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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; governo</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>LA SOLIDARIETÀ ALLA PALESTINA NON È UN CRIMINE. Criminale è chi ha difeso un genocidio. Comunicato dell’Ufficio Politico del FC e della Segreteria nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 10:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’operazione giudiziaria che ha portato all’arresto di nove persone, tra cui figurano il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, ma anche persone legate ad altre associazioni, è innanzitutto una enorme operazione mediatica. La vicenda viene utilizzata dal governo Meloni e dalle lobby filo-israeliane per attaccare l’intero movimento di solidarietà con il popolo palestinese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’operazione giudiziaria che ha portato all’arresto di nove persone, tra cui figurano il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, ma anche persone legate ad altre associazioni, è innanzitutto una enorme operazione mediatica. La vicenda viene utilizzata dal governo Meloni e dalle lobby filo-israeliane per attaccare l’intero movimento di solidarietà con il popolo palestinese come “filo-terroristico”, prescindendo anche dalla fondatezza delle accuse sul piano giudiziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’enorme operazione mediatica si è messa in moto per<strong> </strong>costruire la falsa percezione di uno scandalo nazionale, con l’obiettivo chiarissimo di creare il contraltare mediatico alla indifendibile complicità con il genocidio dimostrata dal governo italiano – l’unico vero scandalo di cui si dovrebbe parlare &#8211; contro cui milioni di persone sono scese in piazza negli scorsi mesi. Questo viene fatto sapendo bene che un’accusa trasmessa a reti unificate con questa potenza di fuoco, indipendentemente dalla sua fondatezza, pesa sempre di più della smentita successiva.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accusa mossa contro gli arrestati e gli indagati è di aver finanziato organizzazioni politiche in Palestina. La natura dell’accusa è singolare, perché si tratta di persone che non hanno commesso reati in Italia, che vengono accusate di legami con associazioni umanitarie che Israele considera unilateralmente come terroristiche, sulla base di informazioni fornite proprio da Israele. È rilevante ricordare che il governo israeliano, in pieno delirio estremistico e fondamentalista, considera oggi “legate al terrorismo” persino l’UNRWA (agenzia delle Nazioni Unite) o ONG come “Save the Children”, che proprio di recente è stata espulsa dalla Striscia di Gaza.</p>
<p style="text-align: justify;">Indipendentemente dagli sviluppi delle indagini e dalla vicenda giudiziaria che seguirà, vogliamo chiarire alcuni aspetti politici per noi fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Hamas è considerata un’organizzazione terroristica da meno di 40 paesi al mondo. Tra questi ci sono Israele, gli USA e l’UE. Da comunisti siamo molto lontani dall’ideologia di Hamas e dal suo progetto politico. Sappiamo bene però che Hamas è una forza politica che tanti palestinesi considerano un riferimento; è un partito politico che ha governato la Striscia di Gaza negli ultimi decenni.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo, tra l’altro, è del tutto normale che le organizzazioni umanitarie operanti sul campo mantengano forme di interlocuzione e di contatto con chi gestisce la sanità e i servizi pubblici, come avviene in qualsiasi paese del mondo. Utilizzare questo argomento per bollare come “terroristico” l’invio di fondi per aiuti umanitari alle popolazioni è del tutto arbitrario. Un’accusa di terrorismo sta in piedi solo se e quando si dimostra la complicità nell’organizzazione di attentati terroristici. Le autorità italiane questo lo sanno bene, ma il governo preferisce incassare i risultati del clamore mediatico immediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi consideriamo inaccettabili tutte le azioni terroristiche contro la popolazione civile, a differenza dei governi europei che difendono il terrorismo dello Stato israeliano. Ma sappiamo bene che l’accusa di “terrorismo” agitata da Israele, dagli USA e dall’UE mira a cancellare una grande verità: che la storia della lotta armata in Palestina – che non nasce affatto con Hamas – ha alla base il principio della legittimità della resistenza di un popolo occupato contro una forza di occupazione, principio riconosciuto anche dall’ONU e dal diritto internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il centro-sinistra del “campo largo” autoproclamatosi “progressista”, che non riconosce questo principio e anzi ne prende le distanze, si ritrova oggi a balbettare e a prestare il fianco a questa operazione giudiziaria e mediatica. Un’operazione del governo che ha un obiettivo chiarissimo: bollare come criminale e terroristica la solidarietà alla Palestina. Contro questa narrazione velenosa ci battiamo e continueremo a batterci.</p>
<p style="text-align: justify;">La lotta al fianco del popolo palestinese è giusta e necessaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Criminale è lo Stato di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Terrorista è chi difende un genocidio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;</p>
<p style="text-align: justify;">Ufficio Politico FC</p>
<p style="text-align: justify;">Segreteria nazionale FGC</p>
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		<title>15 NOVEMBRE MOBILITAZIONE NAZIONALE STUDENTESCA. CONTRO GUERRA E REPRESSIONE, FERMIAMO IL GOVERNO!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 17:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[Da un anno assistiamo al genocidio del popolo palestinese. Dopo oltre 75 anni di oppressione, Israele sta portando avanti un attacco senza precedenti, che ora si estende anche al Libano, trascinando tutto il Medio Oriente in una escalation bellica. Il governo Meloni è complice di tutto questo. Sostiene attivamente gli interessi delle grandi aziende italiane]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="docs-internal-guid-193bed51-7fff-18d2-6c6d-30016dcb37b5" style="text-align: justify;" dir="ltr">Da un anno assistiamo al genocidio del popolo palestinese. Dopo oltre 75 anni di oppressione, Israele sta portando avanti un attacco senza precedenti, che ora si estende anche al Libano, trascinando tutto il Medio Oriente in una escalation bellica. Il governo Meloni è complice di tutto questo. Sostiene attivamente gli interessi delle grandi aziende italiane come Eni e Leonardo, che hanno tutto da guadagnare dall&#8217;espansione del conflitto, anche a costo delle vite di decine di migliaia di civili. Contemporaneamente aumentano gli accordi tra scuole e aziende belliche, in un clima repressivo generale, direttamente supportato dal governo.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Per questo è ora di mobilitarci! Il 15 novembre 2024 costruiamo in tutta Italia la mobilitazione degli studenti contro il governo Meloni. Scendiamo in piazza perché:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">L&#8217;attacco unilaterale di Israele contro il popolo palestinese, supportato dal governo Meloni, è un massacro di una gravità inaudita che ha causato a ora più di 40.000 morti, di cui tantissimi bambini, e milioni di sfollati. Attraverso l&#8217;uso indiscriminato della categoria di &#8220;terrorismo&#8221; i media distorcono la realtà, giustificando le brutalità israeliane e cancellando il diritto del popolo palestinese a lottare per la propria libertà. Gli studenti delle scuole di tutta Italia si mobilitano in solidarietà con il popolo palestinese: fermiamo il genocidio!</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">La guerra in Palestina è parte di uno scontro più ampio tra monopoli che si contendono risorse strategiche, come armi e idrocarburi, rotte commerciali, snodi geopolitici, quote di mercato su scala globale. Il governo Meloni, paladino dei monopoli italiani, ci trascina verso il baratro della guerra, partecipando attivamente ai piani bellici di NATO-USA-UE, come già avviene in Europa orientale contro la Russia, aumentando la spesa per la difesa fino a 29 miliardi di euro. Mobilitiamoci contro ogni coinvolgimento italiano nella guerra. Non un centesimo per la guerra dei padroni!</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">Gli accordi tra il Ministero dell’Istruzione e le aziende belliche continuano ad aumentare, inserendo i giovani in percorsi di alternanza scuola-lavoro con industrie di armi, come Leonardo, che produce sistemi bellici nel settore aeronautico. Questi accordi con l’esercito e le multinazionali dell&#8217;industria bellica servono ad alimentare i conflitti per il profitto, portando la guerra direttamente nelle scuole. Serve ritirare immediatamente gli accordi con le aziende della guerra. No alla scuola della guerra!</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">La riforma Valditara, appena approvata, mira a colpire gli studenti, rendendo più facile bocciarli per semplici violazioni del regolamento d’istituto, intensificando così la repressione nelle scuole. Inoltre, con la riforma degli istituti tecnici e professionalirafforza il modello della scuola-lavoro, resa obbligatoria dal centro-sinistra con la Buona Scuola, nonostante nel 2022 tre studenti siano morti durante gli stage. L&#8217;obiettivo è piegare ulteriormente l’istruzione pubblica agli interessi delle aziende. Allo stesso tempo, con il DDL 1660, presentato come &#8220;decreto sicurezza&#8221;, il governo attacca i lavoratori e chiunque lotti per un futuro migliore, minando il diritto di sciopero e criminalizzando chi alza la testa. Contro le riforme del governo Meloni fatte su misura per le aziende: mobilitiamoci per fermare i piani dei padroni!</p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr"><strong>In tutta Italia mobilitiamoci il 15 novembre contro il governo Meloni e le sue politiche antipololari, contro il coinvolgimento italiano nella guerra imperialista, in solidarietà al popolo palestinese</strong><strong>. Il 15 novembre tutti in piazza</strong>!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>DDL 1660. RISPONDIAMO ALL’ATTACCO REPRESSIVO E DI CLASSE DEL GOVERNO MELONI CON LA LOTTA. Comunicato della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 07:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il DDL Sicurezza rappresenta un salto di qualità dal punto di vista repressivo, da non sottovalutare. Il Governo, dopo aver approvato in prima battuta alla Camera dei deputati lo scorso settembre il Decreto Legge 1660, si prepara ad avanzare come un treno da una parte contro le lotte dei lavoratori e sociali, e dall’altra, in termini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il DDL Sicurezza rappresenta un salto di qualità dal punto di vista repressivo, da non sottovalutare. </strong>Il Governo, dopo aver approvato in prima battuta alla Camera dei deputati lo scorso settembre il Decreto Legge 1660, si prepara ad avanzare come un treno da una parte contro le lotte dei lavoratori e sociali, e dall’altra, in termini propagandistici, per gestire col pugno di ferro le contraddizioni sociali prodotte da questo sistema in putrefazione. I contenuti di questo provvedimento sono molto pericolosi e ne riportiamo quelli più significativi. In particolare, si attaccano i lavoratori rendendo il blocco stradale reato penale con condanne fino a 2 anni di carcere e istituendo il cosiddetto reato di resistenza passiva – formula per colpire direttamente gli scioperi -, dando prefigurando pene fino a 4 anni; nel contesto invece della resistenza attiva si arriva fino a 15 anni di carcere.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, si colpisce, con il pretesto del terrorismo, la propaganda delle lotte, rendendo imputabili gli indagati anche solo se trovati in possesso di documenti considerati “compromettenti”, con condanne fino a 6 anni di carcere.</p>
