello stato borghese, a partire dall’approvazione dei Decreti Minniti targati PD e dei Decreti Sicurezza a firma 5Stelle-Lega, che hanno istituito reati come quello di blocco stradale per colpire innanzitutto i lavoratori in lotta, o che hanno rafforzato il regime di detenzione dei CPR. Decreti il cui impianto è stato mantenuto complessivamente in piedi anche dai governi di centro sinistra formatisi dopo la caduta dell’esecutivo a guida Movimento 5 Stelle e Lega. Oggi, provando a rifarsi una verginità politica e a macinare consenso elettorale, nascondono queste stesse responsabilità e provano a presentarsi con una nuova faccia nei confronti di quegli strati sociali che per primi sono stati colpiti dalle loro leggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo contesto, sosteniamo e promuoviamo lo sciopero generale del 18 Ottobre indetto dal SI Cobas e le manifestazioni del 19 Ottobre contro il DDL 1660.</strong> Ci rendiamo conto che, a maggior ragione adesso, l’arretramento del movimento operaio e della sinistra di classe impone a tutte le realtà di lotta un cambio di passo. Proprio perché questo attacco è generalizzato e &#8211; nonostante colpisca le realtà di lotta in maniera trasversale – colpisce in particolar modo il movimento operaio, occorre che soprattutto sul fronte del sindacalismo di base e conflittuale e delle mobilitazioni si eserciti la massima unità d’azione. Per difendere i diritti, in particolare quello di sciopero, bisogna praticarli. Non si può combattere questo decreto semplicemente con una battaglia d’opinione: quando i margini di agibilità politica e gli spazi democratici si restringono possono essere difesi solo dalle lotte che esistono e possono svilupparsi nel movimento reale, a partire da quello dei lavoratori. E queste lotte devono scorrere in un unico fiume, che possa fare da argine alle mire di pacificazione sociale di governo e padroni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’acuirsi dell’attacco repressivo e di classe del governo impone l’urgenza della ricostruzione del partito rivoluzionario della classe operaia in Italia</strong>, del fattore soggettivo che organizzi la risposta non solo a questo ennesimo tentativo di colpire i lavoratori e le sue avanguardie, ma complessivamente ad un sistema fatto di morte e sfruttamento, che antepone i profitti di pochi al benessere di tutti. Siamo in prima fila per sostenere questa prospettiva e per gettare la basi affinchè si sviluppi.</p>
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		<title>SCIOPERO NAZIONALE AUTOMOTIVE: 18 OTTOBRE IN PIAZZA A ROMA CON GLI OPERAI, CONTRO RASSEGNAZIONE E ILLUSIONI. Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 19:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SCIOPERO NAZIONALE AUTOMOTIVE: 18 OTTOBRE IN PIAZZA A ROMA CON GLI OPERAI, CONTRO RASSEGNAZIONE E ILLUSIONI. Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC Il 18 ottobre, FIOM, FIM e UILM hanno indetto uno sciopero nazionale di 8 ore del settore automotive, che coinvolgerà anche i lavoratori in somministrazione, contro il processo in corso da anni di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="docs-internal-guid-d0b052b2-7fff-1a0e-65b7-eecd89d91aa7" style="text-align: justify;" dir="ltr"><strong>SCIOPERO NAZIONALE AUTOMOTIVE: 18 OTTOBRE IN PIAZZA A ROMA CON GLI OPERAI, CONTRO RASSEGNAZIONE E ILLUSIONI</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr"><em>Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Il 18 ottobre, FIOM, FIM e UILM hanno indetto uno sciopero nazionale di 8 ore del settore automotive, che coinvolgerà anche i lavoratori in somministrazione, contro il processo in corso da anni di desertificazione industriale e per la tutela dell’occupazione. Il giorno stesso si svolgerà una manifestazione nazionale a Roma con concentramento dalle ore 9.30 in piazza Barberini. La ripresa delle mobilitazioni organizzate e spontanee che ci sono state tra i metalmeccanici in questo ultimo anno in tutta Italia è un fenomeno che il FGC recepisce certamente come positivo.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">I dati sulla cosiddetta “crisi industriale” – ovvero la ristrutturazione capitalistica in atto in questo settore – restituiscono un quadro agghiacciante. Nel luglio 2024, il calo produttivo rispetto a giugno è stato dello 0,9 per cento; su base annua, l&#8217;indice diminuisce addirittura del 3,3 per cento rispetto al luglio dell’anno scorso. Nel settore automotive va ancora peggio. La produzione di auto di Stellantis in Italia è crollata nel primo semestre del 2024 a -29,2% rispetto allo stesso periodo del 2023, e il calo sta interessando anche la realizzazione dei veicoli commerciali leggeri con -0,5%.