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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; fronte della gioventù comunista</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>SI È ROTTO UN ARGINE. ORA CI SERVE ORGANIZZAZIONE</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 11:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SI È ROTTO UN ARGINE. ORA CI SERVE ORGANIZZAZIONE. Dichiarazione dell’Ufficio Politico del FC e della Segreteria nazionale del FGC sulla grande mobilitazione per la Palestina in Italia. Scarica il PDF del comunicato Un&#8217;infinità di gocce può cadere in un bicchiere senza conseguenze, ma una singola goccia, pur cadendo esattamente come le altre, alla fine ne]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SI È ROTTO UN ARGINE. ORA CI SERVE ORGANIZZAZIONE.</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><em>Dichiarazione dell’Ufficio Politico del FC e della Segreteria nazionale del FGC sulla grande mobilitazione per la Palestina in Italia.</em></p>
<p style="text-align: left;"><a title="Pdf del comunicato" href="https://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2025/10/comunicato-ottobre-palestina.pdf">Scarica il PDF del comunicato</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;infinità di gocce può cadere in un bicchiere senza conseguenze, ma una singola goccia, pur cadendo esattamente come le altre, alla fine ne fa tracimare il contenuto. In Italia nell’ultimo mese si è rotto un argine.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia è stata attraversata da enormi mobilitazioni popolari in sostegno del popolo palestinese e contro la complicità del governo italiano nel genocidio a Gaza. Il FC e il FGC sono stati parte attiva di questo movimento, con un forte investimento militante nelle mobilitazioni di tutto il corpo delle nostre organizzazioni. Ad oggi, mentre il governo italiano sostiene il progetto di trasformazione di Gaza in un protettorato degli USA e sono in corso i negoziati di tregua, le mobilitazioni stanno continuando.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>1.      </strong><strong>Una mobilitazione radicale contro il governo complice del genocidio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Almeno due sono i grandi meriti di questo ciclo di mobilitazioni sul piano politico. Primo, <strong>l’aver espresso e mantenuto, anche nell’adesione spontanea di milioni di persone, una radicalità che va ben oltre le posizioni del cosiddetto “campo largo”</strong> del centro-sinistra. Questo movimento ha preso di mira direttamente il governo Meloni e la sua complicità nel genocidio di Gaza, non appiattendosi sul piano della solidarietà umanitaria, denunciando apertamente la condotta del governo e la cooperazione politica, economica e commerciale dell’Italia con Israele e rifiutando apertamente l’ipocrisia delle narrazioni mediatiche che chiedono la “condanna del terrorismo” come un prerequisito per parlare di Palestina e che bollano come tale la resistenza e le organizzazioni politico-militari palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche grazie a questo movimento, c’è oggi un significativo spostamento a sinistra del baricentro di ciò che si può dire nelle piazze, in televisione e nel dibattito pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi elementi non potevano essere dati per scontato. Come è noto, questo ciclo di mobilitazioni è stato innescato da una combinazione di elementi. Innanzitutto, <strong>la</strong> <strong><em>Global Sumud Flotilla</em>, iniziativa internazionale che ha ricevuto una notevole attenzione mediatica grazie alla copertura politica offerta dalle socialdemocrazie europee</strong>. Questa iniziativa internazionale è avvenuta in concomitanza con <strong>una dinamica politica tutta italiana, e cioè la discesa in campo del centro-sinistra in Italia</strong>, dopo due anni di colpevoli tentennamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto si è inserita la forza dell’<strong>appello alla lotta di classe lanciato dal Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali della città di Genova con la parola d’ordine “BLOCCHIAMO TUTTO”</strong> durante la grande manifestazione cittadina del 30 agosto, che ha visto l’adesione della sindaca di Genova Silvia Salis.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi due elementi hanno aperto una fase di mobilitazione nuova, con numeri e potenziale significativamente superiori ai mesi precedenti. L’appello del CALP ha innescato un effetto domino che ha portato al riuscitissimo sciopero generale del 22 settembre lanciato dall’USB, con piazze oceaniche in tutta Italia. A seguire, ci sono state la risposta popolare immediata all’attacco di Israele contro la <em>Sumud Flotilla</em> nella sera del 1° ottobre, con tre giornate consecutive di grandi manifestazioni, la riuscita dello sciopero generale del 3 ottobre, al quale la CGIL si è trovata costretta ad aderire per la pressione dei propri lavoratori, e la manifestazione nazionale del 4 ottobre, con più di un milione di persone in corteo a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>2.      </strong><strong>Il peso della classe operaia e il carattere popolare della mobilitazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, non per importanza, va perciò sottolineato <strong>il peso della classe operaia e dei sindacati </strong>nella costruzione dello sciopero. Questo ciclo di mobilitazioni è nato attorno all’iniziativa, alle indicazioni e alle date di mobilitazione e di sciopero decise da organizzazioni sindacali e da settori della classe operaia combattivi. In questo frangente, la convocazione di giornate di sciopero generali ha<strong> superato la ritualità </strong>e ha imposto nel dibattito italiano la concretezza del blocco della produzione, della logistica, delle navi israeliane nei porti, etc. L’adesione allo sciopero, assolutamente straordinaria in alcuni settori, ha restituito la<strong> percezione dello sciopero dei lavoratori come arma credibile e necessaria</strong>. Nel contesto italiano di debolezza relativa del movimento operaio e sindacale, anche questo non era affatto un dato scontato, che va coltivato e rafforzato con tutti gli sforzi possibili.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dall’altro lato, non bisogna tenere fuori dal quadro che le grandi mobilitazioni e lo sciopero hanno interessato principalmente le grandi città. Nell’Italia del divario Nord-Sud e in cui gran parte della popolazione vive al di fuori delle aree metropolitane, si ripropone con forza il tema della differenza tra città e provincia/campagna e dei differenziali di coscienza politica e di classe tra i diversi contesti.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In aggiunta a queste considerazioni, si può rilevare una componente generazionale significativa, con la presenza di centinaia di migliaia di giovani, che certifica un’inversione di tendenza nella partecipazione politica giovanile, che in parte veniva già suggerita dalla distribuzione del voto giovanile nelle recenti tornate elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>3.      </strong><strong>La postura del governo Meloni contro le mobilitazioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La difesa del governo israeliano da parte del governo Meloni ha assunto spesso la forma di riproduzione sistematica e acritica delle veline della propaganda sionista, arrivando senza troppi problemi alla negazione stessa del genocidio. Questo atteggiamento, insieme agli attacchi diretti alle manifestazioni, ha svolto sicuramente un ruolo nello spingere verso la disponibilità diretta alla mobilitazione un’ampia fascia di lavoratori e di gioventù che già esprimevano una crescente insofferenza o opposizione su un piano prettamente virtuale. È un aspetto da sottolineare e che conferma le valutazioni sullo spazio di lotta che si sarebbe aperto in questi anni di governo Meloni e ci dà la consapevolezza che le mobilitazioni, probabilmente, non avrebbero assunto questa dimensione di fronte ad un governo di centro-sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il governo italiano si è trovato fortemente in difficoltà dinanzi a quelle che sono diventate le più grandi manifestazioni per la Palestina in Europa</strong>. Non a caso, ha mantenuto una postura fortemente aggressiva nei confronti degli scioperi e della mobilitazione, con dichiarazioni come quella sul “weekend lungo” o la retorica vittimista sul “clima di odio contro il governo”. L’autorità garante ha definito “illegittimo” lo sciopero del 3 ottobre. Lo Stato italiano non ha prestato assistenza ai cittadini italiani presenti sulla <em>Global Sumud Flotilla</em> e arrestati in Israele, che hanno denunciato trattamenti degradanti e torture. I media vicini al governo hanno cercato di occultare o distogliere l’attenzione dall’enorme partecipazione alle mobilitazioni, sostenendo le posizioni del governo e costruendo la narrazione di un crescente “clima di violenza”, incentrata attorno a episodi irrilevanti avvenuti in alcune città. In questo contesto, nei giorni successivi al 4 ottobre, è stata calendarizzata al Senato italiano la discussione di un disegno di legge “contro l’antisemitismo”, che ha il chiaro obiettivo di criminalizzare la mobilitazione per la Palestina equiparandola all’odio anti-ebraico.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>4.      </strong><strong>La necessità di un riferimento politico organizzato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto di forte contrapposizione con il governo italiano, ci sentiamo di affermare che <strong>il principale limite di questo movimento sta oggi nell’impossibilità per i larghi settori che sono entrati in mobilitazione di identificarsi in un chiaro riferimento politico organizzato, alternativo al “campo largo” e all’idea socialdemocratica dell’amministrazione “umana” del capitalismo. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">È un dato di fatto che questo ciclo di mobilitazioni e la grande adesione spontanea di massa sono nati <strong><em>al di fuori</em> del cosiddetto “campo largo”</strong> della socialdemocrazia in Italia, costituito oggi dall’alleanza tra il Partito Democratico (PD), il Movimento Cinque Stelle (M5S) e la Alleanza Verdi-Sinistra (AVS). Da mesi <strong>queste forze politiche cercano di presentarsi come “pro-pace”</strong> e come “amici” del popolo palestinese, per pure finalità elettorali e propagandistiche, con grandi contraddizioni rispetto alla loro condotta effettiva e alle loro posizioni reali. Ad oggi, tuttavia, <strong>non riescono ancora a presentarsi come il riferimento del movimento di solidarietà alla Palestina</strong>. La CGIL, la cui direzione ha rappresentato il punto debole del “campo largo”, nel non voler compiutamente portare sul terreno dello scontro interno l’attenzione generata dalla Global Sumud Flotilla e dalle iniziative ad essa connesse, si è trovata costretta ad inseguire il sindacalismo di base nella convocazione di uno sciopero, anche per la forte pressione interna da parte dei propri lavoratori iscritti, che hanno spinto per la mobilitazione dopo le batoste dei referendum sul lavoro dello scorso giugno e dello sciopero del 22 settembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “campo largo” tenta e tenterà di intestarsi elettoralmente il risultato delle piazze oceaniche di queste settimane. Allo stato attuale, non ci stanno ancora riuscendo. I media vicini al centro-sinistra cercano di fare la loro parte, con articoli stucchevoli sulle “rivoluzioni della gen Z”, con una narrazione idealistica totalmente artificiale che accomuna arbitrariamente fenomeni politici diversissimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, nonostante il centro-sinistra non abbia vita facile, siamo consapevoli che l’assenza di un partito comunista riconosciuto nella capacità di indirizzo del movimento operaio-popolare in Italia lascia inevitabilmente scoperto il terreno. Se questa situazione non cambia, l’unico sbocco che resta per una grande mobilitazione spontanea è di essere assorbita all’interno del sistema politico borghese.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>5.      </strong><strong>Il dibattito sulla “rappresentanza” del movimento</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, alcune riflessioni vengono proposte da più parti, con legittimi tentativi e proposte diverse su come dare una “rappresentanza politica” a questo movimento. Da un lato, alcuni settori propongono percorsi di “reti” e assemblee territoriali, con l’ambizione di presentarsi come i “referenti” del movimento, o del “brand” della Flotilla. Altri, come Potere al Popolo, lanciano assemblee più prettamente “politiche”, con l’obiettivo esplicito di rilanciare aggregazioni politico-elettorali, anche in vista delle elezioni politiche del 2027.</p>
