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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; imperialismo</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>SUGLI SVILUPPI IN SIRIA E LA CADUTA DI ASSAD. Dichiarazione dell’UP del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 08:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I recenti sviluppi in Siria, con il crollo del regime di Assad e l’occupazione di Damasco da parte di HTS, gruppo jihadista sostenuto dalla Turchia, sono un ulteriore tassello dell’escalation di guerra in corso in Medio Oriente e segnano un importante rafforzamento delle posizioni del blocco imperialista USA-UE-NATO e di Israele nella regione mediorientale. Ancora una]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti sviluppi in Siria, con il crollo del regime di Assad e l’occupazione di Damasco da parte di HTS, gruppo jihadista sostenuto dalla Turchia, sono un ulteriore tassello dell’<em>escalation</em> di guerra in corso in Medio Oriente e segnano un importante rafforzamento delle posizioni del blocco imperialista USA-UE-NATO e di Israele nella regione mediorientale.</p>
<p>Ancora una volta, siamo messi dinanzi a una tragica verità: viviamo in <strong>un mondo che sta scivolando rapidamente nel baratro di una guerra imperialista sempre più generalizzata, e a pagare il prezzo di questa guerra sono sempre i popoli.</strong></p>
<p>Gli eventi in Siria si inseriscono in un contesto caratterizzato dal massacro del popolo palestinese, dagli attacchi di Israele contro il Libano, dalle minacce all’Iran, dalla durissima competizione imperialista, in atto anche in Medio Oriente, tra potenze capitalistiche mondiali e regionali – come USA, paesi UE e NATO, Russia, Cina, Israele, Iran, Turchia e monarchie del Golfo –  per il controllo dei mercati, delle risorse, delle rotte energetiche e commerciali, dei gasdotti e delle infrastrutture, nel pericoloso segno di una ridefinizione delle sfere di influenza, con la possibilità di un cambio dei confini e dello smembramento della Siria.</p>
<p>Sin dal 2011, la nostra posizione sulla “<em>guerra civile</em>” siriana è stata chiara ed espressa in ogni contesto. Nel contesto delle cosiddette “<em>primavere arabe</em>”, <strong>la Siria è stata oggetto di un’aggressione imperialista coordinata e finanziata da USA, Turchia, Israele e paesi dell’UE</strong>, messa in atto con una vera e propria “<em>guerra per procura</em>” condotta dalle variegate milizie del fondamentalismo islamico; una guerra in cui la Russia e l’Iran sono intervenuti in difesa del regime di Assad e dei propri interessi economici e militari a questo collegati.</p>
<p>La situazione in Siria nelle settimane antecedenti alla caduta di Damasco vedeva il nord-ovest del paese occupato militarmente dalla Turchia in aperto sostegno alle forze jihadiste nella città di Idlib e nei pressi di Aleppo; gli USA, con una significativa presenza militare nel Nord-Est del paese, controllato dai separatisti curdi, e nel governatorato di Homs, con la base di At-Tanf nel territorio controllato dal <em>Free Syrian Army</em>; la Russia con migliaia di militari a sostegno del regime di Assad, una base aerea a Khmeimim e una base navale a Tartus.</p>
<p><strong>I fatti dell’ultima settimana sono la continuazione di questi sviluppi. Il popolo siriano continua a pagare il prezzo dei piani e delle trattative che avvengono sulla sua pelle, in un mondo, caratterizzato da una dura competizione inter-imperialistica, che tende a polarizzarsi in due principali blocchi capitalistici, la cui aspra contrapposizione moltiplica i conflitti militari.</strong></p>
<p>I fatti hanno confermato che, senza il sostegno militare della Federazione Russa e dell’Iran, il regime di Assad sarebbe crollato nel 2015. In un  contesto mondiale caratterizzato dalla guerra in Ucraina tra la Federazione Russa e il blocco USA-UE-NATO e dalla guerra di Israele contro il popolo palestinese, il Libano e l’Iran, dinanzi a un’offensiva militare su larga scala delle forze jihadiste sostenute dalla Turchia e, soprattutto, di fronte alla volontà di non opporre resistenza dell’esercito regolare siriano, la Russia e l’Iran hanno cessato questo sostegno. Le forze maggiormente vicine agli USA e a Israele, come le milizie curde e il cosiddetto “<em>Free Syrian Army</em>”, annunciano la propria disponibilità a cooperare, assieme a pezzi dell’apparato statale collassato per l’integrità territoriale di uno Stato siriano già smembrato.</p>
<p>I governi europei, i media e gli organi di informazione e di comunicazione di massa cercano oggi di occultare il reale carattere della guerra in Siria, presentando gli islamisti come “<em>ribelli</em>” e “<em>liberatori</em>”, la caduta del regime di Assad come una speranza per il “<em>ritorno della democrazia</em>” in Siria, utilizzando la stessa retorica che ha giustificato il sostegno alle forze islamiste e le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, le ingerenze imperialiste in Libia, ecc. L’ipocrisia dei media e dei governi è tale che giustificano il loro supporto alle forze fondamentaliste parlando del “<em>regime sanguinario</em>” di Assad, mentre fingono di non sapere cosa accade quotidianamente nei regimi dei paesi limitrofi a loro alleati, come l’Arabia Saudita.</p>
<p><strong>Il popolo siriano aveva e ha il diritto di lottare per le proprie aspirazioni, per la libertà e la giustizia sociale, contro la propria condizione di sfruttamento e di povertà</strong>. La nostra solidarietà e vicinanza al popolo siriano non è mai venuta meno quando, nonostante la distanza e le differenze tra i comunisti e il regime borghese di Bashar al-Assad e del partito <em>Ba’th</em>, <strong>abbiamo denunciato i piani dei grandi monopoli, della NATO e dei governi degli USA e dei paesi dell’UE per lo sfruttamento della Siria come serbatoio di risorse energetiche e territorio di transito di importanti oleodotti e gasdotti attraverso la violazione della sua sovranità e le ingerenze imperialiste nei suoi affari interni, finalizzate al suo smembramento e messe in atto sulla pelle del popolo.</strong></p>
<p>Ribadiamo che chi oggi “<em>da sinistra</em>” celebra i fatti di questi giorni come una vittoria del popolo siriano sta sbagliando, e non poco. È chiarissimo che <strong>a rovesciare il regime di Assad non è stato il popolo siriano, ma un’operazione militare, da tempo preparata, coordinata e sostenuta dalle forze imperialiste, segnatamente dagli USA, dalla Turchia e da Israele, in un paradossale abbraccio tra il governo israeliano e il fondamentalismo jihadista, con la benedizione dell’uscente amministrazione Biden</strong>. Il rafforzamento del potere dei tagliagole jihadisti in Siria costituisce una nuova trappola per il popolo siriano e favorisce l’attuazione della “<em>balcanizzazione</em>”, cioè dello smembramento della Siria, nonostante gli appelli ipocriti al mantenimento dell’integrità territoriale del paese. Anziché portare alla pacificazione del paese, l’assunzione del potere da parte dei fondamentalisti porta le contraddizioni esistenti a un livello più alto e ne aggiunge di nuove, con il concreto rischio che possano degenerare rapidamente in una nuova “<em>guerra calda</em>“, con la partecipazione di potenze straniere globali e locali in una più ampia <em>escalation</em> dell’uso delle armi in tutta la regione mediorientale.</p>
<p>Siamo ben consapevoli che questi sviluppi influenzeranno negativamente la situazione in Palestina e possono spingere rapidamente le forze politico-militari palestinesi, che nella Siria baathista avevano un alleato, a cedere e ad accettare compromessi, in passato improponibili, nelle trattative per un cessate il fuoco, con la possibilità concreta di un inasprimento ulteriore del regime di occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Le nuove autorità siriane hanno già annunciato la chiusura dei campi di addestramento delle forze palestinesi storicamente ospitate in Siria, che oggi rischiano di essere “<em>ricacciate</em>” nei campi profughi. La nuova <em>leadership</em> siriana ha lanciato importanti segnali di pacificazione con Israele, da questo ben ricambiati, negli stessi giorni in cui sono giunte notizie di scontri a fuoco tra HTS e alcune formazioni palestinesi.</p>
<p>Denunciamo l’ipocrisia e l’irresponsabilità del governo italiano, dei partiti di governo e delle forze di “<em>opposizione</em>” che oggi mentono spudoratamente, presentando il collasso della Siria, l’avanzata dei jihadisti e delle forze più reazionarie e oscurantiste come una vittoria della “<em>democrazia</em>” e una speranza di pace. Questa ipocrisia viene oggi promossa dalle stesse forze politiche che sono complici e corresponsabili del genocidio dei palestinesi da parte di Israele, della compartecipazione dell’Italia alla guerra in Ucraina, del rafforzamento dei piani imperialisti dell’Italia in Medio Oriente, in Africa e nei Balcani, nonché delle posizioni dell’Italia nei piani imperialisti della NATO.</p>
<p>Allo stesso tempo, respingiamo come fuorvianti le posizioni di chi nel crollo del regime baathista vede la caduta di un presunto “<em>bastione dell’antimperialismo</em>“, dimenticando la natura economica capitalistica di quel regime e le riforme liberiste, introdotte proprio da Bashar Al-Asad, che hanno aperto la strada al capitale russo e iraniano.</p>
<p>Ribadiamo che la lotta contro la povertà e la miseria, contro la guerra imperialista, contro l’oppressione e la repressione dei diritti dei popoli, può essere davvero vittoriosa solo se il proletariato e il popolo individuano con chiarezza il proprio vero nemico, cioè il sistema capitalistico che genera guerra e oppressione.</p>
<p>Dai fatti di questi giorni escono confutati due approcci diffusi “<em>a sinistra</em>”, apparentemente opposti ma che si fondano sulla stessa rinuncia ai principi rivoluzionari.</p>
<p>Il primo è quello di chi, in nome di un generico “<em>progressismo</em>”, ha voluto mitizzare quelle forze politiche curde che compartecipano al piano imperialista di aggressione alla Siria in cooperazione con gli USA, l’UE e la NATO e che oggi si dicono disponibili a integrarsi nella nuova amministrazione capitalistica dello Stato siriano.</p>
<p>Il secondo è quello di chi crede che, siccome i rapporti di forza sono sfavorevoli, non esista alternativa al dilemma tra una “<em>democrazia imperialista</em>” e una “<em>dittatura borghese antimperialista</em>”, non considerando le legittime aspirazioni dei popoli e del proletariato dei paesi capitalistici non subalterni al blocco euro-atlantico come la Siria di Assad e pensando che la funzione dei comunisti possa limitarsi a sostenere governi borghesi presuntamente “<em>antimperialisti</em>”, rinunciando alla propria autonomia politica.</p>
<p>Restiamo convinti, e pensiamo che la Siria lo dimostri, che si può vincere se si costruisce una propria strategia indipendente da tutte le fazioni borghesi, da tutti i blocchi o poli capitalistici che cercano di strumentalizzare a proprio favore il malcontento popolare nei paesi avversari, riducendo i popoli a pedine da manovrare secondo i propri piani imperialisti. Una strategia rivoluzionaria ammette duttilità tattica, ma non la rinuncia ai principi fondamentali che fanno da spartiacque tra chi sta con una classe e chi sta con un’altra.</p>
<p>Il Fronte Comunista e il FGC esprimono solidarietà e vicinanza al popolo e ai comunisti siriani, che hanno davanti a sé l’enorme sfida della resistenza ai piani dell’imperialismo, alla reazione e all’oscurantismo. La migliore speranza per i popoli, in Siria, in Medio Oriente e in tutto il mondo, sta nel rafforzamento e in una nuova avanzata del movimento operaio e dei comunisti.</p>
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		<title>RILANCIARE LA MOBILITAZIONE PER LA PALESTINA. MANIFESTAZIONE NAZIONALE 24 FEBBRAIO A MILANO. Comunicato della Segreteria Nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 17:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) aderisce e prenderà parte alla manifestazione nazionale per la Palestina lanciata per il 24 febbraio a Milano dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, dai Giovani Palestinesi d’Italia e dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia. Scenderemo in piazza in solidarietà al popolo palestinese, per esigere la fine della complicità del governo italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) aderisce e prenderà parte alla manifestazione nazionale per la Palestina lanciata per il 24 febbraio a Milano dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, dai Giovani Palestinesi d’Italia e dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia. Scenderemo in piazza in solidarietà al popolo palestinese, per esigere la fine della complicità del governo italiano con la politica genocida dello Stato di Israele.</p>
<p>Allo stesso tempo, sosteniamo lo sciopero lanciato dal Si Cobas nella giornata del 23 ottobre e metteremo le nostre forze a disposizione e supporto delle agitazioni nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Sono passati mesi, ma il massacro nella Striscia di Gaza prosegue senza fermarsi. La rappresaglia israeliana seguita ai fatti del 7 ottobre ha causato circa 30mila morti palestinesi; il 70% delle vittime secondo l’ONU è costituito da donne e bambini. Decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono rimasti mutilati e orfani, mentre la distruzione indiscriminata di ospedali e scuole, gli attacchi crudeli contro le colonne di profughi, la privazione dell’accesso all’acqua e all’energia, la costante de-umanizzazione dei palestinesi nelle dichiarazioni degli esponenti del governo israeliano, giustificano ampiamente l’accusa di genocidio sollevata alla Corte Internazionale di Giustizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo al fianco del popolo palestinese, contro il massacro e i crimini di Israele</strong></p>
<p>Il FGC ribadisce che ciò che è avvenuto il 7 ottobre è la conseguenza di 75 anni di oppressione del popolo palestinese. La colonizzazione illegittima dei territori palestinesi, l’imposizione di un regime di occupazione e di apartheid, l’applicazione della legge marziale per regolare la vita dei palestinesi, l’assedio imposto alla Striscia di Gaza, sono tutte condizioni che legittimano la resistenza armata secondo lo stesso diritto delle Nazioni Unite.</p>
<p>Oggi Israele è governata da un’ideologia fanatica e reazionaria che sostiene la legittimità dello sterminio di un intero popolo, la disumanizzazione dei palestinesi e l’indistinguibilità tra obiettivi civili e obiettivi militari. Ancora oggi il governo israeliano dichiara ufficialmente di non essere disposto a riconoscere il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato. In questo contesto, con enorme ipocrisia, si pretende di bollare come organizzazioni “terroristiche” la quasi totalità delle organizzazioni politico-militari palestinesi. Con questa costruzione tutta ideologica si vuole negare ai palestinesi non solo uno Stato, ma persino il diritto di organizzarsi e lottare per la propria libertà.</p>
<p>Le azioni di Israele rappresentano un crimine internazionale, di cui il governo italiano continua ad essere complice, arrivando persino ad astenersi nel voto sulla richiesta di un cessate il fuoco nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il governo Meloni ha recentemente sospeso i finanziamenti all’agenzia ONU impegnata negli aiuti umanitari al popolo palestinese e annunciato l’invio di militari italiani a Gaza.</p>
<p>Sappiamo bene che il sostegno “occidentale” a Israele deriva dal ruolo che questo paese gioca nella dura competizione imperialista in corso a livello globale. Gli eventi in Medio Oriente, infatti, vanno letti anche nella cornice di ciò che accade in Ucraina, nel Mar Rosso, nella regione Indo-Pacifica. Il mondo è entrato in un’era di nuova e durissima competizione economica, politica e militare tra le potenze capitalistiche; la guerra, in questo contesto, torna sempre più ad essere una delle opzioni concrete sul tavolo dei governi. Israele è oggi un “partner strategico” irrinunciabile per gli interessi dei grandi monopoli finanziari di decine di paesi, in una regione del mondo che è crocevia della spartizione di risorse energetiche, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, dei traffici marittimi. È chiarissimo ed evidente che quando i governi europei parlano del “diritto di Israele a difendersi”, parlano in realtà della difesa dei profitti dei propri monopoli, dei propri capitalisti, sapendo bene che questi profitti sono fatti sulla vita del popolo palestinese.</p>
