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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; fronte gioventù comunista</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>LICENZIAMENTI ELECTROLUX. LA “RISTRUTTURAZIONE” LA PAGHINO I PADRONI</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2026 21:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comunicato congiunto dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC L’Ufficio Politico del Fronte Comunista e la Segreteria Nazionale del FGC esprimono preoccupazione e profondo sdegno per l’annuncio degli scorsi giorni in cui la multinazionale Electrolux ha presentato un piano di 1700 licenziamenti, su 4500 lavoratori coinvolti, nel nostro paese con conseguente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>Comunicato congiunto dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">L’Ufficio Politico del Fronte Comunista e la Segreteria Nazionale del FGC esprimono preoccupazione e profondo sdegno per l’annuncio degli scorsi giorni in cui la multinazionale Electrolux ha presentato un piano di 1700 licenziamenti, su 4500 lavoratori coinvolti, nel nostro paese con conseguente chiusura di diversi siti tra cui quello di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona. Siamo di fronte ad un processo in atto da diverso tempo che ha già visto l’azienda protagonista di delocalizzazioni e licenziamenti, favoriti non solo dalla ricerca di un basso costo della forza-lavoro in altri paesi, ma anche attraverso l’uso opaco di diversi milioni di euro derivanti dai Fondi di coesione UE a questo scopo. La scelta di chiudere interi siti in Italia è fortemente voluta dai fondi finanziari “BlackRock” e “Amf”, che detengono l’80% delle azioni di Electrolux, per difendere i rendimenti dei propri investitori e in ottica di maggiore “competitività” sul mercato in vista di una possibile acquisizione da parte di altri colossi, in particolare quelli cinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Esprimiamo solidarietà e pieno sostegno alla mobilitazione permanente e alle azioni di sciopero promosse dagli operai e dalle loro organizzazioni sindacali, su tutte la FIOM – CGIL. I comunisti sono al fianco dei lavoratori davanti ai cancelli, come accaduto stamattina in provincia di Ancona, e nelle piazze: crediamo che sia necessario rispondere in maniera decisa all’arroganza di padroni e fondi finanziari che pensano di poter fare quello che vogliono, dopo essersi intascati profitti miliardari e aver ricevuto quasi 13 milioni di euro di sovvenzioni pubbliche negli ultimi dieci anni”. Se c’è qualcuno che deve pagare questa “ristrutturazione” non devono essere certamente i lavoratori, ma chi ha fatto soldi a palate sulla pelle e sul sudore degli operai.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Il disastro sociale a cui siamo posti di fronte è la rappresentazione plastica della “politica industriale” del governo Meloni: ovvero lasciare fare ai padroni e al capitale il bello e il cattivo tempo, tutelando i loro interessi a discapito di quelli dei lavoratori. Nulla di diverso da quello che hanno già permesso che accadesse in GKN, ILVA, MAGNETI MARELLI e così via. Emerge così, ancora una volta, il carattere antioperaio delle politiche di un Governo che è il migliore alleato degli industriali e degli speculatori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">È giunto il momento di mobilitarsi non solo per difendere ogni singolo posto di lavoro in Electrolux, ma per generalizzare la lotta coinvolgendo tutti i “tavoli di crisi” aperti in questi anni e quelli che si apriranno in futuro. Bisogna ormai prendere atto che è in corso una pericolosa ristrutturazione capitalistica che sta coinvolgendo interi comparti della produzione nel nostro paese e che rischia di far perdere milioni di posti di lavoro, oltre che riconvertire progressivamente il tessuto produttivo in  una vera e propria economia di guerra. Di fronte alla prospettiva di licenziamenti di massa, disoccupazione e guerra, serve compattare il fronte dei lavoratori per esigere che la produzione e il lavoro siano sotto il loro controllo per soddisfare i bisogni del popolo, non sotto quello di speculatori e fondi finanziari. O le nostre vite, o i loro profitti!</p>
<p><iframe id="_pericles_content_iframe" style="position: absolute; top: -99px; left: 0px; width: 50px; height: 26px; background: transparent; overflow: visible; margin-top: -30px; transition: top 2s ease-in-out; z-index: 2147483647; border-width: medium; border-style: none; border-color: currentcolor; border-image: initial; padding: 0px;" width="320" height="240"></iframe></p>
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		<title>DICHIARAZIONE IN SEGUITO AL 17° INCONTRO DELLE GIOVENTÙ COMUNISTE EUROPEE (MECYO)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 10:21:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «<em>La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico. Per l’Europa dei lavoratori, per il socialismo!»</em></p>
<p>Il 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee ha avuto luogo in un periodo davvero cruciale e impegnativo per i lavoratori e la gioventù in Europa. In questo periodo denso di sfide, le organizzazioni giovanili comuniste riconoscono che tramite l’unità e la militanza, la gioventù deve essere in prima linea nella lotta per i propri diritti e nella lotta contro lo sfruttamento capitalistico e l’imperialismo.</p>
<p>Noi, giovani della classe operaia e degli strati popolari, siamo ancora oggi vittime delle dure conseguenze della crisi capitalistica globale, così come quelle dello sviluppo capitalistico. La debole ripresa economica dopo la lunga recessione della precedente crisi economica del 2008 è stata schiacciata sotto il peso della nuova crisi capitalistica del 2020, delle misure prese per far fronte alla pandemia di Covid-19, del tumulto nei mercati, la pressione sul commercio internazionale, includendo la promozione di una guerra commerciale, l’imposizione di sanzioni e lo scoppio di nuovi conflitti imperialisti.</p>
<p>L’impoverimento assoluto e relativo della classe operaia che è mostrato dall’ondata di inflazione, l’acuto incremento dei prezzi dei beni essenziali, assieme ai ripetuti incrementi dei tassi di interesse, hanno abbattuto gli standard di vita della classe operaia e degli strati popolari. L’inflazione colpisce ancor di più i gruppi vulnerabili della popolazione e la gioventù. Tutto questo è dovuto dai monopoli che hanno potuto incrementare i loro profitti persino durante la crisi. I vicoli ciechi del capitalismo sono evidenti e l’unico modo per superarli è attraverso la lotta della classe operaia e della gioventù.</p>
<p>In Europa la UE, come forma avanzata di integrazione inter-statale capitalistica, un’alleanza imperialista con interessi parzialmente contraddittori al suo interno, gioca un ruolo importante nel rafforzare le politiche anti-popolari nel nostro continente, colpendo la gioventù, la classe operaia e gli strati popolari. Senza nessuna illusione sulla possibilità di riformare l’Unione Europea in favore del popolo, o in un cambiamento del carattere dell’Unione Europea, i Partiti Comunisti e le organizzazioni della Gioventù Comunista degli stati membri della UE combatteranno l’imminente battaglia elettorale delle elezioni europee e continueranno a lottare nonostante le difficili condizioni, rafforzando la lotta contro la UE del capitale. Dobbiamo affrontare le elezioni del Parlamento Europeo come un’opportunità per innalzare la consapevolezza sul carattere di classe della UE e delle sue politiche, e continuare a rafforzare la nostra lotta per i diritti della gioventù, dei lavoratori e dei popoli, per un’Europa di cooperazione, solidarietà e pace. Allo stesso tempo, sosteniamo il diritto della classe operaia di tutti i paesi al disimpegno da questa alleanza.</p>
<p>In questo contesto è importante valorizzare il ruolo della lotta della gioventù in difesa dei propri diritti e per rispondere ai propri problemi concreti, insistendo sulla necessità di continuarla e intensificarla. La gioventù deve lottare per un’istruzione e una sanità pubbliche e gratuite, per alloggi di alta qualità ed economici, per i diritti nei luoghi di lavoro, contro la disoccupazione e la precarietà, così come per l’accesso alla cultura, allo sport, a un tempo libero di qualità, come parte della lotta per il socialismo. Ci schieriamo al fianco delle lotte dei sindacati di classe, nella battaglia per migliori condizioni di vita. Allo stesso tempo, la lotta per una reale protezione dell’ambiente dalla barbarie della depredazione e dello sfruttamento capitalistico è una necessità.</p>