<p style="text-align: justify;">In relazione a tutte queste proposte, vogliamo evidenziare <strong>tre problemi fondamentali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo, è che <strong>non si può costruire a posteriori ciò che, purtroppo, non si è fatto in piazza, nel cuore stesso delle mobilitazioni, quando si aveva l’opportunità di farlo</strong>. Gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre, così come la manifestazione del 4 ottobre, sarebbero stati una finestra straordinaria per sancire la nascita di nuovi rapporti di forza sul piano politico e sindacale, per affermare il protagonismo di un’area politica e affermarsi come riferimento politico di classe alle masse accorse in quella piazza, in un contesto dove il centro-sinistra non aveva né la legittimità né la direzione di quel movimento. Tutto questo non è stato fatto, e ancora oggi si rischia di “perdere il treno”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, <strong>queste giornate non hanno affatto “superato” o “spazzato via” i limiti decennali del movimento di classe in Italia, come alcuni hanno scritto. Tutto l’opposto: li hanno riconfermati tutti, uno per uno</strong>. Con le varie asimmetrie nel peso a livello locale delle varie organizzazioni politiche e sindacali, molto spesso le manifestazioni sono state gestite riproponendo pratiche e le concezioni movimentiste ormai stantie, con una postura minoritaria e priva di ambizione politica, nonostante i numeri in piazza imponessero un salto di qualità. Nessuna forza politica alternativa al campo largo è riuscita a proporsi come riferimento reale di quelle piazze. Nell’ubriacatura di ritrovarsi in manifestazioni di quella rilevanza numerica dopo tanto tempo, in pochissimi si sono posti il problema di dover parlare a quella maggioranza di partecipanti che era in piazza senza legami di organizzazione, o il problema delle forme delle manifestazioni, ad esempio di montare palchi e tenere comizi organizzati. Questo aspetto è stato largamente ignorato. Discussioni e confronti sul “cosa fare” rispetto a forme e percorsi dei cortei sono rimasti legati all’abitudine di dover cercare il modo di fare notizia, anche quando la notizia era già data dalla partecipazione di massa. <strong>Una potenzialità sprecata</strong> che, ancora, lascia libero uno spazio che in assenza d’altro sarà riconquistato dal centro-sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il secondo problema è che non si può pensare che la rappresentanza e la sedimentazione di un movimento in una forma organizzata si possano esaurire nell’autoproclamazione, nei coordinamenti tra strutture militanti già esistenti, o nell’adozione artificiale di un “brand”</strong> come quello della Flotilla, sulla falsariga di ciò che alcuni hanno già tentato in passato con il <em>Fridays for Future</em>. I settori che avanzano proposte di questo tipo – più o meno dichiaratamente – sottovalutano o ignorano il fatto che l’ampia partecipazione di massa a movimenti come quello delle scorse settimane non è mediata e non dipende dal legame organico di queste masse con le strutture organizzate del mondo politico e sindacale. Non può prescindere dalle indicazioni delle organizzazioni politiche e sindacali, che portano la responsabilità di avanzare proposte che contribuiscano a mantenere in vita il movimento, ma rimane largamente non organizzata. Un coordinamento tra collettivi e strutture militanti può adottare il nome di un movimento di massa, ma l’esperienza di questi anni dimostra che questo non basta a determinare e rilanciare nuove mobilitazioni, che rispondono principalmente agli aspetti di battaglia politica e alla loro percezione diffusa.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>6.      </strong><strong>L’urgenza della ricostruzione comunista</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il terzo problema, a nostro avviso, costituisce la vera questione di fondo, e continua a essere la questione del partito</strong>. Da anni, in Italia, esistono discussioni e tentativi di costruire una nuova forza politica “a sinistra” capace di superare la soglia dell’irrilevanza politica ed elettorale. In questo contesto, come è noto, il FC e il FGC sono impegnati da anni in una dura lotta politico-ideologica contro i settori che promuovono e ripropongono ciclicamente il tentativo di costruzione in Italia di una nuova socialdemocrazia nella forma della c.d. “sinistra radicale”, legata al Partito della Sinistra Europea e al gruppo europeo “The Left” (ai quali fanno riferimento, tra l’altro, sia AVS che i Cinque Stelle). A tutt’oggi la situazione appare ancor più paradossale di dieci anni fa, perché in campo ci sono diversi partiti (M5S, AVS, PAP, PRC) che si presentano in Italia come alternativi l’uno all’altro, mentre adottano gli stessi riferimenti internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto a questo tema, dinanzi al grande potenziale delle mobilitazioni delle scorse settimane che ha dimostrato la forza e le potenzialità della classe operaia in un paese importante come l’Italia, sentiamo di rilanciare con forza la prospettiva della <strong>costruzione in Italia di un partito comunista moderno, serio, credibile, organizzato per essere all’altezza delle sfide del XXI secolo</strong>. Un partito del genere è una conquista e un obiettivo irrinunciabile, per dare alle masse coscienza e organizzazione, e riaprire la prospettiva della lotta per la presa del potere politico dei lavoratori, per il socialismo. <strong>Se ci fosse oggi in Italia un partito di questo tipo</strong>, non solo i rapporti di forza nella società, ma <strong>anche solo gli sbocchi di un grande movimento popolare come quello di questi giorni sarebbero enormemente maggiori</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>7.      </strong><strong>Gli sviluppi in Palestina e le prospettive della lotta in Italia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In ultimo, si pone oggi la questione di <strong>come</strong> <strong>dare continuità al grande movimento popolare di queste settimane</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione in Palestina è in rapida evoluzione, ma appare già chiaro che <strong>tutte le ragioni della mobilitazione in Italia al fianco della lotta palestinese restano valide e attuali</strong>. Non cambia la condotta dell’Italia, che si è distinta come uno dei paesi più ferocemente schierati dalla parte di Israele e del governo di Netanyahu dopo gli USA e oggi sostiene apertamente il piano di Trump. Gli accordi economici e militari non sono stati rescissi, l’Italia rimane il terzo fornitore di armi ad Israele e continua la compravendita di armi e tecnologie militari. In occasione della partita di qualificazione al Mondiale Italia-Israele del 14 ottobre è stato dato ampio mandato al Mossad per operare a Udine di fronte alla manifestazione che contestava lo svolgimento della partita. L’ENI non ha messo in discussione l’interesse nell’ottenere da Israele lo sfruttamento delle risorse energetiche nelle acque territoriali palestinesi al largo di Gaza. La Presidente del Consiglio Meloni ha voluto partecipare in prima persona alle trattative a Sharm El-Sheik, con contestuale umiliazione da parte di Trump, rappresentando perfettamente il livello a cui il governo italiano si sta spendendo per assicurare ai costruttori italiani una fetta della torta nella spartizione della speculazione sulla “ricostruzione” di Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal peso di quest’ultima questione, quelli citati sono tutti elementi per cui bisogna continuare a lottare e su cui continuare ad investire le energie necessarie in termini di agitazione, anche in relazione a quei settori maggiormente mossi dalla pura dimensione umanitaria del genocidio, che corrono il rischio di smobilitarsi di fronte ad una propaganda mistificatoria sulle trattative in corso. Si tratta già di un terreno di potenziale aggregazione e organizzazione di quanti stanno rimanendo consapevoli di tutto questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una tregua fragile, già violata da nuove stragi israeliane, fa oggi da sfondo a una proposta di “accordo” in cui restano in piedi tutti i presupposti che sono alla vera origine del 7 ottobre e di ciò che è susseguito, mentre si garantisce l’impunità a Israele dopo due anni di genocidio. Il blocco criminale della striscia di Gaza resta in piedi e non viene messo in discussione, mentre gli USA e i paesi UE e NATO sostengono apertamente la trasformazione della striscia di Gaza in un protettorato statunitense, con piena garanzia degli interessi dei monopoli dell’energia e della speculazione immobiliare. Non si mette in discussione l’occupazione illegale della Cisgiordania, mentre Israele mantiene in carcere importanti leader palestinesi come Ahmad Sa’adat o Marwan Barghouthi, con il preciso intento di porre il maggior numero possibile di ostacoli alla nascita di uno Stato palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciò che oggi viene “offerto” ai palestinesi dall&#8217;imperialismo è infinitamente meno di ciò che sarebbe il minimo ristabilimento della cosiddetta “legalità internazionale”, e cioè il ritiro di Israele nei confini riconosciuti dalle Nazioni Unite, con la nascita e il riconoscimento effettivo di uno Stato palestinese indipendente e sovrano nei confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale</strong>. Siamo ben consapevoli che anche in questo scenario resterebbero aperte tante questioni, a partire da quella dell’effettiva possibilità del diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Ciò nonostante, è opportuno e necessario evidenziare <strong>l’ipocrisia degli USA e dell’UE, che parlano di “due popoli, due Stati” mentre continuano ad accettare che Israele impedisca la nascita di uno Stato palestinese</strong>, sapendo bene che la sua assenza e il suo mancato riconoscimento legittima e rafforza ogni giorno l’occupazione e la colonizzazione dei territori. Le ragioni della lotta dei palestinesi restano tutte sul tavolo, incluse quelle della resistenza armata, che è un diritto inalienabile dei popoli vittima di un’occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>8.      </strong><strong>Dare slancio alla mobilitazione contro il governo FDI-Lega-FI e la legge di bilancio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, in Italia, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica varato dal Consiglio dei ministri anticipa i lineamenti fondamentali di <strong>una legge di bilancio 2026 che sarà imperniata attorno all’austerità e al riarmo</strong>, con una serie di misure spot dall’impatto minimo adottate per coprire il combinato disposto tra i vincoli del Patto di Stabilità e l’incremento vertiginoso delle spese militari per rispettare gli impegni assunti con la NATO e con il piano ReArm Europe dell’UE, con il passaggio dagli attuali 35 miliardi di spesa annuale ai 130 previsti nel 2035.</p>
