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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; medio oriente</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 08:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026  &#160; Parte prima &#8211; Sulla situazione internazionale 1. Il CC del FGC osserva con preoccupazione i recenti accadimenti internazionali, a partire da ciò che sta avvenendo in Iran e in Medio Oriente in queste ore. Negli ultimi mesi, tutti i continenti sono stati attraversati dall’emergere di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Risoluzione del CC del FGC. Roma, 1° marzo 2026 </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Parte prima &#8211; Sulla situazione internazionale</em></p>
<p style="text-align: justify;">1. Il CC del FGC osserva con preoccupazione i recenti accadimenti internazionali, a partire da ciò che sta avvenendo in Iran e in Medio Oriente in queste ore. Negli ultimi mesi, tutti i continenti sono stati attraversati dall’emergere di nuovi focolai di guerra. Questi conflitti sono espressione della competizione imperialista tra le classi borghesi, i rispettivi Stati e le loro alleanze, per la supremazia nel sistema capitalistico internazionale e la conquista di posizioni più elevate nella piramide imperialista, per la spartizione di mercati e quote di mercato, territori, risorse energetiche e minerarie, controllo delle rotte commerciali, ecc. In tutti gli Stati capitalisti, i governi promuovono una corsa agli armamenti, con nuove politiche di riarmo a cui fanno da contrappeso i sacrifici economici e le privazioni imposte ai popoli e alla classe operaia, in nome dell’economia di guerra. Nel loro insieme, questi sviluppi dimostrano ulteriormente l’inevitabile tendenza alla guerra del sistema capitalistico e la necessità di organizzare in partito rivoluzionario le forze d’avanguardia del movimento operaio, per rimettere in campo un’alternativa comunista alla realtà di questo sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno riaffermato apertamente una nuova “dottrina Monroe”, cioè l’idea esplicita dell’egemonia statunitense nel continente sudamericano per arginare l’avanzata delle potenze capitalistiche concorrenti, e in particolare della Cina. Il fatto che, contestualmente all’intervento imperialista in Venezuela, l’amministrazione Trump abbia rilanciato mediaticamente le provocazioni con pretese territoriali nei confronti della Groenlandia, e secondariamente nei confronti di Panama, Messico, Canada e Cuba, è ulteriore conferma di una postura volta alla riaffermazione di rapporti di forza che i circoli dominanti USA percepiscono come minacciati.</p>
<p style="text-align: justify;">3. L’intervento imperialista degli USA in Venezuela, con il rapimento del presidente del Nicolas Maduro e il bombardamento di diversi siti del paese, ha portato all’insediamento del governo di Delcy Rodriguez, che ha immediatamente intensificato la cooperazione politica, economica e commerciale con gli Stati Uniti e le concessioni petrolifere alle grandi multinazionali del settore (tra cui l’italiana ENI). Il FGC e il Fronte Comunista hanno diffuso una dichiarazione congiunta dei propri organismi dirigenti e si sono mobilitati contro l’aggressione imperialista. Confermando la correttezza di questa scelta, riteniamo che gli ultimi sviluppi abbiano confermato ulteriormente tutti i limiti del processo bolivariano e la natura del c.d. “socialismo del XXI secolo” in America Latina. Il governo del PSUV in Venezuela ha chiamato “socialismo” quella che era, a conti fatti, una politica socialdemocratica in un paese capitalistico, basata sulle rendite dell’estrazione di petrolio e sull’utilizzo di queste ricchezze per sostenere, da un lato, importanti politiche sociali e &#8211; dall’altro – consolidare il proprio sistema di potere attraverso meccanismi clientelari. La crisi economica venezuelana dell’ultimo decennio è stata il risultato non solo delle pressioni dell’imperialismo nordamericano, ma anche delle contraddizioni intrinseche del capitalismo stesso. Le modalità dell’operazione militare USA e gli sviluppi successivi dimostrano chiaramente che settori del PSUV venezuelano stavano trattando da tempo con l’imperialismo USA, sulla pelle del popolo venezuelano e della classe operaia, come denunciato anche dal Partito Comunista del Venezuela. Il FGC esprime la propria solidarietà al popolo e alla classe operaia del Venezuela nella lotta contro l’aggressione imperialista e contro ogni interferenza di potenze capitalistiche estere.