Reggio Emilia. Vittoria comunista alle elezioni studentesche: Cotti (FGC) eletto Presidente della CPS

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La gioventù comunista vince le elezioni alla Consulta Provinciale Studentesca di Reggio Emilia, l’organo di rappresentanza di tutti gli studenti della provincia. Con il 40% delle preferenze, Emanuele Cotti è stato eletto Presidente della CPS, durante l’assemblea plenaria di lunedì 13 novembre. Un risultato che arriva a confermare una crescita di consensi per i giovani comunisti nelle scuole di Reggio, grazie al lavoro di propaganda e agitazione promosso fin ai primi giorni dell’anno scolastico. Leggi il resto


Venezia. Alle elezioni studentesche vincono i comunisti: Colombo (FGC) eletto presidente della Consulta.

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I comunisti vincono le elezioni studentesche a Venezia. Raji Colombo è il nuovo presidente della Consulta Provinciale degli Studenti nel capoluogo veneto. Con il 55% dei voti il candidato del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) si afferma come primo eletto nell’organo di rappresentanza degli studenti di Venezia e provincia, con un programma di forte rottura rispetto alle politiche del governo.

Una ferma opposizione all’alternanza scuola-lavoro, la lotta per una scuola gratuita e accessibile a tutti: questi i punti cardine del programma dei comunisti alle elezioni studentesche, che puntano a uno scontro frontale con le forze di governo. Resta indietro il candidato avversario, vicino al Partito Democratico. Leggi il resto


FGC: «Salutiamo il congresso dei giovani lavoratori della Federazione Sindacale Mondiale»

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Il Fronte della Gioventù Comunista saluta il terzo congresso dei giovani lavoratori della Federazione Sindacale Mondiale (FSM) che si terrà a Roma in questi giorni sotto lo slogan “Il futuro non arriverà da solo se non agiamo”. Salutiamo gli oltre 150 giovani quadri sindacali da oltre 50 paesi che vi prenderanno parte, molti dei quali si trovano nelle lotte dei rispettivi paesi a fianco delle nostre organizzazioni sorelle e abbiamo avuto modo di ritrovare in tante  iniziative internazionali.

Ovunque nel mondo i grandi monopoli cercano di conquistare nuovi profitti e vincere la competizione tra di loro riducendo i costi del lavoro e ottenendo dai governi a loro subordinati leggi e forme contrattuali tutte a loro vantaggio. A pagare il prezzo sono sempre i lavoratori, ed in maniera spiccata i giovani lavoratori. I sistemi d’istruzione vengono sempre più piegati agli interessi dei grandi monopoli, spingendo su una formazione di massa dequalificata e vicina alle esigenze delle grani imprese e sull’espulsione dei giovani delle classi popolari dalle università. I giovani cominciano a lavorare senza neanche quei diritti strappati nei paesi capitalisti dal movimento operaio nel dopoguerra, a costo di una durissima lotta e grazie alla presenza dei paesi socialisti che fornivano un esempio e una costante minaccia per i monopoli. L’offensiva padronale seguita alla controrivoluzione nei paesi socialisti dell’Est Europa ha cancellato quasi totalmente questi diritti e oggi i giovani che si approcciano al lavoro sono sottoposti a contratti precari e a continui ricatti col contraltare di una disoccupazione giovanile su percentuali altissime.

Il contrattacco delle classi popolari passa necessariamente per il rafforzamento del sindacalismo di classe nel quadro di un rafforzamento del movimento operaio maturo, così come dei partiti comunisti, avanguardie organizzate della classe operaia. Siamo certi che questo terzo congresso dei giovani lavoratori della FSM sarà un ulteriore passo in avanti nell’approfondimento dell’intervento sindacale indirizzato ai giovani lavoratori e nella formazione di giovani quadri sindacali capaci e combattivi, e ne aspettiamo i risultati sicuri che saranno utili per i rafforzamento della costruzione del sindacato di classe anche in Italia. Auguriamo buon lavoro ai delegati!

Viva la Federazione Sindacale Mondiale e il sindacato di classe!


