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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; italia</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA. 21 OTTOBRE IN PIAZZA A GHEDI, COLTANO E PALERMO. Comunicato della segreteria nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 09:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mondo è sull’orlo del baratro. In tutti i continenti si moltiplicano i focolai di guerra, accompagnati da una corsa agli armamenti senza precedenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La crisi capitalistica generalizzata, la competizione imperialista tra le vecchie e le nuove potenze del mondo capitalistico, le ambizioni di profitto delle oligarchie finanziarie di tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mondo è sull’orlo del baratro.</strong> In tutti i continenti si moltiplicano i focolai di guerra, accompagnati da una corsa agli armamenti senza precedenti dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La crisi capitalistica generalizzata, la competizione imperialista tra le vecchie e le nuove potenze del mondo capitalistico, le ambizioni di profitto delle oligarchie finanziarie di tutti i paesi minacciano oggi di trascinare i popoli nell’incubo di un nuovo conflitto mondiale.</p>
<p>In Europa, prosegue da un anno e mezzo la guerra che si combatte in Ucraina tra la NATO e la Federazione Russa, che appare ben lontana dal concludersi ma anzi vede svilupparsi nuove escalation con morti, profughi e devastazioni. In Medio Oriente, il massacro criminale portato avanti dal governo di Israele contro la popolazione di Gaza e la resistenza palestinese rischia di evolvere in un più conflitto più ampio in tutta la regione. In Africa, l’impressionante numero di otto colpi di Stato in tre anni ha dimostrato l’esistenza di una fortissima competizione tra le potenze capitalistiche per modificare le sfere di influenza esistenti. In Asia, è ritornata all’ordine del giorno la questione di Taiwan che si collega direttamente alle nuove alleanze militari statunitensi per la competizione con la Cina nell’Oceano Pacifico.</p>
<p><strong>In questo quadro, il governo Meloni ha portato avanti una politica scellerata e guerrafondaia.</strong> Tonnellate di armi sono state inviate dall’Italia all’esercito ucraino, rendendo il nostro paese compartecipe del massacro in corso. L’Italia è in prima linea nella corsa agli armamenti con 27,7 miliardi di euro spesi per la difesa nel 2023, con un aumento di quasi 2 miliardi rispetto al 2022 e con l’obiettivo di portare le spese militari al 2% del PIL entro il 2028. Il governo promuove direttamente i piani di espansione del capitale italiano: “più Italia nei Balcani” e “un piano italiano per l’Africa”, mentre si conferma come il più fedele alleato della NATO e degli USA nell’Europa centro-meridionale.</p>
<p>Nelle scorse settimane, il governo Meloni ha dichiarato il proprio<strong> </strong>sostegno incondizionato all’estrema destra israeliana di Netanyahu, responsabile di innumerevoli crimini di guerra, dell’annunciato genocidio del popolo palestinese di Gaza e dell’escalation in corso, confermando il proprio rifiuto di riconoscere lo Stato di Palestina.</p>
<p><strong>In nome della guerra, viene chiesto al popolo e ai lavoratori in Italia di accettare sacrifici e privazioni</strong>, derivanti dalle sanzioni, dall’inflazione e dai rincari in generale, dall’economia di guerra apertamente definita così dagli stessi vertici della Commissione Europea.</p>
<p><strong>I costi economici e sociali della guerra vengono scaricati sui lavoratori e sugli strati popolari, </strong>come confermano gli attacchi a salari, pensioni e stato sociale. La propaganda martellante che inonda i media e la stampa a reti unificate ha precisamente l’obiettivo di compattare l’opinione pubblica nonostante il peggioramento delle condizioni di vita, di presentare la “vittoria” sui fronti di guerra come una necessità irrinunciabile in nome di presunti “interessi nazionali”.</p>
<p>In Italia, nonostante gli sforzi significativi che da più parti sono stati messi in campo, non esiste ancora un vero movimento contro la guerra, le cui identità e parole d’ordine siano chiaramente riconoscibili e conosciute a livello di massa e, soprattutto, capace di costituire un ostacolo reale alle politiche di guerra dei governi, legandosi a doppio filo alle esperienze di lotta operaia più avanzate e coscienti. Il governo Draghi prima, il governo Meloni poi, sono andati avanti come un treno nella direzione che è stata chiesta e ottenuta dai settori dominanti del capitale italiano.</p>
<p>Siamo ben consapevoli che buona parte delle ragioni stia nella debolezza del movimento operaio nella fase attuale. <strong>Ciò nondimeno, continuiamo a essere convinti che la costruzione di un ampio movimento popolare contro la guerra non possa essere demandata a un generico civismo e che, anzi, proprio i lavoratori possano e debbano essere il perno di questo movimento</strong> <strong>che abbiamo il dovere di costruire</strong>.</p>
<p>Affermiamo questo sulla base di una consapevolezza precisa: la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra imperialista combattuta tra i padroni di tutti i paesi è la prosecuzione delle politiche capitalistiche che schiacciano ogni giorno i proletari di tutti i paesi. I mandanti dei piani di guerra sono gli stessi responsabili dell’ingiustizia quotidiana che ci viene imposta da questo sistema. Come logica conseguenza, anche la lotta contro la guerra è la naturale prosecuzione della lotta di classe, e non può che porsi su un terreno internazionalista, quello della fratellanza tra i popoli e i lavoratori di tutti i paesi contro i capitalisti di tutti i paesi.</p>
<p>Con questo spirito, <strong>da comunisti parteciperemo alle diverse mobilitazioni nazionali contro la guerra che si terranno in concomitanza nella giornata del 21 ottobre a Ghedi, a Pisa/Camp Derby e a Palermo</strong>, all’indomani dello sciopero nazionale del sindacalismo di base del 20 ottobre.</p>
<p>La divisione – del tutto evitabile &#8211; in tre manifestazioni separate fotografa lo stato di divisione del movimento di classe, l’esistenza di posizioni e prospettive eterogenee corrispondenti all’attuale stato di sviluppo del dibattito sulla guerra e l’imperialismo. Nonostante questi limiti, riteniamo che la giornata di mobilitazione nazionale del 21 ottobre debba essere quanto più incisiva e generalizzata, e che la sua riuscita possa realmente farci muovere dei passi in avanti nella costruzione di un grande movimento contro la guerra.</p>
<p>Parteciperemo a tutte le manifestazioni promuovendo una piattaforma antimperialista, internazionalista e rivoluzionaria, contro ogni forma di compartecipazione dell’Italia ai conflitti imperialisti in corso:</p>
<p><strong>BASTA ARMI IN UCRAINA</strong>. Fermare l’ottavo pacchetto di armi preparato dal governo Meloni. Un anno e mezzo di guerra ha dimostrato che armare l’Ucraina non serve a difendere le popolazioni né a favorire la fine del conflitto. USA, NATO e UE stanno prolungando volutamente la guerra per i propri interessi.</p>
<p><strong>FERMARE L’ECONOMIA DI GUERRA E LE SANZIONI.</strong> No allo scaricamento del costo della guerra sulle spalle dei lavoratori. Fermiamo l’aumento dei prezzi, il taglio alla spesa sociale, l’attacco ai diritti.</p>
<p><strong>FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’ITALIA.</strong> La favola della NATO come alleanza difensiva è insostenibile. Ritiro unilaterale dell’Italia dalla NATO, chiusura di tutte le basi militari USA e NATO sul territorio nazionale.</p>
<p><strong>FERMARE LE SPESE MILITARI, RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE ALL’ESTERO.</strong> Entrambe non tutelano la “sicurezza nazionale”, ma l’imperialismo italiano e gli interessi predatori di grandi monopoli come ENI. Si investa su sanità, diritto allo studio, spesa sociale.</p>
<p><strong>L’ITALIA RICONOSCA LO STATO DI PALESTINA.</strong> Porre fine al sostegno incondizionato ai crimini di Netanyahu contro la legittima lotta del popolo palestinese. Il sostegno all’estrema destra israeliana non difende la pace, al contrario legittima e incoraggia lo sterminio del popolo palestinese e prepara il terreno a una maggiore escalation in Medioriente.</p>
<p><strong>CONTRO IL NAZIONALISMO E LA PROPAGANDA DI GUERRA</strong>. Diciamo no a chi vorrebbe creare un pensiero unico a sostegno della guerra e bollare come servi del nemico, “putiniani” o “amici di Hamas”, tutte le voci critiche.</p>
<p><strong>CONTRO IL GOVERNO MELONI</strong>. Costruiamo un’opposizione operaia e popolare al governo dei padroni, contro la finta opposizione di PD e Movimento Cinque Stelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!</strong></p>
