UNIVERSITA’. AZIONI FGC AI TEST D’INGRESSO «CONTRO UNIVERSITA’ DI CLASSE».

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«L’università in Italia è sempre più un’università classista» questo ha dichiarato Paolo Spena, Resp . Università del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), organizzazione che in occasione del test di medicina ha promosso una serie di azioni di protesta nelle principali città universitarie. «In tre anni sono 100.000 le immatricolazioni in meno, ma il governo non fa che creare nuove barriere di accesso. Il nuovo ISEE ad esempio, che fa sembrare tutti più ricchi, riduce l’assegnazione delle borse di studio e provocherà una ulteriore perdita di iscritti.» Presi di mira oggi dai militanti FGC i test universitari che secondo Spena «con il pretesto del merito, finiscono per fotografare nella maggior parte questa selezione di classe. La gioventù comunista – conclude la nota – rivendica un’università pubblica accessibile a tutti indipendentemente dal reddito, inserita in una pianificazione nazionale che consenta il diritto effettivo delle nuove generazioni ad un lavoro senza precarietà. Non è di questi test che abbiamo bisogno, ma di ripensare radicalmente un sistema in cui l’istruzione è una questione di classe e gli indirizzi politici che vengono applicati seguono gli interessi delle imprese e i diktat della UE».

UNIVERSITÀ. L’EMENDAMENTO MELONI E IL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO.

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L’emendamento al DDL sulla Pubblica Amministrazione presentato dal deputato Marco Meloni (PD) e approvato in commissione alla Camera, costituisce a tutti gli effetti l’ennesimo attacco al valore legale del titolo di studio in Italia. Da una proposta che originariamente prevedeva l’abolizione del voto minimo di laurea come requisito per la partecipazione ai concorsi pubblici, si è passati a un testo in cui si parla di utilizzare non solo il voto di laurea, ma anche il prestigio dell’ateneo di provenienza come criterio per l’accesso ai concorsi. Di fatto, l’emendamento sancisce potenzialmente la non omogeneità fra titoli di studio analoghi conseguiti in due atenei diversi. Una proposta irricevibile, che come spesso avviene giunge all’improvviso e per iniziativa parlamentare, nel tentativo di mantenere il più possibile il Governo al sicuro (si pensi al famigerato Pdl Aprea di qualche anno fa).

Condanniamo con decisione quello che già appare come l’ennesimo attacco all’istruzione, condotto sulla base di argomenti ormai invecchiati: la meritocrazia, la necessità di eliminare i privilegi e di stroncare i cosiddetti “laureifici”. Più o meno gli stessi argomenti che si utilizzano quando si parla di cancellare o ridimensionare il valore legale del titolo di studio, che resta di fatto la questione fondamentale di una proposta che potrebbe essere il primo tassello di una prossima “buona università” firmata Matteo Renzi. Leggi il resto

UNIVERSITÀ. L’IMBROGLIO DEL NUOVO ISEE: SIAMO TUTTI RICCHI.

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Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n° 159 del 5 dicembre 2013 ha introdotto un nuovo calcolo dell’ISEE entrato in vigore nel gennaio 2015. Stando ai proclami il nuovo ISEE, mettendo in chiaro tutti i redditi, avrebbe dovuto garantire maggior trasparenza e contrastare i “falsi poveri”. E infatti sono inclusi tutti i redditi esenti dall’IRPEF (come il mantenimento versato dal genitore separato, gli assegni familiari, le pensioni di invalidità, ecc) con il risultato che, solo sulla carta, la maggior parte di noi risulterà essere più ricca.

