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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; alternanza</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>ATTACCO GIUDIZIARIO A TORINO. 12 MISURE CAUTELARI: ANCHE A UN MEMBRO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL FGC.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 13:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Questura di Torino questa mattina ha notificato 12 misure cautelari tra obbligo di firma, divieto di dimora e fogli di via a studenti e lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione del 1 Maggio 2022, repressa duramente dalla Polizia. Tra i denunciati vi è anche un membro della segreteria nazionale del FGC, la cui misura viene giustificata dalla Questura a causa della partecipazione alle manifestazioni studentesche dello scorso 28 gennaio 2022, successive alla morte di Lorenzo Parelli durante uno stage scolastico. Oltre alla denuncia, gli è stato notificato il c.d. “obbligo di firma”, cioè l’obbligo di presentarsi quotidianamente alla Polizia Giudiziaria.</p>
<p>È significativo che la motivazione principale volta a legittimare le misure cautelari sia proprio quella relativa ai fatti del 28 Gennaio. Quel giorno ci furono decine di cortei studenteschi in tutto il paese, ma l’Italia lo ricorda soprattutto per l’attacco brutale e ingiustificato della Polizia sugli studenti di Torino. 20 studenti rimasero feriti, tra cui militanti della gioventù comunista. La violenta repressione scatenata dal governo contro studenti che manifestavano per la morte di un loro coetaneo fu così brutale che generò un’ondata di indignazione e di solidarietà da parte di decine di artisti, personaggi pubblici e dello spettacolo.</p>
<p>Quel movimento studentesco continuò a crescere, arrivando a portare 200mila studenti in piazza in tutta Italia il 18 febbraio, con centinaia di scuole occupate in tutto il paese. Dimostrò una consapevolezza non scontata, attaccando il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e denunciando le responsabilità della Confindustria, e persino isolando quelle sigle legate al centro-sinistra che tentavano di mettere a tacere queste posizioni.</p>
<p>Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in quei giorni, riferì in Parlamento e giustificò le azioni della Polizia attaccando apertamente il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) come promotore delle proteste. Due anni dopo, veniamo colpiti con azioni giudiziarie assurde se rapportate al contesto di quei giorni.</p>
<p>È una modalità di “erogazione” delle denunce politiche che conosciamo bene, che viene utilizzata scientificamente per colpire le forze politiche e sociali, in particolare a Torino.</p>
<p>Il tempismo non è casuale: queste denunce arrivano proprio mentre il Governo punta a far approvare in Parlamento entro fine febbraio una nuova riforma della scuola, che rafforza ulteriormente il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e l’integrazione tra scuole e imprese. Proprio ora, non a caso, si colpiscono con azioni giudiziarie i promotori delle grandi manifestazioni studentesche di due anni fa.</p>
<p>Esprimiamo solidarietà a tutti i militanti e gli studenti denunciati. Faremo quadrato contro le intimidazioni e la repressione. La migliore risposta ai tentativi di delegittimare le lotte di studenti e lavoratori sarà continuare la mobilitazione, a partire dall&#8217;opposizione alla riforma Valditara e al governo della guerra.</p>
<p>La lotta contro l’alternanza scuola-lavoro e il governo Meloni è giusta e necessaria.</p>
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		<title>Rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista in Ucraina  e la preparazione di un nuovo massacro mondiale</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 16:20:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A più di un anno dall’invasione russa dell’Ucraina, alcuni dati di fatto appaiono incontestabili:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. Lungi dall’avviarsi a finire, o anche solo a fermarsi con una provvisoria tregua,<strong> la guerra in atto tra NATO e Russia nel territorio ucraino conosce una continua <em>escalation </em>dagli esiti imprevedibili.</strong> Sono in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Polonia a spingere furiosamente perché il massacro prosegua e si allarghi “fino all’ultimo ucraino”. La decisione della Corte penale internazionale dell’Aia di incriminare Putin e la fornitura a Kiev di armi sempre più offensive e letali &#8211; da ultimo caccia bombardieri e proiettili all’uranio impoverito &#8211; non lasciano alcun dubbio a riguardo. All’Ucraina di Zelensky è stato dato l’ordine di impegnare sul campo e provocare la Russia fino al totale esaurimento delle proprie forze, fino all’auto-distruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. L’avvio della “operazione militare speciale” da parte della Russia di Putin <strong>non è stato un folle gesto di disperazione</strong>,<strong> ma</strong> <strong>una decisione ponderata strategicamente da parte del governo russo</strong> per perseguire gli interessi della propria borghesia e dei propri monopoli, portando la competizione con gli Stati Uniti, l’UE e i loro alleati per il controllo di risorse, infrastrutture e tratte commerciali, mercati e territori strategici, anche sul terreno militare. E nel terribile bagno di sangue di questa nuova guerra avanza in modo ormai esplicito la rivendicazione, da parte di Mosca e non solo, di “un nuovo ordine mondiale multipolare”. La decisione di invadere l’Ucraina, infatti, è stata presa dal governo russo sapendo di avere dietro di sé, accanto a sé, o almeno in posizione non ostile, oltre il “partner strategico” Cina, una serie di potenze regionali che, se non esprimono aperta ostilità nei confronti del blocco imperialista euro-atlantico, quanto meno non riconoscono nel mondo “unipolare” a guida statunitense l’unico orizzonte possibile per l’affermazione degli interessi delle proprie borghesie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3. Lo scoppio della guerra aperta tra NATO e Russia in Ucraina sta provocando <strong>una rapida dislocazione di forze tra i blocchi imperialisti e dentro di essi</strong>. Gli Stati Uniti hanno profittato della mossa della Russia per infliggere all’UE, e in specie alla Germania, colpi durissimi sia quanto agli approvvigionamenti energetici, che nella costruzione degli assi commerciali con la Cina. Ciò ha provocato un brusco freno alle spinte all’“autonomizzazione” dagli Stati Uniti dell’UE e dei singoli paesi membri. Ma la recente sortita di Macron dimostra che ai vertici dell’UE, non solo a Parigi, c’è comunque l’intenzione di proteggere in qualche modo i propri interessi dai brutali ricatti della vecchia super-potenza. Importanti cambiamenti in politica estera stanno riguardando anche l&#8217;Arabia Saudita, la Turchia, l’Egitto, l’intero Medio Oriente, e sono legati alla intensa tessitura di fili economici e diplomatici che Pechino sta mettendo in atto a scala globale, attraverso i rapporti bilaterali, i Brics, l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, la nuova Via della Seta, etc. Un quadro di estrema confusione nel quale tutte le grandi e le medie potenze si muovono per guadagnare in proprio “spazio vitale” e risorse, e allontanare da sé, scaricandolo sui concorrenti, il rischio di una violenta esplosione degli antagonismi di classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. I contendenti di questa nuova guerra al centro dell’Europa, lungi dal mettere in scena una guerra asettica e “intelligente” combattuta solo ed esclusivamente da soldati robot e droni, stanno utilizzando<strong> </strong>tutti gli armamenti tecnologicamente più avanzati e le innovazioni disponibili in campo militare in <strong>un conflitto bellico sanguinosissimo, combattuto sul campo (come le “vecchie” guerre) da centinaia di migliaia di soldati</strong>, con una terribile distruzione di vite umane, ambientale e di mezzi meccanici, dando così una pallida idea di quale apocalittica catastrofe potrebbe essere, per l’umanità e la natura, una nuova guerra mondiale in pieno ventunesimo secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5. Lo scontro bellico in atto in Ucraina appare sempre più – come abbiamo sostenuto da subito -<strong> il primo passo in questa direzione, un punto di svolta epocale.