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Dal 2014 ad oggi sono 11.500 i lavoratori diretti usciti dagli stabilimenti italiani di Stellantis, di cui 2.800 dagli enti centrali. E nel 2024 sono previste ulteriori 3.800 uscite incentivate. A questi vanno aggiunti gli oltre 3000 lavoratori in somministrazione che risultano licenziati al giugno 2024. Inoltre, più 183.000 lavoratori sono coinvolti in tavoli di crisi a livello nazionale o regionale. Tra i lavoratori del settore automotive che rischiano nei prossimi anni di subire casse integrazione, disoccupazione oppure riduzione del monte ore settimanale ve ne sono circa 70.000.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Lo scenario a cui siamo posti di fronte è quello di un settore con sempre meno lavoratori, con contratti sempre più precari all’interno della breve parentesi di ricambio generazionale presente fino a qualche anno fa, sottoposti a ritmi crescenti, i quali hanno una ricaduta diretta sulla sicurezza – già compromessa dai forti tagli avvenuti nel corso di questi anni. A tutto ciò si sommano i salari bassi e fermi da diversi anni, i quali sommati alla cassa integrazione, che pesa sulla fiscalità generale, hanno gettato decine di migliaia di famiglie operaie nella povertà.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">La “crisi dell’automotive” la stanno pagando i lavoratori, mentre le imprese fanno profitti da capogiro. Stellantis con 24 miliardi di euro di utile operativo e oltre 18 miliardi di euro di utile netto è in cima alla classifica. A seguirla, Wolkswagen con 17,8 miliardi, Mercedes-Benz con 14,5 miliardi, Tesla con 13,8 miliardi e così via. Mentre amministratori delegati e portavoce delle aziende piangono lacrime di coccodrillo, chiedendo ulteriori incentivi statali e disinvestendo in quei siti che ritengono poco profittevoli, continuano ad arricchirsi sulle spalle di lavoratori, che da anni vedono l’inflazione crescere di decine di punti percentuali, con salari fermi ormai da trent’anni e senza la possibilità di arrivare a fine mese. Inoltre, sono peggiorate enormemente le condizioni di lavoro nelle fabbriche, tra tagli alle misure di sicurezza, aumento dei ritmi e delle ore di lavoro – che hanno contribuito direttamente all’aumento dell’incidenza di morti sul lavoro -, oltre che di contratti precari e in somministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Occorre sostenere le lotte degli operai metalmeccanici per la difesa del posto di lavoro, con il controllo operaio sulla produzione. È necessario farlo oggi a maggior ragione contro i piani di svendita dei consigli di amministrazione utili ai padroni per ottimizzare i profitti, ma dannosi per gli operai e per le loro famiglie.  La storia dei metalmeccanici in Italia è gloriosa: il loro contributo alle conquiste più avanzate del movimento dei lavoratori in questo paese è immenso ed occorre oggi ripartire da queste radici e dal protagonismo operaio per non tornare ulteriormente indietro. Come negli USA e in molti altri paesi che hanno visto una forte mobilitazione operaia proprio di questo settore, serve che i comunisti colgano l’importanza di queste ondate di scioperi e siano in prima fila per dare il proprio contributo affinché abbiano successo e rompano l’isolamento a cui vengono relegate da media e istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Il governo Meloni, anche in questo frangente, è conseguente agli interessi del capitale e dei monopoli italiani. Nel caso Stellantis, in particolare, nonostante la retorica della necessità di tutelare il Made in Italy in funzione anti-francese, continua nel solco dei precedenti governi a trattare la multinazionale con i guanti di seta, garantendo incentivi (legati anche al passaggio all’elettrico) e sgravi fiscali. Tutto questo non solo con lo scopo di preservare il più possibile gli interessi del capitale italiano all’interno della holding, ma anche per evitare, in caso di smobilitazione repentina dei siti produttivi in Italia, un crollo dei dati relativi alla forza-lavoro impiegata, che andrebbero a minare quanto propagandato dalle forze di governo sul presunto record occupazionale raggiunto in questo anno e mezzo. Conseguentemente, continua nel solco delle politiche antioperaie. Come già fatto l’anno scorso con il Decreto Lavoro, il Governo Meloni precarizza i contratti in maniera enorme, contribuisce a smantellare le misure di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro inserendo il preavviso di dieci giorni al padrone dell’azienda nel caso di controlli, rende ancora più difficile e ricattatorio l’accesso a misure come la NASPI.