Specie osservando le ripercussioni sugli studenti universitari emerge come il nuovo ISEE sembri appositamente pensato per operare ulteriori tagli alla spesa pubblica, a scapito del diritto allo studio. I primi dati arrivano dalla Toscana, dove secondo l’Irpet (istituto regionale programmazione economica) il 14% degli studenti assegnatari di una borsa di studio rischia di perderla o subire decurtazioni, mentre solo il 63% sarà incluso nelle assegnazioni per la stessa fascia di reddito. Leggi il resto

TAGLI A UNIVERSITÀ E RICERCA. FGC: «NESSUNA SORPRESA»

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Nel Documento di Economia e Finanza (DEF) del Governo Renzi spuntano nuovi tagli all’istruzione. Il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) degli atenei italiani compare infatti fra le coperture delle spese previste dal DEF, per un valore di 30 milioni di euro per il 2014 e 45 milioni di euro per ogni anno a partire dal 2015. Ben 75 milioni di tagli secchi in soli due anni, che peseranno costantemente negli anni successivi e da sommare ai tagli del quinquennio 2008-2013 che si sono già ripercossi in modo drastico sul funzionamento dell’università pubblica e soprattutto sull’effettiva garanzia del diritto allo studio. Il Ministro Giannini che, non potendo negare l’evidenza, si sta già applicando per trovare un nuovo nome a questi tagli (“accantonamenti tecnici”, “contributi figurativi”, ecc) sembra quasi una riedizione delle “minori spese” della Gelmini, che farebbe ridere se non facesse piangere e dimostra come una politica compromessa non può che reggersi sui proclami, sui giochetti di parole e sulla propaganda per celare la sua vera natura.

«Non siamo per nulla sorpresi – ha commentato Paolo Spena, responsabile scuola e università del FGC – la questione vera è che il Governo Renzi, dietro le operazioni mediatiche condotte a colpi di “80 euro”, cela una sostanziale continuità con i governi Letta, Monti e Berlusconi su tutti i temi fondamentali, dimostrando il totale asservimento alle politiche imposte dal grande capitale e dall’Unione Europea. Non abbiamo mai nutrito illusioni nei confronti del Governo Renzi e siamo pronti alla mobilitazione nelle università, coscienti che la battaglia per il diritto allo studio e per un’istruzione di massa realmente pubblica e gratuita debba tradursi, oggi più che mai, nella lotta organizzata contro questo sistema.»

UNIVERSITÀ. FGC: «NO AI TEST DELL’UNIVERSITÀ DI CLASSE, PROTESTE NEGLI ATENEI»

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Per la prima volta, quest’anno, i test di ammissione all’università per le principali facoltà a numero chiuso sono stati anticipati ad aprile, favorendo inevitabilmente chi ha avuto la possibilità di pagare costosi corsi privati per prepararsi. Da domani, giornata dei test di medicina, il Fronte della Gioventù Comunista promuoverà una serie di azioni di protesta contro il numero chiuso implementato nel nostro paese. Nelle principali città universitarie, i partecipanti ai test saranno accolti dai nostri militanti con striscioni, megafoni, volantini e slogan di protesta. Secondo Paolo Spena, responsabile Scuola e Università del FGC: «il numero chiuso in Italia, oltre ad essere funzionale ad ulteriori smantellamenti dello stato sociale in favore del settore privato (meno medici servono a chiudere presidi sanitari pubblici in tutto il paese), oggi “fotografa” una selezione di classe che inizia molto prima dell’entrata all’università. Mentre tutti parlano di “meritocrazia” la verità è che si parte da condizioni diverse a seconda della situazione economica della propria famiglia, e sempre più studenti sono costretti ad abbandonare gli studi perché non possono permetterseli – 50.000 studenti in meno soltanto dal 2011 al 2012!»

La reale funzione dei test d’ingresso si inserisce in un quadro già di per sé disastroso, che soprattutto dopo i tagli imposti da UE, BCE e FMI ci consegna un’università fatta di tasse universitarie sempre più alte, libri di testo dal costo insostenibile e tirocini gratuiti che oggi sono una forma mascherata dello sfruttamento selvaggio dei giovani lavoratori. A questo si aggiunge la totale assenza di garanzie per i giovani laureati di trovare lavoro, a dimostrazione di come i test oggi siano funzionali unicamente agli interessi delle classi dominanti. «Non siamo contrari per principio ad una forma di programmazione del numero dei laureati nei diversi settori, che è necessaria per i posti di lavoro.» ha precisato Spena proprio in relazione a questo tema «Questa pianificazione, da realizzare con metodi differenti rispetto al semplice test, deve tuttavia partire dalla reale possibilità di tutti di partecipare partendo dalle stesse condizioni e con gli stessi diritti. Rivendichiamo un’università di massa che sia realmente gratuita, accessibile a tutti e capace di garantire un futuro stabile, ma siamo ben coscienti che oggi più che mai, nel pieno di un attacco senza precedenti ai nostri diritti, l’unica via praticabile è la lotta cosciente e organizzata contro questo sistema.»