</strong> Dopo un ventennio di eventi traumatici, questa guerra indica dove si sta dirigendo il capitalismo globale per cercare di risolvere quella che appare sempre più come una sua crisi storica; una crisi che anche sul piano economico-finanziario non accenna a rallentare, come evidenziato dai recenti crack bancari negli USA e in Europa, e dalle conseguenze economiche della pandemia che hanno intaccato in particolare le catene di approvvigionamento dei paesi occidentali. <strong>È partita una frenetica corsa mondiale al riarmo con giganteschi piani di spese militari</strong>, dalla Germania alla Cina, dal Giappone all’Australia. Il commissario europeo all’industria Breton non l’ha mandata a dire: <strong>“L’industria della difesa dell’Unione europea deve passare ad un modello da economia di guerra”</strong>, indicando la priorità immediata nel produrre rapidamente i milioni di proiettili di artiglieria che servono all’esercito ucraino. Manovre che preludono a nuovi scontri bellici anche a scadenza relativamente ravvicinata sono in atto nei Balcani, nell’Africa occidentale, intorno a Taiwan. Nessuno può sapere, neppure i capi delle grandi potenze, i tempi di precipitazione di questo processo globale. Ma la direzione di marcia è data. Il vecchio ordine mondiale a stelle e strisce, che Washington e Wall Street avrebbero preteso di rendere eterno, è finito. <strong>Il passaggio ad un nuovo ordine mondiale “multipolare” non sarà in alcun modo pacifico ed indolore</strong>. Chi lo va raccontando esprime <strong>una posizione opposta agli interessi del proletariato e delle masse oppresse</strong> di tutto il globo: un mondo “multipolare”, costituito strutturalmente da campi imperialisti in accesa e costante competizione tra loro, produrrà una tendenza alla guerra sempre più acuta, e un peggioramento globale delle condizioni di vita e di lavoro della classe lavoratrice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>6. <strong>La guerra in Ucraina è una guerra contro i proletari ucraini e i proletari russi</strong> spinti, <strong>obbligati</strong> <strong>a massacrarsi a vicenda per gli interessi dei propri sfruttatori</strong> e, nel caso degli ucraini, anche per gli interessi delle alleanze e istituzioni imperialiste &#8211; NATO, UE, FMI &#8211; a cui risponde il governo di Kiev. È, al tempo stesso, una guerra con pesanti ricadute anche sui lavoratori dei paesi che, per ora, non hanno proprie truppe massicciamente sul campo. Noi non siamo affatto indifferenti al desiderio di gran parte delle popolazioni del Donbass colpite dalla pulizia etnica di Kiev di unirsi alla Federazione Russa, né al rifiuto delle popolazioni di gran parte dell’Ucraina di accettare la subordinazione ad una Russia che non ha nulla a che fare con l’URSS, e con la storia di fratellanza dei popoli e delle nazionalità che vivevano entro quei confini. Ma in questa guerra le loro aspirazioni non hanno alcun ruolo, in quanto sono soggiogate da un lato al progetto del blocco di potere putiniano di ricostituire la “grande Russia millenaria” dei secoli passati, e dall’altro agli interessi di sfruttamento e di dominio del blocco USA-NATO-UE, che li stanno forzando a combattere e a morire per loro, e non certo per sé stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>7. Come già è avvenuto in passato, le guerre del capitale funzionano da<strong> inesorabile spartiacque tra l’opportunismo</strong> &#8211; che maschera più o meno bene lo sciovinismo e il nazionalismo – <strong>e la linea rivoluzionaria di classe, internazionalista.</strong>  L’acquisizione, a livello internazionale, di questa consapevolezza è necessaria affinché il proletariato possa tornare protagonista sulla scena della lotta di classe.<strong> La recente accensione di imponenti movimenti di scioperi e manifestazioni sindacali in Francia, Gran Bretagna e Grecia sono segnali di risveglio molto significativi, allo stato attuale decisamente insufficienti a fermare la marcia verso una nuova guerra mondiale, ma a cui guardare con ottimismo.</strong> Perché nella loro diversità e complessità sono il prodotto dell’insuperabile inconciliabilità tra gli interessi di profitto del capitale e il benessere del proletariato e delle classi non sfruttatrici, e dimostrano che anche in Europa esistono le premesse per una nuova avanzata del movimento operaio nel XXI secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>8. L’Italia, <strong>l’imperialismo italiano</strong>, ben rappresentato nelle sue varie articolazioni e frazioni dalle coesistenti declinazioni date da Mattarella e dalla Meloni, <strong>è parte integrante e attiva di questo processo di scontro inter-capitalistico mondiale.</strong> Nonostante le frizioni interne alla sua maggioranza, il governo delle destre sta contribuendo a portare avanti i piani bellicisti di Nato e UE con meno ipocrisia di Draghi&amp;Co., e a montare una campagna anti-russa e anti-cinese dai toni accesamente sciovinisti. La dinamica <strong>guerra-propaganda di guerra-economia di guerra </strong>- con il rilancio delle spese militari e dell’invio di armi all’Ucraina per tutto il 2023 &#8211; va sempre più di pari passo con l’intensificazione dell’attacco anti-proletario sul “fronte interno”. Lo vediamo nelle decisioni di politica economica, nell’illimitata aggressività dei padroni sui luoghi di lavoro e nel mercato del lavoro, nelle manovre propagandistiche in favore della piccola-borghesia, nei crimini di stato contro gli emigranti e gli immigrati, nell’intervento onnipresente delle forze di polizia ovunque ci siano veri conflitti sindacali e sociali, nelle sentenze “esemplari” contro militanti anarchici, nel seguito di affondi revisionistici sul piano storico, nell’oscena riproposizione di un’ideologia e di un modello di “famiglia tradizionale” radicalmente ostile alle donne. La “normalità” dello sfruttamento capitalistico, il tentativo di compattare attorno agli “interessi nazionali” il consenso più ampio possibile, sono come sempre facilmente trasponibili, in caso di escalation militare, in un livello di <strong>guerra interna</strong>, di <strong>costruzione del nemico interno</strong> atta a mantenere e rafforzare le politiche classiste nel contesto della guerra imperialista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cambiano gli esecutivi, cambia la composizione dei parlamenti, ma <strong>il nostro nemico è sempre qui, in “casa nostra”: è il capitalismo imperialista italiano</strong>, che in questo momento ha il volto del governo Meloni, l’apparato statale al servizio della classe borghese. In questo quadro l’Italia resta nel pugno di paesi che sfruttano e opprimono le classi lavoratrici del mondo intero, con la borghesia italiana che sgomita per ottenere migliori posizioni nella contesa inter-capitalistica facendo leva sulle alleanze imperialiste di cui fa parte. In particolare, il primo esecutivo del dopoguerra a guida esplicitamente post-missina ha già dismesso i toni &#8220;anti-establishment&#8221; e anti-UE con cui aveva abilmente capitalizzato il malcontento di strati sociali intermedi e di piccola borghesia in campagna elettorale, dimostrandosi immediatamente pronto ad operare al meglio per gli interessi della grande borghesia e dei mercati finanziari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;attacco frontale al reddito di cittadinanza e il netto rifiuto verso ogni ipotesi di introduzione di un salario minimo</strong> &#8211; rivendicati dalla premier persino sul palco del congresso CGIL &#8211; <strong>rappresentano misure in cui coesiste la capacità di rispondere su un piano propagandistico agli appetiti della piccola borghesia parassitaria e la funzionalità molto più concreta di perpetuare quella spirale verso il basso dei salari</strong> che da decenni contraddistingue il mercato del lavoro italiano. Il governo è pronto a difendere con decisione quella realtà fatta di frammentazione contrattuale, precarietà, veri e propri contratti-pirata, lavoro nero ed evasione fiscale e contributiva “sistemica” di cui hanno beneficiato tutti i livelli di impresa, e per primi i