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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; guerra</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 08:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026  &#160; Parte prima &#8211; Sulla situazione internazionale 1. Il CC del FGC osserva con preoccupazione i recenti accadimenti internazionali, a partire da ciò che sta avvenendo in Iran e in Medio Oriente in queste ore. Negli ultimi mesi, tutti i continenti sono stati attraversati dall’emergere di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026 </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Parte prima &#8211; Sulla situazione internazionale</em></p>
<p style="text-align: justify;">1. Il CC del FGC osserva con preoccupazione i recenti accadimenti internazionali, a partire da ciò che sta avvenendo in Iran e in Medio Oriente in queste ore. Negli ultimi mesi, tutti i continenti sono stati attraversati dall’emergere di nuovi focolai di guerra. Questi conflitti sono espressione della competizione imperialista tra le classi borghesi, i rispettivi Stati e le loro alleanze, per la supremazia nel sistema capitalistico internazionale e la conquista di posizioni più elevate nella piramide imperialista, per la spartizione di mercati e quote di mercato, territori, risorse energetiche e minerarie, controllo delle rotte commerciali, ecc. In tutti gli Stati capitalisti, i governi promuovono una corsa agli armamenti, con nuove politiche di riarmo a cui fanno da contrappeso i sacrifici economici e le privazioni imposte ai popoli e alla classe operaia, in nome dell’economia di guerra. Nel loro insieme, questi sviluppi dimostrano ulteriormente l’inevitabile tendenza alla guerra del sistema capitalistico e la necessità di organizzare in partito rivoluzionario le forze d’avanguardia del movimento operaio, per rimettere in campo un’alternativa comunista alla realtà di questo sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno riaffermato apertamente una nuova “dottrina Monroe”, cioè l’idea esplicita dell’egemonia statunitense nel continente sudamericano per arginare l’avanzata delle potenze capitalistiche concorrenti, e in particolare della Cina. Il fatto che, contestualmente all’intervento imperialista in Venezuela, l’amministrazione Trump abbia rilanciato mediaticamente le provocazioni con pretese territoriali nei confronti della Groenlandia, e secondariamente nei confronti di Panama, Messico, Canada e Cuba, è ulteriore conferma di una postura volta alla riaffermazione di rapporti di forza che i circoli dominanti USA percepiscono come minacciati.</p>
<p style="text-align: justify;">3. L’intervento imperialista degli USA in Venezuela, con il rapimento del presidente del Nicolas Maduro e il bombardamento di diversi siti del paese, ha portato all’insediamento del governo di Delcy Rodriguez, che ha immediatamente intensificato la cooperazione politica, economica e commerciale con gli Stati Uniti e le concessioni petrolifere alle grandi multinazionali del settore (tra cui l’italiana ENI). Il FGC e il Fronte Comunista hanno diffuso una dichiarazione congiunta dei propri organismi dirigenti e si sono mobilitati contro l’aggressione imperialista. Confermando la correttezza di questa scelta, riteniamo che gli ultimi sviluppi abbiano confermato ulteriormente tutti i limiti del processo bolivariano e la natura del c.d. “socialismo del XXI secolo” in America Latina. Il governo del PSUV in Venezuela ha chiamato “socialismo” quella che era, a conti fatti, una politica socialdemocratica in un paese capitalistico, basata sulle rendite dell’estrazione di petrolio e sull’utilizzo di queste ricchezze per sostenere, da un lato, importanti politiche sociali e &#8211; dall’altro – consolidare il proprio sistema di potere attraverso meccanismi clientelari. La crisi economica venezuelana dell’ultimo decennio è stata il risultato non solo delle pressioni dell’imperialismo nordamericano, ma anche delle contraddizioni intrinseche del capitalismo stesso. Le modalità dell’operazione militare USA e gli sviluppi successivi dimostrano chiaramente che settori del PSUV venezuelano stavano trattando da tempo con l’imperialismo USA, sulla pelle del popolo venezuelano e della classe operaia, come denunciato anche dal Partito Comunista del Venezuela. Il FGC esprime la propria solidarietà al popolo e alla classe operaia del Venezuela nella lotta contro l’aggressione imperialista e contro ogni interferenza di potenze capitalistiche estere.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Esprimiamo solidarietà a Cuba socialista e al suo popolo, al Partito Comunista di Cuba e all’Unione dei Giovani Comunisti, che oggi fronteggiano la difficile condizione imposta dalle pressioni dell’imperialismo USA e dal contesto internazionale. Gli sviluppi in Venezuela e il blocco imposto dagli Stati Uniti hanno comportato l’interruzione degli approvvigionamenti energetici verso l’isola, nel contesto delle difficoltà economiche e delle privazioni derivanti dal blocco economico preesistente, con 10 milioni di cubani lasciati senza elettricità e con il rischio concreto di una crisi umanitaria. Nei giorni scorsi, la guardia costiera cubana ha intercettato un’imbarcazione statunitense con a bordo un gruppo di terroristi carichi di armi ed esplosivi, dimostrando ancora una volta l’esistenza di piani per rovesciare con ogni mezzo il socialismo a Cuba, che per decenni è stata un simbolo di indipendenza e autodeterminazione in tutta l’America Latina. Denunciamo il cinismo e la disumanità del blocco economico imposto da decenni dall’imperialismo USA. Ribadiamo il sostegno dei comunisti alla lotta del popolo cubano contro il Bloqueo e le aggressioni imperialiste, per difendere e rafforzare il proprio sistema socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">5. In Medio Oriente, gli Stati Uniti e Israele hanno acceso la miccia di una nuova escalation militare, con un attacco all’Iran che ha scatenato pesanti bombardamenti, uccidendo Ali Khamenei, “guida suprema” del regime degli Ayatollah. Condanniamo fermamente questo atto criminale, che avvicina pericolosamente una guerra più generalizzata nella regione e nelle aree limitrofe. Il carattere reazionario del regime degli ayatollah e la legittimità della mobilitazione operaia-popolare per rovesciarlo, contro ogni ingerenza imperialista esterna, non cambiano le valutazioni sulle azioni criminali degli USA, di Israele e dei loro alleati. Il tentativo di imporre con le bombe il “cambio di regime” in Iran, cercando di spingere la mobilitazione interna al paese di pari passo con l&#8217;azione militare, ha il solo obiettivo di rafforzare le posizioni e gli interessi che muovono i piani imperialisti degli USA, di Israele e dei loro alleati in Medio Oriente. Questi sviluppi sono la continuazione degli eventi degli ultimi anni e dell’intensificarsi della competizione inter-imperialistica nella regione mediorientale, nel contesto del quale è avvenuto e avviene il genocidio del popolo palestinese, e dimostrano la necessità di continuare a mobilitarsi contro ogni forma di coinvolgimento dell’Italia nei piani imperialisti in Medio Oriente e in tutti gli scenari di guerra imperialista. Inoltre, come già per i negoziati per la spartizione dell’Ucraina e per le pretese statunitensi in Groenlandia, l’escalation in Medio Oriente esacerba le contraddizioni interne al blocco euro-atlantico. Dietro a dichiarazioni quali quelle del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che pure aumenta la spesa militare della Spagna in un quadro di adesione ai piani NATO, si celano frizioni tra gli interessi delle diverse borghesie nazionali nella spartizione delle risorse, delle rotte commerciali e delle aree di influenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Parte seconda – Sulla fase politica in Italia e gli obiettivi dei comunisti</em></p>
<p style="text-align: justify;">6. La fase politica in Italia è caratterizzata oggi dalla centralità del referendum costituzionale del 22-23 marzo nella retorica politica del Governo Meloni e nella narrazione dell’opposizione del centro-sinistra PD-M5S-AVS. La riforma sulla “separazione delle carriere”, in realtà avente per oggetto reale la separazione di due CSM distinti e l’incremento del controllo politico della maggioranza di governo sulla magistratura, si inserisce nel solco delle numerose riforme costituzionali promosse nel corso degli anni in Italia con l’obiettivo di rafforzare la “governabilità” e la “stabilità” dei governi borghesi. È significativo osservare che la campagna referendaria non avviene nel merito effettivo della riforma, ma si è tramutata nella riproposizione di appelli contrapposti dalla forte matrice identitaria, che chiamano al voto sulla base dell’adesione ai valori dei principali schieramenti dei partiti borghesi italiani. In particolare, le forze di governo chiamano apertamente al voto “contro i giudici” che ostacolano il governo, legando il tutto ai temi dell’immigrazione e della presunta emergenza “sicurezza” legata agli episodi di criminalità, vendendo l’idea che “l’ingiustizia” di cui milioni di proletari sono vittime dipenda da una postura “ideologica” dei giudici, e non dal carattere di classe della giustizia e di un sistema strutturalmente ingiusto.</p>