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Esprimiamo solidarietà a Cuba socialista e al suo popolo, al Partito Comunista di Cuba e all’Unione dei Giovani Comunisti, che oggi fronteggiano la difficile condizione imposta dalle pressioni dell’imperialismo USA e dal contesto internazionale. Gli sviluppi in Venezuela e il blocco imposto dagli Stati Uniti hanno comportato l’interruzione degli approvvigionamenti energetici verso l’isola, nel contesto delle difficoltà economiche e delle privazioni derivanti dal blocco economico preesistente, con 10 milioni di cubani lasciati senza elettricità e con il rischio concreto di una crisi umanitaria. Nei giorni scorsi, la guardia costiera cubana ha intercettato un’imbarcazione statunitense con a bordo un gruppo di terroristi carichi di armi ed esplosivi, dimostrando ancora una volta l’esistenza di piani per rovesciare con ogni mezzo il socialismo a Cuba, che per decenni è stata un simbolo di indipendenza e autodeterminazione in tutta l’America Latina. Denunciamo il cinismo e la disumanità del blocco economico imposto da decenni dall’imperialismo USA. Ribadiamo il sostegno dei comunisti alla lotta del popolo cubano contro il Bloqueo e le aggressioni imperialiste, per difendere e rafforzare il proprio sistema socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">5. In Medio Oriente, gli Stati Uniti e Israele hanno acceso la miccia di una nuova escalation militare, con un attacco all’Iran che ha scatenato pesanti bombardamenti, uccidendo Ali Khamenei, “guida suprema” del regime degli Ayatollah. Condanniamo fermamente questo atto criminale, che avvicina pericolosamente una guerra più generalizzata nella regione e nelle aree limitrofe. Il carattere reazionario del regime degli ayatollah e la legittimità della mobilitazione operaia-popolare per rovesciarlo, contro ogni ingerenza imperialista esterna, non cambiano le valutazioni sulle azioni criminali degli USA, di Israele e dei loro alleati. Il tentativo di imporre con le bombe il “cambio di regime” in Iran, cercando di spingere la mobilitazione interna al paese di pari passo con l&#8217;azione militare, ha il solo obiettivo di rafforzare le posizioni e gli interessi che muovono i piani imperialisti degli USA, di Israele e dei loro alleati in Medio Oriente. Questi sviluppi sono la continuazione degli eventi degli ultimi anni e dell’intensificarsi della competizione inter-imperialistica nella regione mediorientale, nel contesto del quale è avvenuto e avviene il genocidio del popolo palestinese, e dimostrano la necessità di continuare a mobilitarsi contro ogni forma di coinvolgimento dell’Italia nei piani imperialisti in Medio Oriente e in tutti gli scenari di guerra imperialista. Inoltre, come già per i negoziati per la spartizione dell’Ucraina e per le pretese statunitensi in Groenlandia, l’escalation in Medio Oriente esacerba le contraddizioni interne al blocco euro-atlantico. Dietro a dichiarazioni quali quelle del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che pure aumenta la spesa militare della Spagna in un quadro di adesione ai piani NATO, si celano frizioni tra gli interessi delle diverse borghesie nazionali nella spartizione delle risorse, delle rotte commerciali e delle aree di influenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Parte seconda – Sulla fase politica in Italia e gli obiettivi dei comunisti</em></p>