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Allo stesso modo occorre denunciare le illusioni spacciate dal centrosinistra e dalle dirigenze confederali circa le necessità di apertura alla competitività, alla supposta “industrializzazione sostenibile” all’interno dei margini di questo sistema economico o sui presunti miracoli della “transizione verde”. Negli anni scorsi gli operai hanno visto coi loro occhi i risultati delle politiche di liberalizzazione del mercato del lavoro e della competitività: svendita totale dei siti produttivi, delocalizzazione, licenziamenti, attacchi ai salari, precarietà ed ammortizzatori sociali usati a pioggia. Quei partiti che oggi rivendicano un “energico intervento statale” in nome della “transizione ecologica” sono i medesimi che da una parte hanno votato e sostenuto, quando erano al governo, politiche lacrime e sangue, mentre dall’altra incensano e promuovono la competitività dei monopoli e delle imprese italiane nei mercati globali proprio sul piano della “green economy”, nuovo terreno di profitti miliardari per i padroni, che poco ha a che fare con la prospettiva di tutelare l’ecosistema.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Ricordiamo bene la natura degli interventi statali teoricamente finalizzati a difendere l’occupazione fatti negli ultimi trent’anni. Accordi in cui sono stati regalati centinaia di miliardi di euro ad aziende come Stellantis, dietro a false promesse di reindustrializzazione, puntualmente disattese da nuove ondate di licenziamenti e casse integrazioni. Contestualmente venivano firmati contratti collettivi peggiorativi e votate leggi che attaccavano apertamente i diritti conquistati dal movimento operaio. Non si tratta unicamente di rivendicare, giustamente, il lavoro, se poi questo è fatto di contratti precari, a tempo determinato e in somministrazione, flagello che colpisce innanzitutto i giovani operai nel mondo del lavoro. Indirizzare i lavoratori verso tutto ciò significa metterli nel vicolo cieco prodotto da questo sistema in putrefazione: sistema all’interno del quale gli esponenti politici che difendono gli interessi dei capitalisti e gli industriali non ci pensano due volte prima di lasciare in mezzo ad una strada decine di migliaia di famiglie operaie.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Sosteniamo e promuoviamo lo sciopero e la manifestazione nazionale del 18 ottobre. Saremo fianco a fianco agli operai che non si rassegnano di fronte alle minacce di perdere il posto di lavoro, così come, in questi anni e in tutto il Paese, abbiamo lottato assieme ai lavoratori di diverse aziende – GKN, LEAR, MAGNETI MARELLI, WARTSILA per citarne alcune. Come comunisti, a maggior ragione come parte integrante del percorso di ricostruzione del partito politico della classe operaia, occorre che facciamo la nostra parte.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Tutti in piazza! Il posto di lavoro non si tocca: lo difenderemo con la lotta.</p>
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		<title>PER SATNAM SINGH, UCCISO DAL PADRONE IN NOME DEL PROFITTO. Comunicato della segreteria nazionale FGC.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2024 16:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È morto poco fa Satnam Singh, il bracciante agricolo 31enne dell’Agro Pontino che due giorni fa era rimasto amputato di un braccio sul posto di lavoro, in un incidente con un macchinario. Il padrone lo ha caricato su un camioncino e scaricato come un rifiuto in strada, assieme alla moglie disperata, davanti alla loro abitazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È morto poco fa Satnam Singh, il bracciante agricolo 31enne dell’Agro Pontino che due giorni fa era rimasto amputato di un braccio sul posto di lavoro, in un incidente con un macchinario.</p>
<p style="text-align: justify;">Il padrone lo ha caricato su un camioncino e scaricato come un rifiuto in strada, assieme alla moglie disperata, davanti alla loro abitazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La criminale omissione di soccorso, che viene già minimizzata come “negligenza” da alcuni giornali evidentemente collusi con i caporali e con le imprese dell&#8217;agro-mafia, è stata senza alcun dubbio la principale causa della morte di Satnam, che ha resistito due giorni ricoverato all’Ospedale San Camillo di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Satnam Singh è l’ennesima vittima del volto più disumano del capitalismo, che nell’Agro Pontino come in altre regioni agricole mostra da anni il suo vero volto, fatto di caporalato e sfruttamento disumano dei braccianti di origine immigrata.</p>