<p style="text-align: justify;">Una prima data con cui bisogna misurarsi è la <strong>manifestazione nazionale lanciata dalla CGIL per sabato 25 ottobre a Roma</strong>. La CGIL la pone come centro della propria iniziativa di opposizione alla manovra, rilanciando anche la contestuale solidarietà alla causa palestinese, mancando ancora una volta però nel dare un’indicazione chiara rispetto alla prospettiva di un nuovo sciopero generale. I limiti di questa iniziativa sono intrinsecamente legati agli sforzi del centro-sinistra di intercettare il movimento popolare di queste settimane e di incanalarlo nel sostegno all’opposizione parlamentare oggi esistente. Tuttavia, dobbiamo anche essere consapevoli che un’ampia mobilitazione di massa in quella giornata può essere riconosciuta come un fatto politico e un momento di partecipazione che può potenzialmente dare benzina al grande movimento popolare delle scorse settimane e raccogliere l’adesione di settori molto più ampi di quelli tradizionalmente mobilitati da una chiamata dei vertici della CGIL.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vera sfida, tuttavia, resta quella di rilanciare, nei prossimi mesi, lo sciopero generale contro il governo e la legge di bilancio, contro i piani di riarmo, contro la guerra imperialista e la persistente complicità dell’Italia nell’oppressione dei palestinesi</strong>, incanalando il più possibile la grande mobilitazione di massa sul terreno della lotta politica generale. Non si tratta di una prospettiva astratta, ma al contrario di un processo in cui già è impegnata l’USB e verso cui si può raggruppare la partecipazione del sindacalismo di base e conflittuale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, <strong>riteniamo che le forze del movimento di classe e i sindacati più combattivi abbiano la responsabilità di non abbandonare il terreno della manifestazione del 25 ottobre</strong>, ma di utilizzarlo per incalzare la CGIL e i lavoratori che si mobiliteranno con essa sul tema dello sciopero e della lotta al governo, facilitando anche la <strong>prosecuzione delle mobilitazioni verso un nuovo sciopero generale nelle settimane successive</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono tante forme per fare questo, come la costruzione unitaria di un blocco politico-sindacale dalla forte caratterizzazione politica all’interno di quella manifestazione, oppure l’indizione di un concentramento alternativo per confluire in corteo nella manifestazione, con l’obiettivo di non separare i settori più avanzati della classe operaia da quelli organizzati all’interno del sindacalismo confederale “tradizionale”. Sulla base di ciò che effettivamente si produrrà nei prossimi giorni, il FC e il FGC valuteranno l’entità e la misura della partecipazione militante a quella manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre questo primo momento, <strong>il nostro impegno sarà completamente rivolto a dare il nostro contributo alla costruzione dello sciopero generale</strong>, con l’impegno militante di tutte le nostre compagne e i nostri compagni nei luoghi di lavoro, indipendentemente dall’adesione sindacale. Parteciperemo attivamente a tutti i momenti di confronto e assemblea che possano veicolare questa prospettiva come prossimo passaggio irrinunciabile per mantenere attivo e combattivo il movimento popolare che abbiamo visto nelle ultime settimane. In questa ottica, <strong>è fondamentale che non ci sia dispersione delle forze e che tutto il sindacalismo di base e conflittuale converga su un’unica data di sciopero</strong>, cercando di replicare le condizioni sindacali hanno portato allo sciopero del 3 ottobre, attorno alla corretta scelta in prima battuta da parte dell’USB sullo sciopero del 22 settembre e ad un giusto collegamento con le richieste e aspirazioni più combattive dei lavoratori della CGIL che a quello sciopero volevano aderire.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle prossime settimane, l’indicazione che diamo è quella di tenere alto il più possibile il livello di agitazione politica in ogni città, luogo di lavoro, scuola, università. Parteciperemo attivamente alle mobilitazioni che continuano ad essere all’ordine del giorno in varie città. Manterremo costante l’impegno nell’indicare la prospettiva di un nuovo sciopero generale contro manovra, riarmo e complicità del governo nel genocidio come passaggio fondamentale e irrinunciabile per le mobilitazioni. Ci spenderemo per rafforzare il raggruppamento attorno alle giuste parole d’ordine nella lotta, che sono inevitabilmente inconciliabili con la prospettiva del “campo largo”. Daremo tutti i nostri sforzi per mantenere alta l’attenzione su quello che accade in Palestina, per essere in grado di trasmettere immediatamente gli impulsi di lotta necessari in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni giorno, ogni settimana in più di mobilitazione produce passi avanti nella sedimentazione della forza che spazzerà via il vecchio mondo. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si è rotto un argine. Ma serve costruire la forza che può organizzare e dirigere il fiume in piena. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Non c’è vittoria, non c’è conquista, senza un grande partito comunista».</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;">Ufficio Politico del CC del Fronte Comunista (FC)</p>
<p style="text-align: justify;">Segreteria nazionale del Fronte della Gioventù Comunista (FGC)</p>
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		<title>ALLUVIONE, DEVASTAZIONE, MASSACRO SOCIALE: QUESTO SISTEMA E’ INSOSTENIBILE  Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC</title>
		<link>https://www.gioventucomunista.it/alluvione-devastazione-massacro-sociale-questo-sistema-e-insostenibile-comunicato-della-segreteria-nazionale-del-fgc/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Sep 2024 13:14:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ALLUVIONE, DEVASTAZIONE, MASSACRO SOCIALE: QUESTO SISTEMA E’ INSOSTENIBILE Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC 1. Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alle popolazioni colpite dall’ennesima alluvione che nei giorni scorsi ha colpito l’Emilia Romagna e le Marche, oltre che ai volontari e ai vigili del fuoco impegnati in queste ore a fornire sostegno concreto sul]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="docs-internal-guid-635b89a9-7fff-3764-f4fd-f65d57ccb607" style="text-align: justify;" dir="ltr"><strong>ALLUVIONE, DEVASTAZIONE, MASSACRO SOCIALE: QUESTO SISTEMA E’ INSOSTENIBILE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr"><em>Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">1. Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alle popolazioni colpite dall’ennesima alluvione che nei giorni scorsi ha colpito l’Emilia Romagna e le Marche, oltre che ai volontari e ai vigili del fuoco impegnati in queste ore a fornire sostegno concreto sul campo. Siamo di fronte ad un evento simile, anche se fortunatamente più circoscritto, a quello degli scorsi mesi: case distrutte, campi inservibili e migliaia di persone che hanno perso tutto. In particolare, risultano maggiormente colpite le aree del Boncellino, di Bagnacavallo, in generale del ravennate, già tristemente note per gli eventi di maggio 2023. La mancanza di un intervento sistematico sul territorio ha portato i medesimi fiumi a straripare, rompendo gli argini, e a definire lo scenario desolante che abbiamo potuto constatare in questi giorni. Migliaia di sfollati vivono in accampamenti di fortuna, in una situazione igienico sanitaria estremamente grave, che pone seriamente il problema dell’emersione di epidemie diffuse. La situazione è tragica e a pagarne le spese è il popolo, ancora una volta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">2. Non parlateci di fatalità. Lo ripetiamo ancora: di fronte a scenari come questi non stiamo parlando di una sfortunata casualità, ma di conseguenze causate dall’inquinamento, dal surriscaldamento globale e dal cambiamento climatico, a loro volta prodotto di uno sviluppo capitalistico che, in nome del profitto, genera unicamente devastazione e morte per i popoli. Nelle scelte degli indirizzi economici emerge in maniera evidente la natura di classe dello Stato: pronto a soddisfare le esigenze del capitale monopolistico e dei padroni, disposto a lasciare da solo il popolo di fronte all’ennesima devastazione. Anche stavolta, se non fosse stato per i molti volontari e per l’intervento spontaneo, migliaia di persone sarebbero state lasciate a loro stesse, in balia degli effetti disastrosi delle scelte condotte dai vari governi. Siamo di fronte ad una serie di disastri preannunciati che mostrano in maniera lampante che non vi può essere alcun futuro in un sistema che è disposto ad anteporre i profitti di un pugno di parassiti di fronte alle esigenze della maggioranza del popolo. Lo dimostrano situazioni come quella di Conselice, abbandonata senza alcun intervento e sommersa da metri di acqua lo scorso anno per due settimane. Un quadro che non solo espone la popolazione a batteri e malattie molto gravi, ma che rende, nei fatti, inservibili abitazioni e campi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">3. Le responsabilità sono di governo ed amministrazioni locali. Da una parte, al di là di singole dichiarazioni di intenti, in questo anno nulla è stato fatto da regioni ed enti locali sul piano della messa in sicurezza del territorio in termini strutturali. Tutto ciò fa rabbia proprio per la predisposizione di queste zone al rischio alluvionale, la quale è ben nota e che nel corso degli anni precedenti ha messo di fronte sistematicamente la popolazione a questi scenari tragici. I danni sono stati ingenti e hanno messo migliaia di persone nella condizione di essere costrette, nei fatti, andare definitivamente via dalla propria casa, perdendo tutto. L’ipocrisia degli amministratori locali si è palesata ancora di più nella mancanza assoluta di un intervento capillare almeno nelle zone più critiche, tra le cause dirette della situazione verificatasi nei giorni scorsi.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Dall’altra, solo nel 2024 la spesa militare supererà i 29 miliardi di euro, con una crescita del 5,1% rispetto al 2023 e del 12,5% rispetto agli ultimi due anni. Recentemente il Parlamento europeo si è espresso a favore dell’uso di armi a lungo raggio nel territorio russo, coinvolgendo il nostro Paese sempre più apertamente nel conflitto imperialista. In questo contesto molto grave si inserisce anche l’approvazione dell’Autonomia Differenziata, che andrà non solo ad esacerbare le problematiche delle regioni del sud Italia, ma anche a differenziare ed indirizzare in maniera ulteriormente antipopolare gli investimenti. Le voci di spesa su materie “costose” e il cui finanziamento è utile a garantire diritti, più che ad incrementare i margini di profitto, come la messa in sicurezza del territorio e gli interventi strutturali in questo ambito, saranno ulteriormente tralasciate a favore di altre considerate più redditizie. La direzione verso cui il governo Meloni ci sta spingendeo è chiara: soldi per le armi e la guerra, per i profitti dell’indotto bellico e dei monopoli e, di pari passo, tagli a sanità, istruzione e spesa sociale. Ancora di più, lo spettacolo pietoso fornito dal ministro della Protezione Civile, Musumeci, e dai vari presidenti di Regioni o esponenti del centrosinistra, nel rimbalzarsi le colpe di quanto accaduto, mostrano ancora più chiaramente quanto la politica borghese non possa più salvarsi la faccia di fronte alla medesima emergenza sociale a pochi mesi di distanza. L’inaccettabile condizione di migliaia di persone è ridotta a mero terreno di scontro e campagna elettorale. Non solo non è stato fatto nulla in precedenza, ma si continua a procedere nella medesima direzione antipopolare. Gli argini rotti non sono solo quelli dei fiumi, ma anche quelli di un sistema putrescente che è incapace di coniugare la fame illimitata di profitto con le necessità di lavoratori e strati popolari.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">4. Occorre fare un salto di qualità. Saremo di nuovo in prima linea con i nostri militanti, fin dalle prossime ore, nel sostenere attivamente la popolazione dei territori alluvionati, andando a scavare nel fango. Invitiamo tutti a dare il proprio contributo, perché ogni mano che si tende verso chi ha perso tutto può fare la differenza. Non basta però unicamente la solidarietà: occorre organizzarci su un piano collettivo per mettere enti locali e governo di fronte alle proprie responsabilità, al fine di garantire non solo un intervento strutturale che possa ridurre il più possibile l’impatto di futuri eventi climatici estremi, ma anche e soprattutto per garantire un sostegno concreto alle famiglie che hanno vista la propria casa e la vita distrutte. Non si può delegare ai partiti borghesi questo compito: come comunisti ci faremo carico di portare avanti questa lotta, perché solo il popolo salva il popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>SOLIDARIETÀ ALLA LOTTA DEGLI STUDENTI NEGLI USA. Comunicato della segreteria nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2024 08:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) sostiene la lotta degli studenti degli Stati Uniti, che da settimane protestano chiedendo la fine del genocidio del popolo palestinese, la fine della compromissione degli USA e delle loro università con le politiche criminali di Israele e dello sterminio in corso nella Striscia di Gaza. I più importanti atenei]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) sostiene la lotta degli studenti degli Stati Uniti, che da settimane protestano chiedendo la fine del genocidio del popolo palestinese, la fine della compromissione degli USA e delle loro università con le politiche criminali di Israele e dello sterminio in corso nella Striscia di Gaza. I più importanti atenei in tutto il paese, assieme a decine e decine di università, sono stati occupati per molti giorni, con una adesione estremamente significativa anche da parte settori del mondo accademico e civile.<br />