UNIVERSITA’. FGC ANNUNCIA PROTESTE NEI GIORNI DEI TEST D’INGRESSO.

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Il Fronte della Gioventù Comunista in occasione dell’inizio dei test d’ingresso nelle facoltà a numero chiuso, ha annunciato presidi nelle maggiori università italiane per protestare contro l’attuale condizione dell’università. «A partire da oggi  – si legge nel comunicato   – gli studenti del FGC saranno impegnati in una campagna nazionale di denuncia degli ostacoli economici che impediscono a centinaia di migliaia di giovani di accedere liberamente all’università. Tasse d’iscrizione, libri di testo, affitti per gli studenti fuori sede, costi dei trasporti pubblici in aumento, combinato con la riduzione delle borse di studio, stanno creando un’università per pochi, e i dati statistici confermano questa tendenza. Solo lo scorso anno si sono registrati 50.000 studenti in meno.» Leggi il resto

UNIVERSITA’: «BONUS TEST INGRESSO, AUMENTA SELEZIONE DI CLASSE»

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«Il sistema dei bonus nelle valutazioni dei test d’ingresso non farà altro che aumentare il classismo nel sistema di istruzione nazionale» questa la dichiarazione di Paolo Spena, responsabile del dipartimento Scuola e Università del FGC riguardo alla recente introduzione da parte dell’ex-ministro Profumo dei punti bonus nella valutazione dei test d’ingresso nazionali per l’accesso alle Università, calcolati sulla base del voto di diploma. Da quest’anno infatti, in base al voto di diploma, gli studenti che affronteranno i test per accedere a determinate facoltà potranno godere di un bonus compreso fra i 4 e i 10 punti sulla valutazione del test. L’assegnazione di questi punti bonus, accessibili solo ai diplomati con punteggio superiore agli 80 centesimi, avrà però dei parametri diversi a seconda della scuola di provenienza. Questa assegnazione si basa infatti sul conteggio dei percentili, in altre parole ogni studente riceverà un bonus proporzionale al numero di diplomati nella sua scuola che ha superato ottenendo un punteggio maggiore. È evidente la disparità nelle valutazioni che ne conseguirebbe: con un diploma preso in alcune scuole paritarie si potrà addirittura accedere ai 10 punti bonus con un semplice 81, mentre diplomandosi in scuole statali di alto livello e con valutazioni mediamente elevate non si potrà accedere a tutti i 10 punti neanche con un 100 e lode. «Considerato il numero crescente di giovani che cercano di avere accesso alle università a numero chiuso senza riuscirci, un provvedimento del genere non farà che favorire una “migrazione” verso le scuole private, il che significa favorire chi può permettersi di pagare» conclude Spena «il ministro Carrozza ha già tentato una prima rassicurazione nei confronti degli studenti e delle famiglie, ma ciò che è certo è che la volontà di questo sistema di creare una scuola di classe è sempre più evidente.»


FGC ROMA. ELEZIONI UNIVERSITARIE: UN ELETTO AL CDS A ROMA TRE. 4% ALLA SAPIENZA.

