RAVENNA, STUDENTE FERITO IN ALTERNANZA, MORTO UN LAVORATORE. FGC: «QUANTI ALTRI PRIMA DI APRIRE GLI OCCHI?»

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«Mentre il Ministero dell’Istruzione continua a parlare di eccellenza e di un’alternanza di qualità, in alternanza scuola-lavoro si arriva anche a rischiare la vita» – questo il commento di Alessandro Fiorucci, resp. scuola del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) su quanto avvenuto in provincia di Ravenna, dove è morto un lavoratore di 45 anni ed è rimasto ferito, con diverse fratture, uno studente in alternanza scuola-lavoro – «Da anni ci mobilitiamo denunciando le condizioni in cui gli studenti lavorano in stage, spesso sfruttati nell’assenza di ogni norma di sicurezza. Quanti altri episodi di questo tipo dovranno ancora accadere prima che si inverta la rotta su un’alternanza che oggi è buona solo per le imprese? Per gli studenti in alternanza servono tutele reali, basta chiacchiere ed eventi spot come gli “stati generali” di qualche giorno fa».

Contestazione agli “Stati Generali dell’Alternanza”. FGC «Teatrino di retorica per sfruttarci meglio»

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La contestazione organizzata dalla gioventù comunista agli Stati Generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro”. Dopo il corteo degli studenti di ieri, presidiato il Ministero dell’Istruzione a Viale Trastevere.

Striscioni a caratteri cubitali, bandiere rosse e slogan gridati al megafono sotto il Ministero dell’Istruzione. Si aprono tra le proteste e le contestazioni gli “Stati Generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro”, convocati oggi dal Miur per presentare la “Carta dei Diritti e dei Doveri degli Studenti” e una piattaforma online in cui si potranno segnalare gli abusi. In contemporanea rispetto al blitz sotto il Ministero, in centinaia di scuole da Nord a Sud gli studenti hanno inscenato proteste, assemblee e azioni dimostrative contro questo appuntamento. A organizzare la contestazione il Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che da anni denuncia lo sfruttamento degli studenti in alternanza scuola-lavoro. Leggi il resto

Studenti in piazza a Roma contro gli “Stati Generali dell’Alternanza”. «Queste finte tutele sono una presa in giro»

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La partenza del corteo a Piramide Cestia. In centinaia hanno raggiunto il Ministero dell’Istruzioneper denunciare il teatrino di retorica organizzato dal Governo per il 16 dicembre.

Gli studenti tornano in piazza per protestare contro l’alternanza scuola-lavoro: con un corteo diretto al Ministero dell’Istruzione a Roma, centinaia di giovani si sono mobilitati in occasione degli “Stati Generali dell’Alternanza”, un appuntamento promosso dal Miur il 16 dicembre per presentare la “Carta dei Diritti e dei Doveri degli Studenti” e un sito sull’alternanza scuola-lavoro in cui si potranno segnalare problemi e abusi. Un teatrino di retorica, secondo gli studenti, che puntano il dito contro le finte tutele introdotte dal Ministro Fedeli. A promuovere la manifestazione di piazza i militanti del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), che denunciano lo sfruttamento in alternanza fin dalla sua introduzione. Leggi il resto

Respingiamo gli Stati Generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro

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Il Ministero dell’Istruzione ha convocato il prossimo 16 dicembre a Roma gli “Stati Generali dell’Alternanza Scuola-Lavoro”, in occasione dei quali verranno presentate la Carta dei Diritti e dei Doveri degli Studenti e una piattaforma online sulla scuola-lavoro, dotata di un bottone rosso per segnalare i problemi in alternanza.

Ecco la risposta del Governo alle mobilitazioni studentesche di questo autunno, in cui migliaia di giovani hanno deciso di alzare la testa contro il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e un’istruzione sempre più classista. Da un lato gli studenti che lottano vengono bollati come sfaticati, dall’altro si introducono delle “tutele” al limite del ridicolo per fingere un’attenzione verso i ragazzi in alternanza. Leggi il resto

Studenti in piazza contro Alternanza e Governo. FGC «Non saremo i futuri schiavi»

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Manifestazioni studentesche in decine di città italiane, con cortei contro lo sfruttamento in alternanza scuola-lavoro e le politiche del governo in materia di istruzione. Gli studenti tornano in piazza per protestare contro la scuola dei padroni. Il corteo romano, con migliaia di studenti diretti verso il Ministero dell’Istruzione, è guidato dal Fronte della Gioventù Comunista (FGC), fra i principali promotori della mobilitazione nazionale. «Non saremo i futuri schiavi» è lo slogan degli studenti, che rivendicano un’istruzione “gratuita e per tutti”. Leggi il resto