<p>Un esempio lampante è rappresentato dal rilascio, da parte del governo israeliano, di licenze per l’esplorazione di giacimenti di gas nelle acque antistanti la Striscia di Gaza a diverse società multinazionali, avvenuto lo scorso 29 ottobre. Tra queste multinazionali, non a caso, spicca l’ENI. Si tratta di acque su cui Israele non esercita legalmente alcun diritto di sovranità o esclusività. Se ENI, partecipata al 30% dal Tesoro italiano, desse seguito alle attività esplorative sui giacimenti nelle acque palestinesi – stimati in 30 miliardi di metri cubi di gas &#8211; confermerebbe ulteriormente la complicità italiana nei crimini di guerra in corso, tramite il saccheggio illegittimo delle risorse naturali delle acque palestinesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rilanciare la mobilitazione in Italia: contro il governo Meloni e i piani imperialisti!</strong></p>
<p>Dall’inizio del massacro a Gaza abbiamo visto in Italia, come in tutto il mondo, lo sviluppo di un importante moto di solidarietà nei confronti del popolo palestinese. Nonostante il coro unanime e una vergognosa campagna mediatica interamente schiacciati sul sostegno acritico a Israele, nonostante il tentativo di criminalizzare le manifestazioni e bollare come “antisemita” ogni voce critica verso i crimini israeliana, sono centinaia le manifestazioni che in tutta Italia si sono sviluppate a sostegno del popolo palestinese e della sua lotta.</p>
<p>Da ottobre ad oggi abbiamo visto manifestazioni in tantissime città, giornate di mobilitazione nazionali, occupazioni di scuole e università. Questi appuntamenti hanno visto la partecipazione di importanti segmenti di classe lavoratrice e di settori popolari; a questi, si somma un’ampia fascia di giovani proletari, di seconda generazione e di origine immigrata, che si affacciano per la prima volta sul terreno della lotta politica. L’entità e la costanza di queste mobilitazioni hanno contribuito fortemente a smontare la narrazione dominante sui media, dimostrando lo scollamento enorme tra la propaganda ufficiale e il sentimento popolare. Come FGC abbiamo sostenuto, promosso e in alcuni casi organizzato le mobilitazioni degli scorsi mesi; abbiamo messo le forze della gioventù comunista in costante agitazione nelle scuole e nelle università, legando la solidarietà alla Palestina alla lotta più generale contro la guerra e i piani imperialisti.</p>
<p>Proprio quest’ultima riteniamo sia la strada su cui è necessario avanzare oggi.</p>
<p>La solidarietà spontanea e di massa al popolo palestinese deve trasformarsi in una lotta cosciente, generalizzata. È necessario far avanzare in Italia la costruzione di un grande movimento operaio-popolare contro la guerra imperialista, contro i piani bellicisti dei padroni, contro un sistema fondato sul profitto e sull’ingiustizia che non può generare altro che questo.</p>
<p>Con questo spirito, ribadiamo il nostro sostegno attivo alla manifestazione nazionale per la Palestina del 24 febbraio a Milano.</p>
<p>Facciamo appello affinché quella manifestazione possa essere un’occasione in cui tutte quelle forze che in questi mesi hanno lottato a fianco del popolo palestinese possano saldarsi per la costruzione di un movimento popolare contro la guerra imperialista, che abbia un chiaro orientamento di classe.</p>
<p>Facciamo appello per la costruzione di uno spezzone contro il governo Meloni e il suo inaccettabile sostegno al genocidio del popolo palestinese; per la libertà del popolo palestinese e il suo diritto a lottare per la propria emancipazione, contro le politiche di guerra che schiacciano le condizioni di vita dei proletari nel nostro paese; per il riconoscimento dello Stato di Palestina; per conquistare un futuro di pace e solidarietà tra i popoli, libero della guerre e dallo sfruttamento.</p>
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		<title>DICHIARAZIONE IN SEGUITO AL 17° INCONTRO DELLE GIOVENTÙ COMUNISTE EUROPEE (MECYO)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 10:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le organizzazioni della Gioventù Comunista che sottoscrivono questa dichiarazione, in seguito al 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee che si è tenuto a Larnaca (Cipro) tra il 15 e il 17 dicembre, dichiarano e riaffermano, come recita lo slogan dell’incontro: «<em>La gioventù unita, organizzata e militante, in prima linea nella lotta! Contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico. Per l’Europa dei lavoratori, per il socialismo!»</em></p>
<p>Il 17° Incontro delle Gioventù Comuniste Europee ha avuto luogo in un periodo davvero cruciale e impegnativo per i lavoratori e la gioventù in Europa. In questo periodo denso di sfide, le organizzazioni giovanili comuniste riconoscono che tramite l’unità e la militanza, la gioventù deve essere in prima linea nella lotta per i propri diritti e nella lotta contro lo sfruttamento capitalistico e l’imperialismo.</p>
<p>Noi, giovani della classe operaia e degli strati popolari, siamo ancora oggi vittime delle dure conseguenze della crisi capitalistica globale, così come quelle dello sviluppo capitalistico. La debole ripresa economica dopo la lunga recessione della precedente crisi economica del 2008 è stata schiacciata sotto il peso della nuova crisi capitalistica del 2020, delle misure prese per far fronte alla pandemia di Covid-19, del tumulto nei mercati, la pressione sul commercio internazionale, includendo la promozione di una guerra commerciale, l’imposizione di sanzioni e lo scoppio di nuovi conflitti imperialisti.</p>
<p>L’impoverimento assoluto e relativo della classe operaia che è mostrato dall’ondata di inflazione, l’acuto incremento dei prezzi dei beni essenziali, assieme ai ripetuti incrementi dei tassi di interesse, hanno abbattuto gli standard di vita della classe operaia e degli strati popolari. L’inflazione colpisce ancor di più i gruppi vulnerabili della popolazione e la gioventù. Tutto questo è dovuto dai monopoli che hanno potuto incrementare i loro profitti persino durante la crisi. I vicoli ciechi del capitalismo sono evidenti e l’unico modo per superarli è attraverso la lotta della classe operaia e della gioventù.</p>
<p>In Europa la UE, come forma avanzata di integrazione inter-statale capitalistica, un’alleanza imperialista con interessi parzialmente contraddittori al suo interno, gioca un ruolo importante nel rafforzare le politiche anti-popolari nel nostro continente, colpendo la gioventù, la classe operaia e gli strati popolari. Senza nessuna illusione sulla possibilità di riformare l’Unione Europea in favore del popolo, o in un cambiamento del carattere dell’Unione Europea, i Partiti Comunisti e le organizzazioni della Gioventù Comunista degli stati membri della UE combatteranno l’imminente battaglia elettorale delle elezioni europee e continueranno a lottare nonostante le difficili condizioni, rafforzando la lotta contro la UE del capitale. Dobbiamo affrontare le elezioni del Parlamento Europeo come un’opportunità per innalzare la consapevolezza sul carattere di classe della UE e delle sue politiche, e continuare a rafforzare la nostra lotta per i diritti della gioventù, dei lavoratori e dei popoli, per un’Europa di cooperazione, solidarietà e pace. Allo stesso tempo, sosteniamo il diritto della classe operaia di tutti i paesi al disimpegno da questa alleanza.</p>
<p>In questo contesto è importante valorizzare il ruolo della lotta della gioventù in difesa dei propri diritti e per rispondere ai propri problemi concreti, insistendo sulla necessità di continuarla e intensificarla. La gioventù deve lottare per un’istruzione e una sanità pubbliche e gratuite, per alloggi di alta qualità ed economici, per i diritti nei luoghi di lavoro, contro la disoccupazione e la precarietà, così come per l’accesso alla cultura, allo sport, a un tempo libero di qualità, come parte della lotta per il socialismo. Ci schieriamo al fianco delle lotte dei sindacati di classe, nella battaglia per migliori condizioni di vita. Allo stesso tempo, la lotta per una reale protezione dell’ambiente dalla barbarie della depredazione e dello sfruttamento capitalistico è una necessità.</p>
<p>La guerra in Ucraina ha già causato grandi perdite umane e materiali e le sue conseguenze stanno colpendo l’intera umanità. Questa guerra è la culminazione del processo che è iniziato con la dissoluzione dell’URSS e il successivo uso dei sentimenti nazionalisti da parte delle borghesie locali e straniere. Questa situazione non è iniziata nel 2022 con l’intervento militare della Russia capitalista, che condanniamo, ma è stata preparata anni fa con il supporto e il sostegno di USA-NATO-UE alle forze fasciste e al golpe nel paese, e può essere risolta solo con la lotta dei popoli per la pace e il cessate il fuoco.</p>
<p>Il coinvolgimento di un numero crescente di forze, sia sul territorio ucraino che al di fuori, conferma la preoccupazione che la questione possa diventare il punto d’inizio di un conflitto militare sempre più internazionale. Chiamiamo alla fine immediata di tutte le azioni militari. I popoli di tutti i paesi devono lottare contro le loro borghesie e tutti quelli che servono la loro propaganda, e costruire la propria strada.</p>
<p>I punti morti a cui l’imperialismo porta, la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale assieme al diritto dei popoli all’indipendenza e all’autodeterminazione, falsamente giustificati come lotta contro il terrorismo, “liberazione” e altre bugie; l’accresciuta aggressività dell’imperialismo, l’intensificazione degli interventi imperialisti, rendono ancora più urgente intensificare la nostra lotta anti-imperialista, la lotta contro la NATO, l’UE e ogni alleanza imperialista, i governi borghesi, la loro propaganda di guerra e le politiche antipopolari, per intensificare la solidarietà internazionalista.<br />
Questi sviluppi stanno esacerbando il dramma dei rifugiati a un livello tragico. I migranti e i profughi, vittime delle guerre imperialiste, stanno fronteggiando una politica di repressione, persecuzione, discriminazione e di sfruttamento crudele. Il capitale mantiene l’interruttore, che attiva a seconda delle sue necessità. I crescenti flussi di rifugiati in Europa vengono oggi strumentalizzati per rafforzare l’islamofobia, la xenofobia, il razzismo e il nazionalismo, per distogliere il popolo dalla lotta di classe. Allo stesso tempo, la gestione dei rifugiati da parte dei paesi ospitanti è caratterizzata da una brutale violazione dei diritti umani. Il risultato di tutto questo, in un contesto di impoverimento generalizzato della classe operaia, è la creazione di un terreno fertile per le forze reazionarie, inclusi il fascismo e l’estrema destra. Il fascismo è il prodotto del sistema capitalistico; è il suo braccio armati contro il movimento operaio e popolare. Esprimiamo la nostra determinazione per una lotta senza tregua, con un chiaro orientamento di classe, contro il fascismo e i nazionalisti, alcuni dei quali cercano oggi di ripulirsi attraverso la cosiddetta “legittima attività parlamentare”, indossando le vesti di “legittimo partito politico”. Lottiamo contro la teoria antistorica degli “opposti estremismi”, contro l’identificazione del fascismo con il comunismo, che è oggi una politica ufficiale della UE.</p>
<p>Una menzione speciale da parte del 17° MECYO va allo spargimento di sangue in corso in Palestina, al massacro genocida portato avanti dallo Stato di Israele nella terra occupata palestinese. Riconosciamo che la situazione di escalation è causata dall’occupazione in corso, dalla colonizzazione illegale dei territori palestinesi occupati da Israele e dai continui crimini che vengono commessi da decenni contro il popolo palestinese. Lo Stato assassino di Israele riceve supporto dagli USA, dalla NATO e dall’UE, e supporto dai governi borghesi d’Europa in modi e proporzioni differenti. Comprendiamo anche che questo nuovo ciclo di sangue in Medio Oriente può giungere al termine solo quando terminerà l’occupazione israeliana di lunga data dei territori palestinesi, con il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente nei confini del 1967, con Gerusalemme Est come sua capitale, il diritto dei profughi a tornare nella loro terra e la libertà per tutti i prigionieri politici palestinesi.</p>
<p>Nelle condizioni dell’aggressione imperialista in tutto il mondo e dell’attacco su tutti i fronti contro la gioventù e la classe lavoratrice, la lotta di classe e l’internazionalismo proletario sono l’arma più forte per portare le nostre lotte alla vittoria. L’unità delle gioventù comuniste su una base di classe e anti-imperialista è più che mai necessaria. La gioventù comunista unita, organizzata e combattiva, in prima linea nella lotta contro le guerre imperialiste e l’oppressione, contro lo sfruttamento capitalistico, continuerà a lottare per costruire l’Europa dei lavoratori, per costruire il mondo del socialismo!<br />
Larnaca, 29 dicembre 2023.</p>
<p><strong>Le organizzazioni che firmano la dichiarazione:</strong><br />
Organizzazione della Gioventù Democratica Unita (EDON), Cipro<br />
Gioventù Socialista Operaia Tedesca (SDAJ), Germania<br />
Gioventù Comunista di Grecia (KNE), Grecia<br />
Fronte della Gioventù Comunista (FGC), Italia<br />
Movimento della Gioventù Comunista, Paesi Bassi<br />
Lega della Gioventù Comunista (YCL), Regno Unito<br />
Gioventù del Partito dei Lavoratori (WPY), Irlanda<br />
Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevica) (RKSMb), Russia<br />
Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Catalogna (JCC), Spagna<br />
Gioventù Comunista di Svezia (SKU), Svezia<br />
Gioventù Comunista di Turchia (TKG), Turchia</p>
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		<title>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA. 21 OTTOBRE IN PIAZZA A GHEDI, COLTANO E PALERMO. Comunicato della segreteria nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 09:32:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il mondo è sull’orlo del baratro. In tutti i continenti si moltiplicano i focolai di guerra, accompagnati da una corsa agli armamenti senza precedenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La crisi capitalistica generalizzata, la competizione imperialista tra le vecchie e le nuove potenze del mondo capitalistico, le ambizioni di profitto delle oligarchie finanziarie di tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mondo è sull’orlo del baratro.</strong> In tutti i continenti si moltiplicano i focolai di guerra, accompagnati da una corsa agli armamenti senza precedenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La crisi capitalistica generalizzata, la competizione imperialista tra le vecchie e le nuove potenze del mondo capitalistico, le ambizioni di profitto delle oligarchie finanziarie di tutti i paesi minacciano oggi di trascinare i popoli nell’incubo di un nuovo conflitto mondiale.</p>
<p>In Europa, prosegue da un anno e mezzo la guerra che si combatte in Ucraina tra la NATO e la Federazione Russa, che appare ben lontana dal concludersi ma anzi vede svilupparsi nuove escalation con morti, profughi e devastazioni. In Medio Oriente, il massacro criminale portato avanti dal governo di Israele contro la popolazione di Gaza e la resistenza palestinese rischia di evolvere in un più conflitto più ampio in tutta la regione. In Africa, l’impressionante numero di otto colpi di Stato in tre anni ha dimostrato l’esistenza di una fortissima competizione tra le potenze capitalistiche per modificare le sfere di influenza esistenti. In Asia, è ritornata all’ordine del giorno la questione di Taiwan che si collega direttamente alle nuove alleanze militari statunitensi per la competizione con la Cina nell’Oceano Pacifico.</p>
