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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; numero chiuso</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>TEST MEDICINA, PROTESTE IN TUTTA ITALIA. FGC: «VIA IL NUMERO CHIUSO»</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 08:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La giornata dei test di medicina si apre tra le proteste degli studenti, che chiedono l’eliminazione del numero chiuso. Agli ingressi degli atenei di tutta Italia, tra le file dei candidati in attesa di sostenere la prova, la contestazione del Fronte della Gioventù Comunista con uno slogan a caratteri cubitali: “La pandemia lo ha dimostrato,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2020/09/1.jpg" rel="lightbox[3123]" title="1"><img class="aligncenter size-full wp-image-3124" title="1" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2020/09/1.jpg" alt="" width="1600" height="1200" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">La giornata dei test di medicina si apre tra le proteste degli studenti, che chiedono l’eliminazione del numero chiuso. Agli ingressi degli atenei di tutta Italia, tra le file dei candidati in attesa di sostenere la prova, la contestazione del Fronte della Gioventù Comunista con uno slogan a caratteri cubitali: “La pandemia lo ha dimostrato, il numero chiuso va abrogato!”<span id="more-3123"></span></p>
<p style="text-align: left;">La pandemia di COVID-19 ha mostrato le conseguenze disastrose dei tagli e della privatizzazione nella sanità. Durante l’emergenza la mancanza di personale ha costretto i medici a sforzi incredibili in reparti al collasso. Nonostante questo la selezione con i test di ingresso per medicina e professioni sanitarie non viene messa in discussione: quest’anno 66.000 candidati competeranno per poco più di 13.000 posti, e tantissimi altri tenteranno quello per professioni sanitarie il prossimo 8 settembre.</p>
<p style="text-align: left;">«Il governo crede davvero che aggiungendo 5.000 posti solo per quest’anno, si risolverà il problema di un SSN al collasso? I lavoratori della sanità in questi mesi hanno sostenuto il peso di anni di tagli e le carenze di organico moltiplicando i turni e la fatica. Prima tutti li hanno chiamati eroi, ma oggi il sistema del numero chiuso resta in piedi. Non si tratta di cento o mille posti in più, ma di eliminare questa selezione di classe e salvare davvero il SSN», spiega Lorenzo Lang, segretario generale del FGC.</p>
<p style="text-align: left;">«Da tempo si denuncia la mancanza di almeno 50.000 infermieri e di decine di migliaia di medici, tagli sistematici al SSN e sostegno alle cliniche private che lucrano sulla salute e di fronte al virus hanno fatto finta di niente. Proprio il numero chiuso per la facoltà di medicina è una di quelle misure che hanno distrutto la sanità pubblica, tagliando il numero di lavoratori in corsia per favorire la speculazione sulla salute della popolazione intera. Il disastro di questi mesi ci ha dimostrato che serve una sanità davvero pubblica, gratuita e accessibile a tutti»</p>
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		<title>Numero chiuso? Dal Governo solo fumo negli occhi. Abolire la selezione di classe!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 16:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul numero chiuso all’università il governo sta giocando con le parole. E come sempre ad una propaganda roboante, ripresa integralmente da una stampa disposta a qualsiasi cosa per un titolo acchiappa-click, segue una sostanza completamente diversa. L&#8217;abolizione nel numero chiuso a medicina è stata inserita stamattina in una brevissima nota di presentazione della manovra da]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2018/10/numero-chiuso.jpg" rel="lightbox[2721]" title="numero-chiuso"><img class="aligncenter size-full wp-image-2723" title="numero-chiuso" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2018/10/numero-chiuso.jpg" alt="" width="960" height="720" /></a></p>
<p>Sul numero chiuso all’università il governo sta giocando con le parole. E come sempre ad una propaganda roboante, ripresa integralmente da una stampa disposta a qualsiasi cosa per un titolo acchiappa-click, segue una sostanza completamente diversa.</p>