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		<title>Rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista in Ucraina  e la preparazione di un nuovo massacro mondiale</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 16:20:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A più di un anno dall’invasione russa dell’Ucraina, alcuni dati di fatto appaiono incontestabili:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. Lungi dall’avviarsi a finire, o anche solo a fermarsi con una provvisoria tregua,<strong> la guerra in atto tra NATO e Russia nel territorio ucraino conosce una continua <em>escalation </em>dagli esiti imprevedibili.</strong> Sono in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Polonia a spingere furiosamente perché il massacro prosegua e si allarghi “fino all’ultimo ucraino”. La decisione della Corte penale internazionale dell’Aia di incriminare Putin e la fornitura a Kiev di armi sempre più offensive e letali &#8211; da ultimo caccia bombardieri e proiettili all’uranio impoverito &#8211; non lasciano alcun dubbio a riguardo. All’Ucraina di Zelensky è stato dato l’ordine di impegnare sul campo e provocare la Russia fino al totale esaurimento delle proprie forze, fino all’auto-distruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2. L’avvio della “operazione militare speciale” da parte della Russia di Putin <strong>non è stato un folle gesto di disperazione</strong>,<strong> ma</strong> <strong>una decisione ponderata strategicamente da parte del governo russo</strong> per perseguire gli interessi della propria borghesia e dei propri monopoli, portando la competizione con gli Stati Uniti, l’UE e i loro alleati per il controllo di risorse, infrastrutture e tratte commerciali, mercati e territori strategici, anche sul terreno militare. E nel terribile bagno di sangue di questa nuova guerra avanza in modo ormai esplicito la rivendicazione, da parte di Mosca e non solo, di “un nuovo ordine mondiale multipolare”. La decisione di invadere l’Ucraina, infatti, è stata presa dal governo russo sapendo di avere dietro di sé, accanto a sé, o almeno in posizione non ostile, oltre il “partner strategico” Cina, una serie di potenze regionali che, se non esprimono aperta ostilità nei confronti del blocco imperialista euro-atlantico, quanto meno non riconoscono nel mondo “unipolare” a guida statunitense l’unico orizzonte possibile per l’affermazione degli interessi delle proprie borghesie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3. Lo scoppio della guerra aperta tra NATO e Russia in Ucraina sta provocando <strong>una rapida dislocazione di forze tra i blocchi imperialisti e dentro di essi</strong>. Gli Stati Uniti hanno profittato della mossa della Russia per infliggere all’UE, e in specie alla Germania, colpi durissimi sia quanto agli approvvigionamenti energetici, che nella costruzione degli assi commerciali con la Cina. Ciò ha provocato un brusco freno alle spinte all’“autonomizzazione” dagli Stati Uniti dell’UE e dei singoli paesi membri. Ma la recente sortita di Macron dimostra che ai vertici dell’UE, non solo a Parigi, c’è comunque l’intenzione di proteggere in qualche modo i propri interessi dai brutali ricatti della vecchia super-potenza. Importanti cambiamenti in politica estera stanno riguardando anche l&#8217;Arabia Saudita, la Turchia, l’Egitto, l’intero Medio Oriente, e sono legati alla intensa tessitura di fili economici e diplomatici che Pechino sta mettendo in atto a scala globale, attraverso i rapporti bilaterali, i Brics, l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, la nuova Via della Seta, etc. Un quadro di estrema confusione nel quale tutte le grandi e le medie potenze si muovono per guadagnare in proprio “spazio vitale” e risorse, e allontanare da sé, scaricandolo sui concorrenti, il rischio di una violenta esplosione degli antagonismi di classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4. I contendenti di questa nuova guerra al centro dell’Europa, lungi dal mettere in scena una guerra asettica e “intelligente” combattuta solo ed esclusivamente da soldati robot e droni, stanno utilizzando<strong> </strong>tutti gli armamenti tecnologicamente più avanzati e le innovazioni disponibili in campo militare in <strong>un conflitto bellico sanguinosissimo, combattuto sul campo (come le “vecchie” guerre) da centinaia di migliaia di soldati</strong>, con una terribile distruzione di vite umane, ambientale e di mezzi meccanici, dando così una pallida idea di quale apocalittica catastrofe potrebbe essere, per l’umanità e la natura, una nuova guerra mondiale in pieno ventunesimo secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5. Lo scontro bellico in atto in Ucraina appare sempre più – come abbiamo sostenuto da subito -<strong> il primo passo in questa direzione, un punto di svolta epocale.</strong> Dopo un ventennio di eventi traumatici, questa guerra indica dove si sta dirigendo il capitalismo globale per cercare di risolvere quella che appare sempre più come una sua crisi storica; una crisi che anche sul piano economico-finanziario non accenna a rallentare, come evidenziato dai recenti crack bancari negli USA e in Europa, e dalle conseguenze economiche della pandemia che hanno intaccato in particolare le catene di approvvigionamento dei paesi occidentali. <strong>È partita una frenetica corsa mondiale al riarmo con giganteschi piani di spese militari</strong>, dalla Germania alla Cina, dal Giappone all’Australia. Il commissario europeo all’industria Breton non l’ha mandata a dire: <strong>“L’industria della difesa dell’Unione europea deve passare ad un modello da economia di guerra”</strong>, indicando la priorità immediata nel produrre rapidamente i milioni di proiettili di artiglieria che servono all’esercito ucraino. Manovre che preludono a nuovi scontri bellici anche a scadenza relativamente ravvicinata sono in atto nei Balcani, nell’Africa occidentale, intorno a Taiwan. Nessuno può sapere, neppure i capi delle grandi potenze, i tempi di precipitazione di questo processo globale. Ma la direzione di marcia è data. Il vecchio ordine mondiale a stelle e strisce, che Washington e Wall Street avrebbero preteso di rendere eterno, è finito. <strong>Il passaggio ad un nuovo ordine mondiale “multipolare” non sarà in alcun modo pacifico ed indolore</strong>. Chi lo va raccontando esprime <strong>una posizione opposta agli interessi del proletariato e delle masse oppresse</strong> di tutto il globo: un mondo “multipolare”, costituito strutturalmente da campi imperialisti in accesa e costante competizione tra loro, produrrà una tendenza alla guerra sempre più acuta, e un peggioramento globale delle condizioni di vita e di lavoro della classe lavoratrice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>6. <strong>La guerra in Ucraina è una guerra contro i proletari ucraini e i proletari russi</strong> spinti, <strong>obbligati</strong> <strong>a massacrarsi a vicenda per gli interessi dei propri sfruttatori</strong> e, nel caso degli ucraini, anche per gli interessi delle alleanze e istituzioni imperialiste &#8211; NATO, UE, FMI &#8211; a cui risponde il governo di Kiev. È, al tempo stesso, una guerra con pesanti ricadute anche sui lavoratori dei paesi che, per ora, non hanno proprie truppe massicciamente sul campo. Noi non siamo affatto indifferenti al desiderio di gran parte delle popolazioni del Donbass colpite dalla pulizia etnica di Kiev di unirsi alla Federazione Russa, né al rifiuto delle popolazioni di gran parte dell’Ucraina di accettare la subordinazione ad una Russia che non ha nulla a che fare con l’URSS, e con la storia di fratellanza dei popoli e delle nazionalità che vivevano entro quei confini. Ma in questa guerra le loro aspirazioni non hanno alcun ruolo, in quanto sono soggiogate da un lato al progetto del blocco di potere putiniano di ricostituire la “grande Russia millenaria” dei secoli passati, e dall’altro agli interessi di sfruttamento e di dominio del blocco USA-NATO-UE, che li stanno forzando a combattere e a morire per loro, e non certo per sé stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>7. Come già è avvenuto in passato, le guerre del capitale funzionano da<strong> inesorabile spartiacque tra l’opportunismo</strong> &#8211; che maschera più o meno bene lo sciovinismo e il nazionalismo – <strong>e la linea rivoluzionaria di classe, internazionalista.</strong>  L’acquisizione, a livello internazionale, di questa consapevolezza è necessaria affinché il proletariato possa tornare protagonista sulla scena della lotta di classe.<strong> La recente accensione di imponenti movimenti di scioperi e manifestazioni sindacali in Francia, Gran Bretagna e Grecia sono segnali di risveglio molto significativi, allo stato attuale decisamente insufficienti a fermare la marcia verso una nuova guerra mondiale, ma a cui guardare con ottimismo.</strong> Perché nella loro diversità e complessità sono il prodotto dell’insuperabile inconciliabilità tra gli interessi di profitto del capitale e il benessere del proletariato e delle classi non sfruttatrici, e dimostrano che anche in Europa esistono le premesse per una nuova avanzata del movimento operaio nel XXI secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>8. L’Italia, <strong>l’imperialismo italiano</strong>, ben rappresentato nelle sue varie articolazioni e frazioni dalle coesistenti declinazioni date da Mattarella e dalla Meloni, <strong>è parte integrante e attiva di questo processo di scontro inter-capitalistico mondiale.