<p><strong>In questo quadro, il governo Meloni ha portato avanti una politica scellerata e guerrafondaia.</strong> Tonnellate di armi sono state inviate dall’Italia all’esercito ucraino, rendendo il nostro paese compartecipe del massacro in corso. L’Italia è in prima linea nella corsa agli armamenti con 27,7 miliardi di euro spesi per la difesa nel 2023, con un aumento di quasi 2 miliardi rispetto al 2022 e con l’obiettivo di portare le spese militari al 2% del PIL entro il 2028. Il governo promuove direttamente i piani di espansione del capitale italiano: “più Italia nei Balcani” e “un piano italiano per l’Africa”, mentre si conferma come il più fedele alleato della NATO e degli USA nell’Europa centro-meridionale.</p>
<p>Nelle scorse settimane, il governo Meloni ha dichiarato il proprio<strong> </strong>sostegno incondizionato all’estrema destra israeliana di Netanyahu, responsabile di innumerevoli crimini di guerra, dell’annunciato genocidio del popolo palestinese di Gaza e dell’escalation in corso, confermando il proprio rifiuto di riconoscere lo Stato di Palestina.</p>
<p><strong>In nome della guerra, viene chiesto al popolo e ai lavoratori in Italia di accettare sacrifici e privazioni</strong>, derivanti dalle sanzioni, dall’inflazione e dai rincari in generale, dall’economia di guerra apertamente definita così dagli stessi vertici della Commissione Europea.</p>
<p><strong>I costi economici e sociali della guerra vengono scaricati sui lavoratori e sugli strati popolari, </strong>come confermano gli attacchi a salari, pensioni e stato sociale. La propaganda martellante che inonda i media e la stampa a reti unificate ha precisamente l’obiettivo di compattare l’opinione pubblica nonostante il peggioramento delle condizioni di vita, di presentare la “vittoria” sui fronti di guerra come una necessità irrinunciabile in nome di presunti “interessi nazionali”.</p>
<p>In Italia, nonostante gli sforzi significativi che da più parti sono stati messi in campo, non esiste ancora un vero movimento contro la guerra, le cui identità e parole d’ordine siano chiaramente riconoscibili e conosciute a livello di massa e, soprattutto, capace di costituire un ostacolo reale alle politiche di guerra dei governi, legandosi a doppio filo alle esperienze di lotta operaia più avanzate e coscienti. Il governo Draghi prima, il governo Meloni poi, sono andati avanti come un treno nella direzione che è stata chiesta e ottenuta dai settori dominanti del capitale italiano.</p>
<p>Siamo ben consapevoli che buona parte delle ragioni stia nella debolezza del movimento operaio nella fase attuale. <strong>Ciò nondimeno, continuiamo a essere convinti che la costruzione di un ampio movimento popolare contro la guerra non possa essere demandata a un generico civismo e che, anzi, proprio i lavoratori possano e debbano essere il perno di questo movimento</strong> <strong>che abbiamo il dovere di costruire</strong>.</p>
<p>Affermiamo questo sulla base di una consapevolezza precisa: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra imperialista combattuta tra i padroni di tutti i paesi è la prosecuzione delle politiche capitalistiche che schiacciano ogni giorno i proletari di tutti i paesi. I mandanti dei piani di guerra sono gli stessi responsabili dell’ingiustizia quotidiana che ci viene imposta da questo sistema. Come logica conseguenza, anche la lotta contro la guerra è la naturale prosecuzione della lotta di classe, e non può che porsi su un terreno internazionalista, quello della fratellanza tra i popoli e i lavoratori di tutti i paesi contro i capitalisti di tutti i paesi.</p>
<p>Con questo spirito, <strong>da comunisti parteciperemo alle diverse mobilitazioni nazionali contro la guerra che si terranno in concomitanza nella giornata del 21 ottobre a Ghedi, a Pisa/Camp Derby e a Palermo</strong>, all’indomani dello sciopero nazionale del sindacalismo di base del 20 ottobre.</p>
<p>La divisione – del tutto evitabile &#8211; in tre manifestazioni separate fotografa lo stato di divisione del movimento di classe, l’esistenza di posizioni e prospettive eterogenee corrispondenti all’attuale stato di sviluppo del dibattito sulla guerra e l’imperialismo. Nonostante questi limiti, riteniamo che la giornata di mobilitazione nazionale del 21 ottobre debba essere quanto più incisiva e generalizzata, e che la sua riuscita possa realmente farci muovere dei passi in avanti nella costruzione di un grande movimento contro la guerra.</p>
<p>Parteciperemo a tutte le manifestazioni promuovendo una piattaforma antimperialista, internazionalista e rivoluzionaria, contro ogni forma di compartecipazione dell’Italia ai conflitti imperialisti in corso:</p>
<p><strong>BASTA ARMI IN UCRAINA</strong>. Fermare l’ottavo pacchetto di armi preparato dal governo Meloni. Un anno e mezzo di guerra ha dimostrato che armare l’Ucraina non serve a difendere le popolazioni né a favorire la fine del conflitto. USA, NATO e UE stanno prolungando volutamente la guerra per i propri interessi.</p>
<p><strong>FERMARE L’ECONOMIA DI GUERRA E LE SANZIONI.</strong> No allo scaricamento del costo della guerra sulle spalle dei lavoratori. Fermiamo l’aumento dei prezzi, il taglio alla spesa sociale, l’attacco ai diritti.</p>
<p><strong>FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA.</strong> La favola della NATO come alleanza difensiva è insostenibile. Ritiro unilaterale dell’Italia dalla NATO, chiusura di tutte le basi militari USA e NATO sul territorio nazionale.</p>
<p><strong>FERMARE LE SPESE MILITARI, RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE ALL’ESTERO.</strong> Entrambe non tutelano la “sicurezza nazionale”, ma l’imperialismo italiano e gli interessi predatori di grandi monopoli come ENI. Si investa su sanità, diritto allo studio, spesa sociale.</p>
<p><strong>L’ITALIA RICONOSCA LO STATO DI PALESTINA.</strong> Porre fine al sostegno incondizionato ai crimini di Netanyahu contro la legittima lotta del popolo palestinese. Il sostegno all’estrema destra israeliana non difende la pace, al contrario legittima e incoraggia lo sterminio del popolo palestinese e prepara il terreno a una maggiore escalation in Medioriente.</p>
<p><strong>CONTRO IL NAZIONALISMO E LA PROPAGANDA DI GUERRA</strong>. Diciamo no a chi vorrebbe creare un pensiero unico a sostegno della guerra e bollare come servi del nemico, “putiniani” o “amici di Hamas”, tutte le voci critiche.</p>
<p><strong>CONTRO IL GOVERNO MELONI</strong>. Costruiamo un’opposizione operaia e popolare al governo dei padroni, contro la finta opposizione di PD e Movimento Cinque Stelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!</strong></p>
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		<title>FGC CONTESTA VISITA DI ZELENSKY: «NON SEI IL BENVENUTO, NO ARMI IN UCRAINA»</title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2023 10:32:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Zelensky non sei il benvenuto. Così recita lo striscione esposto oggi al Colosseo dai militanti del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) in occasione della visita ufficiale di Zelensky in Italia.</p>
<p>«Zelensky è un presidente che ha messo il suo paese a disposizione dei piani imperialisti della NATO, degli USA e della UE» &#8211; ha dichiarato Lorenzo Lang, segretario nazionale del FGC &#8211; «L&#8217;invasione russa è inaccettabile, lo diciamo senza mezzi termini. Ma la guerra in Ucraina è una guerra imperialista da entrambe le parti e viene pagata proprio dai popoli coinvolti. Il governo ucraino e quelli dei paesi NATO sono corresponsabili dell&#8217;ondata di morte e sofferenza che si è abbattuta sull&#8217;Ucraina. Zelensky viene dipinto come un paladino della libertà, mentre è a capo di un governo ultra-nazionalista che ha messo al bando 14 partiti politici e trasformato milizie neofasciste in forze armate regolari. In questo contesto, giudichiamo scellerata la politica del governo italiano, che continua a inviare armi in Ucraina, rendendo il nostro paese compartecipe di una guerra tra potenze che continua a ridurre l&#8217;Ucraina in un cumulo di macerie. Il coinvolgimento italiano deve cessare il prima possibile. Nessuna base sia messa a disposizione, nessun soldato, non un&#8217;arma sia inviata ancora per questa guerra».</p>
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		<title>Rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista in Ucraina  e la preparazione di un nuovo massacro mondiale</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 16:20:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A più di un anno dall’invasione russa dell’Ucraina, alcuni dati di fatto appaiono incontestabili:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. Lungi dall’avviarsi a finire, o anche solo a fermarsi con una provvisoria tregua,<strong> la guerra in atto tra NATO e Russia nel territorio ucraino conosce una continua <em>escalation </em>dagli esiti imprevedibili.</strong> Sono in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Polonia a spingere furiosamente perché il massacro prosegua e si allarghi “fino all’ultimo ucraino”. La decisione della Corte penale internazionale dell’Aia di incriminare Putin e la fornitura a Kiev di armi sempre più offensive e letali &#8211; da ultimo caccia bombardieri e proiettili all’uranio impoverito &#8211; non lasciano alcun dubbio a riguardo. All’Ucraina di Zelensky è stato dato l’ordine di impegnare sul campo e provocare la Russia fino al totale esaurimento delle proprie forze, fino all’auto-distruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. L’avvio della “operazione militare speciale” da parte della Russia di Putin <strong>non è stato un folle gesto di disperazione</strong>,<strong> ma</strong> <strong>una decisione ponderata strategicamente da parte del governo russo</strong> per perseguire gli interessi della propria borghesia e dei propri monopoli, portando la competizione con gli Stati Uniti, l’UE e i loro alleati per il controllo di risorse, infrastrutture e tratte commerciali, mercati e territori strategici, anche sul terreno militare. E nel terribile bagno di sangue di questa nuova guerra avanza in modo ormai esplicito la rivendicazione, da parte di Mosca e non solo, di “un nuovo ordine mondiale multipolare”. La decisione di invadere l’Ucraina, infatti, è stata presa dal governo russo sapendo di avere dietro di sé, accanto a sé, o almeno in posizione non ostile, oltre il “partner strategico” Cina, una serie di potenze regionali che, se non esprimono aperta ostilità nei confronti del blocco imperialista euro-atlantico, quanto meno non riconoscono nel mondo “unipolare” a guida statunitense l’unico orizzonte possibile per l’affermazione degli interessi delle proprie borghesie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3. Lo scoppio della guerra aperta tra NATO e Russia in Ucraina sta provocando <strong>una rapida dislocazione di forze tra i blocchi imperialisti e dentro di essi</strong>. Gli Stati Uniti hanno profittato della mossa della Russia per infliggere all’UE, e in specie alla Germania, colpi durissimi sia quanto agli approvvigionamenti energetici, che nella costruzione degli assi commerciali con la Cina. Ciò ha provocato un brusco freno alle spinte all’“autonomizzazione” dagli Stati Uniti dell’UE e dei singoli paesi membri. Ma la recente sortita di Macron dimostra che ai vertici dell’UE, non solo a Parigi, c’è comunque l’intenzione di proteggere in qualche modo i propri interessi dai brutali ricatti della vecchia super-potenza. Importanti cambiamenti in politica estera stanno riguardando anche l&#8217;Arabia Saudita, la Turchia, l’Egitto, l’intero Medio Oriente, e sono legati alla intensa tessitura di fili economici e diplomatici che Pechino sta mettendo in atto a scala globale, attraverso i rapporti bilaterali, i Brics, l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, la nuova Via della Seta, etc. Un quadro di estrema confusione nel quale tutte le grandi e le medie potenze si muovono per guadagnare in proprio “spazio vitale” e risorse, e allontanare da sé, scaricandolo sui concorrenti, il rischio di una violenta esplosione degli antagonismi di classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. I contendenti di questa nuova guerra al centro dell’Europa, lungi dal mettere in scena una guerra asettica e “intelligente” combattuta solo ed esclusivamente da soldati robot e droni, stanno utilizzando<strong> </strong>tutti gli armamenti tecnologicamente più avanzati e le innovazioni disponibili in campo militare in <strong>un conflitto bellico sanguinosissimo, combattuto sul campo (come le “vecchie” guerre) da centinaia di migliaia di soldati</strong>, con una terribile distruzione di vite umane, ambientale e di mezzi meccanici, dando così una pallida idea di quale apocalittica catastrofe potrebbe essere, per l’umanità e la natura, una nuova guerra mondiale in pieno ventunesimo secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5. Lo scontro bellico in atto in Ucraina appare sempre più – come abbiamo sostenuto da subito -<strong> il primo passo in questa direzione, un punto di svolta epocale.</strong> Dopo un ventennio di eventi traumatici, questa guerra indica dove si sta dirigendo il capitalismo globale per cercare di risolvere quella che appare sempre più come una sua crisi storica; una crisi che anche sul piano economico-finanziario non accenna a rallentare, come evidenziato dai recenti crack bancari negli USA e in Europa, e dalle conseguenze economiche della pandemia che hanno intaccato in particolare le catene di approvvigionamento dei paesi occidentali. <strong>È partita una frenetica corsa mondiale al riarmo con giganteschi piani di spese militari</strong>, dalla Germania alla Cina, dal Giappone all’Australia. Il commissario europeo all’industria Breton non l’ha mandata a dire: <strong>“L’industria della difesa dell’Unione europea deve passare ad un modello da economia di guerra”</strong>, indicando la priorità immediata nel produrre rapidamente i milioni di proiettili di artiglieria che servono all’esercito ucraino. Manovre che preludono a nuovi scontri bellici anche a scadenza relativamente ravvicinata sono in atto nei Balcani, nell’Africa occidentale, intorno a Taiwan. Nessuno può sapere, neppure i capi delle grandi potenze, i tempi di precipitazione di questo processo globale. Ma la direzione di marcia è data. Il vecchio ordine mondiale a stelle e strisce, che Washington e Wall Street avrebbero preteso di rendere eterno, è finito. <strong>Il passaggio ad un nuovo ordine mondiale “multipolare” non sarà in alcun modo pacifico ed indolore</strong>. Chi lo va raccontando esprime <strong>una posizione opposta agli interessi del proletariato e delle masse oppresse</strong> di tutto il globo: un mondo “multipolare”, costituito strutturalmente da campi imperialisti in accesa e costante competizione tra loro, produrrà una tendenza alla guerra sempre più acuta, e un peggioramento globale delle condizioni di vita e di lavoro della classe lavoratrice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>6. <strong>La guerra in Ucraina è una guerra contro i proletari ucraini e i proletari russi</strong> spinti, <strong>obbligati</strong> <strong>a massacrarsi a vicenda per gli interessi dei propri sfruttatori</strong> e, nel caso degli ucraini, anche per gli interessi delle alleanze e istituzioni imperialiste &#8211; NATO, UE, FMI &#8211; a cui risponde il governo di Kiev. È, al tempo stesso, una guerra con pesanti ricadute anche sui lavoratori dei paesi che, per ora, non hanno proprie truppe massicciamente sul campo. Noi non siamo affatto indifferenti al desiderio di gran parte delle popolazioni del Donbass colpite dalla pulizia etnica di Kiev di unirsi alla Federazione Russa, né al rifiuto delle popolazioni di gran parte dell’Ucraina di accettare la subordinazione ad una Russia che non ha nulla a che fare con l’URSS, e con la storia di fratellanza dei popoli e delle nazionalità che vivevano entro quei confini. Ma in questa guerra le loro aspirazioni non hanno alcun ruolo, in quanto sono soggiogate da un lato al progetto del blocco di potere putiniano di ricostituire la “grande Russia millenaria” dei secoli passati, e dall’altro agli interessi di sfruttamento e di dominio del blocco USA-NATO-UE, che li stanno forzando a combattere e a morire per loro, e non certo per sé stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>7. Come già è avvenuto in passato, le guerre del capitale funzionano da<strong> inesorabile spartiacque tra l’opportunismo</strong> &#8211; che maschera più o meno bene lo sciovinismo e il nazionalismo – <strong>e la linea rivoluzionaria di classe, internazionalista.