La brutale repressione da parte dell’amministrazione USA di Joe Biden, con più di 2000 studenti arrestati nell’ultimo mese e decine di feriti da parte delle forze di polizia, dimostra l’arbitrarietà delle narrazioni che dipingono gli Stati Uniti come il vertice del “mondo libero” e della democrazia globale e, allo stesso tempo, della visione secondo cui una nuova amministrazione guidata dal partito “democratico” americano possa essere un’alternativa all’autoritarismo di Donald Trump.<br />
Condanniamo i brutali atti di repressione da parte delle forze dell’ordine, come quelli avvenuti all’Università della California dove sono stati sparati proiettili di gomma e lacrimogeni contro gli studenti, con più di 130 arresti in una sola notte.<br />
Denunciamo l’escalation di violenza e gli attacchi squadristi da parte delle bande armate organizzate dagli estremisti filo-israeliani, che da giorni agiscono indisturbati contro gli studenti e, al contrario dei manifestanti, godono di ampia tolleranza da parte delle istituzioni e delle forze di polizia.<br />
La lotta degli studenti negli USA ha molti punti di contatto con le agitazioni che da mesi sono in corso in Italia, per denunciare gli accordi di cooperazione tra le università e le aziende belliche coinvolte nel genocidio in corso.<br />
Sottolineiamo l’importanza di queste mobilitazioni che, denunciando i legami economici e strategici tra i monopoli dei nostri paesi e quelli israeliani, svelano la vera natura del sostegno dei nostri governi alle politiche di Netanyahu, le cui ragioni vengono ipocritamente mascherate dagli slogan sulla “lotta al terrorismo” e il “diritto alla difesa di Israele”.<br />
Come dimostra la storia delle storiche proteste di massa contro la guerra in Vietnam, contro l’apartheid in Sudafrica, contro le guerre del Golfo, la mobilitazione popolare e la spinta propulsiva delle nuove generazioni possono dare un contributo fondamentale alla lotta contro la guerra e i piani imperialisti.<br />
Per questo, nel ribadire il sostegno alla lotta degli studenti e alle organizzazioni della gioventù comunista degli Stati Uniti, sottolineiamo la necessità di un rilancio immediato della lotta nel nostro paese, nelle nostre scuole e università, contro il coinvolgimento dell’Italia, del suo governo e delle sue istituzioni, così come dell’UE e della NATO, nel genocidio del popolo palestinese.<br />
La più grande solidarietà che possiamo esprimere a chi oggi lotta negli USA è essere spalla a spalla con loro, nella stessa lotta.</p>
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		<title>ATTACCO GIUDIZIARIO A TORINO. 12 MISURE CAUTELARI: ANCHE A UN MEMBRO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL FGC.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 13:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Questura di Torino questa mattina ha notificato 12 misure cautelari tra obbligo di firma, divieto di dimora e fogli di via a studenti e lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione del 1 Maggio 2022, repressa duramente dalla Polizia. Tra i denunciati vi è anche un membro della segreteria nazionale del FGC, la cui misura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Questura di Torino questa mattina ha notificato 12 misure cautelari tra obbligo di firma, divieto di dimora e fogli di via a studenti e lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione del 1 Maggio 2022, repressa duramente dalla Polizia. Tra i denunciati vi è anche un membro della segreteria nazionale del FGC, la cui misura viene giustificata dalla Questura a causa della partecipazione alle manifestazioni studentesche dello scorso 28 gennaio 2022, successive alla morte di Lorenzo Parelli durante uno stage scolastico. Oltre alla denuncia, gli è stato notificato il c.d. “obbligo di firma”, cioè l’obbligo di presentarsi quotidianamente alla Polizia Giudiziaria.</p>
<p>È significativo che la motivazione principale volta a legittimare le misure cautelari sia proprio quella relativa ai fatti del 28 Gennaio. Quel giorno ci furono decine di cortei studenteschi in tutto il paese, ma l’Italia lo ricorda soprattutto per l’attacco brutale e ingiustificato della Polizia sugli studenti di Torino. 20 studenti rimasero feriti, tra cui militanti della gioventù comunista. La violenta repressione scatenata dal governo contro studenti che manifestavano per la morte di un loro coetaneo fu così brutale che generò un’ondata di indignazione e di solidarietà da parte di decine di artisti, personaggi pubblici e dello spettacolo.</p>
<p>Quel movimento studentesco continuò a crescere, arrivando a portare 200mila studenti in piazza in tutta Italia il 18 febbraio, con centinaia di scuole occupate in tutto il paese. Dimostrò una consapevolezza non scontata, attaccando il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e denunciando le responsabilità della Confindustria, e persino isolando quelle sigle legate al centro-sinistra che tentavano di mettere a tacere queste posizioni.</p>
<p>Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in quei giorni, riferì in Parlamento e giustificò le azioni della Polizia attaccando apertamente il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) come promotore delle proteste. Due anni dopo, veniamo colpiti con azioni giudiziarie assurde se rapportate al contesto di quei giorni.</p>
<p>È una modalità di “erogazione” delle denunce politiche che conosciamo bene, che viene utilizzata scientificamente per colpire le forze politiche e sociali, in particolare a Torino.</p>
<p>Il tempismo non è casuale: queste denunce arrivano proprio mentre il Governo punta a far approvare in Parlamento entro fine febbraio una nuova riforma della scuola, che rafforza ulteriormente il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e l’integrazione tra scuole e imprese. Proprio ora, non a caso, si colpiscono con azioni giudiziarie i promotori delle grandi manifestazioni studentesche di due anni fa.</p>
<p>Esprimiamo solidarietà a tutti i militanti e gli studenti denunciati. Faremo quadrato contro le intimidazioni e la repressione. La migliore risposta ai tentativi di delegittimare le lotte di studenti e lavoratori sarà continuare la mobilitazione, a partire dall&#8217;opposizione alla riforma Valditara e al governo della guerra.</p>
<p>La lotta contro l’alternanza scuola-lavoro e il governo Meloni è giusta e necessaria.</p>
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		<title>DICHIARAZIONE IN SEGUITO AL 17° INCONTRO DELLE GIOVENTÙ COMUNISTE EUROPEE (MECYO)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 10:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «<em>La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico. Per l’Europa dei lavoratori, per il socialismo!»</em></p>
<p>Il 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee ha avuto luogo in un periodo davvero cruciale e impegnativo per i lavoratori e la gioventù in Europa. In questo periodo denso di sfide, le organizzazioni giovanili comuniste riconoscono che tramite l’unità e la militanza, la gioventù deve essere in prima linea nella lotta per i propri diritti e nella lotta contro lo sfruttamento capitalistico e l’imperialismo.</p>
<p>Noi, giovani della classe operaia e degli strati popolari, siamo ancora oggi vittime delle dure conseguenze della crisi capitalistica globale, così come quelle dello sviluppo capitalistico. La debole ripresa economica dopo la lunga recessione della precedente crisi economica del 2008 è stata schiacciata sotto il peso della nuova crisi capitalistica del 2020, delle misure prese per far fronte alla pandemia di Covid-19, del tumulto nei mercati, la pressione sul commercio internazionale, includendo la promozione di una guerra commerciale, l’imposizione di sanzioni e lo scoppio di nuovi conflitti imperialisti.</p>
<p>L’impoverimento assoluto e relativo della classe operaia che è mostrato dall’ondata di inflazione, l’acuto incremento dei prezzi dei beni essenziali, assieme ai ripetuti incrementi dei tassi di interesse, hanno abbattuto gli standard di vita della classe operaia e degli strati popolari. L’inflazione colpisce ancor di più i gruppi vulnerabili della popolazione e la gioventù. Tutto questo è dovuto dai monopoli che hanno potuto incrementare i loro profitti persino durante la crisi. I vicoli ciechi del capitalismo sono evidenti e l’unico modo per superarli è attraverso la lotta della classe operaia e della gioventù.</p>
<p>In Europa la UE, come forma avanzata di integrazione inter-statale capitalistica, un’alleanza imperialista con interessi parzialmente contraddittori al suo interno, gioca un ruolo importante nel rafforzare le politiche anti-popolari nel nostro continente, colpendo la gioventù, la classe operaia e gli strati popolari. Senza nessuna illusione sulla possibilità di riformare l’Unione Europea in favore del popolo, o in un cambiamento del carattere dell’Unione Europea, i Partiti Comunisti e le organizzazioni della Gioventù Comunista degli stati membri della UE combatteranno l’imminente battaglia elettorale delle elezioni europee e continueranno a lottare nonostante le difficili condizioni, rafforzando la lotta contro la UE del capitale. Dobbiamo affrontare le elezioni del Parlamento Europeo come un’opportunità per innalzare la consapevolezza sul carattere di classe della UE e delle sue politiche, e continuare a rafforzare la nostra lotta per i diritti della gioventù, dei lavoratori e dei popoli, per un’Europa di cooperazione, solidarietà e pace. Allo stesso tempo, sosteniamo il diritto della classe operaia di tutti i paesi al disimpegno da questa alleanza.</p>
<p>In questo contesto è importante valorizzare il ruolo della lotta della gioventù in difesa dei propri diritti e per rispondere ai propri problemi concreti, insistendo sulla necessità di continuarla e intensificarla. La gioventù deve lottare per un’istruzione e una sanità pubbliche e gratuite, per alloggi di alta qualità ed economici, per i diritti nei luoghi di lavoro, contro la disoccupazione e la precarietà, così come per l’accesso alla cultura, allo sport, a un tempo libero di qualità, come parte della lotta per il socialismo. Ci schieriamo al fianco delle lotte dei sindacati di classe, nella battaglia per migliori condizioni di vita. Allo stesso tempo, la lotta per una reale protezione dell’ambiente dalla barbarie della depredazione e dello sfruttamento capitalistico è una necessità.</p>
<p>La guerra in Ucraina ha già causato grandi perdite umane e materiali e le sue conseguenze stanno colpendo l’intera umanità. Questa guerra è la culminazione del processo che è iniziato con la dissoluzione dell’URSS e il successivo uso dei sentimenti nazionalisti da parte delle borghesie locali e straniere. Questa situazione non è iniziata nel 2022 con l’intervento militare della Russia capitalista, che condanniamo, ma è stata preparata anni fa con il supporto e il sostegno di USA-NATO-UE alle forze fasciste e al golpe nel paese, e può essere risolta solo con la lotta dei popoli per la pace e il cessate il fuoco.</p>
<p>Il coinvolgimento di un numero crescente di forze, sia sul territorio ucraino che al di fuori, conferma la preoccupazione che la questione possa diventare il punto d’inizio di un conflitto militare sempre più internazionale. Chiamiamo alla fine immediata di tutte le azioni militari. I popoli di tutti i paesi devono lottare contro le loro borghesie e tutti quelli che servono la loro propaganda, e costruire la propria strada.</p>
<p>I punti morti a cui l’imperialismo porta, la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale assieme al diritto dei popoli all’indipendenza e all’autodeterminazione, falsamente giustificati come lotta contro il terrorismo, “liberazione” e altre bugie; l’accresciuta aggressività dell’imperialismo, l’intensificazione degli interventi imperialisti, rendono ancora più urgente intensificare la nostra lotta anti-imperialista, la lotta contro la NATO, l’UE e ogni alleanza imperialista, i governi borghesi, la loro propaganda di guerra e le politiche antipopolari, per intensificare la solidarietà internazionalista.<br />