</strong> Nonostante le frizioni interne alla sua maggioranza, il governo delle destre sta contribuendo a portare avanti i piani bellicisti di Nato e UE con meno ipocrisia di Draghi&amp;Co., e a montare una campagna anti-russa e anti-cinese dai toni accesamente sciovinisti. La dinamica <strong>guerra-propaganda di guerra-economia di guerra </strong>- con il rilancio delle spese militari e dell’invio di armi all’Ucraina per tutto il 2023 &#8211; va sempre più di pari passo con l’intensificazione dell’attacco anti-proletario sul “fronte interno”. Lo vediamo nelle decisioni di politica economica, nell’illimitata aggressività dei padroni sui luoghi di lavoro e nel mercato del lavoro, nelle manovre propagandistiche in favore della piccola-borghesia, nei crimini di stato contro gli emigranti e gli immigrati, nell’intervento onnipresente delle forze di polizia ovunque ci siano veri conflitti sindacali e sociali, nelle sentenze “esemplari” contro militanti anarchici, nel seguito di affondi revisionistici sul piano storico, nell’oscena riproposizione di un’ideologia e di un modello di “famiglia tradizionale” radicalmente ostile alle donne. La “normalità” dello sfruttamento capitalistico, il tentativo di compattare attorno agli “interessi nazionali” il consenso più ampio possibile, sono come sempre facilmente trasponibili, in caso di escalation militare, in un livello di <strong>guerra interna</strong>, di <strong>costruzione del nemico interno</strong> atta a mantenere e rafforzare le politiche classiste nel contesto della guerra imperialista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cambiano gli esecutivi, cambia la composizione dei parlamenti, ma <strong>il nostro nemico è sempre qui, in “casa nostra”: è il capitalismo imperialista italiano</strong>, che in questo momento ha il volto del governo Meloni, l’apparato statale al servizio della classe borghese. In questo quadro l’Italia resta nel pugno di paesi che sfruttano e opprimono le classi lavoratrici del mondo intero, con la borghesia italiana che sgomita per ottenere migliori posizioni nella contesa inter-capitalistica facendo leva sulle alleanze imperialiste di cui fa parte. In particolare, il primo esecutivo del dopoguerra a guida esplicitamente post-missina ha già dismesso i toni &#8220;anti-establishment&#8221; e anti-UE con cui aveva abilmente capitalizzato il malcontento di strati sociali intermedi e di piccola borghesia in campagna elettorale, dimostrandosi immediatamente pronto ad operare al meglio per gli interessi della grande borghesia e dei mercati finanziari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;attacco frontale al reddito di cittadinanza e il netto rifiuto verso ogni ipotesi di introduzione di un salario minimo</strong> &#8211; rivendicati dalla premier persino sul palco del congresso CGIL &#8211; <strong>rappresentano misure in cui coesiste la capacità di rispondere su un piano propagandistico agli appetiti della piccola borghesia parassitaria e la funzionalità molto più concreta di perpetuare quella spirale verso il basso dei salari</strong> che da decenni contraddistingue il mercato del lavoro italiano. Il governo è pronto a difendere con decisione quella realtà fatta di frammentazione contrattuale, precarietà, veri e propri contratti-pirata, lavoro nero ed evasione fiscale e contributiva “sistemica” di cui hanno beneficiato tutti i livelli di impresa, e per primi i grandi monopoli. A questo si affianca il fitto ed inestricabile sottobosco di appalti e subappalti, utili come bacino di reclutamento di manodopera di &#8220;serie C&#8221;, con salari ampiamente al di sotto della soglia di sussistenza e, non a caso, composta in prevalenza da quegli immigrati a cui il governo ha dichiarato guerra senza quartiere, da un lato accrescendone le morti in mare, dall&#8217;altro rendendo quasi impossibile il riconoscimento del permesso di soggiorno e della cittadinanza a chi arriva in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo quadro si inseriscono le due principali riforme che il governo ha messo in agenda e verso cui già sta marciando a passi spediti: da un lato la riforma fiscale, tesa ad affermare la regressivitá delle imposte secondo il modello della flat-tax ,&#8221;più hai, meno paghi&#8221; e viceversa; dall&#8217;altro l&#8217;autonomia differenziata, già messa nero su bianco in questi giorni col DL Calderoli, la quale porterà al definitivo smantellamento del Sistema sanitario nazionale, condannando gran parte delle aree del Sud Italia a forme estreme di degrado sociale e al ricatto delle gabbie salariali. Dunque, questi primi sei mesi di governo Meloni – in modo simile a quanto abbiamo potuto osservare  con i governi di destra di Trump, Bolsonaro e Orban -<strong> </strong>dimostrano come<strong> la retorica &#8220;sovranista&#8221; sia nient&#8217;altro che una maschera dietro la quale il sostegno agli interessi padronali assume anche la forma del liberismo più sfrenato e selvaggio.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>9. Ad oltre un anno dall’invasione dell’Ucraina dobbiamo constatare che <strong>non esiste al momento, né in Italia né in Europa, un vero movimento di massa contro la guerra</strong>. Le iniziative pacifiste sono state in larga parte connotate da un orientamento pro-Ucraina, e quindi oggettivamente pro-Nato. Non hanno quasi mai preso in seria considerazione, e tanto meno denunciato, le manovre di lungo periodo del blocco USA-NATO-UE nei Balcani, nell’Europa dell’Est e, specificamente, in Ucraina, lo spostamento delle forze NATO di 1.000 km ad Est. Una pace che non sia infame come la guerra in corso, una pace giusta tra i popoli dell’Ucraina e della Russia, per quanto sia oggi lontana, potrà essere il frutto solo ed esclusivamente di una ritrovata fraternità di classe tra i proletari di Ucraina e di Russia, la fraternità che in passato c’è stata grazie alla rivoluzione di Ottobre e alla comune lotta al nazifascismo. Il passaggio obbligato in questa direzione non è certo la “vittoria dell’Ucraina”, cioè la vittoria della Nato, bensì <strong>la sconfitta di entrambi i fronti imperialisti a scontro</strong>. Il che significa, per quanti sono in Italia e nell’Unione Europea, <strong>lavorare senza tregua per la disfatta del “nostro” governo, dell’UE, della NATO</strong>. È questo il migliore contributo che possiamo dare ai lavoratori ucraini e russi perché si liberino quanto prima dall’incubo della prosecuzione della guerra per anni e anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>10. In assenza di un vero movimento di massa contro la guerra con connotati di classe sia in Italia che a livello internazionale, esercitano una certa influenza, tanto in Italia che a scala internazionale, le posizioni che individuano nella Russia e nella Cina presunte funzioni “anti-imperialiste”, o quelle addirittura disposte a fare integralmente proprio il piano propagandistico con cui vengono presentate da quegli stessi paesi – entrambi in una fase di sviluppo capitalistico maturo &#8211; le rispettive scelte di politica internazionale, ed in questo frangente anche le giustificazioni di parte russa sulla guerra. Nelle ultime settimane la proposta “di pace” presentata dal governo cinese ha sintetizzato in modo efficace la faccia con cui la Cina vuole presentarsi a livello mondiale, delineando come vantaggiosa “per tutti” la prospettiva di un passaggio dal mondo unipolare dominato da Stati Uniti e loro alleati, ad un mondo multipolare nel quale tutto ritornerebbe magicamente in equilibrio, con l’apertura di una lunga era di pace e co-prosperità generale. Chi sostiene intenzionalmente queste posizioni e la propaganda con cui le classi capitalistiche di Russia e Cina si armano per combattere lo scontro a tutto campo per la spartizione del mercato mondiale, svolge una <strong>funzione reazionaria</strong> di inganno delle masse, spingendole a parteggiare per un nuovo ordine mondiale non dissimile nella sua sostanza da quello precedente, in quanto <strong>sempre e comunque capitalistico</strong>, fondato cioè sulla divisione in classi esistente oggi in tutto il mondo (Russia e Cina perfettamente incluse) e sullo sfruttamento e l’oppressione degli operai, dei salariati, dei contadini poveri, dei semi-proletari, da parte dei capitalisti proprietari, in forma individuale, collettiva o statale, dei mezzi e delle condizioni della produzione e della riproduzione sociale. <strong>Combattere politicamente la propaganda che favorisce l’illusione di un mondo multipolare pacifico (e favorevole ai lavoratori) è compito immediato delle forze rivoluzionarie e internazionaliste</strong>. Sottolineiamo ancora una volta che i proletari, gli sfruttati, i popoli, non hanno alcun interesse a schierarsi con uno o l’altro tra gli imperialisti, con una o un’altra alleanza che serve gli interessi dei capitalisti. In entrambi i casi, non si tratta di aspetti secondari rispetto a quanto si è finora mosso nel variegato mondo pacifista, ma di aspetti centrali nel processo di costruzione di un movimento che lotti realmente contro la guerra imperialista, poiché sono in grado di determinare l’efficacia o l’inconcludenza del movimento stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per quel che ci riguarda</strong>, attraverso un periodo di approfondito confronto, le nostre organizzazioni sono arrivate a promuovere insieme il convegno di Roma del 16 ottobre nel quale abbiamo chiarito e denunciato la natura imperialista della guerra in Ucraina, ed espresso la necessità di costruire un’opposizione di massa, di classe, internazionalista alla guerra &#8211; per