<p style="text-align: justify;">In terzo luogo, vengono comminate pene fino a 7 anni per chi occupa una casa sfitta o addirittura solidarizza con le occupazioni. E ancora, le proteste in carcere o nei Cpr possono essere punite col carcere fino a 20 anni, medesima pena prevista per chi lotta contro le grandi opere, e viene istituito anche il carcere per le madri incinte o con figli di età inferiore a un anno. Agli immigrati senza permesso di soggiorno si vieta finanche l’uso del cellulare, vincolando l’acquisto della SIM al possesso di questo documento.</p>
<p style="text-align: justify;">In ultimo, viene istituita la facoltà per le forze dell’ordine di detenere una seconda arma personale al di fuori di quella d’ordinanza, portabile con sé anche se non in servizio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La spirale reazionaria in cui ci sta precipitando il Governo è il momentaneo culmine di un processo in atto da ben prima della presentazione del DDL 1660.</strong> Dal Decreto Rave al Decreto Caivano fin da subito è emersa la natura di un esecutivo pronto a governare le contraddizioni sociali attraverso il pugno duro. Abbiamo assistito a questo atteggiamento durante questi anni, a partire dalle violenze della polizia nei confronti del movimento studentesco quando 200.000 studenti scesero in piazza contro i morti in alternanza. Lo abbiamo vissuto davanti ai cancelli della logistica dove facchini e drivers in sciopero subivano aggressioni squadriste da parte di aziende di sicurezza privata al soldo dei padroni e forze dell’ordine. Lo sperimentano quotidianamente le famiglie operaie sotto sfratto che non possono permettersi di pagare un affitto a causa di disoccupazione e bassi salari. In particolare, in un contesto in cui si acuiscono le contraddizioni inter-imperialistiche, le manifestazioni per la Palestina e il movimento di sostegno che si è generato è stato vittima in prima fila di questo processo, come dimostra, in ultima istanza, la pesante repressione a cui abbiamo assistito in occasione della manifestazione del 5 ottobre a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Governo Meloni, con questo decreto-legge, cerca di sferrare un attacco spregiudicato nei confronti di chi lotta, in particolare contro il diritto di sciopero e di protesta dei lavoratori. </strong>È evidente, nonostante la trasversalità di queste misure, che vi è un occhio particolare per le proteste dei lavoratori, in particolare quelli della logistica, citati apertamente, assieme al SI Cobas, dal ministro Piantedosi in una delle ultime interrogazioni parlamentari. L’istituzione della resistenza passiva e il rafforzamento del reato di blocco stradale puntano proprio a colpire con la paura e con pene dure quei lavoratori che, in particolare negli ultimi anni, hanno dimostrato di poter fermare la produzione e la circolazione delle merci, oltre che il traffico di armi nei porti. Un attacco di classe chiaro e diretto soprattutto verso chi mette in discussione con maggiore forza e combattività gli attuali rapporti di produzione colpendo i profitti dei capitalisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ipocrisia delle forze politiche all’opposizione non si ferma neanche in questo caso. </strong>Dalle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, degli esponenti del centrosinistra e di Conte la prima preoccupazione che traspare è relativa all’impatto che questo decreto avrà sui gruppi imprenditoriali legati al commercio della “cannabis legale”, mostrando ancora una volta la distanza con il popolo e i lavoratori. Le forze politiche, che oggi si pongono a parole contro questo decreto, sono le stesse che negli scorsi anni si sono rese corresponsabili dell’acuirsi dell’attacco repressivo dello stato borghese, a partire dall’approvazione dei Decreti Minniti targati PD e dei Decreti Sicurezza a firma 5Stelle-Lega, che hanno istituito reati come quello di blocco stradale per colpire innanzitutto i lavoratori in lotta, o che hanno rafforzato il regime di detenzione dei CPR. Decreti il cui impianto è stato mantenuto complessivamente in piedi anche dai governi di centro sinistra formatisi dopo la caduta dell’esecutivo a guida Movimento 5 Stelle e Lega. Oggi, provando a rifarsi una verginità politica e a macinare consenso elettorale, nascondono queste stesse responsabilità e provano a presentarsi con una nuova faccia nei confronti di quegli strati sociali che per primi sono stati colpiti dalle loro leggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo contesto, sosteniamo e promuoviamo lo sciopero generale del 18 Ottobre indetto dal SI Cobas e le manifestazioni del 19 Ottobre contro il DDL 1660.</strong> Ci rendiamo conto che, a maggior ragione adesso, l’arretramento del movimento operaio e della sinistra di classe impone a tutte le realtà di lotta un cambio di passo. Proprio perché questo attacco è generalizzato e &#8211; nonostante colpisca le realtà di lotta in maniera trasversale – colpisce in particolar modo il movimento operaio, occorre che soprattutto sul fronte del sindacalismo di base e conflittuale e delle mobilitazioni si eserciti la massima unità d’azione. Per difendere i diritti, in particolare quello di sciopero, bisogna praticarli. Non si può combattere questo decreto semplicemente con una battaglia d’opinione: quando i margini di agibilità politica e gli spazi democratici si restringono possono essere difesi solo dalle lotte che esistono e possono svilupparsi nel movimento reale, a partire da quello dei lavoratori. E queste lotte devono scorrere in un unico fiume, che possa fare da argine alle mire di pacificazione sociale di governo e padroni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’acuirsi dell’attacco repressivo e di classe del governo impone l’urgenza della ricostruzione del partito rivoluzionario della classe operaia in Italia</strong>, del fattore soggettivo che organizzi la risposta non solo a questo ennesimo tentativo di colpire i lavoratori e le sue avanguardie, ma complessivamente ad un sistema fatto di morte e sfruttamento, che antepone i profitti di pochi al benessere di tutti. Siamo in prima fila per sostenere questa prospettiva e per gettare la basi affinchè si sviluppi.</p>
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		<title>PER LA LIBERTÀ DELLA PALESTINA. FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA IMPERIALISTA IN MEDIO ORIENTE. Comunicato dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria nazionale del FGC.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 10:26:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A un anno dagli eventi del 7 ottobre 2023, il bagno di sangue che Israele ha scatenato nella striscia di Gaza rischia di evolvere in una escalation bellica su scala regionale. Gli attentati terroristici organizzati da Israele in Libano, i bombardamenti contro obiettivi civili e militari nel paese, tra cui quello in cui è stato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A un anno dagli eventi del 7 ottobre 2023, il bagno di sangue che Israele ha scatenato nella striscia di Gaza rischia di evolvere in una escalation bellica su scala regionale. Gli attentati terroristici organizzati da Israele in Libano, i bombardamenti contro obiettivi civili e militari nel paese, tra cui quello in cui è stato ucciso il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah; le minacce circa una imminente invasione di terra da parte dell’IDF e l’attacco missilistico iraniano in risposta alle criminali azioni di Israele, mostrano che la questione palestinese può fare da detonatore per un conflitto imperialista più generalizzato nell’intero Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, non si ferma il massacro che Israele sta portando avanti nella striscia di Gaza, con la complicità degli USA, dell’UE e dei governi europei, della NATO. Ad oggi sono stati uccisi più di 40mila palestinesi, di cui 16mila bambini. 80mila bambini mostrano segni di malnutrizione, decine di migliaia sono i dispersi, gli orfani e i mutilati. Gli sfollati arrivano a quasi 2 milioni di persone, cioè l’80% della popolazione della Striscia di Gaza, mentre il 2% è stato sterminato. Nella Cisgiordania, crescono l’oppressività dell’occupazione e del regime di apartheid, le atrocità delle IDF e dei coloni contro la popolazione civile, le rappresaglie contro militanti e prigionieri politici, che colpiscono sempre più anche le forze che si oppongono al genocidio dentro i confini di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il governo e la borghesia di Israele, al costo della sicurezza della loro stessa popolazione, portano avanti un piano genocida e di pulizia etnica che ha un obiettivo chiaro e apertamente dichiarato: cancellare per sempre la possibilità della nascita e del riconoscimento di uno Stato palestinese</strong> – scenario che esponenti del governo di Tel Aviv hanno definito “contrario alla sicurezza di Israele” &#8211; e mettere il mondo davanti ai fatti compiuti della totale occupazione militare della Palestina storica e dell’espulsione delle popolazioni arabe dalle loro terre.</p>
