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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; popolo palestinese</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>PER LA LIBERTÀ DELLA PALESTINA. FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA IMPERIALISTA IN MEDIO ORIENTE. Comunicato dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria nazionale del FGC.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 10:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A un anno dagli eventi del 7 ottobre 2023, il bagno di sangue che Israele ha scatenato nella striscia di Gaza rischia di evolvere in una escalation bellica su scala regionale. Gli attentati terroristici organizzati da Israele in Libano, i bombardamenti contro obiettivi civili e militari nel paese, tra cui quello in cui è stato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A un anno dagli eventi del 7 ottobre 2023, il bagno di sangue che Israele ha scatenato nella striscia di Gaza rischia di evolvere in una escalation bellica su scala regionale. Gli attentati terroristici organizzati da Israele in Libano, i bombardamenti contro obiettivi civili e militari nel paese, tra cui quello in cui è stato ucciso il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah; le minacce circa una imminente invasione di terra da parte dell’IDF e l’attacco missilistico iraniano in risposta alle criminali azioni di Israele, mostrano che la questione palestinese può fare da detonatore per un conflitto imperialista più generalizzato nell’intero Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, non si ferma il massacro che Israele sta portando avanti nella striscia di Gaza, con la complicità degli USA, dell’UE e dei governi europei, della NATO. Ad oggi sono stati uccisi più di 40mila palestinesi, di cui 16mila bambini. 80mila bambini mostrano segni di malnutrizione, decine di migliaia sono i dispersi, gli orfani e i mutilati. Gli sfollati arrivano a quasi 2 milioni di persone, cioè l’80% della popolazione della Striscia di Gaza, mentre il 2% è stato sterminato. Nella Cisgiordania, crescono l’oppressività dell’occupazione e del regime di apartheid, le atrocità delle IDF e dei coloni contro la popolazione civile, le rappresaglie contro militanti e prigionieri politici, che colpiscono sempre più anche le forze che si oppongono al genocidio dentro i confini di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il governo e la borghesia di Israele, al costo della sicurezza della loro stessa popolazione, portano avanti un piano genocida e di pulizia etnica che ha un obiettivo chiaro e apertamente dichiarato: cancellare per sempre la possibilità della nascita e del riconoscimento di uno Stato palestinese</strong> – scenario che esponenti del governo di Tel Aviv hanno definito “contrario alla sicurezza di Israele” &#8211; e mettere il mondo davanti ai fatti compiuti della totale occupazione militare della Palestina storica e dell’espulsione delle popolazioni arabe dalle loro terre.</p>
<p style="text-align: justify;">È opportuno evidenziare, a tal proposito, che anche quelle che vengono ipocritamente presentate dai nostri media come “aperture” e “proposte” israeliane per un cessate il fuoco, chiedono come condizione alla controparte palestinese il riconoscimento dell’occupazione militare della Striscia di Gaza. Nel frattempo, continua la manipolazione mediatica che giustifica le azioni di Israele, o ne minimizza la gravità, con la retorica della “lotta al terrorismo”, proprio mentre a compiere atti terroristici è lo Stato di Israele, come dimostrano gli attacchi compiuti in Iran e in Libano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ribadiamo quanto abbiamo già affermato all’indomani del 7 ottobre: <strong>il popolo palestinese, che vive in condizioni di occupazione militare, di assedio e di segregazione imposta da una forza occupante, ha il diritto a lottare con ogni mezzo per la propria liberazione</strong>. È opportuno sottolineare che, nelle condizioni attuali della Palestina, il diritto dei popoli occupati alla resistenza armata è riconosciuto persino dal diritto delle Nazioni Unite. La narrazione mediatica che bolla arbitrariamente non soltanto Hamas, ma la totalità delle