una battaglia strategica totalmente slegata da ogni interesse che i diversi pezzi di borghesia nazionale e internazionale hanno dentro l&#8217;attuale quadro globale. Il cammino che abbiamo compiuto dal convegno del 16 ottobre alla manifestazione del 3 dicembre a Roma, nella quale abbiamo marciato insieme in uno spezzone di classe unitario al fianco dei lavoratori del SI Cobas nel corteo del sindacalismo di base e conflittuale, e poi alle giornate del 24-25 febbraio, ha rafforzato la necessità di un lavoro comune contro la guerra, contro il governo Meloni, contro la NATO e l’UE. <strong>La constatazione che</strong>, nonostante un anno di incessante bombardamento bellicista, <strong>permane a livello di massa un sentimento contrario alla guerra, ha rafforzato in noi la determinazione a portare tra i lavoratori, i disoccupati, gli studenti, il punto di vista di classe sulla guerra in Ucraina</strong>, sulla tendenza ad una nuova guerra mondiale, sulla crisi del sistema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È venuto il momento di rilanciare con forza l’iniziativa contro la guerra in Ucraina e la tendenza ad un nuovo massacro mondiale, facendo l’impossibile per uscire dal ghetto in cui vogliono rinchiuderci. Non c’è nulla di più attuale e necessario dell’internazionalismo del “<strong>proletari di tutti i paesi unitevi</strong>” contro un sistema sociale capitalistico che non ha più nulla da dare di “progressivo” alla specie umana, e si caratterizza per una crescente distruttività. Siamo coscienti che l’affermazione di questa prospettiva classista, rivoluzionaria, internazionalista potrà avvenire solo attraverso una serie di prove molto ardue: siamo decisi ad affrontarle. I recenti fatti di Francia, Gran Bretagna, Grecia – solo per restare agli ultimi mesi e alla sola Europa &#8211; mostrano che sotto una superficie sociale in apparenza immobile si sono accumulate immense sostanze infiammabili per l’interminabile serie di sacrifici materiali, insicurezze, sofferenze interiori che le classi proprietarie impongono da decenni alle lavoratrici e ai lavoratori, con un carico da novanta in più per le nuove generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo maggio sarà un importante banco di prova dell’accumulazione di forze lungo questa traiettoria. Ma guardiamo oltre. Perciò abbiamo deciso di convocare l&#8217;11 giugno a Milano<strong> un’assemblea nazionale</strong> per chiamare a raccolta tutti gli organismi sociali, politici, sindacali, nonché i singoli e le singole militanti disposti a battersi insieme a noi <strong>per rilanciare l’iniziativa di classe, internazionalista contro la guerra imperialista</strong>, e farla vivere consapevolmente nel contesto delle mobilitazioni dei prossimi mesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>20 aprile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fronte comunista</p>
<p>Fronte della gioventù comunista</p>
<p>Laboratorio politico Iskra</p>
<p>Tendenza internazionalista rivoluzionaria</p>
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		<title>RISOLUZIONE DEL COMITATO CENTRALE DEL FGC SUI RECENTI SVILUPPI INTERNAZIONALI E IN ITALIA</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 13:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. La continuazione del conflitto in Ucraina conferma il rischio sempre più acuto di un’escalation di guerra generalizzata</strong>. Tutti i governi coinvolti in primo piano nella guerra adottano una retorica bellicista sempre più accesa, resa evidente agli occhi di tutto il mondo dal comizio di guerra di Joe Biden a Varsavia e dal comizio di Vladimir Putin allo stadio Luzhniki di Mosca, nell’anniversario dell’invasione dell’Ucraina. Resta più che mai concreta la possibilità di un allargamento del conflitto al di fuori dei confini dell’Ucraina, come dimostrano le tensioni in Moldavia e Transnistria. In questo contesto, in tutti i paesi i governi programmano incrementi delle spese militari e avviano vere e proprie corse agli armamenti. Queste tendenze generalizzate e lo scontro diretto dei principali poli imperialisti pongono il conflitto in Ucraina su una scala ben diversa dai conflitti regionali: in Ucraina si combatte una guerra imperialista che ha come obiettivo la ridefinizione degli equilibri interni alla piramide imperialista mondiale in cui uno dei terreni di contesa tra i due blocchi imperialisti in conflitto è rappresentato dai paesi un tempo facenti parte dell’URSS. A tal proposito non sono casuali le proteste europeiste sviluppatesi in Georgia, che rappresenta il principale canale per il trasporto verso l’Europa delle estrazioni in Asia. Prosegue la politica degli USA e dei paesi membri di NATO e UE di sostegno all’Ucraina attraverso l’invio di armi e la politica delle sanzioni, mentre Thierry Breton, membro della Commissione Europea, ha dichiarato che l’Europa deve muoversi verso una “economia di guerra”. A un anno dall’inizio della guerra imperialista in Ucraina, entrambi i campi (la Russia capitalista e l’Ucraina con alle spalle l’alleanza euro atlantica USA-UE-NATO) proclamano ipocritamente di volere la pace, ponendo come prerequisito per l’apertura delle trattative di pace condizioni che coinciderebbero, di fatto, con la sconfitta del campo avversario. Il sostegno economico cinese e la non applicazione delle sanzioni da parte di molti paesi al di fuori di NATO e UE ha permesso alla Russia di sopportare la cessazione delle esportazioni, specialmente di gas, verso l’Europa. In paesi come Italia e Germania, il forte intervento statale a sostegno delle imprese nazionali ha garantito il compattamento della borghesia, nonostante le contraddizioni esistenti, dovute ai legami economici e commerciali con la Russia, danneggiati dalle sanzioni. In Germania, il governo tedesco ha investito circa 200 miliardi di euro per mantenere invariati i costi dell’energia, sopperendo all’aumento dei prezzi con il ricorso al patrimonio pubblico. In Italia, già negli ultimi mesi del governo Draghi sono stati stanziati 66 miliardi e previsti ulteriori sgravi fiscali per le imprese ad alto consumo energetico. Queste politiche sono state mantenute dal governo Meloni, coerentemente con il suo forte orientamento atlantista. In questo contesto, il tentativo della Cina di diventare il principale mediatore diplomatico nel conflitto ucraino e accrescere così il proprio prestigio internazionale, così come la centralità della diplomazia cinese nel processo di ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra Iran e Arabia Saudita, confermano le valutazioni contenute nelle tesi del III Congresso Nazionale del FGC, in cui abbiamo identificato la Cina come primo competitor diretto degli Stati Uniti, e la competizione tra USA e Cina per la supremazia nel sistema capitalistico mondiale come principale linea di faglia nello scontro al vertice della piramide imperialista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2. La guerra e le politiche dei centri imperialisti producono nuove ondate migratorie, profughi e rifugiati. </strong>Solo dall’Ucraina, sono 4 milioni i profughi registrati che hanno ottenuto protezione nei paesi UE.  La strage di Cutro, in cui sono morte nel Mediterraneo 91 persone provenienti da diversi paesi &#8211; in gran parte dall’Afghanistan – ha dimostrato nuovamente la disumanità delle politiche migratorie dell’Unione Europea e del governo italiano, che continua in un rimpallo di responsabilità utile a occultare l’evidenza che il salvataggio delle vite non è mai la priorità della gestione dei fenomeni migratori. Il governo di Giorgia Meloni ha cercato di deresponsabilizzarsi utilizzando gli slogan dell’“impedire le partenze” e della “guerra agli scafisti” lavandosi le mani delle proprie responsabilità nei ritardi dei soccorsi in mare; il tutto mentre i suoi esponenti politici e mediatici continuano a ricorrere a una vergognosa operazione di propaganda sulla pelle di centinaia di uomini, donne e bambini annegati, volta alla criminalizzazione con argomenti moralistici e inconsistenti di chi emigra dal proprio paese. Dinanzi a un rafforzarsi di questa retorica, con un governo nazionalista alla guida dell’Italia, riteniamo di dover riaffermare con forza la posizione di netto rifiuto della distinzione – tutta ideologica – tra i profughi e i c.d. “migranti economici”. Questa distinzione arbitraria è una costruzione ideologica che occulta la realtà per cui sono le stesse politiche dei centri imperialisti – dalle politiche di saccheggio operate dai grandi monopoli alla guerra imperialista, che è sempre la “continuazione della politica con altri mezzi” – a costringere a fuggire dal proprio paese e cercare una vita migliore altrove, sia nel caso in cui fuggano dalla guerra e dalla devastazione, sia quando fuggono dalla povertà e dalla miserie generate da quelle politiche e dalla natura predatoria del capitalismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3. Un’ondata di scioperi e lotte operaie sta attraversando importanti paesi europei.