Appello per la costruzione di una grande mobilitazione per il Centenario della Rivoluzione d’Ottobre

Il prossimo 7 novembre cadrà il centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Da quella rivoluzione nacque il primo Stato socialista della storia dell’umanità, governato dai lavoratori e dal loro partito. Per quasi un secolo i lavoratori e i popoli oppressi di tutto il mondo hanno guardato all’Unione Sovietica sapendo che essa incarnava le loro migliori speranze e aspirazioni. In vista di questa ricorrenza, il Fronte della Gioventù Comunista fa appello a tutta la gioventù, ai lavoratori, ai comunisti per costruire a Roma una grande mobilitazione nazionale, operaia e comunista, in occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

Riteniamo che sia assolutamente attuale e necessario l’impegno della gioventù comunista nella costruzione di una mobilitazione per i cento anni della Rivoluzione d’Ottobre, e ci assumiamo per questo la responsabilità di lanciare questo appello. La nostra scelta non è guidata da nostalgia per il passato, ma dalla convinzione che quelle idee debbano animare le lotte di una nuova generazione condannata a un futuro di precarietà e sfruttamento. Siamo convinti che non solo non esista nessuna contraddizione fra questa decisione e la nostra giovane età, ma che appunto questa sia pienamente coerente con la mobilitazione che vogliamo costruire.

Certo, la nostra generazione è nata dopo la caduta del Muro di Berlino. Siamo i giovani a cui è stato raccontato che questo sistema sarebbe stato l’ultimo orizzonte dell’umanità, che nessun altro mondo è possibile. Ma siamo anche la generazione su cui oggi, più di tutte, si abbatte uno spaventoso attacco condotto dai padroni a livello continentale, che mira a polverizzare tutti i diritti conquistati nella lotta dalle generazioni che ci hanno preceduto. Un attacco divenuto più aggressivo con l’inizio della crisi del capitalismo, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti: disoccupazione, privatizzazioni selvagge di sanità, istruzione e beni statali, mentre un’intera generazione si vede negare il diritto al lavoro, allo studio, a una casa o alla salute, nel nome degli interessi di un pugno di persone. In Italia la disoccupazione giovanile è arrivata al 40%, mentre quella generale si attesta attorno al 12%. In tutto il mondo, 8 persone possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, la metà più povera del pianeta.

L’attacco ideologico che oggi mira a criminalizzare e revisionare la storia del movimento operaio non potrà mai negare questa verità: per anni il socialismo reale, pur con tutte le sue contraddizioni, ha rappresentato un’alternativa credibile alla barbarie di questo sistema. Nei paesi socialisti esistevano piena occupazione, sanità e istruzione totalmente gratuite. Un giovane nato in un paese socialista aveva la sicurezza che in futuro avrebbe avuto un lavoro, una casa, diritti e dignità; in URSS esistevano libero accesso alla cultura, allo sport, diritti per le donne con oltre 20 mesi di maternità retribuita e un’uguaglianza sostanziale e non solo formale fra uomo e donna. Tutto questo non esiste nel capitalismo.

Essere comunisti oggi significa lottare nel solco di quelle idee, le idee di Marx e di Engels, di Lenin e di Stalin, di Gramsci e di centinaia di rivoluzionari in tutto il mondo. La storia del movimento operaio e comunista è una storia gloriosa, fatta di lotte, vittorie e conquiste ottenute con il sangue e il sacrificio di migliaia di lavoratori e giovani che hanno lottato per idee di libertà, giustizia e uguaglianza. Nel solco di questa storia hanno lottato i partigiani per la libertà contro la tirannia fascista, i lavoratori in Italia e in tutto il mondo, i popoli amanti della pace e in lotta contro l’imperialismo e l’oppressione coloniale.

Oggi noi ci sentiamo eredi di questa storia, delle sue vittorie e delle sue sconfitte. Essere rivoluzionari oggi vuol dire lottare per il potere ai lavoratori, dinanzi alla dittatura dei grandi monopoli bancari e industriali; per il potere popolare contro l’Unione Europea delle banche e della finanza. Significa lottare per la pace, mentre lo scontro fra potenze imperialiste scatena nuove guerre e conflitti nell’interesse dei monopoli, contro i popoli e i lavoratori. Significa lottare per un futuro dignitoso, contro l’ingiustizia dello sfruttamento e l’arricchimento di un pugno di parassiti a scapito della stragrande maggioranza della popolazione. Tutto questo è oggi di profonda attualità. È attuale essere comunisti, lavorare per ricostruire un grande partito comunista forgiando nel fuoco della lotta quotidiana i futuri quadri rivoluzionari di questo partito.

Con queste idee vogliamo manifestare a Roma il 7 novembre. Costruire una grande mobilitazione nazionale, che vada oltre la mera celebrazione e le rievocazioni nostalgiche senza rinnegare la lezione e l’attualità della strategia rivoluzionaria che ha condotto i bolscevichi di Lenin alla vittoria. Una mobilitazione combattiva, animata dalla coscienza di chi lotta assumendo su di sé una storia gloriosa, capace di legare quelle idee alla lotta del nostro tempo, con lo sguardo rivolto al futuro. Una manifestazione che, a 100 anni dalla prima rivoluzione proletaria, sappia urlare che la lotta non è finita, che i lavoratori hanno ancora un mondo da guadagnare e nulla da perdere se non le loro catene.


Scritto il by admin in Comunicati, Nazionale

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