grandi monopoli. A questo si affianca il fitto ed inestricabile sottobosco di appalti e subappalti, utili come bacino di reclutamento di manodopera di &#8220;serie C&#8221;, con salari ampiamente al di sotto della soglia di sussistenza e, non a caso, composta in prevalenza da quegli immigrati a cui il governo ha dichiarato guerra senza quartiere, da un lato accrescendone le morti in mare, dall&#8217;altro rendendo quasi impossibile il riconoscimento del permesso di soggiorno e della cittadinanza a chi arriva in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo quadro si inseriscono le due principali riforme che il governo ha messo in agenda e verso cui già sta marciando a passi spediti: da un lato la riforma fiscale, tesa ad affermare la regressivitá delle imposte secondo il modello della flat-tax ,&#8221;più hai, meno paghi&#8221; e viceversa; dall&#8217;altro l&#8217;autonomia differenziata, già messa nero su bianco in questi giorni col DL Calderoli, la quale porterà al definitivo smantellamento del Sistema sanitario nazionale, condannando gran parte delle aree del Sud Italia a forme estreme di degrado sociale e al ricatto delle gabbie salariali. Dunque, questi primi sei mesi di governo Meloni – in modo simile a quanto abbiamo potuto osservare  con i governi di destra di Trump, Bolsonaro e Orban -<strong> </strong>dimostrano come<strong> la retorica &#8220;sovranista&#8221; sia nient&#8217;altro che una maschera dietro la quale il sostegno agli interessi padronali assume anche la forma del liberismo più sfrenato e selvaggio.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>9. Ad oltre un anno dall’invasione dell’Ucraina dobbiamo constatare che <strong>non esiste al momento, né in Italia né in Europa, un vero movimento di massa contro la guerra</strong>. Le iniziative pacifiste sono state in larga parte connotate da un orientamento pro-Ucraina, e quindi oggettivamente pro-Nato. Non hanno quasi mai preso in seria considerazione, e tanto meno denunciato, le manovre di lungo periodo del blocco USA-NATO-UE nei Balcani, nell’Europa dell’Est e, specificamente, in Ucraina, lo spostamento delle forze NATO di 1.000 km ad Est. Una pace che non sia infame come la guerra in corso, una pace giusta tra i popoli dell’Ucraina e della Russia, per quanto sia oggi lontana, potrà essere il frutto solo ed esclusivamente di una ritrovata fraternità di classe tra i proletari di Ucraina e di Russia, la fraternità che in passato c’è stata grazie alla rivoluzione di Ottobre e alla comune lotta al nazifascismo. Il passaggio obbligato in questa direzione non è certo la “vittoria dell’Ucraina”, cioè la vittoria della Nato, bensì <strong>la sconfitta di entrambi i fronti imperialisti a scontro</strong>. Il che significa, per quanti sono in Italia e nell’Unione Europea, <strong>lavorare senza tregua per la disfatta del “nostro” governo, dell’UE, della NATO</strong>. È questo il migliore contributo che possiamo dare ai lavoratori ucraini e russi perché si liberino quanto prima dall’incubo della prosecuzione della guerra per anni e anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>10. In assenza di un vero movimento di massa contro la guerra con connotati di classe sia in Italia che a livello internazionale, esercitano una certa influenza, tanto in Italia che a scala internazionale, le posizioni che individuano nella Russia e nella Cina presunte funzioni “anti-imperialiste”, o quelle addirittura disposte a fare integralmente proprio il piano propagandistico con cui vengono presentate da quegli stessi paesi – entrambi in una fase di sviluppo capitalistico maturo &#8211; le rispettive scelte di politica internazionale, ed in questo frangente anche le giustificazioni di parte russa sulla guerra. Nelle ultime settimane la proposta “di pace” presentata dal governo cinese ha sintetizzato in modo efficace la faccia con cui la Cina vuole presentarsi a livello mondiale, delineando come vantaggiosa “per tutti” la prospettiva di un passaggio dal mondo unipolare dominato da Stati Uniti e loro alleati, ad un mondo multipolare nel quale tutto ritornerebbe magicamente in equilibrio, con l’apertura di una lunga era di pace e co-prosperità generale. Chi sostiene intenzionalmente queste posizioni e la propaganda con cui le classi capitalistiche di Russia e Cina si armano per combattere lo scontro a tutto campo per la spartizione del mercato mondiale, svolge una <strong>funzione reazionaria</strong> di inganno delle masse, spingendole a parteggiare per un nuovo ordine mondiale non dissimile nella sua sostanza da quello precedente, in quanto <strong>sempre e comunque capitalistico</strong>, fondato cioè sulla divisione in classi esistente oggi in tutto il mondo (Russia e Cina perfettamente incluse) e sullo sfruttamento e l’oppressione degli operai, dei salariati, dei contadini poveri, dei semi-proletari, da parte dei capitalisti proprietari, in forma individuale, collettiva o statale, dei mezzi e delle condizioni della produzione e della riproduzione sociale. <strong>Combattere politicamente la propaganda che favorisce l’illusione di un mondo multipolare pacifico (e favorevole ai lavoratori) è compito immediato delle forze rivoluzionarie e internazionaliste</strong>. Sottolineiamo ancora una volta che i proletari, gli sfruttati, i popoli, non hanno alcun interesse a schierarsi con uno o l’altro tra gli imperialisti, con una o un’altra alleanza che serve gli interessi dei capitalisti. In entrambi i casi, non si tratta di aspetti secondari rispetto a quanto si è finora mosso nel variegato mondo pacifista, ma di aspetti centrali nel processo di costruzione di un movimento che lotti realmente contro la guerra imperialista, poiché sono in grado di determinare l’efficacia o l’inconcludenza del movimento stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per quel che ci riguarda</strong>, attraverso un periodo di approfondito confronto, le nostre organizzazioni sono arrivate a promuovere insieme il convegno di Roma del 16 ottobre nel quale abbiamo chiarito e denunciato la natura imperialista della guerra in Ucraina, ed espresso la necessità di costruire un’opposizione di massa, di classe, internazionalista alla guerra &#8211; per una battaglia strategica totalmente slegata da ogni interesse che i diversi pezzi di borghesia nazionale e internazionale hanno dentro l&#8217;attuale quadro globale. Il cammino che abbiamo compiuto dal convegno del 16 ottobre alla manifestazione del 3 dicembre a Roma, nella quale abbiamo marciato insieme in uno spezzone di classe unitario al fianco dei lavoratori del SI Cobas nel corteo del sindacalismo di base e conflittuale, e poi alle giornate del 24-25 febbraio, ha rafforzato la necessità di un lavoro comune contro la guerra, contro il governo Meloni, contro la NATO e l’UE. <strong>La constatazione che</strong>, nonostante un anno di incessante bombardamento bellicista, <strong>permane a livello di massa un sentimento contrario alla guerra, ha rafforzato in noi la determinazione a portare tra i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, il punto di vista di classe sulla guerra in Ucraina</strong>, sulla tendenza ad una nuova guerra mondiale, sulla crisi del sistema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È venuto il momento di rilanciare con forza l’iniziativa contro la guerra in Ucraina e la tendenza ad un nuovo massacro mondiale, facendo l’impossibile per uscire dal ghetto in cui vogliono rinchiuderci. Non c’è nulla di più attuale e necessario dell’internazionalismo del “<strong>proletari di tutti i paesi unitevi</strong>” contro un sistema sociale capitalistico che non ha più nulla da dare di “progressivo” alla specie umana, e si caratterizza per una crescente distruttività. Siamo coscienti che l’affermazione di questa prospettiva classista, rivoluzionaria, internazionalista potrà avvenire solo attraverso una serie di prove molto ardue: siamo decisi ad affrontarle. I recenti fatti di Francia, Gran Bretagna, Grecia – solo per restare agli ultimi mesi e alla sola Europa &#8211; mostrano che sotto una superficie sociale in apparenza immobile si sono accumulate immense sostanze infiammabili per l’interminabile serie di sacrifici materiali, insicurezze, sofferenze interiori che le classi proprietarie impongono da decenni alle lavoratrici e ai lavoratori, con un carico da novanta in più per le nuove generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo maggio sarà un importante banco di prova dell’accumulazione di forze lungo questa traiettoria. Ma guardiamo oltre. Perciò abbiamo deciso di convocare l&#8217;11 giugno a Milano<strong> un’assemblea nazionale</strong> per chiamare a raccolta tutti gli organismi sociali, politici, sindacali, nonché i singoli e le singole militanti disposti a battersi insieme a noi <strong>per rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista</strong>, e farla vivere consapevolmente nel contesto delle mobilitazioni dei prossimi mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>20 aprile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fronte comunista</p>
