25 MARZO IN PIAZZA CONTRO L’UNIONE EUROPEA CON IL PARTITO COMUNISTA

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Il 25 marzo il Fronte della Gioventù Comunista (FGC) sarà in piazza a Roma al fianco del Partito Comunista per manifestare contro l’Unione Europea in occasione dei 60 anni dei trattati istitutivi della CEE, della Ceca e dell’Euratom, le tre antenate dell’Unione Europea. In quell’occasione i primi ministri e i capi di stato europei saranno a Roma per celebrare l’anniversario e ribadire il loro accordo alle politiche antipopolari della UE. I lavoratori e i popoli europei subiranno in quei giorni il culmine di una campagna di disinformazione e propaganda a favore della UE che va avanti da mesi, con spot televisivi, concorsi pubblici, iniziative nelle scuole e nelle università, con lo scopo di conquistare consenso popolare alle politiche europee e convincere le classi popolari che non esiste alcuna alternativa alla UE e a questo sistema. Il Partito Comunista scenderà in piazza il 25 marzo alla fine di una campagna di informazione sulla natura reale della UE che i militanti stanno conducendo in tutta Italia nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università. In questi sessant’anni l’Unione Europea ha:

-       rafforzato il potere dei monopoli finanziari (banche, grandi imprese) riducendo ovunque i margini della sovranità popolare, stracciando anche le temporanee e parziali conquiste che le classi oppresse avevano ottenuto con le costituzioni successive alla mobilitazione popolare contro il fascismo;

-       creato un mercato unico a immagine e somiglianza del grande capitale, grazie al pilastro comunitario della libera circolazione dei capitali, delle merci e dei servizi con i quali le grandi aziende hanno ottenuto la possibilità di scegliere la sede legale negli stati più favorevoli fiscalmente, diminuendo le tasse pagate e incrementando i profitti, de localizzando la produzione nei paesi più convenienti. Tutto questo ha favorito i processi di concentrazione e centralizzazione del capitale, il trasferimento di ricchezze dalle classi popolari ad un’aristocrazia finanziaria che con poche decine di società controlla ricchezze sempre maggiori;

-       con la creazione dell’euro ha creato un sistema monetario saldamente nelle mani delle banche private per il tramite della BCE che ha acuito le contraddizioni capitalistiche e la crisi a tutto danno della classe operaia e delle classi popolari. Attraverso la leva del debito pubblico gli istituti finanziari hanno guadagnato sulle spalle dei popoli europei e le politiche dei governi sono state commissariate nella direzione di svendite del patrimonio comune, privatizzazioni, riduzione delle politiche sociali;

-       peggiorato le condizioni di lavoro in tutti i Paesi aderenti, mettendo in concorrenza i lavoratori al fine di diminuirne salari e di cancellare le conquiste frutto delle lotte del movimento operaio nel secolo scorso. La UE ha sostenuto la precarizzazione del lavoro, con l’introduzione di nuove forme contrattuali a danno dei lavoratori; sostenendo la libertà di delocalizzare ha imposto un mercato unico della forza lavoro in cui la minaccia dello spostamento delle sedi produttive all’estero è utilizzata per importare il peggioramento delle condizioni di lavoro e dei salari. Ha incrementato la disoccupazione, e in modo particolare la disoccupazione giovanile, con la conseguenza di centinaia di migliaia di giovani che emigrano per cercare lavoro, convertendosi in manodopera a basso costo, doppiamente sfruttata;

-       assoggettato ogni settore economico alle logiche capitalistiche e agli interessi dei monopoli, come dimostra la direttiva Bolkenstein il cui impatto comporta il peggioramento delle condizioni di settori popolari (mercati, piccoli commercianti ecc…);

-       imposto la privatizzazione e conseguente trasformazione dei servizi sociali in privilegi su base economica e strumenti di creazione di profitto privato, imponendo una concorrenza del tutto favorevole ai grandi gruppi economici. Così ha sostenuto e indirizzato le politiche di privatizzazione della sanità e la dismissione del sistema sanitario nazionale, determinato le riforme delle scuole e delle università;

-       attraverso la creazione di un mercato unico e di accordi sempre più vasti a livello globale, la UE è responsabile del peggioramento della condizione dell’agricoltura, della concentrazione della proprietà terriera e agricola, dell’impoverimento di migliaia di contadini e del peggioramento della qualità dei beni prodotti (si pensi alla direttiva sugli oli deodorati, o alle conseguenze del CETA e dell’eventuale stipula del TTIP per la produzione di cereali e altri beni agricoli);