<p style="text-align: justify;">7. Il Comitato Centrale del FGC dà mandato alla Segreteria nazionale di elaborare una dichiarazione politica congiunta con l’Ufficio Politico del Fronte Comunista sul tema del referendum costituzionale, e conviene sull’indicazione di aderire alla manifestazione nazionale per il NO lanciata per il 14 marzo a Roma dal comitato per il “NO sociale”, legato alla compagine dell’Unione Sindacale di Base. Si conviene, altresì, sull’indicazione di  partecipare alla mobilitazione nazionale lanciata per il 28 marzo . Pur mantenendo delle riserve politiche soprattutto sulla seconda di queste mobilitazioni,, riteniamo esista lo spazio e la necessità per veicolare la mobilitazione popolare contro la guerra imperialista a partire dalla preparazione del 14 marzo e in ogni circostanza,  per presentare le posizioni e le parole d’ordine dei comunisti a più ampi settori di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">8. Il governo Meloni sta proseguendo nell’opera di promozione di nuove misure e decreti che riducono le libertà politiche e di manifestazione, incrementando le pene per i reati connessi alle lotte operaie-popolari e alle manifestazioni politiche e intensificando il livello della repressione politica. Questa tendenza autoritaria che si fa strada nel sistema politico e istituzionale italiano va di pari passo con le tendenze analoghe che si registrano oggi negli USA e in diversi paesi dell’UE. La tendenza generale all’irreggimentazione della società, storicamente, è propria di tutti i paesi capitalisti in una fase di inasprimento della competizione imperialista. Nel contesto degli ultimi mesi, caratterizzato da un’ondata di denunce e misure cautelari ai danni di centinaia di militanti politici in tutta Italia –<em> vera e propria rappresaglia politica </em>scatenata dal governo dopo le grandi manifestazioni dello scorso autunno – il governo Meloni ha utilizzato i fatti del 31 gennaio a Torino come un pretesto per  promulgare in fretta e furia un nuovo decreto-legge repressivo, introducendo in particolare il fermo “preventivo” per i manifestanti fino a 12 ore, misura al limite della costituzionalità. Senza sforare nelle chiamate alle armi grottesche del centro-sinistra sul ritorno del fascismo, ripetute in pura ottica elettorale, dobbiamo avere chiaro – mantenendo la lucidità – che l’Italia rischia seriamente di scivolare in una spirale reazionaria che può cancellare in poco tempo diritti e libertà politiche conquistate in anni di lotte del movimento di classe. A questa tendenza reazionaria, che colpisce per primi proprio i militanti politici, bisogna rispondere con una politica che non chiami a raccolta i soli militanti colpiti dalla repressione, ma ambisca a parlare a settori più ampi della società italiana. Per fare questo, è essenziale che tutti, a sinistra, aprano una seria riflessione chiedendosi cosa è efficace e cosa no per far avanzare il livello di coscienza delle masse popolari. Dinnanzi a un’accelerazione repressiva e a un attacco politico e ideologico di tale portata, pensiamo sia necessaria una collettiva assunzione di responsabilità. Non di certo verso un sistema putrescente che prova a stringere la sua morsa, ma rispetto alla possibilità di dare forza, credibilità, organizzazione e concretezza alla prospettiva di rovesciarlo e costruire una società più giusta e libera. Ogni passo, ogni scelta tattica e strategica va, a nostro avviso, rapportata a questa premessa, nella consapevolezza che le modalità di lotta e mobilitazione praticate possono produrre effetti e conseguenze che vanno ben oltre i confini di singole realtà, ripercuotendosi su una dimensione ben più ampia col rischio serissimo di indebolirci e isolarci.</p>
<p style="text-align: justify;">9. Il FGC promuove, nella data di giovedì 5 marzo, una giornata di agitazioni e mobilitazioni studentesche in concomitanza con la data di mobilitazione degli studenti tedeschi contro la reintroduzione di un sistema di leva militare su base “volontaria” in Germania. Anche in Italia il governo Meloni ha più volte paventato l’idea della cosiddetta “naja”, con il Ministro della Difesa Crosetto che richiede a gran voce un sistema di arruolamento massiccio nelle forze armate. Fermo restando le posizioni storiche dei comunisti e del movimento operaio contro gli eserciti professionali e in favore della difesa di una componente “popolare” nelle forze armate, abbiamo chiarissimo che oggi la reintroduzione della leva militare, che ritorna come tema nel dibattito politico di diversi paesi, avrebbe il duplice ruolo di fornire nuove unità alle forze armate a bassissimo costo e – soprattutto &#8211; di normalizzare tra i giovani l’idea della guerra “per la nazione”, rendendo la gioventù più permeabile alla propaganda guerrafondaia. In Italia, oggi, non esiste ancora una proposta immediata in questo senso. Tuttavia, aumentano i corsi di PCTO con le forze armate all’interno delle scuole e sono sempre più frequenti i casi di orientamento post-scolastico in cooperazione con l’esercito, iniziative a cui ci siamo opposti negli scorsi anni. Nella legge di bilancio 2026 il governo Meloni ha previsto quasi 900 milioni di euro di tagli all’istruzione nei prossimi tre anni, a fronte di uno stanziamento di oltre 20 miliardi di euro in più in difesa e armamenti nei prossimi 10 anni.  Sulla base di queste considerazioni e dello spirito di solidarietà internazionalista, un’ampia mobilitazione studentesca in Italia nella giornata di mobilitazione degli studenti tedeschi è da intendersi come un primo momento di nuova attivazione degli studenti contro i piani di guerra e il coinvolgimento dell’Italia nelle guerre dei padroni.</p>
<p style="text-align: justify;">10. A cinque mesi trascorsi dal grande ciclo di mobilitazioni popolari che ha attraversato l’Italia lo scorso autunno, con milioni di persone in piazza contro il governo Meloni e la sua complicità nel genocidio dei palestinesi, <em>l’assenza di una proposta politica di alternativa e rottura contro il capitalismo continua ad essere la questione fondamentale a cui i comunisti devono sforzarsi di dare una risposta.</em> Esiste oggi in Italia una “domanda” di alternativa alle politiche guerrafondaie, ai piani di riarmo, alle ingiustizie sociali e ai sacrifici imposti in nome dell’economia di guerra. Questa alternativa oggi non viene già immediatamente identificata con le forze del cosiddetto “campo largo” del centro-sinistra (PD-M5S-AVS), ma nel lungo periodo, in assenza di altro, l’assorbimento di questo sentimento diffuso da parte dei partiti dello schieramento politico borghese resta l’unico scenario possibile. In questo contesto, mentre la maggioranza del PRC è disponibile a una confluenza nel “campo largo” anche al costo di una possibile scissione del partito, il fatto che altre forze politiche “a sinistra” del campo largo (a partire da PAP e dalla RdC) continuino a porsi, in termini diversi ma non dissimili nella sostanza, l’obiettivo della costruzione di una forza politica socialdemocratica legata alla c.d. “sinistra radicale” europea – identificata nel Partito della Sinistra Europea o nella nuova <em>“European Left Alliance” </em>costruita attorno a <em>La France Insoumise</em>, rappresentata in Italia da Sinistra Italiana – risulta un elemento di enorme arretratezza, che continua a rappresentare un ostacolo al processo di raggruppamento delle forze più avanzate in un forte partito comunista, che continua a essere il principale obiettivo strategico del FGC e dei comunisti in questa fase storica. Il lavoro di  costruzione e rafforzamento in Italia di un partito comunista serio, moderno, organizzato, autorevole e credibile agli occhi delle masse, è un obiettivo urgente e non più rimandabile. “<em>Non c’è vittoria, non c’è conquista, senza un grande partito comunista</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PARTIGIANI DELLA PACE. Per un 25 aprile contro guerra e riarmo nell’80° della Liberazione.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 10:22:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’anniversario degli 80 anni della Liberazione cade in un momento storico in cui, forse più che in ogni altro, la lotta partigiana viene tradita da un’Italia che è lontana anni luce da ciò per cui i nostri partigiani hanno combattuto. La situazione nel mondo sta precipitando. Il rischio di una guerra imperialista generalizzata è sempre]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’anniversario degli 80 anni della Liberazione cade in un momento storico in cui, forse più che in ogni altro, la lotta partigiana viene tradita da un’Italia che è lontana anni luce da ciò per cui i nostri partigiani hanno combattuto.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione nel mondo sta precipitando. Il rischio di una guerra imperialista generalizzata è sempre più concreto. La competizione tra i monopoli, le oligarchie finanziarie e i capitalisti di tutti i paesi si inasprisce – come dimostra anche la “guerra dei dazi” in corso con gli USA &#8211; e minaccia di trascinare con sé i popoli di tutto il mondo. Torna la corsa agli armamenti, con l’UE che annuncia un piano di riarmo per 800 miliardi.