<p>Fronte della gioventù comunista</p>
<p>Laboratorio politico Iskra</p>
<p>Tendenza internazionalista rivoluzionaria</p>
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		<title>BASTA STrAGE! APPELLO PER LA MOBILITAZIONE NAZIONALE STUDENTESCA CONTRO L&#8217;ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO IL 23 DI SETTEMBRE</title>
		<link>https://www.gioventucomunista.it/basta-strage-appello-per-la-mobilitazione-nazionale-studentesca-contro-lalternanza-scuola-lavoro-il-23-di-settembre/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2022 18:25:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Nel tardo pomeriggio di venerdì, Giuliano De Seta, 18 anni, viene travolto da una lastra di acciaio di due tonnellate mentre lavorava in fabbrica il quarto giorno di alternanza scuola-lavoro, presso la Bc Service a Noventa di Piave (VE). Dopo le morti di Lorenzo e Giuseppe e le decine di studenti feriti negli scorsi mesi, a pochissimi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, ci troviamo ancora una volta davanti ai frutti avvelenati di un sistema che produce solo morte e sfruttamento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Innanzitutto, esprimiamo assoluta vicinanza e le nostre condoglianze alla famiglia di Giuliano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Da anni, con mobilitazioni di massa di centinaia di migliaia di studenti e studentesse, denunciamo la vera natura dei progetti di alternanza, in cui si lavora gratuitamente, senza limite orario giornaliero e senza che vengano realmente tenuti i corsi sulla sicurezza che sarebbero obbligatori. L’alternanza scuola-lavoro è stata introdotta con la finalità di modellare l’istruzione pubblica sulle esigenze delle aziende, che per salvaguardare i loro profitti puntano ad abbassare i salari, aumentare ritmi e orari di lavoro e impiegare lavoro precario e interinale. In vasti settori delle piccole e medie imprese gli studenti sono considerati a tutti gli effetti manodopera gratuita anche per le esigenze immediate della produzione. Fin dai 15 anni l’alternanza insegna che è normale lavorare gratis, senza diritti, sicurezza e possibilità di organizzarsi nel sindacato. In questo modo si educano milioni di studenti allo sfruttamento e all’assenza di diritti, per abituarli a un futuro di miseria, sacrifici e, in sempre più casi, che si può morire mentre si lavora.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> La strage nei luoghi di lavoro, lo vediamo sempre più spesso, non ha età. Certo, una vita spezzata a diciotto anni fa ancora più rabbia, soprattutto se ciò avviene nel contesto di un progetto legato alla scuola. Si muore tutti i giorni mentre si lavora con numeri da guerra civile. L’aumento dei ritmi di lavoro, il taglio della spesa per la sicurezza nelle aziende, la scarsa manutenzione dei macchinari, l’inserimento di manodopera gratuita o a basso costo sono i principali fattori che alimentano questa mattanza dei padroni. Quello che è veramente grave è che ormai si prova a normalizzare ciò che normale non è. Non è normale lavorare centinaia di ore senza salario, senza diritti, senza sicurezza, non è normale morire a diciotto anni in alternanza. Non accetteremo che si porti avanti questa operazione disgustosa di sdoganamento nei confronti di quella che viene chiamata una “tragica fatalità”. Non c’è nessuna tragica fatalità bensì delle colpe evidentissime: quelle dei padroni e delle loro organizzazioni, in primis Confindustria, che sfruttano e uccidono nei posti di lavoro studenti e operai, quelle dello stato e dei partiti che portano avanti come un carro-armato politiche sulla scuola sempre più piegate alle esigenze dei capitalisti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Nel contesto di una campagna elettorale in cui si parla di tutto men che meno dei bisogni di lavoratori, studenti e disoccupati, partiti e partitini trovano il tempo di qualche dichiarazione sui social per accalappiare voti, facendo finta di nulla rispetto alle leggi che hanno tutti portato avanti. Dell’uccisione di Giuliano sono responsabili tutte le forze politiche che hanno votato a favore dell’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro nella “Buona Scuola”, una legge promossa dal PD e che non ha trovato reale opposizione da nessuna forza parlamentare. Sono responsabili tutti i governi che negli ultimi anni si sono succeduti mantenendo in piedi questo modello. Sono responsabili le organizzazioni studentesche legate al PD che in maniera vergognosa stanno già utilizzando la morte di Giuliano per fare da sponda al centro-sinistra per il voto di domenica e per l’eventuale finta opposizione di un possibile governo di destra. Ne è anche responsabile il governo Draghi (PD-Lega-M5S-FI-IV-LEU-PiùEuropa) che, mentre suoi ministri piangono lacrime di coccodrillo per la morte di Lorenzo, sta rafforzando l’alternanza scuola-lavoro stanziando miliardi di euro del PNRR. Ne sarà responsabile il governo che verrà, il quale farà tutto men che meno gli interessi degli studenti e dei lavoratori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Lo scorso inverno centinaia di migliaia di studenti sono scesi in piazze combattive contro questo modello di scuola, contro le morti in alternanza, incontrando in molti casi una durissima repressione da parte dello stato e delle forze dell’ordine. Con migliaia di scuole occupate e un protagonismo reale di ragazzi e ragazze spesso giovanissimi, siamo riusciti a mettere in prima fila nel dibattito pubblico i nostri bisogni contemporanei. Con lo scoppio della guerra in Ucraina a seguito dell’invasione russa ci siamo mobilitati in moltissime scuole in tutto il paese per dire che la gioventù rifiuta di schierarsi in uno dei due campi imperialisti, che lotta spalla a spalla contro i piani di morte della borghesia italiana, per l’uscita dalla NATO, per la chiusura delle basi di morte. Oggi, di fronte ai rincari senza precedenti di alimenti, libri, trasporti, di fronte alla possibilità reale di un inverno con i termosifoni spenti in molte strutture pubbliche, di fronte allo sfruttamento senza limiti, di fronte all’ennesima morte di uno studente in alternanza bisogna riprendere la lotta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dalle prime ore siamo stati attivi in azioni di protesta immediate, ma siamo convinti della necessità di arrivare la prossima settimana, il 23 di settembre, ad una giornata di mobilitazione nazionale studentesca che sappia essere una risposta reale degli studenti contro il modello dell’alternanza scuola-lavoro che ha prodotto tutto questo, per dire che la strage di studenti ed operai deve finire. Non abbiamo mai nascosto le nostre criticità rispetto alle giornate del Fridays For Future e soprattutto sulla strumentalizzazione che fanno di quella giornata le organizzazioni legate al centrosinistra, in particolare nell&#8217;attuale periodo elettorale. Nonostante non condividiamo gli elementi di fondo che costituiscono quel progetto &#8211; nei fatti il non produrre una critica anticapitalista con rivendicazioni legate ad un ambientalismo generico, di facciata, su spinta e sostegno di diversi gruppi monopolistici &#8211; pensiamo che sia necessario nell&#8217;immediato convergere in un contesto di data già presente piuttosto che calarne una a freddo. Ciononostante non accetteremo che forze politiche, studentesche o meno, utilizzino una giornata di lotta contro l&#8217;alternanza scuola-lavoro in senso elettorale