</strong> In Regno Unito, gli scioperi per l’adeguamento dei salari al costo della vita dopo i lockdown e le politiche di <em>austerity </em>hanno già segnato il record affermandosi come la più grande mobilitazione nel paese dal 2011. In Francia, milioni di proletari scioperano e si mobilitano contro il governo Macron e la riforma che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile a 64 anni. In Turchia le proteste sviluppatesi al seguito del tragico terremoto di febbraio al confine con la Siria hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di proletari che hanno posto sotto accusa il governo nazionalista di Erdogan per la gestione dei soccorsi, per buona parte sopperiti da una rete di solidarietà che ha visto il Partito Comunista di Turchia giocare un ruolo di primo piano. In Grecia, il disastro ferroviario del 1 marzo ha avuto come risposta una grande mobilitazione operaia e popolare, con oltre una settimana di sciopero continuativo nel settore di trasporti e un’enorme mobilitazione nella giornata dell’8 marzo per lo sciopero generale promosso dal PAME, che denuncia le responsabilità delle politiche di privatizzazione dei governi di Nuova Democrazia, Pasok e Syriza. In merito a questi sviluppi, restano valide le valutazioni contenute nelle tesi politiche del III Congresso Nazionale del FGC, a riguardo delle esplosioni di nuovi focolai di lotta di classe in tutto il mondo: “<em>La portata di questi avvenimenti non deve essere sottovalutata dai comunisti. Nella loro diversità e complessità, sono in ultima analisi il prodotto dell’inconciliabilità degli interessi di profitto del capitale con il benessere dei popoli e delle classi oppresse e dimostrano l’esistenza di uno spazio per una nuova avanzata del movimento operaio nel XXI secolo.</em>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GLI SVILUPPI POLITICI IN ITALIA</strong></p>
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<p><strong>4. Le elezioni amministrative del 12-13 febbraio in Lazio e Lombardia e del 2 e del 3 aprile in Friuli-Venezia Giulia confermano il rafforzamento dei partiti di governo, ma anche l’enorme crescita dell’astensione elettorale da parte dei settori proletari e popolari.</strong> Il crollo dell’affluenza, che, nel caso di Lombardia e Lazio, dal 70% delle regionali 2018 si assesta ora al 40%, testimonia il sentimento diffuso di scollamento, rassegnazione e disillusione da parte di ampi settori della popolazione. Tutti i sondaggi che tengono in considerazione l’estrazione sociale degli elettori evidenziano lo stesso dato: l’astensione è un fenomeno che interessa innanzitutto i settori proletari. Di pari passo con questo fenomeno, il peso elettorale della piccola borghesia cresce proporzionalmente all’astensionismo della classe lavoratrice. L’importanza assunta dalle rivendicazioni dei settori piccolo-borghesi, che riescono a imporre la propria agenda nel dibattito pubblico mentre i lavoratori ne vengono completamente tagliati fuori, va letta anche alla luce di questo dato. Diversamente da quanto avveniva decenni fa, quando la borghesia era costretta a contrapporre ai partiti classisti di massa i <em>suoi</em> partiti di massa funzionali a costruire il consenso tra i settori popolari e proletari (si pensi alla tradizione dei partiti “popolari” o alla stessa Democrazia Cristiana), oggi le proposte e le promesse elettorali dei partiti borghesi si rivolgono in misura predominante alle frange piccolo borghesi, proprio<em> </em>perché queste <em>vanno a votare</em> <em>votano di più.</em></p>
<p>Oltre al fenomeno dell’astensione, almeno altri due dati meritano di essere registrati in un bilancio di queste elezioni.</p>
<p>Il primo è il significato politico della vittoria e rielezione di Attilio Fontana in Lombardia, alla guida della coalizione di centro-destra.  A tre anni dall’esplosione dell’emergenza pandemica in Lombardia e dai morti di Bergamo, tutto sembra essere già stato rimosso dalla memoria collettiva, e le elezioni consegnano la vittoria a chi ha guidato la giunta regionale che porta la responsabilità politica di migliaia di morti, che sarebbero stati evitabili con una gestione diversa dell’emergenza che non desse priorità – come è stato fatto in quei giorni – alla volontà di Confindustria di ritardare le chiusure. Si tratta di un segnale dal considerevole significato, che testimonia per l’ennesima volta che nella società odierna, la “memoria” politica viene totalmente rimossa e si liquefa in un eterno presente, fatto di comunicazione e di rincorsa all’ultimo <em>tweet</em>. Questo dimostra la torsione reazionaria e lo stato putrescente della società capitalistica contemporanea, in cui il tentativo ideologico di presentare la democrazia borghese come la migliore forma possibile di governo stride dinanzi all’evidenza dello svuotamento di significato della partecipazione politica attraverso i suoi stessi istituti, come il voto.</p>
<p>Il secondo dato (per noi) significativo è lo stato di assoluta irrilevanza delle formazioni a sinistra del PD, senza reali differenze qualitative percepibili tra le diverse opzioni in campo. Se il tentativo di riaggregazione delle forze che fanno riferimento al Partito della Sinistra Europea nella coalizione “Unione Popolare” si dimostra poco trainante, ancor più emblematico è in questo senso il risultato del Lazio, in cui i 15,3mila voti di UP (0,88%) vengono superati dai 16,9mila voti del PCI di Mauro Alboresi (0,98%). Una formazione – UP – con addentellati nei sindacati di base, sostenuta da esponenti del mondo accademico e culturale e con endorsement internazionali, prende meno voti di una falce e martello presentata senza alcuna progettualità politica reale al di fuori della mera auto-rappresentazione. È la dimostrazione che <em>siamo a zero</em>, tutti. Che la sinistra “di classe”, nella sua accezione più larga e generale, non va oltre un voto di nicchia e di opinione, identitario, residuale. Se una lezione bisogna trarne, è che non si può più pensare di raschiare il fondo del barile di un patrimonio ormai esaurito, e che la soluzione alla “questione comunista” va oggi ricercata necessariamente <em>al di fuori</em> delle scadenze elettorali e non sollevata sistematicamente e in modo strumentale unicamente in vista di queste scadenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>5. Il governo Meloni si conferma garante degli interessi dei monopoli capitalistici dinanzi alla crisi economica e sociale, delle istanze della piccola borghesia impoverita dalla crisi e dei piani imperialisti della NATO e dell’Unione Europea.</strong> Le principali scelte economiche del governo di destra guidato da Giorgia Meloni continuano nel solco delle politiche antipopolari di gestione della crisi portate avanti dal precedente governo di “unità nazionale” guidato da Mario Draghi. L’espressa volontà da parte di Giorgia Meloni di essere pronta a “scelte impopolari” pur di approvare l’agenda di Confindustria trova conferma nelle misure smantellamento del Reddito di Cittadinanza, nella promozione di una legge di bilancio lacrime e sangue per i lavoratori e nella modifica del “Decreto Dignità” con l’ulteriore liberalizzazione dei contratti a termine, rimuovendo ogni pur debole ostacolo e vincolo alle aziende per continuare a prorogare contratti a tempo determinato oltre i 12 mesi. L’approvazione per decreto di uno scudo penale per i reati fiscali, oltre a rappresentare un vero e proprio insulto a tutti i lavoratori dipendenti dalle cui tasche proviene oltre il 70% dell’intero gettito fiscale, rappresenta un ennesimo regalo nei confronti delle imprese morose e degli imprenditori che sull’evasione fiscale basano una buona parte dei propri profitti. Il rinnovato impegno da parte del governo Meloni, che ha visto il voto favorevole anche del Partito Democratico a guida Schlein, a fianco del governo ucraino e di piani imperialisti della NATO e dell’UE con l’invio di nuove armi e finanziamenti a Kiev conferma l’assoluta fedeltà euroatlantica da parte dell’attuale esecutivo che si dice pronto ad aumentare ulteriormente i miliardi destinati alle spese militari. Il fatto che sulla gestione dei fondi del PNRR, e quindi sulla spartizione di miliardi di euro alle imprese e a settori economici strategici, si sia riaccesa un’aspra discussione politica tra governo e opposizione, la stessa che due anni fa aveva portato alla caduta del governo Conte II e all’insediamento di Mario Draghi quale mediatore tra le diverse “fazioni” della borghesia nazionale, conferma la volontà da parte di ogni formazione politica di centro destra e centro sinistra di accreditarsi agli occhi della borghesia italiana quale migliore garante per i loro interessi, rivendicando la propria “ricetta” di gestione del PNRR come più efficace ai fini della tutela degli interessi dei padroni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>6. Sulle aggressioni squadriste a Firenze e le mobilitazioni antifasciste.