<p style="text-align: justify;">6. La fase politica in Italia è caratterizzata oggi dalla centralità del referendum costituzionale del 22-23 marzo nella retorica politica del Governo Meloni e nella narrazione dell’opposizione del centro-sinistra PD-M5S-AVS. La riforma sulla “separazione delle carriere”, in realtà avente per oggetto reale la separazione di due CSM distinti e l’incremento del controllo politico della maggioranza di governo sulla magistratura, si inserisce nel solco delle numerose riforme costituzionali promosse nel corso degli anni in Italia con l’obiettivo di rafforzare la “governabilità” e la “stabilità” dei governi borghesi. È significativo osservare che la campagna referendaria non avviene nel merito effettivo della riforma, ma si è tramutata nella riproposizione di appelli contrapposti dalla forte matrice identitaria, che chiamano al voto sulla base dell’adesione ai valori dei principali schieramenti dei partiti borghesi italiani. In particolare, le forze di governo chiamano apertamente al voto “contro i giudici” che ostacolano il governo, legando il tutto ai temi dell’immigrazione e della presunta emergenza “sicurezza” legata agli episodi di criminalità, vendendo l’idea che “l’ingiustizia” di cui milioni di proletari sono vittime dipenda da una postura “ideologica” dei giudici, e non dal carattere di classe della giustizia e di un sistema strutturalmente ingiusto.</p>
<p style="text-align: justify;">7. Il Comitato Centrale del FGC dà mandato alla Segreteria nazionale di elaborare una dichiarazione politica congiunta con l’Ufficio Politico del Fronte Comunista sul tema del referendum costituzionale, e conviene sull’indicazione di aderire alla manifestazione nazionale per il NO lanciata per il 14 marzo a Roma dal comitato per il “NO sociale”, legato alla compagine dell’Unione Sindacale di Base. Si conviene, altresì, sull’indicazione di  partecipare alla mobilitazione nazionale lanciata per il 28 marzo . Pur mantenendo delle riserve politiche soprattutto sulla seconda di queste mobilitazioni,, riteniamo esista lo spazio e la necessità per veicolare la mobilitazione popolare contro la guerra imperialista a partire dalla preparazione del 14 marzo e in ogni circostanza,  per presentare le posizioni e le parole d’ordine dei comunisti a più ampi settori di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">8. Il governo Meloni sta proseguendo nell’opera di promozione di nuove misure e decreti che riducono le libertà politiche e di manifestazione, incrementando le pene per i reati connessi alle lotte operaie-popolari e alle manifestazioni politiche e intensificando il livello della repressione politica. Questa tendenza autoritaria che si fa strada nel sistema politico e istituzionale italiano va di pari passo con le tendenze analoghe che si registrano oggi negli USA e in diversi paesi dell’UE. La tendenza generale all’irreggimentazione della società, storicamente, è propria di tutti i paesi capitalisti in una fase di inasprimento della competizione imperialista. Nel contesto degli ultimi mesi, caratterizzato da un’ondata di denunce e misure cautelari ai danni di centinaia di militanti politici in tutta Italia –<em> vera e propria rappresaglia politica </em>scatenata dal governo dopo le grandi manifestazioni dello scorso autunno – il governo Meloni ha utilizzato i fatti del 31 gennaio a Torino come un pretesto per  promulgare in fretta e furia un nuovo decreto-legge repressivo, introducendo in particolare il fermo “preventivo” per i manifestanti fino a 12 ore, misura al limite della costituzionalità. Senza sforare nelle chiamate alle armi grottesche del centro-sinistra sul ritorno del fascismo, ripetute in pura ottica elettorale, dobbiamo avere chiaro – mantenendo la lucidità – che l’Italia rischia seriamente di scivolare in una spirale reazionaria che può cancellare in poco tempo diritti e libertà politiche conquistate in anni di lotte del movimento di classe. A questa tendenza reazionaria, che colpisce per primi proprio i militanti politici, bisogna rispondere con una politica che non chiami a raccolta i soli militanti colpiti dalla repressione, ma ambisca a parlare a settori più ampi della società italiana. Per fare questo, è essenziale che tutti, a sinistra, aprano una seria riflessione chiedendosi cosa è efficace e cosa no per far avanzare il livello di coscienza delle masse popolari. Dinnanzi a un’accelerazione repressiva