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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; protesta</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>STUDENTI IN PIAZZA IN TUTTA ITALIA: «CLASSI POLLAIO E POCHI DOCENTI, VOGLIAMO UN RIENTRO IN SICUREZZA»</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 10:15:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi in decine di città italiane gli studenti sono scesi in piazza per rivendicare un rientro a scuola che sia realmente in sicurezza. Dopo mesi di didattica a distanza, si è tornati a scuola con la mascherina e banchi monoposto per limitare i contagi, ma gli studenti con azioni di protesta davanti le proprie scuole]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2020/09/1.jpeg" rel="lightbox[3167]" title="1"><img class="aligncenter size-full wp-image-3168" title="1" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2020/09/1.jpeg" alt="" width="1600" height="1200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi in decine di città italiane gli studenti sono scesi in piazza per rivendicare un rientro a scuola che sia realmente in sicurezza. Dopo mesi di didattica a distanza, si è tornati a scuola con la mascherina e banchi monoposto per limitare i contagi, ma gli studenti con azioni di protesta davanti le proprie scuole hanno da subito denunciato: troppe classi pollaio, bus affollati e pochi professori.<span id="more-3167"></span></p>
<p style="text-align: justify;">«<strong>Mancano spazi e docenti, il rientro sicuro sbandierato da Azzolina non esiste e lo dimostrano i già troppi casi di scuole costrette a tornare alla DAD</strong>» dichiara Simon Vial, responsabile scuola del FGC «Non è possibile mantenere il metro di distanza se ci sono classi pollaio e trasporti pubblici affollati. In sei mesi di tempo il governo non ha cambiato nulla, servivano spazi e assunzioni perché le mascherine e la ricreazione in classe non bastano. <strong>La didattica a distanza ha escluso migliaia di studenti dalle lezioni e gli studenti oggi sono scesi in piazza per evitare che questa diventi la normalità</strong>: bisogna garantire davvero sicurezza e diritto allo studio. A farne le spese fin ora sono stati gli studenti dei quartieri popolari e delle periferie, i figli dei lavoratori, quegli stessi lavoratori precari su cui il governo fa solo propaganda e che in molte piazze oggi erano spalla a spalla con gli studenti»</p>
<p style="text-align: justify;">«Di fronte alla scelta tra diritto allo studio, non garantito dalla DAD, e alla salute, messa a rischio da un rientro senza spazi adeguati e professori sufficienti,<strong> oggi gli studenti hanno scelto la lotta</strong>» conclude Vial «<strong>Servono soldi alla scuola per garantire un’istruzione di qualità per tutti, la crisi legata alla pandemia non può diventare la scusa per nuovi tagli e attacchi ai diritti degli studenti e dei lavoratori.</strong> La mobilitazione di oggi è solo il primo passo di una stagione di lotta che vedrà uniti studenti e lavoratori nelle piazze!»</p>
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		<title>UNIVERSITÀ. «VIA IL NUMERO CHIUSO». PROTESTE FGC IN TUTTA ITALIA CONTRO IL TEST D’INGRESSO</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 08:55:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi, in occasione del test di ingresso di medicina, il Fronte della Gioventù Comunista ha realizzato azioni di protesta nelle università di tutta Italia, accogliendo gli studenti con lo slogan «Via il numero chiuso – No all’università di classe». Fra tutte spiccano le proteste realizzate nelle università di Roma, Milano, Torino, Bologna, Padova, Firenze, Napoli,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/09/DSC_2626.jpg" rel="lightbox[2440]" title="dsc_2626"><img class="alignleft size-full wp-image-2441" title="dsc_2626" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2017/09/DSC_2626.jpg" alt="" width="5755" height="3174" /></a></p>
<p>Oggi, in occasione del test di ingresso di medicina, il Fronte della Gioventù Comunista ha realizzato azioni di protesta nelle università di tutta Italia, accogliendo gli studenti con lo slogan «Via il numero chiuso – No all’università di classe». Fra tutte spiccano le proteste realizzate nelle università di Roma, Milano, Torino, Bologna, Padova, Firenze, Napoli, Bari e Palermo.<span id="more-2440"></span></p>