<p>La guerra in Ucraina ha già causato grandi perdite umane e materiali e le sue conseguenze stanno colpendo l’intera umanità. Questa guerra è la culminazione del processo che è iniziato con la dissoluzione dell’URSS e il successivo uso dei sentimenti nazionalisti da parte delle borghesie locali e straniere. Questa situazione non è iniziata nel 2022 con l’intervento militare della Russia capitalista, che condanniamo, ma è stata preparata anni fa con il supporto e il sostegno di USA-NATO-UE alle forze fasciste e al golpe nel paese, e può essere risolta solo con la lotta dei popoli per la pace e il cessate il fuoco.</p>
<p>Il coinvolgimento di un numero crescente di forze, sia sul territorio ucraino che al di fuori, conferma la preoccupazione che la questione possa diventare il punto d’inizio di un conflitto militare sempre più internazionale. Chiamiamo alla fine immediata di tutte le azioni militari. I popoli di tutti i paesi devono lottare contro le loro borghesie e tutti quelli che servono la loro propaganda, e costruire la propria strada.</p>
<p>I punti morti a cui l’imperialismo porta, la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale assieme al diritto dei popoli all’indipendenza e all’autodeterminazione, falsamente giustificati come lotta contro il terrorismo, “liberazione” e altre bugie; l’accresciuta aggressività dell’imperialismo, l’intensificazione degli interventi imperialisti, rendono ancora più urgente intensificare la nostra lotta anti-imperialista, la lotta contro la NATO, l’UE e ogni alleanza imperialista, i governi borghesi, la loro propaganda di guerra e le politiche antipopolari, per intensificare la solidarietà internazionalista.<br />
Questi sviluppi stanno esacerbando il dramma dei rifugiati a un livello tragico. I migranti e i profughi, vittime delle guerre imperialiste, stanno fronteggiando una politica di repressione, persecuzione, discriminazione e di sfruttamento crudele. Il capitale mantiene l’interruttore, che attiva a seconda delle sue necessità. I crescenti flussi di rifugiati in Europa vengono oggi strumentalizzati per rafforzare l’islamofobia, la xenofobia, il razzismo e il nazionalismo, per distogliere il popolo dalla lotta di classe. Allo stesso tempo, la gestione dei rifugiati da parte dei paesi ospitanti è caratterizzata da una brutale violazione dei diritti umani. Il risultato di tutto questo, in un contesto di impoverimento generalizzato della classe operaia, è la creazione di un terreno fertile per le forze reazionarie, inclusi il fascismo e l’estrema destra. Il fascismo è il prodotto del sistema capitalistico; è il suo braccio armati contro il movimento operaio e popolare. Esprimiamo la nostra determinazione per una lotta senza tregua, con un chiaro orientamento di classe, contro il fascismo e i nazionalisti, alcuni dei quali cercano oggi di ripulirsi attraverso la cosiddetta “legittima attività parlamentare”, indossando le vesti di “legittimo partito politico”. Lottiamo contro la teoria antistorica degli “opposti estremismi”, contro l’identificazione del fascismo con il comunismo, che è oggi una politica ufficiale della UE.</p>
<p>Una menzione speciale da parte del 17° MECYO va allo spargimento di sangue in corso in Palestina, al massacro genocida portato avanti dallo Stato di Israele nella terra occupata palestinese. Riconosciamo che la situazione di escalation è causata dall’occupazione in corso, dalla colonizzazione illegale dei territori palestinesi occupati da Israele e dai continui crimini che vengono commessi da decenni contro il popolo palestinese. Lo Stato assassino di Israele riceve supporto dagli USA, dalla NATO e dall’UE, e supporto dai governi borghesi d’Europa in modi e proporzioni differenti. Comprendiamo anche che questo nuovo ciclo di sangue in Medio Oriente può giungere al termine solo quando terminerà l’occupazione israeliana di lunga data dei territori palestinesi, con il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente nei confini del 1967, con Gerusalemme Est come sua capitale, il diritto dei profughi a tornare nella loro terra e la libertà per tutti i prigionieri politici palestinesi.</p>
<p>Nelle condizioni dell’aggressione imperialista in tutto il mondo e dell’attacco su tutti i fronti contro la gioventù e la classe lavoratrice, la lotta di classe e l’internazionalismo proletario sono l’arma più forte per portare le nostre lotte alla vittoria. L’unità delle gioventù comuniste su una base di classe e anti-imperialista è più che mai necessaria. La gioventù comunista unita, organizzata e combattiva, in prima linea nella lotta contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico, continuerà a lottare per costruire l’Europa dei lavoratori, per costruire il mondo del socialismo!<br />
Larnaca, 29 dicembre 2023.</p>
<p><strong>Le organizzazioni che firmano la dichiarazione:</strong><br />
Organizzazione della Gioventù Democratica Unita (EDON), Cipro<br />
Gioventù Socialista Operaia Tedesca (SDAJ), Germania<br />
Gioventù Comunista di Grecia (KNE), Grecia<br />
Fronte della Gioventù Comunista (FGC), Italia<br />
Movimento della Gioventù Comunista, Paesi Bassi<br />
Lega della Gioventù Comunista (YCL), Regno Unito<br />
Gioventù del Partito dei Lavoratori (WPY), Irlanda<br />
Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevica) (RKSMb), Russia<br />
Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Catalogna (JCC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Svezia (SKU), Svezia<br />
Gioventù Comunista di Turchia (TKG), Turchia</p>
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		<title>ALLUVIONE ED EMERGENZA SOCIALE NON SONO UNA FATALITÀ. Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 08:53:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[1. Le gravi inondazioni che dagli scorsi giorni stanno duramente colpendo alcune zone delle Marche, la provincia di Bologna e parte della Romagna sono un evento terribile che finora ha causato più di quattordici morti, diversi dispersi e migliaia di persone evacuate, oltre che danni per milioni e milioni di euro. Il verificarsi di sempre]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1. Le gravi inondazioni che dagli scorsi giorni stanno duramente colpendo alcune zone delle Marche, la provincia di Bologna e parte della Romagna sono un evento terribile che finora ha causato più di quattordici morti, diversi dispersi e migliaia di persone evacuate, oltre che danni per milioni e milioni di euro. Il verificarsi di sempre più frequenti &#8220;fenomeni estremi&#8221; – dalle alluvioni, alle siccità, passando per il dissesto idro-geologico &#8211; è diretta conseguenza dell&#8217;inquinamento, del surriscaldamento globale e del cambiamento climatico, a loro volta prodotto di uno sviluppo capitalistico che in nome del profitto genera unicamente devastazione e morte per i popoli. La barbarie e la putrescenza del sistema capitalistico si vedono chiaramente nell&#8217;impossibilità di coniugare la fame illimitata di profitto con uno sviluppo che tuteli la salubrità dei territori e le vite delle persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. Lo diciamo con forza: le inondazioni e la conseguente emergenza sociale non sono una tragica fatalità! Se da un lato è innegabile l&#8217;impatto dell&#8217;attuale modo di produzione nel più recente mutamento climatico e la connessione di questo con la maggiore frequenza di &#8220;fenomeni estremi&#8221;, dall’altro non si può derubricare il dissesto idro-geologico e la conseguente emergenza sociale ad una sfortunata casualità legata unicamente al cambiamento climatico. L&#8217;Emilia-Romagna è tra le regioni più a rischio quando si parla di alluvioni. La predisposizione di queste zone al rischio alluvionale è ben nota e nel corso degli anni precedenti le popolazioni di queste zone si sono trovate spesso di fronte a scenari tragici come quest&#8217;ultimo. Tuttavia, non esistono investimenti sistematici sufficienti a garantire il controllo e la messa in sicurezza né dei corsi d&#8217;acqua né di altri punti sensibili alle calamità naturali. Allo stesso tempo non è stato predisposto, a fronte dell&#8217;emergenza meteo preannunciata, un reale piano di evacuazione delle zone a rischio. Non è sufficiente consigliare di abbandonare la propria casa senza mettere a disposizione adeguati mezzi e strutture, oltre che un piano di emergenza che sia efficace e tempestivo nell&#8217;attivazione delle misure di salvataggio ed evacuazione. Esemplificativo di come le amministrazioni locali, regionali e il Governo vogliono affrontare l&#8217;emergenza e di quali siano le loro priorità è l&#8217;infame scelta di dirottare ingenti forze della protezione civile e di soccorsi per garantire l&#8217;esecuzione del concerto di Bruce Springsteen a Ferrara.