forze politico-militari palestinesi come “terrorismo”, è pura propaganda che serve a offuscare questa verità: che in Palestina esiste una resistenza armata contro un’occupazione illegittima, ingiusta e criminale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’invasione israeliana della Striscia di Gaza e il bagno di sangue che è ormai in corso da un anno, avvengono mentre <strong>il Medio Oriente continua a essere al centro di una dura competizione imperialista tra le potenze capitalistiche mondiali e regionali</strong>, e i rispettivi monopoli, per il controllo delle risorse energetiche, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, di territori strategici, mercati e quote di mercato. Questa competizione è la base materiale del tanto discusso “allargamento del conflitto”, dalle vicende nel Mar Rosso al coinvolgimento dell’Iran e delle forze a esso affini in Libano e Siria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Italia e i monopoli italiani sono parte attiva e rilevante in questo scenario di competizione imperialista</strong>. Ne sono dimostrazione la presenza militare italiana in Iraq e nel Mediterraneo Orientale, o la licenza per esplorare ed estrarre gas dai giacimenti nelle acque della Striscia di Gaza che l’ENI ha ottenuto dal governo israeliano, in qualità di forza militare occupante e – come denunciato da molti &#8211; in violazione del diritto internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa realtà è alla base dell’inaccettabile complicità con Netanyahu del governo italiano guidato da Giorgia Meloni, che si distingue oggi per la sua posizione più smaccatamente filo-israeliana, anche rispetto ad altri paesi UE. Mentre Israele realizzava un piano genocida nell’ultimo anno, l’Italia non ha mai votato a favore della richiesta di un cessate il fuoco, né ha interrotto la fornitura di armi, che anzi è raddoppiata nel giro di un mese tra dicembre 2023 e gennaio 2024, arrivando a quota due milioni di euro in missili e bombe forniti a Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, dopo le grandi mobilitazioni popolari in solidarietà al popolo palestinese, un importante movimento di protesta si è sviluppato negli scorsi mesi nelle università italiane per chiedere la fine degli accordi di cooperazione con Israele e con le aziende belliche e dell’industria militare. Abbiamo sostenuto queste proteste con tutte le nostre energie, mentre si intensificavano, da un lato, la repressione da parte delle forze di polizia, dall’altro, gli attacchi squadristi organizzati da estremisti di matrice filo-israeliana.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, alcune organizzazioni palestinesi in Italia hanno lanciato una manifestazione nazionale a Roma per la giornata del 5 ottobre, richiamando l’anniversario degli eventi del 7 ottobre e chiamando a esprimere solidarietà e sostegno alle forze della resistenza palestinese. Il lancio di questa manifestazione e le posizioni espresse dai promotori sono state utilizzate come pretesto dal governo Meloni per imporre il divieto alla manifestazione, per presunte “ragioni di sicurezza pubblica” che in realtà tradiscono la natura tutta politica di questo divieto, giunto dopo settimane di pressioni dei settori filo-israeliani.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sviluppi hanno prodotto una divisione tra le forze palestinesi in Italia, producendo il ritiro dalla promozione della giornata del 5 ottobre di una parte delle sigle palestinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Fronte Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista, nel <strong>confermare l’adesione e la partecipazione alla giornata di manifestazione nazionale a Roma del 5 ottobre con uno spezzone comunista e di classe</strong>, con appuntamento a <strong>Piramide (MB) alle ore 14</strong>, dichiarano e ribadiscono quanto segue:</p>