<p>«Per giustificare il numero chiuso si parla sempre di meritocrazia, ma non si tiene conto delle differenze economiche che esistono» – ha dichiarato Paolo Spena, resp. università del FGC – «C’è chi viene da prestigiosi licei del centro e chi da scuole “di serie B”, chi prepara il test con corsi privati da 3000€ e chi passa l’estate a lavorare per pagarsi gli studi. Come si fa a parlare di merito se non si parte dalle stesse condizioni? Questi test, inoltre, servono a tagliare sulla sanità pubblica che oggi è in crisi per mancanza di organico, a tutto vantaggio del privato e in linea coi diktat della UE. Il saldo fra pensionati e neolaureati è negativo e ogni anno si perdono 800 medici mentre l’età media sale. In 10 anni i lavoratori della sanità sono calati di 22mila unità».</p>
<p>«Non è di questi test che gli studenti o l’università hanno bisogno» &#8211; conclude la nota &#8211; «Bisogna invertire la rotta su un’istruzione del tutto asservita a logiche di profitto e interessi privati. La gioventù comunista rivendica un’università pubblica accessibile a tutti indipendentemente dal reddito, inserita in una pianificazione nazionale che garantisca effettivamente alle nuove generazioni il diritto a un lavoro senza precarietà».</p>
<p>Clicca <a title="qui" href="https://www.facebook.com/pg/FronteDellaGioventuComunista/photos/?tab=album&amp;album_id=1599589823427137">qui</a> per guardare le foto delle azioni di protesta di tutta Italia.</p>
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		<title>FGC: «BOICOTTARE PROGETTI SU CITTADINANZA EUROPEA NELLE SCUOLE. L’UE E’ RESPONSABILE DELLA FINE DELLA SCUOLA PUBBLICA.»</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 08:00:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 2013 sarà l’anno europeo dei cittadini e su sollecitazione del presidente del Consiglio Monti le scuole sono state invitate a “organizzare in tutte le scuole un momento di approfondimento e di dibattito sul significato e le prospettive dell’integrazione europea”. Ma tutto questo avviene mentre l’Unione Europea impone tagli alla spesa pubblica, aggrava la situazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 2013 sarà l’anno europeo dei cittadini e su sollecitazione del presidente del Consiglio Monti le scuole sono state invitate a “organizzare in tutte le scuole un momento di approfondimento e di dibattito sul significato e le prospettive dell’integrazione europea”. Ma tutto questo avviene mentre l’Unione Europea impone tagli alla spesa pubblica, aggrava la situazione delle famiglie italiane, toglie ai giovani prospettive per il futuro ed è la principale responsabile del processo di smantellamento della scuola e dell’università pubblica nel nostro Paese. Per questo invitiamo tutti gli studenti a boicottare ogni tipo di iniziativa che vada a sostegno dell’Unione Europea, che contribuisca a diffondere tra i giovani una falsa coscienza europeista, di diritti che sono solo sulla carta, mentre le politiche della UE li privano ogni giorno del diritto ad un’istruzione pubblica e gratuita, di un’università accessibile a tutti, di un futuro di lavoro sicuro e non di disoccupazione e precarietà. Non intendiamo farci prendere in giro, dopo aver lottato per tutto l’autunno contro i tagli alla scuola e all’università. Una grande consapevolezza si è diffusa tra i giovani: il nostro futuro non può essere l’Unione Europea della disuguaglianza e della disoccupazione.</p>