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3. Esistono delle responsabilità e vanno indicate chiaramente per non accettare questo modello di gestione e di produzione. Denunciamo con forza lo scaricabarile tra governo ed enti locali: condanniamo l&#8217;uso strumentale fatto in questo senso da centro-destra e centro-sinistra che utilizzano eventi come quello di questi giorni per legittimare le proprie politiche nei confronti della popolazione. Dichiarazioni come quelle di Musumeci, ministro della protezione civile e per le politiche del mare, secondo cui il problema sarebbe &#8220;culturale&#8221; o ancora peggio che essendo questo un processo irreversibile, sono esemplificative di come i partiti istituzionali tentino di mascherare le reali cause di eventi come questo e non abbiano intenzione di affrontare alla radice le motivazioni che portano all&#8217;emergenza sociale che stiamo vivendo in queste ore. Se la Regione, a guida PD, ed i comuni hanno la responsabilità sul controllo territoriale, al governo Meloni – e a quelli precedenti &#8211; va certamente quella di dirottare sempre più fondi per incrementare lo sforzo bellico togliendoli alla spesa sociale e agli investimenti per la messa in sicurezza del territorio. Solo recentemente è stato annunciato l&#8217;invio di altri 3400 militari nei contingenti NATO in Europa dell&#8217;est, coinvolgendo in questo modo sempre di più l&#8217;Italia nei piani di morte USA-NATO. È sotto gli occhi di tutti: le risorse destinate al sostegno dei piani imperialisti vengono pagate quotidianamente dagli strati popolari e dai lavoratori sotto forma di devastazione, miseria e morti in nome dei profitti dei padroni. Mentre decine di migliaia di famiglie rischiano o hanno perso tutto in questo disastro, la priorità del Governo è quella di dirottare milioni e milioni di euro nella guerra. Per quello rivendichiamo che i soldi destinati per l&#8217;invio di armi e contingenti militari vengano invece utilizzati per sostenere le famiglie che rischiano di cadere in un baratro di povertà, la ricostruzione/risistemazione delle loro abitazioni, la messa in sicurezza dei territori per prevenire il più possibile futuri scenari simili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. Accogliamo e rilanciamo l’indicazione dei sindacati di base e combattivi – tra cui il SI Cobas – a fermare le attività produttive finché non vengano ripristinate le condizioni meteo favorevoli allo svolgimento di questi lavori, per la tutela e la messa in sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, garantendo a questi ultimi la normale retribuzione al fine di non cadere vittima del ricatto tra salute/sicurezza e lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza alla popolazione marchigiana, emiliana e romagnola, ai lavoratori, ai vigili del fuoco e volontari che in queste ore stanno dando una mano concreta nelle zone colpite dalle alluvioni, salvando decine di vite e nei fatti sostituendosi allo Stato che in ultima istanza è pressoche assente. Come comunisti pensiamo che ora sia il momento della solidarietà, dello stare in prima fila e del dare un aiuto concreto a chi oggi è colpito dai risultati tragici delle politiche dei vari governi e delle varie amministrazioni locali. Contemporaneamente occorre denunciare con forza i responsabili di questi avvenimenti, combatterli politicamente per smascherare la natura degli orientamenti che vengono assunti sia per la prevenzione di questi disastri che nella gestione dell&#8217;emergenza stessa, oltre che della speculazione nei piani di ricostruzione che vengono utilizzati dalle imprese private per arricchirsi sulla pelle della popolazione. Non affrontare alla radice questo problema renderebbe vano anche il più audace intervento solidaristico, relegando ad una gestione &#8220;emergenziale&#8221; eventi che sono diretta conseguenza del modello economico e produttivo in cui viviamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle prossime ore ci mobiliteremo come volontari nel sostenere attivamente il lavoro di sostegno attivo alla popolazione delle zone colpite dall&#8217;alluvione. Invitiamo la gioventù e chi può dare una mano a fare lo stesso fin da subito, perché ogni braccio in più che scava, ogni aiuto nella distribuzione di beni di prima necessità può fare realmente la differenza. Solo il popolo salva il popolo!</p>
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		<title>Rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista in Ucraina  e la preparazione di un nuovo massacro mondiale</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 16:20:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A più di un anno dall’invasione russa dell’Ucraina, alcuni dati di fatto appaiono incontestabili:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. Lungi dall’avviarsi a finire, o anche solo a fermarsi con una provvisoria tregua,<strong> la guerra in atto tra NATO e Russia nel territorio ucraino conosce una continua <em>escalation </em>dagli esiti imprevedibili.</strong> Sono in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Polonia a spingere furiosamente perché il massacro prosegua e si allarghi “fino all’ultimo ucraino”. La decisione della Corte penale internazionale dell’Aia di incriminare Putin e la fornitura a Kiev di armi sempre più offensive e letali &#8211; da ultimo caccia bombardieri e proiettili all’uranio impoverito &#8211; non lasciano alcun dubbio a riguardo. All’Ucraina di Zelensky è stato dato l’ordine di impegnare sul campo e provocare la Russia fino al totale esaurimento delle proprie forze, fino all’auto-distruzione.</p>
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<p>2. L’avvio della “operazione militare speciale” da parte della Russia di Putin <strong>non è stato un folle gesto di disperazione</strong>,<strong> ma</strong> <strong>una decisione ponderata strategicamente da parte del governo russo</strong> per perseguire gli interessi della propria borghesia e dei propri monopoli, portando la competizione con gli Stati Uniti, l’UE e i loro alleati per il controllo di risorse, infrastrutture e tratte commerciali, mercati e territori strategici, anche sul terreno militare. E nel terribile bagno di sangue di questa nuova guerra avanza in modo ormai esplicito la rivendicazione, da parte di Mosca e non solo, di “un nuovo ordine mondiale multipolare”. La decisione di invadere l’Ucraina, infatti, è stata presa dal governo russo sapendo di avere dietro di sé, accanto a sé, o almeno in posizione non ostile, oltre il “partner strategico” Cina, una serie di potenze regionali che, se non esprimono aperta ostilità nei confronti del blocco imperialista euro-atlantico, quanto meno non riconoscono nel mondo “unipolare” a guida statunitense l’unico orizzonte possibile per l’affermazione degli interessi delle proprie borghesie.</p>
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<p>3. Lo scoppio della guerra aperta tra NATO e Russia in Ucraina sta provocando <strong>una rapida dislocazione di forze tra i blocchi imperialisti e dentro di essi</strong>. Gli Stati Uniti hanno profittato della mossa della Russia per infliggere all’UE, e in specie alla Germania, colpi durissimi sia quanto agli approvvigionamenti energetici, che nella costruzione degli assi commerciali con la Cina. Ciò ha provocato un brusco freno alle spinte all’“autonomizzazione” dagli Stati Uniti dell’UE e dei singoli paesi membri. Ma la recente sortita di Macron dimostra che ai vertici dell’UE, non solo a Parigi, c’è comunque l’intenzione di proteggere in qualche modo i propri interessi dai brutali ricatti della vecchia super-potenza. Importanti cambiamenti in politica estera stanno riguardando anche l&#8217;Arabia Saudita, la Turchia, l’Egitto, l’intero Medio Oriente, e sono legati alla intensa tessitura di fili economici e diplomatici che Pechino sta mettendo in atto a scala globale, attraverso i rapporti bilaterali, i Brics, l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, la nuova Via della Seta, etc. Un quadro di estrema confusione nel quale tutte le grandi e le medie potenze si muovono per guadagnare in proprio “spazio vitale” e risorse, e allontanare da sé, scaricandolo sui concorrenti, il rischio di una violenta esplosione degli antagonismi di classe.</p>