<p style="text-align: justify;">È opportuno evidenziare, a tal proposito, che anche quelle che vengono ipocritamente presentate dai nostri media come “aperture” e “proposte” israeliane per un cessate il fuoco, chiedono come condizione alla controparte palestinese il riconoscimento dell’occupazione militare della Striscia di Gaza. Nel frattempo, continua la manipolazione mediatica che giustifica le azioni di Israele, o ne minimizza la gravità, con la retorica della “lotta al terrorismo”, proprio mentre a compiere atti terroristici è lo Stato di Israele, come dimostrano gli attacchi compiuti in Iran e in Libano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ribadiamo quanto abbiamo già affermato all’indomani del 7 ottobre: <strong>il popolo palestinese, che vive in condizioni di occupazione militare, di assedio e di segregazione imposta da una forza occupante, ha il diritto a lottare con ogni mezzo per la propria liberazione</strong>. È opportuno sottolineare che, nelle condizioni attuali della Palestina, il diritto dei popoli occupati alla resistenza armata è riconosciuto persino dal diritto delle Nazioni Unite. La narrazione mediatica che bolla arbitrariamente non soltanto Hamas, ma la totalità delle forze politico-militari palestinesi come “terrorismo”, è pura propaganda che serve a offuscare questa verità: che in Palestina esiste una resistenza armata contro un’occupazione illegittima, ingiusta e criminale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’invasione israeliana della Striscia di Gaza e il bagno di sangue che è ormai in corso da un anno, avvengono mentre <strong>il Medio Oriente continua a essere al centro di una dura competizione imperialista tra le potenze capitalistiche mondiali e regionali</strong>, e i rispettivi monopoli, per il controllo delle risorse energetiche, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, di territori strategici, mercati e quote di mercato. Questa competizione è la base materiale del tanto discusso “allargamento del conflitto”, dalle vicende nel Mar Rosso al coinvolgimento dell’Iran e delle forze a esso affini in Libano e Siria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Italia e i monopoli italiani sono parte attiva e rilevante in questo scenario di competizione imperialista</strong>. Ne sono dimostrazione la presenza militare italiana in Iraq e nel Mediterraneo Orientale, o la licenza per esplorare ed estrarre gas dai giacimenti nelle acque della Striscia di Gaza che l’ENI ha ottenuto dal governo israeliano, in qualità di forza militare occupante e – come denunciato da molti &#8211; in violazione del diritto internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa realtà è alla base dell’inaccettabile complicità con Netanyahu del governo italiano guidato da Giorgia Meloni, che si distingue oggi per la sua posizione più smaccatamente filo-israeliana, anche rispetto ad altri paesi UE. Mentre Israele realizzava un piano genocida nell’ultimo anno, l’Italia non ha mai votato a favore della richiesta di un cessate il fuoco, né ha interrotto la fornitura di armi, che anzi è raddoppiata nel giro di un mese tra dicembre 2023 e gennaio 2024, arrivando a quota due milioni di euro in missili e bombe forniti a Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, dopo le grandi mobilitazioni popolari in solidarietà al popolo palestinese, un importante movimento di protesta si è sviluppato negli scorsi mesi nelle università italiane per chiedere la fine degli accordi di cooperazione con Israele e con le aziende belliche e dell’industria militare. Abbiamo sostenuto queste proteste con tutte le nostre energie, mentre si intensificavano, da un lato, la repressione da parte delle forze di polizia, dall’altro, gli attacchi squadristi organizzati da estremisti di matrice filo-israeliana.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, alcune organizzazioni palestinesi in Italia hanno lanciato una manifestazione nazionale a Roma per la giornata del 5 ottobre, richiamando l’anniversario degli eventi del 7 ottobre e chiamando a esprimere solidarietà e sostegno alle forze della resistenza palestinese. Il lancio di questa manifestazione e le posizioni espresse dai promotori sono state utilizzate come pretesto dal governo Meloni per imporre il divieto alla manifestazione, per presunte “ragioni di sicurezza pubblica” che in realtà tradiscono la natura tutta politica di questo divieto, giunto dopo settimane di pressioni dei settori filo-israeliani.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sviluppi hanno prodotto una divisione tra le forze palestinesi in Italia, producendo il ritiro dalla promozione della giornata del 5 ottobre di una parte delle sigle palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Fronte Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista, nel <strong>confermare l’adesione e la partecipazione alla giornata di manifestazione nazionale a Roma del 5 ottobre con uno spezzone comunista e di classe</strong>, con appuntamento a <strong>Piramide (MB) alle ore 14</strong>, dichiarano e ribadiscono quanto segue:</p>
<p style="text-align: justify;">-        È necessario porre fine al genocidio in corso della Striscia di Gaza, imporre un immediato cessate il fuoco, fermare i piani di invasione del Libano da parte dell’esercito israeliano. Sosteniamo l’incriminazione di Israele per crimini di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia per violazioni della convenzione ONU del 1948 sul genocidio;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Lottiamo per porre fine a ogni forma di coinvolgimento dell’Italia nel massacro in corso a Gaza, a ogni forma di sostegno italiano al governo criminale di Netanyahu, a ogni forma di cooperazione e coinvolgimento dell’Italia nella preparazione della guerra imperialista contro il Libano e l’Iran. Denunciamo i piani imperialisti di USA, UE e NATO e del capitale italiano in Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Il tentativo delle forze di governo di utilizzare i pretesti della “lotta all’antisemitismo e al terrorismo” per intensificare la repressione politica della solidarietà alla Palestina è ormai chiarissimo. Pensiamo che a questi tentativi di intimidazione e marginalizzazione politica si debba rispondere, nonostante tutte le contraddizioni esistenti, con la massima unità delle comunità palestinesi e delle forze pro-Palestina del movimento di classe, senza illusioni che l’unità nella lotta possa essere sostituita da interlocuzioni a porte chiuse con le forze politiche del centro-sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Ogni speranza di pace nell’immediato futuro per il popolo palestinese passa per la fine dell’occupazione dei territori palestinesi e dell’<em>apartheid</em>, per il riconoscimento effettivo di uno Stato palestinese sovrano e indipendente, del diritto al ritorno dei profughi palestinesi e la liberazione dei prigionieri politici detenuti dal regime israeliano.</p>
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		<title>Una posizione comunista sulle elezioni europee dell’8-9 giugno. Dichiarazione congiunta dei Comitati Centrali del Fronte Comunista e del Fronte della Gioventù Comunista.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2024 20:32:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I. Sulla situazione in Europa e il carattere della UE II. L’Italia e le opzioni elettorali esistenti III. Mettiamo in campo una proposta per superare l’irrilevanza &#8212; I. Sulla situazione in Europa e il carattere della UE 1. Le elezioni del Parlamento Europeo, che in Italia si terranno l’8 e il 9 giugno 2024, avvengono in un contesto di grave approfondimento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I. Sulla situazione in Europa e il carattere della UE</p>
<p style="text-align: justify;">II. L’Italia e le opzioni elettorali esistenti</p>
<div style="text-align: justify;">III. Mettiamo in campo una proposta per superare l’irrilevanza</div>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;">I. Sulla situazione in Europa e il carattere della UE</p>
<p style="text-align: justify;">1. Le elezioni del Parlamento Europeo, che in Italia si terranno l’8 e il 9 giugno 2024, avvengono in un contesto di grave approfondimento della crisi capitalistica e della competizione militare, politica ed economica tra le potenze capitalistiche, per la supremazia nel sistema imperialista internazionale. La tendenza mondiale alla polarizzazione in due campi contrapposti – allo stato attuale, un campo euro-atlantico e un campo euro-asiatico – trova una delle sue linee di faglia potenziali proprio in Europa e all’interno della stessa UE, dove emergono contraddizioni sempre maggiori tra le diverse fazioni della borghesia. La recessione economica della Germania, fortemente correlata al contesto della guerra imperialista in Ucraina, mostra che la spirale di un nuovo, ulteriore ciclo di crisi economica nel continente europeo è una possibilità concreta. In questo contesto, con le nubi di guerra e della crisi che si addensano e un attacco ai diritti dei popoli che continua a essere portato avanti, la massima chiarezza deve esserci sul carattere e la natura della UE da parte dei comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">2. L’Unione Europea è un’alleanza imperialista del grande capitale, controllata dai monopoli, dai grandi conglomerati economici, dalla grande finanza, che esprime a livello europeo la dittatura del capitale contro i popoli e i lavoratori. Trent’anni di storia della UE hanno dimostrato che questa non ha nulla a che vedere con la fratellanza tra i popoli, con l’internazionalismo, con le promesse di progresso, di pace e di benessere che hanno accompagnato la sua nascita. Il mercato unico europeo non è, e non avrebbe mai potuto essere, il terreno su cui si produce un avanzamento dei diritti e delle condizioni di vita dei lavoratori. Al contrario, ha dimostrato che la competizione per il profitto avviene sempre sulla pelle degli sfruttati. È un dato di fatto che dopo tre decenni il livello del potere d’acquisto legato ai salari reali, i tassi di occupazione e di occupazione stabile, la distribuzione della ricchezza, persino il livello delle libertà “democratiche”, sono fortemente peggiorati in tutti i paesi UE. Mentre la classe operaia di tutti i paesi subisce le politiche anti-popolari dell’UE e dei governi nazionali, spesso imposte a colpi di direttive e regolamenti europei; mentre più di 27mila rifugiati e immigrati sono morti in 10 anni per le politiche criminali dell’UE, mentre aumentano la repressione poliziesca e l’involuzione reazionaria, i capitalisti beneficiano di un’UE costruita su loro misura, al punto che il lobbying è apertamente istituzionalizzato e riconosciuto come una parte fondamentale per la “democrazia europea”. Nel frattempo, l’anticomunismo viene adottato come ideologia ufficiale della UE, attraverso l’equiparazione anti-storica tra comunismo e nazismo, e in numerosi paesi UE (Lettonia, Lituania, Polonia, solo per citarne alcuni) i partiti comunisti vengono messi al bando. Da comunisti, ribadiamo il carattere di classe, reazionario e antipopolare dell’Unione Europea, nonché l’irriformabilità di questa alleanza. Denunciamo l’illusione di “democratizzare” l’UE attraverso una riforma del ruolo dei suoi organismi, come il Parlamento Europeo, che viene oggi promossa dalle forze politiche di tutto lo schieramento borghese, da quello liberale a quello delle socialdemocrazie, vecchie e nuove. Riaffermiamo la posizione che abbiamo espresso nei nostri rispettivi congressi e tesi politiche: “se un’Europa dei popoli potrà nascere, sarà solo dalle ceneri dell’UE dei padroni e del capitale”.</p>