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		<title>SCUOLA, FGC: «LA VERA BATTAGLIA E’ APPENA INIZIATA»</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 17:02:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Appare ormai chiaro che non c’è una maggioranza parlamentare sufficiente per approvare il ddl ex Aprea. Si tratta della seconda vittoria ottenuta dalla mobilitazione di studenti e lavoratori della scuola, dopo l’accantonamento della proposta dell’aumento a 24 ore dell’orario dei docenti. Una protesta che ha costretto il partito democratico, perno dell’attuale maggioranza di governo a]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Appare ormai chiaro che non c’è una maggioranza parlamentare sufficiente per approvare il ddl ex Aprea. Si tratta della seconda vittoria ottenuta dalla mobilitazione di studenti e lavoratori della scuola, dopo l’accantonamento della proposta dell’aumento a 24 ore dell’orario dei docenti. Una protesta che ha costretto il partito democratico, perno dell’attuale maggioranza di governo a ritirare il suo appoggio al provvedimento.  Una vittoria che serviva, che trasmette finalmente l’idea che i diritti non si mendicano, ma si conquistano con la lotta. Sarebbe tuttavia un errore imperdonabile credere che la partita sulla difesa della scuola pubblica sia terminata qui. In primo luogo perché sono ancora intatti i provvedimenti economici, che in relazione con la “spendig review“ tagliano fondi alla scuola pubblica che sono l’ossatura economica del progetto di privatizzazione della scuola. In secondo luogo perché quello che la protesta di studenti ed insegnanti è riuscita ad ottenere è un arresto (parziale) di politiche che sicuramente verranno riproposte nei prossimi anni, sotto mutate forme, nuovi firmatari e nuove coalizioni di governo, sulle base delle imposizioni economiche e politiche che vengono dall’Unione Europea. <span id="more-510"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non saremmo onesti se non dicessimo questa verità, se cantassimo alla vittoria, dimenticando il contesto in cui ci troviamo. Per questo crediamo che la lotta debba proseguire più forte di prima contro i tagli alla scuola, e che questa lotta debba essere una lotta unitaria tra studenti e lavoratori della scuola, superando divisioni e “giochi dei ruoli” scolastici. Tutti gli studenti hanno potuto constatare come l’atteggiamento di molti insegnanti sia mutato una volta accantonato il provvedimento sulle 24 ore, che li colpiva direttamente. Invitiamo quegli insegnanti a rompere ogni indugio, ad abbandonare quei sindacati concertativi che frenano la protesta, che sono i primi a chiedere di interrompere la lotta e continuare al fianco degli studenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo vinto una battaglia, ma sappiamo che la vittoria definitiva potrà avvenire solo liberandosi dalle imposizioni dell’Unione Europea e dagli interessi economici di un sistema che vuole trasformare la scuola e l’università in una fonte di profitto, che vuole una scuola di classe, anticamera dello sfruttamento del lavoro e dell’assenza di diritti. Questa verità ci appare chiara nella fase che stiamo attraversando, con nuove manovre annunciate, che diamo per assolutamente sicure, attacco ai diritti dei lavoratori, chiusura di fabbriche e posti di lavoro, dismissione della sanità pubblica. Di una cosa siamo assolutamente certi: i prossimi mesi, saranno mesi di lotta e noi non abbiamo nessuna intenzione di mollare. Fino alla vittoria!</p>
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		<title>VALUTAZIONI DEL CN DEL FGC SULLO SCIOPERO GENERALE E SULLA FASE ATTUALE</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2012 15:05:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fase che stiamo attraversando è caratterizzata dall’acuirsi della crisi economica, accompagnata dalla totale sfiducia di strati sempre più vasti della popolazione nei confronti del sistema politico parlamentare e delle organizzazioni sindacali. Nonostante le rassicurazioni del governo e delle forze politiche principali, la maggioranza dei lavoratori, degli studenti italiani, dei giovani disoccupati, percepisce chiaramente che]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La fase che stiamo attraversando è caratterizzata dall’acuirsi della crisi economica, accompagnata dalla totale sfiducia di strati sempre più vasti della popolazione nei confronti del sistema politico parlamentare e delle organizzazioni sindacali. Nonostante le rassicurazioni del governo e delle forze politiche principali, la maggioranza dei lavoratori, degli studenti italiani, dei giovani disoccupati, percepisce chiaramente che non c’è via d’uscita dal tunnel della crisi nelle