Questi sviluppi stanno esacerbando il dramma dei rifugiati a un livello tragico. I migranti e i profughi, vittime delle guerre imperialiste, stanno fronteggiando una politica di repressione, persecuzione, discriminazione e di sfruttamento crudele. Il capitale mantiene l’interruttore, che attiva a seconda delle sue necessità. I crescenti flussi di rifugiati in Europa vengono oggi strumentalizzati per rafforzare l’islamofobia, la xenofobia, il razzismo e il nazionalismo, per distogliere il popolo dalla lotta di classe. Allo stesso tempo, la gestione dei rifugiati da parte dei paesi ospitanti è caratterizzata da una brutale violazione dei diritti umani. Il risultato di tutto questo, in un contesto di impoverimento generalizzato della classe operaia, è la creazione di un terreno fertile per le forze reazionarie, inclusi il fascismo e l’estrema destra. Il fascismo è il prodotto del sistema capitalistico; è il suo braccio armati contro il movimento operaio e popolare. Esprimiamo la nostra determinazione per una lotta senza tregua, con un chiaro orientamento di classe, contro il fascismo e i nazionalisti, alcuni dei quali cercano oggi di ripulirsi attraverso la cosiddetta “legittima attività parlamentare”, indossando le vesti di “legittimo partito politico”. Lottiamo contro la teoria antistorica degli “opposti estremismi”, contro l’identificazione del fascismo con il comunismo, che è oggi una politica ufficiale della UE.</p>
<p>Una menzione speciale da parte del 17° MECYO va allo spargimento di sangue in corso in Palestina, al massacro genocida portato avanti dallo Stato di Israele nella terra occupata palestinese. Riconosciamo che la situazione di escalation è causata dall’occupazione in corso, dalla colonizzazione illegale dei territori palestinesi occupati da Israele e dai continui crimini che vengono commessi da decenni contro il popolo palestinese. Lo Stato assassino di Israele riceve supporto dagli USA, dalla NATO e dall’UE, e supporto dai governi borghesi d’Europa in modi e proporzioni differenti. Comprendiamo anche che questo nuovo ciclo di sangue in Medio Oriente può giungere al termine solo quando terminerà l’occupazione israeliana di lunga data dei territori palestinesi, con il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente nei confini del 1967, con Gerusalemme Est come sua capitale, il diritto dei profughi a tornare nella loro terra e la libertà per tutti i prigionieri politici palestinesi.</p>
<p>Nelle condizioni dell’aggressione imperialista in tutto il mondo e dell’attacco su tutti i fronti contro la gioventù e la classe lavoratrice, la lotta di classe e l’internazionalismo proletario sono l’arma più forte per portare le nostre lotte alla vittoria. L’unità delle gioventù comuniste su una base di classe e anti-imperialista è più che mai necessaria. La gioventù comunista unita, organizzata e combattiva, in prima linea nella lotta contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico, continuerà a lottare per costruire l’Europa dei lavoratori, per costruire il mondo del socialismo!<br />
Larnaca, 29 dicembre 2023.</p>
<p><strong>Le organizzazioni che firmano la dichiarazione:</strong><br />
Organizzazione della Gioventù Democratica Unita (EDON), Cipro<br />
Gioventù Socialista Operaia Tedesca (SDAJ), Germania<br />
Gioventù Comunista di Grecia (KNE), Grecia<br />
Fronte della Gioventù Comunista (FGC), Italia<br />
Movimento della Gioventù Comunista, Paesi Bassi<br />
Lega della Gioventù Comunista (YCL), Regno Unito<br />
Gioventù del Partito dei Lavoratori (WPY), Irlanda<br />
Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevica) (RKSMb), Russia<br />
Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Catalogna (JCC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Svezia (SKU), Svezia<br />
Gioventù Comunista di Turchia (TKG), Turchia</p>
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		<title>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA. 21 OTTOBRE IN PIAZZA A GHEDI, COLTANO E PALERMO. Comunicato della segreteria nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 09:32:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il mondo è sull’orlo del baratro. In tutti i continenti si moltiplicano i focolai di guerra, accompagnati da una corsa agli armamenti senza precedenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La crisi capitalistica generalizzata, la competizione imperialista tra le vecchie e le nuove potenze del mondo capitalistico, le ambizioni di profitto delle oligarchie finanziarie di tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mondo è sull’orlo del baratro.</strong> In tutti i continenti si moltiplicano i focolai di guerra, accompagnati da una corsa agli armamenti senza precedenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La crisi capitalistica generalizzata, la competizione imperialista tra le vecchie e le nuove potenze del mondo capitalistico, le ambizioni di profitto delle oligarchie finanziarie di tutti i paesi minacciano oggi di trascinare i popoli nell’incubo di un nuovo conflitto mondiale.</p>
<p>In Europa, prosegue da un anno e mezzo la guerra che si combatte in Ucraina tra la NATO e la Federazione Russa, che appare ben lontana dal concludersi ma anzi vede svilupparsi nuove escalation con morti, profughi e devastazioni. In Medio Oriente, il massacro criminale portato avanti dal governo di Israele contro la popolazione di Gaza e la resistenza palestinese rischia di evolvere in un più conflitto più ampio in tutta la regione. In Africa, l’impressionante numero di otto colpi di Stato in tre anni ha dimostrato l’esistenza di una fortissima competizione tra le potenze capitalistiche per modificare le sfere di influenza esistenti. In Asia, è ritornata all’ordine del giorno la questione di Taiwan che si collega direttamente alle nuove alleanze militari statunitensi per la competizione con la Cina nell’Oceano Pacifico.</p>
<p><strong>In questo quadro, il governo Meloni ha portato avanti una politica scellerata e guerrafondaia.</strong> Tonnellate di armi sono state inviate dall’Italia all’esercito ucraino, rendendo il nostro paese compartecipe del massacro in corso. L’Italia è in prima linea nella corsa agli armamenti con 27,7 miliardi di euro spesi per la difesa nel 2023, con un aumento di quasi 2 miliardi rispetto al 2022 e con l’obiettivo di portare le spese militari al 2% del PIL entro il 2028. Il governo promuove direttamente i piani di espansione del capitale italiano: “più Italia nei Balcani” e “un piano italiano per l’Africa”, mentre si conferma come il più fedele alleato della NATO e degli USA nell’Europa centro-meridionale.</p>
<p>Nelle scorse settimane, il governo Meloni ha dichiarato il proprio<strong> </strong>sostegno incondizionato all’estrema destra israeliana di Netanyahu, responsabile di innumerevoli crimini di guerra, dell’annunciato genocidio del popolo palestinese di Gaza e dell’escalation in corso, confermando il proprio rifiuto di riconoscere lo Stato di Palestina.</p>
<p><strong>In nome della guerra, viene chiesto al popolo e ai lavoratori in Italia di accettare sacrifici e privazioni</strong>, derivanti dalle sanzioni, dall’inflazione e dai rincari in generale, dall’economia di guerra apertamente definita così dagli stessi vertici della Commissione Europea.</p>
<p><strong>I costi economici e sociali della guerra vengono scaricati sui lavoratori e sugli strati popolari, </strong>come confermano gli attacchi a salari, pensioni e stato sociale. La propaganda martellante che inonda i media e la stampa a reti unificate ha precisamente l’obiettivo di compattare l’opinione pubblica nonostante il peggioramento delle condizioni di vita, di presentare la “vittoria” sui fronti di guerra come una necessità irrinunciabile in nome di presunti “interessi nazionali”.</p>
<p>In Italia, nonostante gli sforzi significativi che da più parti sono stati messi in campo, non esiste ancora un vero movimento contro la guerra, le cui identità e parole d’ordine siano chiaramente riconoscibili e conosciute a livello di massa e, soprattutto, capace di costituire un ostacolo reale alle politiche di guerra dei governi, legandosi a doppio filo alle esperienze di lotta operaia più avanzate e coscienti. Il governo Draghi prima, il governo Meloni poi, sono andati avanti come un treno nella direzione che è stata chiesta e ottenuta dai settori dominanti del capitale italiano.</p>
<p>Siamo ben consapevoli che buona parte delle ragioni stia nella debolezza del movimento operaio nella fase attuale. <strong>Ciò nondimeno, continuiamo a essere convinti che la costruzione di un ampio movimento popolare contro la guerra non possa essere demandata a un generico civismo e che, anzi, proprio i lavoratori possano e debbano essere il perno di questo movimento</strong> <strong>che abbiamo il dovere di costruire</strong>.</p>
<p>Affermiamo questo sulla base di una consapevolezza precisa: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra imperialista combattuta tra i padroni di tutti i paesi è la prosecuzione delle politiche capitalistiche che schiacciano ogni giorno i proletari di tutti i paesi. I mandanti dei piani di guerra sono gli stessi responsabili dell’ingiustizia quotidiana che ci viene imposta da questo sistema. Come logica conseguenza, anche la lotta contro la guerra è la naturale prosecuzione della lotta di classe, e non può che porsi su un terreno internazionalista, quello della fratellanza tra i popoli e i lavoratori di tutti i paesi contro i capitalisti di tutti i paesi.</p>
<p>Con questo spirito, <strong>da comunisti parteciperemo alle diverse mobilitazioni nazionali contro la guerra che si terranno in concomitanza nella giornata del 21 ottobre a Ghedi, a Pisa/Camp Derby e a Palermo</strong>, all’indomani dello sciopero nazionale del sindacalismo di base del 20 ottobre.</p>
<p>La divisione – del tutto evitabile &#8211; in tre manifestazioni separate fotografa lo stato di divisione del movimento di classe, l’esistenza di posizioni e prospettive eterogenee corrispondenti all’attuale stato di sviluppo del dibattito sulla guerra e l’imperialismo. Nonostante questi limiti, riteniamo che la giornata di mobilitazione nazionale del 21 ottobre debba essere quanto più incisiva e generalizzata, e che la sua riuscita possa realmente farci muovere dei passi in avanti nella costruzione di un grande movimento contro la guerra.</p>
<p>Parteciperemo a tutte le manifestazioni promuovendo una piattaforma antimperialista, internazionalista e rivoluzionaria, contro ogni forma di compartecipazione dell’Italia ai conflitti imperialisti in corso:</p>
<p><strong>BASTA ARMI IN UCRAINA</strong>. Fermare l’ottavo pacchetto di armi preparato dal governo Meloni. Un anno e mezzo di guerra ha dimostrato che armare l’Ucraina non serve a difendere le popolazioni né a favorire la fine del conflitto. USA, NATO e UE stanno prolungando volutamente la guerra per i propri interessi.</p>
<p><strong>FERMARE L’ECONOMIA DI GUERRA E LE SANZIONI.</strong> No allo scaricamento del costo della guerra sulle spalle dei lavoratori. Fermiamo l’aumento dei prezzi, il taglio alla spesa sociale, l’attacco ai diritti.</p>
<p><strong>FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA.</strong> La favola della NATO come alleanza difensiva è insostenibile. Ritiro unilaterale dell’Italia dalla NATO, chiusura di tutte le basi militari USA e NATO sul territorio nazionale.</p>
<p><strong>FERMARE LE SPESE MILITARI, RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE ALL’ESTERO.</strong> Entrambe non tutelano la “sicurezza nazionale”, ma l’imperialismo italiano e gli interessi predatori di grandi monopoli come ENI. Si investa su sanità, diritto allo studio, spesa sociale.</p>
<p><strong>L’ITALIA RICONOSCA LO STATO DI PALESTINA.</strong> Porre fine al sostegno incondizionato ai crimini di Netanyahu contro la legittima lotta del popolo palestinese. Il sostegno all’estrema destra israeliana non difende la pace, al contrario legittima e incoraggia lo sterminio del popolo palestinese e prepara il terreno a una maggiore escalation in Medioriente.</p>
<p><strong>CONTRO IL NAZIONALISMO E LA PROPAGANDA DI GUERRA</strong>. Diciamo no a chi vorrebbe creare un pensiero unico a sostegno della guerra e bollare come servi del nemico, “putiniani” o “amici di Hamas”, tutte le voci critiche.</p>
<p><strong>CONTRO IL GOVERNO MELONI</strong>. Costruiamo un’opposizione operaia e popolare al governo dei padroni, contro la finta opposizione di PD e Movimento Cinque Stelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!</strong></p>