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<p>4. I contendenti di questa nuova guerra al centro dell’Europa, lungi dal mettere in scena una guerra asettica e “intelligente” combattuta solo ed esclusivamente da soldati robot e droni, stanno utilizzando<strong> </strong>tutti gli armamenti tecnologicamente più avanzati e le innovazioni disponibili in campo militare in <strong>un conflitto bellico sanguinosissimo, combattuto sul campo (come le “vecchie” guerre) da centinaia di migliaia di soldati</strong>, con una terribile distruzione di vite umane, ambientale e di mezzi meccanici, dando così una pallida idea di quale apocalittica catastrofe potrebbe essere, per l’umanità e la natura, una nuova guerra mondiale in pieno ventunesimo secolo.</p>
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<p>5. Lo scontro bellico in atto in Ucraina appare sempre più – come abbiamo sostenuto da subito -<strong> il primo passo in questa direzione, un punto di svolta epocale.</strong> Dopo un ventennio di eventi traumatici, questa guerra indica dove si sta dirigendo il capitalismo globale per cercare di risolvere quella che appare sempre più come una sua crisi storica; una crisi che anche sul piano economico-finanziario non accenna a rallentare, come evidenziato dai recenti crack bancari negli USA e in Europa, e dalle conseguenze economiche della pandemia che hanno intaccato in particolare le catene di approvvigionamento dei paesi occidentali. <strong>È partita una frenetica corsa mondiale al riarmo con giganteschi piani di spese militari</strong>, dalla Germania alla Cina, dal Giappone all’Australia. Il commissario europeo all’industria Breton non l’ha mandata a dire: <strong>“L’industria della difesa dell’Unione europea deve passare ad un modello da economia di guerra”</strong>, indicando la priorità immediata nel produrre rapidamente i milioni di proiettili di artiglieria che servono all’esercito ucraino. Manovre che preludono a nuovi scontri bellici anche a scadenza relativamente ravvicinata sono in atto nei Balcani, nell’Africa occidentale, intorno a Taiwan. Nessuno può sapere, neppure i capi delle grandi potenze, i tempi di precipitazione di questo processo globale. Ma la direzione di marcia è data. Il vecchio ordine mondiale a stelle e strisce, che Washington e Wall Street avrebbero preteso di rendere eterno, è finito. <strong>Il passaggio ad un nuovo ordine mondiale “multipolare” non sarà in alcun modo pacifico ed indolore</strong>. Chi lo va raccontando esprime <strong>una posizione opposta agli interessi del proletariato e delle masse oppresse</strong> di tutto il globo: un mondo “multipolare”, costituito strutturalmente da campi imperialisti in accesa e costante competizione tra loro, produrrà una tendenza alla guerra sempre più acuta, e un peggioramento globale delle condizioni di vita e di lavoro della classe lavoratrice.</p>
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<p>6. <strong>La guerra in Ucraina è una guerra contro i proletari ucraini e i proletari russi</strong> spinti, <strong>obbligati</strong> <strong>a massacrarsi a vicenda per gli interessi dei propri sfruttatori</strong> e, nel caso degli ucraini, anche per gli interessi delle alleanze e istituzioni imperialiste &#8211; NATO, UE, FMI &#8211; a cui risponde il governo di Kiev. È, al tempo stesso, una guerra con pesanti ricadute anche sui lavoratori dei paesi che, per ora, non hanno proprie truppe massicciamente sul campo. Noi non siamo affatto indifferenti al desiderio di gran parte delle popolazioni del Donbass colpite dalla pulizia etnica di Kiev di unirsi alla Federazione Russa, né al rifiuto delle popolazioni di gran parte dell’Ucraina di accettare la subordinazione ad una Russia che non ha nulla a che fare con l’URSS, e con la storia di fratellanza dei popoli e delle nazionalità che vivevano entro quei confini. Ma in questa guerra le loro aspirazioni non hanno alcun ruolo, in quanto sono soggiogate da un lato al progetto del blocco di potere putiniano di ricostituire la “grande Russia millenaria” dei secoli passati, e dall’altro agli interessi di sfruttamento e di dominio del blocco USA-NATO-UE, che li stanno forzando a combattere e a morire per loro, e non certo per sé stessi.</p>
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<p>7. Come già è avvenuto in passato, le guerre del capitale funzionano da<strong> inesorabile spartiacque tra l’opportunismo</strong> &#8211; che maschera più o meno bene lo sciovinismo e il nazionalismo – <strong>e la linea rivoluzionaria di classe, internazionalista.</strong>  L’acquisizione, a livello internazionale, di questa consapevolezza è necessaria affinché il proletariato possa tornare protagonista sulla scena della lotta di classe.<strong> La recente accensione di imponenti movimenti di scioperi e manifestazioni sindacali in Francia, Gran Bretagna e Grecia sono segnali di risveglio molto significativi, allo stato attuale decisamente insufficienti a fermare la marcia verso una nuova guerra mondiale, ma a cui guardare con ottimismo.</strong> Perché nella loro diversità e complessità sono il prodotto dell’insuperabile inconciliabilità tra gli interessi di profitto del capitale e il benessere del proletariato e delle classi non sfruttatrici, e dimostrano che anche in Europa esistono le premesse per una nuova avanzata del movimento operaio nel XXI secolo.</p>
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<p>8. L’Italia, <strong>l’imperialismo italiano</strong>, ben rappresentato nelle sue varie articolazioni e frazioni dalle coesistenti declinazioni date da Mattarella e dalla Meloni, <strong>è parte integrante e attiva di questo processo di scontro inter-capitalistico mondiale.</strong> Nonostante le frizioni interne alla sua maggioranza, il governo delle destre sta contribuendo a portare avanti i piani bellicisti di Nato e UE con meno ipocrisia di Draghi&amp;Co., e a montare una campagna anti-russa e anti-cinese dai toni accesamente sciovinisti. La dinamica <strong>guerra-propaganda di guerra-economia di guerra </strong>- con il rilancio delle spese militari e dell’invio di armi all’Ucraina per tutto il 2023 &#8211; va sempre più di pari passo con l’intensificazione dell’attacco anti-proletario sul “fronte interno”. Lo vediamo nelle decisioni di politica economica, nell’illimitata aggressività dei padroni sui luoghi di lavoro e nel mercato del lavoro, nelle manovre propagandistiche in favore della piccola-borghesia, nei crimini di stato contro gli emigranti e gli immigrati, nell’intervento onnipresente delle forze di polizia ovunque ci siano veri conflitti sindacali e sociali, nelle sentenze “esemplari” contro militanti anarchici, nel seguito di affondi revisionistici sul piano storico, nell’oscena riproposizione di un’ideologia e di un modello di “famiglia tradizionale” radicalmente ostile alle donne. La “normalità” dello sfruttamento capitalistico, il tentativo di compattare attorno agli “interessi nazionali” il consenso più ampio possibile, sono come sempre facilmente trasponibili, in caso di escalation militare, in un livello di <strong>guerra interna</strong>, di <strong>costruzione del nemico interno</strong> atta a mantenere e rafforzare le politiche classiste nel contesto della guerra imperialista.</p>
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<p>Cambiano gli esecutivi, cambia la composizione dei parlamenti, ma <strong>il nostro nemico è sempre qui, in “casa nostra”: è il capitalismo imperialista italiano</strong>, che in questo momento ha il volto del governo Meloni, l’apparato statale al servizio della classe borghese. In questo quadro l’Italia resta nel pugno di paesi che sfruttano e opprimono le classi lavoratrici del mondo intero, con la borghesia italiana che sgomita per ottenere migliori posizioni nella contesa inter-capitalistica facendo leva sulle alleanze imperialiste di cui fa parte. In particolare, il primo esecutivo del dopoguerra a guida esplicitamente post-missina ha già dismesso i toni &#8220;anti-establishment&#8221; e anti-UE con cui aveva abilmente capitalizzato il malcontento di strati sociali intermedi e di piccola borghesia in campagna elettorale, dimostrandosi immediatamente pronto ad operare al meglio per gli interessi della grande borghesia e dei mercati finanziari.</p>