proposte e nelle misure portate avanti in questi mesi. A questo si aggiunge una consapevolezza iniziale, ancora priva della giusta coscienza politica, del ruolo dell’Unione Europea. Lo sciopero generale del 14 novembre è stato promosso per la prima volta a livello europeo, sebbene le sue parole d’ordine fossero molto arretrate e legate alla visione riformista dei sindacati concertativi europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo dato che emerge dalla valutazione dello sciopero generale in Italia è stata la quasi totale assenza del soggetto principale, i lavoratori, dalle mobilitazioni più importanti avvenute a livello nazionale. Il principale sindacato italiano, la CGIL, ha assunto da tempo i connotati evidenti di forza contigua al sistema capitalistico, e politicamente legata in quasi la totalità delle sue componenti ad un progetto di sostegno al partito democratico o a partiti che a loro volta lo sostengono. La stessa dirigenza della FIOM, ritrovata l’intesa con la maggioranza della confederazione in nome di una comune visione politica generale, rientra ormai in questo disegno. D’altra parte i sindacati di base non riescono ancora ad intercettare grandi masse di lavoratori, colpiti dalla critica al sindacato in sé, fenomeno parallelo all’antipolitica, che spinge a ridurre tutto alla stessa matrice concertativa, inefficace, dannosa, rovesciando la critica alle finalità sullo strumento sindacale stesso.<span id="more-491"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La protesta dei lavoratori in Italia è oggi un fenomeno disorganico. Singole ed importanti lotte sono combattute a decine sul territorio nazionale, basti pensare al Sulcis, alla vicenda della FIAT, alle battaglie contro le delocalizzazioni in tutto il Paese, alla protesta dei lavoratori della scuola e tantissime altre. La parallela mancanza di un collettore politico e di altrettanto sul fronte sindacale rende queste lotte prive della giusta forza, e non contribuisce a creare quella coscienza di classe oggi più che mai necessaria per far comprendere come ogni singola rivendicazione, fondamentale e giusta, deve essere collegata alla critica senza appello al sistema capitalistico e convogliata, insieme a tutte le altre, in un progetto comune di cambiamento. Lo sciopero generale del 14 novembre ha palesato ancora una volta questa condizione, resa evidente anche nella composizione di piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le manifestazioni in Italia sono state animate dalla protesta della scuola, e in modo minore dall’università. Una mobilitazione, quella degli studenti, nata sull’onda del provvedimento sull’aumento a 24 ore del lavoro degli insegnanti, provvedimento oggi ritirato dal governo, salvo il mantenimento dei tagli previsti, che ha innescato la miccia della protesta nelle scuole. Nelle principali città d’Italia il paradosso di uno sciopero generale con più studenti che lavoratori in piazza è stato evidente, e segna inevitabilmente un forte limite della condizione attuale che, sul piano conflittuale, non può essere mascherato da alcuna modalità di gestione di piazza.</p>
<p style="text-align: justify;">La protesta della scuola è caratterizzata da fenomeni complessi che meritano attenzione. Per la prima volta nelle grandi città si assiste ad un ritorno ad una mobilitazione di classe, sebbene ancora priva della necessaria consapevolezza. Sono le scuole di periferia, i tecnici ed i professionali i primi a mobilitarsi ed occupare, proprio dove la crisi si fa sentire maggiormente, invertendo anche il tradizionale rapporto con gli studenti universitari, dove inevitabilmente la selezione di classe ha già colpito. Sono segnali importanti, che riportano dopo tanti anni una composizione di classe nelle proteste, che sembrava impensabile agli occhi di molti fino a pochi mesi fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il destino della mobilitazione delle scuole appare oggi strettamente connessa con la tenuta del personale della scuola, già incrinata dal ritiro del provvedimento sulle 24 ore, che colpiva direttamente i docenti. Il blocco dell’offerta formativa attuato da una parte consistente delle scuole italiane è