e a un attacco politico e ideologico di tale portata, pensiamo sia necessaria una collettiva assunzione di responsabilità. Non di certo verso un sistema putrescente che prova a stringere la sua morsa, ma rispetto alla possibilità di dare forza, credibilità, organizzazione e concretezza alla prospettiva di rovesciarlo e costruire una società più giusta e libera. Ogni passo, ogni scelta tattica e strategica va, a nostro avviso, rapportata a questa premessa, nella consapevolezza che le modalità di lotta e mobilitazione praticate possono produrre effetti e conseguenze che vanno ben oltre i confini di singole realtà, ripercuotendosi su una dimensione ben più ampia col rischio serissimo di indebolirci e isolarci.</p>
<p style="text-align: justify;">9. Il FGC promuove, nella data di giovedì 5 marzo, una giornata di agitazioni e mobilitazioni studentesche in concomitanza con la data di mobilitazione degli studenti tedeschi contro la reintroduzione di un sistema di leva militare su base “volontaria” in Germania. Anche in Italia il governo Meloni ha più volte paventato l’idea della cosiddetta “naja”, con il Ministro della Difesa Crosetto che richiede a gran voce un sistema di arruolamento massiccio nelle forze armate. Fermo restando le posizioni storiche dei comunisti e del movimento operaio contro gli eserciti professionali e in favore della difesa di una componente “popolare” nelle forze armate, abbiamo chiarissimo che oggi la reintroduzione della leva militare, che ritorna come tema nel dibattito politico di diversi paesi, avrebbe il duplice ruolo di fornire nuove unità alle forze armate a bassissimo costo e – soprattutto &#8211; di normalizzare tra i giovani l’idea della guerra “per la nazione”, rendendo la gioventù più permeabile alla propaganda guerrafondaia. In Italia, oggi, non esiste ancora una proposta immediata in questo senso. Tuttavia, aumentano i corsi di PCTO con le forze armate all’interno delle scuole e sono sempre più frequenti i casi di orientamento post-scolastico in cooperazione con l’esercito, iniziative a cui ci siamo opposti negli scorsi anni. Nella legge di bilancio 2026 il governo Meloni ha previsto quasi 900 milioni di euro di tagli all’istruzione nei prossimi tre anni, a fronte di uno stanziamento di oltre 20 miliardi di euro in più in difesa e armamenti nei prossimi 10 anni.  Sulla base di queste considerazioni e dello spirito di solidarietà internazionalista, un’ampia mobilitazione studentesca in Italia nella giornata di mobilitazione degli studenti tedeschi è da intendersi come un primo momento di nuova attivazione degli studenti contro i piani di guerra e il coinvolgimento dell’Italia nelle guerre dei padroni.</p>
<p style="text-align: justify;">10. A cinque mesi trascorsi dal grande ciclo di mobilitazioni popolari che ha attraversato l’Italia lo scorso autunno, con milioni di persone in piazza contro il governo Meloni e la sua complicità nel genocidio dei palestinesi, <em>l’assenza di una proposta politica di alternativa e rottura contro il capitalismo continua ad essere la questione fondamentale a cui i comunisti devono sforzarsi di dare una risposta.</em> Esiste oggi in Italia una “domanda” di alternativa alle politiche guerrafondaie, ai piani di riarmo, alle ingiustizie sociali e ai sacrifici imposti in nome dell’economia di guerra. Questa alternativa oggi non viene già immediatamente identificata con le forze del cosiddetto “campo largo” del centro-sinistra (PD-M5S-AVS), ma nel lungo periodo, in assenza di altro, l’assorbimento di questo sentimento diffuso da parte dei partiti dello schieramento politico borghese resta l’unico scenario possibile. In questo contesto, mentre la maggioranza del PRC è disponibile a una confluenza nel “campo largo” anche al costo di una possibile scissione del partito, il fatto che altre forze politiche “a sinistra” del campo largo (a partire da PAP e dalla RdC) continuino a porsi, in termini diversi ma non dissimili nella sostanza, l’obiettivo della costruzione di una forza politica socialdemocratica legata alla c.d. “sinistra radicale” europea – identificata nel Partito della Sinistra Europea