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<p><strong>L&#8217;attacco frontale al reddito di cittadinanza e il netto rifiuto verso ogni ipotesi di introduzione di un salario minimo</strong> &#8211; rivendicati dalla premier persino sul palco del congresso CGIL &#8211; <strong>rappresentano misure in cui coesiste la capacità di rispondere su un piano propagandistico agli appetiti della piccola borghesia parassitaria e la funzionalità molto più concreta di perpetuare quella spirale verso il basso dei salari</strong> che da decenni contraddistingue il mercato del lavoro italiano. Il governo è pronto a difendere con decisione quella realtà fatta di frammentazione contrattuale, precarietà, veri e propri contratti-pirata, lavoro nero ed evasione fiscale e contributiva “sistemica” di cui hanno beneficiato tutti i livelli di impresa, e per primi i grandi monopoli. A questo si affianca il fitto ed inestricabile sottobosco di appalti e subappalti, utili come bacino di reclutamento di manodopera di &#8220;serie C&#8221;, con salari ampiamente al di sotto della soglia di sussistenza e, non a caso, composta in prevalenza da quegli immigrati a cui il governo ha dichiarato guerra senza quartiere, da un lato accrescendone le morti in mare, dall&#8217;altro rendendo quasi impossibile il riconoscimento del permesso di soggiorno e della cittadinanza a chi arriva in Italia.</p>
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<p>In questo quadro si inseriscono le due principali riforme che il governo ha messo in agenda e verso cui già sta marciando a passi spediti: da un lato la riforma fiscale, tesa ad affermare la regressivitá delle imposte secondo il modello della flat-tax ,&#8221;più hai, meno paghi&#8221; e viceversa; dall&#8217;altro l&#8217;autonomia differenziata, già messa nero su bianco in questi giorni col DL Calderoli, la quale porterà al definitivo smantellamento del Sistema sanitario nazionale, condannando gran parte delle aree del Sud Italia a forme estreme di degrado sociale e al ricatto delle gabbie salariali. Dunque, questi primi sei mesi di governo Meloni – in modo simile a quanto abbiamo potuto osservare  con i governi di destra di Trump, Bolsonaro e Orban -<strong> </strong>dimostrano come<strong> la retorica &#8220;sovranista&#8221; sia nient&#8217;altro che una maschera dietro la quale il sostegno agli interessi padronali assume anche la forma del liberismo più sfrenato e selvaggio.</strong></p>
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<p>9. Ad oltre un anno dall’invasione dell’Ucraina dobbiamo constatare che <strong>non esiste al momento, né in Italia né in Europa, un vero movimento di massa contro la guerra</strong>. Le iniziative pacifiste sono state in larga parte connotate da un orientamento pro-Ucraina, e quindi oggettivamente pro-Nato. Non hanno quasi mai preso in seria considerazione, e tanto meno denunciato, le manovre di lungo periodo del blocco USA-NATO-UE nei Balcani, nell’Europa dell’Est e, specificamente, in Ucraina, lo spostamento delle forze NATO di 1.000 km ad Est. Una pace che non sia infame come la guerra in corso, una pace giusta tra i popoli dell’Ucraina e della Russia, per quanto sia oggi lontana, potrà essere il frutto solo ed esclusivamente di una ritrovata fraternità di classe tra i proletari di Ucraina e di Russia, la fraternità che in passato c’è stata grazie alla rivoluzione di Ottobre e alla comune lotta al nazifascismo. Il passaggio obbligato in questa direzione non è certo la “vittoria dell’Ucraina”, cioè la vittoria della Nato, bensì <strong>la sconfitta di entrambi i fronti imperialisti a scontro</strong>. Il che significa, per quanti sono in Italia e nell’Unione Europea, <strong>lavorare senza tregua per la disfatta del “nostro” governo, dell’UE, della NATO</strong>. È questo il migliore contributo che possiamo dare ai lavoratori ucraini e russi perché si liberino quanto prima dall’incubo della prosecuzione della guerra per anni e anni.</p>
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<p>10. In assenza di un vero movimento di massa contro la guerra con connotati di classe sia in Italia che a livello internazionale, esercitano una certa influenza, tanto in Italia che a scala internazionale, le posizioni che individuano nella Russia e nella Cina presunte funzioni “anti-imperialiste”, o quelle addirittura disposte a fare integralmente proprio il piano propagandistico con cui vengono presentate da quegli stessi paesi – entrambi in una fase di sviluppo capitalistico maturo &#8211; le rispettive scelte di politica internazionale, ed in questo frangente anche le giustificazioni di parte russa sulla guerra. Nelle ultime settimane la proposta “di pace” presentata dal governo cinese ha sintetizzato in modo efficace la faccia con cui la Cina vuole presentarsi a livello mondiale, delineando come vantaggiosa “per tutti” la prospettiva di un passaggio dal mondo unipolare dominato da Stati Uniti e loro alleati, ad un mondo multipolare nel quale tutto ritornerebbe magicamente in equilibrio, con l’apertura di una lunga era di pace e co-prosperità generale. Chi sostiene intenzionalmente queste posizioni e la propaganda con cui le classi capitalistiche di Russia e Cina si armano per combattere lo scontro a tutto campo per la spartizione del mercato mondiale, svolge una <strong>funzione reazionaria</strong> di inganno delle masse, spingendole a parteggiare per un nuovo ordine mondiale non dissimile nella sua sostanza da quello precedente, in quanto <strong>sempre e comunque capitalistico</strong>, fondato cioè sulla divisione in classi esistente oggi in tutto il mondo (Russia e Cina perfettamente incluse) e sullo sfruttamento e l’oppressione degli operai, dei salariati, dei contadini poveri, dei semi-proletari, da parte dei capitalisti proprietari, in forma individuale, collettiva o statale, dei mezzi e delle condizioni della produzione e della riproduzione sociale. <strong>Combattere politicamente la propaganda che favorisce l’illusione di un mondo multipolare pacifico (e favorevole ai lavoratori) è compito immediato delle forze rivoluzionarie e internazionaliste</strong>. Sottolineiamo ancora una volta che i proletari, gli sfruttati, i popoli, non hanno alcun interesse a schierarsi con uno o l’altro tra gli imperialisti, con una o un’altra alleanza che serve gli interessi dei capitalisti. In entrambi i casi, non si tratta di aspetti secondari rispetto a quanto si è finora mosso nel variegato mondo pacifista, ma di aspetti centrali nel processo di costruzione di un movimento che lotti realmente contro la guerra imperialista, poiché sono in grado di determinare l’efficacia o l’inconcludenza del movimento stesso.</p>
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<p><strong>Per quel che ci riguarda</strong>, attraverso un periodo di approfondito confronto, le nostre organizzazioni sono arrivate a promuovere insieme il convegno di Roma del 16 ottobre nel quale abbiamo chiarito e denunciato la natura imperialista della guerra in Ucraina, ed espresso la necessità di costruire un’opposizione di massa, di classe, internazionalista alla guerra &#8211; per una battaglia strategica totalmente slegata da ogni interesse che i diversi pezzi di borghesia nazionale e internazionale hanno dentro l&#8217;attuale quadro globale. Il cammino che abbiamo compiuto dal convegno del 16 ottobre alla manifestazione del 3 dicembre a Roma, nella quale abbiamo marciato insieme in uno spezzone di classe unitario al fianco dei lavoratori del SI Cobas nel corteo del sindacalismo di base e conflittuale, e poi alle giornate del 24-25 febbraio, ha rafforzato la necessità di un lavoro comune contro la guerra, contro il governo Meloni, contro la NATO e l’UE. <strong>La constatazione che</strong>, nonostante un anno di incessante bombardamento bellicista, <strong>permane a livello di massa un sentimento contrario alla guerra, ha rafforzato in noi la determinazione a portare tra i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, il punto di vista di classe sulla guerra in Ucraina</strong>, sulla tendenza ad una nuova guerra mondiale, sulla crisi del sistema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È venuto il momento di rilanciare con forza l’iniziativa contro la guerra in Ucraina e la tendenza ad un nuovo massacro mondiale, facendo l’impossibile per uscire dal ghetto in cui vogliono rinchiuderci. Non c’è nulla di più attuale e necessario dell’internazionalismo del “<strong>proletari di tutti i paesi unitevi</strong>” contro un sistema sociale capitalistico che non ha più nulla da dare di “progressivo” alla specie umana, e si caratterizza per una crescente distruttività. Siamo coscienti che l’affermazione di questa prospettiva classista, rivoluzionaria, internazionalista potrà avvenire solo attraverso una serie di prove molto ardue: siamo decisi ad affrontarle. I recenti fatti di Francia, Gran Bretagna, Grecia – solo per restare agli ultimi mesi e alla sola Europa &#8211; mostrano che sotto una superficie sociale in apparenza immobile si sono accumulate immense sostanze infiammabili per l’interminabile serie di sacrifici materiali, insicurezze, sofferenze interiori che le classi proprietarie impongono da decenni alle lavoratrici e ai lavoratori, con un carico da novanta in più per le nuove generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo maggio sarà un importante banco di prova dell’accumulazione di forze lungo questa traiettoria. Ma guardiamo oltre. Perciò abbiamo deciso di convocare l&#8217;11 giugno a Milano<strong> un’assemblea nazionale</strong> per chiamare a raccolta tutti gli organismi sociali, politici, sindacali, nonché i singoli e le singole militanti disposti a battersi insieme a noi <strong>per rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista</strong>, e farla vivere consapevolmente nel contesto delle mobilitazioni dei prossimi mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>20 aprile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fronte comunista</p>