tuttavia un risultato importante, al quale è necessario collegare in queste settimane il blocco dei contributi studenteschi da parte di studenti e famiglie, portando a casa un risultato immediato, rompendo ogni timore e ogni freno posto in questa direzione dai sindacati concertativi e dalle organizzazioni studentesche moderate e contigue al centrosinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fronte della Gioventù Comunista ribadisce il suo pieno impegno a livello nazionale nella lotta contro il governo Monti, e l’Unione Europea, con l’obiettivo di lavorare ad ogni livello per l’unificazione delle lotte e per diffondere la coscienza che solo un cambiamento rivoluzionario potrà portare ad un miglioramento effettivo e permanente della condizione. Ribadisce la sua volontà di non collaborare in alcun modo con la dirigenza dei sindacati concertativi e delle organizzazioni studentesche riformiste, nonché con le organizzazioni giovanili di quei partiti che in modo miope ed in nome di interessi economici personali delle proprie dirigenze, individuano il proprio orizzonte strategico nelle elezioni politiche in accordo con il centrosinistra o con progetti che portano colori nuovi, ma vecchie logiche di gestione e di linea politica, pienamente funzionali all’attuale quadro economico e politico. Il tempo delle mediazioni è finito.</p>
<p style="text-align: justify;">La forza dell’attacco padronale non si esprime solo, come qualcuno sostiene, con la repressione di piazza, ma con i provvedimenti stessi che vengono imposti in nome degli interessi dei grandi monòpoli e delle banche, di cui la repressione dello Stato costituisce solo l’ultima linea difensiva. L’unica arma che possiamo contrapporre è l’organizzazione, spostando nei luoghi di lavoro e di studio quel conflitto che espresso solo in piazza rischia di trasformare la protesta in una semplice valvola di sfogo temporanea, gestibile e addomesticabile dallo Stato. Questo è il nostro compito in questi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Documento approvato all&#8217;unanimità dal Coordinamento Nazionale del Fronte della Gioventù Comunista.</p>
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		<title>COMUNICATO DEL FGC SUL 14 NOVEMBRE.</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 17:20:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In tutta Italia e in tutta Europa oggi centinaia di migliaia di lavoratori e studenti hanno manifestato contro le politiche dell&#8217;Unione Europea e dei rispettivi governi nazionali. Questa verità non può essere ridotta ad un discorso di ordine pubblico, ai divieti di manifestazioni invocati a gran voce, alle risposte di repressione che vediamo in piazza;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In tutta Italia e in tutta Europa oggi centinaia di migliaia di lavoratori e studenti hanno manifestato contro le politiche dell&#8217;Unione Europea e dei rispettivi governi nazionali. Questa verità non può essere ridotta ad un discorso di ordine pubblico, ai divieti di manifestazioni invocati a gran voce, alle risposte di repressione che vediamo in piazza; non può essere accumunata alle provocazioni e ai goffi tentativi delle organizzazioni neofasciste di infiltrarsi nelle mobilitazioni. Questa protesta non può avere risposte dalle forze politiche che sostengono il governo e l&#8217;Unione Europea. Il nostro compito oggi è lavorare per la ricostruzione di un vasto fronte di classe, per l&#8217;unità tra lavoratori e studenti, per combattere quelle forze sindacali che frenano le giuste richieste dei lavoratori, per far avanzare la coscienza collettiva che solo un cambiamento rivoluzionario può essere la soluzione alla crisi del capitalismo e dare a questa certezza la forza e l&#8217;organizzazione con cui marciare verso la vittoria.</p>