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I dati delle elezioni universitarie della Sapienza e di Roma Tre dimostrano che un primo passo è stato condotto dalla nostra organizzazione anche sull’università. A Roma Tre eleggiamo un nostro rappresentante nel CDS, risultato importante e non scontato. Sempre nella terza università si segnala un ottimo risultato nella facoltà di lettere. Alla Sapienza il dato medio (tra elezioni del cda, del senato accademico e del comitato per lo sport e dell’agenzia regionale per il diritto allo studio) è del 4%. Si segnalano buoni risultati nelle facoltà scientifiche dove il Fronte ottiene il 12% ed in generale nella Città Universitaria e nelle facoltà che hanno sede a Roma, dove la nostra presenza –  sebbene la nostra organizzazione sia nata da poco meno di un anno –  è riconosciuta. Più bassi come previsto i voti nelle sedi distaccate nel resto della regione Lazio, dove i vari potentati accademici e logiche clientelari hanno ancora una volta spadroneggiato. Anche il risultato di medicina, che pesa molto sul totale, vede la vittoria delle liste vicine all’attuale Rettore, che ancora una volta ottengono proprio da medicina un bacino importante di voti. In questo quadro consideriamo certamente positivo il risultato ottenuto da Link, organizzazione universitaria che si è opposta alle politiche del governo Monti in questi mesi. Nel complesso le tre liste di sinistra che si pongono in aperta opposizione a questo governo ottengono circa 4.000 voti, a testimonianza di un crescente disillusione tra i giovani verso le politiche di questi anni. Adesso il nostro compito è trasformare quei voti in vera opposizione, in protagonismo diretto, da ogni facoltà nelle strade e nelle piazze, per portare avanti la lotta con ancora più slancio; rompere ogni posizione attendista e ogni residuo di logiche opportuniste passate, per sfociare in una lotta aperta senza compromessi, contro questo sistema di sfruttamento.

Come abbiamo spesso detto per noi le elezioni non sono un obiettivo, ma un momento attraverso il quale continuare l’attività di radicamento dell’organizzazione nei luoghi di lavoro e di studio. Questo obiettivo è stato certamente raggiunto con molti studenti che si sono avvicinati alla nostra organizzazione e che chiedono di entrarne a far parte. Il risultato che abbiamo ottenuto ieri, è già passato. Oggi siamo già molti di più.

FGC ROMA: «ALLA SAPIENZA E ROMA TRE VOTA COMUNISTA».

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Per il primo anno il Fronte della Gioventù Comunista sarà presente con sue liste alle elezioni per le rappresentanze studentesche dell’Universita La Sapienza e dell’Università Roma Tre. Ieri dopo una iniziale contestazione da parte dell’Ufficio elettorale di Roma Tre sull’utilizzo della falce e martello, rientrata a seguito del nostro ricorso, c’è stato il via libera definitivo all’ammissione delle liste. Partecipiamo per il primo anno alle elezioni universitarie ben coscienti delle forti difficoltà e della natura di queste elezioni. Potentati accademici, catene ininterrotte di interessi di ogni tipo, anche e soprattutto economici, clientelismo, scarsa affluenza degli studenti, sono caratteristiche che ben conosciamo per queste elezioni, e contro cui andremo certamente a scontrarci. Sappiamo anche che le elezioni negli organi centrali delle Università hanno ben poco valore in un contesto in cui il processo di dismissione dell’università pubblica in atto viene imposto a tappe forzate, attraverso tagli economici e manovre di bilancio, su diretta imposizione di UE, BCE, FMI. La riduzione della rappresentanza studentesca, per far posto ai privati, nei Consigli di Amministrazione delle Università, fa venire ulteriormente meno le possibilità di far valere la voce degli studenti.

Noi spieghiamo chiaramente tutto questo agli studenti con cui parliamo. Perché non possiamo illudere, ma non ci rassegniamo a condurre all’università battaglie marginali rispetto ai problemi che oggi interessano migliaia di studenti. Per questo chiediamo un voto di lotta, di utilizzare il proprio voto come ulteriore strumento per rafforzare la lotta dentro e fuori l’università. Una lotta che è prima di tutto contro il processo di costruzione di un’università di classe, in cui solo chi può permetterselo può accedere e mantenersi agli studi. I dati confermano chiaramente questa situazione, con oltre 50 mila studenti in meno in un solo anno nelle università e percentuali di laureati che scendono.

Con il voto al Fronte della Gioventù Comunista si rivendica l’idea di una università pubblica, gratuita e di massa. La nostra lotta sarà in primo luogo contro le tasse universitarie sempre più alte, gli aumenti stabiliti per i fuori corso, che spesso sono studenti lavoratori, contro il prestito d’onore che costringe gli studenti ad indebitarsi a tutto vantaggio delle banche, contro il numero chiuso, ultimo passaggio di questa catena di esclusione, funzionale allo smantellamento dei servizi sociali, oggi garantiti dallo Stato. A questa situazione contrapponiamo un modello di università accessibile a tutti, senza ostacoli economici, come la tassazione elevata, con la gratuità dei libri di testo, borse di studio per rimuovere gli ostacoli economici.