per produrre un sostegno al centrosinistra o ancora peggio per disinnescare la legittima rabbia degli studenti e delle studentesse. Non c’è spazio per fare campagna elettorale sulla pelle dell’ennesimo omicidio padronale, da parte di qualsiasi forza politica o partito, nelle mobilitazioni che costruiremo nei prossimi giorni. Non c’è spazio per strumentalizzare la morte di uno studente in alternanza per raccattare qualche voto in più, illudendo la gioventù che nell’attuale arco parlamentare ci sia qualche forza che possa rappresentare i loro interessi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">È necessario anche e soprattutto concepire la data del 23 come punto di inizio di una stagione di occupazioni, cortei, proteste, scioperi dell’alternanza, per costruire una risposta corposa e reale, per bloccare una volta per tutte la strage ai danni degli operai e degli studenti. Facciamo appello a tutti gli studenti, ai collettivi, alle organizzazioni studentesche e alle scuole che si stanno già attivando e che si vogliono attivare; facciamo appello ai lavoratori combattivi, ai sindacati conflittuali, a tutte le avanguardie di classe che si stanno battendo contro i piani padronali e che nei prossimi mesi saranno attivi nella costruzione dello sciopero generale: il momento di mobilitarsi è adesso. Organizziamoci nelle prossime settimane per costruire una grande assemblea nazionale studentesca col fine di raccogliere i mille rivoli di esperienze di lotta emersi nelle scuole di tutta Italia nei mesi scorsi; prepariamo il terreno per una mobilitazione studentesca nazionale in Ottobre e per convergere nella giornata di sciopero generale indetta dai sindacati conflittuali contro omicidi sul lavoro, rincari, sfruttamento e guerra.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Buona Scuola, FGC: «Cinque Stelle difendono la scuola di classe. Bisogna cancellare la riforma di Renzi»</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 21:03:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ «Chi non vuole abolire la “Buona Scuola” di Renzi difende un’istruzione di classe» il commento di Alessandro Fiorucci, responsabile scuola FGC, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Giuliano, preside proposto come Ministro dell’Istruzione dal Movimento 5 Stelle. «Nonostante i goffi tentativi di chiarire la posizione, le parole di Giuliano lasciano pochi dubbi e la dicono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2018/03/roma-corteo-scuola.jpg" rel="lightbox[2604]" title="roma-corteo-scuola"><img class="aligncenter size-full wp-image-2605" title="roma-corteo-scuola" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2018/03/roma-corteo-scuola.jpg" alt="" width="2037" height="1175" /></a> «Chi non vuole abolire la “Buona Scuola” di Renzi difende un’istruzione di classe» il commento di Alessandro Fiorucci, responsabile scuola FGC, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Giuliano, preside proposto come Ministro dell’Istruzione dal Movimento 5 Stelle. «Nonostante i goffi tentativi di chiarire la posizione, le parole di Giuliano lasciano pochi dubbi e la dicono lunga sulla natura dei cinque stelle. Non voler abolire la Buona Scuola significa accettarne il significato e l’orientamento di fondo, limitandosi a proporre aggiustamenti a un progetto disastroso. Chi per anni ha fatto opposizione a Renzi e alle sue politiche oggi si rivela non molto diverso dai partiti che per anni hanno governato smantellando l’istruzione pubblica. Gli studenti non hanno bisogno di altre prese in giro, non ci facciamo alcuna illusione sulle forze politiche che vogliono governare servendo i poteri forti e l’Unione Europea»</p>
<p><span id="more-2604"></span>«Chiediamo l’abolizione della Buona Scuola per cancellare il disastro dello sfruttamento in alternanza e l’aziendalizzazione della scuola, contro lo strapotere dei presidi e per l’eliminazione effettiva del precariato tra gli insegnanti. Sappiamo bene che non basta tornare indietro per ottenere tutto questo perché la “Buona Scuola” è solo l’ultimo tassello di un progetto di distruzione del sistema educativo, che va avanti da decenni. Le battaglie in difesa della scuola pubblica di questi anni ci hanno insegnato che solo con una lotta complessiva contro questo modello educativo potremo conquistare un’istruzione diversa»</p>
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		<title>Contestazione agli &#8220;Stati Generali dell&#8217;Alternanza&#8221;. FGC «Teatrino di retorica per sfruttarci meglio»</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Dec 2017 11:36:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2561" class="wp-caption alignleft" style="width: 910px"><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/12/Roma-Contestazione-Stati-Generali-1_.jpg" rel="lightbox[2560]" title="Roma, Contestazione agli Stati Generali dell'Alternanza."><img class="size-large wp-image-2561" title="Roma, Contestazione agli Stati Generali dell'Alternanza." src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/12/Roma-Contestazione-Stati-Generali-1_-1024x768.jpg" alt="" width="900" height="675" /></a><p class="wp-caption-text">La contestazione organizzata dalla gioventù comunista agli Stati Generali dell&#8217;Alternanza Scuola-Lavoro&#8221;. Dopo il corteo degli studenti di ieri, presidiato il Ministero dell&#8217;Istruzione a Viale Trastevere.</p></div>
<p>Striscioni a caratteri cubitali, bandiere rosse e slogan gridati al megafono sotto il Ministero dell’Istruzione. Si aprono tra le proteste e le contestazioni gli “Stati Generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro”, convocati oggi dal Miur per presentare la “Carta dei Diritti e dei Doveri degli Studenti” e una piattaforma online in cui si potranno segnalare gli abusi. In contemporanea rispetto al blitz sotto il Ministero, in centinaia di scuole da Nord a Sud gli studenti hanno inscenato proteste, assemblee e azioni dimostrative contro questo appuntamento. A organizzare la contestazione il Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che da anni denuncia lo sfruttamento degli studenti in alternanza scuola-lavoro.<span id="more-2560"></span></p>
<p>«Gli Stati Generali dell’Alternanza sono una presa in giro, una pagliacciata per sfruttarci meglio» ha dichiarato Alessandro Fiorucci, responsabile scuola del FGC «A due anni dall’introduzione dell’alternanza obbligatoria il Ministero si riscopre attento alla condizione degli studenti, attivando strumenti di tutela al limite del ridicolo che sanno tanto di spot a fine legislatura. Oggi si permette a multinazionali come McDonald’s di sfruttare il lavoro non pagato di 10.000 studenti ogni anno, di tenere lezioni di filosofia aziendale nelle scuole, di risparmiare sulla formazione professionale dei dipendenti illudendo i giovani con promesse di contratto. Ecco il vero volto dell’alternanza scuola-lavoro, che serve a educare generazioni intere di giovani a un futuro senza diritti e piegare la scuola alle esigenze del profitto. Altro che “progetti di qualità” ed esperienze virtuose, questa è educazione allo sfruttamento!»</p>
<p>«Sia chiaro, non ci interessa chiedere qualche aggiustamento o briciola in più» ha concluso Fiorucci «Respingiamo le finte tutele proposte dal Ministero, lottando contro questa scuola di classe voluta dai padroni. Se credono di fermare la nostra lotta con qualche contentino si sbagliano di grosso, perchè non siamo disposti a farci fregare. Gli studenti hanno bisogno di una scuola gratuita e di qualità per tutti, non di un sistema educativo su misura delle aziende: siamo determinati a conquistarla»</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Studenti in piazza a Roma contro gli “Stati Generali dell’Alternanza”. «Queste finte tutele sono una presa in giro»</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Dec 2017 11:35:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli studenti tornano in piazza per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro: con un corteo diretto al Ministero dell’Istruzione a Roma, centinaia di giovani si sono mobilitati in occasione degli “Stati Generali dell’Alternanza”, un appuntamento promosso dal Miur il 16 dicembre per presentare la “Carta dei Diritti e dei Doveri degli Studenti” e un sito sull’alternanza scuola-lavoro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2556" class="wp-caption alignleft" style="width: 910px"><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/12/Roma-corteo-studenti_1.jpg" rel="lightbox[2550]" title="Roma. Corteo studentesco contro gli &quot;Stati Generali dell'Alternanza Scola-Lavoro&quot;"><img class="size-large wp-image-2556" title="Roma. Corteo studentesco contro gli &quot;Stati Generali dell'Alternanza Scola-Lavoro&quot;" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/12/Roma-corteo-studenti_1-1024x768.jpg" alt="" width="900" height="675" /></a><p class="wp-caption-text">La partenza del corteo a Piramide Cestia. In centinaia hanno raggiunto il Ministero dell&#8217;Istruzioneper denunciare il teatrino di retorica organizzato dal Governo per il 16 dicembre.</p></div>