</strong> Le aggressioni squadriste messe in atto al Liceo Michelangelo di Firenze da un’organizzazione neofascista vicina ai partiti di governo ricorda la dinamica ben nota ai meno giovani di noi, che aveva caratterizzato la quotidianità degli anni dei governi Berlusconi. <em>Le organizzazioni neofasciste attaccano militanti politici ed esponenti del movimento studentesco</em> e beneficiano della complicità e della copertura da parte dei media, del centro-destra istituzionale e delle stesse istituzioni. I giornali hanno mistificato i fatti di Firenze raccontandoli come una “rissa”, in linea con le dichiarazioni imbarazzate degli esponenti del governo Meloni. La prima dichiarazione del Ministro dell’Istruzione nel merito della vicenda è stata, qualche giorno dopo, la critica pubblica a una preside che, all’indomani dell’aggressione, ha diffuso una circolare agli studenti contro “il totalitarismo e la violenza”, accusandola di fare propaganda politica. La risposta militante e combattiva del movimento studentesco a Firenze è un segnale importante, che conferma la giustezza dell’indicazione contenuta nella <em>Risoluzione del Comitato Centrale del FGC “Il governo Meloni e il ruolo dei comunisti in questa fase”,</em> a margine della riflessione critica sull’idea di poter costruire l’opposizione al governo Meloni sul tema dell’antifascismo: “[…] <em>Questo ragionamento non significa in alcun modo dare una valutazione negativa dell’avversione verso il governo che si sviluppa a partire da uno spontaneo sentimento antifascista, che ha un valore particolare in un contesto in cui non si può più considerare maggioritaria la pregiudiziale antifascista. I comunisti devono sicuramente essere in grado di parlare a coloro che potrebbero scendere sul terreno della lotta a partire da questo sentimento, ma non possono fare l’errore di trasformarlo in una strategia che non sarebbe altro che codista, quanto piuttosto hanno il dovere di costruire coscienza di classe su questa base spontanea</em>”. Allo stesso modo, il tentativo del PD e del M5S di utilizzare strumentalmente per propri calcoli politici il tema dell’antifascismo e l’ondata di indignazione sviluppatasi in seguito all’aggressione squadrista di Firenze si è concretizzata nella piazza convocata dalla CGIL, con la partecipazione di tutto il centrosinistra, sabato 4 marzo a Firenze, dimostrando che il generico richiamo all’antifascismo apre la porta proprio agli sforzi di queste forze di riassorbire ogni protesta spontanea nella logica dell’opposizione parlamentare del centro-sinistra. La stessa CGIL che poche settimane dopo ha poi ospitato Giorgia Meloni in occasione del proprio congresso nazionale il 17/03 dimostrando il simultaneo tentativo di accreditarsi nei confronti del governo quale interlocutore responsabile. A questi tentativi noi comunisti dobbiamo rispondere innanzitutto <em>politicamente</em>, con uno sforzo costante per <em>elevare </em>lo stato di coscienza all’interno di una lotta spontanea e nei settori giovanili più attivi. Va rigettata invece la logica opposta, che è quella di chi spera di costruire maggiori consensi abbassando sempre più l’asticella della consapevolezza politica, gridando al fascismo in ogni occasione per ragioni di pure opportunità, senza accorgersi che così facendo si abbandona il terreno e si lascia campo libero al centro-sinistra e ai loro tentativi di presentarsi come unico e principale riferimento politico delle proteste contro il governo Meloni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>7. L’elezione di Elly Schlein alla segreteria del PD rimette in moto quel processo di riarticolazione del centro-sinistra, e più in generale dell’area che si identifica genericamente come “progressista”</strong>, che veniva annunciata già negli anni della segreteria di Zingaretti. “Bisogna cambiare tutto affinché nulla cambi” è la cifra di questa operazione: ripulire l’immagine del Partito Democratico e del centro sinistra costruendo un consenso attorno a un “nuovo” immaginario progressista, affinché il PD possa continuare a proporsi come uno dei principali partiti di potere, garante della “buona amministrazione” del capitalismo italiano e della fedeltà euro-atlantica, ed esecutore delle politiche richieste dai padroni e da Confindustria. Si tratta di un processo che negli ultimi decenni, caratterizzati dalla crisi capitalistica che si riflette anche in crisi di consenso dei sistemi politici borghesi, è stato comune a molti paesi tanto a destra quanto a “sinistra”. La ricostruzione dell’identità politica di un partito già esistente svolge in modo diverso la stessa funzione della nascita di nuovi partiti. Se in decine di paesi le formazioni di destra si sono reinventate per imitazione della “alt-right” statunitense, costruendo quel campo politico che si potrebbe semplicisticamente associare a figure politiche come Donald Trump, Jair Bolsonaro, Marine Le Pen o Viktor Orban, a sinistra un processo simile e speculare avviene sulla scia della tradizione “<em>liberal</em>” e della più recente cultura “<em>woke”,</em> anche queste di matrice statunitense. Se il PD del 2008 fondava la sua identità sulla convergenza dei Democratici di Sinistra con i settori del mondo cattolico, scegliendo significativamente un nome che ricalcava quello dei <em>Dem </em>nordamericani, oggi la “proposta Schlein” oggi è rifondare l’immaginario di questo partito ancorandolo alle tendenze più recenti del progressismo che attinge il suo immaginario dalle <em>identity politics</em>, dai nuovi movimenti femministi e “transfemministi”, dal movimento del <em>Pride</em>, dall’attivismo ecologista, dalle istanze anti-razziste del <em>Black Lives Matter. </em>È giusto descrivere questo processo sulla base del suo immaginario di riferimento perché è questo il vero fulcro dell’operazione Schlein, molto più della “agenda” politica e delle proposte contenute nei programmi. Se nella società capitalistica odierna i corpi intermedi vengono polverizzati in favore di una politica di puro consenso e pura opinione, infatti, è proprio <em>l’immaginario politico collettivo</em> che sostituisce e rimpiazza, per quanto possibile, la partecipazione politica organizzata e cosciente che era stata propria dei partiti di massa nel secolo scorso. L’incarnazione della Schlein di tale visione è premiata soprattutto dai non iscritti al PD, proprio tra questi infatti ha riscosso i voti necessari successo nelle primarie. La “radicalità” che tanti percepiscono nell’operazione Schlein è solo apparente, costruita attorno a simbolismo e nuovi richiami valoriali a fronte di una sostanziale continuità con ciò che il PD ha rappresentato strutturalmente nella società italiana. Visto da fuori, il “nuovo” sistema partitico italiano che vorrebbe contrapposte, giocando ora ad armi pari in fatto di <em>enpowerment</em>, Elly Schlein e Giorgia Meloni – a patto che l’operazione Schlein duri nel tempo &#8211; ricorda davvero i processi simili avvenuti in altri paesi europei. Si pensi alla Spagna, dove a destra si afferma Vox a sinistra Podemos (che oggi governa col PSOE); alla Francia dove all’avanzata di Marine Le Pen a scapito dei repubblicani ha fatto specchio la perdita di consensi del partito socialista in favore di Jean-Luc Melenchon; alla Grecia dove Syriza ha rimpiazzato in tutto e per tutto la funzione social-democratica del Pasok, governando con il partito nazionalista-conservatore Anel. Dal punto di vista dell’apparato del PD si tratta di una scommessa non pienamente condivisa, tanto che il voto degli iscritti avrebbe in realtà premiato Bonaccini. Non c’è quindi da stupirsi che si levino voci di opposizione con l’argomento secondo cui il presunto “radicalismo” della Schlein, che pure è più adatto a intercettare frange di elettorato giovanile, come in parte dimostrato dal voto dei non iscritti, sarebbe però “perdente” e incapace di costruire vero consenso maggioritario. La convivenza con il M5S, che oggi cerca di reinventarsi sulla base di proposte di stampo più marcatamente social-democratico e lavorista, e con i liberali “puri” (Calenda, +Europa…) che erodono “da destra” il bacino elettorale del PD, rappresentano in quest’ottica ulteriori ostacoli alla linea Schlein. Dal nostro punto di vista di comunisti, la presenza di un “nuovo” PD che cercherà di presentarsi alle nuove generazioni come un qualcosa di più radicale e attrattivo, come un punto di riferimento per i giovani attivi nelle manifestazioni studentesche ed ecologiste, rappresenta una “novità” solo per quanto riguarda gli aspetti formali. Nella sostanza, però, il lavoro che abbiamo davanti sarà molto “tradizionale”, rispetto a quello che è stato il compito storico dei comunisti di denuncia agli occhi del proletariato della natura della socialdemocrazia, e del contendere a queste forze il consenso politico e l’egemonia nelle lotte sociali e politiche. Il PD e il centro-sinistra svilupperanno sistematicamente il tentativo di intercettare le mobilitazioni di opposizione al governo, cercando di ri-accreditarsi anche tra gli strati popolari, proprio a partire dalla costruzione di un differente immaginario e dall’affermazione di una fittizia rottura con il precedente corso politico che ha caratterizzato le ultime stagioni di governo. Dovrà essere nostro dovere rispondere facendo luce sulle responsabilità passate e attuali del Partito Democratico, esplicitando come e perché il centro-sinistra non possa in alcun modo rappresentare una soluzione alle contraddizioni generate dal sistema capitalistico, il cui prezzo viene pagato quotidianamente da milioni di giovani degli strati popolari.</p>
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<p><strong>IL MOVIMENTO DI CLASSE IN ITALIA E LA COSTRUZIONE DELL’OPPOSIZIONE AL GOVERNO E ALLA GUERRA</strong></p>