</strong>  L’acquisizione, a livello internazionale, di questa consapevolezza è necessaria affinché il proletariato possa tornare protagonista sulla scena della lotta di classe.<strong> La recente accensione di imponenti movimenti di scioperi e manifestazioni sindacali in Francia, Gran Bretagna e Grecia sono segnali di risveglio molto significativi, allo stato attuale decisamente insufficienti a fermare la marcia verso una nuova guerra mondiale, ma a cui guardare con ottimismo.</strong> Perché nella loro diversità e complessità sono il prodotto dell’insuperabile inconciliabilità tra gli interessi di profitto del capitale e il benessere del proletariato e delle classi non sfruttatrici, e dimostrano che anche in Europa esistono le premesse per una nuova avanzata del movimento operaio nel XXI secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>8. L’Italia, <strong>l’imperialismo italiano</strong>, ben rappresentato nelle sue varie articolazioni e frazioni dalle coesistenti declinazioni date da Mattarella e dalla Meloni, <strong>è parte integrante e attiva di questo processo di scontro inter-capitalistico mondiale.</strong> Nonostante le frizioni interne alla sua maggioranza, il governo delle destre sta contribuendo a portare avanti i piani bellicisti di Nato e UE con meno ipocrisia di Draghi&amp;Co., e a montare una campagna anti-russa e anti-cinese dai toni accesamente sciovinisti. La dinamica <strong>guerra-propaganda di guerra-economia di guerra </strong>- con il rilancio delle spese militari e dell’invio di armi all’Ucraina per tutto il 2023 &#8211; va sempre più di pari passo con l’intensificazione dell’attacco anti-proletario sul “fronte interno”. Lo vediamo nelle decisioni di politica economica, nell’illimitata aggressività dei padroni sui luoghi di lavoro e nel mercato del lavoro, nelle manovre propagandistiche in favore della piccola-borghesia, nei crimini di stato contro gli emigranti e gli immigrati, nell’intervento onnipresente delle forze di polizia ovunque ci siano veri conflitti sindacali e sociali, nelle sentenze “esemplari” contro militanti anarchici, nel seguito di affondi revisionistici sul piano storico, nell’oscena riproposizione di un’ideologia e di un modello di “famiglia tradizionale” radicalmente ostile alle donne. La “normalità” dello sfruttamento capitalistico, il tentativo di compattare attorno agli “interessi nazionali” il consenso più ampio possibile, sono come sempre facilmente trasponibili, in caso di escalation militare, in un livello di <strong>guerra interna</strong>, di <strong>costruzione del nemico interno</strong> atta a mantenere e rafforzare le politiche classiste nel contesto della guerra imperialista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cambiano gli esecutivi, cambia la composizione dei parlamenti, ma <strong>il nostro nemico è sempre qui, in “casa nostra”: è il capitalismo imperialista italiano</strong>, che in questo momento ha il volto del governo Meloni, l’apparato statale al servizio della classe borghese. In questo quadro l’Italia resta nel pugno di paesi che sfruttano e opprimono le classi lavoratrici del mondo intero, con la borghesia italiana che sgomita per ottenere migliori posizioni nella contesa inter-capitalistica facendo leva sulle alleanze imperialiste di cui fa parte. In particolare, il primo esecutivo del dopoguerra a guida esplicitamente post-missina ha già dismesso i toni &#8220;anti-establishment&#8221; e anti-UE con cui aveva abilmente capitalizzato il malcontento di strati sociali intermedi e di piccola borghesia in campagna elettorale, dimostrandosi immediatamente pronto ad operare al meglio per gli interessi della grande borghesia e dei mercati finanziari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;attacco frontale al reddito di cittadinanza e il netto rifiuto verso ogni ipotesi di introduzione di un salario minimo</strong> &#8211; rivendicati dalla premier persino sul palco del congresso CGIL &#8211; <strong>rappresentano misure in cui coesiste la capacità di rispondere su un piano propagandistico agli appetiti della piccola borghesia parassitaria e la funzionalità molto più concreta di perpetuare quella spirale verso il basso dei salari</strong> che da decenni contraddistingue il mercato del lavoro italiano. Il governo è pronto a difendere con decisione quella realtà fatta di frammentazione contrattuale, precarietà, veri e propri contratti-pirata, lavoro nero ed evasione fiscale e contributiva “sistemica” di cui hanno beneficiato tutti i livelli di impresa, e per primi i grandi monopoli. A questo si affianca il fitto ed inestricabile sottobosco di appalti e subappalti, utili come bacino di reclutamento di manodopera di &#8220;serie C&#8221;, con salari ampiamente al di sotto della soglia di sussistenza e, non a caso, composta in prevalenza da quegli immigrati a cui il governo ha dichiarato guerra senza quartiere, da un lato accrescendone le morti in mare, dall&#8217;altro rendendo quasi impossibile il riconoscimento del permesso di soggiorno e della cittadinanza a chi arriva in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo quadro si inseriscono le due principali riforme che il governo ha messo in agenda e verso cui già sta marciando a passi spediti: da un lato la riforma fiscale, tesa ad affermare la regressivitá delle imposte secondo il modello della flat-tax ,&#8221;più hai, meno paghi&#8221; e viceversa; dall&#8217;altro l&#8217;autonomia differenziata, già messa nero su bianco in questi giorni col DL Calderoli, la quale porterà al definitivo smantellamento del Sistema sanitario nazionale, condannando gran parte delle aree del Sud Italia a forme estreme di degrado sociale e al ricatto delle gabbie salariali. Dunque, questi primi sei mesi di governo Meloni – in modo simile a quanto abbiamo potuto osservare  con i governi di destra di Trump, Bolsonaro e Orban -<strong> </strong>dimostrano come<strong> la retorica &#8220;sovranista&#8221; sia nient&#8217;altro che una maschera dietro la quale il sostegno agli interessi padronali assume anche la forma del liberismo più sfrenato e selvaggio.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>9. Ad oltre un anno dall’invasione dell’Ucraina dobbiamo constatare che <strong>non esiste al momento, né in Italia né in Europa, un vero movimento di massa contro la guerra</strong>. Le iniziative pacifiste sono state in larga parte connotate da un orientamento pro-Ucraina, e quindi oggettivamente pro-Nato. Non hanno quasi mai preso in seria considerazione, e tanto meno denunciato, le manovre di lungo periodo del blocco USA-NATO-UE nei Balcani, nell’Europa dell’Est e, specificamente, in Ucraina, lo spostamento delle forze NATO di 1.000 km ad Est. Una pace che non sia infame come la guerra in corso, una pace giusta tra i popoli dell’Ucraina e della Russia, per quanto sia oggi lontana, potrà essere il frutto solo ed esclusivamente di una ritrovata fraternità di classe tra i proletari di Ucraina e di Russia, la fraternità che in passato c’è stata grazie alla rivoluzione di Ottobre e alla comune lotta al nazifascismo. Il passaggio obbligato in questa direzione non è certo la “vittoria dell’Ucraina”, cioè la vittoria della Nato, bensì <strong>la sconfitta di entrambi i fronti imperialisti a scontro</strong>. Il che significa, per quanti sono in Italia e nell’Unione Europea, <strong>lavorare senza tregua per la disfatta del “nostro” governo, dell’UE, della NATO</strong>. È questo il migliore contributo che possiamo dare ai lavoratori ucraini e russi perché si liberino quanto prima dall’incubo della prosecuzione della guerra per anni e anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>10. In assenza di un vero movimento di massa contro la guerra con connotati di classe sia in Italia che a livello internazionale, esercitano una certa influenza, tanto in Italia che a scala internazionale, le posizioni che individuano nella Russia e nella Cina presunte funzioni “anti-imperialiste”, o quelle addirittura disposte a fare integralmente proprio il piano propagandistico con cui vengono presentate da quegli stessi paesi – entrambi in una fase di sviluppo capitalistico maturo &#8211; le rispettive scelte di politica internazionale, ed in questo frangente anche le giustificazioni di parte russa sulla guerra. Nelle ultime settimane la proposta “di pace” presentata dal governo cinese ha sintetizzato in modo efficace la faccia con cui la Cina vuole presentarsi a livello mondiale, delineando come vantaggiosa “per tutti” la prospettiva di un passaggio dal mondo unipolare dominato da Stati Uniti e loro alleati, ad un mondo multipolare nel quale tutto ritornerebbe magicamente in equilibrio, con l’apertura di una lunga era di pace e co-prosperità generale. Chi sostiene intenzionalmente queste posizioni e la propaganda con cui le classi capitalistiche di Russia e Cina si armano per combattere lo scontro a tutto campo per la spartizione del mercato mondiale, svolge una <strong>funzione reazionaria</strong> di inganno delle masse, spingendole a parteggiare per un nuovo ordine mondiale non dissimile nella sua sostanza da quello precedente, in quanto <strong>sempre e comunque capitalistico</strong>, fondato cioè sulla divisione in classi esistente oggi in tutto il mondo (Russia e Cina perfettamente incluse) e sullo sfruttamento e l’oppressione degli operai, dei salariati, dei contadini poveri, dei semi-proletari, da parte dei capitalisti proprietari, in forma individuale, collettiva o statale, dei mezzi e delle condizioni della produzione e della riproduzione sociale. <strong>Combattere politicamente la propaganda che favorisce l’illusione di un mondo multipolare pacifico (e favorevole ai lavoratori) è compito immediato delle forze rivoluzionarie e internazionaliste</strong>. Sottolineiamo ancora una volta che i proletari, gli sfruttati, i popoli, non hanno alcun interesse a schierarsi con uno o l’altro tra gli imperialisti, con una o un’altra alleanza che serve gli interessi dei capitalisti. In entrambi i casi, non si tratta di aspetti secondari rispetto a quanto si è finora mosso nel variegato mondo pacifista, ma di aspetti centrali nel processo di costruzione di un movimento che lotti realmente contro la guerra imperialista, poiché sono in grado di determinare l’efficacia o l’inconcludenza del movimento stesso.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per quel che ci riguarda</strong>, attraverso un periodo di approfondito confronto, le nostre organizzazioni sono arrivate a promuovere insieme il convegno di Roma del 16 ottobre nel quale abbiamo chiarito e denunciato la natura imperialista della guerra in Ucraina, ed espresso la necessità di costruire un’opposizione di massa, di classe, internazionalista alla guerra &#8211; per una battaglia strategica totalmente slegata da ogni interesse che i diversi pezzi di borghesia nazionale e internazionale hanno dentro l&#8217;attuale quadro globale. Il cammino che abbiamo compiuto dal convegno del 16 ottobre alla manifestazione del 3 dicembre a Roma, nella quale abbiamo marciato insieme in uno spezzone di classe unitario al fianco dei lavoratori del SI Cobas nel corteo del sindacalismo di base e conflittuale, e poi alle giornate del 24-25 febbraio, ha rafforzato la necessità di un lavoro comune contro la guerra, contro il governo Meloni, contro la NATO e l’UE. <strong>La constatazione che</strong>, nonostante un anno di incessante bombardamento bellicista, <strong>permane a livello di massa un sentimento contrario alla guerra, ha rafforzato in noi la determinazione a portare tra i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, il punto di vista di classe sulla guerra in Ucraina</strong>, sulla tendenza ad una nuova guerra mondiale, sulla crisi del sistema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È venuto il momento di rilanciare con forza l’iniziativa contro la guerra in Ucraina e la tendenza ad un nuovo massacro mondiale, facendo l’impossibile per uscire dal ghetto in cui vogliono rinchiuderci. Non c’è nulla di più attuale e necessario dell’internazionalismo del “<strong>proletari di tutti i paesi unitevi</strong>” contro un sistema sociale capitalistico che non ha più nulla da dare di “progressivo” alla specie umana, e si caratterizza per una crescente distruttività. Siamo coscienti che l’affermazione di questa prospettiva classista, rivoluzionaria, internazionalista potrà avvenire solo attraverso una serie di prove molto ardue: siamo decisi ad affrontarle. I recenti fatti di Francia, Gran Bretagna, Grecia – solo per restare agli ultimi mesi e alla sola Europa &#8211; mostrano che sotto una superficie sociale in apparenza immobile si sono accumulate immense sostanze infiammabili per l’interminabile serie di sacrifici materiali, insicurezze, sofferenze interiori che le classi proprietarie impongono da decenni alle lavoratrici e ai lavoratori, con un carico da novanta in più per le nuove generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo maggio sarà un importante banco di prova dell’accumulazione di forze lungo questa traiettoria. Ma guardiamo oltre. Perciò abbiamo deciso di convocare l&#8217;11 giugno a Milano<strong> un’assemblea nazionale</strong> per chiamare a raccolta tutti gli organismi sociali, politici, sindacali, nonché i singoli e le singole militanti disposti a battersi insieme a noi <strong>per rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista</strong>, e farla vivere consapevolmente nel contesto delle mobilitazioni dei prossimi mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>20 aprile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fronte comunista</p>
<p>Fronte della gioventù comunista</p>
<p>Laboratorio politico Iskra</p>
<p>Tendenza internazionalista rivoluzionaria</p>