Reggio Emilia. Vittoria comunista alle elezioni studentesche: Cotti (FGC) eletto Presidente della CPS

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La gioventù comunista vince le elezioni alla Consulta Provinciale Studentesca di Reggio Emilia, l’organo di rappresentanza di tutti gli studenti della provincia. Con il 40% delle preferenze, Emanuele Cotti è stato eletto Presidente della CPS, durante l’assemblea plenaria di lunedì 13 novembre. Un risultato che arriva a confermare una crescita di consensi per i giovani comunisti nelle scuole di Reggio, grazie al lavoro di propaganda e agitazione promosso fin ai primi giorni dell’anno scolastico. Leggi il resto

Venezia. Alle elezioni studentesche vincono i comunisti: Colombo (FGC) eletto presidente della Consulta.

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I comunisti vincono le elezioni studentesche a Venezia. Raji Colombo è il nuovo presidente della Consulta Provinciale degli Studenti nel capoluogo veneto. Con il 55% dei voti il candidato del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) si afferma come primo eletto nell’organo di rappresentanza degli studenti di Venezia e provincia, con un programma di forte rottura rispetto alle politiche del governo.

Una ferma opposizione all’alternanza scuola-lavoro, la lotta per una scuola gratuita e accessibile a tutti: questi i punti cardine del programma dei comunisti alle elezioni studentesche, che puntano a uno scontro frontale con le forze di governo. Resta indietro il candidato avversario, vicino al Partito Democratico. Leggi il resto

24 Novembre – Nessuna illusione: studenti in piazza contro le politiche del Governo e la scuola dei padroni

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La giornata di mobilitazione studentesca del 13 ottobre ha visto migliaia di studenti alzare la testa contro il sistema dell’alternanza scuola-lavoro e un’istruzione sempre più di classe. Una risposta decisa alle politiche dei governi e dell’Unione Europea sulla scuola, che segna un passo in avanti nella lotta degli studenti e pone le basi per un movimento davvero combattivo. Al grido delle manifestazioni che hanno attraversato il paese il Ministero dell’Istruzione e il Partito Democratico hanno opposto una difesa di tutte le misure sull’istruzione, bollando le proteste come semplici lamentele di studenti sfaticati. Uno scontro frontale che dimostra tutte le responsabilità politiche del Governo e del Ministro Fedeli, escludendo ogni possibilità di confronto con le rivendicazioni delle proteste. Leggi il resto

Studenti in piazza, FGC: «Vogliamo diritti e salario in alternanza»

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Giornata di proteste degli studenti in tutta Italia, con manifestazioni in decine di piazze, con cortei nelle principali città italiane come Roma, Milano, Torino, Bologna, Palermo. Studenti in piazza anche in tanti capoluoghi di provincia, fra i quali spiccano città come Vicenza, Padova, Reggio Emilia, Frosinone, Salerno, Lecce e Cosenza.  Nel mirino delle proteste l’alternanza scuola-lavoro e la scuola di classe voluta dai governi e dalla Confindustria. Leggi il resto

STUDENTI IN PIAZZA IL 13 OTTOBRE. «VOGLIAMO SALARIO E DIRITTI IN ALTERNANZA»

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Oggi l’istruzione pubblica nel nostro paese è sempre più lontana dagli interessi e dai bisogni degli studenti e piegata alle esigenze del profitto di pochi. È una scuola che esclude chi non può permettersi di proseguire gli studi, che sembra più una corsa a ostacoli piuttosto che un percorso veramente formativo. La situazione che viviamo oggi non è frutto del caso o dell’incuria nei confronti del sistema educativo, ma di precise politiche da parte dei governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati in questi anni. Dalla fine del secolo scorso i più potenti industriali del continente hanno chiesto ai governi, tramite l’Unione Europea, di adattare i sistemi d’istruzione per renderli più competitivi e vicini alle esigenze di flessibilità nel mondo lavorativo. Le riforme che si sono succedute nel nostro paese spingono tutte in questa direzione, e passo dopo passo hanno costruito una scuola sempre più di classe.