<p>Gli studenti tornano in piazza per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro: con un corteo diretto al Ministero dell’Istruzione a Roma, centinaia di giovani si sono mobilitati in occasione degli “Stati Generali dell’Alternanza”, un appuntamento promosso dal Miur il 16 dicembre per presentare la “Carta dei Diritti e dei Doveri degli Studenti” e un sito sull’alternanza scuola-lavoro in cui si potranno segnalare problemi e abusi. Un <em>teatrino di retorica</em>, secondo gli studenti, che puntano il dito contro le <em>finte tutele</em> introdotte dal Ministro Fedeli. A promuovere la manifestazione di piazza i militanti del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che denunciano lo sfruttamento in alternanza fin dalla sua introduzione.<span id="more-2550"></span></p>
<p>«Gli Stati Generali dell’Alternanza sono l’ennesima pagliacciata per legittimare lo sfruttamento degli studenti» dichiara Alessandro Fiorucci, responsabile scuola del FGC «Dietro la scusa di migliorare la qualità dei progetti di scuola-lavoro, il Ministero inganna gli studenti spacciando l&#8217;alternanza come un idea virtuosa talvolta applicata male. Dopo aver consegnato la scuola italiana nelle mani delle banche e delle grandi imprese, il Governo si riscopre attento alle condizioni degli studenti. La verità è che per due anni la “Carta dei Diritti” è rimasta avvolta nel mistero, per poi rivelarsi carta straccia utile solo come spot a fine legislatura. Vogliamo svelare il vero volto dell’alternanza, che quotidianamente gli studenti vivono sulla loro pelle: una realtà di sfruttamento del lavoro non pagato, di educazione a un futuro senza diritti e dequalificazione della didattica in nome de profitti delle singole aziende»</p>
<p>«Non chiediamo qualche aggiustamento e maggiore attenzione, lottiamo per una scuola radicalmente diversa» conclude Fiorucci «Oggi siamo in piazza per rivendicare un’istruzione di qualità per tutti, perché la scuola di classe voluta dai padroni non è in grado di garantirci altro che un futuro di sfruttamento. Non daremo tregua a chi ci vorrebbe con la testa chinata»</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Reggio Emilia. Vittoria comunista alle elezioni studentesche: Cotti (FGC) eletto Presidente della CPS</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Nov 2017 20:29:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La gioventù comunista vince le elezioni alla Consulta Provinciale Studentesca di Reggio Emilia, l’organo di rappresentanza di tutti gli studenti della provincia. Con il 40% delle preferenze, Emanuele Cotti è stato eletto Presidente della CPS, durante l’assemblea plenaria di lunedì 13 novembre. Un risultato che arriva a confermare una crescita di consensi per i giovani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-2507" title="banner-sito-cotti-cps" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/11/banner-sito-COTTI-CPS-1024x533.png" alt="" width="900" height="468" /></p>
<p>La gioventù comunista vince le elezioni alla Consulta Provinciale Studentesca di Reggio Emilia, l’organo di rappresentanza di tutti gli studenti della provincia. Con il 40% delle preferenze, Emanuele Cotti è stato eletto Presidente della CPS, durante l’assemblea plenaria di lunedì 13 novembre. Un risultato che arriva a confermare una crescita di consensi per i giovani comunisti nelle scuole di Reggio, grazie al lavoro di propaganda e agitazione promosso fin ai primi giorni dell’anno scolastico.<span id="more-2506"></span></p>
<p>Cotti, studente dell’Istituto Tecnico Zanelli e militante del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), è stato tra i principali promotori della giornata di mobilitazione del 13 ottobre, che per la prima volta dopo molti anni ha portato in piazza gli studenti reggiani per protestare contro le politiche del governo e l’alternanza scuola-lavoro.</p>
<p>«Siamo determinati a rivoluzionare questa Consulta, mettendo in discussione il suo ruolo alla radice. Le precedenti gestioni si sono limitate a organizzare eventi, senza affrontare i problemi reali degli studenti. – queste le prime dichiarazioni del neo-presidente Cotti &#8211; Le politiche dei governi e le riforme del sistema educativo hanno costruito una scuola sempre più lontana dalle esigenze degli studenti, e piegata al profitto. Con l’alternanza scuola-lavoro le aziende risparmiano sulla formazione e possono servirsi del lavoro non pagato degli studenti. Di fronte a questa situazione la Consulta non può rimanere immobile: dobbiamo impegnarci attivamente per dare voce alle lotte degli studenti»</p>
<p>«Abbiamo in programma un lavoro serrato di inchiesta e discussione, attraverso la redazione di dossier da presentare agli enti locali. La condizione dei trasporti nella nostra provincia è penosa e le agevolazioni per gli studenti quasi inesistenti. Tanti sono gli edifici scolastici con problemi strutturali e gravi mancanze: tutto questo passa sotto silenzio, mentre le barriere economiche che impediscono il diritto allo studio diventano insostenibili. Per questo migliaia di studenti abbandonano gli studi ogni anno: è davvero una vergogna, e vogliamo denunciarlo apertamente, compresi i responsabili politici di questa situazione, che hanno preferito consegnare la scuola nelle mani di banche e grandi imprese»</p>
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		<title>24 Novembre &#8211; Nessuna illusione: studenti in piazza contro le politiche del Governo e la scuola dei padroni</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 23:07:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/10/comunicato-24nov.png" rel="lightbox[2482]" title="comunicato-24nov"><img class="alignleft size-large wp-image-2483" title="comunicato-24nov" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/10/comunicato-24nov-1024x512.png" alt="" width="900" height="450" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La giornata di mobilitazione studentesca del 13 ottobre ha visto migliaia di studenti alzare la testa contro il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e un’istruzione sempre più di classe. Una risposta decisa alle politiche dei governi e dell’Unione Europea sulla scuola, che segna un passo in avanti nella lotta degli studenti e pone le basi per un movimento davvero combattivo. Al grido delle manifestazioni che hanno attraversato il paese il Ministero dell’Istruzione e il Partito Democratico hanno opposto una difesa di tutte le misure sull’istruzione, bollando le proteste come semplici lamentele di studenti sfaticati. Uno scontro frontale che dimostra tutte le responsabilità politiche del Governo e del Ministro Fedeli, escludendo ogni possibilità di confronto con le rivendicazioni delle proteste.<span id="more-2482"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La linea del governo coincide con le esigenze di banche e grandi imprese, non con le aspirazioni e le necessità degli studenti. I problemi che gli studenti di tutta Italia vivono quotidianamente restano irrisolti e assumono proporzioni insostenibili. Il costo esorbitante dei libri di testo, il furto dei contributi scolastici, gli edifici pericolanti evidentemente non rientrano nell’agenda del Ministero, che preferisce regalare milioni di studenti alle aziende come manodopera gratuita in alternanza. La Carta dei Diritti degli studenti in alternanza, annunciata da più di due anni e mai pubblicata, ormai è soltanto una barzelletta usata dal Ministro Fedeli per tenere buoni gli studenti sfruttati e fingere un’attenzione verso le condizioni di lavoro in stage.