-       mentre si dice che la UE ha promosso la pace si dimentica che essa ha sostenuto ogni intervento imperialista condotto dai propri paesi membri e nella cornice delle alleanze militari come la Nato. Sostenendo l’azione dei propri monopoli la UE ha contribuito allo sfruttamento delle risorse in Africa e Medio Oriente, all’impoverimento delle classi popolari di quei paesi, non disdegnando ove necessario il sostegno all’intervento militare di propri paesi al fine di ottenere maggiori fette di mercato e controllo di risorse economiche e rotte commerciali strategiche. Ciò, oltre a contraddire ogni ipotetica funzione della UE come fattore di pace e stabilizzazione, comporta il dramma di milioni di persone costrette ad emigrare per salvarsi dalla guerra e dalla miserie o migliorare la propria condizione di vita, finendo per convertirsi a loro volta in manodopera a basso costo da poter sfruttare.

Per tutte queste ragioni nel 1957 il Partito Comunista fu l’unico partito italiano a votare in Parlamento contro l’ingresso dell’Italia nel Mercato Comune Europeo. Oggi che la destra fa dell’antieuropeismo la sua bandiera, noi comunisti abbiamo il dovere di rimarcare la nostra posizione contro un’unione europea espressione diretta degli interessi della finanza e promotrice delle politiche antipopolari che opprimono i lavoratori e le classi popolari del continente.

I comunisti non si uniscono a quella parte della sinistra che si nutre di illusioni sulla riformabilità della UE, e peggio ancora, illude le classi popolari sulla natura del processo unitario europeo contribuendo a mascherarne la reale essenza, ossia il carattere di strumento degli interessi del grande capitale. La vicenda greca ha dato ragione a chi coerentemente non ha riposto alcuna fiducia nell’idea di poter cambiare il sistema europeo dall’interno, come la capitolazione del governo Tsipras e delle illusioni della sinistra europea ha ampliamente dimostrato.

Allo stesso tempo, come comunisti, abbiamo il dovere di indicare una via d’uscita in senso progressista e favorevole agli interessi dei lavoratori e delle classi popolari, dal sistema della UE. Solo in questo modo sarà possibile arginare l’avanzata della destra nei settori popolari, combattere la visione reazionaria che utilizza l’antieuropeismo come mero pretesto per riaffermare un sistema di sfruttamento su base nazionale, fondato sul potere dello stesso capitale nazionale che è responsabile e primo fautore dell’adesione dell’Italia al mercato comune. I comunisti combattono la visione di chi critica la UE, ma poi non ne chiede l’uscita unilaterale, di chi si scaglia contro l’immigrazione ma poi è pronto a sostenere le politiche imperialiste e la permanenza dell’Italia nella Nato, utilizzando l’immigrazione come pretesto per scatenare una guerra tra poveri il cui ultimo risultato è distrarre le classi popolari dal comune nemico, mettere i lavoratori gli uni contro gli altri sulla base della nazionalità e della provenienza etnica, salvando quel sistema di sfruttamento capitalistico e il potere dei monopoli.

Il Partito Comunista, insieme ai partiti membri dell’Iniziativa Comunista Europea si batte per l’uscita dell’Italia dalla Ue e dalla Nato, per la creazione di un governo dei lavoratori in un’Italia libera e socialista. L’Unione Europea non è riformabile, la lotta dei lavoratori e delle classi popolari dei paesi europei non può che indirizzarsi per la sua rottura, attraverso l’uscita unilaterale di ciascun paese fino alla dissoluzione delle alleanze imperialiste. Né illusioni di sinistra, né ricette reazionarie di destra. Per uscire dalla crisi, per conquistare il proprio avvenire, i lavoratori e la gioventù lottano contro la UE, per il potere popolare, per il socialismo.

Il 25 marzo tutti in piazza a Roma, per il comizio del Partito Comunista ore 16.00 Piazzale Tiburtino, quartiere San Lorenzo (raggiungibile con la metro B fermate Tiburtina o Castro Pretorio; con il treno con fermata a Roma Termini o Roma Tiburtina)



FGC CONTESTA TSIPRAS ALLA SAPIENZA: «CHI VENDE IL SUO POPOLO NON È IL BENVENUTO»

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Oggi l’università La Sapienza, a Roma, ha ospitato un incontro con il primo ministro greco Alexis Tsipras promosso dal Partito della Sinistra Europea, intitolato “a Europe for the people and by the people”, cioè “un’Europa dal popolo e per il popolo”. L’iniziativa è stata contestata dal Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che nei giorni scorsi ha diffuso manifesti e volantini contro l’arrivo del premier greco, e dal Partito Comunista (PC).