24 Novembre – Nessuna illusione: studenti in piazza contro le politiche del Governo e la scuola dei padroni

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La giornata di mobilitazione studentesca del 13 ottobre ha visto migliaia di studenti alzare la testa contro il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e un’istruzione sempre più di classe. Una risposta decisa alle politiche dei governi e dell’Unione Europea sulla scuola, che segna un passo in avanti nella lotta degli studenti e pone le basi per un movimento davvero combattivo. Al grido delle manifestazioni che hanno attraversato il paese il Ministero dell’Istruzione e il Partito Democratico hanno opposto una difesa di tutte le misure sull’istruzione, bollando le proteste come semplici lamentele di studenti sfaticati. Uno scontro frontale che dimostra tutte le responsabilità politiche del Governo e del Ministro Fedeli, escludendo ogni possibilità di confronto con le rivendicazioni delle proteste. Leggi il resto


FGC: «La gioventù comunista sostiene lo sciopero generale»

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Oggi, 27 ottobre, saremo nelle piazze organizzate da CUB, SGB, SI Cobas, USI e Slai Cobas a sostenere lo sciopero generale che hanno convocato. Abbiamo valutato in maniera estremamente positiva questo sciopero fin dall’inizio e riteniamo che sia un passaggio importante per il rafforzamento del conflitto di classe nei luoghi di lavoro.

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Gioventù Comuniste riunite a Sochi: «Continuiamo sulla strada dell’Ottobre, rafforziamo la nostra lotta per il socialismo»

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Comunicato congiunto a conclusione dell’attività comune delle Organizzazioni Giovanili Comuniste riunite a Sochi durante il Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti e dedicata alla Rivoluzione Socialista d’Ottobre. Leggi il resto



Studenti in piazza, FGC: «Vogliamo diritti e salario in alternanza»

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Giornata di proteste degli studenti in tutta Italia, con manifestazioni in decine di piazze, con cortei nelle principali città italiane come Roma, Milano, Torino, Bologna, Palermo. Studenti in piazza anche in tanti capoluoghi di provincia, fra i quali spiccano città come Vicenza, Padova, Reggio Emilia, Frosinone, Salerno, Lecce e Cosenza.  Nel mirino delle proteste l’alternanza scuola-lavoro e la scuola di classe voluta dai governi e dalla Confindustria. Leggi il resto


CONTESTATO MARCHIONNE ALL’UNIVERSITÀ DI TRENTO. FGC: «LAUREA AD HONOREM? 110 E LODE IN SFRUTTAMENTO»

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Decine di studenti si sono mobilitati assieme al Fronte della Gioventù Comunista (FGC) per contestare la presenza di Marchionne al Polo Meccatronico di Rovereto, che ospitava oggi la cerimonia di conferimento della laurea ad honorem a Sergio Marchionne, amministratore delegato di FCA. “110 e lode in sfruttamento” è lo slogan lanciato polemicamente dai giovani comunisti, che attaccano la scelta dell’Università di Trento.

«Il rettore parla di un appuntamento accademico per gli studenti e di un importante momento di incontro fra università e impresa, ma in che modo Marchionne può essere d’esempio per gli studenti?» – queste le parole di Nicola Giannini, studente dell’Università di Trento e responsabile locale del FGC – «Marchionne non ha meriti nell’innovazione tecnologica. Il “modello Marchionne” si basa su licenziamenti, sfruttamento dei lavoratori, attacco ai contratti nazionali e ai diritti nel nome della “produttività”. È espressione di un sistema che condanna la nostra generazione a un futuro di precarietà e sfruttamento, proprio non capiamo perché l’università si stia prestando a questa messinscena. L’ennesima dimostrazione di quanto l’università italiana sia asservita agli interessi delle grandi imprese, ben lontani da quelli degli studenti. Uno schiaffo alle migliaia di studenti che saranno i lavoratori di domani».

 


STUDENTI IN PIAZZA IL 13 OTTOBRE. «VOGLIAMO SALARIO E DIRITTI IN ALTERNANZA»

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Oggi l’istruzione pubblica nel nostro paese è sempre più lontana dagli interessi e dai bisogni degli studenti e piegata alle esigenze del profitto di pochi. È una scuola che esclude chi non può permettersi di proseguire gli studi, che sembra più una corsa a ostacoli piuttosto che un percorso veramente formativo. La situazione che viviamo oggi non è frutto del caso o dell’incuria nei confronti del sistema educativo, ma di precise politiche da parte dei governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati in questi anni. Dalla fine del secolo scorso i più potenti industriali del continente hanno chiesto ai governi, tramite l’Unione Europea, di adattare i sistemi d’istruzione per renderli più competitivi e vicini alle esigenze di flessibilità nel mondo lavorativo. Le riforme che si sono succedute nel nostro paese spingono tutte in questa direzione, e passo dopo passo hanno costruito una scuola sempre più di classe.

