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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; referendum</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>VOTIAMO NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE. IN PIAZZA IL 14 MARZO PER UN NO SOCIALE</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 17:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[comunisti]]></category>
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		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[separazione carriere]]></category>

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		<description><![CDATA[VOTIAMO NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE. IN PIAZZA IL 14 MARZO PER UN NO SOCIALE  Dichiarazione dell’Ufficio Politico del FC e della Segreteria Nazionale del FGC &#8212; I comunisti voteranno NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, che determinerà l’approvazione o il respingimento popolare della riforma costituzionale approvata dal governo Meloni in materia di giustizia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>VOTIAMO NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE. IN PIAZZA IL 14 MARZO PER UN NO SOCIALE </strong></p>
<p><em>Dichiarazione dell’Ufficio Politico del FC e della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p><em>&#8212;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I comunisti voteranno NO al referendum</strong> costituzionale del 22 e 23 marzo, che determinerà l’approvazione o il respingimento popolare della riforma costituzionale approvata dal governo Meloni in materia di giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi mesi le forze di governo, che temono seriamente una sconfitta nel referendum, si stanno sforzando di fare appello al voto popolare in sostegno al proprio progetto presentando la riforma della giustizia come necessaria agli interessi del popolo italiano, della gente comune, della “democrazia” italiana e della stabilità nazionale. La campagna referendaria non avviene nel merito effettivo della riforma ma, nei fatti, sulla base di appelli sulla necessità di riformare la giustizia per permettere al governo di andare avanti sulla propria strada e non permettere ai tribunali di “intralciare” il lavoro della politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle ultime settimane, si sono intensificati gli appelli aperti al voto per “dare uno schiaffo ai giudici”, presentando la magistratura come responsabile delle frustrazioni e dell’ingiustizia quotidiana che il popolo vive sulla propria pelle. <strong>Viene promossa e spacciata per vera l’idea che l’ingiustizia di cui milioni di persone sono vittime dipenda da una postura “ideologica” dei giudici, e non invece dal carattere di classe della giustizia e da un sistema strutturalmente fondato sullo sfruttamento</strong>, la disuguaglianza, lo schiacciamento dei diritti dei molti in nome del profitto di pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">I mezzi di comunicazione vicini al governo compartecipano a questa campagna referendaria nei modi più subliminali, ad esempio strumentalizzando con narrazioni arbitrarie vicende di cronaca come quella della c.d. “famiglia nel bosco”, o garantendo una notevole sovraesposizione mediatica a casi di presunti errori giudiziari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le caratteristiche di questa campagna referendaria rendono evidente la putrescenza della moderna “democrazia liberale” borghese</strong> che, lungi dall’essere fondata sulla reale partecipazione popolare alle decisioni sulla vita pubblica, considera i popoli e i lavoratori come niente più che “pacchetti di voti” da conquistare, manovrare e gestire attraverso la manipolazione dell’informazione di massa, per dare una parvenza di legittimità ai progetti del grande capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel merito della riforma costituzionale, abbiamo molto chiaro che questa non ha nulla a che vedere con il bisogno di un sistema giudiziario più giusto, che garantisca una giustizia accessibile, più rapida e snella al servizio dei cittadini e del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci appare chiarissimo che <strong>il vero tema della riforma non è la “separazione delle carriere”</strong>, ma piuttosto la creazione di due CSM separati entrambi spogliati della funzione disciplinare, in combinato disposto con un meccanismo di sorteggio dei loro membri – c.d. “togati” e “laici” &#8211; che <strong>incrementerà il controllo da parte dei partiti politici borghesi &#8211; e in particolare della maggioranza di governo &#8211; sulla magistratura</strong> riducendo invece l’autonomia