<p style="text-align: justify;">Contestiamo con forza certe letture semplicistiche, che riducono il caporalato a un problema di “legalità” e di antimafia, negando il carattere di classe dell’oppressione dei braccianti immigrati. Ciò che avviene da anni nell’Agro Pontino e in contesti analoghi, sotto gli occhi di tutti, è invece il volto più disumano dello sfruttamento di classe.</p>
<p style="text-align: justify;">La normalizzazione di fatto del caporalato nell’agricoltura italiana è l’altra faccia della medaglia di un sistema di potere ben diffuso, che parte dal dominio dei grandi monopoli dell’agricoltura e della GDO e arriva a rendere “ordinarie”, in nome della difesa dei profitti, le forme più barbare e disumane di sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Le radici di questi fatti stanno nella natura stessa di un sistema fondato sul profitto di pochi a scapito della vita di molti. Contro questa barbarie è necessario oggi mobilitarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiamiamo le forze sindacali e di classe ad alzare il livello di mobilitazione, mettersi in agitazione, rispondere con lo sciopero a quanto è avvenuto. Chiamiamo le forze politiche della sinistra di classe a mettere in campo i propri sforzi, congiuntamente, per produrre una risposta chiara e immediata, sul terreno della mobilitazione operaia e sindacale. Ogni reazione fiacca o inadeguata conferma ai padroni che possono alzare sempre più l’asticella.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nostre forze saranno a disposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">PER SATNAM SINGH, UCCISO IN NOME DEL PROFITTO.</p>
<p style="text-align: justify;">BANDIERE ROSSE AL VENTO.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>REPRESSIONE, GENOCIDIO IN PALESTINA, RIFORMA SCUOLA-AZIENDA: FERMIAMO IL GOVERNO MELONI. 22 MARZO TUTTI IN PIAZZA!</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 11:43:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ALZIAMO LA TESTA CONTRO LA REPRESSIONE DEGLI STUDENTI. Le violente cariche e gli arresti a Pisa, Firenze e Catania contro gli studenti in piazza per la Palestina hanno creato forte indignazione nel mondo della scuola e in quello accademico, portando il giorno stesso e quelli successivi in piazza migliaia di persone. In Italia è diventato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>ALZIAMO LA TESTA CONTRO LA REPRESSIONE DEGLI STUDENTI</strong>. Le violente cariche e gli arresti a Pisa, Firenze e Catania contro gli studenti in piazza per la Palestina hanno creato forte indignazione nel mondo della scuola e in quello accademico, portando il giorno stesso e quelli successivi in piazza migliaia di persone. In Italia è diventato normale utilizzare la polizia per pestare a sangue anche i ragazzi di 16 anni, se manifestano contro il governo e le sue politiche. C’è una deriva autoritaria silenziosa, accettata e praticata da tutte le forze politiche di sistema, altro che “casi isolati” come li ha definiti il Ministro dell’Interno Piantedosi. Ne abbiamo fatto esperienza nel 2022 durante le mobilitazioni di massa per la morte di 3 studenti mentre lavoravano in stage; ne fanno esperienza quotidianamente i lavoratori della logistica che vengono picchiati a pugni, calci e manganellate se scioperano per difendere i propri diritti; ne sono state protagoniste le migliaia di persone violentemente caricate dalla polizia sotto le sedi Rai in protesta contro le censure e le mistificazioni della propaganda del governo. Il ricorso alla repressione violenta è sempre più la normalità e non l’eccezione. I governi di qualsiasi colore politico in questi anni si sono resi protagonisti di questa spirale repressiva e cercano di “normalizzare” i divieti arbitrari e le limitazioni al diritto di manifestare.</p>
<p>Non possiamo accettare in alcun modo questo tipo di imposizione: così come dopo le cariche a Torino il 28 gennaio 2022 il movimento studentesco diede una risposta forte, con centinaia di migliaia di giovani in piazza, allo stesso modo occorre tenere alta la guardia e rispondere agli attacchi repressivi con la massima mobilitazione. La difesa dell’agibilità politica non può essere “delegata” ai vari partiti di sistema: è una pratica collettiva che si attua a partire dal coinvolgimento di massa degli studenti, mobilitando il più possibile l’opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA RIFORMA VALDITARA NON DEVE PASSARE</strong>. Da diversi mesi, nel più assoluto silenzio dei media e dei partiti di “opposizione”, il governo Meloni sta portando a compimento una riforma dell’istruzione – divisa in due disegni di legge – che potenzia il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e l’integrazione territoriale tra scuole e imprese, rafforza gli Istituti Tecnici Superiori, introduce su larga scala la sperimentazione della riduzione a 4 anni per gli istituti tecnici e professionali e riforma il voto di condotta facilitando la possibilità di bocciare gli studenti sulla base della condotta.<br />