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ANNUNCIO DELLE GIOVENTÙ COMUNISTE D’EUROPA RIUNITE AD ISTANBUL

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Il seguente annuncio è stato sottoscritto da 13 organizzazioni giovanili in occasione del 13° MECYO, l’incontro europeo delle gioventù comuniste, che si è riunito ad Istanbul fra il 24 e il 26 febbraio. Assieme all’annuncio, sono state sottoscritte due dichiarazioni comuni in solidarietà al popolo e alla gioventù della Siria contro gli interventi imperialisti, e alle organizzazioni vittime di campagne anticomuniste. Segue l’elenco delle 13 organizzazioni firmatarie.

JCC – Communist Youth of Catalonia

Young Socialist –Young Socialists of the Socialist Workers Party of Croatia (Croatia)

KSM – Communist Youth Union (Czech Republic)

SDAJ – Socialist German Workers Youth (Germany)

KNE – Communist Youth of Greece

FGC – Front of Communist Youth (Italy)

CJB – Communist Youth Movement (Netherlands)

Youth of the Polish Communist Party (Poland)

RCYL (b) – Revolutionary Communist Youth League – Bolshevik (Russia)

SKOJ – Young Communist League of Jugoslavia (Serbia)

CJC – Collectives of Young Communists (Spain)

UJCE – Communist Youth Union (Spain)

TKG – Communist Youth of Turkey

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ANNUNCIO DI 13 ORGANIZZAZIONI GIOVANILI COMUNISTE NEL CENTENARIO DELLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE.

Nei giorni tra il 24 e il 26 febbraio ha avuto luogo il 13° Incontro delle Organizzazioni Giovanili Comuniste Europee (MECYO), tenuto sotto lo slogan: “Cento anni dopo la grande rivoluzione socialista teniamo alta la bandiera dell’Ottobre! – Rafforzare la lotta della gioventù in Europa per una società nuova, senza guerre imperialiste, crisi, rifugiati, disoccupazione, povertà e sfruttamento capitalista. Il nostro futuro è il Socialismo!”. Come organizzazioni delle gioventù comuniste che hanno preso parte al 13° MECYO riaffermiamo la giustezza di queste parole d’ordine. Abbiamo discusso, scambiato pensieri ed esperienze acquisite nelle lotte in un contesto di franchezza e sincerità tra compagni. Esprimiamo piena solidarietà alla lotta del TKP-TKG, alla classe operaia e alla gioventù turca.

Il tredicesimo incontro delle organizzazioni delle gioventù comuniste europee, tenuto ad Istanbul in un momento in cui gli sviluppi provano ancora una volta il carattere reazionario e storicamente obsoleto del sistema capitalista, ha ribadito fermamente che la gioventù non ha altra alternativa se non quella di unirsi alla lotta organizzata per una società senza classi, sfruttamento e oppressione.

Le nuove generazioni si trovano a dover affrontare nuovi e seri attacchi ai propri diritti. L’applicazione di salari miserabili, la criminalizzazione del diritto di sciopero, la privatizzazione di istruzione e salute, che da inalienabili diritti diventano privilegi, così come l’accesso allo sport, alla cultura e il diritto alla casa. Oggi il capitalismo non offre altro che guerre, crisi, migrazioni di massa e risveglio del fascismo.

Sotto queste circostanze siamo coscienti e desiderosi di condividere la responsabilità di condurre le lotte della gioventù e della classe operaia. Dedichiamo i nostri sforzi comuni per un reale radicamento delle lotte tra i giovani lavoratori, gli studenti nelle scuole e nelle università e i giovani disoccupati. In ogni passo che compiamo i nostri ideali ci danno la motivazione e la resistenza. Siamo coscienti come comunisti che il nostro ruolo di avanguardia richiede la preparazione ideologica e politica della lotta organizzata della gioventù nelle difficili condizioni prodotte dalla crisi capitalista dell’ultimo anno e nel dimostrare che il socialismo è l’unica alternativa per i popoli e la gioventù.