<p style="text-align: justify;">3. L’illusione dell’UE come portatrice di pace è definitivamente crollata dinanzi all’evidenza dello scontro imperialista in corso a livello internazionale, in cui la UE gioca un ruolo di primo piano. L’Unione Europea è in prima linea nel sostenere lo Stato di Israele, il suo piano genocida e l’occupazione illegittima dei territori palestinesi. Nel febbraio 2024, sotto il pretesto della difesa della “libertà di navigazione”, ha avviato l’operazione militare “Aspides” nel Mar Rosso, intervenendo di fatto nella guerra criminale che l’Arabia Saudita sta conducendo contro lo Yemen e incrementando il rischio di una più ampia escalation in Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">L’UE è corresponsabile dell’escalation di guerra in Ucraina, dove si combatte oggi una sanguinosa guerra imperialista tra il blocco USA-UE-NATO e la Russia capitalista con i suoi alleati. Questo, non solo perché la maggior parte dei paesi UE è membro della NATO, ma anche perché ha cooperato per anni attivamente – e, in certa misura, anche autonomamente – con il regime ucraino. L’UE ha fornito al regime di Zelensky oltre 143 miliardi di euro dall’inizio della guerra, più altri 50 già stanziati per il prossimo, prelevati dalle tasche dei lavoratori e dei cittadini; tonnellate su tonnellate di armi, senza farsi nessuno scrupolo nel sostenere gruppi mercenari e bande neo-naziste come il battaglione Azov, che si sono macchiate di crimini orrendi contro la popolazione civile. Per la prima volta dopo 70 anni, l’Europa si trova davvero dinanzi a una guerra che può trasformarsi in un conflitto generalizzato, con la minaccia dell’utilizzo di armi nucleari che viene agitata dalle forze belligeranti.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto l’UE non è affatto un fattore di pace. È opportuno ricordare che la Commissione Europea ha, più volte, fatto appello esplicitamente alla necessità di adattarsi a una “economia di guerra” e che si sta intraprendendo la strada della costruzione di un “esercito europeo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ragioni di questo conflitto, da entrambe le parti, stanno nella competizione inter-capitalistica per il controllo di mercati e quote di mercato, territori, risorse energetiche e minerarie, rotte commerciali e di approvvigionamento, etc. Stanno, in altre parole, nel capitalismo stesso; negli interessi del grande capitale che sono alla base dell’esistenza stessa dell’UE. La lotta per la pace e la fratellanza tra i popoli, contro l’imperialismo e i piani di guerra, è oggi più che mai anche una lotta contro l’UE.</p>
<p style="text-align: justify;">4.Le principali politiche promosse oggi dall’UE confermano il suo carattere antipopolare. Il “Green New Deal” dimostra che perfino l’emergenza climatica e ambientale viene utilizzata strumentalmente per promuovere una ristrutturazione capitalistica e nuove opportunità di profitto per i grandi monopoli; il piano europeo “Next Generation EU” prevede un fondo da 1,8 trilioni di euro destinati alle strategie di profitto dei monopoli, con l’ennesimo trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto; il nuovo Patto di Stabilità e Crescita, cui il Parlamento Europeo ha dato il via libera lo scorso Aprile, rappresenta il viatico per ingenti tagli alla spesa pubblica, che saranno scaricati sulle condizioni di vita e lavoro degli strati popolari; la nuova Politica Agricola Comuneschiaccia ulteriormente i piccoli produttori del settore agricolo in favore dei grandi monopoli; il nuovo “Patto UE sulla migrazione e l’asilo”, in totale spregio della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, istituzionalizza ulteriormente il baratto tra gli Stati membri per la ripartizione degli immigrati come forza-lavoro a basso costo, mentre legittima la costruzione di veri e propri campi di concentramento in paesi extra-UE, come quelli in via di costruzione a seguito dell’accordo tra Italia e Albania, in cui deportare gli immigrati destinati all’espulsione.</p>
<p style="text-align: justify;">5. L’attuale tornata elettorale avviene nel contesto di una crescita generalizzata delle forze nazionaliste e reazionarie, e più in generale del nazionalismo sotto varie forme. L’avanzata di partiti di ultradestra in numerosi paesi europei apre oggi la possibilità di superare in senso reazionario la maggioranza che oggi è espressa nel Parlamento Europeo dall’alleanza tra PPE (centro-destra), S&amp;D (centro-sinistra) e ALDE (liberali). In particolare, è significativo che, in ultima istanza, la collocazione internazionale nello scenario della guerra imperialista sia la vera linea di faglia anche nelle divisioni tra le stesse forze nazionaliste. La presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha aperto all’ingresso dei nazionalisti in una nuova maggioranza fissando tre criteri: essere a favore dell’UE, essere contro la Russia di Putin e – con notevole ipocrisia &#8211; “rispettare lo Stato di diritto”. L’apertura, nei fatti, è verso il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, caratterizzato da maggiori garanzie nel rispetto della “fedeltà atlantica”, che vede oggi tra le principali forze che lo compongono proprio Fratelli d’Italia, assieme a Vox (Spagna) e all’ultradestra polacca di “Diritto e Giustizia”. Sull’altro versante si collocano le forze del gruppo “Identità e Democrazia”, dallo spiccato orientamento filo-russo che vede, tra gli altri, la Lega di Matteo Salvini assieme al Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia e, fino a soli pochi giorni fa, alla Alternative für Deutschland in Germania, allontanata dinanzi all’ennesima insostenibile dichiarazione di un suo esponente, arrivato a riabilitare persino le SS. Oltre le forze politiche espressamente nazionaliste e reazionarie, è opportuno evidenziare che tutte le principali potenze europee, indipendentemente da chi siano governate, esprimono oggi una posizione de facto nazionalista, come dimostra l’atteggiamento sempre più aggressivo del governo francese di Macron, o anche l’intraprendenza dell’Italia nella promozione dei propri interessi imperialisti in Africa, nei Balcani, nel Mediterraneo. Questa tendenza rende ormai obsoleta anche la vecchia categoria di “sovranismo”, nel senso in cui poteva essere usata giornalisticamente per definire quelle forze politiche “euroscettiche” che, dagli anni della crisi dei debiti pubblici europei, si opponevano all’UE e ai suoi vincoli economici. Il dato da tenere a mente è che il nazionalismo, nelle sue forme più reazionarie, prima o poi viene sempre assunto a ideologia degli Stati capitalisti nel contesto della guerra imperialista.</p>
<p style="text-align: justify;">6. In questo scenario complesso, va sottolineata l’enorme importanza dei movimenti di protesta, espressione del malcontento dei settori operai e popolari, che hanno attraversato tutto il continente europeo negli ultimi anni. Grandi scioperi e lotte operaie hanno fermato la produzione e riempito le strade in paesi come Grecia, Francia, Regno Unito; in numerosi paesi, tra cui l’Italia, gli studenti sono scesi in piazza per difendere il diritto allo studio contro l’aziendalizzazione e la riorganizzazione ultra-capitalistica dell’istruzione pubblica e dell’università; gli agricoltori hanno bloccato le strade in tutta Europa contro la Politica Agricola Comune che li schiaccia. Da mesi, in tutti i paesi, milioni di persone si mobilitano in solidarietà al martoriato popolo palestinese, condannando la complicità dell’UE e dei governi europei nel genocidio perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza e nell’occupazione della Palestina, sostenendo la legittima aspirazione del popolo palestinese ad avere un proprio Stato indipendente e sovrano. Con tutti i limiti e nella differenza delle forze espresse, questi sviluppi dimostrano che esistono le condizioni per una rinascita del movimento rivoluzionario in Europa e che, affinché queste forze non finiscano semplicemente per refluire, oggi più che mai c’è bisogno in Europa dei comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;">II. L’Italia e le opzioni elettorali in campo.</p>
<p style="text-align: justify;">7. In Italia, come in altri paesi, il periodo delle elezioni europee non va oltre la mera trasposizione della politica nazionale nel processo elettorale. Tutti i principali partiti si candidano alle elezioni europee agitando proposte che, di fatto, attengono alla politica nazionale e non a quella europea. Le diverse opzioni nel campo del sistema politico borghese non sentono la minima necessità di costruire il proprio consenso portando avanti una campagna elettorale su questioni inerenti alla politica dell’UE. Questo fenomeno, osservabile a ogni tornata elettorale europea, è l’ennesima riprova di quanto l’UE sia un centro di potere distante dai popoli e dai lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">8. Nel centro-destra al governo, Fratelli d’Italia porta avanti un processo di accreditamento come forza politica di riferimento e di maggioranza sulla base della propria fedeltà euro-atlantica, mentre punta a rafforzare la propria posizione di principale partito nazionalista in Italia. Ciò avviene a scapito della Lega di Matteo Salvini, la cui stessa leadership nel partito è a rischio. Nella situazione che si prefigura, non è escludibile – ed è anzi altamente probabile – che si proceda a un “rimpasto” di governo con una ridefinizione dei rapporti di forza in favore di FdI.</p>
<p style="text-align: justify;">9. Nel centro-sinistra, il PD prosegue nel tentativo di riaffermazione del partito sotto la segreteria di Elly Schlein, in assenza di una vera alternatività al centro-destra su tutte le questioni fondamentali, a partire dalla guerra. Il Movimento Cinque Stelle, che negli ultimi anni ha puntato a ridefinirsi sulla base di proposte genuinamente socialdemocratiche, nel tentativo di occupare anche lo spazio a “sinistra” lasciato libero dal PD, sviluppa la sua campagna elettorale sui temi dell’ambiente e della pace, con l’appello alla diplomazia come alternativa al maggiore investimento nella guerra, omettendo il dettaglio di aver votato a favore di innumerevoli invii di armi all’Ucraina negli ultimi due anni, con la sola eccezione dell’ultimo pacchetto. L’Alleanza Verdi-Sinistra, a tutti gli effetti un’appendice politica del centro-sinistra, punta anch’essa sui temi dell’ambientalismo e del pacifismo nel tentativo disperato di superare la soglia di sbarramento, con la contraddizione enorme e non trascurabile tra la retorica pacifista e la propria compromissione con il PD, partito tra i principali garanti della fedeltà atlantica dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">10. Il centro liberale non riesce a presentarsi con una proposta elettorale unitaria capace di cavalcare fino in fondo l’ondata di affermazione dei partiti liberali registrata alle scorse elezioni europee. La divisione tra la lista “Siamo Europei” promossa da Azione e la lista “Stati Uniti d’Europa”, costruita attorno all’alleanza tra +Europa e Italia Viva, testimonia che è in corso una competizione per occupare questo spazio politico. Cionondimeno, va ribadito che il ritorno di forze spiccatamente liberali nello scenario politico italiano – che è anche conseguenza storica del superamento della funzione di massa dei partiti cristiano-popolari a seguito della crisi delle forze del movimento operaio – è un fenomeno da non sottovalutare, ancor più in relazione all’influenza che questi partiti e i loro network esercitano oggi tra le nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">11. Quella che si avvicina è la prima tornata elettorale in cui manca un’opzione comunista – anche solo nominalmente, senza entrare nel merito – e persino una forza identificabile come “sinistra radicale”. Questo esito è stato certamente agevolato dalla modifica della legge elettorale che ha eliminato la possibilità dell’esonero dalla raccolta firme tramite il collegamento con gruppi e partiti europei, avvenuta a pochi mesi dal voto con metodi discutibili anche sul piano del rispetto delle regole “democratiche”, ma il risultato finale non cambia.</p>