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		<title>RISOLUZIONE DEL COMITATO CENTRALE DEL FGC SUI RECENTI SVILUPPI INTERNAZIONALI E IN ITALIA</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 13:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. La continuazione del conflitto in Ucraina conferma il rischio sempre più acuto di un’escalation di guerra generalizzata</strong>. Tutti i governi coinvolti in primo piano nella guerra adottano una retorica bellicista sempre più accesa, resa evidente agli occhi di tutto il mondo dal comizio di guerra di Joe Biden a Varsavia e dal comizio di Vladimir Putin allo stadio Luzhniki di Mosca, nell’anniversario dell’invasione dell’Ucraina. Resta più che mai concreta la possibilità di un allargamento del conflitto al di fuori dei confini dell’Ucraina, come dimostrano le tensioni in Moldavia e Transnistria. In questo contesto, in tutti i paesi i governi programmano incrementi delle spese militari e avviano vere e proprie corse agli armamenti. Queste tendenze generalizzate e lo scontro diretto dei principali poli imperialisti pongono il conflitto in Ucraina su una scala ben diversa dai conflitti regionali: in Ucraina si combatte una guerra imperialista che ha come obiettivo la ridefinizione degli equilibri interni alla piramide imperialista mondiale in cui uno dei terreni di contesa tra i due blocchi imperialisti in conflitto è rappresentato dai paesi un tempo facenti parte dell’URSS. A tal proposito non sono casuali le proteste europeiste sviluppatesi in Georgia, che rappresenta il principale canale per il trasporto verso l’Europa delle estrazioni in Asia. Prosegue la politica degli USA e dei paesi membri di NATO e UE di sostegno all’Ucraina attraverso l’invio di armi e la politica delle sanzioni, mentre Thierry Breton, membro della Commissione Europea, ha dichiarato che l’Europa deve muoversi verso una “economia di guerra”. A un anno dall’inizio della guerra imperialista in Ucraina, entrambi i campi (la Russia capitalista e l’Ucraina con alle spalle l’alleanza euro atlantica USA-UE-NATO) proclamano ipocritamente di volere la pace, ponendo come prerequisito per l’apertura delle trattative di pace condizioni che coinciderebbero, di fatto, con la sconfitta del campo avversario. Il sostegno economico cinese e la non applicazione delle sanzioni da parte di molti paesi al di fuori di NATO e UE ha permesso alla Russia di sopportare la cessazione delle esportazioni, specialmente di gas, verso l’Europa. In paesi come Italia e Germania, il forte intervento statale a sostegno delle imprese nazionali ha garantito il compattamento della borghesia, nonostante le contraddizioni esistenti, dovute ai legami economici e commerciali con la Russia, danneggiati dalle sanzioni. In Germania, il governo tedesco ha investito circa 200 miliardi di euro per mantenere invariati i costi dell’energia, sopperendo all’aumento dei prezzi con il ricorso al patrimonio pubblico. In Italia, già negli ultimi mesi del governo Draghi sono stati stanziati 66 miliardi e previsti ulteriori sgravi fiscali per le imprese ad alto consumo energetico. Queste politiche sono state mantenute dal governo Meloni, coerentemente con il suo forte orientamento atlantista. In questo contesto, il tentativo della Cina di diventare il principale mediatore diplomatico nel conflitto ucraino e accrescere così il proprio prestigio internazionale, così come la centralità della diplomazia cinese nel processo di ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra Iran e Arabia Saudita, confermano le valutazioni contenute nelle tesi del III Congresso Nazionale del FGC, in cui abbiamo identificato la Cina come primo competitor diretto degli Stati Uniti, e la competizione tra USA e Cina per la supremazia nel sistema capitalistico mondiale come principale linea di faglia nello scontro al vertice della piramide imperialista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2. La guerra e le politiche dei centri imperialisti producono nuove ondate migratorie, profughi e rifugiati. </strong>Solo dall’Ucraina, sono 4 milioni i profughi registrati che hanno ottenuto protezione nei paesi UE.  La strage di Cutro, in cui sono morte nel Mediterraneo 91 persone provenienti da diversi paesi &#8211; in gran parte dall’Afghanistan – ha dimostrato nuovamente la disumanità delle politiche migratorie dell’Unione Europea e del governo italiano, che continua in un rimpallo di responsabilità utile a occultare l’evidenza che il salvataggio delle vite non è mai la priorità della gestione dei fenomeni migratori. Il governo di Giorgia Meloni ha cercato di deresponsabilizzarsi utilizzando gli slogan dell’“impedire le partenze” e della “guerra agli scafisti” lavandosi le mani delle proprie responsabilità nei ritardi dei soccorsi in mare; il tutto mentre i suoi esponenti politici e mediatici continuano a ricorrere a una vergognosa operazione di propaganda sulla pelle di centinaia di uomini, donne e bambini annegati, volta alla criminalizzazione con argomenti moralistici e inconsistenti di chi emigra dal proprio paese. Dinanzi a un rafforzarsi di questa retorica, con un governo nazionalista alla guida dell’Italia, riteniamo di dover riaffermare con forza la posizione di netto rifiuto della distinzione – tutta ideologica – tra i profughi e i c.d. “migranti economici”. Questa distinzione arbitraria è una costruzione ideologica che occulta la realtà per cui sono le stesse politiche dei centri imperialisti – dalle politiche di saccheggio operate dai grandi monopoli alla guerra imperialista, che è sempre la “continuazione della politica con altri mezzi” – a costringere a fuggire dal proprio paese e cercare una vita migliore altrove, sia nel caso in cui fuggano dalla guerra e dalla devastazione, sia quando fuggono dalla povertà e dalla miserie generate da quelle politiche e dalla natura predatoria del capitalismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3. Un’ondata di scioperi e lotte operaie sta attraversando importanti paesi europei.</strong> In Regno Unito, gli scioperi per l’adeguamento dei salari al costo della vita dopo i lockdown e le politiche di <em>austerity </em>hanno già segnato il record affermandosi come la più grande mobilitazione nel paese dal 2011. In Francia, milioni di proletari scioperano e si mobilitano contro il governo Macron e la riforma che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile a 64 anni. In Turchia le proteste sviluppatesi al seguito del tragico terremoto di febbraio al confine con la Siria hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di proletari che hanno posto sotto accusa il governo nazionalista di Erdogan per la gestione dei soccorsi, per buona parte sopperiti da una rete di solidarietà che ha visto il Partito Comunista di Turchia giocare un ruolo di primo piano. In Grecia, il disastro ferroviario del 1 marzo ha avuto come risposta una grande mobilitazione operaia e popolare, con oltre una settimana di sciopero continuativo nel settore di trasporti e un’enorme mobilitazione nella giornata dell’8 marzo per lo sciopero generale promosso dal PAME, che denuncia le responsabilità delle politiche di privatizzazione dei governi di Nuova Democrazia, Pasok e Syriza. In merito a questi sviluppi, restano valide le valutazioni contenute nelle tesi politiche del III Congresso Nazionale del FGC, a riguardo delle esplosioni di nuovi focolai di lotta di classe in tutto il mondo: “<em>La portata di questi avvenimenti non deve essere sottovalutata dai comunisti. Nella loro diversità e complessità, sono in ultima analisi il prodotto dell’inconciliabilità degli interessi di profitto del capitale con il benessere dei popoli e delle classi oppresse e dimostrano l’esistenza di uno spazio per una nuova avanzata del movimento operaio nel XXI secolo.</em>”</p>
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<p><strong>GLI SVILUPPI POLITICI IN ITALIA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>4. Le elezioni amministrative del 12-13 febbraio in Lazio e Lombardia e del 2 e del 3 aprile in Friuli-Venezia Giulia confermano il rafforzamento dei partiti di governo, ma anche l’enorme crescita dell’astensione elettorale da parte dei settori proletari e popolari.</strong> Il crollo dell’affluenza, che, nel caso di Lombardia e Lazio, dal 70% delle regionali 2018 si assesta ora al 40%, testimonia il sentimento diffuso di scollamento, rassegnazione e disillusione da parte di ampi settori della popolazione. Tutti i sondaggi che tengono in considerazione l’estrazione sociale degli elettori evidenziano lo stesso dato: l’astensione è un fenomeno che interessa innanzitutto i settori proletari. Di pari passo con questo fenomeno, il peso elettorale della piccola borghesia cresce proporzionalmente all’astensionismo della classe lavoratrice. L’importanza assunta dalle rivendicazioni dei settori piccolo-borghesi, che riescono a imporre la propria agenda nel dibattito pubblico mentre i lavoratori ne vengono completamente tagliati fuori, va letta anche alla luce di questo dato. Diversamente da quanto avveniva decenni fa, quando la borghesia era costretta a contrapporre ai partiti classisti di massa i <em>suoi</em> partiti di massa funzionali a costruire il consenso tra i settori popolari e proletari (si pensi alla tradizione dei partiti “popolari” o alla stessa Democrazia Cristiana), oggi le proposte e le promesse elettorali dei partiti borghesi si rivolgono in misura predominante alle frange piccolo borghesi, proprio<em> </em>perché queste <em>vanno a votare</em> <em>votano di più.</em></p>
<p>Oltre al fenomeno dell’astensione, almeno altri due dati meritano di essere registrati in un bilancio di queste elezioni.</p>
<p>Il primo è il significato politico della vittoria e rielezione di Attilio Fontana in Lombardia, alla guida della coalizione di centro-destra.  A tre anni dall’esplosione dell’emergenza pandemica in Lombardia e dai morti di Bergamo, tutto sembra essere già stato rimosso dalla memoria collettiva, e le elezioni consegnano la vittoria a chi ha guidato la giunta regionale che porta la responsabilità politica di migliaia di morti, che sarebbero stati evitabili con una gestione diversa dell’emergenza che non desse priorità – come è stato fatto in quei giorni – alla volontà di Confindustria di ritardare le chiusure. Si tratta di un segnale dal considerevole significato, che testimonia per l’ennesima volta che nella società odierna, la “memoria” politica viene totalmente rimossa e si liquefa in un eterno presente, fatto di comunicazione e di rincorsa all’ultimo <em>tweet</em>. Questo dimostra la torsione reazionaria e lo stato putrescente della società capitalistica contemporanea, in cui il tentativo ideologico di presentare la democrazia borghese come la migliore forma possibile di governo stride dinanzi all’evidenza dello svuotamento di significato della partecipazione politica attraverso i suoi stessi istituti, come il voto.</p>
<p>Il secondo dato (per noi) significativo è lo stato di assoluta irrilevanza delle formazioni a sinistra del PD, senza reali differenze qualitative percepibili tra le diverse opzioni in campo. Se il tentativo di riaggregazione delle forze che fanno riferimento al Partito della Sinistra Europea nella coalizione “Unione Popolare” si dimostra poco trainante, ancor più emblematico è in questo senso il risultato del Lazio, in cui i 15,3mila voti di UP (0,88%) vengono superati dai 16,9mila voti del PCI di Mauro Alboresi (0,98%). Una formazione – UP – con addentellati nei sindacati di base, sostenuta da esponenti del mondo accademico e culturale e con endorsement internazionali, prende meno voti di una falce e martello presentata senza alcuna progettualità politica reale al di fuori della mera auto-rappresentazione. È la dimostrazione che <em>siamo a zero</em>, tutti. Che la sinistra “di classe”, nella sua accezione più larga e generale, non va oltre un voto di nicchia e di opinione, identitario, residuale. Se una lezione bisogna trarne, è che non si può più pensare di raschiare il fondo del barile di un patrimonio ormai esaurito, e che la soluzione alla “questione comunista” va oggi ricercata necessariamente <em>al di fuori</em> delle scadenze elettorali e non sollevata sistematicamente e in modo strumentale unicamente in vista di queste scadenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>5. Il governo Meloni si conferma garante degli interessi dei monopoli capitalistici dinanzi alla crisi economica e sociale, delle istanze della piccola borghesia impoverita dalla crisi e dei piani imperialisti della NATO e dell’Unione Europea.</strong> Le principali scelte economiche del governo di destra guidato da Giorgia Meloni continuano nel solco delle politiche antipopolari di gestione della crisi portate avanti dal precedente governo di “unità nazionale” guidato da Mario Draghi. L’espressa volontà da parte di Giorgia Meloni di essere pronta a “scelte impopolari” pur di approvare l’agenda di Confindustria trova conferma nelle misure smantellamento del Reddito di Cittadinanza, nella promozione di una legge di bilancio lacrime e sangue per i lavoratori e nella modifica del “Decreto Dignità” con l’ulteriore liberalizzazione dei contratti a termine, rimuovendo ogni pur debole ostacolo e vincolo alle aziende per continuare a prorogare contratti a tempo determinato oltre i 12 mesi. L’approvazione per decreto di uno scudo penale per i reati fiscali, oltre a rappresentare un vero e proprio insulto a tutti i lavoratori dipendenti dalle cui tasche proviene oltre il 70% dell’intero gettito fiscale, rappresenta un ennesimo regalo nei confronti delle imprese morose e degli imprenditori che sull’evasione fiscale basano una buona parte dei propri profitti. Il rinnovato impegno da parte del governo Meloni, che ha visto il voto favorevole anche del Partito Democratico a guida Schlein, a fianco del governo ucraino e di piani imperialisti della NATO e dell’UE con l’invio di nuove armi e finanziamenti a Kiev conferma l’assoluta fedeltà euroatlantica da parte dell’attuale esecutivo che si dice pronto ad aumentare ulteriormente i miliardi destinati alle spese militari. Il fatto che sulla gestione dei fondi del PNRR, e quindi sulla spartizione di miliardi di euro alle imprese e a settori economici strategici, si sia riaccesa un’aspra discussione politica tra governo e opposizione, la stessa che due anni fa aveva portato alla caduta del governo Conte II e all’insediamento di Mario Draghi quale mediatore tra le diverse “fazioni” della borghesia nazionale, conferma la volontà da parte di ogni formazione politica di centro destra e centro sinistra di accreditarsi agli occhi della borghesia italiana quale migliore garante per i loro interessi, rivendicando la propria “ricetta” di gestione del PNRR come più efficace ai fini della tutela degli interessi dei padroni.</p>
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<p><strong>6. Sulle aggressioni squadriste a Firenze e le mobilitazioni antifasciste.</strong> Le aggressioni squadriste messe in atto al Liceo Michelangelo di Firenze da un’organizzazione neofascista vicina ai partiti di governo ricorda la dinamica ben nota ai meno giovani di noi, che aveva caratterizzato la quotidianità degli anni dei governi Berlusconi. <em>Le organizzazioni neofasciste attaccano militanti politici ed esponenti del movimento studentesco</em> e beneficiano della complicità e della copertura da parte dei media, del centro-destra istituzionale e delle stesse istituzioni. I giornali hanno mistificato i fatti di Firenze raccontandoli come una “rissa”, in linea con le dichiarazioni imbarazzate degli esponenti del governo Meloni. La prima dichiarazione del Ministro dell’Istruzione nel merito della vicenda è stata, qualche giorno dopo, la critica pubblica a una preside che, all’indomani dell’aggressione, ha diffuso una circolare agli studenti contro “il totalitarismo e la violenza”, accusandola di fare propaganda politica. La risposta militante e combattiva del movimento studentesco a Firenze è un segnale importante, che conferma la giustezza dell’indicazione contenuta nella <em>Risoluzione del Comitato Centrale del FGC “Il governo Meloni e il ruolo dei comunisti in questa fase”,</em> a margine della riflessione critica sull’idea di poter costruire l’opposizione al governo Meloni sul tema dell’antifascismo: “[…] <em>Questo ragionamento non significa in alcun modo dare una valutazione negativa dell’avversione verso il governo che si sviluppa a partire da uno spontaneo sentimento antifascista, che ha un valore particolare in un contesto in cui non si può più considerare maggioritaria la pregiudiziale antifascista. I comunisti devono sicuramente essere in grado di parlare a coloro che potrebbero scendere sul terreno della lotta a partire da questo sentimento, ma non possono fare l’errore di trasformarlo in una strategia che non sarebbe altro che codista, quanto piuttosto hanno il dovere di costruire coscienza di classe su questa base spontanea</em>”. Allo stesso modo, il tentativo del PD e del M5S di utilizzare strumentalmente per propri calcoli politici il tema dell’antifascismo e l’ondata di indignazione sviluppatasi in seguito all’aggressione squadrista di Firenze si è concretizzata nella piazza convocata dalla CGIL, con la partecipazione di tutto il centrosinistra, sabato 4 marzo a Firenze, dimostrando che il generico richiamo all’antifascismo apre la porta proprio agli sforzi di queste forze di riassorbire ogni protesta spontanea nella logica dell’opposizione parlamentare del centro-sinistra. La stessa CGIL che poche settimane dopo ha poi ospitato Giorgia Meloni in occasione del proprio congresso nazionale il 17/03 dimostrando il simultaneo tentativo di accreditarsi nei confronti del governo quale interlocutore responsabile. A questi tentativi noi comunisti dobbiamo rispondere innanzitutto <em>politicamente</em>, con uno sforzo costante per <em>elevare </em>lo stato di coscienza all’interno di una lotta spontanea e nei settori giovanili più attivi. Va rigettata invece la logica opposta, che è quella di chi spera di costruire maggiori consensi abbassando sempre più l’asticella della consapevolezza politica, gridando al fascismo in ogni occasione per ragioni di pure opportunità, senza accorgersi che così facendo si abbandona il terreno e si lascia campo libero al centro-sinistra e ai loro tentativi di presentarsi come unico e principale riferimento politico delle proteste contro il governo Meloni.</p>