<p style="text-align: justify;">-        È necessario porre fine al genocidio in corso della Striscia di Gaza, imporre un immediato cessate il fuoco, fermare i piani di invasione del Libano da parte dell’esercito israeliano. Sosteniamo l’incriminazione di Israele per crimini di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia per violazioni della convenzione ONU del 1948 sul genocidio;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Lottiamo per porre fine a ogni forma di coinvolgimento dell’Italia nel massacro in corso a Gaza, a ogni forma di sostegno italiano al governo criminale di Netanyahu, a ogni forma di cooperazione e coinvolgimento dell’Italia nella preparazione della guerra imperialista contro il Libano e l’Iran. Denunciamo i piani imperialisti di USA, UE e NATO e del capitale italiano in Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Il tentativo delle forze di governo di utilizzare i pretesti della “lotta all’antisemitismo e al terrorismo” per intensificare la repressione politica della solidarietà alla Palestina è ormai chiarissimo. Pensiamo che a questi tentativi di intimidazione e marginalizzazione politica si debba rispondere, nonostante tutte le contraddizioni esistenti, con la massima unità delle comunità palestinesi e delle forze pro-Palestina del movimento di classe, senza illusioni che l’unità nella lotta possa essere sostituita da interlocuzioni a porte chiuse con le forze politiche del centro-sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">-        Ogni speranza di pace nell’immediato futuro per il popolo palestinese passa per la fine dell’occupazione dei territori palestinesi e dell’<em>apartheid</em>, per il riconoscimento effettivo di uno Stato palestinese sovrano e indipendente, del diritto al ritorno dei profughi palestinesi e la liberazione dei prigionieri politici detenuti dal regime israeliano.</p>
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		<title>25 APRILE: NON LASCIAMOLO AI COMPLICI DI GENOCIDIO E GUERRA. UN APPELLO A TUTTI I COMPAGNI. Comunicato della segreteria nazionale del FGC</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 10:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ricorrenza del 25 Aprile cade quest’anno in un clima politico che, se possibile, è ancor più teso e complesso di quello degli scorsi anni. La situazione è difficile e impone a tutti noi una riflessione seria sulla nostra azione politica. Vogliamo porre questa riflessione a tutti i compagni, alle organizzazioni a noi vicine, a]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La ricorrenza del 25 Aprile cade quest’anno in un clima politico che, se possibile, è ancor più teso e complesso di quello degli scorsi anni. La situazione è difficile e impone a tutti noi una riflessione seria sulla nostra azione politica. Vogliamo porre questa riflessione a tutti i compagni, alle organizzazioni a noi vicine, a tutta la c.d. “sinistra di classe” in generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci avviciniamo al 25 aprile in un contesto caratterizzato dal massacro in corso in Palestina, dalla corsa agli armamenti che avviene sullo sfondo della guerra imperialista in Ucraina, dalla più ampia competizione tra le potenze capitalistiche a livello mondiale. Le pressioni delle forze che cercano di stravolgere il significato della lotta partigiana e di utilizzare la memoria del 25 aprile come copertura istituzionale dell’esistente saranno ancora maggiori di quelle viste gli scorsi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il FGC, come organizzazione giovanile comunista, sin dalla sua esistenza difende con orgoglio la memoria e l’esempio della Resistenza partigiana, il carattere rivoluzionario e progressivo della lotta di liberazione. Denunciamo da sempre ogni tentativo di distorcere il significato della lotta partigiana, di utilizzare la memoria e il sacrificio dei partigiani per legittimare il sistema politico, sociale ed economico dell’Italia di oggi. Ci siamo sempre opposti ai tentativi di trasformare il 25 aprile in una vuota ricorrenza istituzionale, ai tentativi del centro-sinistra di trasformarlo in una data a uso e consumo della propria proposta politica, ribadendo che i partigiani hanno lottato per un’idea di Italia e una società che non ha nulla a che vedere con quella di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso degli anni abbiamo contestato gli slogan sui “partigiani d’Europa” promossi dal centro-sinistra, i vuoti appelli all’antifascismo di chi ha governato per anni per conto dei grandi monopoli, la strumentalizzazione della vicenda