delle correnti politiche “interne” a quest’ultima. Se vincesse il SÌ, infatti, il peso effettivo dei membri “laici”, sorteggiati da un listino bloccato nominato dal parlamento, aumenterebbe enormemente rispetto a quello dei membri “togati” sorteggiati tra tutti i magistrati d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’insieme delle modifiche introdotte dalla riforma costituzionale non si riduce a un insieme di fatti “tecnici” – e in quanto tali liquidabili come “di scarso interesse” per chi estraneo alla materia – ma costituisce piuttosto <strong>un fatto politico che va letto nel contesto dello scivolamento del sistema politico italiano verso una spirale di matrice autoritaria, reazionaria e repressiva, similmente a ciò che accade negli Stati Uniti e in altri paesi dell’UE</strong>. Il tentativo del governo Meloni di affermare una maggiore influenza del governo nella giustizia e di ridimensionare i cosiddetti “contrappesi” previsti dall’assetto costituzionale va considerato alla luce dei numerosi “decreti sicurezza” che introducono decine di nuovi reati, pene inasprite per chi sciopera o partecipa a manifestazioni, tolleranza per l’arbitrio e gli abusi di polizia, l’abolizione del reato di abuso d’ufficio per i colletti bianchi, ecc. Va letto assieme all’ondata di denunce e misure cautelari che ha attraversato l’Italia dopo le grandi manifestazioni dell’ottobre e novembre 2025: una vera e propria rappresaglia “giudiziaria” (in realtà tutta politica) fatta di misure spesso totalmente arbitrarie e destinate a cadere in pochi mesi. O, ancora, va letto assieme ai fatti di cronaca sui giornalisti spiati dal governo con software-spia sui loro telefoni, o alle infiltrazioni di partiti e organizzazioni politiche con agenti di polizia ammesse e giustificate dal Ministero dell’Interno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo anni di spauracchi ipocriti agitati del centro-sinistra che ha chiamato alla convergenza elettorale nel “campo largo” in nome dell’antifascismo, oggi ci troviamo nella situazione di dover costruire – nei fatti e non a parole – un’alternativa popolare, operaia e combattiva ai piani di comprimere le libertà politiche e democratiche oggi garantite in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna raccogliere questa sfida, e assumersene la responsabilità, nella consapevolezza che il contesto in cui avviene tutto questo è quello della guerra imperialista e della competizione internazionale tra le potenze capitalistiche, che vede nuovi sviluppi proprio in questi giorni con l’attacco di USA e Israele contro l’Iran, nel quadro della competizione internazionale del campo euro-atlantico con la Cina e la Russia. È il contesto della corsa al riarmo e dell’economia di guerra, in nome della quale si chiedono e si chiederanno sempre più sacrifici al popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il tentativo di irreggimentare la società, di introdurre sempre più strumenti per reprimere il dissenso, di incrementare il controllo e l’influenza del governo su settori sempre maggiori della vita pubblica (giustizia, informazione, cultura, ecc.), corrisponde a quello che, storicamente, è la tendenza più generale alla compressione delle libertà politiche e democratiche da parte degli Stati capitalisti nell’epoca della competizione imperialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte queste ragioni, pensiamo sia attuale e necessario, anche in relazione alla crescente attenzione nei confronti del referendum, promuovere e costruire l’identificazione con l’idea di un NO “sociale”, contrapposto cioè al “no” delle forze del centro-sinistra, dei liberali e della socialdemocrazia (PD-M5S-AVS), cioè di quelle forze che si candidano ad “amministrare” questo sistema e a difendere gli interessi e le ambizioni del capitale italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 14 marzo il Fronte Comunista e il FGC saranno in piazza a Roma, alla manifestazione nazionale convocata dal “Comitato per il NO sociale”, con concentramento in Piazza della Repubblica alle ore 14.</p>
<p style="text-align: justify;">Lavoriamo e lavoreremo affinché il NO espresso il 22 e 23 marzo sia il no gridato da lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, pensionati, autoctoni e immigrati. Il NO di tutte e tutti gli sfruttati che vivono sulla propria pelle l’ingiustizia di questo sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ufficio Politico – Fronte Comunista (FC)</p>