Dalla crisi economica del 2008 in poi sono stati tagliati più di 20 miliardi di euro alla scuola, per salvare grandi banche e rispettare i vincoli imposti dall’Unione Europea, oppure per investire nelle spese militari. Il peso di questi tagli in parte è stato scaricato sulle spalle delle famiglie con la sistematica estorsione di contributi “volontari” sempre più alti, dall’altro ha messo in ginocchio le scuole privandole dei fondi essenziali per il funzionamento quotidiano. Nel frattempo il costo dei libri di testo, del materiale scolastico e dei trasporti costringe le nostre famiglie a sborsare migliaia di euro ogni anno. Tutte queste barriere di carattere economico fanno sì che uno studente su sei in Italia non riesca a finire gli studi, e condizionano pesantemente la scelta della scuola superiore in base alle proprie possibilità di partenza. È questo il vero volto della meritocrazia di cui si riempiono la bocca i Ministri di turno, un sistema che premia i figli dei ricchi e lascia indietro chi non ce la fa, mentre lo Stato si svincola dalla propria responsabilità di finanziare completamente l’istruzione.

Questo governo, così come il precedente, parla di “inversione di rotta” rispetto alle politiche di taglio all’istruzione e di maggiore attenzione all’istruzione. A ben vedere gli investimenti e le misure adottate che ci sono stati hanno tutti un denominatore comune, ossia l’asservimento dell’istruzione alle richieste dei padroni. La “Buona Scuola”, una riforma voluta dalla Confindustria per accelerare questo processo, ha dato la possibilità alle aziende di finanziare direttamente gli istituti e di sfruttare il lavoro non pagato degli studenti, dietro l’illusione di maggiori garanzie sul futuro lavorativo dei giovani. Ha segnato un tassello importante

L’alternanza scuola-lavoro obbligatoria è il fulcro attorno al quale ruota questo processo di svendita dell’istruzione pubblica a favore del profitto. Con essa si offre il lavoro gratuito di un milione e mezzo di studenti l’anno al servizio delle imprese, e si regala la possibilità di risparmiare sulla formazione aziendale. Nella maggior parte dei casi gli studenti svolgono le stesse mansioni dei lavoratori assunti, e sono molte le imprese che bloccano le assunzioni e cominciano a licenziare perché possono contare su manodopera a costo zero.

Nelle ultime settimane il Ministro Fedeli ha parlato di attenzione da parte del Governo alle condizioni degli studenti in alternanza, annunciando per l’ennesima volta l’emanazione della fantomatica “Carta dei Diritti e dei Doveri degli studenti in alternanza”. Non ci prendano in giro: se si aspettano due anni dall’introduzione dell’obbligo di svolgere gli stage prima di pubblicare un pezzo di carta e a garantire l’assicurazione agli studenti, significa che non c’è il minimo interesse a tutelare i giovani in alternanza. Per di più la redazione di questa Carta non ha preso in considerazione l’opinione di nessuno studente, ossia chi si trova materialmente obbligato a lavorare. Di fronte a questa situazione non possiamo restare indifferenti: questa alternanza significa sfruttamento del nostro lavoro, ed è ora che rispondiamo compatti a questo attacco. Lottiamo per un giusto salario in base alle ore lavorate, limitazioni agli orari giornalieri e settimanali e diritti effettivi. Battiamoci per introdurre in ogni scuola una commissione paritetica in cui possiamo valutare e scegliere i progetti in base al loro valore formativo.

Vogliamo gridare a gran voce che non è questa la scuola di cui abbiamo bisogno, non è questa l’istruzione che serve a noi futuri lavoratori. Questo è un sistema educativo che ci educa alla precarietà e all’assenza di diritti. È una scuola in cui anche la didattica è modellata sulle esigenze del profitto e viene sempre più dequalificata in nome di competenze specifiche. È un sistema d’istruzione che spinge alla competizione gli istituti per accaparrarsi i finanziamenti, creando scuole di prestigio e abbandonando a loro stessi gli istituti di periferia.

Per questo la gioventù comunista chiama tutti gli studenti a scendere in piazza il 13 ottobre, per dire no a questa scuola di classe e rivendicare un’istruzione diversa. Scioperiamo dall’alternanza scuola-lavoro e dimostriamo che non siamo disposti a chinare la testa, che non saremo i futuri schiavi senza diritti! Organizziamoci da ogni scuola per costruire una grande mobilitazione studentesca, che in tutte le città d’Italia faccia sentire la voce degli studenti che lottano per un presente e un futuro dignitosi, contro una scuola buona solo per il profitto di pochissimi!


UNIVERSITÀ. «VIA IL NUMERO CHIUSO». PROTESTE FGC IN TUTTA ITALIA CONTRO IL TEST D’INGRESSO

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Oggi, in occasione del test di ingresso di medicina, il Fronte della Gioventù Comunista ha realizzato azioni di protesta nelle università di tutta Italia, accogliendo gli studenti con lo slogan «Via il numero chiuso – No all’università di classe». Fra tutte spiccano le proteste realizzate nelle università di Roma, Milano, Torino, Bologna, Padova, Firenze, Napoli, Bari e Palermo. Leggi il resto