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<p><strong>8.</strong> <strong>A un anno dall’escalation del 24 febbraio 2022, pesa ancora l’assenza di un vero movimento popolare e di massa contro la guerra, i piani imperialisti della NATO e dell’UE e il governo Meloni</strong>. Nel dibattito pubblico e nel dibattito in seno alle stesse organizzazioni politiche la questione della guerra, pur onnipresente e discussa, appare ampiamente sottovalutata, se misurata alla necessità di comprendere il carattere epocale degli sviluppi dell’ultimo anno e i pericoli che portano con sé.</p>
<p>Nell’occasione dell’anniversario della guerra in Ucraina la condotta del vertice della CGIL, che ha deciso di non organizzare una manifestazione nazionale contro la guerra pur avendola preannunciata poche settimane prima, ha contribuito alla frammentazione delle manifestazioni organizzate da settori del movimento operaio e sindacale nella giornata del 25 febbraio. La scelta di non dedicare la centralità della propria capacità di mobilitazione al tema della guerra preferendo il richiamo a un generico sentimento antifascista, come confermato dalla manifestazione di Firenze del 4 marzo, dimostra la volontà da parte della dirigenza della CGIL di non sollevare eventuali contraddizioni interne al centro sinistra a guida PD, la cui posizione in merito alla guerra in Ucraina è identica a quella del governo di destra.</p>
<p>La manifestazione nazionale lanciata dal Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali nella città di Genova, a cui il FGC ha partecipato convintamente, ha visto la convergenza nazionale di organizzazioni politiche, sindacali e ha registrato la partecipazione di alcune migliaia di persone. A nostro avviso, sia pur proporzionata al contesto generale e ai rapporti di forza, conferma le potenzialità della classe operaia nell’essere perno e avanguardia della lotta antimperialista. Riteniamo invece errata e fuorviante l’idea che la data di Genova abbia segnato la “nascita di un nuovo movimento nazionale contro la guerra”. Questa affermazione è stata avanzata da alcuni gruppi politici che lavorano dichiaratamente per promuovere nel movimento operaio posizioni favorevoli o accondiscendenti con l’intervento militare russo in Ucraina, con gli slogan del “mondo multipolare” e della “democratizzazione delle relazioni internazionali”, perno della politica estera dei governi di Russia e Cina. Giudichiamo queste posizioni contrarie alla concezione leninista dell’imperialismo e, soprattutto, fuorvianti e pericolose per la classe operaia di tutta Italia ed Europa.</p>
<p>Al contempo, le manifestazioni promosse dal Si Cobas nelle città di Roma, Milano, Bologna e Venezia hanno registrato una partecipazione militante apprezzabile, senza però intercettare una partecipazione spontanea e di massa significativa. La volontà di costruire un movimento di massa di opposizione alla guerra, che abbia il proprio baricentro nella classe lavoratrice, non può accontentarsi di semplici manifestazioni di testimonianza che vedono la partecipazione di qualche centinaio di iscritti, ma deve marciare parallelamente alla volontà di costruire la più ampia unità possibile delle forze di classe sulla base di parole d’ordine condivise contro la guerra, il governo Meloni e il carovita e che possano trovare la loro concretizzazione in manifestazioni comuni.</p>
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<p><strong>9. Riteniamo che la preparazione politica e organizzativa del 25 febbraio abbia segnato un passo indietro rispetto a quella della manifestazione nazionale dello scorso 3 dicembre 2022.</strong> Quella piazza, sia pur nella contrapposizione tra diverse opzioni politiche e sindacali, aveva costruito un contesto in cui queste forze potevano confrontarsi, in una di mobilitazione nata dalla convergenza su una giornata di sciopero e che manteneva uniti i settori più coscienti della classe operaia, pur appartenenti a sigle sindacali differenti. Dinanzi alla frammentazione delle scorse settimane, il principio dell’unità nella lotta sul piano delle mobilitazioni di classe merita di essere riaffermato con forza. A un contesto in cui le divisioni politiche esistenti – e non cancellabili – pregiudicano l’unità del movimento operaio e sindacale imponendo la frammentazione, preferiamo la prospettiva delle mobilitazioni operaie, di classe, popolari il più unitarie possibile. È infatti solo su questo terreno che la dialettica tra le posizioni contrapposte può svilupparsi positivamente, spingendo le contraddizioni politiche a risolversi dinanzi a un movimento reale, e non alienandosi da questo. <em>Marciare divisi ma colpire uniti, e chi avrà più filo tesserà.</em></p>
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<p><strong>10. Dopo le grandi mobilitazioni dell’inverno 2022, il movimento studentesco sta attraversando una fase di riflusso.</strong> Le mobilitazioni contro il governo e l’alternanza scuola-lavoro seguite alla morte di Giuliano De Seta nello scorso autunno non hanno avuto una entità paragonabile a quelle dei primi mesi dell’anno. Similmente, le manifestazioni del 24 febbraio, promosse dal FGC assieme ai settori studenteschi più militanti con lo slogan “<em>soldi all’istruzione, non alla guerra</em>”, sono ben lontane da ciò che la fase attuale richiederebbe. Nell’autocritica costruttiva sulle nostre insufficienze rispetto ai compiti che il FGC si assume e agli sforzi per rilanciare l’agitazione nelle scuole e nelle università, dobbiamo però avere coscienza che non tutto dipende dal fattore del nostro intervento soggettivo e dallo sforzo volontaristico, in presenza di condizioni largamente sfavorevoli come quelle attuali. Da anni il movimento studentesco in Italia rappresenta una delle punte più avanzate e combattive della lotta di massa. In più di un’occasione, la prima mobilitazione nazionale contro un nuovo governo è stata quella degli studenti. Non è un caso quindi il crescente numero di intimidazioni ed episodi repressivi operati da presidi e polizia all’interno delle scuole. Tuttavia, restano altrettanto valide le valutazioni, ribadite anche nelle tesi politiche del nostro III Congresso, per cui le sorti e il carattere del movimento studentesco non sono determinabili per solo sforzo di volontà in assenza di un fronte più ampio di lotta di classe che sia imperniato, come elemento principale e insostituibile, attorno alla presenza di un forte movimento operaio. In questo contesto, ribadendo l’impegno della gioventù comunista nell’attività di propaganda e agitazione tra gli studenti, è opportuno riaffermare la centralità dell’iniziativa politica nella fase attuale. Fatti politici nati da contesti locali come quello della Sapienza o la vicenda di Firenze confermano l’importanza della presenza militante nei contesti sociali, della capacità di intercettare una protesta spontanea nel momento in cui sta per esplodere, e più in generale dell’iniziativa della gioventù comunista che può fare da innesco su una polveriera su cui altrimenti altre forze getteranno acqua. Osserviamo, poi, come la scelta di collettivi e strutture studentesche, anche legate al centrosinistra, di investire ogni sforzo sulle date del FFF e dell’8 marzo abbia fatto emergere anche in quelle occasioni con un calo della partecipazione rispetto agli scorsi anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>11. </strong>Infine, <strong>riaffermiamo interamente l’indicazione della precedente riunione del Comitato Centrale del 4 dicembre 2022</strong>, trasposta nella <em>Risoluzione del CC del FGC sul governo Meloni e i compiti dei comunisti</em>, in merito alla <strong>necessità di</strong> <strong>intensificare i nostri sforzi e il contributo del FGC al processo di ricostruzione comunista in Italia: </strong>«[…] Contribuire alla costruzione in Italia del partito comunista, al processo di condensazione e raggruppamento dei comunisti e delle avanguardie di classe in partito, è uno degli obiettivi fondanti del FGC, ma anche una necessità storica sempre più impellente, che ci viene continuamente sollecitata dalle condizioni oggettive e dalla fase storica e politica che stiamo vivendo. Ogni giorno che tardiamo su questo processo, consegniamo al nemico di classe almeno una parte dei nostri sforzi quotidiani nel lavoro di massa. Siamo ben coscienti che un partito non nasce per auto-proclamazione e che non è sufficiente la semplice ricomposizione senza chiarezza politica. Pensiamo però che sia necessario porre, in forma sempre più pubblica e aperta, il dibattito franco sulla ricostruzione comunista, visto che è sul piano della chiarificazione politica delle posizioni rivoluzionarie che avanza concretamente la costruzione del partito. […] Come seppe fare 10 anni fa il FGC al momento della sua fondazione, è necessario rompere gli indugi, lavorare attivamente al processo di raggruppamento rivoluzionario dei comunisti in Italia. È un processo, che nelle condizioni attuali non può ammettere l’illusione che possa esistere un unico momento risolutivo. È possibile, però, avanzare concretamente, mossi dalla convinzione e dalla consapevolezza che l’orizzonte ultimo della lotta di classe non può esaurirsi nei margini del capitalismo, nell’accettazione dello sfruttamento, della barbarie, della guerra imperialista. La lotta della nostra epoca è la lotta per il socialismo. Senza il partito non solo questa, ma ogni altra lotta è perduta.»</p>