<p>L&#8217;abolizione nel numero chiuso a medicina è stata inserita stamattina in una brevissima nota di presentazione della manovra da parte del Consiglio dei Ministri, come se si trattasse di una misura già inserita nel testo della manovra. Peccato che subito dopo il ministro Bussetti ha dichiarato semplicemente <strong>&#8220;non mi risulta&#8221;</strong>.<span id="more-2721"></span></p>
<p>A questo dichiarazione è seguita un&#8217;ulteriore nota del Consiglio dei Ministri che parlava dell&#8217;abolizione del numero chiuso come un &#8220;obiettivo politico di medio periodo&#8221; di cui discutere con i tecnici del ministero e con le associazioni dei medici, e non come di una misura immediata.</p>
<p>Quindi ad ora, <strong>al contrario di quello che hanno titolato i giornali, il numero chiuso resta</strong>. Invece di giocare con le parole il governo dovrebbe dire chiaramente qual è la sua posizione sul numero chiuso. Perché oltre all&#8217;abolizione conta il sistema che si vuole implementare. Se il governo pensa di sostituire il sistema attuale con un modello cosiddetto &#8220;alla francese&#8221;, in cui semplicemente si sposta la selezione al secondo anno invece che al primo, significa cambiare la forma ma non la sostanza della selezione di classe. Ci dispiace, ma non ci caschiamo.</p>
<p><strong>La lotta contro il numero chiuso è una battaglia che portiamo avanti da anni con la finalità di garantire parità di possibilità di accesso all’università contro la selezione di classe che è inevitabile conseguenza delle disuguaglianze economiche.</strong> Una lotta per andare ad intervenire a monte sul numero di medici necessari al Sistema Sanitario Nazionale, in modo da garantire a tutti il diritto alle cure mediche, contro il progressivo smantellamento del servizio pubblico favorito dalla carenza di personale.</p>
<p>Ora vediamo solo l&#8217;<strong>ennesima presa in giro da parte di un governo che cerca consenso solo sulla propaganda</strong>. Ma i fatti hanno la testa dura. Ci troveranno al nostro posto a lottare.</p>
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		<title>UNIVERSITÀ. «VIA IL NUMERO CHIUSO». PROTESTE FGC IN TUTTA ITALIA CONTRO IL TEST D’INGRESSO</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 08:55:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi, in occasione del test di ingresso di medicina, il Fronte della Gioventù Comunista ha realizzato azioni di protesta nelle università di tutta Italia, accogliendo gli studenti con lo slogan «Via il numero chiuso – No all’università di classe». Fra tutte spiccano le proteste realizzate nelle università di Roma, Milano, Torino, Bologna, Padova, Firenze, Napoli,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/09/DSC_2626.jpg" rel="lightbox[2440]" title="dsc_2626"><img class="alignleft size-full wp-image-2441" title="dsc_2626" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/09/DSC_2626.jpg" alt="" width="5755" height="3174" /></a></p>
<p>Oggi, in occasione del test di ingresso di medicina, il Fronte della Gioventù Comunista ha realizzato azioni di protesta nelle università di tutta Italia, accogliendo gli studenti con lo slogan «Via il numero chiuso – No all’università di classe». Fra tutte spiccano le proteste realizzate nelle università di Roma, Milano, Torino, Bologna, Padova, Firenze, Napoli, Bari e Palermo.<span id="more-2440"></span></p>
<p>«Per giustificare il numero chiuso si parla sempre di meritocrazia, ma non si tiene conto delle differenze economiche che esistono» – ha dichiarato Paolo Spena, resp. università del FGC – «C’è chi viene da prestigiosi licei del centro e chi da scuole “di serie B”, chi prepara il test con corsi privati da 3000€ e chi passa l’estate a lavorare per pagarsi gli studi. Come si fa a parlare di merito se non si parte dalle stesse condizioni? Questi test, inoltre, servono a tagliare sulla sanità pubblica che oggi è in crisi per mancanza di organico, a tutto vantaggio del privato e in linea coi diktat della UE. Il saldo fra pensionati e neolaureati è negativo e ogni anno si perdono 800 medici mentre l’età media sale. In 10 anni i lavoratori della sanità sono calati di 22mila unità».</p>