<p style="text-align: justify;">La lista “Pace, Terra, Dignità” promossa da Michele Santoro, riproponendo il modello della costruzione delle liste unicamente attorno e in funzione di un personaggio che si ritiene mediaticamente efficace e cavalcando la facile “brandizzazione” della pace come tema elettorale, con la convergenza del Partito della Rifondazione Comunista , riesce nell’ardua impresa di superare a destra tutte le coalizioni elettorali costruite negli ultimi 15 anni nel tentativo di costruire la fantomatica “Syriza italiana”. Il leader della coalizione dichiara apertamente di essere contrario all’uscita dell’Italia dalla NATO, mentre esprime posizioni a dir poco tiepide nella condanna a Israele rispetto al massacro epocale in corso in Palestina. Se si fa il confronto con tutte le coalizioni elettorali degli ultimi anni, e con la stessa Potere al Popolo per come si presentava nel 2018, risulta assente il minimo richiamo ai lavoratori e all’identità popolare/operaia della lista, che mai come stavolta viene sfumata in un generico “civismo” pacifista.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, Potere al Popolo fa i conti con la chiusura dell’esperienza di Unione Popolare e con l’assenza obbligata dalla tornata elettorale. A nostro avviso, i conti si dovrebbero fare con l’idea stessa di promuovere un partito che non sia un partito di classe e di avanguardia, con il progetto di inseguire un “populismo di sinistra” che difficilmente può trovare la sua ragione di esistenza in condizioni di limitatezza degli sbocchi elettorali immediati. È una critica che andrà necessariamente sviluppata e posta in altre sedi, che poniamo con rispetto nei confronti di una delle poche forze che in questi anni, a sinistra, è stata capace di organizzare forze nuove e non solo raschiare il fondo del barile del PCI “storico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, rispetto alle elezioni europee del 2018, l’assenza del PC certifica un dato già noto a tutti gli addetti ai lavori, cioè la scomparsa di questo partito, dilaniato dalle numerose scissioni dovute ai dissensi verso la linea scellerata imposta dal gruppo dirigente fedele a Marco Rizzo, ormai dedito alla costruzione di un nuovo partito politico di matrice sovranista-nazionalista, collocato apertamente accanto all’estrema destra e ormai del tutto estraneo al movimento comunista e alla sinistra di classe. L’incapacità di costruire un’alternativa politica credibile da parte delle altre sigle, a partire dal PCI di Mauro Alboresi fondato nell’ormai lontano 2016, completa il quadro della situazione. Quella che ci viene restituita è la fotografia impietosa della crisi attuale del movimento comunista in Italia, di cui l’irrilevanza elettorale è solo il sintomo.</p>
<p style="text-align: justify;">12. In questo contesto, non riteniamo che esistano le condizioni per dare un’indicazione di voto diversa da quella dell’annullamento della scheda. Se da sempre contestiamo in Italia la logica del voto utile, convinti che “il meno peggio porta sempre al peggio”, questa è ancor più improponibile nel contesto europeo, peraltro, tenendo conto che l’attuale Commissione Europea governa col favore (istituzionalmente non necessario) di una maggioranza in cui centro-destra, centro-sinistra e liberali sono uniti e votano assieme gran parte delle volte. Non condividiamo la decisione di chi, a sinistra, ha scelto di dare indicazione di voto per Ilaria Salis, cioè (nei fatti) per l’Alleanza Verdi-Sinistra, o la scelta di chi chiede di “turarsi il naso” e votare la lista Santoro. Queste scelte, nel migliore dei casi, possono produrre solo illusioni sul carattere di queste forze politiche senza far avanzare di un millimetro i rapporti di forza reali, laddove invece servirebbe un lavoro paziente e costante di educazione e di costruzione della coscienza nella nostra classe.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché muoviamo i passi da una posizione ben lontana dall’astensionismo estremista, e riconosciamo la lezione leninista sui compiti dei comunisti anche nel terreno elettorale, riconosciamo tutti i limiti della nostra indicazione di voto, che del resto sono i limiti di tutte le forze politiche che si trovano escluse dai processi elettorali. Proprio per questo, abbiamo scelto di non portare avanti una campagna diffusa per l’astensione dal voto, non ritenendola utile a costruire un reale avanzamento nella coscienza della classe operaia. Sappiamo bene, invece, che tanto lavoro resterà da fare all’indomani delle elezioni, e che su quel terreno si gioca in questa fase la partita dei comunisti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;">Mettiamo in campo una proposta per superare l’irrilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;">13. Tutte le avventure elettorali proposte a sinistra negli ultimi 16 anni si sono concluse con disastri che hanno prodotto arretramenti, delusione, disaffezione di migliaia di compagni che si sono ormai ritirati a vita privata. La significativa eccezione della lista “L’Altra Europa con Tsipras” presentata alle elezioni europee del 2014, che pure ha eletto eurodeputati rimasti in carica fino al 2019, ha dato un’altra importante lezione: neanche quando si raggiunge il risultato sperato (eleggere), questo si tramuta in passi avanti – di qualsiasi forma! – sul terreno della costruzione di un’organizzazione politica all’altezza dei compiti che la fase storica ci impone. Allo stato attuale, a meno di una settimana dal voto, non ci sembra che si prefiguri uno scenario significativamente diverso dai precedenti già visti.</p>
<p style="text-align: justify;">È lecito chiedersi quanto abbia senso continuare così, e rivolgere questa domanda a tutti i compagni che hanno intenzione di porsi seriamente la questione dell’organizzazione politica. Una questione che a nostro avviso è, allo stesso tempo, la questione della riorganizzazione di un partito comunista degno di questo nome, e anche la riapertura in Italia di una prospettiva comunista credibile, moderna, all’altezza dei tempi, degna di portare il nome di un partito che ha scritto le pagine migliori della storia di questo paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo convinti che questo processo non passerà, e sicuramente non potrà mai nascere, da un’avventura elettorale, dall’illusione di una svolta elettorale come foriera di cambiamenti tali da produrre il superamento dell’attuale condizione di irrilevanza dei comunisti. Si tratta di rimboccarsi le maniche, mettersi seriamente a un tavolo, discutere in modo franco e aperto della prospettiva della ricostruzione comunista in Italia. Non si tratta di fare un partito o una coalizione per andare alle elezioni, né di illudersi che saltando da un’elezione all’altra si possa magicamente far avanzare un processo reale di costruzione di un partito dei lavoratori. Si tratta di fare il partito, che al più può porsi il problema delle elezioni nella misura in cui esiste ed esprime qualcosa di reale. Questa è la sfida irrinunciabile che abbiamo davanti, che non ammette più scorciatoie. Pena il perdere tempo prezioso.</p>
<p style="text-align: justify;">14. Il Fronte Comunista (FC) e il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) ribadiscono il proprio sostegno fraterno ai partiti comunisti di altri paesi membri dell&#8217;UE impegnati nella campagna elettorale per le elezioni europee, a partire dai partiti dell’Azione Comunista Europea (ECA), dai compagni del Partito Comunista di Grecia (KKE) e del Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE), il Partito Comunista di Svezia (SKP). Un’avanzata dei comunisti in un paese europeo, nel contesto attuale, può rafforzare la lotta e gli sforzi dei comunisti in tutti gli altri paesi. L’esempio e l’esperienza del movimento comunista internazionale sono un tesoro prezioso per chi, come noi in Italia, si trova oggi a lottare sulle macerie lasciate in eredità dall’opportunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">15.Riteniamo maturi i tempi per un cambio di passo, a partire da noi stessi. È il momento di incrementare i nostri sforzi, il nostro lavoro congiunto, la nostra capacità di iniziativa e la propositività necessaria a far avanzare in Italia un percorso politico-organizzativo per la ricostruzione comunista, a partire dalle prossime settimane. Tutto il contributo militante, politico e teorico che possiamo dare ed esprimere nel confronto con i compagni in tutta Italia, con tutte le organizzazioni nazionali e locali, con collettivi e singoli militanti, con i lavoratori più coscienti e gli elementi di avanguardia del movimento operaio e sindacale, con tutti colori che si pongono il problema e riconoscono la necessità di costituire in partito le forze attuali, sarà da oggi rivolto proprio in questa direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le nostre energie sono oggi al servizio di questa causa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fuoco non si è spento.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non c’è vittoria, non c’è conquista, senza un grande partito comunista».</p>
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		<title>COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE SULLE MOBILITAZIONI STUDENTESCHE DEL 22 MARZO</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 18:23:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le manifestazioni studentesche di oggi danno un segnale importante, ma non basta ancora. Il governo vuole far passare sotto assoluto silenzio una riforma che rafforzerà l’integrazione tra scuole e imprese e il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, che ha già ucciso tre ragazzi. Una riforma che i padroni vogliono, quindi troppo importante per lasciarla all’opinione pubblica. È]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le manifestazioni studentesche di oggi danno un segnale importante, ma non basta ancora. Il governo vuole far passare sotto assoluto silenzio una riforma che rafforzerà l’integrazione tra scuole e imprese e il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, che ha già ucciso tre ragazzi. Una riforma che i padroni vogliono, quindi troppo importante per lasciarla all’opinione pubblica. È uno schiaffo a Lorenzo, Giuseppe, Giuliano, alle loro famiglie, ai 200mila studenti scesi in piazza in quell’inverno. Una riforma pesantissima, ma che resta fuori dal dibattito politico, perché centro-destra, PD e Cinque Stelle sono d’accordo sul portarla avanti. Ad aprile inizierà la discussione alla Camera. Dobbiamo farla conoscere a tutti, imporre una voce di dissenso nel dibattito del paese. Dobbiao costruire un ampio movimento che sappia legare assieme l’opposizione a questa riforma, la solidarietà al popolo palestinese, il NO alle politiche di guerra del governo Meloni. Le scuole non sono aziende, via il governo della guerra.</p>
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		<title>REPRESSIONE, GENOCIDIO IN PALESTINA, RIFORMA SCUOLA-AZIENDA: FERMIAMO IL GOVERNO MELONI. 22 MARZO TUTTI IN PIAZZA!</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 11:43:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ALZIAMO LA TESTA CONTRO LA REPRESSIONE DEGLI STUDENTI. Le violente cariche e gli arresti a Pisa, Firenze e Catania contro gli studenti in piazza per la Palestina hanno creato forte indignazione nel mondo della scuola e in quello accademico, portando il giorno stesso e quelli successivi in piazza migliaia di persone. In Italia è diventato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>ALZIAMO LA TESTA CONTRO LA REPRESSIONE DEGLI STUDENTI</strong>. Le violente cariche e gli arresti a Pisa, Firenze e Catania contro gli studenti in piazza per la Palestina hanno creato forte indignazione nel mondo della scuola e in quello accademico, portando il giorno stesso e quelli successivi in piazza migliaia di persone. In Italia è diventato normale utilizzare la polizia per pestare a sangue anche i ragazzi di 16 anni, se manifestano contro il governo e le sue politiche. C’è una deriva autoritaria silenziosa, accettata e praticata da tutte le forze politiche di sistema, altro che “casi isolati” come li ha definiti il Ministro dell’Interno Piantedosi. Ne abbiamo fatto esperienza nel 2022 durante le mobilitazioni di massa per la morte di 3 studenti mentre lavoravano in stage; ne fanno esperienza quotidianamente i lavoratori della logistica che vengono picchiati a pugni, calci e manganellate se scioperano per difendere i propri diritti; ne sono state protagoniste le migliaia di persone violentemente caricate dalla polizia sotto le sedi Rai in protesta contro le censure e le mistificazioni della propaganda del governo. Il ricorso alla repressione violenta è sempre più la normalità e non l’eccezione. I governi di qualsiasi colore politico in questi anni si sono resi protagonisti di questa spirale repressiva e cercano di “normalizzare” i divieti arbitrari e le limitazioni al diritto di manifestare.</p>