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		<title>Il FGC NON ADERISCE ALL’APPELLO «NOUS SOMMES UNIS»</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2015 17:25:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il FGC non aderisce all&#8217;appello “nous sommes unis” promosso dalle organizzazioni studentesche in seguito agli attentati di Parigi. Condanniamo senza esitazioni l’attentato di Parigi e il terrorismo islamico, che oggi rappresenta una grave minaccia per la sicurezza dei popoli. Un crimine inaccettabile e senza giustificazioni, che segue ad una serie di altrettanto gravi ed inaccettabili]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il FGC non aderisce all&#8217;appello “nous sommes unis” promosso dalle organizzazioni studentesche in seguito agli attentati di Parigi. Condanniamo senza esitazioni l’attentato di Parigi e il terrorismo islamico, che oggi rappresenta una grave minaccia per la sicurezza dei popoli. Un crimine inaccettabile e senza giustificazioni, che segue ad una serie di altrettanto gravi ed inaccettabili attentati condotti in Nord Africa e Medio Oriente per i quali nessuna voce si è levata.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiedere che <em>“</em><em>le istituzioni europee e la comunità internazionale compiano ogni sforzo al fine di assicurare la pace nel medio oriente e nel Mediterraneo”</em> &#8211; senza accennare alle pesanti responsabilità che proprio i governi europei hanno avuto, foraggiando consapevolmente l’estremismo islamico per destabilizzare i governi di paesi non allineati (Iraq, Libia, Siria) nell’interesse dei grandi monopoli &#8211;  è del tutto inaccettabile. Una posizione che non condanna apertamente le politiche imperialiste che oggi sono la principale minaccia per la pace mondiale; implicitamente finisce per giustificarle e per legittimare la guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Firmare un appello assieme alle organizzazioni studentesche vicine al Partito Democratico (Federazione degli Studenti, Rete Universitaria Nazionale), partito al governo che è responsabile della politica imperialista e di riarmo dell’Italia, significa tradire la lotta per la pace di cui tanto si parla.  Rigettiamo con fermezza la retorica dell’unità nazionale, che oggi è la più grande copertura per assolvere dalle loro responsabilità i governi responsabili dell’ascesa del terrorismo islamico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lottare contro il terrorismo significa lottare contro l’imperialismo. Il FGC non si associa a iniziative che anche con propositi altri, finiscano per legittimare la politica imperialista degli Stati Uniti, dei paesi della UE e degli altri stati imperialistici oggi in competizione. La vostra solidarietà si converte nel migliore aiuto all’imperialismo. La nostra solidarietà marcia di pari passo alla lotta per spezzare questo sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">link dell&#8217;appello non firmato dal FGC con i firmatari italiani: https://noussommesunis.wordpress.com/</p>
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		<pubDate>Wed, 28 Aug 2013 17:02:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Pronti alla mobilitazione contro qualsiasi operazione militare a danno della Siria, ennesimo atto della guerra scatenata su scala globale  dall&#8217;imperialismo occidentale in questi anni. No alla guerra contro la Siria. Nessuna base, nessun soldato sia concesso agli interessi imperialisti!» Questa la dichiarazione del CC del Fronte della Gioventù Comunista riguardo ai recenti sviluppi della situazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/08/manifesto-fronte-siria.jpg" rel="lightbox[778]" title="No guerra in Siria "><img class="alignleft size-medium wp-image-779" title="No guerra in Siria " src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/08/manifesto-fronte-siria-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a> «Pronti alla mobilitazione contro qualsiasi operazione militare a danno della Siria, ennesimo atto della guerra scatenata su scala globale  dall&#8217;imperialismo occidentale in questi anni. No alla guerra contro la Siria. Nessuna base, nessun soldato sia concesso agli interessi imperialisti!» Questa la dichiarazione del CC del Fronte della Gioventù Comunista riguardo ai recenti sviluppi della situazione in Siria. «Porteremo nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università la protesta contro questa guerra criminale e contro chi la sosterrà.»</p>
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		<title>IL FGC INCONTRA MADURO A ROMA.</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 20:06:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/06/007_MA_2295_W.jpg" rel="lightbox[761]" title="007_MA_2295_W"><img class="alignleft size-full wp-image-762" title="007_MA_2295_W" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/06/007_MA_2295_W.jpg" alt="" width="800" height="528" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Una delegazione del Fronte della Gioventù Comunista ha accolto il Presidente Venezuelano Nicolas Maduro in occasione del suo viaggio a Roma, durante la cerimonia che si è tenuta sul Monte Sacro, luogo denso di significati per il popolo italiano ed il popolo venezuelano. Nel luogo simbolo della lotta della plebe romana, più di duecento anni fa Simon Bolìvar giurò di liberare l’America Latina e duecento anni dopo, Hugo Chàvez rinnovò simbolicamente nello stesso luogo questo giuramento. Maduro, recentemente eletto Presidente a seguito della scomparsa di Chàvez, ha così voluto confermare a sua volta questo giuramento, testimoniando la volontà di proseguire il processo rivoluzionario bolivariano, per la costruzione di un Venezuela libero e socialista. Il Presidente Maduro è stato così accolto dalla delegazione del Fronte della Gioventù Comunista, guidata dal segretario Alessandro Mustillo, insieme con i giovani della JPSUV Italia, guidati dal responsabile Roger Rubio. Al Presidente è stata consegnata una copia del manifesto realizzato dal Fronte in ricordo di Hugo Chàvez.</p>
<p style="text-align: justify;">«Siamo onorati di essere presenti oggi ad accogliere il Presidente Maduro &#8211; ha dichiarato Mustillo al termine della manifestazione – in un momento che sappiamo essere così carico di significato per il popolo venezuelano. Di fronte agli attacchi dei media al soldo dell’imperialismo, abbiamo ribadito direttamente al Presidente Maduro, porgendogli il nostro caloroso benvenuto,  la nostra piena solidarietà con il Venezuela ed il suo governo. Nessun attacco contro il Venezuela scalfirà la nostra convinzione e l’appoggio che diamo al processo rivoluzionario bolivariano, che anzi deve proseguire con tenacia e convinzione sempre maggiore, nella direzione della costruzione del socialismo. Tengo infine – ha concluso Mustillo – a ringraziare l’Ambasciata Venezuelana in Italia e i compagni della sezione italiana della JPSUV, con i quali in questi mesi abbiamo costruito un rapporto profondo che ci lega insieme nelle battaglie in difesa del Venezuela e dell’America Latina, che ci ha permesso di costruire iniziative sul territorio di controinformazione sulla situazione venezuelana, attivando quello scambio reciproco di relazioni vere, che è il modo migliore per dare un significato concreto alla parola internazionalismo.»</p>
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		<title>FGC e JPSUV (Italia) commemorano Chàvez al monumento di Bolivàr.</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 18:10:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A un mese dalla scomparsa del presidente venezuelano Hugo Chávez, una delegazione del Fronte della Gioventù Comunista e la sezione italiana del Jpsuv &#8211; la gioventù del Partito Socialista Unito del Venezuela- hanno onorato la sua memoria presso il monumento edificato a Monte Sacro nel luogo in cui Simon Bolivar pronunciò il giuramento per l&#8217;indipendenza e la libertà dei popoli latinoamericani. Lorenzo Lang, portavoce romano del FGC, ha dichiarato, a margine della cerimonia di commemorazione, che &#8221; certamente il lascito di Chávez troverà nuova linfa e forza nel candidato alla presidenza Nicholas Maduro. Il nostro sostegno alla rivoluzione bolivariana non verrà mai meno è terremo sempre gli occhi bene aperti sulle mistificazioni operate dai media italiani ai danni del popolo venezuelano&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/04/con-maduro.jpg" rel="lightbox[673]" title="con maduro"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-674" title="con maduro" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/04/con-maduro-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>  <a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/04/con-maduro-2.jpg" rel="lightbox[673]" title="con maduro 2"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-675" title="con maduro 2" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/04/con-maduro-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/04/con-maduro3.jpg" rel="lightbox[673]" title="con maduro3"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-676" title="con maduro3" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2013/04/con-maduro3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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