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		<title>OGNI SCUOLA SARA&#8217; UNA BARRICATA.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 09:28:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2012/10/scuola-barricata-bello.jpg" rel="lightbox[398]" title="scuola barricata bello"><img class="alignleft size-medium wp-image-408" title="scuola barricata bello" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2012/10/scuola-barricata-bello-150x300.jpg" alt="" width="150" height="300" /></a>Con l’approvazione del ddl ex Aprea il governo si appresta a dare il colpo mortale alla scuola pubblica, portando avanti il processo di privatizzazione in atto da decenni. Potenziamento dell’autonomia, rafforzamento dei poteri dei Dirigenti Scolastici, depotenziamento del collegio docenti e del ruolo dei consigli d’istituto, con il possibile ingresso dei privati nei nuovi “consigli delle autonomie” e conseguente riduzione del peso degli studenti nelle decisioni della scuola; queste le misure che il governo Monti con la complicità delle forze politiche che lo sostengono si appresta a varare.  Da tempo denunciamo la situazione della scuola in Italia. La verità è che nel nostro paese è difficile parlare di scuola pubblica quando i suoi principali finanziatori sono ormai le famiglie degli studenti, costrette ogni anno a pagare delle vere e proprie rette, i contributi studenteschi volontari. Questa è la prima privatizzazione. I costi della scuola aumentano e sono sempre più insostenibili, a partire dai libri i testo, vera e propria mannaia economica che colpisce ogni autunno. L&#8217;abbandono scolastico dilaga ed è sempre più chiaro come in Italia un ragazzo, a 14 anni, è costretto a scegliere la scuola da frequentare non in base alle sue attitudini, ma in base al reddito della sua famiglia. A 14 anni il nostro futuro è già segnato, le porte della selezione di classe ci vengono già sbattute in faccia.<br />
A fronte di questa situazione disastrosa il ministro Profumo propone l&#8217;innalzamento dell&#8217;orario degli insegnanti dal 18 a 24 ore a parità di salario, andando a colpire quello che per il governo è il capitolo di spesa più alto nel mondo dell&#8217;istruzione, i salari del corpo docente. Un colpo durissimo alla scuola pubblica ed un serio incentivo -  l’ennesimo &#8211;  alla disoccupazione. Non possiamo che esprimere la nostra ferma solidarietà alla lotta degli insegnanti che si sta sviluppando.<br />
E non c&#8217;è da credere ad una sola parola del ministro quando parla di fare un passo indietro, hanno già trovato un trucco per calmare le acque e attuare questa misura più avanti, con le mani libere: basta far ricadere i tagli sulle “altre voci di spesa” per la scuola. Come al solito il governo è celere ed impassibile nel tagliare fondi all&#8217;istruzione pubblica, proprio quando il suo primo intervento nel settore è stato quello di regalare altri 200 milioni di euro alle scuole private. Vergogna! Non un euro alle private! No alla selezione di classe!<span id="more-398"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non è più tempo di limitarsi a contestare le politiche portate avanti contro la scuola pubblica, ora più che mai è necessario passare al contrattacco. Utilizzeremo tutte le forze della nostra organizzazione per collaborare attivamente con la lotta degli insegnanti, e invitiamo tutti gli studenti delle scuole superiori a fare altrettanto. La linea per vincere può essere una sola: costituzione di coordinamenti di lotta comune all’interno di ogni scuola, con la partecipazione di insegnanti, studenti e personale non docente. Come studenti appoggeremo la linea di tutti i collegi docenti che decideranno la misura del blocco del Piano dell’offerta formativa, e porteremo avanti il blocco dei contributi volontari, chiedendo agli insegnanti di sostenere questa battaglia. Blocco del POF e blocco dei contributi per andare a colpire duramente il sistema nelle sue contraddizioni: per mettere davvero in difficoltà il governo, bloccare tutto.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Invitiamo tutti gli studenti alla solidarietà di classe e alla collaborazione attiva con la lotta di insegnanti e personale non docente. Una loro sconfitta è una nostra sconfitta. Portiamo avanti proteste unitarie in tutto il paese sulla base di queste parole d&#8217;ordine: blocco dei POF, blocco dei contributi, no alla scuola di classe, no alle 24 ore settimanali! Non un passo indietro!</p>
<p> <strong>Studenti, docenti, personale ATA,<br />
OGNI SCUOLA SARA&#8217; UNA BARRICATA!</strong></p>