<p>«Non è di questi test che gli studenti o l’università hanno bisogno» &#8211; conclude la nota &#8211; «Bisogna invertire la rotta su un’istruzione del tutto asservita a logiche di profitto e interessi privati. La gioventù comunista rivendica un’università pubblica accessibile a tutti indipendentemente dal reddito, inserita in una pianificazione nazionale che garantisca effettivamente alle nuove generazioni il diritto a un lavoro senza precarietà».</p>
<p>Clicca <a title="qui" href="https://www.facebook.com/pg/FronteDellaGioventuComunista/photos/?tab=album&amp;album_id=1599589823427137">qui</a> per guardare le foto delle azioni di protesta di tutta Italia.</p>
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		<title>NO AL NUMERO CHIUSO DELL’UNIVERSITÀ DI CLASSE. PRONTI A MOBILITARCI!</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 15:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire da domani, nella giornata del test di ingresso di medicina, il Fronte della Gioventù Comunista si mobiliterà in tutta Italia con azioni, presidi e volantinaggi nelle principali università italiane. Ci mobiliteremo contro la selezione di classe che con lo slogan della “meritocrazia” si nasconde oggi dietro i test di ingresso, chiamando gli studenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/09/NUMERO-CHIUSO-FGC.jpg" rel="lightbox[2434]" title="numero-chiuso-fgc"><img class="aligncenter size-full wp-image-2435" title="numero-chiuso-fgc" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/09/NUMERO-CHIUSO-FGC.jpg" alt="" width="960" height="539" /></a></p>
<p>A partire da domani, nella giornata del test di ingresso di medicina, il Fronte della Gioventù Comunista si mobiliterà in tutta Italia con azioni, presidi e volantinaggi nelle principali università italiane. Ci mobiliteremo contro la selezione di classe che con lo slogan della “meritocrazia” si nasconde oggi dietro i test di ingresso, chiamando gli studenti e la gioventù alla lotta per un’università pubblica gratuita e accessibile a tutti, non asservita agli interessi dei padroni.<span id="more-2434"></span></p>
<p>Troppo spesso il numero chiuso viene giustificato parlando della necessità di valorizzare il merito. Ma questo slogan è ben lontano dalla realtà. Chi parla di merito non tiene conto delle differenze economiche che esistono, e che si tramutano in vere e proprie barriere nell’accesso all’istruzione. Fra gli studenti che tentano la lotteria del test di ingresso c’è chi viene da prestigiosi licei del centro, e chi viene da istituti tecnici e o professionali, da scuole di periferia e “di serie B”. Una scelta fatta a 14 anni e molto spesso legata alla condizione economica della famiglia, visto che un liceo classico costa il doppio di un istituto professionale. C’è chi si è preparato per il test con corsi privati che arrivano a costare anche 3000€, e chi ha passato l’estate a lavorare per mantenersi gli studi, o per aiutare la famiglia. Il test d’ingresso, lungi dal valorizzare effettivamente il merito, ha l’unico effetto di “fotografare” tutte queste differenze, tramutandosi in un nuovo tassello di una selezione di classe che impedisce ai giovani delle classi popolari di accedere effettivamente ai livelli più alti dell’istruzione. I singoli casi felici di giovani che “ce la fanno” non cambiano questa situazione complessiva. A tutto questo si somma la condotta delle università, che utilizzano i test per estorcere l’ennesima tassa mascherata agli studenti, che spesso non hanno neanche la possibilità economica di iscriversi a tutti i test a cui vorrebbero.<!--more--></p>
<p>Nel caso del test nelle facoltà di medicina e nelle professioni sanitarie, il numero chiuso si lega a doppio filo alle politiche di dismissione dello stato sociale. Spesso si afferma che i medici in Italia sono troppi, ma la verità è che vanno in pensione più medici di quanti non siano i neolaureati, con un saldo finale negativo e un invecchiamento complessivo del personale sanitario. Ogni anno si perdono 800 medici e la metà di quelli attualmente impiegati è over 55. Considerando tutto il personale sanitario, in 10 anni i lavoratori nella sanità (infermieri, ecc) sono diminuiti di 22mila unità, e gli over 55 sono aumentati dal 13% al 31%. Oggi gli ospedali pubblici scontano una grave carenza di personale e sono mandati avanti da questi lavoratori che spesso per il bene dei pazienti accettano turni e orari massacranti.</p>