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		<title>ALLUVIONE ED EMERGENZA SOCIALE NON SONO UNA FATALITÀ. Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 08:53:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>1. Le gravi inondazioni che dagli scorsi giorni stanno duramente colpendo alcune zone delle Marche, la provincia di Bologna e parte della Romagna sono un evento terribile che finora ha causato più di quattordici morti, diversi dispersi e migliaia di persone evacuate, oltre che danni per milioni e milioni di euro. Il verificarsi di sempre più frequenti &#8220;fenomeni estremi&#8221; – dalle alluvioni, alle siccità, passando per il dissesto idro-geologico &#8211; è diretta conseguenza dell&#8217;inquinamento, del surriscaldamento globale e del cambiamento climatico, a loro volta prodotto di uno sviluppo capitalistico che in nome del profitto genera unicamente devastazione e morte per i popoli. La barbarie e la putrescenza del sistema capitalistico si vedono chiaramente nell&#8217;impossibilità di coniugare la fame illimitata di profitto con uno sviluppo che tuteli la salubrità dei territori e le vite delle persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. Lo diciamo con forza: le inondazioni e la conseguente emergenza sociale non sono una tragica fatalità! Se da un lato è innegabile l&#8217;impatto dell&#8217;attuale modo di produzione nel più recente mutamento climatico e la connessione di questo con la maggiore frequenza di &#8220;fenomeni estremi&#8221;, dall’altro non si può derubricare il dissesto idro-geologico e la conseguente emergenza sociale ad una sfortunata casualità legata unicamente al cambiamento climatico. L&#8217;Emilia-Romagna è tra le regioni più a rischio quando si parla di alluvioni. La predisposizione di queste zone al rischio alluvionale è ben nota e nel corso degli anni precedenti le popolazioni di queste zone si sono trovate spesso di fronte a scenari tragici come quest&#8217;ultimo. Tuttavia, non esistono investimenti sistematici sufficienti a garantire il controllo e la messa in sicurezza né dei corsi d&#8217;acqua né di altri punti sensibili alle calamità naturali. Allo stesso tempo non è stato predisposto, a fronte dell&#8217;emergenza meteo preannunciata, un reale piano di evacuazione delle zone a rischio. Non è sufficiente consigliare di abbandonare la propria casa senza mettere a disposizione adeguati mezzi e strutture, oltre che un piano di emergenza che sia efficace e tempestivo nell&#8217;attivazione delle misure di salvataggio ed evacuazione. Esemplificativo di come le amministrazioni locali, regionali e il Governo vogliono affrontare l&#8217;emergenza e di quali siano le loro priorità è l&#8217;infame scelta di dirottare ingenti forze della protezione civile e di soccorsi per garantire l&#8217;esecuzione del concerto di Bruce Springsteen a Ferrara.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3. Esistono delle responsabilità e vanno indicate chiaramente per non accettare questo modello di gestione e di produzione. Denunciamo con forza lo scaricabarile tra governo ed enti locali: condanniamo l&#8217;uso strumentale fatto in questo senso da centro-destra e centro-sinistra che utilizzano eventi come quello di questi giorni per legittimare le proprie politiche nei confronti della popolazione. Dichiarazioni come quelle di Musumeci, ministro della protezione civile e per le politiche del mare, secondo cui il problema sarebbe &#8220;culturale&#8221; o ancora peggio che essendo questo un processo irreversibile, sono esemplificative di come i partiti istituzionali tentino di mascherare le reali cause di eventi come questo e non abbiano intenzione di affrontare alla radice le motivazioni che portano all&#8217;emergenza sociale che stiamo vivendo in queste ore. Se la Regione, a guida PD, ed i comuni hanno la responsabilità sul controllo territoriale, al governo Meloni – e a quelli precedenti &#8211; va certamente quella di dirottare sempre più fondi per incrementare lo sforzo bellico togliendoli alla spesa sociale e agli investimenti per la messa in sicurezza del territorio. Solo recentemente è stato annunciato l&#8217;invio di altri 3400 militari nei contingenti NATO in Europa dell&#8217;est, coinvolgendo in questo modo sempre di più l&#8217;Italia nei piani di morte USA-NATO. È sotto gli occhi di tutti: le risorse destinate al sostegno dei piani imperialisti vengono pagate quotidianamente dagli strati popolari e dai lavoratori sotto forma di devastazione, miseria e morti in nome dei profitti dei padroni. Mentre decine di migliaia di famiglie rischiano o hanno perso tutto in questo disastro, la priorità del Governo è quella di dirottare milioni e milioni di euro nella guerra. Per quello rivendichiamo che i soldi destinati per l&#8217;invio di armi e contingenti militari vengano invece utilizzati per sostenere le famiglie che rischiano di cadere in un baratro di povertà, la ricostruzione/risistemazione delle loro abitazioni, la messa in sicurezza dei territori per prevenire il più possibile futuri scenari simili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. Accogliamo e rilanciamo l’indicazione dei sindacati di base e combattivi – tra cui il SI Cobas – a fermare le attività produttive finché non vengano ripristinate le condizioni meteo favorevoli allo svolgimento di questi lavori, per la tutela e la messa in sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, garantendo a questi ultimi la normale retribuzione al fine di non cadere vittima del ricatto tra salute/sicurezza e lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza alla popolazione marchigiana, emiliana e romagnola, ai lavoratori, ai vigili del fuoco e volontari che in queste ore stanno dando una mano concreta nelle zone colpite dalle alluvioni, salvando decine di vite e nei fatti sostituendosi allo Stato che in ultima istanza è pressoche assente. Come comunisti pensiamo che ora sia il momento della solidarietà, dello stare in prima fila e del dare un aiuto concreto a chi oggi è colpito dai risultati tragici delle politiche dei vari governi e delle varie amministrazioni locali. Contemporaneamente occorre denunciare con forza i responsabili di questi avvenimenti, combatterli politicamente per smascherare la natura degli orientamenti che vengono assunti sia per la prevenzione di questi disastri che nella gestione dell&#8217;emergenza stessa, oltre che della speculazione nei piani di ricostruzione che vengono utilizzati dalle imprese private per arricchirsi sulla pelle della popolazione. Non affrontare alla radice questo problema renderebbe vano anche il più audace intervento solidaristico, relegando ad una gestione &#8220;emergenziale&#8221; eventi che sono diretta conseguenza del modello economico e produttivo in cui viviamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle prossime ore ci mobiliteremo come volontari nel sostenere attivamente il lavoro di sostegno attivo alla popolazione delle zone colpite dall&#8217;alluvione. Invitiamo la gioventù e chi può dare una mano a fare lo stesso fin da subito, perché ogni braccio in più che scava, ogni aiuto nella distribuzione di beni di prima necessità può fare realmente la differenza. Solo il popolo salva il popolo!</p>
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		<title>Rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista in Ucraina  e la preparazione di un nuovo massacro mondiale</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 16:20:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A più di un anno dall’invasione russa dell’Ucraina, alcuni dati di fatto appaiono incontestabili:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. Lungi dall’avviarsi a finire, o anche solo a fermarsi con una provvisoria tregua,<strong> la guerra in atto tra NATO e Russia nel territorio ucraino conosce una continua <em>escalation </em>dagli esiti imprevedibili.</strong> Sono in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Polonia a spingere furiosamente perché il massacro prosegua e si allarghi “fino all’ultimo ucraino”. La decisione della Corte penale internazionale dell’Aia di incriminare Putin e la fornitura a Kiev di armi sempre più offensive e letali &#8211; da ultimo caccia bombardieri e proiettili all’uranio impoverito &#8211; non lasciano alcun dubbio a riguardo. All’Ucraina di Zelensky è stato dato l’ordine di impegnare sul campo e provocare la Russia fino al totale esaurimento delle proprie forze, fino all’auto-distruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. L’avvio della “operazione militare speciale” da parte della Russia di Putin <strong>non è stato un folle gesto di disperazione</strong>,<strong> ma</strong> <strong>una decisione ponderata strategicamente da parte del governo russo</strong> per perseguire gli interessi della propria borghesia e dei propri monopoli, portando la competizione con gli Stati Uniti, l’UE e i loro alleati per il controllo di risorse, infrastrutture e tratte commerciali, mercati e territori strategici, anche sul terreno militare. E nel terribile bagno di sangue di questa nuova guerra avanza in modo ormai esplicito la rivendicazione, da parte di Mosca e non solo, di “un nuovo ordine mondiale multipolare”. La decisione di invadere l’Ucraina, infatti, è stata presa dal governo russo sapendo di avere dietro di sé, accanto a sé, o almeno in posizione non ostile, oltre il “partner strategico” Cina, una serie di potenze regionali che, se non esprimono aperta ostilità nei confronti del blocco imperialista euro-atlantico, quanto meno non riconoscono nel mondo “unipolare” a guida statunitense l’unico orizzonte possibile per l’affermazione degli interessi delle proprie borghesie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3. Lo scoppio della guerra aperta tra NATO e Russia in Ucraina sta provocando <strong>una rapida dislocazione di forze tra i blocchi imperialisti e dentro di essi</strong>. Gli Stati Uniti hanno profittato della mossa della Russia per infliggere all’UE, e in specie alla Germania, colpi durissimi sia quanto agli approvvigionamenti energetici, che nella costruzione degli assi commerciali con la Cina. Ciò ha provocato un brusco freno alle spinte all’“autonomizzazione” dagli Stati Uniti dell’UE e dei singoli paesi membri. Ma la recente sortita di Macron dimostra che ai vertici dell’UE, non solo a Parigi, c’è comunque l’intenzione di proteggere in qualche modo i propri interessi dai brutali ricatti della vecchia super-potenza. Importanti cambiamenti in politica estera stanno riguardando anche l&#8217;Arabia Saudita, la Turchia, l’Egitto, l’intero Medio Oriente, e sono legati alla intensa tessitura di fili economici e diplomatici che Pechino sta mettendo in atto a scala globale, attraverso i rapporti bilaterali, i Brics, l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, la nuova Via della Seta, etc. Un quadro di estrema confusione nel quale tutte le grandi e le medie potenze si muovono per guadagnare in proprio “spazio vitale” e risorse, e allontanare da sé, scaricandolo sui concorrenti, il rischio di una violenta esplosione degli antagonismi di classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. I contendenti di questa nuova guerra al centro dell’Europa, lungi dal mettere in scena una guerra asettica e “intelligente” combattuta solo ed esclusivamente da soldati robot e droni, stanno utilizzando<strong> </strong>tutti gli armamenti tecnologicamente più avanzati e le innovazioni disponibili in campo militare in <strong>un conflitto bellico sanguinosissimo, combattuto sul campo (come le “vecchie” guerre) da centinaia di migliaia di soldati</strong>, con una terribile distruzione di vite umane, ambientale e di mezzi meccanici, dando così una pallida idea di quale apocalittica catastrofe potrebbe essere, per l’umanità e la natura, una nuova guerra mondiale in pieno ventunesimo secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5. Lo scontro bellico in atto in Ucraina appare sempre più – come abbiamo sostenuto da subito -<strong> il primo passo in questa direzione, un punto di svolta epocale.