Come affermato già precedentemente nella mobilitazione studentesca del 17 novembre 2023, di occupazioni e iniziative di lotta, questa riforma non risponde in alcun modo alle esigenze educative degli studenti degli strati popolari e, anzi, è un duro attacco ai loro diritti che va ad innalzare ancora di più le barriere di classe nell’istruzione. Questa legge è cucita addosso alle esigenze dei capitalisti e appiattisce ancora di più la scuola pubblica in questa direzione, nello stesso solco delle riforme che l’hanno preceduta. Le aziende potranno usare ancora di più le scuole come uno strumento per impartire la propria formazione aziendale, a spese pubbliche e quindi scaricandone i costi sulla fiscalità generale sostenuta dalle tasse dei lavoratori.<br />
La riforma dell’istruzione prevede l’incentivazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro con la creazione di cosiddetti “campus scuola-azienda”, accordi che prevedono un numero significativo di ore di stage gratuiti presso le aziende coinvolte. Si tratta di un enorme regalo alla Confindustria, che avrà a disposizione un sistema d’istruzione ancora più piegato ai suoi interessi. Non sono bastate 3 morti in alternanza per porre fine allo sfruttamento degli studenti in stage. È uno schiaffo pesantissimo ai 200 mila studenti scesi in piazza nel 2022 dopo la morte di Lorenzo Parelli in scuola-lavoro.<br />
Il fatto che questa riforma sia del tutto in linea con gli indirizzi della “Buona Scuola” del PD e, in sostanza, con quelli della Confindustria, l’ha relegata al vuoto mediatico, senza nessuna vera opposizione sollevata in Parlamento. Il sostegno silenzioso delle forze del centro-sinistra alla prospettiva di continuare ciò che loro stessi avevano iniziato anni prima riconferma che gli studenti e le studentesse non hanno nessun partito “amico” nell’attuale arco parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il 31 gennaio, all’interno di un ordine del giorno del Senato montato in fretta e furia, è stato approvato in prima lettura il disegno di legge relativo all’istituzione di un nuovo modello di scuola per tecnici e professionali, il cosiddetto “4+2”; è evidente che nei prossimi mesi vi sarà un’accelerazione significativa del tentativo di portare a compimento l’attuazione della riforma. In particolare, riteniamo necessario, a partire da questa consapevolezza, monitorare attivamente questi sviluppi e tenerci pronti al fine di contestarne l’attuazione con la più ampia mobilitazione nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>STOP GENOCIDIO.</strong> Un vasto movimento di solidarietà si è sviluppato in tutti i paesi del mondo per sostenere il popolo palestinese, chiedere la fine del massacro ed esigere la fine della compromissione dei governi con lo Stato di Israele. Nonostante gli sforzi dei media per mistificare la verità, l’ipocrisia del sostegno incondizionato alle politiche genocide di Israele diventa evidente a settori sempre più ampi della popolazione. Le manifestazioni e occupazioni studentesche dei mesi passati, in particolare nelle università, sono state importanti per mobilitare l’opinione pubblica e buona parte della popolazione contro l’inaccettabile massacro in Palestina. La manifestazione del 24 febbraio, con 50.000 persone a Milano, ha certificato un rafforzamento della possibilità in Italia di costruire un significativo movimento popolare contro la guerra e le politiche imperialiste. Allo stesso tempo, continua il genocidio da parte del governo israeliano: ad oggi si contano più di 30mila morti, decine di migliaia di feriti, orfani e mutilati e milioni di sfollati, di cui il 70% delle vittime è costituito da donne e bambini.</p>
<p>La lotta per fermare il genocidio a Gaza e in Palestina è parte integrante della lotta degli studenti contro le politiche di questo governo. Per quello riteniamo che sia necessario costruire la più ampia mobilitazione, coinvolgendo innanzitutto i giovani proletari immigrati, unendo la lotta contro la riforma scuola-azienda a quella più generale contro le politiche imperialiste e per la libertà del popolo palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NESSUNO SPAZIO ALLE STRUMENTALIZZAZIONI DEL CENTRO-SINISTRA.</strong> Le regionali in Sardegna e Abruzzo e l’avvicinarsi delle Elezioni politiche europee hanno aperto uno spazio di intervento per i vari partiti all’opposizione, tra tutti PD e 5 Stelle, per raccogliere il dissenso diffuso contro questo governo in chiave elettorale. È evidente che, così come avvenuto per i fatti di Pisa, nelle prossime settimane con lo svilupparsi di una attivazione generale e generalizzata nelle scuole e nelle università, il movimento studentesco si troverà di fronte ai tentativi di strumentalizzazione da parte di questi partiti e delle loro organizzazioni giovanili.