o nella nuova <em>“European Left Alliance” </em>costruita attorno a <em>La France Insoumise</em>, rappresentata in Italia da Sinistra Italiana – risulta un elemento di enorme arretratezza, che continua a rappresentare un ostacolo al processo di raggruppamento delle forze più avanzate in un forte partito comunista, che continua a essere il principale obiettivo strategico del FGC e dei comunisti in questa fase storica. Il lavoro di  costruzione e rafforzamento in Italia di un partito comunista serio, moderno, organizzato, autorevole e credibile agli occhi delle masse, è un obiettivo urgente e non più rimandabile. “<em>Non c’è vittoria, non c’è conquista, senza un grande partito comunista</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>SUGLI SVILUPPI IN SIRIA E LA CADUTA DI ASSAD. Dichiarazione dell’UP del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 08:30:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I recenti sviluppi in Siria, con il crollo del regime di Assad e l’occupazione di Damasco da parte di HTS, gruppo jihadista sostenuto dalla Turchia, sono un ulteriore tassello dell’escalation di guerra in corso in Medio Oriente e segnano un importante rafforzamento delle posizioni del blocco imperialista USA-UE-NATO e di Israele nella regione mediorientale. Ancora una]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti sviluppi in Siria, con il crollo del regime di Assad e l’occupazione di Damasco da parte di HTS, gruppo jihadista sostenuto dalla Turchia, sono un ulteriore tassello dell’<em>escalation</em> di guerra in corso in Medio Oriente e segnano un importante rafforzamento delle posizioni del blocco imperialista USA-UE-NATO e di Israele nella regione mediorientale.</p>
<p>Ancora una volta, siamo messi dinanzi a una tragica verità: viviamo in <strong>un mondo che sta scivolando rapidamente nel baratro di una guerra imperialista sempre più generalizzata, e a pagare il prezzo di questa guerra sono sempre i popoli.</strong></p>
<p>Gli eventi in Siria si inseriscono in un contesto caratterizzato dal massacro del popolo palestinese, dagli attacchi di Israele contro il Libano, dalle minacce all’Iran, dalla durissima competizione imperialista, in atto anche in Medio Oriente, tra potenze capitalistiche mondiali e regionali – come USA, paesi UE e NATO, Russia, Cina, Israele, Iran, Turchia e monarchie del Golfo –  per il controllo dei mercati, delle risorse, delle rotte energetiche e commerciali, dei gasdotti e delle infrastrutture, nel pericoloso segno di una ridefinizione delle sfere di influenza, con la possibilità di un cambio dei confini e dello smembramento della Siria.</p>
<p>Sin dal 2011, la nostra posizione sulla “<em>guerra civile</em>” siriana è stata chiara ed espressa in ogni contesto. Nel contesto delle cosiddette “<em>primavere arabe</em>”, <strong>la Siria è stata oggetto di un’aggressione imperialista coordinata e finanziata da USA, Turchia, Israele e paesi dell’UE</strong>, messa in atto con una vera e propria “<em>guerra per procura</em>” condotta dalle variegate milizie del fondamentalismo islamico; una guerra in cui la Russia e l’Iran sono intervenuti in difesa del regime di Assad e dei propri interessi economici e militari a questo collegati.</p>
<p>La situazione in Siria nelle settimane antecedenti alla caduta di Damasco vedeva il nord-ovest del paese occupato militarmente dalla Turchia in aperto sostegno alle forze jihadiste nella città di Idlib e nei pressi di Aleppo; gli USA, con una significativa presenza militare nel Nord-Est del paese, controllato dai separatisti curdi, e nel governatorato di Homs, con la base di At-Tanf nel territorio controllato dal <em>Free Syrian Army</em>; la Russia con migliaia di militari a sostegno del regime di Assad, una base aerea a Khmeimim e una base navale a Tartus.</p>
<p><strong>I fatti dell’ultima settimana sono la continuazione di questi sviluppi. Il popolo siriano continua a pagare il prezzo dei piani e delle trattative che avvengono sulla sua pelle, in un mondo, caratterizzato da una dura competizione inter-imperialistica, che tende a polarizzarsi in due principali blocchi capitalistici, la cui aspra contrapposizione moltiplica i conflitti militari.</strong></p>