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra in Ucraina tra la Russia e il blocco USA-UE-NATO, il massacro in corso in Medio Oriente e tutti gli altri scenari di conflitto armato dimostrano che la competizione tra le potenze capitalistiche per il controllo dei mercati, delle quote di mercato, delle risorse energetiche e minerarie, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, di territori e sfere di influenza, si sta spostando sempre più dal terreno economico e politico a quello militare. “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”, e oggi per la prima volta dopo decenni, i governi e le istituzioni sovranazionali dichiarano apertamente che questa è di nuovo un’opzione sul tavolo, e che i suoi costi saranno scaricati sui popoli e i lavoratori in nome dell’“economia di guerra”, di cui pure si parla apertamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli scorsi anni abbiamo iniziato a promuovere nelle manifestazioni del 25 aprile lo slogan “Partigiani della Pace”, richiamando l’esperienza dell’omonimo movimento di massa che, a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 del XX secolo, vide i protagonisti e combattenti delle guerre partigiane d’Italia e di tutta Europa mobilitarsi contro la nascita della NATO e contro l’imperialismo, assieme ai comunisti di oltre 70 paesi del mondo, coinvolgendo milioni di persone. Una storia colpevolmente ignorata, che sarebbe la migliore risposta ai sermoni sulla necessità di riscoprirsi “guerrieri d’Europa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dinanzi ai venti di guerra, l’attualità di questa scelta trova di nuovo conferma. Chiamiamo tutti a scendere in piazza dietro questa parola d’ordine, a farla propria, a promuoverla e contrapporla ai tentativi di strumentalizzare il 25 aprile e distorcerne il significato a uso e consumo delle strategie del grande capitale e dei guerrafondai. Da anni assistiamo a questi tentativi: la mistificazione dei “partigiani d’Europa” con le bandiere dell’UE, gli appelli a un ipocrita “antifascismo” da parte di quel centro-sinistra che da decenni governa facendo cose di destra, o i tentativi di strumentalizzare a sostegno delle politiche genocide dello Stato di Israele la vicenda della “brigata ebraica”, reparto dell’esercito britannico che nulla ebbe a che vedere con la Resistenza italiana, nelle cui brigate combatterono davvero centinaia di ebrei . I partigiani si rivolterebbero nella tomba vedendo un’Italia in cui governano gli eredi del MSI e un centro-sinistra che li utilizza per sostenere i piani imperialisti del grande capitale e che canta “Bella Ciao” mentre difende gli interessi di industriali, padroni e grande finanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Porteremo questo slogan e i nostri spezzoni comunisti all’interno dei cortei del 25 aprile in tutte le città, nella convinzione che il migliore regalo che possiamo fare oggi ai guerrafondai e ai nostri avversari politici sia abbandonare il campo, come purtroppo anche alcuni a sinistra hanno deciso di fare da qualche anno, regalando ai nostri nemici la possibilità di utilizzare come meglio credono la data del 25 aprile, che ha ancora un significato per le masse popolari del nostro paese. Esistono le condizioni per sfilare nei cortei del 25 aprile a testa alta, difendendo e onorando la resistenza partigiana, le sue idee, le sue bandiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CONTRO IL RIARMO E LA GUERRA IMPERIALISTA, PARTIGIANI DELLA PACE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">FRONTE COMUNISTA &#8211; L&#8217;Ufficio politico del Comitato Centrale</p>
<p style="text-align: justify;">FRONTE DELLA GIOVENTÙ COMUNISTA &#8211; La Segreteria nazionale</p>
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		<title>4 APRILE &#8211; MANIFESTAZIONE STUDENTESCA. Soldi all&#8217;istruzione, non al riarmo.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 12:35:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi il governo Meloni ha accelerato un piano di riforme che attaccano duramente l’istruzione pubblica. Riforme aziendaliste e repressive, tagli ai fondi, intensificazione dell’alternanza scuola-lavoro: l’obiettivo è chiaro, trasformare sempre di più la nostra istruzione in propaganda e sfruttamento. La riforma dei tecnici e professionali, quella sulla condotta e le nuove Indicazioni Nazionali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi il governo Meloni ha accelerato un piano di riforme che attaccano duramente l’istruzione pubblica. Riforme aziendaliste e repressive, tagli ai fondi, intensificazione dell’alternanza scuola-lavoro: l’obiettivo è chiaro, trasformare sempre di più la nostra istruzione in propaganda e sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La riforma dei tecnici e professionali, quella sulla condotta e le nuove Indicazioni Nazionali non fanno che peggiorare la qualità dell’insegnamento nelle scuole superiori. Le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione sulle ore di storia parlano chiaro: vogliono riscrivere i programmi secondo la loro narrazione ideologica, fatta di revisionismo e del peggior nazionalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, si continua a imporre l’alternanza scuola-lavoro come se fosse una grande opportunità. Ma la realtà è ben diversa: solo pochi giorni fa uno studente di Rieti ha riportato un gravissimo infortunio al braccio durante uno stage. Non è un caso isolato: sono anni che gli studenti denunciano la natura di questo modello, che ci vuole abituare al lavoro gratuito, sacrificando la nostra sicurezza per il profitto delle aziende.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, le condizioni materiali di chi vive la scuola peggiorano ogni giorno. Gli stipendi restano tra i più bassi d’Europa, il precariato dilaga tra i lavoratori e le lavoratrici del settore, e il governo continua a tagliare fondi all’istruzione pubblica e all’università, come dimostra la recente riduzione di 170 milioni di euro. Dall’altra parte, il governo aumenta le spese militari per dare seguito ai piani bellicisti dell’Unione Europea e della NATO. Non abbiamo nulla da spartire con questi piani di morte, che ci portano dritti in un conflitto sempre più grande, fatto per gli interessi delle grandi multinazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto diventa fondamentale costruire una mobilitazione forte, capace di opporsi alle politiche di chi vorrebbe una scuola e un’università sempre più classiste e subordinate alle logiche del mercato. Il 4 aprile mobilitiamoci e costruiamo una prima tappa contro le politiche del governo Meloni. Scendiamo in piazza per dire no alla scuola-azienda, alla propaganda nazionalista e ai tagli all’istruzione.</p>
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		<title>SUGLI SVILUPPI IN SIRIA E LA CADUTA DI ASSAD. Dichiarazione dell’UP del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 08:30:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I recenti sviluppi in Siria, con il crollo del regime di Assad e l’occupazione di Damasco da parte di HTS, gruppo jihadista sostenuto dalla Turchia, sono un ulteriore tassello dell’escalation di guerra in corso in Medio Oriente e segnano un importante rafforzamento delle posizioni del blocco imperialista USA-UE-NATO e di Israele nella regione mediorientale. Ancora una]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti sviluppi in Siria, con il crollo del regime di Assad e l’occupazione di Damasco da parte di HTS, gruppo jihadista sostenuto dalla Turchia, sono un ulteriore tassello dell’<em>escalation</em> di guerra in corso in Medio Oriente e segnano un importante rafforzamento delle posizioni del blocco imperialista USA-UE-NATO e di Israele nella regione mediorientale.</p>
<p>Ancora una volta, siamo messi dinanzi a una tragica verità: viviamo in <strong>un mondo che sta scivolando rapidamente nel baratro di una guerra imperialista sempre più generalizzata, e a pagare il prezzo di questa guerra sono sempre i popoli.</strong></p>
<p>Gli eventi in Siria si inseriscono in un contesto caratterizzato dal massacro del popolo palestinese, dagli attacchi di Israele contro il Libano, dalle minacce all’Iran, dalla durissima competizione imperialista, in atto anche in Medio Oriente, tra potenze capitalistiche mondiali e regionali – come USA, paesi UE e NATO, Russia, Cina, Israele, Iran, Turchia e monarchie del Golfo –  per il controllo dei mercati, delle risorse, delle rotte energetiche e commerciali, dei gasdotti e delle infrastrutture, nel pericoloso segno di una ridefinizione delle sfere di influenza, con la possibilità di un cambio dei confini e dello smembramento della Siria.</p>