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		<title>FGC: «SOLIDARIETA&#8217; AL PAME» </title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2012 07:16:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Fronte della Gioventù Comunista invia la sua solidarietà al PAME, per la morte di un lavoratore che stava partecipando alle proteste contro il governo Samaras ed il piano di tagli imposti dalla troika. Ribadiamo la nostra totale complicità e solidarietà con la lotta del popolo greco, e il nostro più forte disprezzo per il capitalismo.</p>
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		<title>CINECITTÀ; «FGC LANCIA CAMPAGNA DI SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI DAVANTI AI CINEMA»</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 09:04:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>«Se dico Cincecittà tu a cosa pensi?» questo il titolo della campagna di solidarietà lanciata dal Fronte della Gioventù Comunista di Roma per difendere Cinecittà ed i suoi posti di lavoro. A partire da oggi i giovani dell’FGC distribuiranno volantini informativi davanti ai cinema della provincia di Roma. Per oggi sono previsti i primi cinque volantinaggi, che proseguiranno nei prossimi giorni, in diversi orari. «Dopo aver parlato con i lavoratori di Cinecittà nei giorni scorsi &#8211; ha dichiarato Lorenzo Lang segretario del Fronte della Gioventù Comunista di Roma, e consigliere di presidenza della Consulta degli studenti di Roma – abbiamo pensato che era necessario fare qualcosa per smuovere l’opinione pubblica ed i cittadini e far conoscere la realtà di quanto sta accadendo in questi mesi a Cinecittà.» «Il piano di Abete  - dichiara l’FGC &#8211; prevede di sparpagliare i lavoratori cedendoli o dandoli in affitto ad altre società che operano in settori diversi (possibilmente anche controllate dalla stessa holding), in modo da potersene liberare nel medio periodo, aggirando il fatto che l&#8217;attuale contratto nazionale a cui sono vincolati non prevede cassa integrazione e mobilità. Dietro la scusa della mancanza di lavoro si cela il vero interesse economico. L’area su cui sorge Cinecittà fa gola agli interessi dei costruttori e della speculazione edilizia, che stravolge Roma in nome del profitto di pochi gruppi finanziari. Così nell’area di Cinecittà si parla di costruzione di un albergo, parcheggi, piscine, palestre.  L’unico ostacolo a questo piano sono proprio i lavoratori.»<span id="more-211"></span></p>
<p>«Dietro a quello che appare di una produzione cinematografica – ricordano i giovani dell’FGC &#8211;  c&#8217;è il lavoro oscuro di centinaia di persone (manovali, falegnami, elettricisti, decoratori, tecnici audio ecc. ecc.), figure professionali che percepiscono un salario normale e sono esposte a malattie professionali. E dalla “città del cinema” rischia di sparire proprio il lavoro di questi uomini, e di conseguenza il pericolo è che non si giri più una scena nei suoi storici teatri. Assurdo, impensabile, eppure vero.»</p>
<p>Duro anche il giudizio sull’operato del governo. «Di Cinecittà lo Stato possiede ancora gli immobili e il 20% delle azioni della società di gestione a titolo di garante del vincolo di mantenimento della produzione sancito dal contratto di cessione. Quando nel 1997 si avviò la privatizzazione nel contratto era stabilito l’obbligo per la società acquirente di mantenere la produzione cinematografica. Il Ministero dei Beni Culturali non solo si rifiuta di mostrare il contratto in questione e di svolgere un ruolo di mediazione come richiesto dai lavoratori, ma si schiera chiaramente a favore della Cinecittà Studios Spa nel suo piano di distruzione, quando potrebbe riprendere gratuitamente il controllo e fermare questo scempio. E per di più anche gli immobili potrebbero essere messi a rischio finendo nel giro dei beni statali che il governo vorrebbe svendere.»</p>
<p>Per questi motivi i giovani del Fronte della Gioventù Comunista invitano tutti a solidarizzare con i lavoratori di Cinecittà. «La cultura – conclude il comunicato &#8211;  appartiene al popolo e Cinecittà a chi lavora!»</p>
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