<p>Non possiamo accettare in alcun modo questo tipo di imposizione: così come dopo le cariche a Torino il 28 gennaio 2022 il movimento studentesco diede una risposta forte, con centinaia di migliaia di giovani in piazza, allo stesso modo occorre tenere alta la guardia e rispondere agli attacchi repressivi con la massima mobilitazione. La difesa dell’agibilità politica non può essere “delegata” ai vari partiti di sistema: è una pratica collettiva che si attua a partire dal coinvolgimento di massa degli studenti, mobilitando il più possibile l’opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA RIFORMA VALDITARA NON DEVE PASSARE</strong>. Da diversi mesi, nel più assoluto silenzio dei media e dei partiti di “opposizione”, il governo Meloni sta portando a compimento una riforma dell’istruzione – divisa in due disegni di legge – che potenzia il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e l’integrazione territoriale tra scuole e imprese, rafforza gli Istituti Tecnici Superiori, introduce su larga scala la sperimentazione della riduzione a 4 anni per gli istituti tecnici e professionali e riforma il voto di condotta facilitando la possibilità di bocciare gli studenti sulla base della condotta.<br />
Come affermato già precedentemente nella mobilitazione studentesca del 17 novembre 2023, di occupazioni e iniziative di lotta, questa riforma non risponde in alcun modo alle esigenze educative degli studenti degli strati popolari e, anzi, è un duro attacco ai loro diritti che va ad innalzare ancora di più le barriere di classe nell’istruzione. Questa legge è cucita addosso alle esigenze dei capitalisti e appiattisce ancora di più la scuola pubblica in questa direzione, nello stesso solco delle riforme che l’hanno preceduta. Le aziende potranno usare ancora di più le scuole come uno strumento per impartire la propria formazione aziendale, a spese pubbliche e quindi scaricandone i costi sulla fiscalità generale sostenuta dalle tasse dei lavoratori.<br />
La riforma dell’istruzione prevede l’incentivazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro con la creazione di cosiddetti “campus scuola-azienda”, accordi che prevedono un numero significativo di ore di stage gratuiti presso le aziende coinvolte. Si tratta di un enorme regalo alla Confindustria, che avrà a disposizione un sistema d’istruzione ancora più piegato ai suoi interessi. Non sono bastate 3 morti in alternanza per porre fine allo sfruttamento degli studenti in stage. È uno schiaffo pesantissimo ai 200 mila studenti scesi in piazza nel 2022 dopo la morte di Lorenzo Parelli in scuola-lavoro.<br />
Il fatto che questa riforma sia del tutto in linea con gli indirizzi della “Buona Scuola” del PD e, in sostanza, con quelli della Confindustria, l’ha relegata al vuoto mediatico, senza nessuna vera opposizione sollevata in Parlamento. Il sostegno silenzioso delle forze del centro-sinistra alla prospettiva di continuare ciò che loro stessi avevano iniziato anni prima riconferma che gli studenti e le studentesse non hanno nessun partito “amico” nell’attuale arco parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il 31 gennaio, all’interno di un ordine del giorno del Senato montato in fretta e furia, è stato approvato in prima lettura il disegno di legge relativo all’istituzione di un nuovo modello di scuola per tecnici e professionali, il cosiddetto “4+2”; è evidente che nei prossimi mesi vi sarà un’accelerazione significativa del tentativo di portare a compimento l’attuazione della riforma. In particolare, riteniamo necessario, a partire da questa consapevolezza, monitorare attivamente questi sviluppi e tenerci pronti al fine di contestarne l’attuazione con la più ampia mobilitazione nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>STOP GENOCIDIO.</strong> Un vasto movimento di solidarietà si è sviluppato in tutti i paesi del mondo per sostenere il popolo palestinese, chiedere la fine del massacro ed esigere la fine della compromissione dei governi con lo Stato di Israele. Nonostante gli sforzi dei media per mistificare la verità, l’ipocrisia del sostegno incondizionato alle politiche genocide di Israele diventa evidente a settori sempre più ampi della popolazione. Le manifestazioni e occupazioni studentesche dei mesi passati, in particolare nelle università, sono state importanti per mobilitare l’opinione pubblica e buona parte della popolazione contro l’inaccettabile massacro in Palestina. La manifestazione del 24 febbraio, con 50.000 persone a Milano, ha certificato un rafforzamento della possibilità in Italia di costruire un significativo movimento popolare contro la guerra e le politiche imperialiste. Allo stesso tempo, continua il genocidio da parte del governo israeliano: ad oggi si contano più di 30mila morti, decine di migliaia di feriti, orfani e mutilati e milioni di sfollati, di cui il 70% delle vittime è costituito da donne e bambini.</p>
<p>La lotta per fermare il genocidio a Gaza e in Palestina è parte integrante della lotta degli studenti contro le politiche di questo governo. Per quello riteniamo che sia necessario costruire la più ampia mobilitazione, coinvolgendo innanzitutto i giovani proletari immigrati, unendo la lotta contro la riforma scuola-azienda a quella più generale contro le politiche imperialiste e per la libertà del popolo palestinese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NESSUNO SPAZIO ALLE STRUMENTALIZZAZIONI DEL CENTRO-SINISTRA.</strong> Le regionali in Sardegna e Abruzzo e l’avvicinarsi delle Elezioni politiche europee hanno aperto uno spazio di intervento per i vari partiti all’opposizione, tra tutti PD e 5 Stelle, per raccogliere il dissenso diffuso contro questo governo in chiave elettorale. È evidente che, così come avvenuto per i fatti di Pisa, nelle prossime settimane con lo svilupparsi di una attivazione generale e generalizzata nelle scuole e nelle università, il movimento studentesco si troverà di fronte ai tentativi di strumentalizzazione da parte di questi partiti e delle loro organizzazioni giovanili.</p>
<p style="text-align: justify;">Quelli che ci diranno di essere dalla parte degli studenti sono gli stessi che, mentre fingono didi sostenere il popolo palestinese, votano in blocco con la Meloni la missione militare a guida italiana nel Mar Rosso, oltre che nuovi invii di armi e aiuti a Israele e in Ucraina, coinvolgendo sempre di più il nostro paese nei piani imperialisti della NATO, togliendo soldi alla scuola e ai bisogni sociali. Sono gli stessi che col governo Draghi spaccavano le teste degli studenti che protestavano contro la morte di un loro compagno in alternanza. Sono gli stessi che hanno votato e sostenuto le peggiori leggi contro gli interessi degli studenti, a partire dalla Buona Scuola, che progressivamente ha peggiorato la qualità dell’istruzione pubblica regolandola sulla base delle esigenze delle imprese.<br />
Combatteremo fortemente queste operazioni politiche perché gli interessi degli studenti e dei giovani sono incompatibili con le proposte del centro-sinistra e col loro orizzonte politico. Fuori dalle mobilitazioni i partiti dei padroni e della guerra: non saranno i benvenuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>22 MARZO: FERMIAMO IL GOVERNO MELONI.</strong> Consci dei limiti, riteniamo che la giornata di mobilitazione del 17 novembre 2023 sia stata fondamentale nel portare su un piano politico e non economicistico la lotta degli studenti. La capacità di unire organicamente la battaglia per fermare la riforma Valditara e il genocidio in Palestina, con una partecipazione ampia tra studenti immigrati e italiani, assieme ad alcuni settori di lavoratori della scuola e della logistica, è un risultato non scontato e che certifica la necessità di proseguire su quella strada al fine di costruire un’alternativa ai piani antipopolari del governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe un errore fermarsi qui e “aspettare Godot”. Nelle scorse settimane vi è stato un incremento incoraggiante delle proteste spontanee nelle scuole, sviluppatesi su diverse rivendicazioni, dalla richiesta di interventi urgenti in materia di edilizia scolastica, contro il freddo nelle aule scolastiche fino alla solidarietà per il popolo palestinese. Seppur non possiamo dirci di fronte ad un momento di ascesa arrembante del movimento studentesco, questo anno e mezzo di governo Meloni hanno sedimentato per diverse ragioni una insofferenza e scontento diffusi, che rendono il terreno fertile per portare gli studenti e le studentesse a lottare contro chi oggi lo vorrebbe zitti e buoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Parimenti, riteniamo che a partire dagli episodi di Pisa, Firenze e Catania non si possa rinchiudere su un piano puramente locale ciò che di locale ha ben poco. La tendenza ad un incremento delle misure repressive e dell’attacco sistematico con la violenza delle manifestazioni e degli scioperi è un fattore qualitativo che non solo questo esecutivo ha assunto in maniera estremamente chiara ma che è la cifra dell’incancrenirsi delle contraddizioni inter-imperialistiche, del piano inclinato di guerra e miseria in cui il sistema capitalista ci sta portando e della propaganda nazionalista che il governo sta utilizzando per tutelare gli interessi dei monopoli italiani. Non si deve muovere foglia che il governo Meloni non voglia. Per questo riteniamo che questo possa essere uno dei terreni di ricomposizione sul piano della lotta studentesca e che vada identificato nella sua essenza in relazione al ruolo e alla natura dello stato borghese.</p>
<p style="text-align: justify;">In vista dei passaggi di votazione ad aprile della riforma Valditara occorre preparare il terreno perché fermare queste misure vergognose non è solo necessario ma è possibile. Lanciamo un appello a tutti gli studenti, ai collettivi e alle realtà studentesche combattive, ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali, in particolare del mondo della scuola ma non solo: è necessario costruire ora e subito una grande mobilitazione nazionale contro il governo Meloni il 22 Marzo. Non mobilitarsi ora significa lasciare che politicamente sfruttino i gravi fatti di Pisa, Firenze e Catania coloro che fino a poco tempo fa hanno governato per conto dei padroni, corresponsabili delle peggiori politiche antipopolari.Riteniamo che a partire da questo momento di lotta si possano gettare le basi per incrementare significativamente la battaglia contro il governo, partendo dall’unica reale alternativa in campo: quella degli studenti, dei lavoratori e degli strati popolari impoveriti dalla crisi capitalistica. Serve mobilitarsi ora!</p>