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In quest’ottica, chiedere aggiustamenti alle politiche del governo significa soltanto mettersi alla coda degli interessi del Partito Democratico, regalando agli studenti l’illusione che ci possa essere un’inversione di tendenza. Significa perseguire una linea di compromesso con chi sta costruendo una scuola al servizio del profitto e spegnere ogni istanza davvero combattiva. Non esiste margine di contrattazione con chi sistematicamente distrugge le misure per il diritto allo studio e consegna la scuola nelle mani delle aziende, con chi attacca le proteste degli studenti e cerca di tappare la bocca ai giovani che alzano la testa. Ogni passo indietro è una sconfitta, un regalo a chi sulle nostre spalle ingrossa le proprie tasche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intensificare ed estendere la protesta a tutte le scuole, costruire una lotta capillare e cosciente che coinvolga le masse studentesche di tutta Italia: solo in questo modo riusciremo ad avanzare nelle rivendicazioni, a imporre la nostra volontà e scardinare i meccanismi che reggono oggi la scuola di classe. Lottare per una scuola diversa significa rifiutare i contentini e le prese in giro, inquadrare le responsabilità precise della condizione che il sistema educativo vive in questo momento e condurre una battaglia coerente, senza mezzi termini. Questo modello di istruzione educa intere generazioni di studenti a un futuro di sfruttamento e precarietà, insegnando a chinare la testa di fronte al lavoro non pagato e ai ricatti. Noi futuri lavoratori abbiamo bisogno di un’istruzione completamente diversa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Organizziamoci per scendere in piazza il 24 novembre, costruendo in tutta Italia la mobilitazione degli studenti contro la scuola di classe voluta dal Partito Democratico. Mobilitiamoci per gridare il nostro no a un futuro da schiavi, rafforzando la battaglia per un giusto salario e diritti in alternanza scuola-lavoro. Scioperiamo per una scuola completamente gratuita, che garantisca a tutti un’educazione di qualità, senza ostacoli economici. Lottiamo per avere voce in capitolo dentro le scuole, per un controllo sui progetti di alternanza che strappi ai presidi lo strapotere di cui godono. Costruiamo da ogni istituto l’opposizione a questo modello d’istruzione, una battaglia che guardi avanti e sia capace di conquistare i propri obiettivi senza cedere ai ricatti e ai compromessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Facciamo appello a tutte le forze studentesche a scendere in piazza Il 24 novembre, per gridare un forte no alle politiche del Governo sulla scuola, per inchiodare il Ministero dell’Istruzione alle proprie responsabilità. Non esiste alcuna prospettiva di crescita per il movimento studentesco senza una rifiuto netto di ogni linea compromissoria e una condanna chiara della natura del governo. In gioco non c’è l’esito di qualche manifestazione, ma l’indirizzo delle lotte studentesche nel nostro paese: bisogna scegliere se lottare o piegarsi al volere del Ministro Fedeli, se alzare la testa o servire gli interessi del Governo e della Confindustria. Costruiamo la giornata di lotta degli studenti combattivi, dei giovani della classe lavoratrice che non si piegano alla svendita del loro futuro. Non saremo schiavi!</p>
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		<title>STUDENTI IN PIAZZA IL 13 OTTOBRE. «VOGLIAMO SALARIO E DIRITTI IN ALTERNANZA»</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 09:36:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi l’istruzione pubblica nel nostro paese è sempre più lontana dagli interessi e dai bisogni degli studenti e piegata alle esigenze del profitto di pochi. È una scuola che esclude chi non può permettersi di proseguire gli studi, che sembra più una corsa a ostacoli piuttosto che un percorso veramente formativo. La situazione che viviamo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/09/Corteo-studentesco-roma1.jpg" rel="lightbox[2455]" title="corteo-studentesco-roma"><img class="alignleft size-full wp-image-2459" title="corteo-studentesco-roma" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/09/Corteo-studentesco-roma1.jpg" alt="" width="2048" height="1365" /></a>Oggi l’istruzione pubblica nel nostro paese è sempre più lontana dagli interessi e dai bisogni degli studenti e piegata alle esigenze del profitto di pochi. È una scuola che esclude chi non può permettersi di proseguire gli studi, che sembra più una corsa a ostacoli piuttosto che un percorso veramente formativo. La situazione che viviamo oggi non è frutto del caso o dell’incuria nei confronti del sistema educativo, ma di precise politiche da parte dei governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati in questi anni. Dalla fine del secolo scorso i più potenti industriali del continente hanno chiesto ai governi, tramite l’Unione Europea, di adattare i sistemi d’istruzione per renderli più competitivi e vicini alle esigenze di flessibilità nel mondo lavorativo. Le riforme che si sono succedute nel nostro paese spingono tutte in questa direzione, e passo dopo passo hanno costruito una scuola sempre più di classe.</p>
<p>Dalla crisi economica del 2008 in poi sono stati tagliati più di 20 miliardi di euro alla scuola, per salvare grandi banche e rispettare i vincoli imposti dall’Unione Europea, oppure per investire nelle spese militari. Il peso di questi tagli in parte è stato scaricato sulle spalle delle famiglie con la sistematica estorsione di contributi “volontari” sempre più alti, dall’altro ha messo in ginocchio le scuole privandole dei fondi essenziali per il funzionamento quotidiano. Nel frattempo il costo dei libri di testo, del materiale scolastico e dei trasporti costringe le nostre famiglie a sborsare migliaia di euro ogni anno. Tutte queste barriere di carattere economico fanno sì che uno studente su sei in Italia non riesca a finire gli studi, e condizionano pesantemente la scelta della scuola superiore in base alle proprie possibilità di partenza. È questo il vero volto della meritocrazia di cui si riempiono la bocca i Ministri di turno, un sistema che premia i figli dei ricchi e lascia indietro chi non ce la fa, mentre lo Stato si svincola dalla propria responsabilità di finanziare completamente l’istruzione.</p>
<p>Questo governo, così come il precedente, parla di “inversione di rotta” rispetto alle politiche di taglio all’istruzione e di maggiore attenzione all’istruzione. A ben vedere gli investimenti e le misure adottate che ci sono stati hanno tutti un denominatore comune, ossia l’asservimento dell’istruzione alle richieste dei padroni. La “Buona Scuola”, una riforma voluta dalla Confindustria per accelerare questo processo, ha dato la possibilità alle aziende di finanziare direttamente gli istituti e di sfruttare il lavoro non pagato degli studenti, dietro l’illusione di maggiori garanzie sul futuro lavorativo dei giovani. Ha segnato un tassello importante</p>
<p>L’alternanza scuola-lavoro obbligatoria è il fulcro attorno al quale ruota questo processo di svendita dell’istruzione pubblica a favore del profitto. Con essa si offre il lavoro gratuito di un milione e mezzo di studenti l’anno al servizio delle imprese, e si regala la possibilità di risparmiare sulla formazione aziendale. Nella maggior parte dei casi gli studenti svolgono le stesse mansioni dei lavoratori assunti, e sono molte le imprese che bloccano le assunzioni e cominciano a licenziare perché possono contare su manodopera a costo zero.</p>