<p>Sin dal 2011, la nostra posizione sulla “<em>guerra civile</em>” siriana è stata chiara ed espressa in ogni contesto. Nel contesto delle cosiddette “<em>primavere arabe</em>”, <strong>la Siria è stata oggetto di un’aggressione imperialista coordinata e finanziata da USA, Turchia, Israele e paesi dell’UE</strong>, messa in atto con una vera e propria “<em>guerra per procura</em>” condotta dalle variegate milizie del fondamentalismo islamico; una guerra in cui la Russia e l’Iran sono intervenuti in difesa del regime di Assad e dei propri interessi economici e militari a questo collegati.</p>
<p>La situazione in Siria nelle settimane antecedenti alla caduta di Damasco vedeva il nord-ovest del paese occupato militarmente dalla Turchia in aperto sostegno alle forze jihadiste nella città di Idlib e nei pressi di Aleppo; gli USA, con una significativa presenza militare nel Nord-Est del paese, controllato dai separatisti curdi, e nel governatorato di Homs, con la base di At-Tanf nel territorio controllato dal <em>Free Syrian Army</em>; la Russia con migliaia di militari a sostegno del regime di Assad, una base aerea a Khmeimim e una base navale a Tartus.</p>
<p><strong>I fatti dell’ultima settimana sono la continuazione di questi sviluppi. Il popolo siriano continua a pagare il prezzo dei piani e delle trattative che avvengono sulla sua pelle, in un mondo, caratterizzato da una dura competizione inter-imperialistica, che tende a polarizzarsi in due principali blocchi capitalistici, la cui aspra contrapposizione moltiplica i conflitti militari.</strong></p>
<p>I fatti hanno confermato che, senza il sostegno militare della Federazione Russa e dell’Iran, il regime di Assad sarebbe crollato nel 2015. In un  contesto mondiale caratterizzato dalla guerra in Ucraina tra la Federazione Russa e il blocco USA-UE-NATO e dalla guerra di Israele contro il popolo palestinese, il Libano e l’Iran, dinanzi a un’offensiva militare su larga scala delle forze jihadiste sostenute dalla Turchia e, soprattutto, di fronte alla volontà di non opporre resistenza dell’esercito regolare siriano, la Russia e l’Iran hanno cessato questo sostegno. Le forze maggiormente vicine agli USA e a Israele, come le milizie curde e il cosiddetto “<em>Free Syrian Army</em>”, annunciano la propria disponibilità a cooperare, assieme a pezzi dell’apparato statale collassato per l’integrità territoriale di uno Stato siriano già smembrato.</p>
<p>I governi europei, i media e gli organi di informazione e di comunicazione di massa cercano oggi di occultare il reale carattere della guerra in Siria, presentando gli islamisti come “<em>ribelli</em>” e “<em>liberatori</em>”, la caduta del regime di Assad come una speranza per il “<em>ritorno della democrazia</em>” in Siria, utilizzando la stessa retorica che ha giustificato il sostegno alle forze islamiste e le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, le ingerenze imperialiste in Libia, ecc. L’ipocrisia dei media e dei governi è tale che giustificano il loro supporto alle forze fondamentaliste parlando del “<em>regime sanguinario</em>” di Assad, mentre fingono di non sapere cosa accade quotidianamente nei regimi dei paesi limitrofi a loro alleati, come l’Arabia Saudita.</p>
<p><strong>Il popolo siriano aveva e ha il diritto di lottare per le proprie aspirazioni, per la libertà e la giustizia sociale, contro la propria condizione di sfruttamento e di povertà</strong>. La nostra solidarietà e vicinanza al popolo siriano non è mai venuta meno quando, nonostante la distanza e le differenze tra i comunisti e il regime borghese di Bashar al-Assad e del partito <em>Ba’th</em>, <strong>abbiamo denunciato i piani dei grandi monopoli, della NATO e dei governi degli USA e dei paesi dell’UE per lo sfruttamento della Siria come serbatoio di risorse energetiche e territorio di transito di importanti oleodotti e gasdotti attraverso la violazione della sua sovranità e le ingerenze imperialiste nei suoi affari interni, finalizzate al suo smembramento e messe in atto sulla pelle del popolo.</strong></p>
<p>Ribadiamo che chi oggi “<em>da sinistra</em>” celebra i fatti di questi giorni come una vittoria del popolo siriano sta sbagliando, e non poco. È chiarissimo che <strong>a rovesciare il regime di Assad non è stato il popolo siriano, ma un’operazione militare, da tempo preparata, coordinata e sostenuta dalle forze imperialiste, segnatamente dagli USA, dalla Turchia e da Israele, in un paradossale abbraccio tra il governo israeliano e il fondamentalismo jihadista, con la benedizione dell’uscente amministrazione Biden</strong>. Il rafforzamento del potere dei tagliagole jihadisti in Siria costituisce una nuova trappola per il popolo siriano e favorisce l’attuazione della “<em>balcanizzazione</em>”, cioè dello smembramento della Siria, nonostante gli appelli ipocriti al mantenimento dell’integrità territoriale del paese. Anziché portare alla pacificazione del paese, l’assunzione del potere da parte dei fondamentalisti porta le contraddizioni esistenti a un livello più alto e ne aggiunge di nuove, con il concreto rischio che possano degenerare rapidamente in una nuova “<em>guerra calda</em>“, con la partecipazione di potenze straniere globali e locali in una più ampia <em>escalation</em> dell’uso delle armi in tutta la regione mediorientale.</p>
<p>Siamo ben consapevoli che questi sviluppi influenzeranno negativamente la situazione in Palestina e possono spingere rapidamente le forze politico-militari palestinesi, che nella Siria baathista avevano un alleato, a cedere e ad accettare compromessi, in passato improponibili, nelle trattative per un cessate il fuoco, con la possibilità concreta di un inasprimento ulteriore del regime di occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Le nuove autorità siriane hanno già annunciato la chiusura dei campi di addestramento delle forze palestinesi storicamente ospitate in Siria, che oggi rischiano di essere “<em>ricacciate</em>” nei campi profughi. La nuova <em>leadership</em> siriana ha lanciato importanti segnali di pacificazione con Israele, da questo ben ricambiati, negli stessi giorni in cui sono giunte notizie di scontri a fuoco tra HTS e alcune formazioni palestinesi.</p>
<p>Denunciamo l’ipocrisia e l’irresponsabilità del governo italiano, dei partiti di governo e delle forze di “<em>opposizione</em>” che oggi mentono spudoratamente, presentando il collasso della Siria, l’avanzata dei jihadisti e delle forze più reazionarie e oscurantiste come una vittoria della “<em>democrazia</em>” e una speranza di pace. Questa ipocrisia viene oggi promossa dalle stesse forze politiche che sono complici e corresponsabili del genocidio dei palestinesi da parte di Israele, della compartecipazione dell’Italia alla guerra in Ucraina, del rafforzamento dei piani imperialisti dell’Italia in Medio Oriente, in Africa e nei Balcani, nonché delle posizioni dell’Italia nei piani imperialisti della NATO.</p>
<p>Allo stesso tempo, respingiamo come fuorvianti le posizioni di chi nel crollo del regime baathista vede la caduta di un presunto “<em>bastione dell’antimperialismo</em>“, dimenticando la natura economica capitalistica di quel regime e le riforme liberiste, introdotte proprio da Bashar Al-Asad, che hanno aperto la strada al capitale russo e iraniano.</p>
<p>Ribadiamo che la lotta contro la povertà e la miseria, contro la guerra imperialista, contro l’oppressione e la repressione dei diritti dei popoli, può essere davvero vittoriosa solo se il proletariato e il popolo individuano con chiarezza il proprio vero nemico, cioè il sistema capitalistico che genera guerra e oppressione.</p>
<p>Dai fatti di questi giorni escono confutati due approcci diffusi “<em>a sinistra</em>”, apparentemente opposti ma che si fondano sulla stessa rinuncia ai principi rivoluzionari.</p>
<p>Il primo è quello di chi, in nome di un generico “<em>progressismo</em>”, ha voluto mitizzare quelle forze politiche curde che compartecipano al piano imperialista di aggressione alla Siria in cooperazione con gli USA, l’UE e la NATO e che oggi si dicono disponibili a integrarsi nella nuova amministrazione capitalistica dello Stato siriano.</p>
<p>Il secondo è quello di chi crede che, siccome i rapporti di forza sono sfavorevoli, non esista alternativa al dilemma tra una “<em>democrazia imperialista</em>” e una “<em>dittatura borghese antimperialista</em>”, non considerando le legittime aspirazioni dei popoli e del proletariato dei paesi capitalistici non subalterni al blocco euro-atlantico come la Siria di Assad e pensando che la funzione dei comunisti possa limitarsi a sostenere governi borghesi presuntamente “<em>antimperialisti</em>”, rinunciando alla propria autonomia politica.</p>
<p>Restiamo convinti, e pensiamo che la Siria lo dimostri, che si può vincere se si costruisce una propria strategia indipendente da tutte le fazioni borghesi, da tutti i blocchi o poli capitalistici che cercano di strumentalizzare a proprio favore il malcontento popolare nei paesi avversari, riducendo i popoli a pedine da manovrare secondo i propri piani imperialisti. Una strategia rivoluzionaria ammette duttilità tattica, ma non la rinuncia ai principi fondamentali che fanno da spartiacque tra chi sta con una classe e chi sta con un’altra.</p>