<p style="text-align: justify;">Contro la riforma Valditara, il genocidio inaccettabile del popolo palestinese e la repressione, alziamo il livello della lotta contro il governo della guerra, con gli studenti protagonisti e in prima fila. 22 marzo, tutti in piazza!</p>
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		<title>RILANCIARE LA MOBILITAZIONE PER LA PALESTINA. MANIFESTAZIONE NAZIONALE 24 FEBBRAIO A MILANO. Comunicato della Segreteria Nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 17:12:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) aderisce e prenderà parte alla manifestazione nazionale per la Palestina lanciata per il 24 febbraio a Milano dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, dai Giovani Palestinesi d’Italia e dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia. Scenderemo in piazza in solidarietà al popolo palestinese, per esigere la fine della complicità del governo italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) aderisce e prenderà parte alla manifestazione nazionale per la Palestina lanciata per il 24 febbraio a Milano dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, dai Giovani Palestinesi d’Italia e dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia. Scenderemo in piazza in solidarietà al popolo palestinese, per esigere la fine della complicità del governo italiano con la politica genocida dello Stato di Israele.</p>
<p>Allo stesso tempo, sosteniamo lo sciopero lanciato dal Si Cobas nella giornata del 23 ottobre e metteremo le nostre forze a disposizione e supporto delle agitazioni nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Sono passati mesi, ma il massacro nella Striscia di Gaza prosegue senza fermarsi. La rappresaglia israeliana seguita ai fatti del 7 ottobre ha causato circa 30mila morti palestinesi; il 70% delle vittime secondo l’ONU è costituito da donne e bambini. Decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono rimasti mutilati e orfani, mentre la distruzione indiscriminata di ospedali e scuole, gli attacchi crudeli contro le colonne di profughi, la privazione dell’accesso all’acqua e all’energia, la costante de-umanizzazione dei palestinesi nelle dichiarazioni degli esponenti del governo israeliano, giustificano ampiamente l’accusa di genocidio sollevata alla Corte Internazionale di Giustizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo al fianco del popolo palestinese, contro il massacro e i crimini di Israele</strong></p>
<p>Il FGC ribadisce che ciò che è avvenuto il 7 ottobre è la conseguenza di 75 anni di oppressione del popolo palestinese. La colonizzazione illegittima dei territori palestinesi, l’imposizione di un regime di occupazione e di apartheid, l’applicazione della legge marziale per regolare la vita dei palestinesi, l’assedio imposto alla Striscia di Gaza, sono tutte condizioni che legittimano la resistenza armata secondo lo stesso diritto delle Nazioni Unite.</p>
<p>Oggi Israele è governata da un’ideologia fanatica e reazionaria che sostiene la legittimità dello sterminio di un intero popolo, la disumanizzazione dei palestinesi e l’indistinguibilità tra obiettivi civili e obiettivi militari. Ancora oggi il governo israeliano dichiara ufficialmente di non essere disposto a riconoscere il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato. In questo contesto, con enorme ipocrisia, si pretende di bollare come organizzazioni “terroristiche” la quasi totalità delle organizzazioni politico-militari palestinesi. Con questa costruzione tutta ideologica si vuole negare ai palestinesi non solo uno Stato, ma persino il diritto di organizzarsi e lottare per la propria libertà.</p>
<p>Le azioni di Israele rappresentano un crimine internazionale, di cui il governo italiano continua ad essere complice, arrivando persino ad astenersi nel voto sulla richiesta di un cessate il fuoco nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il governo Meloni ha recentemente sospeso i finanziamenti all’agenzia ONU impegnata negli aiuti umanitari al popolo palestinese e annunciato l’invio di militari italiani a Gaza.</p>
<p>Sappiamo bene che il sostegno “occidentale” a Israele deriva dal ruolo che questo paese gioca nella dura competizione imperialista in corso a livello globale. Gli eventi in Medio Oriente, infatti, vanno letti anche nella cornice di ciò che accade in Ucraina, nel Mar Rosso, nella regione Indo-Pacifica. Il mondo è entrato in un’era di nuova e durissima competizione economica, politica e militare tra le potenze capitalistiche; la guerra, in questo contesto, torna sempre più ad essere una delle opzioni concrete sul tavolo dei governi. Israele è oggi un “partner strategico” irrinunciabile per gli interessi dei grandi monopoli finanziari di decine di paesi, in una regione del mondo che è crocevia della spartizione di risorse energetiche, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, dei traffici marittimi. È chiarissimo ed evidente che quando i governi europei parlano del “diritto di Israele a difendersi”, parlano in realtà della difesa dei profitti dei propri monopoli, dei propri capitalisti, sapendo bene che questi profitti sono fatti sulla vita del popolo palestinese.</p>
<p>Un esempio lampante è rappresentato dal rilascio, da parte del governo israeliano, di licenze per l’esplorazione di giacimenti di gas nelle acque antistanti la Striscia di Gaza a diverse società multinazionali, avvenuto lo scorso 29 ottobre. Tra queste multinazionali, non a caso, spicca l’ENI. Si tratta di acque su cui Israele non esercita legalmente alcun diritto di sovranità o esclusività. Se ENI, partecipata al 30% dal Tesoro italiano, desse seguito alle attività esplorative sui giacimenti nelle acque palestinesi – stimati in 30 miliardi di metri cubi di gas &#8211; confermerebbe ulteriormente la complicità italiana nei crimini di guerra in corso, tramite il saccheggio illegittimo delle risorse naturali delle acque palestinesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rilanciare la mobilitazione in Italia: contro il governo Meloni e i piani imperialisti!</strong></p>
<p>Dall’inizio del massacro a Gaza abbiamo visto in Italia, come in tutto il mondo, lo sviluppo di un importante moto di solidarietà nei confronti del popolo palestinese. Nonostante il coro unanime e una vergognosa campagna mediatica interamente schiacciati sul sostegno acritico a Israele, nonostante il tentativo di criminalizzare le manifestazioni e bollare come “antisemita” ogni voce critica verso i crimini israeliana, sono centinaia le manifestazioni che in tutta Italia si sono sviluppate a sostegno del popolo palestinese e della sua lotta.</p>
<p>Da ottobre ad oggi abbiamo visto manifestazioni in tantissime città, giornate di mobilitazione nazionali, occupazioni di scuole e università. Questi appuntamenti hanno visto la partecipazione di importanti segmenti di classe lavoratrice e di settori popolari; a questi, si somma un’ampia fascia di giovani proletari, di seconda generazione e di origine immigrata, che si affacciano per la prima volta sul terreno della lotta politica. L’entità e la costanza di queste mobilitazioni hanno contribuito fortemente a smontare la narrazione dominante sui media, dimostrando lo scollamento enorme tra la propaganda ufficiale e il sentimento popolare. Come FGC abbiamo sostenuto, promosso e in alcuni casi organizzato le mobilitazioni degli scorsi mesi; abbiamo messo le forze della gioventù comunista in costante agitazione nelle scuole e nelle università, legando la solidarietà alla Palestina alla lotta più generale contro la guerra e i piani imperialisti.</p>
<p>Proprio quest’ultima riteniamo sia la strada su cui è necessario avanzare oggi.</p>
<p>La solidarietà spontanea e di massa al popolo palestinese deve trasformarsi in una lotta cosciente, generalizzata. È necessario far avanzare in Italia la costruzione di un grande movimento operaio-popolare contro la guerra imperialista, contro i piani bellicisti dei padroni, contro un sistema fondato sul profitto e sull’ingiustizia che non può generare altro che questo.</p>
<p>Con questo spirito, ribadiamo il nostro sostegno attivo alla manifestazione nazionale per la Palestina del 24 febbraio a Milano.</p>
<p>Facciamo appello affinché quella manifestazione possa essere un’occasione in cui tutte quelle forze che in questi mesi hanno lottato a fianco del popolo palestinese possano saldarsi per la costruzione di un movimento popolare contro la guerra imperialista, che abbia un chiaro orientamento di classe.</p>
<p>Facciamo appello per la costruzione di uno spezzone contro il governo Meloni e il suo inaccettabile sostegno al genocidio del popolo palestinese; per la libertà del popolo palestinese e il suo diritto a lottare per la propria emancipazione, contro le politiche di guerra che schiacciano le condizioni di vita dei proletari nel nostro paese; per il riconoscimento dello Stato di Palestina; per conquistare un futuro di pace e solidarietà tra i popoli, libero della guerre e dallo sfruttamento.</p>
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		<title>ATTACCO GIUDIZIARIO A TORINO. 12 MISURE CAUTELARI: ANCHE A UN MEMBRO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DEL FGC.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 13:23:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Questura di Torino questa mattina ha notificato 12 misure cautelari tra obbligo di firma, divieto di dimora e fogli di via a studenti e lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione del 1 Maggio 2022, repressa duramente dalla Polizia. Tra i denunciati vi è anche un membro della segreteria nazionale del FGC, la cui misura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Questura di Torino questa mattina ha notificato 12 misure cautelari tra obbligo di firma, divieto di dimora e fogli di via a studenti e lavoratori che hanno partecipato alla manifestazione del 1 Maggio 2022, repressa duramente dalla Polizia. Tra i denunciati vi è anche un membro della segreteria nazionale del FGC, la cui misura viene giustificata dalla Questura a causa della partecipazione alle manifestazioni studentesche dello scorso 28 gennaio 2022, successive alla morte di Lorenzo Parelli durante uno stage scolastico. Oltre alla denuncia, gli è stato notificato il c.d. “obbligo di firma”, cioè l’obbligo di presentarsi quotidianamente alla Polizia Giudiziaria.</p>
<p>È significativo che la motivazione principale volta a legittimare le misure cautelari sia proprio quella relativa ai fatti del 28 Gennaio. Quel giorno ci furono decine di cortei studenteschi in tutto il paese, ma l’Italia lo ricorda soprattutto per l’attacco brutale e ingiustificato della Polizia sugli studenti di Torino. 20 studenti rimasero feriti, tra cui militanti della gioventù comunista. La violenta repressione scatenata dal governo contro studenti che manifestavano per la morte di un loro coetaneo fu così brutale che generò un’ondata di indignazione e di solidarietà da parte di decine di artisti, personaggi pubblici e dello spettacolo.</p>