<p style="text-align: justify;">Segreteria Nazionale – Fronte della Gioventù Comunista (FGC)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>REFERENDUM 8-9 GIUGNO. LA “RIVOLTA SOCIALE” NON È IL VOTO MA, LA LOTTA CONTRO RIARMO, GUERRA E GENOCIDIO</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 08:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[DICHIARAZIONE]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[REFERENDUM 8-9 GIUGNO. LA “RIVOLTA SOCIALE” NON È IL VOTO MA LA LOTTA CONTRO RIARMO, GUERRA E GENOCIDIO Dichiarazione congiunta dell&#8217;Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC &#160; Governo e padroni gioiscono del mancato raggiungimento del quorum al referendum. Lo fanno perché così le loro possibilità di sfruttamento e impunità rimangono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>REFERENDUM 8-9 GIUGNO. LA “RIVOLTA SOCIALE” NON È IL VOTO MA LA LOTTA CONTRO RIARMO, GUERRA E GENOCIDIO</strong></p>
<p><em>Dichiarazione congiunta dell&#8217;Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Governo e padroni gioiscono del mancato raggiungimento del quorum al referendum. Lo fanno perché così le loro possibilità di sfruttamento e impunità rimangono inviolate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono diverse cose da dire. Un eventuale successo del referendum non sarebbe stato di per sé garanzia di avanzamento, ma avrebbe necessitato di essere imposto con la lotta. Il risultato dell&#8217;affluenza, purtroppo prevedibile, supera di poco la soglia del 30%. Su questa sconfitta pesa tutta la responsabilità del centro sinistra e delle dirigenze dei sindacati confederali che hanno promosso un referendum proponendo l&#8217;abrogazione di leggi che il PD stesso aveva approvato e contro cui l&#8217;opposizione dei sindacati confederali era stata minima. A chi oggi grida al tradimento dei lavoratori che “non sanno fare i loro interessi” o “votare bene” diciamo che bisogna avere l’onestà intellettuale di capire quali sono le ragioni profonde dell’astensione, di elevare la coscienza tra tutti gli sfruttati, e non consolarsi con un approccio classista e denigratorio che non fa altro che consegnare nelle braccia del nemico chi vorremmo invece conquistare alla lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è cercato di presentare il voto al referendum come la &#8220;rivolta sociale&#8221; contro il governo Meloni, anziché impegnarsi per riaccendere una stagione di lotte e di scioperi a partire dai posti di lavoro. Non basta darsi una pennellata di sinistra o dirsi, a parole, vicini ai lavoratori solo quando al governo c&#8217;è la destra: questo camuffamento non può mutare la natura profondamente antipopolare del PD e di tutto il centro sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Se da oggi la lotta di chi ogni giorno combatte per i lavoratori e gli oppressi sarà probabilmente più difficoltosa, la responsabilità è dei partiti di centro-sinistra e delle dirigenze sindacali che hanno, di fatto, fornito un enorme assist ai partiti di governo per accelerare ancora di più l&#8217;attacco ai lavoratori e tirare dritto su tutta una serie di misure, utili ai padroni, che chiedono per un lavoro ancora più precario, ricattabile e insicuro. Il governo Meloni esce rafforzato dall’esito di questo referendum: il dato elettorale non sarà solo usato dall’esecutivo per legittimarsi e stabilizzarsi ulteriormente, ma diventerà strumento, oggi e in futuro, per estromettere ancor di più dal dibattito pubblico qualsiasi discussione relativa alla necessità di garantire maggiori diritti sul lavoro e di contrastare precarietà e sfruttamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questa tornata di voto emergono due fatti molto chiari.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il primo è che l&#8217;opposizione al governo della guerra, dello sfruttamento, della precarietà e della repressione non può essere affidata alla finta sinistra del PD e affini che si dimostrano incapaci di fare opposizione anche sul semplice terreno elettorale. Serve davvero sforzarci nella ricomposizione di un movimento di classe in grado di mettere al centro gli interessi dei lavoratori e del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il secondo dato è che nonostante tutto, al di fuori di un ciclo di lotte operaie e popolari, senza una forte organizzazione e con una scarsa credibilità del centrosinistra sono andate a votare 12 milioni di persone, per lo più giovani, che dimostrano come ingiustizia, precarietà sfruttamento siano il pane quotidiano per milioni di persone. E di come esista una voglia genuina di combatterli. Tocca a noi trasformare questi voti in una vera rivolta sociale attraverso l&#8217;organizzazione, la lotta e la ricostruzione di un partito che sia davvero in grado di rappresentarne gli interessi contro le illusioni riformiste e il centrosinistra. Non asteniamoci dalla lotta: mandiamo a casa il governo Meloni!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">Roma, 10/06/2025</p>