<p>Il Fronte Comunista e il FGC esprimono solidarietà e vicinanza al popolo e ai comunisti siriani, che hanno davanti a sé l’enorme sfida della resistenza ai piani dell’imperialismo, alla reazione e all’oscurantismo. La migliore speranza per i popoli, in Siria, in Medio Oriente e in tutto il mondo, sta nel rafforzamento e in una nuova avanzata del movimento operaio e dei comunisti.</p>
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		<title>15 NOVEMBRE MOBILITAZIONE NAZIONALE STUDENTESCA. CONTRO GUERRA E REPRESSIONE, FERMIAMO IL GOVERNO!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 17:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un anno assistiamo al genocidio del popolo palestinese. Dopo oltre 75 anni di oppressione, Israele sta portando avanti un attacco senza precedenti, che ora si estende anche al Libano, trascinando tutto il Medio Oriente in una escalation bellica. Il governo Meloni è complice di tutto questo. Sostiene attivamente gli interessi delle grandi aziende italiane]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="docs-internal-guid-193bed51-7fff-18d2-6c6d-30016dcb37b5" style="text-align: justify;" dir="ltr">Da un anno assistiamo al genocidio del popolo palestinese. Dopo oltre 75 anni di oppressione, Israele sta portando avanti un attacco senza precedenti, che ora si estende anche al Libano, trascinando tutto il Medio Oriente in una escalation bellica. Il governo Meloni è complice di tutto questo. Sostiene attivamente gli interessi delle grandi aziende italiane come Eni e Leonardo, che hanno tutto da guadagnare dall&#8217;espansione del conflitto, anche a costo delle vite di decine di migliaia di civili. Contemporaneamente aumentano gli accordi tra scuole e aziende belliche, in un clima repressivo generale, direttamente supportato dal governo.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Per questo è ora di mobilitarci! Il 15 novembre 2024 costruiamo in tutta Italia la mobilitazione degli studenti contro il governo Meloni. Scendiamo in piazza perché:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">L&#8217;attacco unilaterale di Israele contro il popolo palestinese, supportato dal governo Meloni, è un massacro di una gravità inaudita che ha causato a ora più di 40.000 morti, di cui tantissimi bambini, e milioni di sfollati. Attraverso l&#8217;uso indiscriminato della categoria di &#8220;terrorismo&#8221; i media distorcono la realtà, giustificando le brutalità israeliane e cancellando il diritto del popolo palestinese a lottare per la propria libertà. Gli studenti delle scuole di tutta Italia si mobilitano in solidarietà con il popolo palestinese: fermiamo il genocidio!</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">La guerra in Palestina è parte di uno scontro più ampio tra monopoli che si contendono risorse strategiche, come armi e idrocarburi, rotte commerciali, snodi geopolitici, quote di mercato su scala globale. Il governo Meloni, paladino dei monopoli italiani, ci trascina verso il baratro della guerra, partecipando attivamente ai piani bellici di NATO-USA-UE, come già avviene in Europa orientale contro la Russia, aumentando la spesa per la difesa fino a 29 miliardi di euro. Mobilitiamoci contro ogni coinvolgimento italiano nella guerra. Non un centesimo per la guerra dei padroni!</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">Gli accordi tra il Ministero dell’Istruzione e le aziende belliche continuano ad aumentare, inserendo i giovani in percorsi di alternanza scuola-lavoro con industrie di armi, come Leonardo, che produce sistemi bellici nel settore aeronautico. Questi accordi con l’esercito e le multinazionali dell&#8217;industria bellica servono ad alimentare i conflitti per il profitto, portando la guerra direttamente nelle scuole. Serve ritirare immediatamente gli accordi con le aziende della guerra. No alla scuola della guerra!</p>
</li>
<li dir="ltr">
<p dir="ltr">La riforma Valditara, appena approvata, mira a colpire gli studenti, rendendo più facile bocciarli per semplici violazioni del regolamento d’istituto, intensificando così la repressione nelle scuole. Inoltre, con la riforma degli istituti tecnici e professionalirafforza il modello della scuola-lavoro, resa obbligatoria dal centro-sinistra con la Buona Scuola, nonostante nel 2022 tre studenti siano morti durante gli stage. L&#8217;obiettivo è piegare ulteriormente l’istruzione pubblica agli interessi delle aziende. Allo stesso tempo, con il DDL 1660, presentato come &#8220;decreto sicurezza&#8221;, il governo attacca i lavoratori e chiunque lotti per un futuro migliore, minando il diritto di sciopero e criminalizzando chi alza la testa. Contro le riforme del governo Meloni fatte su misura per le aziende: mobilitiamoci per fermare i piani dei padroni!</p>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr"><strong>In tutta Italia mobilitiamoci il 15 novembre contro il governo Meloni e le sue politiche antipololari, contro il coinvolgimento italiano nella guerra imperialista, in solidarietà al popolo palestinese</strong><strong>. Il 15 novembre tutti in piazza</strong>!</p>
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		<title>SOLIDARIETÀ ALLA LOTTA DEGLI STUDENTI NEGLI USA. Comunicato della segreteria nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2024 08:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) sostiene la lotta degli studenti degli Stati Uniti, che da settimane protestano chiedendo la fine del genocidio del popolo palestinese, la fine della compromissione degli USA e delle loro università con le politiche criminali di Israele e dello sterminio in corso nella Striscia di Gaza. I più importanti atenei]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) sostiene la lotta degli studenti degli Stati Uniti, che da settimane protestano chiedendo la fine del genocidio del popolo palestinese, la fine della compromissione degli USA e delle loro università con le politiche criminali di Israele e dello sterminio in corso nella Striscia di Gaza. I più importanti atenei in tutto il paese, assieme a decine e decine di università, sono stati occupati per molti giorni, con una adesione estremamente significativa anche da parte settori del mondo accademico e civile.<br />
La brutale repressione da parte dell’amministrazione USA di Joe Biden, con più di 2000 studenti arrestati nell’ultimo mese e decine di feriti da parte delle forze di polizia, dimostra l’arbitrarietà delle narrazioni che dipingono gli Stati Uniti come il vertice del “mondo libero” e della democrazia globale e, allo stesso tempo, della visione secondo cui una nuova amministrazione guidata dal partito “democratico” americano possa essere un’alternativa all’autoritarismo di Donald Trump.<br />
Condanniamo i brutali atti di repressione da parte delle forze dell’ordine, come quelli avvenuti all’Università della California dove sono stati sparati proiettili di gomma e lacrimogeni contro gli studenti, con più di 130 arresti in una sola notte.<br />
Denunciamo l’escalation di violenza e gli attacchi squadristi da parte delle bande armate organizzate dagli estremisti filo-israeliani, che da giorni agiscono indisturbati contro gli studenti e, al contrario dei manifestanti, godono di ampia tolleranza da parte delle istituzioni e delle forze di polizia.<br />
La lotta degli studenti negli USA ha molti punti di contatto con le agitazioni che da mesi sono in corso in Italia, per denunciare gli accordi di cooperazione tra le università e le aziende belliche coinvolte nel genocidio in corso.<br />
Sottolineiamo l’importanza di queste mobilitazioni che, denunciando i legami economici e strategici tra i monopoli dei nostri paesi e quelli israeliani, svelano la vera natura del sostegno dei nostri governi alle politiche di Netanyahu, le cui ragioni vengono ipocritamente mascherate dagli slogan sulla “lotta al terrorismo” e il “diritto alla difesa di Israele”.<br />
Come dimostra la storia delle storiche proteste di massa contro la guerra in Vietnam, contro l’apartheid in Sudafrica, contro le guerre del Golfo, la mobilitazione popolare e la spinta propulsiva delle nuove generazioni possono dare un contributo fondamentale alla lotta contro la guerra e i piani imperialisti.<br />
Per questo, nel ribadire il sostegno alla lotta degli studenti e alle organizzazioni della gioventù comunista degli Stati Uniti, sottolineiamo la necessità di un rilancio immediato della lotta nel nostro paese, nelle nostre scuole e università, contro il coinvolgimento dell’Italia, del suo governo e delle sue istituzioni, così come dell’UE e della NATO, nel genocidio del popolo palestinese.<br />
La più grande solidarietà che possiamo esprimere a chi oggi lotta negli USA è essere spalla a spalla con loro, nella stessa lotta.</p>
