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	<title>FGC &#124; Fronte della Gioventù Comunista &#187; selezione</title>
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	<description>«La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione»</description>
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		<title>TEST MEDICINA, PROTESTE IN TUTTA ITALIA. FGC: «VIA IL NUMERO CHIUSO»</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 08:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La giornata dei test di medicina si apre tra le proteste degli studenti, che chiedono l’eliminazione del numero chiuso. Agli ingressi degli atenei di tutta Italia, tra le file dei candidati in attesa di sostenere la prova, la contestazione del Fronte della Gioventù Comunista con uno slogan a caratteri cubitali: “La pandemia lo ha dimostrato,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2020/09/1.jpg" rel="lightbox[3123]" title="1"><img class="aligncenter size-full wp-image-3124" title="1" src="http://www.gioventucomunista.it/wp-content/uploads/2020/09/1.jpg" alt="" width="1600" height="1200" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">La giornata dei test di medicina si apre tra le proteste degli studenti, che chiedono l’eliminazione del numero chiuso. Agli ingressi degli atenei di tutta Italia, tra le file dei candidati in attesa di sostenere la prova, la contestazione del Fronte della Gioventù Comunista con uno slogan a caratteri cubitali: “La pandemia lo ha dimostrato, il numero chiuso va abrogato!”<span id="more-3123"></span></p>
<p style="text-align: left;">La pandemia di COVID-19 ha mostrato le conseguenze disastrose dei tagli e della privatizzazione nella sanità. Durante l’emergenza la mancanza di personale ha costretto i medici a sforzi incredibili in reparti al collasso. Nonostante questo la selezione con i test di ingresso per medicina e professioni sanitarie non viene messa in discussione: quest’anno 66.000 candidati competeranno per poco più di 13.000 posti, e tantissimi altri tenteranno quello per professioni sanitarie il prossimo 8 settembre.</p>
<p style="text-align: left;">«Il governo crede davvero che aggiungendo 5.000 posti solo per quest’anno, si risolverà il problema di un SSN al collasso? I lavoratori della sanità in questi mesi hanno sostenuto il peso di anni di tagli e le carenze di organico moltiplicando i turni e la fatica. Prima tutti li hanno chiamati eroi, ma oggi il sistema del numero chiuso resta in piedi. Non si tratta di cento o mille posti in più, ma di eliminare questa selezione di classe e salvare davvero il SSN», spiega Lorenzo Lang, segretario generale del FGC.</p>
<p style="text-align: left;">«Da tempo si denuncia la mancanza di almeno 50.000 infermieri e di decine di migliaia di medici, tagli sistematici al SSN e sostegno alle cliniche private che lucrano sulla salute e di fronte al virus hanno fatto finta di niente. Proprio il numero chiuso per la facoltà di medicina è una di quelle misure che hanno distrutto la sanità pubblica, tagliando il numero di lavoratori in corsia per favorire la speculazione sulla salute della popolazione intera. Il disastro di questi mesi ci ha dimostrato che serve una sanità davvero pubblica, gratuita e accessibile a tutti»</p>
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		<title>UNIVERSITA&#8217;: «BONUS TEST INGRESSO, AUMENTA SELEZIONE DI CLASSE»</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 06:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h5 class="uiStreamMessage userContentWrapper" data-ft="{&quot;type&quot;:1,&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}"></h5>
<p style="text-align: justify;">«Il sistema dei bonus nelle valutazioni dei test d’ingresso non farà altro che aumentare il classismo nel sistema di istruzione nazionale» questa la dichiarazione di Paolo Spena, responsabile del dipartimento Scuola e Università del FGC riguardo alla recente introduzione da parte dell’ex-ministro Profumo dei punti bonus nella valutazione dei test d’ingresso nazionali per l’accesso alle Università, calcolati sulla base del voto di diploma. Da quest’anno infatti, in base al voto di diploma, gli studenti che affronteranno i test per accedere a determinate facoltà potranno godere di un bonus compreso fra i 4 e i 10 punti sulla valutazione del test. L’assegnazione di questi punti bonus, accessibili solo ai diplomati con punteggio superiore agli 80 centesimi, avrà però dei parametri diversi a seconda della scuola di provenienza. Questa assegnazione si basa infatti sul conteggio dei percentili, in altre parole ogni studente riceverà un bonus proporzionale al numero di diplomati nella sua scuola che ha superato ottenendo un punteggio maggiore. È evidente la disparità nelle valutazioni che ne conseguirebbe: con un diploma preso in alcune scuole paritarie si potrà addirittura accedere ai 10 punti bonus con un semplice 81, mentre diplomandosi in scuole statali di alto livello e con valutazioni mediamente elevate non si potrà accedere a tutti i 10 punti neanche con un 100 e lode. «Considerato il numero crescente di giovani che cercano di avere accesso alle università a numero chiuso senza riuscirci, un provvedimento del genere non farà che favorire una “migrazione” verso le scuole private, il che significa favorire chi può permettersi di pagare» conclude Spena «il ministro Carrozza ha già tentato una prima rassicurazione nei confronti degli studenti e delle famiglie, ma ciò che è certo è che la volontà di questo sistema di creare una scuola di classe è sempre più evidente.»</p>