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		<title>SUL REFERENDUM DELL’8-9 GIUGNO &#8211; Dichiarazione congiunta dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</title>
		<link>https://www.gioventucomunista.it/sul-referendum-dell8-9-giugno-dichiarazione-congiunta-dellufficio-politico-del-fronte-comunista-e-della-segreteria-nazionale-del-fgc/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 16:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[cgil]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[SUL REFERENDUM DELL’8-9 GIUGNO Dichiarazione congiunta dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC &#160; Domenica 8 e lunedì 9 giugno si vota per cinque referendum abrogativi, con i quali si propone di eliminare totalmente o modificare delle norme in materia di lavoro e cittadinanza. I quesiti riguarderanno i licenziamenti illegittimi, il limite]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SUL REFERENDUM DELL’8-9 GIUGNO</strong></p>
<p><em>Dichiarazione congiunta dell’Ufficio Politico del Fronte Comunista e della Segreteria Nazionale del FGC</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;"><strong>Domenica 8 e lunedì 9 giugno si vota per</strong> <strong>cinque referendum abrogativi</strong>, con i quali si propone di eliminare totalmente o modificare delle norme in materia di lavoro e cittadinanza. I quesiti riguarderanno i licenziamenti illegittimi, <strong>il limite dell’indennità per i licenziamenti nelle piccole imprese, i contratti a termine, la responsabilità dell’imprenditore committente in caso di infortuni e la cittadinanza. Nello specifico, la CGIL si è fatta promotrice in solido dei </strong>quesiti sul lavoro, che riguardano tra le altre cose l’abolizione del contratto a “tutele crescenti”, il ricorso indiscriminato ai contratti a termine &#8211; entrambi presenti nel Jobs Act &#8211; e alcune norme approvate tra il 2008 e il 2021 sulla responsabilità solidale delle aziende committenti in caso di infortunio e malattia professionale dei lavoratori in appalto. Il quesito sulla cittadinanza, invece, era stato proposto all’inizio di settembre 2024 da +Europa con l’adesione di diverse associazioni: la richiesta è quella di ridurre da 10 a 5 gli anni necessari di residenza continuativa per richiedere la cittadinanza, mantenendo però invariate le altre condizioni.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Denunciamo l’azione di censura parte del governo e di molti giornali “mainstream” nei confronti del referendum</strong>, col tentativo dichiarato di boicottare il voto. Tra queste azioni rientra anche l’aver fissato il referendum nei giorni in cui si tiene il secondo turno delle elezioni locali (che normalmente raggiungono un’affluenza minore alle urne) oltre che all’inizio del periodo estivo per ridurre ulteriormente l’affluenza. Le dichiarazioni di La Russa, Tajani e di altri esponenti del centrodestra – oltre a quelle davvero vergognose della segretaria della CISL Daniela Fumarola &#8211; di una “astensione politica contro un referendum voluto dalla sinistra”, mostrano pienamente come l’obiettivo del governo sia quello di non far raggiungere il quorum, necessario per rendere valido il voto, oltre che di non volersi misurare apertamente con risultati che vedrebbero molto probabilmente una forte vittoria del Sì.  In tal senso, il governo Meloni con questa mossa dice di essere apertamente a favore delle leggi che, con la co-responsabilità del centrosinistra, in questi anni hanno reso più precario il lavoro ed esposto i lavoratori a ritorsioni dei padroni oltre che a licenziamenti illegittimi. Al di là della propaganda governativa prodotta nei giorni attorno al primo maggio, utile solo a gettare fumo negli occhi, si mostra chiaramente quali interessi difende questo governo: quelli dei padroni e di chi vuole un mondo dove i lavoratori siano sempre più ricattabili.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Reputiamo fortemente ipocrita l’appoggio fornito dai partiti di centrosinistra e dalla finta “opposizione” a questo referendum.</strong> Il Jobs Act venne approvato dal Governo Renzi (PD) nel 2015, con un’avversione solo a parole delle dirigenze dei sindacati confederali. Le peggiori politiche di questi anni in materia di lavoro sono state approvate – se non direttamente promosse &#8211; con la complicità del centrosinistra, in nome della competitività e delle esigenze del mercato. Il PD e partiti satellite, oltre che i 5 Stelle, si espongono solo a parole sul referendum, senza promuoverlo a conti fatti anche per via di dissidi interni. Queste contraddizioni, ad esempio, emergono inoltre sotto forma di frattura politica: in queste settimane Bonaccini – avversario dell’attuale segretaria alle scorse primarie – sta polarizzando attorno a sé una cospicua fetta di consensi dei contrari alla cancellazione delle norme del Jobs Act oggetto dei quesiti referendari. Insomma, mentre la Schlein tenta di presentarsi con una facciata di “sinistra”, non può mutare la natura profondamente antioperaia ed antipopolare del Partito Democratico.<br />