<p>A tutto questo si somma la realtà che gli studenti troveranno al loro ingresso nell’università. Le tasse universitarie sono salite del 50% in 10 anni. Solo per il caro libri si arriva a spendere 500€ all’anno, con il risultato che laurearsi può arrivare a costare complessivamente anche 10.000€.  Le misure per il diritto allo studio sono del tutto insufficienti, e continua la vergogna degli idonei non beneficiari, cioè degli studenti che anche secondo gli attuali criteri avrebbero diritto ad accedere alle borse di studio, ma a causa della carenza di fondi dovuta ai tagli si vedono negato questo diritto. Nel 2016 gli idonei non beneficiari sono ben 9441. Continua la vergogna dei tirocini gratuiti, con migliaia di studenti costretti a lavorare gratis, sul cui lavoro oggi si regge buona parte della sanità pubblica, in crisi per carenza di personale.</p>
<p>Per tutte queste ragioni l’università italiana è un’università di classe. A partire da domani ci mobiliteremo non solo contro il numero chiuso, ma contro un’università sempre più asservita agli interessi dei padroni e inaccessibile ai giovani delle classi popolari.</p>
<p>La nostra lotta è la lotta per un’università pubblica che sia gratuita e accessibile a tutti. Rivendichiamo per questo l’abolizione delle tasse universitarie, e nell’immediato rimodulazioni per i redditi più bassi (non basta la no tax area annunciata dal Governo, che sa più di spot elettorale che di misura per il diritto allo studio) e l’abolizione delle maggiorazioni per i fuori corso (molti dei quali sono fuori corso perché lavorano). Vogliamo che le borse di studio siano erogate sulla base della condizione economica e che sia abolito il prestito d’onore, perché non ci si può indebitare con le banche per poter studiare spacciando tutto questo per una “opportunità”. Lottiamo per l’abolizione dei tirocini gratuiti, per il riconoscimento di una retribuzione minima e per la garanzia della natura effettivamente formativa dei tirocini obbligatori. Chiediamo che gli edifici di proprietà delle università siano convertiti in alloggi popolari e gratuiti per gli studenti fuori sede; che la possibilità di frequentare una facoltà sia effettivamente garantita attraverso la gratuità dei trasporti pubblici per gli studenti.</p>
<p>Non siamo contrari in astratto a forme di regolamentazione dell’accesso a determinate professioni. Noi vogliamo, ad esempio, che sia effettivamente garantita l’assunzione dei neolaureati, oggi abbandonati alla competizione selvaggia del cosiddetto “mercato del lavoro”. In questo senso è possibile pensare a una forma di programmazione del numero dei laureati, con forme differenti dal test e che deve avere come presupposto l’effettiva possibilità per tutti di accedere all’istruzione indipendentemente dalle barriere economiche. Ma il numero chiuso di oggi non ha nulla a che vedere con tutto questo. È una misura del tutto slegata dal numero di posti di lavoro effettivamente disponibili, legata a interessi ben diversi (la riduzione del personale medico e sanitario va a braccetto con le politiche di dismissione della sanità pubblica a vantaggio di quella privata), e che si tramuta nell’ennesimo elemento di selezione di classe in un’università sempre più preclusa a chi non può permettersela. Contro il numero chiuso, contro questa università di classe voluta dai padroni e dalla UE oggi bisogna lottare, rivendicando un’università diversa, fatta davvero per gli studenti e non asservita agli interessi dei padroni.</p>
<p>VIA IL NUMERO CHIUSO</p>
<p>NO ALL’UNIVERSITÀ DI CLASSE</p>
]]></content:encoded>
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		<title>UNIVERSITA&#8217;: «BONUS TEST INGRESSO, AUMENTA SELEZIONE DI CLASSE»</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 06:04:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Il sistema dei bonus nelle valutazioni dei test d’ingresso non farà altro che aumentare il classismo nel sistema di istruzione nazionale» questa la dichiarazione di Paolo Spena, responsabile del dipartimento Scuola e Università del FGC riguardo alla recente introduzione da parte dell’ex-ministro Profumo dei punti bonus nella valutazione dei test d’ingresso nazionali per l’accesso alle]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5 class="uiStreamMessage userContentWrapper" data-ft="{&quot;type&quot;:1,&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"></h5>