In seguito all’intensificarsi delle contraddizioni economiche e politiche, come dimostrato dagli sviluppi negli Stati Uniti e in Unione Europea, diventa sempre più ovvio che la tanto sbandierata fine prossima degli effetti della crisi del 2008 è solo una grande menzogna. Mentre cresce la disoccupazione, l’unico rimedio proposto non sono che misure antipopolari, un mercato del lavoro più flessibile e l’annientamento dei diritti conquistati dalla classe operaia.  I milioni di rifugiati e di immigrati, che il sistema capitalista intende integrare come forza lavoro a basso costo dal cui sfruttamento trarre profitto, vengono strumentalizzati come causa della disoccupazione creando le premesse per la proliferazione di movimenti di natura fascista. Le guerre imperialiste, gli interventi dell’UE e della NATO e la povertà cronica sono le vere cause della crisi dei rifugiati. La crisi del modello capitalista intensifica l’antagonismo tra centri imperialisti e le nuove potenze mondiali e regionali per il dominio nel mercato globale. Il fatto che le economie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti abbiano tassi di crescita inferiori rispetto a paesi come Cina, Russia e India, potenze che hanno sperimentato un periodo di crescente sviluppo nei rapporti di produzione capitalisti, intensifica un clima di aggressione finanziaria, politica ed economica da parte di UE e Stati Uniti per il mantenimento dell’egemonia. Abbiamo constatato come l’imperialismo statunitense abbia aumentato la sua aggressività in corrispondenza del notevole indebolimento della sua egemonia, come nel caso di Siria e Ucraina.

Nonostante le attitudini belliche e gli enormi bilanci militari siamo consci che una resistenza è ancora possibile e soprattutto necessaria, riconosciamo la responsabilità del modello capitalista nel massacro dei popoli e la sua natura guerrafondaia.

Le contraddizioni interne a questo sistema si intensificano, aumentando le possibilità di una guerra imperialista generalizzata, un simile conflitto sarebbe dovuto alla spartizione di quote di mercato, possibilità economiche ed accaparramento delle risorse, non portando alcun beneficio ai lavoratori di nessuna delle parti in conflitto, trainandoli anzi nella realtà di un nuovo massacro imperialista.  La gioventù non deve scegliere una delle parti in conflitto nel sistema capitalista, ma la sua posizione dovrebbe essere accanto alla classe operaia nella lotta per la pace a fianco del movimento anti-imperialista.

In Turchia, dovesi è recentemente concluso il 13° MECYO a cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, decine di giovani turchi stanno perdendo la vita nel piano d’invasione della Siria, in nome esclusivamente degli interessi della borghesia turca e delle sue trame imperialiste, mentre l’Europa non sarà mai capace di escludere la minaccia di guerra e le conseguenze di un’aggressione imperialista finché il sistema capitalista non sarà disfatto.

Cento anni dopo la prima grande Rivoluzione Socialista della storia, noi, Gioventù Comuniste d’Europa, seguiamo la strada dei Bolscevichi, ribadendo a gran voce che l’unica vera alternativa è il socialismo. È compito dei comunisti smascherare le intenzioni antipopolari della socialdemocrazia e delle forze opportuniste, anche quelle che momentaneamente vivono una posizione di forza nel quadro politico. Restiamo forti della convinzione che ogni posizione riformista che abbandoni la lotta per il socialismo non debba essere giustificata. Consideriamo il Socialismo come una necessità storica per superare le contraddizioni del capitalismo, che in particolare nella sua fase imperialista opprime milioni di persone e minaccia addirittura la  stessa esistenza sul pianeta.

100 anni fa il Partito Bolscevico ha rotto il ghiaccio proclamando l’inizio di un’era di rivoluzioni e progresso della classe operaia e i popoli di tutto il mondo. La Rivoluzione d’Ottobre ispira ancora oggi la nostra lotta per l’uguaglianza, la libertà, la pace duratura, così come incute paura negli animi delle classi dominanti.

Nata dall’esperienza della Rivoluzione , l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ha illuminato la storia del genere umano, dimostrando concretamente come un’altra società sia possibile, la costruzione della società socialista ha significato una nuova stagione di progresso per i popoli e per l’umanità intera: elettrificazione, industrializzazione, movimenti di collettivizzazione, sanità pubblica e di qualità, condizioni di lavoro ragionevoli e dignitose, diritto allo studio e molti altri avanzamenti sono stati portati avanti in un periodo di tempo considerevolmente breve dal primo “Stato dei lavoratori”, così come allo stesso tempo vennero fatti grandi passi avanti contro ogni tipo di fondamentalismo religioso,  di razzismo e per l’uguaglianza delle donne. Sotto la grande influenza delle conquiste del socialismo, la classe operaia ottenne diritti anche negli stati capitalisti, diritti che oggi, con il venire meno di un campo socialista, i capitalisti tentano di riprendersi. Oggi, in un momento di aggravamento della crisi, la borghesia e i suoi partiti si affrettano a proclamare leggi anticomuniste nei loro parlamenti, provvedimenti che portano altresì alla restrizione dei diritti di tutti i cittadini. Le classi dominanti sono tutt’ora spaventate dalla possibilità di una lotta comune ed organizzata della classe operaia, dei popoli e dei partiti comunisti, che sono la loro unica avanguardia.