</strong> Dopo un ventennio di eventi traumatici, questa guerra indica dove si sta dirigendo il capitalismo globale per cercare di risolvere quella che appare sempre più come una sua crisi storica; una crisi che anche sul piano economico-finanziario non accenna a rallentare, come evidenziato dai recenti crack bancari negli USA e in Europa, e dalle conseguenze economiche della pandemia che hanno intaccato in particolare le catene di approvvigionamento dei paesi occidentali. <strong>È partita una frenetica corsa mondiale al riarmo con giganteschi piani di spese militari</strong>, dalla Germania alla Cina, dal Giappone all’Australia. Il commissario europeo all’industria Breton non l’ha mandata a dire: <strong>“L’industria della difesa dell’Unione europea deve passare ad un modello da economia di guerra”</strong>, indicando la priorità immediata nel produrre rapidamente i milioni di proiettili di artiglieria che servono all’esercito ucraino. Manovre che preludono a nuovi scontri bellici anche a scadenza relativamente ravvicinata sono in atto nei Balcani, nell’Africa occidentale, intorno a Taiwan. Nessuno può sapere, neppure i capi delle grandi potenze, i tempi di precipitazione di questo processo globale. Ma la direzione di marcia è data. Il vecchio ordine mondiale a stelle e strisce, che Washington e Wall Street avrebbero preteso di rendere eterno, è finito. <strong>Il passaggio ad un nuovo ordine mondiale “multipolare” non sarà in alcun modo pacifico ed indolore</strong>. Chi lo va raccontando esprime <strong>una posizione opposta agli interessi del proletariato e delle masse oppresse</strong> di tutto il globo: un mondo “multipolare”, costituito strutturalmente da campi imperialisti in accesa e costante competizione tra loro, produrrà una tendenza alla guerra sempre più acuta, e un peggioramento globale delle condizioni di vita e di lavoro della classe lavoratrice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>6. <strong>La guerra in Ucraina è una guerra contro i proletari ucraini e i proletari russi</strong> spinti, <strong>obbligati</strong> <strong>a massacrarsi a vicenda per gli interessi dei propri sfruttatori</strong> e, nel caso degli ucraini, anche per gli interessi delle alleanze e istituzioni imperialiste &#8211; NATO, UE, FMI &#8211; a cui risponde il governo di Kiev. È, al tempo stesso, una guerra con pesanti ricadute anche sui lavoratori dei paesi che, per ora, non hanno proprie truppe massicciamente sul campo. Noi non siamo affatto indifferenti al desiderio di gran parte delle popolazioni del Donbass colpite dalla pulizia etnica di Kiev di unirsi alla Federazione Russa, né al rifiuto delle popolazioni di gran parte dell’Ucraina di accettare la subordinazione ad una Russia che non ha nulla a che fare con l’URSS, e con la storia di fratellanza dei popoli e delle nazionalità che vivevano entro quei confini. Ma in questa guerra le loro aspirazioni non hanno alcun ruolo, in quanto sono soggiogate da un lato al progetto del blocco di potere putiniano di ricostituire la “grande Russia millenaria” dei secoli passati, e dall’altro agli interessi di sfruttamento e di dominio del blocco USA-NATO-UE, che li stanno forzando a combattere e a morire per loro, e non certo per sé stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>7. Come già è avvenuto in passato, le guerre del capitale funzionano da<strong> inesorabile spartiacque tra l’opportunismo</strong> &#8211; che maschera più o meno bene lo sciovinismo e il nazionalismo – <strong>e la linea rivoluzionaria di classe, internazionalista.</strong>  L’acquisizione, a livello internazionale, di questa consapevolezza è necessaria affinché il proletariato possa tornare protagonista sulla scena della lotta di classe.<strong> La recente accensione di imponenti movimenti di scioperi e manifestazioni sindacali in Francia, Gran Bretagna e Grecia sono segnali di risveglio molto significativi, allo stato attuale decisamente insufficienti a fermare la marcia verso una nuova guerra mondiale, ma a cui guardare con ottimismo.</strong> Perché nella loro diversità e complessità sono il prodotto dell’insuperabile inconciliabilità tra gli interessi di profitto del capitale e il benessere del proletariato e delle classi non sfruttatrici, e dimostrano che anche in Europa esistono le premesse per una nuova avanzata del movimento operaio nel XXI secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>8. L’Italia, <strong>l’imperialismo italiano</strong>, ben rappresentato nelle sue varie articolazioni e frazioni dalle coesistenti declinazioni date da Mattarella e dalla Meloni, <strong>è parte integrante e attiva di questo processo di scontro inter-capitalistico mondiale.</strong> Nonostante le frizioni interne alla sua maggioranza, il governo delle destre sta contribuendo a portare avanti i piani bellicisti di Nato e UE con meno ipocrisia di Draghi&amp;Co., e a montare una campagna anti-russa e anti-cinese dai toni accesamente sciovinisti. La dinamica <strong>guerra-propaganda di guerra-economia di guerra </strong>- con il rilancio delle spese militari e dell’invio di armi all’Ucraina per tutto il 2023 &#8211; va sempre più di pari passo con l’intensificazione dell’attacco anti-proletario sul “fronte interno”. Lo vediamo nelle decisioni di politica economica, nell’illimitata aggressività dei padroni sui luoghi di lavoro e nel mercato del lavoro, nelle manovre propagandistiche in favore della piccola-borghesia, nei crimini di stato contro gli emigranti e gli immigrati, nell’intervento onnipresente delle forze di polizia ovunque ci siano veri conflitti sindacali e sociali, nelle sentenze “esemplari” contro militanti anarchici, nel seguito di affondi revisionistici sul piano storico, nell’oscena riproposizione di un’ideologia e di un modello di “famiglia tradizionale” radicalmente ostile alle donne. La “normalità” dello sfruttamento capitalistico, il tentativo di compattare attorno agli “interessi nazionali” il consenso più ampio possibile, sono come sempre facilmente trasponibili, in caso di escalation militare, in un livello di <strong>guerra interna</strong>, di <strong>costruzione del nemico interno</strong> atta a mantenere e rafforzare le politiche classiste nel contesto della guerra imperialista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cambiano gli esecutivi, cambia la composizione dei parlamenti, ma <strong>il nostro nemico è sempre qui, in “casa nostra”: è il capitalismo imperialista italiano</strong>, che in questo momento ha il volto del governo Meloni, l’apparato statale al servizio della classe borghese. In questo quadro l’Italia resta nel pugno di paesi che sfruttano e opprimono le classi lavoratrici del mondo intero, con la borghesia italiana che sgomita per ottenere migliori posizioni nella contesa inter-capitalistica facendo leva sulle alleanze imperialiste di cui fa parte. In particolare, il primo esecutivo del dopoguerra a guida esplicitamente post-missina ha già dismesso i toni &#8220;anti-establishment&#8221; e anti-UE con cui aveva abilmente capitalizzato il malcontento di strati sociali intermedi e di piccola borghesia in campagna elettorale, dimostrandosi immediatamente pronto ad operare al meglio per gli interessi della grande borghesia e dei mercati finanziari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;attacco frontale al reddito di cittadinanza e il netto rifiuto verso ogni ipotesi di introduzione di un salario minimo</strong> &#8211; rivendicati dalla premier persino sul palco del congresso CGIL &#8211; <strong>rappresentano misure in cui coesiste la capacità di rispondere su un piano propagandistico agli appetiti della piccola borghesia parassitaria e la funzionalità molto più concreta di perpetuare quella spirale verso il basso dei salari</strong> che da decenni contraddistingue il mercato del lavoro italiano. Il governo è pronto a difendere con decisione quella realtà fatta di frammentazione contrattuale, precarietà, veri e propri contratti-pirata, lavoro nero ed evasione fiscale e contributiva “sistemica” di cui hanno beneficiato tutti i livelli di impresa, e per primi i grandi monopoli. A questo si affianca il fitto ed inestricabile sottobosco di appalti e subappalti, utili come bacino di reclutamento di manodopera di &#8220;serie C&#8221;, con salari ampiamente al di sotto della soglia di sussistenza e, non a caso, composta in prevalenza da quegli immigrati a cui il governo ha dichiarato guerra senza quartiere, da un lato accrescendone le morti in mare, dall&#8217;altro rendendo quasi impossibile il riconoscimento del permesso di soggiorno e della cittadinanza a chi arriva in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo quadro si inseriscono le due principali riforme che il governo ha messo in agenda e verso cui già sta marciando a passi spediti: da un lato la riforma fiscale, tesa ad affermare la regressivitá delle imposte secondo il modello della flat-tax ,&#8221;più hai, meno paghi&#8221; e viceversa; dall&#8217;altro l&#8217;autonomia differenziata, già messa nero su bianco in questi giorni col DL Calderoli, la quale porterà al definitivo smantellamento del Sistema sanitario nazionale, condannando gran parte delle aree del Sud Italia a forme estreme di degrado sociale e al ricatto delle gabbie salariali. Dunque, questi primi sei mesi di governo Meloni – in modo simile a quanto abbiamo potuto osservare  con i governi di destra di Trump, Bolsonaro e Orban -<strong> </strong>dimostrano come<strong> la retorica &#8220;sovranista&#8221; sia nient&#8217;altro che una maschera dietro la quale il sostegno agli interessi padronali assume anche la forma del liberismo più sfrenato e selvaggio.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>9. Ad oltre un anno dall’invasione dell’Ucraina dobbiamo constatare che <strong>non esiste al momento, né in Italia né in Europa, un vero movimento di massa contro la guerra</strong>. Le iniziative pacifiste sono state in larga parte connotate da un orientamento pro-Ucraina, e quindi oggettivamente pro-Nato. Non hanno quasi mai preso in seria considerazione, e tanto meno denunciato, le manovre di lungo periodo del blocco USA-NATO-UE nei Balcani, nell’Europa dell’Est e, specificamente, in Ucraina, lo spostamento delle forze NATO di 1.000 km ad Est. Una pace che non sia infame come la guerra in corso, una pace giusta tra i popoli dell’Ucraina e della Russia, per quanto sia oggi lontana, potrà essere il frutto solo ed esclusivamente di una ritrovata fraternità di classe tra i proletari di Ucraina e di Russia, la fraternità che in passato c’è stata grazie alla rivoluzione di Ottobre e alla comune lotta al nazifascismo. Il passaggio obbligato in questa direzione non è certo la “vittoria dell’Ucraina”, cioè la vittoria della Nato, bensì <strong>la sconfitta di entrambi i fronti imperialisti a scontro</strong>. Il che significa, per quanti sono in Italia e nell’Unione Europea, <strong>lavorare senza tregua per la disfatta del “nostro” governo, dell’UE, della NATO</strong>. È questo il migliore contributo che possiamo dare ai lavoratori ucraini e russi perché si liberino quanto prima dall’incubo della prosecuzione della guerra per anni e anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>10. In assenza di un vero movimento di massa contro la guerra con connotati di classe sia in Italia che a livello internazionale, esercitano una certa influenza, tanto in Italia che a scala internazionale, le posizioni che individuano nella Russia e nella Cina presunte funzioni “anti-imperialiste”, o quelle addirittura disposte a fare integralmente proprio il piano propagandistico con cui vengono presentate da quegli stessi paesi – entrambi in una fase di sviluppo capitalistico maturo &#8211; le rispettive scelte di politica internazionale, ed in questo frangente anche le giustificazioni di parte russa sulla guerra. Nelle ultime settimane la proposta “di pace” presentata dal governo cinese ha sintetizzato in modo efficace la faccia con cui la Cina vuole presentarsi a livello mondiale, delineando come vantaggiosa “per tutti” la prospettiva di un passaggio dal mondo unipolare dominato da Stati Uniti e loro alleati, ad un mondo multipolare nel quale tutto ritornerebbe magicamente in equilibrio, con l’apertura di una lunga era di pace e co-prosperità generale. Chi sostiene intenzionalmente queste posizioni e la propaganda con cui le classi capitalistiche di Russia e Cina si armano per combattere lo scontro a tutto campo per la spartizione del mercato mondiale, svolge una <strong>funzione reazionaria</strong> di inganno delle masse, spingendole a parteggiare per un nuovo ordine mondiale non dissimile nella sua sostanza da quello precedente, in quanto <strong>sempre e comunque capitalistico</strong>, fondato cioè sulla divisione in classi esistente oggi in tutto il mondo (Russia e Cina perfettamente incluse) e sullo sfruttamento e l’oppressione degli operai, dei salariati, dei contadini poveri, dei semi-proletari, da parte dei capitalisti proprietari, in forma individuale, collettiva o statale, dei mezzi e delle condizioni della produzione e della riproduzione sociale. <strong>Combattere politicamente la propaganda che favorisce l’illusione di un mondo multipolare pacifico (e favorevole ai lavoratori) è compito immediato delle forze rivoluzionarie e internazionaliste</strong>. Sottolineiamo ancora una volta che i proletari, gli sfruttati, i popoli, non hanno alcun interesse a schierarsi con uno o l’altro tra gli imperialisti, con una o un’altra alleanza che serve gli interessi dei capitalisti. In entrambi i casi, non si tratta di aspetti secondari rispetto a quanto si