Nella promozione del referendum non è stata ricercata una polarizzazione che, al netto dei limiti specifici, era possibile all’interno del dibattito pubblico in Italia su questi temi, anche perché determinate leggi sono state promosse, o comunque non modificate minimamente, da questi stessi partiti quando stavano al governo. Un problema di “coerenza” che non è facile nascondere di fronte al popolo e che gli permette, attraverso una posizione defilata, di provare a intestarsi in maniera ipocrita il sostegno ad una campagna politica a favore dei lavoratori. Il posizionamento puramente strumentale non crea grossi mal di pancia alle dirigenze di questi partiti, perché da una parte sanno benissimo che è difficile che venga raggiunto il quorum, dall’altra l’eventuale abrogazione delle norme proposte nei quesiti, pur essendo importante, non assesterebbe un colpo decisivo allo sfruttamento e alle sempre peggiori condizioni nei luoghi di lavoro. Non andando a toccare il sistema di dominio del capitale né i rapporti di forza a favore dei lavoratori, la cancellazione delle norme interessate dai quesiti sarebbe in ogni caso compatibile con l’attuale sistema e pertanto può essere spesa in chiave puramente propagandistica anche da queste forze.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Senza scadere nella scomunica, è necessario criticare le modalità con cui è stato promosso il referendum da parte della dirigenza nazionale della CGIL. </strong> Il referendum nasceva avendo come quesito trainante quello sulla sull&#8217;Autonomia Differenziata, il quale poneva margini di polarizzazione politica più efficace, dato che avrebbe riguardato una norma su cui, al netto di una condivisione sostanziale nel merito da parte dei partiti di centrosinistra, era chiara la paternità dell&#8217;attuale governo. Tale elemento, che sarebbe stato più facile da proiettare in termini di comprensibilità, sostanziandosi in un&#8217;opposizione a una norma recente, di questo governo, e non a norme di 10 anni fa, avrebbe consentito un’affluenza decisamente maggiore e una battaglia politica percepita come seria e più immediata da parte dei lavoratori e del popolo. A tutto ciò va aggiunto anche il forte discredito che i sindacati confederali hanno assunto tra i lavoratori per via dell’avallo indiretto, da parte delle dirigenze burocratiche, delle politiche che hanno reso più precario il lavoro e del ruolo che spesso si sono ritagliati in questi anni firmando contratti a perdere. Il fatto che la Corte Costituzionale abbia bocciato il quesito sull&#8217;Autonomia Differenziata poiché non adeguatamente formulato si è rivelato un enorme boomerang, compromettendo in maniera probabilmente irrimediabile la possibilità di raggiungere il quorum, operando nei fatti la riduzione, ad esempio, della partecipazione del Sud Italia in cui il predetto tema è molto sentito. Questo errore depotenzia enormemente la portata della campagna politica in essere. Il mancato raggiungimento del quorum nel referendum rischia di rafforzare il governo, che tenterà di presentare, in chiave propagandistica, la probabile scarsa partecipazione al referendum come il segnale di un basso livello di dissenso nei confronti dell’esecutivo all’interno del Paese. Il mancato raggiungimento del quorum, indirettamente, rischia di legittimare anche le norme in materia di lavoro che sono oggetto dei quesiti sopracitati. Le questioni relative alla precarietà e alla sicurezza nei luoghi di lavoro rischiano di essere ulteriormente messe ai margini del dibattito pubblico, nonostante quotidianamente emergano drammatici episodi che ne testimoniano la strettissima attualità.