Non è una coincidenza che principalmente le organizzazioni opportuniste attaccano l’esperienza sovietica precisamente sul suo contenuto reale, promuovendo allo stesso tempo anticomunismo e propaganda borghese. Il loro ruolo nel sistema democratico borghese è quello di disorientare la classe operaia dalla sua organizzazione d’avanguardia e dalla lotta per i propri interessi. Con la sua posizione sulla riformabilità dell’Unione Europea, la Sinistra Europea serve appunto come supporto per un’unione imperialista creata per perseguire apertamente gli interessi del capitale monopolistico europeo. Il peso della crisi è stato scaricato sulle spalle dei lavoratori e degli strati popolari, attraverso i memorandum di UE, FMI e BCE, oltre alla complicità dei governi nazionali. Tra appena un mese, il 25 Marzo ricorrerà il sessantesimo anniversario della firma del Trattato di Roma, che ha portato alle implementazioni delle misure antipopolari e che ha rafforzato il processo di integrazione imperialista condotta dai monopoli europei per il bene dell’accumulazione e della concentrazione di capitali.

  Ancora oggi i nostri nemici sono giustamente terrorizzati dal patrimonio lasciatoci dall’URSS, paese che ha mostrato l’unica strada per unire i popoli di tutto il mondo. Forte di questa eredità la Gioventù Comunista prosegue sul sentiero della lotta in tutta Europa, considerando indispensabile  la solidarietà internazionale nella lotta del proletariato di tutto il continente contro l’Imperialismo come sistema. Coerentemente con la nostra lotta per un mondo libero da guerra e sfruttamento, abbiamo rafforzato la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY), che resta in prima linea nella lotta antimperialista della gioventù. Chiamiamo i giovani, lavoratori di oggi o di domani, ad unirsi alla nostra lotta contro il sistema capitalista ed alzare la bandiera della rivoluzione d’ottobre nel suo centenario! Non vi è altro rimedio, nessun’altra via può perseguire politicamente gli interessi  della gioventù e della classe operaia attraverso le dure tensioni del nostro presente. L’unica vera alternativa per il nostro futuro è il socialismo!

DICHIARAZIONI DI SOLIDARIETÀ

1) Con il popolo e la gioventù della Siria, contro gli interventi imperialisti

Come partecipanti del 13°MECYO, tenuto nell’anno del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, chiediamo la cessazione/fine di tutti gli attacchi condotti da USA,UE, Turchia e paesi del Golfo contro la Siria, il ritiro di tutte le forze straniere dalla Siria, e la punizione per i crimini di guerra commessi dagli imperialisti. Lotteremo fino alla fine per la pace, la prosperità e la giustizia che la leale e onesta gente siriana merita grazie alla sua resistenza.

Gruppi religiosi come l’ISIS, Al-Nusra e il Libero Esercito Siriano sono stati armati e fondati dagli imperialisti. La Nato, organizzazione imperialista terrorista, sta aumentando la sua presenza militare nella regione giorno dopo giorno. Agendo con macchinazioni e strategie imperialiste, i paesi imperialisti nella regione, specialmente la Turchia, l’Arabia Saudita e il Qatar, stanno prendendo parte ad operazioni politiche e militari contro la Siria, promuovendo il fondamentalismo religioso che è sempre stato d’aiuto all’imperialismo.

Le crisi ed i conflitti che l’imperialismo sta soffrendo nel processo in Siria sempre più complicato ed irrisolvibile. Nel mezzo del conflitto per profitto, milioni di cittadini siriani stanno morendo nella battaglia contro gli interventi imperialisti o sono costretti a lasciare il proprio paese.

Questo da un lato. Dall’altro lato troviamo il popolo e la gioventù siriana che per anni non si è piegata al potere capitalista. Troviamo siriani che hanno sventato le operazioni imperialiste nella regione. Diamo ancora una volta la nostra solidarietà alla loro legittima lotta contro gli imperialisti.