<p>Nelle ultime settimane il Ministro Fedeli ha parlato di attenzione da parte del Governo alle condizioni degli studenti in alternanza, annunciando per l’ennesima volta l’emanazione della fantomatica “Carta dei Diritti e dei Doveri degli studenti in alternanza”. Non ci prendano in giro: se si aspettano due anni dall’introduzione dell’obbligo di svolgere gli <em>stage</em> prima di pubblicare un pezzo di carta e a garantire l’assicurazione agli studenti, significa che non c’è il minimo interesse a tutelare i giovani in alternanza. Per di più la redazione di questa Carta non ha preso in considerazione l’opinione di nessuno studente, ossia chi si trova materialmente obbligato a lavorare. Di fronte a questa situazione non possiamo restare indifferenti: questa alternanza significa sfruttamento del nostro lavoro, ed è ora che rispondiamo compatti a questo attacco. Lottiamo per un giusto salario in base alle ore lavorate, limitazioni agli orari giornalieri e settimanali e diritti effettivi. Battiamoci per introdurre in ogni scuola una commissione paritetica in cui possiamo valutare e scegliere i progetti in base al loro valore formativo.</p>
<p>Vogliamo gridare a gran voce che non è questa la scuola di cui abbiamo bisogno, non è questa l’istruzione che serve a noi futuri lavoratori. Questo è un sistema educativo che ci educa alla precarietà e all’assenza di diritti. È una scuola in cui anche la didattica è modellata sulle esigenze del profitto e viene sempre più dequalificata in nome di competenze specifiche. È un sistema d’istruzione che spinge alla competizione gli istituti per accaparrarsi i finanziamenti, creando scuole di prestigio e abbandonando a loro stessi gli istituti di periferia.</p>
<p>Per questo la gioventù comunista chiama tutti gli studenti a scendere in piazza il 13 ottobre, per dire no a questa scuola di classe e rivendicare un’istruzione diversa. Scioperiamo dall’alternanza scuola-lavoro e dimostriamo che non siamo disposti a chinare la testa, che non saremo i futuri schiavi senza diritti! Organizziamoci da ogni scuola per costruire una grande mobilitazione studentesca, che in tutte le città d’Italia faccia sentire la voce degli studenti che lottano per un presente e un futuro dignitosi, contro una scuola buona solo per il profitto di pochissimi!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>«SALARIO E TUTELE PER GLI STUDENTI IN STAGE»: PARTE LA CAMPAGNA DEL FGC CONTRO LO SFRUTTAMENTO IN ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO.</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2016 11:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con il 2016 si sbloccano i 100 milioni previsti per i progetti di alternanza scuola-lavoro, che interessano gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori per un monte ore di 400 ore per gli istituti tecnici e professionali e 200 ore per i licei. Nel frattempo, tutto tace sulla “Carta” che dovrebbe definire i]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con il 2016 si sbloccano i 100 milioni previsti per i progetti di alternanza scuola-lavoro, che interessano gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori per un monte ore di 400 ore per gli istituti tecnici e professionali e 200 ore per i licei. Nel frattempo, <strong>tutto tace sulla “Carta” che dovrebbe definire i diritti degli studenti in stage, annunciata addirittura per lo scorso settembre</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci raccontano che l’alternanza scuola-lavoro serve a combattere la disoccupazione giovanile, ma in realtà a trarne vantaggio sono soltanto le imprese private. Gli studenti vengono ridotti a manodopera a basso costo a disposizione delle imprese, la cui priorità è quella di far fronte alle proprie esigenze immediate e non quella di formare dei lavoratori che abbiano competenze capaci di garantire un futuro stabile. Una realtà che nel mondo del lavoro precario del Jobs Act si traduce in una educazione alla precarietà, altro che lotta alla disoccupazione: sostituendo alla formazione professionale vera e propria la sterile esperienza in azienda con mansioni assolutamente dequalificanti, agli studenti resta solo una “formazione” estremamente parcellizzata.  Le imprese presso le quali gli studenti svolgeranno i tirocini, secondo lo schema previsto dalla riforma di Renzi, saranno in sostanza quelle che, accordandosi col Dirigente Scolastico, elargiranno finanziamenti alle scuole intendendoli come un vero e proprio investimento sulla fornitura di manodopera giovane e priva di diritti.<span id="more-1873"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questo disegno sta già dando i suoi frutti negli istituti tecnici e professionali (quello dell’ENEL rappresenta a tutti gli effetti un caso “apripista”, che anticipa ciò che avverrà nei prossimi anni) ed è già collaudato da tempo negli istituti alberghieri, i cui studenti svolgono tirocini estivi con turni estenuanti e privi di qualsiasi diritto o tutela. <strong>Risale a pochi mesi fa un’inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato alla denuncia di 6 imprenditori, accusati di aver sfruttato la manodopera di 2700 studenti</strong> provenienti da 36 scuole del centro-sud. Gli studenti coinvolti, fra cui molti minorenni, ufficialmente erano in alternanza scuola-lavoro, ma nella realtà erano impiegati come manodopera a basso costo presso alberghi e ristoranti, con retribuzioni inferiori ai 60 euro settimanali. Tutt’altro che un caso isolato, al contrario è sempre più evidente la vera natura dell’alternanza scuola-lavoro voluta da Renzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Finora da nessuna parte si è mai parlato dei diritti degli studenti in alternanza scuola-lavoro. Negli articoli della legge 107 (la c.d. “buona scuola”) si parla unicamente del “diritto degli studenti ad esprimere una<em> </em>valutazione sui percorsi di alternanza” e della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ma non si fa nessun cenno ai diritti sul luogo di lavoro. L’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro sancita per tutti gli studenti non può che determinare, nel breve e medio periodo, il progressivo inserimento degli studenti nell’organizzazione aziendale, come elemento sempre più strutturale nonostante il carattere “formativo”, e che in quanto tale pone un <strong>nuovo terreno per uno scontro che prende forma proprio sul tema dei diritti degli studenti sul luogo di lavoro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’organizzazione della lotta degli studenti contro lo sfruttamento in alternanza scuola-lavoro diventa un tema centrale sul quale la gioventù comunista deve indirizzare la propria azione. Per questa ragione il Fronte della Gioventù Comunista lancia una campagna nazionale di agitazione contro lo sfruttamento in alternanza scuola-lavoro, avanzando le seguenti rivendicazioni: una <strong>retribuzione oraria </strong>minima per gli studenti in alternanza, pari al 60% del salario di categoria (da innalzare al 70% se lo stage avviene in estate); la limitazione dell’<strong>orario di lavoro</strong> a 4 ore giornaliere e 20 settimanali, innalzabili rispettivamente a 6 ore e 30 ore per i tirocini estivi per contrastare lo sfruttamento selvaggio degli stagisti (specie nel settore alberghiero e turistico); l’istituzione di una <strong>commissione paritetica </strong>per garantire la partecipazione di studenti e insegnanti alla definizione dei progetti di alternanza e sottrarre gli stessi all’arbitrio del Dirigente Scolastico; la <strong>formazione in merito ai diritti sul luogo di lavoro</strong>, da affiancare a quella già prevista per le norme in materia di salute e sicurezza, e infine l’incremento dei <strong>finanziamenti statali alle scuole pubbliche,</strong> che restano l’unica garanzia dell’indipendenza degli istituti dai finanziamenti privati, necessaria per impedire che gli studenti finiscano a fare i tirocini nelle aziende disposte a finanziare la scuola in cambio di una didattica asservita ai loro interessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Leggi l’analisi del FGC sull’alternanza scuola-lavoro: </em><a href="http://issuu.com/senzatregua/docs/alternanza_documento_2015"><em>http://issuu.com/senzatregua/docs/alternanza_documento_2015</em></a></p>
<p style="text-align: left;"><em>info: </em><a href="mailto:scuola@gioventucomunista.it"><em>scuola@gioventucomunista.it<br />
</em></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2016/01/ALTERNANZA-nazionale.png" rel="lightbox[1873]" title="Alternanza FGC"><img class="alignleft  wp-image-1874" title="Alternanza FGC" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2016/01/ALTERNANZA-nazionale.png" alt="" width="629" height="443" /></a></p>
]]></content:encoded>
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