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Il referendum è un importante strumento di democrazia, da usare con serietà e responsabilità. </strong>Non una scorciatoia per la realizzazione del proprio progetto politico da parte del centrosinistra e della finta opposizione parlamentare, in un contesto in cui l’avanzamento – oggi più che mai &#8211; si produce attraverso i rapporti di forza a favore dei lavoratori e non appellandosi a presunte panacee per superare l’irrilevanza o per illudere il popolo che la soluzione stia in quegli stessi partiti corresponsabili del disastro sociale. Storicamente il referendum è stato utilizzato per spostare i rapporti di forza in favore dei lavoratori e del popolo, con campagne di massa molto sentite, che promuovevano istanze avanzate e che andavano a toccare nodi importanti della vita del Paese. Basti pensare al peso storico dei referendum per l’aborto e per il mantenimento del divorzio, sostenuti, non a caso, da un partito come il PCI che aveva la forza di promuovere, essendo presente su un piano di massa nei gangli della società capitalistica, tale prospettiva. Oggi tutto ciò è semplicemente assente e lo abbiamo visto sia nei casi di referendum vinti e non rispettati, come quello sull’acqua pubblica, che nel caso di quello contro le trivelle che, invece, non ha neanche raggiunto il quorum. Il risultato è stata la disillusione e senso di impotenza nei confronti di un “nemico” percepito come imbattibile. In assenza dei rapporti di forza necessari e di una progettualità politica comunista, con forti radici nel popolo, la promozione del referendum come soluzione alle problematiche profonde della “sinistra” produce al massimo illusione e rassegnazione, regalando ai nostri avversari un’arma formidabile per combatterci.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Occorre non cadere vittima delle illusioni “riformiste”, a maggior ragione in una fase contraddistinta da rapporti di forza negativi per i lavoratori ed il popolo. </strong>Di fronte al peggioramento complessivo delle condizioni dei lavoratori, con salari reali diminuiti dell’8% in due anni, a fronte di profitti aumentati del 45%, un’inflazione arrivata in poco tempo al 18%, contratti nazionali fermi da anni, <strong>reputiamo arretrata la scelta di concentrare le energie di una parte sostanziosa del movimento sindacale sul referendum.</strong> La guerra imperialista, il genocidio del popolo palestinese e i sommovimenti presenti tra diverse categorie di lavoratori – con la presenza di mobilitazioni significative per i rinnovi dei contratti nazionali – impongono oggi la necessità di agire su un piano completamente diverso. Per combattere il governo e le sue politiche non si può pensare di rimanere rinchiusi tra le macine della disillusione, da una parte, e di una risposta compatibile con i margini di questo sistema, dall’altra. Lo vogliamo dire chiaramente: il problema relativo alla validità dello strumento del referendum non risiede in una forma di “rifiuto a priori” dell’istituto o di scarsa considerazione per le forme con cui parte del movimento sindacale decide di agire sul piano delle leggi anti-operaie, bensì nella constatazione di una condizione oggettiva che, con i rapporti di forza attuali, produce l’illusione di un cambiamento che non può essere determinato con scorciatoie meramente legislative. Il problema da affrontare, con maturità e serietà, riguarda come promuovere, assieme alla costruzione dell’organizzazione politica dei lavoratori, una stagione di scioperi generali e di lotta che permetta la saldatura di un fronte di classe contro la guerra e le politiche di padroni e governo. La rivolta sociale non è il voto, come sostiene invece Landini, ma organizzare queste forze per dare una battaglia complessiva a questo sistema di morte e sfruttamento. <em>Solo lavorando per cambiare gli attuali rapporti di forza sarà possibile ottenere posizioni più avanzate, solo spezzando il sistema di dominio del capitale sarà possibile ottenere vittorie definitive per il popolo e i lavoratori.</em></li>
<li style="text-align: justify;"> Il <strong>Fronte Comunista</strong> e il <strong>Fronte della Gioventù Comunista</strong>, pur riconoscendo i limiti di queste proposte,<strong> invitano a votare Sì ai cinque quesiti del referendum</strong>. Riteniamo necessario contrastare la posizione del governo, provando a dare il nostro contributo al raggiungimento della soglia di voto utile affinché i lavoratori possano esprimere in maniera chiara una posizione sulle leggi che hanno reso ancora più precaria la loro vita. Non bisogna buttare via il bambino con l’acqua sporca. Inoltre, ci stringiamo attorno a quei settori, come i metalmeccanici, che in questo momento stanno provando a legare la battaglia per il referendum assieme a quella per un rinnovo dignitoso del loro contratto. Come comunisti, saremo in prima fila per fare in modo che, indipendentemente da questa tornata di voto, venga rilanciata la lotta di tutti i lavoratori e del popolo contro riarmo, guerra e governo. Abbiamo un mondo da conquistare.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 17/05/2025</p>