della c.d. “brigata ebraica” per legittimare inaccettabili posizioni filo-israeliane all’interno delle manifestazioni del 25 aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo sempre affermato queste posizioni marciando a testa alta nelle manifestazioni del 25 aprile, organizzando i nostri spezzoni comunisti, popolari e militanti, tenendo alte le bandiere rosse della resistenza sotto gli occhi di migliaia di proletari. Ogni 25 aprile è stato preparato con decine di iniziative politiche, assemblee, eventi nelle scuole e nelle università, in cui abbiamo raccontato alle nuove generazioni una Resistenza “diversa” da quella che questo sistema vorrebbe raccontare. Lo abbiamo sempre fatto, vogliamo continuare a farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo faremo anche quest’anno, portando in quelle piazze le posizioni dei comunisti contro la guerra e i piani imperialisti di USA-UE-NATO e a sostegno delle legittime aspirazioni del popolo palestinese; denunciando le responsabilità politiche di chiunque tenterà di strumentalizzare il 25 aprile per promuovere messaggi guerrafondai, per promuovere l’arbitraria e inaccettabile identificazione tra la giusta lotta all’antisemitismo e il sostegno alle politiche criminali e genocide dello Stato di Israele, per suggerire l’antistorica equiparazione tra la lotta partigiana e le forze belligeranti nella guerra imperialista in Ucraina.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche anno, alcuni compagni e sigle hanno scelto un’altra strada, iniziando a proporre una sorta di boicottaggio delle manifestazioni del 25 aprile nelle principali città, scegliendo di “disertare” le piazze e promuovere piccole manifestazioni separate. È una tattica che riteniamo errata, perdente e fondata su presupposti e valutazioni politiche errate.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro avviso, l’attuale condizione di irrilevanza politica dei comunisti e di tutta la sinistra “di classe” rimuove in partenza ogni possibilità che questa presa di posizione sia incisiva, conosciuta e comprensibile alle masse e nel dibattito politico. Il ritiro dal 25 aprile delle nostre piccole forze militanti non è un segnale forte per nessuno, non fa avanzare rapporti di forza reali, non produce nessuna presa di coscienza al di fuori della nostra cerchia ristretta. Per la stessa ragione, non condividiamo l’idea che sia la nostra presenza di comunisti in quelle piazze a “legittimare” la narrazione distorta delle istituzioni e del centro-sinistra sul 25 aprile. Un’affermazione del genere rischia di essere puro narcisismo intellettuale, quando il dato di fatto è che quel tipo di narrazione conquista consensi nella società perché le forze che la promuovono sono egemoni rispetto a ciò che esprimiamo tutti noi, collettivamente. In questa situazione, abbandonare quelle piazze vuol dire semplicemente lasciare campo libero e facilitare enormemente il lavoro di chi vuole trasformare il 25 aprile in una festa a uso e consumo del capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’appello che vogliamo fare a tutti i compagni e le organizzazioni di classe è di non abbandonare il campo. Il popolo che scende nei cortei del 25 aprile è, almeno in parte, lo stesso che da mesi riempie centinaia di piazze in solidarietà al popolo palestinese. Riteniamo che esistano le condizioni per stare in quei cortei a testa alta, contendendo il terreno e la legittimità politica alle forze filo-imperialiste e filo-israeliane, con l’obiettivo di smascherarle e isolarle politicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Scendiamo nelle piazze il 25 aprile dimostrando che esiste una parte d’Italia combattiva, comunista, antimperialista, che difende e onora la memoria dei nostri partigiani, che tiene alte le loro bandiere della Resistenza e le loro idee affinché siano il fuoco vivo delle lotte di oggi.</p>