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		<title>COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE SULLE MOBILITAZIONI STUDENTESCHE DEL 22 MARZO</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 18:23:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le manifestazioni studentesche di oggi danno un segnale importante, ma non basta ancora. Il governo vuole far passare sotto assoluto silenzio una riforma che rafforzerà l’integrazione tra scuole e imprese e il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, che ha già ucciso tre ragazzi. Una riforma che i padroni vogliono, quindi troppo importante per lasciarla all’opinione pubblica. È uno schiaffo a Lorenzo, Giuseppe, Giuliano, alle loro famiglie, ai 200mila studenti scesi in piazza in quell’inverno. Una riforma pesantissima, ma che resta fuori dal dibattito politico, perché centro-destra, PD e Cinque Stelle sono d’accordo sul portarla avanti. Ad aprile inizierà la discussione alla Camera. Dobbiamo farla conoscere a tutti, imporre una voce di dissenso nel dibattito del paese. Dobbiao costruire un ampio movimento che sappia legare assieme l’opposizione a questa riforma, la solidarietà al popolo palestinese, il NO alle politiche di guerra del governo Meloni. Le scuole non sono aziende, via il governo della guerra.</p>
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		<title>RILANCIARE LA MOBILITAZIONE PER LA PALESTINA. MANIFESTAZIONE NAZIONALE 24 FEBBRAIO A MILANO. Comunicato della Segreteria Nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 17:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) aderisce e prenderà parte alla manifestazione nazionale per la Palestina lanciata per il 24 febbraio a Milano dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, dai Giovani Palestinesi d’Italia e dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia. Scenderemo in piazza in solidarietà al popolo palestinese, per esigere la fine della complicità del governo italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) aderisce e prenderà parte alla manifestazione nazionale per la Palestina lanciata per il 24 febbraio a Milano dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, dai Giovani Palestinesi d’Italia e dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia. Scenderemo in piazza in solidarietà al popolo palestinese, per esigere la fine della complicità del governo italiano con la politica genocida dello Stato di Israele.</p>
<p>Allo stesso tempo, sosteniamo lo sciopero lanciato dal Si Cobas nella giornata del 23 ottobre e metteremo le nostre forze a disposizione e supporto delle agitazioni nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Sono passati mesi, ma il massacro nella Striscia di Gaza prosegue senza fermarsi. La rappresaglia israeliana seguita ai fatti del 7 ottobre ha causato circa 30mila morti palestinesi; il 70% delle vittime secondo l’ONU è costituito da donne e bambini. Decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono rimasti mutilati e orfani, mentre la distruzione indiscriminata di ospedali e scuole, gli attacchi crudeli contro le colonne di profughi, la privazione dell’accesso all’acqua e all’energia, la costante de-umanizzazione dei palestinesi nelle dichiarazioni degli esponenti del governo israeliano, giustificano ampiamente l’accusa di genocidio sollevata alla Corte Internazionale di Giustizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo al fianco del popolo palestinese, contro il massacro e i crimini di Israele</strong></p>
<p>Il FGC ribadisce che ciò che è avvenuto il 7 ottobre è la conseguenza di 75 anni di oppressione del popolo palestinese. La colonizzazione illegittima dei territori palestinesi, l’imposizione di un regime di occupazione e di apartheid, l’applicazione della legge marziale per regolare la vita dei palestinesi, l’assedio imposto alla Striscia di Gaza, sono tutte condizioni che legittimano la resistenza armata secondo lo stesso diritto delle Nazioni Unite.</p>
<p>Oggi Israele è governata da un’ideologia fanatica e reazionaria che sostiene la legittimità dello sterminio di un intero popolo, la disumanizzazione dei palestinesi e l’indistinguibilità tra obiettivi civili e obiettivi militari. Ancora oggi il governo israeliano dichiara ufficialmente di non essere disposto a riconoscere il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato. In questo contesto, con enorme ipocrisia, si pretende di bollare come organizzazioni “terroristiche” la quasi totalità delle organizzazioni politico-militari palestinesi. Con questa costruzione tutta ideologica si vuole negare ai palestinesi non solo uno Stato, ma persino il diritto di organizzarsi e lottare per la propria libertà.</p>
<p>Le azioni di Israele rappresentano un crimine internazionale, di cui il governo italiano continua ad essere complice, arrivando persino ad astenersi nel voto sulla richiesta di un cessate il fuoco nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il governo Meloni ha recentemente sospeso i finanziamenti all’agenzia ONU impegnata negli aiuti umanitari al popolo palestinese e annunciato l’invio di militari italiani a Gaza.</p>
<p>Sappiamo bene che il sostegno “occidentale” a Israele deriva dal ruolo che questo paese gioca nella dura competizione imperialista in corso a livello globale. Gli eventi in Medio Oriente, infatti, vanno letti anche nella cornice di ciò che accade in Ucraina, nel Mar Rosso, nella regione Indo-Pacifica. Il mondo è entrato in un’era di nuova e durissima competizione economica, politica e militare tra le potenze capitalistiche; la guerra, in questo contesto, torna sempre più ad essere una delle opzioni concrete sul tavolo dei governi. Israele è oggi un “partner strategico” irrinunciabile per gli interessi dei grandi monopoli finanziari di decine di paesi, in una regione del mondo che è crocevia della spartizione di risorse energetiche, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, dei traffici marittimi. È chiarissimo ed evidente che quando i governi europei parlano del “diritto di Israele a difendersi”, parlano in realtà della difesa dei profitti dei propri monopoli, dei propri capitalisti, sapendo bene che questi profitti sono fatti sulla vita del popolo palestinese.</p>
<p>Un esempio lampante è rappresentato dal rilascio, da parte del governo israeliano, di licenze per l’esplorazione di giacimenti di gas nelle acque antistanti la Striscia di Gaza a diverse società multinazionali, avvenuto lo scorso 29 ottobre. Tra queste multinazionali, non a caso, spicca l’ENI. Si tratta di acque su cui Israele non esercita legalmente alcun diritto di sovranità o esclusività. Se ENI, partecipata al 30% dal Tesoro italiano, desse seguito alle attività esplorative sui giacimenti nelle acque palestinesi – stimati in 30 miliardi di metri cubi di gas &#8211; confermerebbe ulteriormente la complicità italiana nei crimini di guerra in corso, tramite il saccheggio illegittimo delle risorse naturali delle acque palestinesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rilanciare la mobilitazione in Italia: contro il governo Meloni e i piani imperialisti!</strong></p>
<p>Dall’inizio del massacro a Gaza abbiamo visto in Italia, come in tutto il mondo, lo sviluppo di un importante moto di solidarietà nei confronti del popolo palestinese. Nonostante il coro unanime e una vergognosa campagna mediatica interamente schiacciati sul sostegno acritico a Israele, nonostante il tentativo di criminalizzare le manifestazioni e bollare come “antisemita” ogni voce critica verso i crimini israeliana, sono centinaia le manifestazioni che in tutta Italia si sono sviluppate a sostegno del popolo palestinese e della sua lotta.</p>
<p>Da ottobre ad oggi abbiamo visto manifestazioni in tantissime città, giornate di mobilitazione nazionali, occupazioni di scuole e università. Questi appuntamenti hanno visto la partecipazione di importanti segmenti di classe lavoratrice e di settori popolari; a questi, si somma un’ampia fascia di giovani proletari, di seconda generazione e di origine immigrata, che si affacciano per la prima volta sul terreno della lotta politica. L’entità e la costanza di queste mobilitazioni hanno contribuito fortemente a smontare la narrazione dominante sui media, dimostrando lo scollamento enorme tra la propaganda ufficiale e il sentimento popolare. Come FGC abbiamo sostenuto, promosso e in alcuni casi organizzato le mobilitazioni degli scorsi mesi; abbiamo messo le forze della gioventù comunista in costante agitazione nelle scuole e nelle università, legando la solidarietà alla Palestina alla lotta più generale contro la guerra e i piani imperialisti.</p>
<p>Proprio quest’ultima riteniamo sia la strada su cui è necessario avanzare oggi.</p>
<p>La solidarietà spontanea e di massa al popolo palestinese deve trasformarsi in una lotta cosciente, generalizzata. È necessario far avanzare in Italia la costruzione di un grande movimento operaio-popolare contro la guerra imperialista, contro i piani bellicisti dei padroni, contro un sistema fondato sul profitto e sull’ingiustizia che non può generare altro che questo.</p>
<p>Con questo spirito, ribadiamo il nostro sostegno attivo alla manifestazione nazionale per la Palestina del 24 febbraio a Milano.</p>
<p>Facciamo appello affinché quella manifestazione possa essere un’occasione in cui tutte quelle forze che in questi mesi hanno lottato a fianco del popolo palestinese possano saldarsi per la costruzione di un movimento popolare contro la guerra imperialista, che abbia un chiaro orientamento di classe.</p>