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<p><strong>7. L’elezione di Elly Schlein alla segreteria del PD rimette in moto quel processo di riarticolazione del centro-sinistra, e più in generale dell’area che si identifica genericamente come “progressista”</strong>, che veniva annunciata già negli anni della segreteria di Zingaretti. “Bisogna cambiare tutto affinché nulla cambi” è la cifra di questa operazione: ripulire l’immagine del Partito Democratico e del centro sinistra costruendo un consenso attorno a un “nuovo” immaginario progressista, affinché il PD possa continuare a proporsi come uno dei principali partiti di potere, garante della “buona amministrazione” del capitalismo italiano e della fedeltà euro-atlantica, ed esecutore delle politiche richieste dai padroni e da Confindustria. Si tratta di un processo che negli ultimi decenni, caratterizzati dalla crisi capitalistica che si riflette anche in crisi di consenso dei sistemi politici borghesi, è stato comune a molti paesi tanto a destra quanto a “sinistra”. La ricostruzione dell’identità politica di un partito già esistente svolge in modo diverso la stessa funzione della nascita di nuovi partiti. Se in decine di paesi le formazioni di destra si sono reinventate per imitazione della “alt-right” statunitense, costruendo quel campo politico che si potrebbe semplicisticamente associare a figure politiche come Donald Trump, Jair Bolsonaro, Marine Le Pen o Viktor Orban, a sinistra un processo simile e speculare avviene sulla scia della tradizione “<em>liberal</em>” e della più recente cultura “<em>woke”,</em> anche queste di matrice statunitense. Se il PD del 2008 fondava la sua identità sulla convergenza dei Democratici di Sinistra con i settori del mondo cattolico, scegliendo significativamente un nome che ricalcava quello dei <em>Dem </em>nordamericani, oggi la “proposta Schlein” oggi è rifondare l’immaginario di questo partito ancorandolo alle tendenze più recenti del progressismo che attinge il suo immaginario dalle <em>identity politics</em>, dai nuovi movimenti femministi e “transfemministi”, dal movimento del <em>Pride</em>, dall’attivismo ecologista, dalle istanze anti-razziste del <em>Black Lives Matter. </em>È giusto descrivere questo processo sulla base del suo immaginario di riferimento perché è questo il vero fulcro dell’operazione Schlein, molto più della “agenda” politica e delle proposte contenute nei programmi. Se nella società capitalistica odierna i corpi intermedi vengono polverizzati in favore di una politica di puro consenso e pura opinione, infatti, è proprio <em>l’immaginario politico collettivo</em> che sostituisce e rimpiazza, per quanto possibile, la partecipazione politica organizzata e cosciente che era stata propria dei partiti di massa nel secolo scorso. L’incarnazione della Schlein di tale visione è premiata soprattutto dai non iscritti al PD, proprio tra questi infatti ha riscosso i voti necessari successo nelle primarie. La “radicalità” che tanti percepiscono nell’operazione Schlein è solo apparente, costruita attorno a simbolismo e nuovi richiami valoriali a fronte di una sostanziale continuità con ciò che il PD ha rappresentato strutturalmente nella società italiana. Visto da fuori, il “nuovo” sistema partitico italiano che vorrebbe contrapposte, giocando ora ad armi pari in fatto di <em>enpowerment</em>, Elly Schlein e Giorgia Meloni – a patto che l’operazione Schlein duri nel tempo &#8211; ricorda davvero i processi simili avvenuti in altri paesi europei. Si pensi alla Spagna, dove a destra si afferma Vox a sinistra Podemos (che oggi governa col PSOE); alla Francia dove all’avanzata di Marine Le Pen a scapito dei repubblicani ha fatto specchio la perdita di consensi del partito socialista in favore di Jean-Luc Melenchon; alla Grecia dove Syriza ha rimpiazzato in tutto e per tutto la funzione social-democratica del Pasok, governando con il partito nazionalista-conservatore Anel. Dal punto di vista dell’apparato del PD si tratta di una scommessa non pienamente condivisa, tanto che il voto degli iscritti avrebbe in realtà premiato Bonaccini. Non c’è quindi da stupirsi che si levino voci di opposizione con l’argomento secondo cui il presunto “radicalismo” della Schlein, che pure è più adatto a intercettare frange di elettorato giovanile, come in parte dimostrato dal voto dei non iscritti, sarebbe però “perdente” e incapace di costruire vero consenso maggioritario. La convivenza con il M5S, che oggi cerca di reinventarsi sulla base di proposte di stampo più marcatamente social-democratico e lavorista, e con i liberali “puri” (Calenda, +Europa…) che erodono “da destra” il bacino elettorale del PD, rappresentano in quest’ottica ulteriori ostacoli alla linea Schlein. Dal nostro punto di vista di comunisti, la presenza di un “nuovo” PD che cercherà di presentarsi alle nuove generazioni come un qualcosa di più radicale e attrattivo, come un punto di riferimento per i giovani attivi nelle manifestazioni studentesche ed ecologiste, rappresenta una “novità” solo per quanto riguarda gli aspetti formali. Nella sostanza, però, il lavoro che abbiamo davanti sarà molto “tradizionale”, rispetto a quello che è stato il compito storico dei comunisti di denuncia agli occhi del proletariato della natura della socialdemocrazia, e del contendere a queste forze il consenso politico e l’egemonia nelle lotte sociali e politiche. Il PD e il centro-sinistra svilupperanno sistematicamente il tentativo di intercettare le mobilitazioni di opposizione al governo, cercando di ri-accreditarsi anche tra gli strati popolari, proprio a partire dalla costruzione di un differente immaginario e dall’affermazione di una fittizia rottura con il precedente corso politico che ha caratterizzato le ultime stagioni di governo. Dovrà essere nostro dovere rispondere facendo luce sulle responsabilità passate e attuali del Partito Democratico, esplicitando come e perché il centro-sinistra non possa in alcun modo rappresentare una soluzione alle contraddizioni generate dal sistema capitalistico, il cui prezzo viene pagato quotidianamente da milioni di giovani degli strati popolari.</p>
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<p><strong>IL MOVIMENTO DI CLASSE IN ITALIA E LA COSTRUZIONE DELL’OPPOSIZIONE AL GOVERNO E ALLA GUERRA</strong></p>
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<p><strong>8.</strong> <strong>A un anno dall’escalation del 24 febbraio 2022, pesa ancora l’assenza di un vero movimento popolare e di massa contro la guerra, i piani imperialisti della NATO e dell’UE e il governo Meloni</strong>. Nel dibattito pubblico e nel dibattito in seno alle stesse organizzazioni politiche la questione della guerra, pur onnipresente e discussa, appare ampiamente sottovalutata, se misurata alla necessità di comprendere il carattere epocale degli sviluppi dell’ultimo anno e i pericoli che portano con sé.</p>
<p>Nell’occasione dell’anniversario della guerra in Ucraina la condotta del vertice della CGIL, che ha deciso di non organizzare una manifestazione nazionale contro la guerra pur avendola preannunciata poche settimane prima, ha contribuito alla frammentazione delle manifestazioni organizzate da settori del movimento operaio e sindacale nella giornata del 25 febbraio. La scelta di non dedicare la centralità della propria capacità di mobilitazione al tema della guerra preferendo il richiamo a un generico sentimento antifascista, come confermato dalla manifestazione di Firenze del 4 marzo, dimostra la volontà da parte della dirigenza della CGIL di non sollevare eventuali contraddizioni interne al centro sinistra a guida PD, la cui posizione in merito alla guerra in Ucraina è identica a quella del governo di destra.</p>
<p>La manifestazione nazionale lanciata dal Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali nella città di Genova, a cui il FGC ha partecipato convintamente, ha visto la convergenza nazionale di organizzazioni politiche, sindacali e ha registrato la partecipazione di alcune migliaia di persone. A nostro avviso, sia pur proporzionata al contesto generale e ai rapporti di forza, conferma le potenzialità della classe operaia nell’essere perno e avanguardia della lotta antimperialista. Riteniamo invece errata e fuorviante l’idea che la data di Genova abbia segnato la “nascita di un nuovo movimento nazionale contro la guerra”. Questa affermazione è stata avanzata da alcuni gruppi politici che lavorano dichiaratamente per promuovere nel movimento operaio posizioni favorevoli o accondiscendenti con l’intervento militare russo in Ucraina, con gli slogan del “mondo multipolare” e della “democratizzazione delle relazioni internazionali”, perno della politica estera dei governi di Russia e Cina. Giudichiamo queste posizioni contrarie alla concezione leninista dell’imperialismo e, soprattutto, fuorvianti e pericolose per la classe operaia di tutta Italia ed Europa.</p>
<p>Al contempo, le manifestazioni promosse dal Si Cobas nelle città di Roma, Milano, Bologna e Venezia hanno registrato una partecipazione militante apprezzabile, senza però intercettare una partecipazione spontanea e di massa significativa. La volontà di costruire un movimento di massa di opposizione alla guerra, che abbia il proprio baricentro nella classe lavoratrice, non può accontentarsi di semplici manifestazioni di testimonianza che vedono la partecipazione di qualche centinaio di iscritti, ma deve marciare parallelamente alla volontà di costruire la più ampia unità possibile delle forze di classe sulla base di parole d’ordine condivise contro la guerra, il governo Meloni e il carovita e che possano trovare la loro concretizzazione in manifestazioni comuni.</p>
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<p><strong>9. Riteniamo che la preparazione politica e organizzativa del 25 febbraio abbia segnato un passo indietro rispetto a quella della manifestazione nazionale dello scorso 3 dicembre 2022.</strong> Quella piazza, sia pur nella contrapposizione tra diverse opzioni politiche e sindacali, aveva costruito un contesto in cui queste forze potevano confrontarsi, in una di mobilitazione nata dalla convergenza su una giornata di sciopero e che manteneva uniti i settori più coscienti della classe operaia, pur appartenenti a sigle sindacali differenti. Dinanzi alla frammentazione delle scorse settimane, il principio dell’unità nella lotta sul piano delle mobilitazioni di classe merita di essere riaffermato con forza. A un contesto in cui le divisioni politiche esistenti – e non cancellabili – pregiudicano l’unità del movimento operaio e sindacale imponendo la frammentazione, preferiamo la prospettiva delle mobilitazioni operaie, di classe, popolari il più unitarie possibile. È infatti solo su questo terreno che la dialettica tra le posizioni contrapposte può svilupparsi positivamente, spingendo le contraddizioni politiche a risolversi dinanzi a un movimento reale, e non alienandosi da questo. <em>Marciare divisi ma colpire uniti, e chi avrà più filo tesserà.</em></p>
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<p><strong>10. Dopo le grandi mobilitazioni dell’inverno 2022, il movimento studentesco sta attraversando una fase di riflusso.</strong> Le mobilitazioni contro il governo e l’alternanza scuola-lavoro seguite alla morte di Giuliano De Seta nello scorso autunno non hanno avuto una entità paragonabile a quelle dei primi mesi dell’anno. Similmente, le manifestazioni del 24 febbraio, promosse dal FGC assieme ai settori studenteschi più militanti con lo slogan “<em>soldi all’istruzione, non alla guerra</em>”, sono ben lontane da ciò che la fase attuale richiederebbe. Nell’autocritica costruttiva sulle nostre insufficienze rispetto ai compiti che il FGC si assume e agli sforzi per rilanciare l’agitazione nelle scuole e nelle università, dobbiamo però avere coscienza che non tutto dipende dal fattore del nostro intervento soggettivo e dallo sforzo volontaristico, in presenza di condizioni largamente sfavorevoli come quelle attuali. Da anni il movimento studentesco in Italia rappresenta una delle punte più avanzate e combattive della lotta di massa. In più di un’occasione, la prima mobilitazione nazionale contro un nuovo governo è stata quella degli studenti. Non è un caso quindi il crescente numero di intimidazioni ed episodi repressivi operati da presidi e polizia all’interno delle scuole. Tuttavia, restano altrettanto valide le valutazioni, ribadite anche nelle tesi politiche del nostro III Congresso, per cui le sorti e il carattere del movimento studentesco non sono determinabili per solo sforzo di volontà in assenza di un fronte più ampio di lotta di classe che sia imperniato, come elemento principale e insostituibile, attorno alla presenza di un forte movimento operaio. In questo contesto, ribadendo l’impegno della gioventù comunista nell’attività di propaganda e agitazione tra gli studenti, è opportuno riaffermare la centralità dell’iniziativa politica nella fase attuale. Fatti politici nati da contesti locali come quello della Sapienza o la vicenda di Firenze confermano l’importanza della presenza militante nei contesti sociali, della capacità di intercettare una protesta spontanea nel momento in cui sta per esplodere, e più in generale dell’iniziativa della gioventù comunista che può fare da innesco su una polveriera su cui altrimenti altre forze getteranno acqua. Osserviamo, poi, come la scelta di collettivi e strutture studentesche, anche legate al centrosinistra, di investire ogni sforzo sulle date del FFF e dell’8 marzo abbia fatto emergere anche in quelle occasioni con un calo della partecipazione rispetto agli scorsi anni.</p>
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<p><strong>11. </strong>Infine, <strong>riaffermiamo interamente l’indicazione della precedente riunione del Comitato Centrale del 4 dicembre 2022</strong>, trasposta nella <em>Risoluzione del CC del FGC sul governo Meloni e i compiti dei comunisti</em>, in merito alla <strong>necessità di</strong> <strong>intensificare i nostri sforzi e il contributo del FGC al processo di ricostruzione comunista in Italia: </strong>«[…] Contribuire alla costruzione in Italia del partito comunista, al processo di condensazione e raggruppamento dei comunisti e delle avanguardie di classe in partito, è uno degli obiettivi fondanti del FGC, ma anche una necessità storica sempre più impellente, che ci viene continuamente sollecitata dalle condizioni oggettive e dalla fase storica e politica che stiamo vivendo. Ogni giorno che tardiamo su questo processo, consegniamo al nemico di classe almeno una parte dei nostri sforzi quotidiani nel lavoro di massa. Siamo ben coscienti che un partito non nasce per auto-proclamazione e che non è sufficiente la semplice ricomposizione senza chiarezza politica. Pensiamo però che sia necessario porre, in forma sempre più pubblica e aperta, il dibattito franco sulla ricostruzione comunista, visto che è sul piano della chiarificazione politica delle posizioni rivoluzionarie che avanza concretamente la costruzione del partito. […] Come seppe fare 10 anni fa il FGC al momento della sua fondazione, è necessario rompere gli indugi, lavorare attivamente al processo di raggruppamento rivoluzionario dei comunisti in Italia. È un processo, che nelle condizioni attuali non può ammettere l’illusione che possa esistere un unico momento risolutivo. È possibile, però, avanzare concretamente, mossi dalla convinzione e dalla consapevolezza che l’orizzonte ultimo della lotta di classe non può esaurirsi nei margini del capitalismo, nell’accettazione dello sfruttamento, della barbarie, della guerra imperialista. La lotta della nostra epoca è la lotta per il socialismo. Senza il partito non solo questa, ma ogni altra lotta è perduta.»</p>
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		<title>DICHIARAZIONE CONGIUNTA DEI PARTITI COMUNISTI E OPERAI A UN ANNO DALLA GUERRA IMPERIALISTA IN UCRAINA</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 19:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>