<p>Fronte della gioventù comunista</p>
<p>Laboratorio politico Iskra</p>
<p>Tendenza internazionalista rivoluzionaria</p>
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		<title>DICHIARAZIONE COMUNE SULLA DISOCCUPAZIONE IN EUROPA</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 09:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non saremo gli schiavi del 21° secolo! Lottiamo per posti di lavoro permanenti e stabili con pieni diritti!&#8221; Giovani disoccupati, giovani lavoratori nei Programmi per l&#8217;Occupazione dell&#8217;Unione Europea; Nel 2013, l&#8217;UE ha organizzato 5 conferenze sulla disoccupazione. Tuttavia, invece di diminuire, la disoccupazione è aumentata enormemente: 26 milioni di persone sono disoccupate, 120 milioni di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Non saremo gli schiavi del 21° secolo!</strong> <strong>Lottiamo per posti di lavoro permanenti e stabili con pieni diritti!&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giovani disoccupati, giovani lavoratori nei Programmi per l&#8217;Occupazione dell&#8217;Unione Europea;</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2013, l&#8217;UE ha organizzato 5 conferenze sulla disoccupazione. Tuttavia, invece di diminuire, la disoccupazione è aumentata enormemente: 26 milioni di persone sono disoccupate, 120 milioni di persone vivono in questo momento sotto la soglia di povertà. La disoccupazione dei giovani di età compresa tra 18 e 30 anni, in alcuni paesi supera il 50% e nell&#8217;UE raggiunge il 25%!</p>
<p style="text-align: justify;">I vari &#8220;programmi per l&#8217;occupazione&#8221; applicati dall&#8217;UE e dai governi capitalisti per i giovani sono una beffa: invece di lavoro con diritti, offrono &#8220;opportunità&#8221; sottopagate per alcuni mesi e solo per pochi. Essi ci trasformano da &#8220;lavoratori&#8221; a &#8220;persone beneficiate&#8221;, si parla di &#8220;garanzia per i giovani&#8221; che in realtà garantiscono solo i profitti del capitale, fornendo manodopera gratuita per i datori di lavoro senza alcun diritto per i lavoratori. Invece di misure per la protezione dei disoccupati, presentano benefici economici per i padroni. Questi programmi sono un pretesto per abolire anche i diritti che ancora esistono.</p>
<p style="text-align: justify;">La &#8220;libertà di movimento&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea dimostra di essere una libertà per gli uomini d&#8217;affari di sfruttarci dove hanno bisogno di noi e con ogni mezzo. La recente esperienza di migliaia di giovani immigrati in Europa mostra che per i figli della classe operaia e degli strati popolari, ovunque c&#8217;è lo stesso destino: lavoro senza diritti, salari che non possono coprire i bisogni primari, intensificazione dello sfruttamento in qualunque modo possibile (garanzie per la gioventù, mini jobs, contratti a zero ore &#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">La vasta disoccupazione segna l&#8217;impasse del sistema di sfruttamento capitalistico. La disoccupazione è parte del DNA del sistema, i capitalisti continuano a trarre profitto anche in questo modo. Giovani lavoratori nei Programmi Europei per l&#8217;Occupazione: organizzatevi nei vostri sindacati! Rafforzate la linea di classe della lotta! Rivendicate il vostro diritto a un lavoro stabile con diritti, a un salario decente! Giovani disoccupati: non rinunciate! Organizzatevi in comitati, rivendicando il lavoro stabile con diritti! Rivendicate i vostri diritti alla sicurezza sociale e alla sanità, agli aumenti delle indennità di disoccupazione!</p>
<p style="text-align: justify;">Unitevi alla gioventù comunista nella lotta di massa per difendere e ampliare i nostri diritti, nella lotta per l&#8217;abolizione definitiva del sistema di sfruttamento che dà origine alla disoccupazione, per una società in cui i lavoratori e il popolo avranno il potere e la ricchezza prodotta nelle loro mani. Solo in quella società sarà garantito il lavoro con diritti per tutti, perché tutti i lavoratori produrranno per le proprie necessità e non per i profitti dei capitalisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gioventù Comunista di Austria – KJOE<br />
COMAC Belgio<br />
EDON Cipro<br />
Unione della Gioventù Comunista della Rep. Ceca &#8211; KSM<br />
Movimento della Gioventù Comunista di Francia – MJCF<br />
Gioventù Socialista dei Lavoratori di Germania – SDAJ<br />
Gioventù Comunista di Grecia – KNE<br />
Fronte di Sinistra di Ungheria – Baloldali Front<br />
Fronte della Gioventù Comunista, Italia – FGC<br />
Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevichi) RKSMb – Russia<br />
Collettivi dei Giovani Comunisti, Spagna – CJC<br />
Unione delle Gioventù Comuniste di Spagna – UJCE<br />
Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia – SKOJ<br />
Giovani del Partito Comunista di Turchia – YTKP<br />
Gioventù Comunista di Svezia &#8211; SKU</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: times new roman; font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
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		<title>MUSTILLO (FGC): «RENZI? NUOVA ILLUSIONE PER VECCHI PROGRAMMI»</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Feb 2014 08:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«La staffetta tra Letta e Renzi, tutta interna al PD e a questo sistema economico e politico, non cambierà nulla sulla natura e sulle politiche di questo governo. Sia chiaro, la gioventù, i lavoratori, gli studenti non devono attendersi nulla di buono, nulla di nuovo da un governo targato Matteo Renzi.»  &#8211; Questa la dichiarazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«La staffetta tra Letta e Renzi, tutta interna al PD e a questo sistema economico e politico, non cambierà nulla sulla natura e sulle politiche di questo governo. Sia chiaro, la gioventù, i lavoratori, gli studenti non devono attendersi nulla di buono, nulla di nuovo da un governo targato Matteo Renzi.»  &#8211; Questa la dichiarazione del segretario del Fronte della Gioventù Comunista, Alessandro Mustillo -  «Una politica compromessa tenta di ottenere momentanee boccate d’ossigeno sfruttando facce nuove. Nuove illusioni per vecchi programmi, che tentano di mascherare la reale crisi di rappresentanza delle istanze delle classi subalterne, e dunque della maggioranza del paese, all’interno degli organi della democrazia parlamentare. Il governo Renzi sarà l’esecutivo dei grandi monopoli della finanza e dell’industria, con il PD che ancora una volta si dimostra l’asse portante delle politiche di difesa degli interessi delle classi dominanti. Un governo che assicurerà stabilità nel semestre di presidenza europeo e che si appresta a dare l’ultimo colpo ai diritti dei lavoratori, alla scuola e all’università pubblica.»</p>
<p style="text-align: justify;">«La gioventù comunista – conclude la nota – è pronta a dare battaglia sulle proposte che introdurranno maggiore precarietà sul lavoro, diminuzione dei salari, e condizioni peggiorative per la scuola e l’università pubblica. Conosciamo le idee di Renzi e non ci attendiamo nulla di buono, e siamo convinti che anche questa illusione avrà breve durata.»</p>