<p style="text-align: justify;">«Il sistema dei bonus nelle valutazioni dei test d’ingresso non farà altro che aumentare il classismo nel sistema di istruzione nazionale» questa la dichiarazione di Paolo Spena, responsabile del dipartimento Scuola e Università del FGC riguardo alla recente introduzione da parte dell’ex-ministro Profumo dei punti bonus nella valutazione dei test d’ingresso nazionali per l’accesso alle Università, calcolati sulla base del voto di diploma. Da quest’anno infatti, in base al voto di diploma, gli studenti che affronteranno i test per accedere a determinate facoltà potranno godere di un bonus compreso fra i 4 e i 10 punti sulla valutazione del test. L’assegnazione di questi punti bonus, accessibili solo ai diplomati con punteggio superiore agli 80 centesimi, avrà però dei parametri diversi a seconda della scuola di provenienza. Questa assegnazione si basa infatti sul conteggio dei percentili, in altre parole ogni studente riceverà un bonus proporzionale al numero di diplomati nella sua scuola che ha superato ottenendo un punteggio maggiore. È evidente la disparità nelle valutazioni che ne conseguirebbe: con un diploma preso in alcune scuole paritarie si potrà addirittura accedere ai 10 punti bonus con un semplice 81, mentre diplomandosi in scuole statali di alto livello e con valutazioni mediamente elevate non si potrà accedere a tutti i 10 punti neanche con un 100 e lode. «Considerato il numero crescente di giovani che cercano di avere accesso alle università a numero chiuso senza riuscirci, un provvedimento del genere non farà che favorire una “migrazione” verso le scuole private, il che significa favorire chi può permettersi di pagare» conclude Spena «il ministro Carrozza ha già tentato una prima rassicurazione nei confronti degli studenti e delle famiglie, ma ciò che è certo è che la volontà di questo sistema di creare una scuola di classe è sempre più evidente.»</p>
<h5 class="uiStreamMessage userContentWrapper" data-ft="{&quot;type&quot;:1,&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"><span class="messageBody" data-ft="{&quot;type&quot;:3}"><span class="userContent"><br class="userContent" /></span></span></h5>
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		<title>NO AI TEST D&#8217;INGRESSO, NO ALL&#8217;UNIVERSITA&#8217; DI CLASSE.</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 13:51:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In queste ore in tutta Italia inizieranno i test d’ingresso per l’università e migliaia di studenti si troveranno a dover affrontare questa prova per poter accedere alle facoltà a numero chiuso. Non si tratta di una novità, anche se in questi ultimi anni il numero delle facoltà a numero chiuso è aumentato in modo incredibile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste ore in tutta Italia inizieranno i test d’ingresso per l’università e migliaia di studenti si troveranno a dover affrontare questa prova per poter accedere alle facoltà a numero chiuso. Non si tratta di una novità, anche se in questi ultimi anni il numero delle facoltà a numero chiuso è aumentato in modo incredibile e i test si sono diffusi anche nelle facoltà che non prevedono restrizioni sul numero degli iscritti. I media e i politici nazionali presentano il numero chiuso come unica via possibile, ma dietro questa affermazione si nasconde la compiuta realizzazione ideologica di un disegno politico ed economico che mira ad escludere le masse popolari dall’accesso all’università e allo stesso tempo fornire la prima base essenziale per la riduzione dello stato sociale, a partire dal settore sanitario. I test d’ingresso servono dunque a tre scopi: aumentare il carattere di classe dell’università, costruire il presupposto per lo smantellamento e la dequalificazione dello stato sociale, chiedere agli studenti e alle famiglie l’ennesima tassa mascherata per colmare parzialmente tagli e finanziamenti elargiti ai privati. Vediamo in che modo. <span id="more-218"></span>La questione della programmazione  in una società è un aspetto che non ignoriamo e a nostro giudizio di fondamentale importanza, ma il punto è capire a cosa è finalizzata questa programmazione. Prendiamo come esempio Cuba. Anche in un paese socialista esiste una programmazione del numero degli iscritti nelle facoltà, la differenza sostanziale è che la scuola è totalmente gratuita e non conosce selezione per reddito, i libri di testo sono forniti dallo Stato, all’università non esistono tasse d’iscrizione, gli studenti fuori sede hanno alloggio e vitto gratuiti, ogni studente percepisce un salario per il periodo in cui studia all’università. Quando uno studente affronta la scelta della scuola a cui iscriversi e successivamente dell’università sa bene che tutti partono dalle stesse condizioni; la scelta tra lavoro ed università non ha alcuna base economica immediata perché in entrambi i casi, sia lavorando, sia studiando, si percepisce un salario.</p>