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		<description><![CDATA[Dobbiamo rafforzare la lotta contro i monopoli e le classi borghesi, per il rovesciamento del capitalismo, per il rafforzamento della lotta di classe contro la guerra imperialista, per il socialismo! Un anno è passato dall’inizio del conflitto imperialista in Ucraina, che è una delle conseguenze della tragica situazione che si è sviluppata per i popoli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" dir="auto">Dobbiamo rafforzare la lotta contro i monopoli e le classi borghesi, per il rovesciamento del capitalismo, per il rafforzamento della lotta di classe contro la guerra imperialista, per il socialismo!</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Un anno è passato dall’inizio del conflitto imperialista in Ucraina, che è una delle conseguenze della tragica situazione che si è sviluppata per i popoli dopo il rovesciamentodel socialismo e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. I popoli dei due paesi, Ucraina e Russia, che hanno vissuto in pace e prosperato assieme come Repubbliche Sovietiche sotto l’URSS, stanno versando il loro sangue ormai da nove anni, culminando nel massacro dell’ultimo. Questo è dovuto ai piani degli USA, della NATO e della UE, nel contesto dell’aspra competizione di queste potenze con la Russia capitalista per il controllo dei mercati, delle materie prime, delle infrastrutture, degli snodi geopolitici nella regione eurasiatica.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Noi, Partiti Comunisti e Operai, esprimiamo la nostra solidarietà ai popoli di Ucraina e Russia, che stanno pagando il conflitto imperialista con il loro sangue. Abbiamo mostrato, e continueremo a mostrare ai popoli che gli sviluppi in Ucraina stanno avendo luogo nel contesto del capitalismo monopolistico, rigettando i falsi pretesti utilizzati da entrambe le fazioni del conflitto.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Ci siamo opposti all’azione dei fascisti e delle forze nazionaliste, all’anticomunismo, alla persecuzione dei comunisti e dei sindacati, che nel primo anno della guerra imperialista si sono intensificate in entrambi i paesi.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Salutiamo le azioni che quest’anno sono state realizzate da una serie di Partiti Comunisti, che hanno mobilitato le masse contro la guerra imperialista attraverso dichiarazioni, eventi di massa, cortei, manifestazioni fuori alle basi NATO e USA, nei porti, sulle ferrovie e sulle autostrade, contro l’invio di nuove armi nel mattatoio della guerra imperialista. Invitiamo i nostri partiti fratelli a unirsi a questo lavoro pratico e di chiarificazione.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Sottolineiamo ancora una volta che i popoli non hanno alcun interesse a schierarsi con uno o l’altro imperialista, con una o un’altra alleanza che serve gli interessi dei monopoli.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Chiamiamo i popoli dei paesi coinvolti nella guerra a rafforzare la loro lotta contro la propaganda delle forze borghesi che, usando vari pretesti fasulli, attirano i popoli nel “tritacarne” della guerra imperialista. A rivendicare la chiusura delle basi militari e il ritorno in patria di tutte le truppe in missione all’estero. A rafforzare la lotta per il disimpegno dei propri paesi dalle alleanze e dalle organizzazioni imperialiste, come la NATO e l’UE.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">L’interesse della classe operaia e degli strati popolari esige che, nell’analisi di questi sviluppi, si rafforzi il criterio di classe, così che i popoli facciano fronte comune contro il campo degli imperialisti, che si stanno scontrando per i loro interessi causando enormi perdite umane, vasti danni materiali ed esponendo l’intera umanità al pericolo concreto dell’annientamento nucleare.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Noi, popolo lavoratore, dobbiamo tracciare il nostro cammino indipendente e rafforzare la lotta di classe contro i monopoli, le classi borghesi e la guerra imperialista, per il rovesciamento del capitalismo, per il socialismo, che resta più attuale e necessario che mai, e indica la via della pace, dell’amicizia e della cooperazione fraterna tra i popoli.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">&#8212;</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto"></div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Firmato da:</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Partiti SolidNet</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">1. PADS, Algeria</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">2. Partito del Lavoro, Austria</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">3. Partito Comunista dell’Azerbaijan</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">4. Partito Comunista del Belgio</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">5. Partito Comunista del Canada</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">6. Partito Comunista di Danimarca</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">7. Partito Comunista di El Salvador</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">8. Partito Comunista di Grecia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">9. Partito Iraniano del Tudeh</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">10. Partito Comunista del Kurdistan &#8211; Iraq</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">11. Partito dei Lavoratori, Irlanda</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">12. Movimento Socialista del Kazakhstan</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">13. Partito Comunista di Malta</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">14. Partito Comunista del Mexico</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">15. Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">16. Partito Comunista di Norvegia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">17. Partito Comunista del Pakistan</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">18. Partito Comunista di Palestinese</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">19. Partito Comunista Paraguayano</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">20. Partito Comunista delle Filippine (PKP-1930)</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">21. Partito Comunista di Polonia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">22. Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">23. Partito Comunista Sudanese</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">24. Partito Comunista dello Swaziland</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">25. Partito Comunista di Svezia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">26. Partito Comunista Svizzero</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">27. Partito Comunista Siriano</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">28. Partito Comunista di Turchia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">29. Unione dei Comunisti di Ucraina</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">30. Partito Comunista del Venezuela</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">Altri partiti</div>
<div dir="auto">1. Partito Comunista Argentino</div>
<div dir="auto">2. Partito Comunista dei Lavoratori – per la Pace e il Socialismo (Finlandia)</div>
<div dir="auto">3. Partito Comunista Rivoluzionario di Francia (PCRF)</div>
<div dir="auto">4. Partito Rivoluzionario COMUNISTI (Francia)</div>
<div dir="auto">5. Organizzazione Comunista, Germania</div>
<div dir="auto">6. Fronte Comunista, Italia</div>
<div dir="auto">7. JVP Sri Lanka</div>
<div dir="auto">8. Piattaforma Comunista dei Lavoratori degli USA (CWPUSA)</div>
<div dir="auto">9. Consiglio Americano dei Bolscevichi</div>
</div>
<div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Organizzazioni giovanili comuniste</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">1. Fronte della Gioventù del Partito del Lavoro, Austria</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">2. Unione della Gioventù del Bangladesh</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">3. Giovani Comunisti del Belgio</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">4. Gioventù Comunista di Bolivia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">5. Gioventù Comunista di Danimarca</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">6. Unione della Gioventù Comunista, Francia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">7. Gioventù Comunista di Grecia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">8. Movimento della Gioventù “Connolly”, Irlanda</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">9. Gioventù del Partito dei Lavoratori, Irlanda</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">10. Fronte della Gioventù Comunista, Italia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">11. Fronte della Gioventù Comunista, Messico</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">12. Unione degli Studenti Libera di tutto il Nepal</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">13. Movimento della Gioventù Comunista, Paesi Bassi</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">14. Federazione Democratica degli Studenti, Pakistan</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">15. Fronte Democratico della Gioventù, Pakistan</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">16. Gioventù Comunista Palestinese</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">17. Unione della Gioventù Socialista, Romania</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">18. Lega della Gioventù Comunista Rivoluzionaria (bolscevica), Russia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">19. Fronte della Gioventù di Sinistra, Slovacchia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">20. Collettivi dei Giovani Comunisti, Spagna</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">21. Unione Socialista degli Studenti, Sri Lanka</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">22. Unione della Gioventù Socialista, Sri Lanka</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">23. Gioventù Comunista di Svezia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">24. Unione della Gioventù Comunista Leninista del Tajikistan</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">25. Gioventù Comunista di Turchia</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">26. Gioventù Comunista del Venezuela</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">La dichiarazione è aperta a ulteriori sottoscrizioni.</div>
</div>
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		<title>NON UN’ARMA, NON UNA BASE, NON UN EURO PER LA GUERRA IMPERIALISTA! COSTRUIAMO LA MOBILITAZIONE PROLETARIA E DI MASSA CONTRO LA GUERRA</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 16:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il prossimo 24 febbraio ricorrerà un anno dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, escalation di portata epocale di un conflitto che si protraeva da anni. Fin dai primi momenti, come organizzazioni comuniste, internazionaliste, militanti ed operaie abbiamo denunciato la natura imperialista di questa guerra. La guerra in Ucraina tra laFederazione Russa e l’alleanza euro-atlantica USA-UE-NATO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;" dir="auto">Il prossimo 24 febbraio ricorrerà un anno dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, escalation di portata epocale di un conflitto che si protraeva da anni. Fin dai primi momenti, come organizzazioni comuniste, internazionaliste, militanti ed operaie abbiamo denunciato la natura imperialista di questa guerra. La guerra in Ucraina tra laFederazione Russa e l’alleanza euro-atlantica USA-UE-NATO ha le sue basi nella crisi generale del sistema capitalista su scala globale e, quindi, in un’accentuata competizione tra le principali potenze capitalistiche che sta conducendo i proletari di tutto il mondo verso il rischio di un nuovo conflitto mondiale di cui diventerebbero la carne da macello.</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">I monopoli italiani sgomitano aggressivamente per guadagnare migliori posizioni e maggiori profitti nella competizione a livello internazionale, e le decisioni prese dai governi Draghi e Meloni nell&#8217;ultimo anno spingono l&#8217;Italia in un coinvolgimento ancora più profondo nella guerra imperialista. Da poche settimane il governo Meloni ha riconfermato ingenti finanziamenti e invio di armi per tutto il 2023, con lo stanziamento del sesto pacchetto di “aiuti” militari all’Ucraina votato a larga maggioranza in Parlamento da quasi tutte le forze politiche. L’invio di carri-armati, mezzi pesanti e sistemi di difesa di ultimissima generazione anche da parte di paesi come Germania, Polonia, USA, confermano la tendenza ad un’ulteriore escalation bellica, con la possibilità che i piani di guerra del blocco euro-atlantico portino a conseguenze militari dirette sul territorio italiano. Questa corsa al riarmo e la maggiore integrazione dell’Italia nel blocco USA-UE-NATO sono funzionali al consolidamento del ruolo, del peso e degli interessi specifici dell’imperialismo italiano nell’Est Europa, nei Balcani, nel Mediterraneo e dovunque gli sia possibile.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">Nel frattempo il forte aumento dei prezzi dei beni di consumo rende sempre più difficile arrivare alla fine del mese a milioni di persone. L’inflazione colpisce i salari dei lavoratori e delle lavoratrici, già magri e fermi da anni, e resi instabili dalla liberalizzazione dei contratti a tempo determinato fino al punto che ormai larghissimi settori della classe lavoratrice si sentono a rischio licenziamento. In secondo luogo, l’attacco a misure come il Reddito di Cittadinanza crea una situazione ancora più insostenibile per le centinaia di migliaia di disoccupati che, da Nord a Sud, non riescono a trovare un lavoro e che in questo modo si trovano ad essere gettati ancora di più nella povertà. Le politiche del Governo Meloni, quale governo dei monopoli e dei grandi capitalisti, colpiscono senza tregua i proletari, e con una particolare violenza, materiale e ideologica, i nostri fratelli di classe immigrati e le donne proletarie.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">Il fatto che ad oggi non esista, nonostante la necessità oggettiva, un forte movimento contro la guerra che abbia come protagonista la classe operaia, è dovuto innanzitutto alla condizione di grande frammentazione del movimento operaio e sindacale ed è intimamente legato con le difficoltà nell’affermare una chiara posizione contro la guerra imperialista dal punto di vista rivoluzionario. Da una parte in questo anno si sono viste diverse manifestazioni, soprattutto all’inizio dell’invasione russa, apparentemente pro-pace trasformarsi in piazze in aperto sostegno al governo ucraino; dall’altra le posizioni campiste presenti da tempo in Italia hanno indirizzato alcuni settori sul versante del sostegno aperto alla Russia di Putin, sulla base degli interessi immediati dei settori capitalistici e della piccola borghesia più legati a questa prospettiva. In entrambi questi casi, si è riprodotta la polarizzazione tossica presente nel dibattito pubblico, in cui gli interessi dei lavoratori sono di fatto assenti, e si cerca di far schierare i proletari come massa di manovra in questo o quel campo della borghesia.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">Le mobilitazioni negli scorsi mesi del mondo “pacifista” e cattolico, con un ruolo non certo secondario della CGIL, nonostante raccogliessero persone con posizioni fortemente diverse tra di loro, hanno avuto la capacità di portare in piazza decine di migliaia di lavoratori e studenti su un sentimento di genuina, anche se generica, opposizione alla guerra. Non possiamo certo lasciare ai vari PD e 5 Stelle – tra i principali complici dell’invio di armi in Ucraina e del coinvolgimento dell’Italia nei piani imperialisti – l’esclusiva di parlare a questi segmenti sociali che sono in allargamento: occorre denunciare con forza davanti ad essi e dentro di essi il ruolo delle forze politiche sia di Governo che di “opposizione” quali co-responsabili dell’acuirsi del conflitto in Ucraina e del taglio della spesa sociale a favore di quella di guerra. Senza questo intervento la parola d’ordine della pace continuerà ad essere trasformata in una parola vuota, a servizio degli interessi di una delle fazioni capitalistiche in campo, ovvero – qui in Italia – a servizio dello schieramento euro-atlantico. Serve, ora più che mai, costruire la mobilitazione sociale contro la guerra imperialista, anzitutto contro l’imperialismo di “casa nostra”, ponendoci in netta opposizione a tutti i piani che stanno scaricando sulla classe lavoratrice il costo del conflitto.