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		<title>COMUNICATO DEL FGC SUL 14 NOVEMBRE.</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 17:20:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In tutta Italia e in tutta Europa oggi centinaia di migliaia di lavoratori e studenti hanno manifestato contro le politiche dell&#8217;Unione Europea e dei rispettivi governi nazionali. Questa verità non può essere ridotta ad un discorso di ordine pubblico, ai divieti di manifestazioni invocati a gran voce, alle risposte di repressione che vediamo in piazza;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In tutta Italia e in tutta Europa oggi centinaia di migliaia di lavoratori e studenti hanno manifestato contro le politiche dell&#8217;Unione Europea e dei rispettivi governi nazionali. Questa verità non può essere ridotta ad un discorso di ordine pubblico, ai divieti di manifestazioni invocati a gran voce, alle risposte di repressione che vediamo in piazza; non può essere accumunata alle provocazioni e ai goffi tentativi delle organizzazioni neofasciste di infiltrarsi nelle mobilitazioni. Questa protesta non può avere risposte dalle forze politiche che sostengono il governo e l&#8217;Unione Europea. Il nostro compito oggi è lavorare per la ricostruzione di un vasto fronte di classe, per l&#8217;unità tra lavoratori e studenti, per combattere quelle forze sindacali che frenano le giuste richieste dei lavoratori, per far avanzare la coscienza collettiva che solo un cambiamento rivoluzionario può essere la soluzione alla crisi del capitalismo e dare a questa certezza la forza e l&#8217;organizzazione con cui marciare verso la vittoria.</p>
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		<title>NO AI TEST D&#8217;INGRESSO, NO ALL&#8217;UNIVERSITA&#8217; DI CLASSE.</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 13:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste ore in tutta Italia inizieranno i test d’ingresso per l’università e migliaia di studenti si troveranno a dover affrontare questa prova per poter accedere alle facoltà a numero chiuso. Non si tratta di una novità, anche se in questi ultimi anni il numero delle facoltà a numero chiuso è aumentato in modo incredibile e i test si sono diffusi anche nelle facoltà che non prevedono restrizioni sul numero degli iscritti. I media e i politici nazionali presentano il numero chiuso come unica via possibile, ma dietro questa affermazione si nasconde la compiuta realizzazione ideologica di un disegno politico ed economico che mira ad escludere le masse popolari dall’accesso all’università e allo stesso tempo fornire la prima base essenziale per la riduzione dello stato sociale, a partire dal settore sanitario. I test d’ingresso servono dunque a tre scopi: aumentare il carattere di classe dell’università, costruire il presupposto per lo smantellamento e la dequalificazione dello stato sociale, chiedere agli studenti e alle famiglie l’ennesima tassa mascherata per colmare parzialmente tagli e finanziamenti elargiti ai privati. Vediamo in che modo. <span id="more-218"></span>La questione della programmazione  in una società è un aspetto che non ignoriamo e a nostro giudizio di fondamentale importanza, ma il punto è capire a cosa è finalizzata questa programmazione. Prendiamo come esempio Cuba. Anche in un paese socialista esiste una programmazione del numero degli iscritti nelle facoltà, la differenza sostanziale è che la scuola è totalmente gratuita e non conosce selezione per reddito, i libri di testo sono forniti dallo Stato, all’università non esistono tasse d’iscrizione, gli studenti fuori sede hanno alloggio e vitto gratuiti, ogni studente percepisce un salario per il periodo in cui studia all’università. Quando uno studente affronta la scelta della scuola a cui iscriversi e successivamente dell’università sa bene che tutti partono dalle stesse condizioni; la scelta tra lavoro ed università non ha alcuna base economica immediata perché in entrambi i casi, sia lavorando, sia studiando, si percepisce un salario.</p>
<p>In Italia al contrario il numero chiuso rappresenta il passaggio finale di un lungo processo di selezione che parte dalla scuola dell’obbligo. La gratuità è un lontano ricordo: tasse, libri di testo, prospettive future, spingono le famiglie a scegliere sulla base del reddito e non sulle capacità e aspirazioni individuali. Se si facesse un rapido sondaggio sulla composizione di classe degli studenti delle principali facoltà a numero chiuso si vedrebbe da subito che in larghissima maggioranza i figli di lavoratori dipendenti, operai, precari ne sono praticamente del tutto esclusi. La scelta tra scuola e scuola, lavoro ed università, tipo di facoltà è oggi una scelta principalmente economica per la stragrande maggioranza della popolazione.</p>
<p>Tornando all’aspetto della programmazione è essenziale non tanto parlare del mezzo, quanto della finalità che questo consente di realizzare. Noi sosteniamo la necessità che una società attui una programmazione generale delle attività tra cui certamente anche l’università. Il punto è sulla base di quali linee guida economiche e di quale visione della società questa programmazione venga attuata. Tornando all’esempio di Cuba, il fatto che le facoltà sanitarie siano a numero chiuso non comporta un danno per i cubani, che al contrario usufruiscono di un servizio sanitario nazionale tra i migliori al mondo (completamente gratuito). Il numero dei medici che ogni anno si laureano è sufficiente non solo al popolo cubano, ma anche a progetti internazionali di aiuto internazionale e cooperazione di cui Cuba è sempre stata esempio. Allo stesso modo la programmazione serve ad evitare che altri importanti settori della società, dall’agricoltura, ad altre professioni di qualunque genere, che sono altrettanto importanti per il benessere collettivo, siano privati del giusto apporto numerico. In questo modo la pianificazione serve a garantire una situazione di protezione dei diritti della collettività e di sviluppo armonico della società nel suo complesso.</p>
<p>In Italia al contrario il numero chiuso viene inserito con il preciso scopo di diminuire il numero dei medici e del personale sanitario nel nostro paese, e nel caso di altre facoltà, garantire il mantenimento di influenza e importanza di alcuni ordini professionali. La diminuzione del numero degli addetti a partire dal numero di laureati all’università rappresenta un esempio di programmazione che è finalizzato alla dismissione del sistema pubblico. A partire dal 2013 il numero dei medici inizierà progressivamente a scendere comportando l’impossibilità del mantenimento di presidi sanitari periferici ed ospedali. Tutto questo in linea con le direttive europee sul ridimensionamento della spesa pubblica, con i processi di privatizzazione dei servizi. Tutto a danno della popolazione e di quanti non possono permettersi una sanità a pagamento.</p>
<p>In ultima analisi il costo dell’iscrizione al test, fortemente aumentato in questi anni è l’ennesima tassa mascherata a danno di famiglie e studenti, che rappresenta il tentativo disperato delle università di reperire risorse economiche per la sopravvivenza immediata, a fronte di continui tagli al pubblico e larghe elargizioni ai privati. L’ennesimo strumento per far pesare la crisi su studenti e famiglie.</p>
<p>Per tutti questi motivi il Fronte della Gioventù Comunista manifesta la sua opposizione ai test d’ingresso all’università, invitando tutti a smascherare la finzione ideologica propagandata dai giornali e dalle televisioni. Nessuna necessità strutturale, ma solo uno strumento per la selezione di classe, per la dismissione dello stato sociale, ed ennesima tassa mascherata.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>CINECITTÀ; «FGC LANCIA CAMPAGNA DI SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI DAVANTI AI CINEMA»</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 09:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>«Se dico Cincecittà tu a cosa pensi?» questo il titolo della campagna di solidarietà lanciata dal Fronte della Gioventù Comunista di Roma per difendere Cinecittà ed i suoi posti di lavoro. A partire da oggi i giovani dell’FGC distribuiranno volantini informativi davanti ai cinema della provincia di Roma. Per oggi sono previsti i primi cinque volantinaggi, che proseguiranno nei prossimi giorni, in diversi orari. «Dopo aver parlato con i lavoratori di Cinecittà nei giorni scorsi &#8211; ha dichiarato Lorenzo Lang segretario del Fronte della Gioventù Comunista di Roma, e consigliere di presidenza della Consulta degli studenti di Roma – abbiamo pensato che era necessario fare qualcosa per smuovere l’opinione pubblica ed i cittadini e far conoscere la realtà di quanto sta accadendo in questi mesi a Cinecittà.» «Il piano di Abete  - dichiara l’FGC &#8211; prevede di sparpagliare i lavoratori cedendoli o dandoli in affitto ad altre società che operano in settori diversi (possibilmente anche controllate dalla stessa holding), in modo da potersene liberare nel medio periodo, aggirando il fatto che l&#8217;attuale contratto nazionale a cui sono vincolati non prevede cassa integrazione e mobilità. Dietro la scusa della mancanza di lavoro si cela il vero interesse economico. L’area su cui sorge Cinecittà fa gola agli interessi dei costruttori e della speculazione edilizia, che stravolge Roma in nome del profitto di pochi gruppi finanziari. Così nell’area di Cinecittà si parla di costruzione di un albergo, parcheggi, piscine, palestre.  L’unico ostacolo a questo piano sono proprio i lavoratori.»<span id="more-211"></span></p>