Protestiamo contro gli interventi imperialisti capeggiati dall’imperialismo degli Stati Uniti.

Rifiutiamo la presenza della Nato nella regione e la presenza militare e politica dei suoi membri in Siria.

Protestiamo contro la razzista e fascista oppressione dei rifugiati siriani, costretti a lasciare il paese a causa dell’aggressione imperialista; contro lo sfruttamento dei capitalisti della loro forza lavoro a basso costo; contro i loro sporchi affari soprattutto dei capitalisti europei, specialmente della Turchia.

Chiamiamo i lavoratori e la gioventù europea ad aumentare la lotta anti-imperialista e a stare con il popolo e la gioventù della Siria, che sta così da anni e che non è mai stata sottomessa dall’aggressione imperialista. Contro le sporche politiche borghesi tenute nei confronti dei rifugiati, chiamiamo a difendere l’alleanza tra i lavoratori rifugiati e i lavoratori europei.

2) Solidarietà ai compagni che si stanno scontrando con una dura campagna anti-comunista

Il capitalismo cerca di rinviare e nascondere la sua inevitabile crisi attraverso manovre politiche.

In questo modo si spiega l’attuale tendenza a livello globale verso politiche anti-popolari di destra.
Mentre l’imperialismo provoca guerre e miseria nel contesto di politiche internazionali sanguinose ed ipocrite, nella politica interna i governi sviluppano sconsideratamente campagne anti-comuniste.

I governi, consapevoli della situazione di profondo stallo in cui si trova il capitalismo, non hanno altra scelta che cercare di opprimere l’unica alternativa, ovvero il socialismo. Condanniamo gli attacchi reazionari che i nostri compagni stanno subendo in Polonia, Serbia, Russia, Ucraina, Bulgaria, Lituania, e molti altri paesi in Europa. Esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni, che stanno lottando in condizioni difficili in occasione del centenario della Grande Rivoluzione d’Ottobre.

Il socialismo vincerà!

 


8 MARZO DI LOTTA

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Comunicato congiunto della Commissione Femminile del Partito Comunista e della Commissione Donne del Fronte della Gioventù Comunista

 

Ciò che sta avvenendo oggi a danno delle donne, dallo sfruttamento ai licenziamenti, dai femminicidi ai maltrattamenti, è il segno chiaro dei tempi di una crisi sociale ed economica, dove tutto ciò che era stato conquistato prima, con decenni di lotta e di rivendicazione di classe, sempre più velocemente scivola via. Senza freni si arriva alla costruzione di un contesto sociale dove arretramento ed imbarbarimento dei rapporti umani, in generale e anche dentro le classi popolari sono sempre peggiori, improntati alla violenza ed alla prevaricazione e dove permangono concezioni patriarcali organiche ad una società improntata ai valori fondanti del capitalismo, quelli dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’accaparramento del profitto in capo a pochi individui.

Con la concentrazione in poche mani della ricchezza economica e finanziaria e l’aumento esponenziale della proletarizzazione del ceto medio, di concerto si immiserisce la qualità della vita di classi sociali che oggi non hanno nemmeno la consapevolezza di essere sfruttate, e all’ interno delle quali la condizione di vita delle donne proletarie peggiora ulteriormente. Non solo le donne sono private del lavoro per prime, sono sottopagate a parità di impiego, sono costrette a svolgere gratuitamente pesanti lavori in supplenza di servizi sociali divenuti inaccessibili, ma, all’ interno della famiglia e in un contesto sociale di classe senza coscienza, subiscono violenza, maltrattamento, isolamento e deprivazioni che, per le donne proletarie, sembrano diventate una condanna senza appello.

L’attuale debolezza del movimento operaio esige uno sforzo enorme per la ricomposizione di classe il rilancio delle lotte proletarie. Il partito, sul piano politico e il sindacato di classe, sul piano economico, devono essere in grado di tradurre l’elaborazione teorica, per altro valida ed avanzata, in concrete proposte di lotta e obiettivi tattici per ristabilire quei diritti e quelle conquiste di cui i lavoratori sono stati privati negli ultimi decenni.