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		<title>RILANCIARE LA MOBILITAZIONE PER LA PALESTINA. MANIFESTAZIONE NAZIONALE 24 FEBBRAIO A MILANO. Comunicato della Segreteria Nazionale FGC</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 17:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) aderisce e prenderà parte alla manifestazione nazionale per la Palestina lanciata per il 24 febbraio a Milano dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, dai Giovani Palestinesi d’Italia e dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia. Scenderemo in piazza in solidarietà al popolo palestinese, per esigere la fine della complicità del governo italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) aderisce e prenderà parte alla manifestazione nazionale per la Palestina lanciata per il 24 febbraio a Milano dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, dai Giovani Palestinesi d’Italia e dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia. Scenderemo in piazza in solidarietà al popolo palestinese, per esigere la fine della complicità del governo italiano con la politica genocida dello Stato di Israele.</p>
<p>Allo stesso tempo, sosteniamo lo sciopero lanciato dal Si Cobas nella giornata del 23 ottobre e metteremo le nostre forze a disposizione e supporto delle agitazioni nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Sono passati mesi, ma il massacro nella Striscia di Gaza prosegue senza fermarsi. La rappresaglia israeliana seguita ai fatti del 7 ottobre ha causato circa 30mila morti palestinesi; il 70% delle vittime secondo l’ONU è costituito da donne e bambini. Decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono rimasti mutilati e orfani, mentre la distruzione indiscriminata di ospedali e scuole, gli attacchi crudeli contro le colonne di profughi, la privazione dell’accesso all’acqua e all’energia, la costante de-umanizzazione dei palestinesi nelle dichiarazioni degli esponenti del governo israeliano, giustificano ampiamente l’accusa di genocidio sollevata alla Corte Internazionale di Giustizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo al fianco del popolo palestinese, contro il massacro e i crimini di Israele</strong></p>
<p>Il FGC ribadisce che ciò che è avvenuto il 7 ottobre è la conseguenza di 75 anni di oppressione del popolo palestinese. La colonizzazione illegittima dei territori palestinesi, l’imposizione di un regime di occupazione e di apartheid, l’applicazione della legge marziale per regolare la vita dei palestinesi, l’assedio imposto alla Striscia di Gaza, sono tutte condizioni che legittimano la resistenza armata secondo lo stesso diritto delle Nazioni Unite.</p>
<p>Oggi Israele è governata da un’ideologia fanatica e reazionaria che sostiene la legittimità dello sterminio di un intero popolo, la disumanizzazione dei palestinesi e l’indistinguibilità tra obiettivi civili e obiettivi militari. Ancora oggi il governo israeliano dichiara ufficialmente di non essere disposto a riconoscere il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato. In questo contesto, con enorme ipocrisia, si pretende di bollare come organizzazioni “terroristiche” la quasi totalità delle organizzazioni politico-militari palestinesi. Con questa costruzione tutta ideologica si vuole negare ai palestinesi non solo uno Stato, ma persino il diritto di organizzarsi e lottare per la propria libertà.</p>
<p>Le azioni di Israele rappresentano un crimine internazionale, di cui il governo italiano continua ad essere complice, arrivando persino ad astenersi nel voto sulla richiesta di un cessate il fuoco nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il governo Meloni ha recentemente sospeso i finanziamenti all’agenzia ONU impegnata negli aiuti umanitari al popolo palestinese e annunciato l’invio di militari italiani a Gaza.</p>
<p>Sappiamo bene che il sostegno “occidentale” a Israele deriva dal ruolo che questo paese gioca nella dura competizione imperialista in corso a livello globale. Gli eventi in Medio Oriente, infatti, vanno letti anche nella cornice di ciò che accade in Ucraina, nel Mar Rosso, nella regione Indo-Pacifica. Il mondo è entrato in un’era di nuova e durissima competizione economica, politica e militare tra le potenze capitalistiche; la guerra, in questo contesto, torna sempre più ad essere una delle opzioni concrete sul tavolo dei governi. Israele è oggi un “partner strategico” irrinunciabile per gli interessi dei grandi monopoli finanziari di decine di paesi, in una regione del mondo che è crocevia della spartizione di risorse energetiche, delle rotte commerciali e di approvvigionamento, dei traffici marittimi. È chiarissimo ed evidente che quando i governi europei parlano del “diritto di Israele a difendersi”, parlano in realtà della difesa dei profitti dei propri monopoli, dei propri capitalisti, sapendo bene che questi profitti sono fatti sulla vita del popolo palestinese.</p>