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli che ci diranno di essere dalla parte degli studenti sono gli stessi che, mentre fingono didi sostenere il popolo palestinese, votano in blocco con la Meloni la missione militare a guida italiana nel Mar Rosso, oltre che nuovi invii di armi e aiuti a Israele e in Ucraina, coinvolgendo sempre di più il nostro paese nei piani imperialisti della NATO, togliendo soldi alla scuola e ai bisogni sociali. Sono gli stessi che col governo Draghi spaccavano le teste degli studenti che protestavano contro la morte di un loro compagno in alternanza. Sono gli stessi che hanno votato e sostenuto le peggiori leggi contro gli interessi degli studenti, a partire dalla Buona Scuola, che progressivamente ha peggiorato la qualità dell’istruzione pubblica regolandola sulla base delle esigenze delle imprese.<br />
Combatteremo fortemente queste operazioni politiche perché gli interessi degli studenti e dei giovani sono incompatibili con le proposte del centro-sinistra e col loro orizzonte politico. Fuori dalle mobilitazioni i partiti dei padroni e della guerra: non saranno i benvenuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>22 MARZO: FERMIAMO IL GOVERNO MELONI.</strong> Consci dei limiti, riteniamo che la giornata di mobilitazione del 17 novembre 2023 sia stata fondamentale nel portare su un piano politico e non economicistico la lotta degli studenti. La capacità di unire organicamente la battaglia per fermare la riforma Valditara e il genocidio in Palestina, con una partecipazione ampia tra studenti immigrati e italiani, assieme ad alcuni settori di lavoratori della scuola e della logistica, è un risultato non scontato e che certifica la necessità di proseguire su quella strada al fine di costruire un’alternativa ai piani antipopolari del governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe un errore fermarsi qui e “aspettare Godot”. Nelle scorse settimane vi è stato un incremento incoraggiante delle proteste spontanee nelle scuole, sviluppatesi su diverse rivendicazioni, dalla richiesta di interventi urgenti in materia di edilizia scolastica, contro il freddo nelle aule scolastiche fino alla solidarietà per il popolo palestinese. Seppur non possiamo dirci di fronte ad un momento di ascesa arrembante del movimento studentesco, questo anno e mezzo di governo Meloni hanno sedimentato per diverse ragioni una insofferenza e scontento diffusi, che rendono il terreno fertile per portare gli studenti e le studentesse a lottare contro chi oggi lo vorrebbe zitti e buoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Parimenti, riteniamo che a partire dagli episodi di Pisa, Firenze e Catania non si possa rinchiudere su un piano puramente locale ciò che di locale ha ben poco. La tendenza ad un incremento delle misure repressive e dell’attacco sistematico con la violenza delle manifestazioni e degli scioperi è un fattore qualitativo che non solo questo esecutivo ha assunto in maniera estremamente chiara ma che è la cifra dell’incancrenirsi delle contraddizioni inter-imperialistiche, del piano inclinato di guerra e miseria in cui il sistema capitalista ci sta portando e della propaganda nazionalista che il governo sta utilizzando per tutelare gli interessi dei monopoli italiani. Non si deve muovere foglia che il governo Meloni non voglia. Per questo riteniamo che questo possa essere uno dei terreni di ricomposizione sul piano della lotta studentesca e che vada identificato nella sua essenza in relazione al ruolo e alla natura dello stato borghese.</p>
<p style="text-align: justify;">In vista dei passaggi di votazione ad aprile della riforma Valditara occorre preparare il terreno perché fermare queste misure vergognose non è solo necessario ma è possibile. Lanciamo un appello a tutti gli studenti, ai collettivi e alle realtà studentesche combattive, ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali, in particolare del mondo della scuola ma non solo: è necessario costruire ora e subito una grande mobilitazione nazionale contro il governo Meloni il 22 Marzo. Non mobilitarsi ora significa lasciare che politicamente sfruttino i gravi fatti di Pisa, Firenze e Catania coloro che fino a poco tempo fa hanno governato per conto dei padroni, corresponsabili delle peggiori politiche antipopolari.Riteniamo che a partire da questo momento di lotta si possano gettare le basi per incrementare significativamente la battaglia contro il governo, partendo dall’unica reale alternativa in campo: quella degli studenti, dei lavoratori e degli strati popolari impoveriti dalla crisi capitalistica. Serve mobilitarsi ora!</p>