<p>In Italia al contrario il numero chiuso rappresenta il passaggio finale di un lungo processo di selezione che parte dalla scuola dell’obbligo. La gratuità è un lontano ricordo: tasse, libri di testo, prospettive future, spingono le famiglie a scegliere sulla base del reddito e non sulle capacità e aspirazioni individuali. Se si facesse un rapido sondaggio sulla composizione di classe degli studenti delle principali facoltà a numero chiuso si vedrebbe da subito che in larghissima maggioranza i figli di lavoratori dipendenti, operai, precari ne sono praticamente del tutto esclusi. La scelta tra scuola e scuola, lavoro ed università, tipo di facoltà è oggi una scelta principalmente economica per la stragrande maggioranza della popolazione.</p>
<p>Tornando all’aspetto della programmazione è essenziale non tanto parlare del mezzo, quanto della finalità che questo consente di realizzare. Noi sosteniamo la necessità che una società attui una programmazione generale delle attività tra cui certamente anche l’università. Il punto è sulla base di quali linee guida economiche e di quale visione della società questa programmazione venga attuata. Tornando all’esempio di Cuba, il fatto che le facoltà sanitarie siano a numero chiuso non comporta un danno per i cubani, che al contrario usufruiscono di un servizio sanitario nazionale tra i migliori al mondo (completamente gratuito). Il numero dei medici che ogni anno si laureano è sufficiente non solo al popolo cubano, ma anche a progetti internazionali di aiuto internazionale e cooperazione di cui Cuba è sempre stata esempio. Allo stesso modo la programmazione serve ad evitare che altri importanti settori della società, dall’agricoltura, ad altre professioni di qualunque genere, che sono altrettanto importanti per il benessere collettivo, siano privati del giusto apporto numerico. In questo modo la pianificazione serve a garantire una situazione di protezione dei diritti della collettività e di sviluppo armonico della società nel suo complesso.</p>
<p>In Italia al contrario il numero chiuso viene inserito con il preciso scopo di diminuire il numero dei medici e del personale sanitario nel nostro paese, e nel caso di altre facoltà, garantire il mantenimento di influenza e importanza di alcuni ordini professionali. La diminuzione del numero degli addetti a partire dal numero di laureati all’università rappresenta un esempio di programmazione che è finalizzato alla dismissione del sistema pubblico. A partire dal 2013 il numero dei medici inizierà progressivamente a scendere comportando l’impossibilità del mantenimento di presidi sanitari periferici ed ospedali. Tutto questo in linea con le direttive europee sul ridimensionamento della spesa pubblica, con i processi di privatizzazione dei servizi. Tutto a danno della popolazione e di quanti non possono permettersi una sanità a pagamento.</p>
<p>In ultima analisi il costo dell’iscrizione al test, fortemente aumentato in questi anni è l’ennesima tassa mascherata a danno di famiglie e studenti, che rappresenta il tentativo disperato delle università di reperire risorse economiche per la sopravvivenza immediata, a fronte di continui tagli al pubblico e larghe elargizioni ai privati. L’ennesimo strumento per far pesare la crisi su studenti e famiglie.</p>
<p>Per tutti questi motivi il Fronte della Gioventù Comunista manifesta la sua opposizione ai test d’ingresso all’università, invitando tutti a smascherare la finzione ideologica propagandata dai giornali e dalle televisioni. Nessuna necessità strutturale, ma solo uno strumento per la selezione di classe, per la dismissione dello stato sociale, ed ennesima tassa mascherata.</p>
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