In un mondo, dove è sancita per legge la parità di genere, sono stati introdotti istituti civili avanzati e paritari, sono stati previsti servizi per la tutela delle donne, delle madri e della famiglia ed è stato cambiato persino il lessico, assistiamo al (finto) paradosso di donne che muoiono di fatica, lavorando in campagna fino allo sfinimento per 3 € all’ora, o di altre donne che non possono abortire presso le strutture pubbliche, occupate da medici obiettori per convenienza (se il primario è obiettore), che non cercano più lavoro perché si sono stancate di incassare rifiuti, che non accedono alla scuola perché non se la possono permettere, che subiscono condizioni di convivenza violente perché non sanno dove andare e soprattutto di avere diritti. Le risposte che dà l’attuale sistema sociale, in tal senso, sono palliativi, specchietti per le allodole, documenti infarciti di pseudo-teorie di genere che hanno addirittura distorto il contenuto vero delle lotte di genere e di classe contro padroni e patriarcato per trasformarle in kermesse mediatiche, appaltate a chi ha derubato la classe persino delle parole d’ordine, appropriandosene e stravolgendole.

I partiti della sinistra borghese e i sindacati collaborazionisti utilizzano la differenza di genere per offuscare la coscienza della differenza di classe. La condizione delle donne proletarie non è certo uguale a quella delle donne borghesi. La donna che cerca un lavoro e non lo trova, che viene licenziata o brutalmente sfruttata sul lavoro, che vive senza sostegno la maternità, la malattia e la vecchiaia, che subisce violenza, che viene espulsa dal ciclo formativo, ha interessi in totale contrasto con quelli delle donne della classe dominante. Non c’è affinità, né vi può essere comunanza di problematiche e solidarietà, tra queste e le donne proletarie, tra chi esercita l’oppressione di classe e chi la subisce. L’oppressione di genere è conseguenza dell’oppressione di classe, di una divisione del lavoro ad essa funzionale. Pertanto, l’emancipazione femminile non può essere raggiunta che attraverso la più generale emancipazione del lavoro.

I partiti borghesi e i sindacati collaborazionisti pongono, invece, l’accento sulla violenza “fisica” sulle donne per nascondere la generalizzata violenza che la produzione e le società capitalistiche sistematicamente esercitano su di esse. La violenza sulle donne è uno dei sintomi della decadenza del capitalismo anche sul piano della civiltà, origina dal suo degrado sociale, morale e culturale. Il diritto al lavoro, ad una retribuzione e a una pensione dignitose, alla salute e alla maternità assistita, all’istruzione, oggi negato, deve tornare ad essere al centro delle lotte delle donne, come parte della più generale lotta di classe e nella consapevolezza che la liberazione della condizione femminile passa necessariamente attraverso la liberazione dell’intera società dallo sfruttamento, che la violenza, fisica e sociale, sulle donne può cessare solo con un “cambio di civiltà”, cioè con l’abbattimento del capitalismo e l’affermazione del socialismo-comunismo. Questa verità è confermata dalla storia. Cento anni fa, la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre per la prima volta realizzava pienamente l’uguaglianza di diritti, ruoli e responsabilità della donna nella società, nel rispetto e nella valorizzazione della differenza di genere. L’8 Marzo non deve essere, quindi, una semplice ricorrenza, ma una giornata di impegno e mobilitazione che segni l’inizio della ripresa delle lotte per la riconquista dei diritti delle donne e degli uomini del lavoro e per un mondo libero dallo sfruttamento. E’ con questo spirito, con questo appello alla mobilitazione per i nostri obiettivi comuni, che salutiamo le lavoratrici d’Europa e del mondo.

 

Documento redatto da Monica Perugini, responsabile Commissione Femminile Partito Comunista, e Federica Savino,  responsabile Commissione Donne Fronte della Gioventù Comunista, e assunto per la discussione dall’Iniziativa dei Partiti Comunisti ed Operai d’Europa.



CONTRIBUTO SCOLASTICO: IL FGC CHIAMA GLI STUDENTI A BOICOTTARLO IN MASSA

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Anche quest’anno alle famiglie italiane verrà chiesto di pagare il contributo volontario alle scuole dei propri figli. A vent’anni dalla sua introduzione, questa forma di finanziamento, inizialmente finalizzata a coprire i costi delle attività extracurricolari, è di fatto una vera e propria tassa mascherata, spesso imposta alle famiglie con intimidazioni e minacce.

Anche nella Legge 107 (la cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi e Giannini) viene ribadito che il contributo è una “donazione” fatta dalle famiglie per ampliare l’offerta formativa ma la funzione che il contributo ha assunto in questi anni e che oggi ha è ben diversa.