Dalla crisi economica del 2008 in poi sono stati tagliati più di 20 miliardi di euro alla scuola, per salvare grandi banche e rispettare i vincoli imposti dall’Unione Europea, oppure per investire nelle spese militari. Il peso di questi tagli in parte è stato scaricato sulle spalle delle famiglie con la sistematica estorsione di contributi “volontari” sempre più alti, dall’altro ha messo in ginocchio le scuole privandole dei fondi essenziali per il funzionamento quotidiano. Nel frattempo il costo dei libri di testo, del materiale scolastico e dei trasporti costringe le nostre famiglie a sborsare migliaia di euro ogni anno. Tutte queste barriere di carattere economico fanno sì che uno studente su sei in Italia non riesca a finire gli studi, e condizionano pesantemente la scelta della scuola superiore in base alle proprie possibilità di partenza. È questo il vero volto della meritocrazia di cui si riempiono la bocca i Ministri di turno, un sistema che premia i figli dei ricchi e lascia indietro chi non ce la fa, mentre lo Stato si svincola dalla propria responsabilità di finanziare completamente l’istruzione.

Questo governo, così come il precedente, parla di “inversione di rotta” rispetto alle politiche di taglio all’istruzione e di maggiore attenzione all’istruzione. A ben vedere gli investimenti e le misure adottate che ci sono stati hanno tutti un denominatore comune, ossia l’asservimento dell’istruzione alle richieste dei padroni. La “Buona Scuola”, una riforma voluta dalla Confindustria per accelerare questo processo, ha dato la possibilità alle aziende di finanziare direttamente gli istituti e di sfruttare il lavoro non pagato degli studenti, dietro l’illusione di maggiori garanzie sul futuro lavorativo dei giovani. Ha segnato un tassello importante

L’alternanza scuola-lavoro obbligatoria è il fulcro attorno al quale ruota questo processo di svendita dell’istruzione pubblica a favore del profitto. Con essa si offre il lavoro gratuito di un milione e mezzo di studenti l’anno al servizio delle imprese, e si regala la possibilità di risparmiare sulla formazione aziendale. Nella maggior parte dei casi gli studenti svolgono le stesse mansioni dei lavoratori assunti, e sono molte le imprese che bloccano le assunzioni e cominciano a licenziare perché possono contare su manodopera a costo zero.

Nelle ultime settimane il Ministro Fedeli ha parlato di attenzione da parte del Governo alle condizioni degli studenti in alternanza, annunciando per l’ennesima volta l’emanazione della fantomatica “Carta dei Diritti e dei Doveri degli studenti in alternanza”. Non ci prendano in giro: se si aspettano due anni dall’introduzione dell’obbligo di svolgere gli stage prima di pubblicare un pezzo di carta e a garantire l’assicurazione agli studenti, significa che non c’è il minimo interesse a tutelare i giovani in alternanza. Per di più la redazione di questa Carta non ha preso in considerazione l’opinione di nessuno studente, ossia chi si trova materialmente obbligato a lavorare. Di fronte a questa situazione non possiamo restare indifferenti: questa alternanza significa sfruttamento del nostro lavoro, ed è ora che rispondiamo compatti a questo attacco. Lottiamo per un giusto salario in base alle ore lavorate, limitazioni agli orari giornalieri e settimanali e diritti effettivi. Battiamoci per introdurre in ogni scuola una commissione paritetica in cui possiamo valutare e scegliere i progetti in base al loro valore formativo.

Vogliamo gridare a gran voce che non è questa la scuola di cui abbiamo bisogno, non è questa l’istruzione che serve a noi futuri lavoratori. Questo è un sistema educativo che ci educa alla precarietà e all’assenza di diritti. È una scuola in cui anche la didattica è modellata sulle esigenze del profitto e viene sempre più dequalificata in nome di competenze specifiche. È un sistema d’istruzione che spinge alla competizione gli istituti per accaparrarsi i finanziamenti, creando scuole di prestigio e abbandonando a loro stessi gli istituti di periferia.

Per questo la gioventù comunista chiama tutti gli studenti a scendere in piazza il 13 ottobre, per dire no a questa scuola di classe e rivendicare un’istruzione diversa. Scioperiamo dall’alternanza scuola-lavoro e dimostriamo che non siamo disposti a chinare la testa, che non saremo i futuri schiavi senza diritti! Organizziamoci da ogni scuola per costruire una grande mobilitazione studentesca, che in tutte le città d’Italia faccia sentire la voce degli studenti che lottano per un presente e un futuro dignitosi, contro una scuola buona solo per il profitto di pochissimi!