<p>I fatti hanno confermato che, senza il sostegno militare della Federazione Russa e dell’Iran, il regime di Assad sarebbe crollato nel 2015. In un  contesto mondiale caratterizzato dalla guerra in Ucraina tra la Federazione Russa e il blocco USA-UE-NATO e dalla guerra di Israele contro il popolo palestinese, il Libano e l’Iran, dinanzi a un’offensiva militare su larga scala delle forze jihadiste sostenute dalla Turchia e, soprattutto, di fronte alla volontà di non opporre resistenza dell’esercito regolare siriano, la Russia e l’Iran hanno cessato questo sostegno. Le forze maggiormente vicine agli USA e a Israele, come le milizie curde e il cosiddetto “<em>Free Syrian Army</em>”, annunciano la propria disponibilità a cooperare, assieme a pezzi dell’apparato statale collassato per l’integrità territoriale di uno Stato siriano già smembrato.</p>
<p>I governi europei, i media e gli organi di informazione e di comunicazione di massa cercano oggi di occultare il reale carattere della guerra in Siria, presentando gli islamisti come “<em>ribelli</em>” e “<em>liberatori</em>”, la caduta del regime di Assad come una speranza per il “<em>ritorno della democrazia</em>” in Siria, utilizzando la stessa retorica che ha giustificato il sostegno alle forze islamiste e le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, le ingerenze imperialiste in Libia, ecc. L’ipocrisia dei media e dei governi è tale che giustificano il loro supporto alle forze fondamentaliste parlando del “<em>regime sanguinario</em>” di Assad, mentre fingono di non sapere cosa accade quotidianamente nei regimi dei paesi limitrofi a loro alleati, come l’Arabia Saudita.</p>
<p><strong>Il popolo siriano aveva e ha il diritto di lottare per le proprie aspirazioni, per la libertà e la giustizia sociale, contro la propria condizione di sfruttamento e di povertà</strong>. La nostra solidarietà e vicinanza al popolo siriano non è mai venuta meno quando, nonostante la distanza e le differenze tra i comunisti e il regime borghese di Bashar al-Assad e del partito <em>Ba’th</em>, <strong>abbiamo denunciato i piani dei grandi monopoli, della NATO e dei governi degli USA e dei paesi dell’UE per lo sfruttamento della Siria come serbatoio di risorse energetiche e territorio di transito di importanti oleodotti e gasdotti attraverso la violazione della sua sovranità e le ingerenze imperialiste nei suoi affari interni, finalizzate al suo smembramento e messe in atto sulla pelle del popolo.</strong></p>
<p>Ribadiamo che chi oggi “<em>da sinistra</em>” celebra i fatti di questi giorni come una vittoria del popolo siriano sta sbagliando, e non poco. È chiarissimo che <strong>a rovesciare il regime di Assad non è stato il popolo siriano, ma un’operazione militare, da tempo preparata, coordinata e sostenuta dalle forze imperialiste, segnatamente dagli USA, dalla Turchia e da Israele, in un paradossale abbraccio tra il governo israeliano e il fondamentalismo jihadista, con la benedizione dell’uscente amministrazione Biden</strong>. Il rafforzamento del potere dei tagliagole jihadisti in Siria costituisce una nuova trappola per il popolo siriano e favorisce l’attuazione della “<em>balcanizzazione</em>”, cioè dello smembramento della Siria, nonostante gli appelli ipocriti al mantenimento dell’integrità territoriale del paese. Anziché portare alla pacificazione del paese, l’assunzione del potere da parte dei fondamentalisti porta le contraddizioni esistenti a un livello più alto e ne aggiunge di nuove, con il concreto rischio che possano degenerare rapidamente in una nuova “<em>guerra calda</em>“, con la partecipazione di potenze straniere globali e locali in una più ampia <em>escalation</em> dell’uso delle armi in tutta la regione mediorientale.</p>