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OLTRE 80% PER IL NO. DAI GIOVANI SCHIAFFO A RENZI, UE E CONFINDUSTRIA

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Il risultato del referendum costituzionale ha segnato a livello giovanile una sconfitta ancora più dura per Renzi ed il suo governo. Alcune stime attestano all’81% il no tra i giovani: un no ad una riforma che sarebbe andata a rafforzare gli interessi del grande capitale, un no alla forza politica in questo momento più conseguente a quegli interessi, un no alle politiche antipopolari imposte dall’Unione Europea e all’idea che queste potessero andare avanti senza intoppi con il “pilota automatico”. Un dato, questo del voto giovanile, che smonta in partenza ogni tentativo di affibbiare la responsabilità del risultato ai “vecchi” ignoranti e retrogradi come è stato fatto sulla Brexit, e che è indice di un rifiuto netto per un governo ed un sistema di potere che hanno colpito duramente le condizioni di vita della gioventù proletaria in Italia, con riforme come Jobs Act e Buona Scuola. Un rifiuto che arriva nonostante mesi di terrorismo mediatico sui possibili effetti di questo rifiuto e con un’affluenza estremamente elevata considerando anche l’aspetto tecnico della riforma mai spiegato adeguatamente durante la campagna referendaria. Leggi il resto



COSENZA. VITTORIA COMUNISTA: GRECO ELETTO ALL’UNANIMITÀ PRESIDENTE DELLA CONSULTA DEGLI STUDENTI

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Importante risultato per i comunisti alle elezioni studentesche di Cosenza. Mattia Greco è il nuovo presidente della Consulta Provinciale degli Studenti, eletto oggi all’unanimità durante l’assemblea plenaria della CPS.

 L’elezione di Greco, rappresentante dell’IIS Castrolibero e membro della Commissione Scuola nazionale del FGC, segna una netta inversione di rotta rispetto alle precedenti gestioni dei giovani del PD. Già vicepresidente della CPS lo scorso anno, il giovane neo-Presidente ha presentato un programma di rottura rispetto alle politiche del Governo, con parole d’ordine forti per la gratuità dell’istruzione e contro la scuola di classe. Leggi il resto



MORTE DI FIDEL CASTRO. FGC: «UN ESEMPIO PER LA GIOVENTÙ DI TUTTO IL MONDO»

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Con immensa tristezza abbiamo appresso in queste ore della scomparsa del comandante Fidel Castro. Per questa perdita dal peso incalcolabile che colpisce profondamente Cuba e tutto il movimento comunista internazionale inviamo condoglianze fraterne all’Unione dei Giovani Comunisti di Cuba, al Partito Comunista Cubano e a tutto il popolo cubano. Leggi il resto



STUDENTI IN PIAZZA IL 17 NOVEMBRE. VIA L’ACCORDO MIUR – GRANDI IMPRESE!

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La gioventù comunista chiama gli studenti di tutta Italia a scendere in piazza il 17 novembre in occasione della Giornata Internazionale degli Studenti. Già lo scorso 7 ottobre ci siamo mobilitati per rivendicare una scuola diversa, fatta su misura degli studenti e dei futuri lavoratori, e non modellata in base agli interessi delle grandi imprese, della Confindustria e dei padroni. Le risposte del Governo Renzi sono state una legge di stabilità in cui non si inverte in alcun modo la tendenza di questi anni, con pochi spiccioli per il diritto allo studio, e un accordo con 16 grandi imprese e multinazionali sull’alternanza scuola-lavoro, che trasformerà 27mila studenti in manodopera a basso costo su cui fare profitti. È significativo che di questi ben 10mila studenti saranno mandati a lavorare da McDonald, in barba alla retorica che parla di alternanza come esperienza formativa che serve a combattere la disoccupazione e la precarietà. Una “buona scuola” sì, ma per i padroni, non per gli studenti. Leggi il resto



APPELLO DELLA FMGD (WFDY) PER UNA CAMPAGNA CONTRO IL “BLOQUEO” A CUBA.

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Il prossimo 26 ottobre all’Assemblea Generale della Nazioni Unite voterà per la 25° occasione la relazione presentata da Cuba “Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”.

La Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD – WFDY) condanna il blocco economico, commerciale e finanziario del governo degli Stati Uniti contro il popolo cubano per oltre mezzo secolo. Il “Bloqueo” è una politica unilaterale degli Stati Uniti nei confronti di Cuba e unilateralmente dovrà essere eliminata dal governo Nordamericano senza condizionamenti o dilazioni. Leggi il resto