<p>Facciamo appello per la costruzione di uno spezzone contro il governo Meloni e il suo inaccettabile sostegno al genocidio del popolo palestinese; per la libertà del popolo palestinese e il suo diritto a lottare per la propria emancipazione, contro le politiche di guerra che schiacciano le condizioni di vita dei proletari nel nostro paese; per il riconoscimento dello Stato di Palestina; per conquistare un futuro di pace e solidarietà tra i popoli, libero della guerre e dallo sfruttamento.</p>
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		<title>DICHIARAZIONE IN SEGUITO AL 17° INCONTRO DELLE GIOVENTÙ COMUNISTE EUROPEE (MECYO)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 10:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «<em>La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico. Per l’Europa dei lavoratori, per il socialismo!»</em></p>
<p>Il 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee ha avuto luogo in un periodo davvero cruciale e impegnativo per i lavoratori e la gioventù in Europa. In questo periodo denso di sfide, le organizzazioni giovanili comuniste riconoscono che tramite l’unità e la militanza, la gioventù deve essere in prima linea nella lotta per i propri diritti e nella lotta contro lo sfruttamento capitalistico e l’imperialismo.</p>
<p>Noi, giovani della classe operaia e degli strati popolari, siamo ancora oggi vittime delle dure conseguenze della crisi capitalistica globale, così come quelle dello sviluppo capitalistico. La debole ripresa economica dopo la lunga recessione della precedente crisi economica del 2008 è stata schiacciata sotto il peso della nuova crisi capitalistica del 2020, delle misure prese per far fronte alla pandemia di Covid-19, del tumulto nei mercati, la pressione sul commercio internazionale, includendo la promozione di una guerra commerciale, l’imposizione di sanzioni e lo scoppio di nuovi conflitti imperialisti.</p>
<p>L’impoverimento assoluto e relativo della classe operaia che è mostrato dall’ondata di inflazione, l’acuto incremento dei prezzi dei beni essenziali, assieme ai ripetuti incrementi dei tassi di interesse, hanno abbattuto gli standard di vita della classe operaia e degli strati popolari. L’inflazione colpisce ancor di più i gruppi vulnerabili della popolazione e la gioventù. Tutto questo è dovuto dai monopoli che hanno potuto incrementare i loro profitti persino durante la crisi. I vicoli ciechi del capitalismo sono evidenti e l’unico modo per superarli è attraverso la lotta della classe operaia e della gioventù.</p>
<p>In Europa la UE, come forma avanzata di integrazione inter-statale capitalistica, un’alleanza imperialista con interessi parzialmente contraddittori al suo interno, gioca un ruolo importante nel rafforzare le politiche anti-popolari nel nostro continente, colpendo la gioventù, la classe operaia e gli strati popolari. Senza nessuna illusione sulla possibilità di riformare l’Unione Europea in favore del popolo, o in un cambiamento del carattere dell’Unione Europea, i Partiti Comunisti e le organizzazioni della Gioventù Comunista degli stati membri della UE combatteranno l’imminente battaglia elettorale delle elezioni europee e continueranno a lottare nonostante le difficili condizioni, rafforzando la lotta contro la UE del capitale. Dobbiamo affrontare le elezioni del Parlamento Europeo come un’opportunità per innalzare la consapevolezza sul carattere di classe della UE e delle sue politiche, e continuare a rafforzare la nostra lotta per i diritti della gioventù, dei lavoratori e dei popoli, per un’Europa di cooperazione, solidarietà e pace. Allo stesso tempo, sosteniamo il diritto della classe operaia di tutti i paesi al disimpegno da questa alleanza.</p>
<p>In questo contesto è importante valorizzare il ruolo della lotta della gioventù in difesa dei propri diritti e per rispondere ai propri problemi concreti, insistendo sulla necessità di continuarla e intensificarla. La gioventù deve lottare per un’istruzione e una sanità pubbliche e gratuite, per alloggi di alta qualità ed economici, per i diritti nei luoghi di lavoro, contro la disoccupazione e la precarietà, così come per l’accesso alla cultura, allo sport, a un tempo libero di qualità, come parte della lotta per il socialismo. Ci schieriamo al fianco delle lotte dei sindacati di classe, nella battaglia per migliori condizioni di vita. Allo stesso tempo, la lotta per una reale protezione dell’ambiente dalla barbarie della depredazione e dello sfruttamento capitalistico è una necessità.</p>
<p>La guerra in Ucraina ha già causato grandi perdite umane e materiali e le sue conseguenze stanno colpendo l’intera umanità. Questa guerra è la culminazione del processo che è iniziato con la dissoluzione dell’URSS e il successivo uso dei sentimenti nazionalisti da parte delle borghesie locali e straniere. Questa situazione non è iniziata nel 2022 con l’intervento militare della Russia capitalista, che condanniamo, ma è stata preparata anni fa con il supporto e il sostegno di USA-NATO-UE alle forze fasciste e al golpe nel paese, e può essere risolta solo con la lotta dei popoli per la pace e il cessate il fuoco.</p>
<p>Il coinvolgimento di un numero crescente di forze, sia sul territorio ucraino che al di fuori, conferma la preoccupazione che la questione possa diventare il punto d’inizio di un conflitto militare sempre più internazionale. Chiamiamo alla fine immediata di tutte le azioni militari. I popoli di tutti i paesi devono lottare contro le loro borghesie e tutti quelli che servono la loro propaganda, e costruire la propria strada.</p>
<p>I punti morti a cui l’imperialismo porta, la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale assieme al diritto dei popoli all’indipendenza e all’autodeterminazione, falsamente giustificati come lotta contro il terrorismo, “liberazione” e altre bugie; l’accresciuta aggressività dell’imperialismo, l’intensificazione degli interventi imperialisti, rendono ancora più urgente intensificare la nostra lotta anti-imperialista, la lotta contro la NATO, l’UE e ogni alleanza imperialista, i governi borghesi, la loro propaganda di guerra e le politiche antipopolari, per intensificare la solidarietà internazionalista.<br />
Questi sviluppi stanno esacerbando il dramma dei rifugiati a un livello tragico. I migranti e i profughi, vittime delle guerre imperialiste, stanno fronteggiando una politica di repressione, persecuzione, discriminazione e di sfruttamento crudele. Il capitale mantiene l’interruttore, che attiva a seconda delle sue necessità. I crescenti flussi di rifugiati in Europa vengono oggi strumentalizzati per rafforzare l’islamofobia, la xenofobia, il razzismo e il nazionalismo, per distogliere il popolo dalla lotta di classe. Allo stesso tempo, la gestione dei rifugiati da parte dei paesi ospitanti è caratterizzata da una brutale violazione dei diritti umani. Il risultato di tutto questo, in un contesto di impoverimento generalizzato della classe operaia, è la creazione di un terreno fertile per le forze reazionarie, inclusi il fascismo e l’estrema destra. Il fascismo è il prodotto del sistema capitalistico; è il suo braccio armati contro il movimento operaio e popolare. Esprimiamo la nostra determinazione per una lotta senza tregua, con un chiaro orientamento di classe, contro il fascismo e i nazionalisti, alcuni dei quali cercano oggi di ripulirsi attraverso la cosiddetta “legittima attività parlamentare”, indossando le vesti di “legittimo partito politico”. Lottiamo contro la teoria antistorica degli “opposti estremismi”, contro l’identificazione del fascismo con il comunismo, che è oggi una politica ufficiale della UE.</p>
<p>Una menzione speciale da parte del 17° MECYO va allo spargimento di sangue in corso in Palestina, al massacro genocida portato avanti dallo Stato di Israele nella terra occupata palestinese. Riconosciamo che la situazione di escalation è causata dall’occupazione in corso, dalla colonizzazione illegale dei territori palestinesi occupati da Israele e dai continui crimini che vengono commessi da decenni contro il popolo palestinese. Lo Stato assassino di Israele riceve supporto dagli USA, dalla NATO e dall’UE, e supporto dai governi borghesi d’Europa in modi e proporzioni differenti. Comprendiamo anche che questo nuovo ciclo di sangue in Medio Oriente può giungere al termine solo quando terminerà l’occupazione israeliana di lunga data dei territori palestinesi, con il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente nei confini del 1967, con Gerusalemme Est come sua capitale, il diritto dei profughi a tornare nella loro terra e la libertà per tutti i prigionieri politici palestinesi.</p>
<p>Nelle condizioni dell’aggressione imperialista in tutto il mondo e dell’attacco su tutti i fronti contro la gioventù e la classe lavoratrice, la lotta di classe e l’internazionalismo proletario sono l’arma più forte per portare le nostre lotte alla vittoria. L’unità delle gioventù comuniste su una base di classe e anti-imperialista è più che mai necessaria. La gioventù comunista unita, organizzata e combattiva, in prima linea nella lotta contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico, continuerà a lottare per costruire l’Europa dei lavoratori, per costruire il mondo del socialismo!<br />