<p>Quel movimento studentesco continuò a crescere, arrivando a portare 200mila studenti in piazza in tutta Italia il 18 febbraio, con centinaia di scuole occupate in tutto il paese. Dimostrò una consapevolezza non scontata, attaccando il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e denunciando le responsabilità della Confindustria, e persino isolando quelle sigle legate al centro-sinistra che tentavano di mettere a tacere queste posizioni.</p>
<p>Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, in quei giorni, riferì in Parlamento e giustificò le azioni della Polizia attaccando apertamente il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) come promotore delle proteste. Due anni dopo, veniamo colpiti con azioni giudiziarie assurde se rapportate al contesto di quei giorni.</p>
<p>È una modalità di “erogazione” delle denunce politiche che conosciamo bene, che viene utilizzata scientificamente per colpire le forze politiche e sociali, in particolare a Torino.</p>
<p>Il tempismo non è casuale: queste denunce arrivano proprio mentre il Governo punta a far approvare in Parlamento entro fine febbraio una nuova riforma della scuola, che rafforza ulteriormente il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e l’integrazione tra scuole e imprese. Proprio ora, non a caso, si colpiscono con azioni giudiziarie i promotori delle grandi manifestazioni studentesche di due anni fa.</p>
<p>Esprimiamo solidarietà a tutti i militanti e gli studenti denunciati. Faremo quadrato contro le intimidazioni e la repressione. La migliore risposta ai tentativi di delegittimare le lotte di studenti e lavoratori sarà continuare la mobilitazione, a partire dall&#8217;opposizione alla riforma Valditara e al governo della guerra.</p>
<p>La lotta contro l’alternanza scuola-lavoro e il governo Meloni è giusta e necessaria.</p>
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		<title>DICHIARAZIONE IN SEGUITO AL 17° INCONTRO DELLE GIOVENTÙ COMUNISTE EUROPEE (MECYO)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 10:21:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «<em>La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico. Per l’Europa dei lavoratori, per il socialismo!»</em></p>
<p>Il 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee ha avuto luogo in un periodo davvero cruciale e impegnativo per i lavoratori e la gioventù in Europa. In questo periodo denso di sfide, le organizzazioni giovanili comuniste riconoscono che tramite l’unità e la militanza, la gioventù deve essere in prima linea nella lotta per i propri diritti e nella lotta contro lo sfruttamento capitalistico e l’imperialismo.</p>
<p>Noi, giovani della classe operaia e degli strati popolari, siamo ancora oggi vittime delle dure conseguenze della crisi capitalistica globale, così come quelle dello sviluppo capitalistico. La debole ripresa economica dopo la lunga recessione della precedente crisi economica del 2008 è stata schiacciata sotto il peso della nuova crisi capitalistica del 2020, delle misure prese per far fronte alla pandemia di Covid-19, del tumulto nei mercati, la pressione sul commercio internazionale, includendo la promozione di una guerra commerciale, l’imposizione di sanzioni e lo scoppio di nuovi conflitti imperialisti.</p>
<p>L’impoverimento assoluto e relativo della classe operaia che è mostrato dall’ondata di inflazione, l’acuto incremento dei prezzi dei beni essenziali, assieme ai ripetuti incrementi dei tassi di interesse, hanno abbattuto gli standard di vita della classe operaia e degli strati popolari. L’inflazione colpisce ancor di più i gruppi vulnerabili della popolazione e la gioventù. Tutto questo è dovuto dai monopoli che hanno potuto incrementare i loro profitti persino durante la crisi. I vicoli ciechi del capitalismo sono evidenti e l’unico modo per superarli è attraverso la lotta della classe operaia e della gioventù.</p>
<p>In Europa la UE, come forma avanzata di integrazione inter-statale capitalistica, un’alleanza imperialista con interessi parzialmente contraddittori al suo interno, gioca un ruolo importante nel rafforzare le politiche anti-popolari nel nostro continente, colpendo la gioventù, la classe operaia e gli strati popolari. Senza nessuna illusione sulla possibilità di riformare l’Unione Europea in favore del popolo, o in un cambiamento del carattere dell’Unione Europea, i Partiti Comunisti e le organizzazioni della Gioventù Comunista degli stati membri della UE combatteranno l’imminente battaglia elettorale delle elezioni europee e continueranno a lottare nonostante le difficili condizioni, rafforzando la lotta contro la UE del capitale. Dobbiamo affrontare le elezioni del Parlamento Europeo come un’opportunità per innalzare la consapevolezza sul carattere di classe della UE e delle sue politiche, e continuare a rafforzare la nostra lotta per i diritti della gioventù, dei lavoratori e dei popoli, per un’Europa di cooperazione, solidarietà e pace. Allo stesso tempo, sosteniamo il diritto della classe operaia di tutti i paesi al disimpegno da questa alleanza.</p>
<p>In questo contesto è importante valorizzare il ruolo della lotta della gioventù in difesa dei propri diritti e per rispondere ai propri problemi concreti, insistendo sulla necessità di continuarla e intensificarla. La gioventù deve lottare per un’istruzione e una sanità pubbliche e gratuite, per alloggi di alta qualità ed economici, per i diritti nei luoghi di lavoro, contro la disoccupazione e la precarietà, così come per l’accesso alla cultura, allo sport, a un tempo libero di qualità, come parte della lotta per il socialismo. Ci schieriamo al fianco delle lotte dei sindacati di classe, nella battaglia per migliori condizioni di vita. Allo stesso tempo, la lotta per una reale protezione dell’ambiente dalla barbarie della depredazione e dello sfruttamento capitalistico è una necessità.</p>
<p>La guerra in Ucraina ha già causato grandi perdite umane e materiali e le sue conseguenze stanno colpendo l’intera umanità. Questa guerra è la culminazione del processo che è iniziato con la dissoluzione dell’URSS e il successivo uso dei sentimenti nazionalisti da parte delle borghesie locali e straniere. Questa situazione non è iniziata nel 2022 con l’intervento militare della Russia capitalista, che condanniamo, ma è stata preparata anni fa con il supporto e il sostegno di USA-NATO-UE alle forze fasciste e al golpe nel paese, e può essere risolta solo con la lotta dei popoli per la pace e il cessate il fuoco.</p>
<p>Il coinvolgimento di un numero crescente di forze, sia sul territorio ucraino che al di fuori, conferma la preoccupazione che la questione possa diventare il punto d’inizio di un conflitto militare sempre più internazionale. Chiamiamo alla fine immediata di tutte le azioni militari. I popoli di tutti i paesi devono lottare contro le loro borghesie e tutti quelli che servono la loro propaganda, e costruire la propria strada.</p>
<p>I punti morti a cui l’imperialismo porta, la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale assieme al diritto dei popoli all’indipendenza e all’autodeterminazione, falsamente giustificati come lotta contro il terrorismo, “liberazione” e altre bugie; l’accresciuta aggressività dell’imperialismo, l’intensificazione degli interventi imperialisti, rendono ancora più urgente intensificare la nostra lotta anti-imperialista, la lotta contro la NATO, l’UE e ogni alleanza imperialista, i governi borghesi, la loro propaganda di guerra e le politiche antipopolari, per intensificare la solidarietà internazionalista.<br />
Questi sviluppi stanno esacerbando il dramma dei rifugiati a un livello tragico. I migranti e i profughi, vittime delle guerre imperialiste, stanno fronteggiando una politica di repressione, persecuzione, discriminazione e di sfruttamento crudele. Il capitale mantiene l’interruttore, che attiva a seconda delle sue necessità. I crescenti flussi di rifugiati in Europa vengono oggi strumentalizzati per rafforzare l’islamofobia, la xenofobia, il razzismo e il nazionalismo, per distogliere il popolo dalla lotta di classe. Allo stesso tempo, la gestione dei rifugiati da parte dei paesi ospitanti è caratterizzata da una brutale violazione dei diritti umani. Il risultato di tutto questo, in un contesto di impoverimento generalizzato della classe operaia, è la creazione di un terreno fertile per le forze reazionarie, inclusi il fascismo e l’estrema destra. Il fascismo è il prodotto del sistema capitalistico; è il suo braccio armati contro il movimento operaio e popolare. Esprimiamo la nostra determinazione per una lotta senza tregua, con un chiaro orientamento di classe, contro il fascismo e i nazionalisti, alcuni dei quali cercano oggi di ripulirsi attraverso la cosiddetta “legittima attività parlamentare”, indossando le vesti di “legittimo partito politico”. Lottiamo contro la teoria antistorica degli “opposti estremismi”, contro l’identificazione del fascismo con il comunismo, che è oggi una politica ufficiale della UE.</p>
<p>Una menzione speciale da parte del 17° MECYO va allo spargimento di sangue in corso in Palestina, al massacro genocida portato avanti dallo Stato di Israele nella terra occupata palestinese. Riconosciamo che la situazione di escalation è causata dall’occupazione in corso, dalla colonizzazione illegale dei territori palestinesi occupati da Israele e dai continui crimini che vengono commessi da decenni contro il popolo palestinese. Lo Stato assassino di Israele riceve supporto dagli USA, dalla NATO e dall’UE, e supporto dai governi borghesi d’Europa in modi e proporzioni differenti. Comprendiamo anche che questo nuovo ciclo di sangue in Medio Oriente può giungere al termine solo quando terminerà l’occupazione israeliana di lunga data dei territori palestinesi, con il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente nei confini del 1967, con Gerusalemme Est come sua capitale, il diritto dei profughi a tornare nella loro terra e la libertà per tutti i prigionieri politici palestinesi.</p>
<p>Nelle condizioni dell’aggressione imperialista in tutto il mondo e dell’attacco su tutti i fronti contro la gioventù e la classe lavoratrice, la lotta di classe e l’internazionalismo proletario sono l’arma più forte per portare le nostre lotte alla vittoria. L’unità delle gioventù comuniste su una base di classe e anti-imperialista è più che mai necessaria. La gioventù comunista unita, organizzata e combattiva, in prima linea nella lotta contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico, continuerà a lottare per costruire l’Europa dei lavoratori, per costruire il mondo del socialismo!<br />
Larnaca, 29 dicembre 2023.</p>
<p><strong>Le organizzazioni che firmano la dichiarazione:</strong><br />
Organizzazione della Gioventù Democratica Unita (EDON), Cipro<br />
Gioventù Socialista Operaia Tedesca (SDAJ), Germania<br />
Gioventù Comunista di Grecia (KNE), Grecia<br />
Fronte della Gioventù Comunista (FGC), Italia<br />
Movimento della Gioventù Comunista, Paesi Bassi<br />
Lega della Gioventù Comunista (YCL), Regno Unito<br />
Gioventù del Partito dei Lavoratori (WPY), Irlanda<br />
Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevica) (RKSMb), Russia<br />
Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Catalogna (JCC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Svezia (SKU), Svezia<br />
Gioventù Comunista di Turchia (TKG), Turchia</p>
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