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		<title>SCUOLA. «RESPONSABILITÀ DI SCUOLA DI CLASSE NON E&#8217; DEI DOCENTI»</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 19:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FGC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Nel constatare l’evidenza di una scuola classista, si cerca come al solito di giustificare il tutto aggirando ogni spiegazione di natura economica e politica, questa volta puntando il dito contro gli insegnanti» Questa la dichiarazione di Paolo Spena, Responsabile Scuola e Università del Fronte della Gioventù Comunista, rilasciata in seguito alla recente pubblicazione dell’ultimo studio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Nel constatare l’evidenza di una scuola classista, si cerca come al solito di giustificare il tutto aggirando ogni spiegazione di natura economica e politica, questa volta puntando il dito contro gli insegnanti» Questa la dichiarazione di Paolo Spena, Responsabile Scuola e Università del Fronte della Gioventù Comunista, rilasciata in seguito alla recente pubblicazione dell’ultimo studio dell’OCSE. La ricerca, basata sui test PISA (Programme for International Student Assessment) e pubblicata in questi giorni, afferma che &#8220;gli insegnanti tendono ad attribuire alle ragazze ed agli studenti provenienti da ambiti socio-economici più favorevoli migliori voti a scuola, anche se non hanno una migliore performance, rispetto ai ragazzi e agli studenti provenienti da ambiti socio-economici svantaggiati&#8221;.<br />
Nel constatare quella che è una situazione reale, quella della selezione di classe, si cade però nell’errore di far ricadere la responsabilità sui singoli insegnanti. Si afferma che Italia, per colpa dei docenti, siano penalizzati in sede di valutazione i giovani provenienti dalle classi meno abbienti, e che, sempre per colpa dei docenti, questa penalizzazione abbia ripercussioni future da un lato in quelle che sono le ambizioni dei singoli studenti, e dall’altro sulle loro reali possibilità di accedere all’università.<span id="more-653"></span><br />
Se la presenza di una scuola di classe è una realtà – spiega Spena &#8211; le ragioni sono però assolutamente distanti dalla responsabilità individuale degli insegnanti. Le recenti politiche di smantellamento dell’istruzione pubblica, con tagli scellerati che hanno interessato il finanziamento alle scuole, hanno messo la maggior parte delle famiglie nell’assoluta impossibilità di potersi permettere costose ripetizioni private per i propri figli, mentre sempre più spesso sono del tutto insufficienti i fondi per organizzare in modo adeguato ripetizioni all’interno degli istituti. È facile comprendere come lo studente proveniente da una delle sempre più numerose famiglie in difficoltà economiche sia svantaggiato indipendentemente dall’insegnante che lo valuterà. Le difficoltà nell’entrare all’università, poi, non sono di certo dovute ai voti conseguiti alle scuole superiori: a tenerne conto sono perlopiù le università private, alle quali gli studenti proletari non possono comunque accedere per motivi economici. Sono piuttosto le politiche di selezione attuate con i test d’ingresso che precludono l’accesso alle università pubbliche ai giovani provenienti dagli strati sociali inferiori. A completare il quadro abbiamo il progetto di fondo che accompagna la somministrazione dei test INVALSI, che celano lo scellerato progetto di finanziamento degli istituti in base al “merito”. Se è vero che i peggiori risultati nei test INVALSI sono registrati al Sud, è altrettanto vero che finanziando le scuole con i risultati migliori si contribuirà soltanto ad acuire questa spaccatura, con una complessiva penalizzazione degli studenti delle scuole del Sud Italia.<br />
«Nel complesso» conclude Spena «questi studi evidenziano come la realtà di un sistema di istruzione sempre più classista non possa essere più ignorata neanche dai media. È nostro compito rigettare con forza ogni mistificazione delle motivazioni reali, affinché gli studenti non individuino il nemico negli insegnanti, ma piuttosto nel sistema capitalista per il quale questo modello di scuola non può che essere una necessità. Oggi più che mai, la nostra necessità resta invece quella di cambiare il sistema.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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