<p>Un esempio lampante è rappresentato dal rilascio, da parte del governo israeliano, di licenze per l’esplorazione di giacimenti di gas nelle acque antistanti la Striscia di Gaza a diverse società multinazionali, avvenuto lo scorso 29 ottobre. Tra queste multinazionali, non a caso, spicca l’ENI. Si tratta di acque su cui Israele non esercita legalmente alcun diritto di sovranità o esclusività. Se ENI, partecipata al 30% dal Tesoro italiano, desse seguito alle attività esplorative sui giacimenti nelle acque palestinesi – stimati in 30 miliardi di metri cubi di gas &#8211; confermerebbe ulteriormente la complicità italiana nei crimini di guerra in corso, tramite il saccheggio illegittimo delle risorse naturali delle acque palestinesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rilanciare la mobilitazione in Italia: contro il governo Meloni e i piani imperialisti!</strong></p>
<p>Dall’inizio del massacro a Gaza abbiamo visto in Italia, come in tutto il mondo, lo sviluppo di un importante moto di solidarietà nei confronti del popolo palestinese. Nonostante il coro unanime e una vergognosa campagna mediatica interamente schiacciati sul sostegno acritico a Israele, nonostante il tentativo di criminalizzare le manifestazioni e bollare come “antisemita” ogni voce critica verso i crimini israeliana, sono centinaia le manifestazioni che in tutta Italia si sono sviluppate a sostegno del popolo palestinese e della sua lotta.</p>
<p>Da ottobre ad oggi abbiamo visto manifestazioni in tantissime città, giornate di mobilitazione nazionali, occupazioni di scuole e università. Questi appuntamenti hanno visto la partecipazione di importanti segmenti di classe lavoratrice e di settori popolari; a questi, si somma un’ampia fascia di giovani proletari, di seconda generazione e di origine immigrata, che si affacciano per la prima volta sul terreno della lotta politica. L’entità e la costanza di queste mobilitazioni hanno contribuito fortemente a smontare la narrazione dominante sui media, dimostrando lo scollamento enorme tra la propaganda ufficiale e il sentimento popolare. Come FGC abbiamo sostenuto, promosso e in alcuni casi organizzato le mobilitazioni degli scorsi mesi; abbiamo messo le forze della gioventù comunista in costante agitazione nelle scuole e nelle università, legando la solidarietà alla Palestina alla lotta più generale contro la guerra e i piani imperialisti.</p>
<p>Proprio quest’ultima riteniamo sia la strada su cui è necessario avanzare oggi.</p>
<p>La solidarietà spontanea e di massa al popolo palestinese deve trasformarsi in una lotta cosciente, generalizzata. È necessario far avanzare in Italia la costruzione di un grande movimento operaio-popolare contro la guerra imperialista, contro i piani bellicisti dei padroni, contro un sistema fondato sul profitto e sull’ingiustizia che non può generare altro che questo.</p>
<p>Con questo spirito, ribadiamo il nostro sostegno attivo alla manifestazione nazionale per la Palestina del 24 febbraio a Milano.</p>
<p>Facciamo appello affinché quella manifestazione possa essere un’occasione in cui tutte quelle forze che in questi mesi hanno lottato a fianco del popolo palestinese possano saldarsi per la costruzione di un movimento popolare contro la guerra imperialista, che abbia un chiaro orientamento di classe.</p>
<p>Facciamo appello per la costruzione di uno spezzone contro il governo Meloni e il suo inaccettabile sostegno al genocidio del popolo palestinese; per la libertà del popolo palestinese e il suo diritto a lottare per la propria emancipazione, contro le politiche di guerra che schiacciano le condizioni di vita dei proletari nel nostro paese; per il riconoscimento dello Stato di Palestina; per conquistare un futuro di pace e solidarietà tra i popoli, libero della guerre e dallo sfruttamento.</p>
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