<p style="text-align: justify;">Contro la riforma Valditara, il genocidio inaccettabile del popolo palestinese e la repressione, alziamo il livello della lotta contro il governo della guerra, con gli studenti protagonisti e in prima fila. 22 marzo, tutti in piazza!</p>
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		<title>ATTACCO GIUDIZIARIO A TORINO. 12 MISURE CAUTELARI: ANCHE A UN MEMBRO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL FGC.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 13:23:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Questura di Torino questa mattina ha notificato 12 misure cautelari tra obbligo di firma, divieto di dimora e fogli di via a studenti e lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione del 1 Maggio 2022, repressa duramente dalla Polizia. Tra i denunciati vi è anche un membro della segreteria nazionale del FGC, la cui misura viene giustificata dalla Questura a causa della partecipazione alle manifestazioni studentesche dello scorso 28 gennaio 2022, successive alla morte di Lorenzo Parelli durante uno stage scolastico. Oltre alla denuncia, gli è stato notificato il c.d. “obbligo di firma”, cioè l’obbligo di presentarsi quotidianamente alla Polizia Giudiziaria.</p>
<p>È significativo che la motivazione principale volta a legittimare le misure cautelari sia proprio quella relativa ai fatti del 28 Gennaio. Quel giorno ci furono decine di cortei studenteschi in tutto il paese, ma l’Italia lo ricorda soprattutto per l’attacco brutale e ingiustificato della Polizia sugli studenti di Torino. 20 studenti rimasero feriti, tra cui militanti della gioventù comunista. La violenta repressione scatenata dal governo contro studenti che manifestavano per la morte di un loro coetaneo fu così brutale che generò un’ondata di indignazione e di solidarietà da parte di decine di artisti, personaggi pubblici e dello spettacolo.</p>
<p>Quel movimento studentesco continuò a crescere, arrivando a portare 200mila studenti in piazza in tutta Italia il 18 febbraio, con centinaia di scuole occupate in tutto il paese. Dimostrò una consapevolezza non scontata, attaccando il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e denunciando le responsabilità della Confindustria, e persino isolando quelle sigle legate al centro-sinistra che tentavano di mettere a tacere queste posizioni.</p>
<p>Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in quei giorni, riferì in Parlamento e giustificò le azioni della Polizia attaccando apertamente il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) come promotore delle proteste. Due anni dopo, veniamo colpiti con azioni giudiziarie assurde se rapportate al contesto di quei giorni.</p>
<p>È una modalità di “erogazione” delle denunce politiche che conosciamo bene, che viene utilizzata scientificamente per colpire le forze politiche e sociali, in particolare a Torino.</p>
<p>Il tempismo non è casuale: queste denunce arrivano proprio mentre il Governo punta a far approvare in Parlamento entro fine febbraio una nuova riforma della scuola, che rafforza ulteriormente il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e l’integrazione tra scuole e imprese. Proprio ora, non a caso, si colpiscono con azioni giudiziarie i promotori delle grandi manifestazioni studentesche di due anni fa.</p>
<p>Esprimiamo solidarietà a tutti i militanti e gli studenti denunciati. Faremo quadrato contro le intimidazioni e la repressione. La migliore risposta ai tentativi di delegittimare le lotte di studenti e lavoratori sarà continuare la mobilitazione, a partire dall&#8217;opposizione alla riforma Valditara e al governo della guerra.</p>
<p>La lotta contro l’alternanza scuola-lavoro e il governo Meloni è giusta e necessaria.</p>
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		<title>NON CHIAMATELA STRAGE FERROVIARIA. È UNA STRAGE OPERAIA. Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC sui fatti di Brandizzo.