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">Per questo, nelle prossime settimane e mesi, continueremo a intervenire ovunque possibile, in tutte le iniziative di lotta in tutto il paese, per far risaltare un punto di vista di classe nel dibattito pubblico &#8211; partendo dai lavoratori, dai disoccupati e dagli studenti – e per polarizzare in senso rivoluzionario le legittime aspirazioni di pace della gran parte dei proletari di questo e di tanti altri paesi.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">La settimana dell&#8217;anniversario dell&#8217;invasione russa porterà attenzione sulla guerra, quanto meno perché vedrà l&#8217;ulteriore tentativo a media unificati di far passare tra le masse le parole d&#8217;ordine in sostegno alle misure belliciste promosse dal governo Meloni e dal blocco NATO-UE. Questa condizione ci porta ad intensificare i nostri sforzi, ma di per sé non produce un livello superiore di mobilitazione contro la guerra, né ci rende possibile cancellare con il volontarismo le condizioni di partenza in termini di rapporti di forza, di frammentazione e di mancanza di autonomia del movimento operaio. Rispetto agli scorsi mesi, anche il movimento pacifista più in generale porta una grossa responsabilità sul livello della risposta che si potrà dare, considerando che allo stato attuale sono state annunciate un piccolo numero di piazze locali e ci sono stati sostanziali passi indietro rispetto alla convocazione di una piazza nazionale precedentemente annunciata per il 25 febbraio a Roma. Passi indietro dovuti soprattutto alla direzione della CGIL, che dietro la scusa dell&#8217;impegno per le fasi finali del suo congresso, probabilmente nasconde il timore politico di poter mettere in moto un processo di mobilitazione contro la guerra che, parlando al 60-65% dei contrari alla guerra, potrebbe assumere una dimensione e degli obiettivi non controllabili e non conciliabili con l&#8217;agenda del centrosinistra.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">In ogni caso, riteniamo che la riflessione su questo piano sia fondamentale per far avanzare le possibilità di raggruppamento del movimento contro la guerra. Ci sembra giusto impegnarci perché, in occasione di manifestazioni nazionali del mondo pacifista in futuro, ci sia l’impegno ad interagire con tutti i lavoratori che riconoscono in quel momento la necessità di manifestare contro la guerra, tanto in piazza quanto a livello mediatico. E per tanto la nostra proposta in questi casi è fare appello a lavoratori, studenti, disoccupati e movimenti di lotta per costruire un concentramento alternativo capace di aggregare e costituire in quelle manifestazioni l&#8217;alternativa ad una partecipazione più passiva, sulla base di posizioni coerentemente internazionaliste e di classe – che si oppongono tanto alla guerra imperialista quanto alla “pace” imperialista, e respingono l’idea che un semplice accordo diplomatico tra i blocchi imperialisti possa rappresentare altro se non un momentaneo assestamento che contiene già tutte le condizioni per escalation belliche di dimensioni ancora maggiori.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">Riconoscere lo stato complessivo e le difficoltà che abbiamo davanti, d&#8217;altra parte, non può in alcun modo portarci all&#8217;immobilismo in attesa di condizioni migliori. Anzi, ci dà la consapevolezza necessaria per indirizzare i nostri sforzi in maniera efficace per il raggiungimento di avanzamenti reali, intervenendo in tutte le mobilitazioni messe in campo dai vari settori del movimento operaio riconoscendo limiti e potenzialità di ogni mobilitazione. Questo principio vale per la giornata del 25, in cui siamo consapevoli che non esisterà già la mobilitazione che servirebbe, ma in cui la nostra prospettiva e le nostre parole d&#8217;ordine così come le abbiamo definite nel convegno del 16 ottobre a Roma, dovranno avanzare nelle piazze. Saremo nelle piazze lanciate dal SI Cobas a Milano e Bologna, convocate su una piattaforma in continuità con la manifestazione del 3 dicembre a Roma, quando abbiamo sfilato uniti con i proletari della logistica in uno “spezzone di classe” che ha espresso con forza le nostre posizioni caratterizzanti. Parteciperemo anche alla manifestazione chiamata dal Calp di Genova, sebbene vi siano espresse posizioni politiche in più direzioni ambigue sulla natura della guerra e della lotta contro di essa e altrettanto discutibili modalità di convocazione, perché riconosciamo l&#8217;importanza dell&#8217;impegno nella lotta per bloccare la circolazione delle armi nei porti e per le condizioni dei portuali dimostrate ulteriormente dai fatti degli ultimi giorni, tra lavoratori morti sul lavoro nei porti e licenziamenti. Parteciperemo alle altre manifestazioni e iniziative che sono state convocate per la giornata di sabato: da quella di di Roma, convocata da SI Cobas e CUB con la partecipazione di organizzazioni politiche e sociali, a quella di Venezia e a quella promossa dal movimento NO MUOS a Niscemi.</div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">Con questo spirito, continuiamo in queste settimane la nostra lotta per fermare l’invio di armi e il sostegno militare al governo ucraino da parte del governo italiano, per la chiusura di tutte le basi USA e NATO, per l’uscita dell’Italia dalla NATO e da ogni alleanza imperialista transnazionale, che intendiamo come parte integrante e irrinunciabile della lotta rivoluzionaria per una società socialista e il potere dei lavoratori, e non come riposizionamento e ri-orientamento della politica estera dell’Italia capitalistica. Vogliamo riportare al centro la voce dei lavoratori e di tutti gli sfruttati, per la modifica dei rapporti di forza a favore della classe lavoratrice, per il rovesciamento di questo sistema parassitario, produttore di morte.</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<div dir="auto">NO ALL’INVIO DI ARMI, BASTA SACRIFICI PER LA GUERRA!</div>
<div dir="auto">CONTRO GUERRA, GOVERNO E CAROVITA: LOTTA DI CLASSE!</div>
<div dir="auto">PROLETARI DI TUTTI I PAESI UNITEVI!</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Firmatari:</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Collettivo Militant</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">CSA Vittoria</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Fronte Comunista</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Fronte della Gioventù Comunista</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Laboratorio Politico Iskra</div>
<div style="text-align: justify;" dir="auto">Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria</div>
</div>
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		<title>CONTRO GUERRA, GOVERNO MELONI E CAROVITA! COSTRUIAMO LO SPEZZONE DI CLASSE E ANTICAPITALISTA IL 3 DICEMBRE A ROMA</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 16:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La guerra imperialista tra il blocco NATO/UE e la Russia in Ucraina prosegue mostrando chiaramente che il capitalismo, la sua crisi e la competizione tra monopoli conducono strutturalmente alla guerra. I proletari russi e ucraini ne pagano il prezzo con la vita e la repressione militare, mentre in ogni paese sono sempre i proletari che]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La guerra imperialista tra il blocco NATO/UE e la Russia in Ucraina prosegue mostrando chiaramente che il capitalismo, la sua crisi e la competizione tra monopoli conducono strutturalmente alla guerra. I proletari russi e ucraini ne pagano il prezzo con la vita e la repressione militare, mentre in ogni paese sono sempre i proletari che subiscono gli aumenti dei prezzi di tutto ciò che è necessario alla loro vita. Il governo Meloni rafforza con piena adesione la partecipazione dell’Italia alla guerra imperialista, sostenendo i piani NATO e promuovendo il rinnovo dell’invio di armi nel solco di quanto fatto dal governo Draghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 3 dicembre saremo in piazza contro questa guerra, contro i piani del capitalismo italiano e del blocco euro-atlantico, per opporci alle spese militari, all’invio di armi, alla politica delle sanzioni che affamano i proletari di tutti i paesi che giorno dopo giorno scendono in piazza, dalla Grecia, all’Inghilterra, all’Iran, perfino negli USA con un grado di coscienza che comincia ad andare oltre le sole rivendicazioni economiche in un processo che non possiamo non salutare e lottare per dare ad esso il nostro contributo. Vogliamo tenere aperto uno spazio che possa raccogliere la partecipazione e le speranze di tutti coloro che sono scesi in piazza contro la guerra e che ritengono necessario continuare a farlo. Vogliamo costruire con queste energie un percorso di mobilitazione che sia realmente contro la guerra, che porti avanti la lotta per la chiusura di tutte le basi USA e NATO, per l’uscita dell’Italia dalla NATO e da ogni alleanza imperialista transnazionale, che intendiamo come parte integrante e irrinunciabile della lotta rivoluzionaria per una società socialista e il potere dei lavoratori, e non come riposizionamento e riorientamento della politica estera dell’Italia capitalistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Consapevole della possibilità del dissenso sociale, il nuovo governo ha già messo in campo le misure preventive di attacco alla libertà di manifestazione, alla libertà di sciopero avvertendo donne, studenti e immigrati con le prime minacce: attacchi al ruolo delle donne e alle loro conquiste, manganellate alla Sapienza, accuse di associazione a delinquere contro movimenti di lotta e disoccupati, bracci di ferro internazionali sulla pelle di immigrati abbandonati in mare, inasprimento delle condizioni carcerarie. Sono, infatti, questi i settori attualmente più presenti sulla scena dell’opposizione sociale e che potrebbero innescare lotte più ampie. L’attacco è a più largo raggio e la manovra finanziaria ne costituisce il riflesso pratico: da un lato sgravi fiscali ed aiuti alle imprese, dall’altro cancellazione del reddito di cittadinanza, tagli alla scuola ed alla sanità, il tutto preparato da una infame campagna di propaganda il cui scopo è dividere i lavoratori ed aizzare le classi medie contro il proletariato.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivare alla fine del mese diventa sempre più difficile per settori sempre più ampi di proletari. I salari bassi, il costo della vita dalle bollette al carrello della spesa, i mutui e gli affitti, il costo degli stessi servizi essenziali sono il futuro che scrivono i capitalisti mentre gonfiano i loro portafogli e competono fra loro fino al baratro della guerra. Di fronte all’attacco padronale non possiamo più limitarci a resistere. Solo con una battaglia politica complessiva delle avanguardie dei lavoratori, dei disoccupati e degli studenti saremo in grado di opporci in maniera efficace alle politiche antiproletarie che l&#8217;esecutivo Meloni, in piena continuità con quelli precedenti, porterà avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mostriamo chiaramente che esiste un&#8217;alternativa a chi, da destra a sinistra passando per i 5 stelle, ha appoggiato o è stato responsabile, ricoprendo incarichi governativi, del massacro sociale e della repressione ai danni di lavoratori e lavoratrici, avanguardie di lotta e sindacali, studenti e studentesse. Dobbiamo scendere in campo per provare a scrivere un futuro diverso: è fondamentale rispondere con la massima unità possibile di tutti i lavoratori combattivi, le esperienze di lotta, dei sindacati conflittuali e di tutti coloro che vogliano in qualsiasi modo contribuire a questa lotta, e in questa direzione sosteniamo con convinzione lo sciopero unitario del sindacalismo di base e il carattere unitario della manifestazione del 3 dicembre. La pratica di un fronte unico di classe contro i padroni, di mettere insieme sul piano della mobilitazione tutte le forze disponibili del movimento operaio per opporsi alle politiche padronali, è e rimane una condizione fondamentale per ridare forza e credibilità a livello di massa alla lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2 dicembre sosteniamo lo sciopero generale, i lavoratori e le lavoratrici che bloccheranno la produzione e la circolazione delle merci e tutte le iniziative contro carovita e aumento dei beni di prima necessità. Sabato 3 dicembre scendiamo in piazza a Roma per rilanciare l’opposizione di classe al governo, contro la guerra imperialista, contro il carovita, per l’aumento dei salari, contro la repressione delle lotte, contro le misure lacrime e sangue e il governo Meloni che le prepara.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo spirito quindi promuoviamo la costruzione di uno spezzone di classe e anticapitalista, combattivo e che raccolga le esperienze più avanzate delle lotte di operai, disoccupati e studenti. Anche all’interno del contesto da ampliare e tutelare della mobilitazione unitaria, riteniamo giusto e legittimo affermare questa proposta con una precisa direzione politica anticapitalista e internazionalista, che consideriamo una necessità irrinunciabile per lo sviluppo della coscienza di classe e della lotta. Perché riteniamo che i rapporti di forza si spostino nella lotta di classe e non ci possano essere scorciatoie o semplici trovate elettoraliste di fronte all’approfondimento della crisi capitalistica, perché pensiamo che non si possa evitare di fare i conti con l’esperienza disastrosa per il movimento operaio di quelle organizzazioni politiche che, ovunque nel mondo, a partire da questo si sono poste su un piano di compatibilità capitalistica, fino alla partecipazione ai governi borghesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardiamo alle lotte e agli scioperi che crescono in Europa e nel mondo, ai lavoratori che si sollevano rivendicando migliori condizioni di vita ma spesso mettendo in discussione anche l’oppressione dei loro governi. Ci rivolgiamo ai lavoratori e alle lavoratrici in mobilitazione, ai sindacati conflittuali, a tutti i movimenti di lotta, a chi lotta per il diritto alla casa, a chi si batte contro il carovita, la devastazione ambientale, la mercificazione della salute. Ci rivolgiamo agli studenti, perché uniscano la loro lotta contro l’istruzione di classe e l’alternanza scuola-lavoro a quella dei lavoratori. Ci rivolgiamo a tutti qui lavoratori e lavoratrici che non ne possono più dei teatrini parlamentari fatti sulla loro pelle. Ci rivolgiamo a chi è già sceso in piazza a Bologna e a Napoli inaugurando un’opposizione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Costruiamo insieme uno spezzone internazionalista e proletario che faccia emergere nel dibattito pubblico la presenza di chi mette a disposizione la propria capacità di mobilitazione contro la guerra imperialista e si dichiara pronto a dare battaglia al governo nelle piazze e nei luoghi di lavoro. Uno spezzone che mostri la forza e la determinazione di chi porta in campo la prospettiva della lotta rivoluzionaria contro il capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">• contro la guerra imperialista e la compartecipazione dell’Italia, contro l’invio di armi e l’aumento delle spese militari<br />
• contro il carovita e per l’aumento dei salari<br />
• contro le misure lacrime e sangue e il governo Meloni che le prepara</p>
<p style="text-align: justify;">Collettivo Militant<br />
CSA Vittoria<br />
Fronte della Gioventù Comunista<br />
Fronte Comunista<br />
Laboratorio Politico Iskra<br />
Movimento di Lotta “Disoccupati 7 Novembre”<br />
Osa Perugia<br />
Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria</p>
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