Chiediamo un piano di alloggi per i fuori sede, anche attraverso la mappatura e l’utilizzo degli immobili di proprietà delle università, delle fondazioni e delle società ad esse collegate, che non vengono adibiti a fini didattici, mediante riconversione da assegnare agli studenti fuori sede. Sul fronte del lavoro è necessario parlare di quelle forme di tirocinio che oggi mascherano vere e proprie forme di lavoro non pagato, con studenti utilizzati in forme di vero e proprio sfruttamento. Queste forme di lavoro vero e proprio, devono essere retribuite, e gli studenti tutelati adeguatamente. Così come è necessario mettere un freno alle esternalizzazioni dei servizi, dalle pulizie, alle mense, che costringono i lavoratori a contratti sempre peggiori.

Infine uno sguardo alla didattica, con la valorizzazione dei test a solo scopo orientativo, abbattendo le tasse d’iscrizione e impostando un’unica quota valida per tutti i test, la loro rimodulazione didattica, in modo da consentire una reale funzione orientativa. In ultimo la possibilità di aprire a erasmus, master e specializzazioni verso nuovi paesi, con veri e propri settori d’eccellenza, come quello medico cubano, oggi vietati per sole ragioni politiche.

Siamo coscienti che la strada intrapresa non sarà semplice, ma siamo altrettanto convinti che sia quella giusta. Per noi le elezioni non sono un fine, ma un momento ulteriore per veicolare le nostre idee e i nostri fini, ed aumentare il numero di studenti disposti a lottare fianco a fianco con noi. La presentazione di una lista indipendente dalle altre ci farà confrontare in molti casi con aggregazioni di liste, anche a sinistra. La nostra indipendenza non è dettata da settarismi o volontà di divisione, ma da precise ragioni politiche. Ci chiediamo come sia possibile ad esempio che a Roma Tre associazioni che hanno partecipato al movimento di questi anni, siano nella stessa lista con i giovani del Partito Democratico, che oggi sono al governo con Monti e Berlusconi, in un esecutivo che si appresta a compiere ulteriori passi avanti nella distruzione della scuola e dell’università pubblica. Non svendiamo le nostre idee per una spartizione di poltrone!

Il 21 e 22 maggio, alla Sapienza e a Roma Tre, per cambiare davvero, per dare un voto alla lotta contro l’università di classe, vota e fai votare Fronte della Gioventù Comunista. Dai un voto alla tua lotta, VOTA COMUNISTA!

 Info: www.gioventucomunista.it

Fb: Fronte della Gioventù Comunista   – Fronte della Gioventù Comunista Roma

Evento elezioni: https://www.facebook.com/events/157955054378961/?fref=ts

UNIVERSITA’. MUSTILLO (FGC): «IL GOVERNO VUOLE UN’UNIVERSITA’ DI CLASSE»

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«Per Profumo 50.000 studenti in meno in un anno non sono abbastanza. L’università nella visione di questo governo e delle forze politiche che lo sostengono deve tornare ad essere una università per pochi» Questa la dichiarazione di Alessandro Mustillo, segretario nazionale del Fronte della Gioventù Comunista. «Con il richiamo al merito – continua Mustillo – si nasconde in realtà la selezione di classe che viene attuata. Uno studente dovrà prepararsi contemporaneamente per esame di maturità e test universitario, con materie spesso differenti. È chiaro che tutto questo andrà a vantaggio di chi potrà permettersi ripetizioni private, costose preparazioni ai test, con un’istruzione che diventa nei fatti sempre più inaccessibile a chi non ha adeguate risorse economiche per permettersi tutto questo. Non si tratta – conclude Mustillo –di una decisione isolata ma di una strategia complessiva che trasforma l’università di massa, conquistata con anni di lotte, in un costoso circolo privato per rampolli di buona famiglia.»