è finora mosso nel variegato mondo pacifista, ma di aspetti centrali nel processo di costruzione di un movimento che lotti realmente contro la guerra imperialista, poiché sono in grado di determinare l’efficacia o l’inconcludenza del movimento stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per quel che ci riguarda</strong>, attraverso un periodo di approfondito confronto, le nostre organizzazioni sono arrivate a promuovere insieme il convegno di Roma del 16 ottobre nel quale abbiamo chiarito e denunciato la natura imperialista della guerra in Ucraina, ed espresso la necessità di costruire un’opposizione di massa, di classe, internazionalista alla guerra &#8211; per una battaglia strategica totalmente slegata da ogni interesse che i diversi pezzi di borghesia nazionale e internazionale hanno dentro l&#8217;attuale quadro globale. Il cammino che abbiamo compiuto dal convegno del 16 ottobre alla manifestazione del 3 dicembre a Roma, nella quale abbiamo marciato insieme in uno spezzone di classe unitario al fianco dei lavoratori del SI Cobas nel corteo del sindacalismo di base e conflittuale, e poi alle giornate del 24-25 febbraio, ha rafforzato la necessità di un lavoro comune contro la guerra, contro il governo Meloni, contro la NATO e l’UE. <strong>La constatazione che</strong>, nonostante un anno di incessante bombardamento bellicista, <strong>permane a livello di massa un sentimento contrario alla guerra, ha rafforzato in noi la determinazione a portare tra i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, il punto di vista di classe sulla guerra in Ucraina</strong>, sulla tendenza ad una nuova guerra mondiale, sulla crisi del sistema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È venuto il momento di rilanciare con forza l’iniziativa contro la guerra in Ucraina e la tendenza ad un nuovo massacro mondiale, facendo l’impossibile per uscire dal ghetto in cui vogliono rinchiuderci. Non c’è nulla di più attuale e necessario dell’internazionalismo del “<strong>proletari di tutti i paesi unitevi</strong>” contro un sistema sociale capitalistico che non ha più nulla da dare di “progressivo” alla specie umana, e si caratterizza per una crescente distruttività. Siamo coscienti che l’affermazione di questa prospettiva classista, rivoluzionaria, internazionalista potrà avvenire solo attraverso una serie di prove molto ardue: siamo decisi ad affrontarle. I recenti fatti di Francia, Gran Bretagna, Grecia – solo per restare agli ultimi mesi e alla sola Europa &#8211; mostrano che sotto una superficie sociale in apparenza immobile si sono accumulate immense sostanze infiammabili per l’interminabile serie di sacrifici materiali, insicurezze, sofferenze interiori che le classi proprietarie impongono da decenni alle lavoratrici e ai lavoratori, con un carico da novanta in più per le nuove generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo maggio sarà un importante banco di prova dell’accumulazione di forze lungo questa traiettoria. Ma guardiamo oltre. Perciò abbiamo deciso di convocare l&#8217;11 giugno a Milano<strong> un’assemblea nazionale</strong> per chiamare a raccolta tutti gli organismi sociali, politici, sindacali, nonché i singoli e le singole militanti disposti a battersi insieme a noi <strong>per rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista</strong>, e farla vivere consapevolmente nel contesto delle mobilitazioni dei prossimi mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>20 aprile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fronte comunista</p>
<p>Fronte della gioventù comunista</p>
<p>Laboratorio politico Iskra</p>
<p>Tendenza internazionalista rivoluzionaria</p>
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		<title>Avanti con la costruzione della gioventù comunista! Risoluzione del CC del FGC</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Nov 2019 11:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avanti con la costruzione della gioventù comunista! Risoluzione approvata all&#8217;unanimità dal Comitato Centrale del Fronte della Gioventù Comunista, riunito a Roma il 3/11/2019. L’intensificazione della lotta contro il governo PD-M5S-Leu, del nostro intervento a sostegno delle lotte degli studenti contro l’implementazione delle nuove linee guida per l’alternanza scuola-lavoro, rende necessario uno sforzo ulteriore nello sviluppo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2019/11/fgc.jpg" rel="lightbox[2927]" title="fgc"><img class="aligncenter size-full wp-image-2933" title="fgc" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2019/11/fgc.jpg" alt="" width="2048" height="1365" /></a>Avanti con la costruzione della gioventù comunista!</strong></p>
<p><strong>Risoluzione approvata all&#8217;unanimità dal Comitato Centrale del Fronte della Gioventù Comunista, riunito a Roma il 3/11/2019.</strong></p>
<p>L’intensificazione della lotta contro il governo PD-M5S-Leu, del nostro intervento a sostegno delle lotte degli studenti contro l’implementazione delle nuove linee guida per l’alternanza scuola-lavoro, rende necessario uno sforzo ulteriore nello sviluppo delle nostre capacità di intervento nella gioventù proletaria per la sua mobilitazione attiva. I risultati raggiunti in questi anni sono importanti e devono essere motivo d’orgoglio, ma dobbiamo essere consapevoli che per quanto questi siano positivi, il ruolo che abbiamo il dovere di esercitare è troppo grande per ritenere che i traguardi raggiunti siano sufficienti. <span id="more-2927"></span>Trarre lezioni dal passato non significa vivere nel e per il passato, ma utilizzare le conclusioni che traiamo dall’esperienza per svolgere al meglio i nostri compiti che sono qui e ora. Dobbiamo proseguire nella direzione di una crescita continua per essere all’altezza dei nostri compiti storici.</p>
<p>Il Fronte della Gioventù Comunista ha svolto e svolge tuttora una funzione strategica nel permettere con il suo impegno nella battaglia politica l’acquisizione di coscienza di classe in ampi strati della gioventù proletaria, la trasmissione ad essi di consapevolezza delle posizioni dei comunisti che altrimenti non potrebbero essere conosciute né concepite nell’orizzonte di una generazione nata dopo le controrivoluzione dei paesi del blocco socialista ed i suoi effetti nel movimento comunista internazionale. Mettere in campo questo impegno significa interpretare un ruolo di avanguardia, con l’obiettivo di orientare i giovani più combattivi verso la lotta per il socialismo, in un momento in cui le classi popolari sono soggette ad un pesantissimo bombardamento ideologico ed in cui l’arretramento politico e organizzativo del movimento operaio, dovuto al tradimento definitivo delle organizzazioni opportuniste e socialdemocratiche, rischia di porne ampie fasce alla coda degli interessi di settori della borghesia.</p>
<p>Questa consapevolezza ci porta a sottolineare l’importanza del rapporto dialettico ed indissolubile tra questo lavoro militante e il lavoro legato alla battaglia ideologica. In questa ottica il rafforzamento della discussione, della pratica della critica e dell’autocritica, è fondamentale nella costruzione di una organizzazione che sia anche un percorso di formazione per nuovi militanti comunisti che siano coscienti e in grado di impiegare nella lotta quotidiana la cassetta degli attrezzi del marxismo-leninismo. Ma è ugualmente fondamentale per consentire lo sviluppo della capacità di azione politica reale della nostra organizzazione, e di una crescita consapevole della forza del nostro intervento nella gioventù proletaria. L’unione di questi elementi è presupposto per l’avanzamento complessivo del FGC in vista del suo Terzo Congresso.</p>
<p>Fermo restando l’impegno nel supporto all’attività del Partito Comunista e alle prossime campagne elettorali regionali, coerentemente al patto d’azione tra le nostre organizzazioni, come sempre abbiamo sostenuto ribadiamo che il miglior modo che ha la gioventù per contribuire alla ricostruzione comunista rimane il lavoro da fare tra i giovani, nei licei, negli istituti tecnici e professionali, nel movimento studentesco, nelle università, nei luoghi di lavoro ad alta concentrazione di lavoro giovanile. L’impegno in questa direzione è il lavoro che ci ha consentito di costruire la nostra organizzazione fino ad ora, grazie alle caratteristiche proprie di un impegno con prospettiva di massa che ha permesso di costruire legami di reale radicamento di classe nella gioventù proletaria. Confermare questo indirizzo significa consolidare la nostra consapevolezza della necessità di continuare su questa strada, di non tagliare i ponti che hanno consentito finora l’avanzamento della nostra organizzazione e un contributo reale e non nominale alla ricostruzione comunista, grazie all’afflusso di nuovi giovani nella nostra lotta e verso le nostre idee.</p>
<p><strong>Avanti, avanti giovinezza rossa, che il rombo della nostra marcia faccia tremare di paura il cielo!</strong></p>
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		<title>MESSAGGIO DELLA LEGA DELLA GIOVENTÙ COMUNISTA RIVOLUZIONARIA (RKSMb &#8211; RUSSIA) PER I 5 ANNI DEL FGC</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jun 2017 08:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[fronte della gioventù comunista]]></category>
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		<description><![CDATA[Cari compagni, Il Comitato Centrale della Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria si congratula per il quinto anniversario della fondazione della vostra organizzazione! Negli anni passati avete dimostrato con i fatti il vostro diritto di essere chiamati avanguardia delle gioventù dei lavoratori e degli studenti d&#8217;Italia. Apprezziamo molto i vostri sforzi per organizzare la lotta degli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/06/banner-RKSMb.png" rel="lightbox[2337]" title="banner-rksmb"><img class="aligncenter size-full wp-image-2338" title="banner-rksmb" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/06/banner-RKSMb.png" alt="" width="900" height="450" /></a></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Cari compagni,</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Il Comitato Centrale della Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria si</span><span style="font-size: medium;"> congratula</span><span style="font-size: medium;"> per il quinto anniversario della fondazione della vostra organizzazione!<span id="more-2337"></span></span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Negli anni passati avete</span><span style="font-size: medium;"> dimostrato con i fatti il vostro diritto di essere chiamati avanguardia delle gioventù dei lavoratori e degli studenti d&#8217;Italia. Apprezziamo molto i vostri sforzi per organizzare la lotta degli studenti contro le riforme borghese dell&#8217;istruzione, per il diritto a un futuro degno. Con il vostro esempio ispirate </span><span style="font-size: medium;">noi e tutti i nostri compagni in molti paesi del mondo.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Siamo orgogliosi di avere l’opportunit</span><span style="font-size: medium;">à </span><span style="font-size: medium;">di avere relazioni con un&#8217;organizzazione leale </span><span style="font-size: medium;">e </span><span style="font-size: medium;">sinceramente rivoluzionaria come la Fronte della Gioventù Comunista. Non abbiamo dubbi che il nostro rapporto crescer</span><span style="font-size: medium;">à </span><span style="font-size: medium;">pi</span><span style="font-size: medium;">ù forte e che beneficer</span><span style="font-size: medium;">à </span><span style="font-size: medium;">della lotta di classe nei nostri paesi. Esprimiamo la nostra profonda fiducia nel fatto che celebrerete il centenario dell&#8217;Ottobre con nuovi successi nella lotta e nella preparazione di una nuova generazione di militanti per la causa dei lavoratori.</span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Vi auguriamo fortuna e successo nella nostra lotta comune per la liberazione dell&#8217;umanit</span><span style="font-size: medium;">à</span><span style="font-size: medium;">, per il comunismo! </span></span></span></span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">10 giugno 2017</span></span></span></span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: medium;">Il Comitato Centrale della Lega </span><span style="font-size: medium;">della Gioventù</span><span style="font-size: medium;"> Comunista Rivoluzionaria</span></span></span></span></p>
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