Larnaca, 29 dicembre 2023.</p>
<p><strong>Le organizzazioni che firmano la dichiarazione:</strong><br />
Organizzazione della Gioventù Democratica Unita (EDON), Cipro<br />
Gioventù Socialista Operaia Tedesca (SDAJ), Germania<br />
Gioventù Comunista di Grecia (KNE), Grecia<br />
Fronte della Gioventù Comunista (FGC), Italia<br />
Movimento della Gioventù Comunista, Paesi Bassi<br />
Lega della Gioventù Comunista (YCL), Regno Unito<br />
Gioventù del Partito dei Lavoratori (WPY), Irlanda<br />
Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevica) (RKSMb), Russia<br />
Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Catalogna (JCC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Svezia (SKU), Svezia<br />
Gioventù Comunista di Turchia (TKG), Turchia</p>
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		<title>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA. 21 OTTOBRE IN PIAZZA A GHEDI, COLTANO E PALERMO. Comunicato della segreteria nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 09:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mondo è sull’orlo del baratro.</strong> In tutti i continenti si moltiplicano i focolai di guerra, accompagnati da una corsa agli armamenti senza precedenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La crisi capitalistica generalizzata, la competizione imperialista tra le vecchie e le nuove potenze del mondo capitalistico, le ambizioni di profitto delle oligarchie finanziarie di tutti i paesi minacciano oggi di trascinare i popoli nell’incubo di un nuovo conflitto mondiale.</p>
<p>In Europa, prosegue da un anno e mezzo la guerra che si combatte in Ucraina tra la NATO e la Federazione Russa, che appare ben lontana dal concludersi ma anzi vede svilupparsi nuove escalation con morti, profughi e devastazioni. In Medio Oriente, il massacro criminale portato avanti dal governo di Israele contro la popolazione di Gaza e la resistenza palestinese rischia di evolvere in un più conflitto più ampio in tutta la regione. In Africa, l’impressionante numero di otto colpi di Stato in tre anni ha dimostrato l’esistenza di una fortissima competizione tra le potenze capitalistiche per modificare le sfere di influenza esistenti. In Asia, è ritornata all’ordine del giorno la questione di Taiwan che si collega direttamente alle nuove alleanze militari statunitensi per la competizione con la Cina nell’Oceano Pacifico.</p>
<p><strong>In questo quadro, il governo Meloni ha portato avanti una politica scellerata e guerrafondaia.</strong> Tonnellate di armi sono state inviate dall’Italia all’esercito ucraino, rendendo il nostro paese compartecipe del massacro in corso. L’Italia è in prima linea nella corsa agli armamenti con 27,7 miliardi di euro spesi per la difesa nel 2023, con un aumento di quasi 2 miliardi rispetto al 2022 e con l’obiettivo di portare le spese militari al 2% del PIL entro il 2028. Il governo promuove direttamente i piani di espansione del capitale italiano: “più Italia nei Balcani” e “un piano italiano per l’Africa”, mentre si conferma come il più fedele alleato della NATO e degli USA nell’Europa centro-meridionale.</p>
<p>Nelle scorse settimane, il governo Meloni ha dichiarato il proprio<strong> </strong>sostegno incondizionato all’estrema destra israeliana di Netanyahu, responsabile di innumerevoli crimini di guerra, dell’annunciato genocidio del popolo palestinese di Gaza e dell’escalation in corso, confermando il proprio rifiuto di riconoscere lo Stato di Palestina.</p>
<p><strong>In nome della guerra, viene chiesto al popolo e ai lavoratori in Italia di accettare sacrifici e privazioni</strong>, derivanti dalle sanzioni, dall’inflazione e dai rincari in generale, dall’economia di guerra apertamente definita così dagli stessi vertici della Commissione Europea.</p>
<p><strong>I costi economici e sociali della guerra vengono scaricati sui lavoratori e sugli strati popolari, </strong>come confermano gli attacchi a salari, pensioni e stato sociale. La propaganda martellante che inonda i media e la stampa a reti unificate ha precisamente l’obiettivo di compattare l’opinione pubblica nonostante il peggioramento delle condizioni di vita, di presentare la “vittoria” sui fronti di guerra come una necessità irrinunciabile in nome di presunti “interessi nazionali”.</p>
<p>In Italia, nonostante gli sforzi significativi che da più parti sono stati messi in campo, non esiste ancora un vero movimento contro la guerra, le cui identità e parole d’ordine siano chiaramente riconoscibili e conosciute a livello di massa e, soprattutto, capace di costituire un ostacolo reale alle politiche di guerra dei governi, legandosi a doppio filo alle esperienze di lotta operaia più avanzate e coscienti. Il governo Draghi prima, il governo Meloni poi, sono andati avanti come un treno nella direzione che è stata chiesta e ottenuta dai settori dominanti del capitale italiano.</p>
<p>Siamo ben consapevoli che buona parte delle ragioni stia nella debolezza del movimento operaio nella fase attuale. <strong>Ciò nondimeno, continuiamo a essere convinti che la costruzione di un ampio movimento popolare contro la guerra non possa essere demandata a un generico civismo e che, anzi, proprio i lavoratori possano e debbano essere il perno di questo movimento</strong> <strong>che abbiamo il dovere di costruire</strong>.</p>
<p>Affermiamo questo sulla base di una consapevolezza precisa: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra imperialista combattuta tra i padroni di tutti i paesi è la prosecuzione delle politiche capitalistiche che schiacciano ogni giorno i proletari di tutti i paesi. I mandanti dei piani di guerra sono gli stessi responsabili dell’ingiustizia quotidiana che ci viene imposta da questo sistema. Come logica conseguenza, anche la lotta contro la guerra è la naturale prosecuzione della lotta di classe, e non può che porsi su un terreno internazionalista, quello della fratellanza tra i popoli e i lavoratori di tutti i paesi contro i capitalisti di tutti i paesi.</p>
<p>Con questo spirito, <strong>da comunisti parteciperemo alle diverse mobilitazioni nazionali contro la guerra che si terranno in concomitanza nella giornata del 21 ottobre a Ghedi, a Pisa/Camp Derby e a Palermo</strong>, all’indomani dello sciopero nazionale del sindacalismo di base del 20 ottobre.</p>
<p>La divisione – del tutto evitabile &#8211; in tre manifestazioni separate fotografa lo stato di divisione del movimento di classe, l’esistenza di posizioni e prospettive eterogenee corrispondenti all’attuale stato di sviluppo del dibattito sulla guerra e l’imperialismo. Nonostante questi limiti, riteniamo che la giornata di mobilitazione nazionale del 21 ottobre debba essere quanto più incisiva e generalizzata, e che la sua riuscita possa realmente farci muovere dei passi in avanti nella costruzione di un grande movimento contro la guerra.</p>
<p>Parteciperemo a tutte le manifestazioni promuovendo una piattaforma antimperialista, internazionalista e rivoluzionaria, contro ogni forma di compartecipazione dell’Italia ai conflitti imperialisti in corso:</p>
<p><strong>BASTA ARMI IN UCRAINA</strong>. Fermare l’ottavo pacchetto di armi preparato dal governo Meloni. Un anno e mezzo di guerra ha dimostrato che armare l’Ucraina non serve a difendere le popolazioni né a favorire la fine del conflitto. USA, NATO e UE stanno prolungando volutamente la guerra per i propri interessi.</p>
<p><strong>FERMARE L’ECONOMIA DI GUERRA E LE SANZIONI.</strong> No allo scaricamento del costo della guerra sulle spalle dei lavoratori. Fermiamo l’aumento dei prezzi, il taglio alla spesa sociale, l’attacco ai diritti.</p>
<p><strong>FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA.</strong> La favola della NATO come alleanza difensiva è insostenibile. Ritiro unilaterale dell’Italia dalla NATO, chiusura di tutte le basi militari USA e NATO sul territorio nazionale.</p>
<p><strong>FERMARE LE SPESE MILITARI, RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE ALL’ESTERO.</strong> Entrambe non tutelano la “sicurezza nazionale”, ma l’imperialismo italiano e gli interessi predatori di grandi monopoli come ENI. Si investa su sanità, diritto allo studio, spesa sociale.</p>
<p><strong>L’ITALIA RICONOSCA LO STATO DI PALESTINA.</strong> Porre fine al sostegno incondizionato ai crimini di Netanyahu contro la legittima lotta del popolo palestinese. Il sostegno all’estrema destra israeliana non difende la pace, al contrario legittima e incoraggia lo sterminio del popolo palestinese e prepara il terreno a una maggiore escalation in Medioriente.</p>
<p><strong>CONTRO IL NAZIONALISMO E LA PROPAGANDA DI GUERRA</strong>. Diciamo no a chi vorrebbe creare un pensiero unico a sostegno della guerra e bollare come servi del nemico, “putiniani” o “amici di Hamas”, tutte le voci critiche.</p>
<p><strong>CONTRO IL GOVERNO MELONI</strong>. Costruiamo un’opposizione operaia e popolare al governo dei padroni, contro la finta opposizione di PD e Movimento Cinque Stelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!</strong></p>
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