</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 10:15:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Poco prima della mezzanotte di ieri, cinque operai sono morti e due sono stati feriti a Brandizzo, travolti da un treno sulla linea Torino-Milano, a un chilometro dalla stazione ferroviaria, in direzione Torino. Tra di loro, c&#8217;è anche un giovane lavoratore di 22 anni. Dai primi rilevamenti, il treno viaggiava a 160 chilometri all&#8217;ora e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Poco prima della mezzanotte di ieri, cinque operai sono morti e due sono stati feriti a Brandizzo, travolti da un treno sulla linea Torino-Milano, a un chilometro dalla stazione ferroviaria, in direzione Torino. Tra di loro, c&#8217;è anche un giovane lavoratore di 22 anni. Dai primi rilevamenti, il treno viaggiava a 160 chilometri all&#8217;ora e gli operai stavano eseguendo dei lavori di sostituzione di alcuni metri di binari vicino alla stazione, quando è passato il convoglio, trasportando una dozzina di vagoni da Alessandria verso Torino. Alle famiglie e ai colleghi degli operai uccisi va tutto il nostro cordoglio e vicinanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non chiamatelo incidente: è un crimine della privatizzazione capitalistica. I lavoratori uccisi, che avevano appena iniziato un intervento di sostituzione di alcuni metri di binari, erano infatti dipendenti di una ditta esterna al gruppo Ferrovie dello Stato, la Sigifer di Borgo Vercelli. Secondo diversi lavoratori, l&#8217;investimento sarebbe stato prodotto da una mancata notifica ai macchinisti della presenza di lavori in corso su quel tratto e agli operai che ci sarebbe stato il passaggio del treno. La mancanza di comunicazioni sicure e normative che consentano di applicare in maniera certa le misure di sicurezza è anche e soprattutto diretto prodotto di questo processo di frammentazione e diversificazione dei rami d&#8217;azienda. Il fenomeno degli appalti esterni, utilizzati per abbattere i costi ed incrementare i profitti, è da decine di anni sempre più diffuso anche all&#8217;interno delle Ferrovie a seguito del processo di privatizzazione iniziato negli anni &#8217;90. Solo nel 2022 il gruppo FS produceva un fatturato di 13,7 miliardi di euro, dopo aver acquisito decine di società estere nel corso di questi anni, tra cui la Hellenic Train, protagonista della strage ferroviaria in Grecia lo scorso marzo. È evidente come la scelta di gestire attraverso esternalizzazioni il servizio di manutenzione delle ferrovie – che ad esempio non sono tenute, in quanto esterne, a segnalare la presenza di lavori &#8211; sia una delle principali cause di questa strage.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è innanzitutto una responsabilità politica, ed è dei partiti che hanno governato in questi anni. Dal centrodestra al centrosinistra le politiche di liberalizzazione e privatizzazione sono state promosse e imposte ai proletari di questo paese con sempre maggiore ferocia, con un attacco al cuore di trasporti, sanità, scuola, diritti. Tagli questi, soprattutto in quei settori come le ferrovie che una volta erano pubblici, che hanno una ricaduta innanzitutto sui lavoratori e a partire dalla loro sicurezza. Governi di centro-destra e centro-sinistra hanno strillato per anni che con le liberalizzazioni si sarebbe dato nuovo slancio all&#8217;economia ma nei fatti quello che hanno prodotto ad oggi è una situazione gravissima, tra servizi sempre meno alla portata di tutti, inefficienti e patrimonio pubblico svenduto ai privati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, il Governo Meloni, in continuità con le politiche dei governi precedenti, continua a mettere in campo misure antipopolari ed antioperaie, muovendo guerra al reddito di cittadinanza e rendendo sempre più ricattabili i lavoratori in questo paese. Da una parte dà man forte ai monopoli e alle imprese, con sgravi fiscali miliardari, investimenti pubblici e liberalizzazione dei contratti precari, dall&#8217;altra ignora volontariamente quelli che sono i reali problemi dei lavoratori cercando di alimentare la guerra tra disoccupati e lavoratori. Contestualmente, la guerra imperialista, i bassi salari, il carovita e il rischio di poter morire ogni giorno sul posto di lavoro sono la realtà che tutti i proletari affrontano ogni giorno. È la nostra realtà, contro le mistificazioni di Governo e padroni che continuano a raccontarci che va tutto bene mentre attorno a noi e su di noi si abbatte ogni giorno la barbarie di questo sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">Invitiamo le organizzazioni sindacali a prendere posizione e a mobilitarsi per ciò che è accaduto. Non si può continuare ad accettare a testa bassa la quotidiana strage di operai: è necessario dare un forte segnale a partire dai lavoratori più coscienti e combattivi, assieme agli studenti e ai disoccupati. Non bastano i vuoti proclami dei dirigenti confederali che da un lato fanno retorica sfiammante mentre dall&#8217;altra cogestiscono l&#8217;attuale sistema di sfruttamento e morte. Occorre uno sciopero generale vero, e occorre in fretta. Al fianco di questa prospettiva noi ci porremo dando il nostro contributo affinché quanto accaduto a Brandizzo non scivoli via nel mare di notizie che ogni giorno si susseguono. Basta morti sul lavoro. O le nostre vite o i loro profitti.</p>
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