<p>Siamo ben consapevoli che questi sviluppi influenzeranno negativamente la situazione in Palestina e possono spingere rapidamente le forze politico-militari palestinesi, che nella Siria baathista avevano un alleato, a cedere e ad accettare compromessi, in passato improponibili, nelle trattative per un cessate il fuoco, con la possibilità concreta di un inasprimento ulteriore del regime di occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Le nuove autorità siriane hanno già annunciato la chiusura dei campi di addestramento delle forze palestinesi storicamente ospitate in Siria, che oggi rischiano di essere “<em>ricacciate</em>” nei campi profughi. La nuova <em>leadership</em> siriana ha lanciato importanti segnali di pacificazione con Israele, da questo ben ricambiati, negli stessi giorni in cui sono giunte notizie di scontri a fuoco tra HTS e alcune formazioni palestinesi.</p>
<p>Denunciamo l’ipocrisia e l’irresponsabilità del governo italiano, dei partiti di governo e delle forze di “<em>opposizione</em>” che oggi mentono spudoratamente, presentando il collasso della Siria, l’avanzata dei jihadisti e delle forze più reazionarie e oscurantiste come una vittoria della “<em>democrazia</em>” e una speranza di pace. Questa ipocrisia viene oggi promossa dalle stesse forze politiche che sono complici e corresponsabili del genocidio dei palestinesi da parte di Israele, della compartecipazione dell’Italia alla guerra in Ucraina, del rafforzamento dei piani imperialisti dell’Italia in Medio Oriente, in Africa e nei Balcani, nonché delle posizioni dell’Italia nei piani imperialisti della NATO.</p>
<p>Allo stesso tempo, respingiamo come fuorvianti le posizioni di chi nel crollo del regime baathista vede la caduta di un presunto “<em>bastione dell’antimperialismo</em>“, dimenticando la natura economica capitalistica di quel regime e le riforme liberiste, introdotte proprio da Bashar Al-Asad, che hanno aperto la strada al capitale russo e iraniano.</p>
<p>Ribadiamo che la lotta contro la povertà e la miseria, contro la guerra imperialista, contro l’oppressione e la repressione dei diritti dei popoli, può essere davvero vittoriosa solo se il proletariato e il popolo individuano con chiarezza il proprio vero nemico, cioè il sistema capitalistico che genera guerra e oppressione.</p>
<p>Dai fatti di questi giorni escono confutati due approcci diffusi “<em>a sinistra</em>”, apparentemente opposti ma che si fondano sulla stessa rinuncia ai principi rivoluzionari.</p>
<p>Il primo è quello di chi, in nome di un generico “<em>progressismo</em>”, ha voluto mitizzare quelle forze politiche curde che compartecipano al piano imperialista di aggressione alla Siria in cooperazione con gli USA, l’UE e la NATO e che oggi si dicono disponibili a integrarsi nella nuova amministrazione capitalistica dello Stato siriano.</p>
<p>Il secondo è quello di chi crede che, siccome i rapporti di forza sono sfavorevoli, non esista alternativa al dilemma tra una “<em>democrazia imperialista</em>” e una “<em>dittatura borghese antimperialista</em>”, non considerando le legittime aspirazioni dei popoli e del proletariato dei paesi capitalistici non subalterni al blocco euro-atlantico come la Siria di Assad e pensando che la funzione dei comunisti possa limitarsi a sostenere governi borghesi presuntamente “<em>antimperialisti</em>”, rinunciando alla propria autonomia politica.</p>
<p>Restiamo convinti, e pensiamo che la Siria lo dimostri, che si può vincere se si costruisce una propria strategia indipendente da tutte le fazioni borghesi, da tutti i blocchi o poli capitalistici che cercano di strumentalizzare a proprio favore il malcontento popolare nei paesi avversari, riducendo i popoli a pedine da manovrare secondo i propri piani imperialisti. Una strategia rivoluzionaria ammette duttilità tattica, ma non la rinuncia ai principi fondamentali che fanno da spartiacque tra chi sta con una classe e chi sta con un’altra.</p>
<p>Il Fronte Comunista e il FGC esprimono solidarietà e vicinanza al popolo e ai comunisti siriani, che hanno davanti a sé l’enorme sfida della resistenza ai piani dell’imperialismo, alla reazione e all’oscurantismo. La migliore speranza per i popoli, in Siria, in Medio Oriente e in tutto il mondo, sta nel rafforzamento e in una nuova avanzata del movimento operaio e dei comunisti.</p>
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