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		<title>FGC: «RIFONDAZIONE CON LA LEGA PER L&#8217;INDIPENDENZA DEL VENETO»</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2012 14:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuovi “compagni di viaggio” della FdS: dal PD alla Lega. Siamo in tempo di elezioni e come sempre il tatticismo opportunista di una certa sinistra da il meglio di se. Ormai archiviata la fallimentare esperienza della Federazione della Sinistra, i partiti politici che la componevano hanno deciso di adottare strategie politiche opposte. Chi come il]]></description>
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<p>Nuovi “compagni di viaggio” della FdS: dal PD alla Lega.</p>
<p>Siamo in tempo di elezioni e come sempre il tatticismo opportunista di una certa sinistra da il meglio di se. Ormai archiviata la fallimentare esperienza della Federazione della Sinistra, i partiti politici che la componevano hanno deciso di adottare strategie politiche opposte.<br />
Chi come il PdCI ha deciso, ignorato dai più e sopportato da pochi, di partecipare alle primarie del centrosinistra votando l’accoppiata Vendola-Bersani , intravedendo non si sa bene ne come ne dove una svolta “socialdemocratica” del PD.*<br />
Ottenendo oltretutto il solito splendido risultato che ha drasticamente ridimensionato il governatore della Puglia e le sue ambizioni da leader (non certo la poltrona già pronta per lui).<br />
Chi come il PRC, a parole fiero oppositore del governo Monti, si sta imbarcando nell’ennesima lista colorata (a questo giro il colore è l’arancione) che per bocca del suo leader carismatico, De Magistris, ha già annunciato il sostegno ad un governo di centrosinistra.**<br />
Cogliamo l’occasione per segnalare alcune “prodezze” locali, ma nemmeno troppo, di quello che rimane del defunto PCI. Nel consiglio regionale del Veneto, a fronte di una mozione referendaria per l’ “autodeterminazione del Veneto” (!!) ecco a voi il consigliere regionale del PRC Pietrangelo Pettenò:<span id="more-516"></span></p>
<p>«Io sono comunista e federalista, non mi riconosco nell&#8217;Europa delle banche e nel Governo Monti che tartassa i poveri. Non regalo la bandiera di San Marco ai leghisti, sto con gli indipendentisti della sinistra catalana e li inviterò a Venezia»; detto e fatto, il bossiano Santino Bozza lo invita a una foto-ricordo con tanto di stendardo leonino: il rifondarolo accetta a pugno chiuso, al suo fianco anche l&#8217;indipendentista Mariangelo Foggiato, artefice della mozione referendaria”.***</p>
<p>Ogni commento sarebbe superfluo e lasciamo ai compagni la libertà di valutare i deliri sullo “stendardo leonino” del rappresentante PRC.<br />
Ci rattrista però vedere come i partiti della FdS tradiscano così non solo i loro elettori, ma tutto il popolo italiano: dal sostegno ad uno dei partiti più filo padronali e anti popolari della storia della Repubblica italiana, che sia esso guidato da un Renzi o un Bersani di turno, fino ad arrivare alla Lega Nord.</p>
<p>Invitiamo perciò tutti i giovani comunisti che onestamente militano in questi partiti, che credono realmente che un mondo migliore sia possibile (se socialista!), che profondo fatica e sacrifici nella causa a valutare serenamente ma senza attenuati l’opera che questi partiti portano avanti.<br />
Come Fronte della Gioventù Comunista possiamo dirvi senza paura di essere smentiti che mai le nostre bandiere sventoleranno a fianco di quelle dei fascisti; che mai saremo complici e sostenitori di istanze autonomiste e indipendentiste fasulle, da Nord a Sud del nostro Paese; che non ci svenderemo mai per una poltrona, che sia essa dell’ultimo consiglio comunale d’Italia o lo scranno di presidente della Camera.<br />
Perché l’onestà e la coerenza sono per noi fondamentali.</p>
<p>Lotta con noi per il tuo avvenire!<br />
Unisciti al Fronte della Gioventù Comunista!<br />
Per un’Italia libera, democratica e Socialista!</p>
<p>Note:<br />
* <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/03/frattura-tra-comunisti-diliberto-vuole-tentare-laccordo-con-pd/402387/" rel="nofollow" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/03/frattura-tra-comunisti-diliberto-vuole-tentare-laccordo-con-pd/402387/</a><br />
** <a href="http://www.lavorincorsoasinistra.it/wordpress/?p=3262" rel="nofollow" target="_blank">http://www.lavorincorsoasinistra.it/wordpress/?p=3262</a><br />
***<a href="http://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinodipadova/2012/11/29/NZ_10_13.html" rel="nofollow" target="_blank">http://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinodipadova/2012/11/29/NZ_10_13.html</a></p>
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