<p>«Dietro a quello che appare di una produzione cinematografica – ricordano i giovani dell’FGC &#8211;  c&#8217;è il lavoro oscuro di centinaia di persone (manovali, falegnami, elettricisti, decoratori, tecnici audio ecc. ecc.), figure professionali che percepiscono un salario normale e sono esposte a malattie professionali. E dalla “città del cinema” rischia di sparire proprio il lavoro di questi uomini, e di conseguenza il pericolo è che non si giri più una scena nei suoi storici teatri. Assurdo, impensabile, eppure vero.»</p>
<p>Duro anche il giudizio sull’operato del governo. «Di Cinecittà lo Stato possiede ancora gli immobili e il 20% delle azioni della società di gestione a titolo di garante del vincolo di mantenimento della produzione sancito dal contratto di cessione. Quando nel 1997 si avviò la privatizzazione nel contratto era stabilito l’obbligo per la società acquirente di mantenere la produzione cinematografica. Il Ministero dei Beni Culturali non solo si rifiuta di mostrare il contratto in questione e di svolgere un ruolo di mediazione come richiesto dai lavoratori, ma si schiera chiaramente a favore della Cinecittà Studios Spa nel suo piano di distruzione, quando potrebbe riprendere gratuitamente il controllo e fermare questo scempio. E per di più anche gli immobili potrebbero essere messi a rischio finendo nel giro dei beni statali che il governo vorrebbe svendere.»</p>
<p>Per questi motivi i giovani del Fronte della Gioventù Comunista invitano tutti a solidarizzare con i lavoratori di Cinecittà. «La cultura – conclude il comunicato &#8211;  appartiene al popolo e Cinecittà a chi lavora!»</p>
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		<title>FUORI LA NATO DALLA SICILIA. FUORI L&#8217; ITALIA DALLA NATO.</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2012 18:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ennesima pedina NATO nello scacchiere siciliano è stata mossa dai signori della guerra. Con la recente decisione dell’Agenzie Industrie e Difesa del Ministero della Difesa, di trasformare l’Arsenale Militare di Messina in centro d’eccellenza per lo smaltimento delle unità navali della NATO fino a 2000 tonnellate, con l’approvazione dei partiti borghesi e dei sindacati collaborazionisti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’ennesima pedina NATO nello scacchiere siciliano è stata mossa dai signori della guerra. Con la recente decisione dell’Agenzie Industrie e Difesa del Ministero della Difesa, di trasformare l’Arsenale Militare di Messina in centro d’eccellenza per lo smaltimento delle unità navali della NATO fino a 2000 tonnellate, con l’approvazione dei partiti borghesi e dei sindacati collaborazionisti della città che si sono vigliaccamente nascosti dietro la retorica di frasi come «volano per l’occupazione e il turismo», la Sicilia si trova occupata su tutti i suoi lati da basi e centri della NATO. Il nuovo “centro d’eccellenza” di Messina, si va infatti ad aggiungere alla ormai storica base di Sigonella dove di recente hanno fatto la loro comparsa i famigerati DRONI, al sistema MUOS della marina USA a Niscemi, alla base aerea di Trapani-Birgi. Nulla potrà impedire che anche la città di Messina diventi un polo d’appoggio logistico per le sempre più prossime “avventure guerrafondaie” dell’Alleanza Atlantica, dove la Sicilia, per il suo posizionamento geografico, ricopre un ruolo determinante. <span id="more-207"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’imperialismo euro-atlantico, che in questi ultimi 20 anni ha compiuto genocidi e sacrificato popoli all’altare del mercato (ricordiamo tra le altre, la Jugoslavia, la Somalia, l’Iraq, l’Afghanistan), nella sua marcia per il rafforzamento della sua egemonia e del “nuovo ordine mondiale”, ha consolidato ormai da decenni la Sicilia come piattaforma della NATO per il controllo del Mediterraneo, e lo abbiamo di recente visto nella guerra scatenata contro la Libia (ricordiamo come la maggior parte degli aerei da guerra che hanno sganciato bombe sul popolo libico, hanno preso il volo proprio dall’aeroporto di Trapani-Birgi e dalla base di Sigonella) dove ha assediato e raso al suolo in nome della “democrazia e libertà”, grazie anche al suo foltissimo arsenale di mercenari pagati, uno Stato con cui fino a pochi mesi prima intavolavano accordi politico-economici, ma che in una fase di ricomposizione imperialista e col pericoloso progetto politico ed economico di Gheddafi di liberare l’Africa dal gioco dell’imperialismo finanziario del FMI e della Banca Mondiale, era necessario mettere sotto controllo politico, economico e finanziario. Oggi in Libia regna un regime “liberale” e liberista che mette sotto controllo il popolo attraverso l’islamizzazione della società (con l’istituzione della sharia) e che apre le porte al libero mercato ed alle multinazionali che senza alcun controllo “nazionale”, approfittando anche del caos della guerra civile ancora in corso, spolperanno le sue risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione si ripete anche in Siria dall’inizio di quest’anno, grazie all’ormai solito processo di destabilizzazione interna e falsificazione mediatica si sta sempre più concretizzando nelle ultime settimane il rischio di una prossima invasione da parte delle truppe dell’alleanza atlantica, che vedono nella regione il supporto della scalpitante Turchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitalismo è nel culmine della sua crisi, e se da un lato si accelera la tendenza al declino relativo dei maggiori centri imperialisti USA e UE, dall&#8217;altro si provoca l&#8217;ascesa di altri paesi come i BRICS (in particolare la Cina), ciò comporta la mutazione degli equilibri internazionali andando verso la multi polarizzazione e l’inasprimento delle contraddizioni inter-imperialiste. Un instabile equilibrio costantemente minacciato dall’imperialismo euro-atlantico e sionista, in lotta per l&#8217;accaparramento delle risorse naturali necessarie alle proprie economie capitaliste dominate dai monopoli, per la conquista di mercati e rotte commerciali, controllo politico, economico e militare regionale. Per dirla con Marx &#8220;la tendenza a creare un mercato mondiale è insita nel concetto stesso di capitale. Ogni limitazione appare come una barriera che deve essere superata.&#8221; Quindi il Capitale si sforza di &#8220;abbattere ogni ostacolo spaziale&#8221; allo scambio e di &#8220;conquistare l&#8217;intero pianeta al suo mercato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, la lotta al capitalismo USA-UE non la fanno i paesi antimperialisti o socialisti, bensì gli altri paesi capitalisti in ascesa che vedono minacciati i loro interessi di natura economica, portando di fatto avanti una battaglia inter-capitalista. Il capitalismo imperialista è il vero, unico e concreto nemico dei popoli e come diceva Stalin: «Per distruggere l&#8217;inevitabilità delle guerre è necessario distruggere l&#8217;imperialismo!»</p>
<p style="text-align: justify;">Il Fronte della Gioventù Comunista &#8211; Sicilia esprime la sua ferma opposizione alla militarizzazione dell’Isola, ai piani di guerra dell’imperialismo euro-atlantico e nell’esprimere solidarietà ai popoli minacciati, chiama all’azione le organizzazioni politiche e sociali, collettivi, militanti, anti-capitalisti ed anti-imperialisti contro la presenza nelle nostre terre delle basi NATO, che inoltre arrecano gravi danni e disagi alla popolazione siciliana. E&#8217; compito della gioventù costruire un futuro di pace e progresso sociale, per questo occorre distruggere l&#8217;imperialismo e costruire il socialismo!</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"> FUORI LA NATO DALLA SICILIA, FUORI L’ITALIA DALLA NATO.</p>
<p style="text-align: justify;" align="right">Fronte della Gioventù Comunista Sicilia</p>
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