POSIZIONE SULLA QUESTIONE UCRAINA.

Quanto sta avvenendo in Ucraina assume le dimensioni di un vasto conflitto di natura imperialistica che richiede una profonda analisi per gli scenari che apre su tutto il continente europeo. Esso non è un fatto isolato ma l’ennesima dimostrazione dell’emergere di questo conflitto in ogni parte del mondo, dalla Siria al Venezuela, solo per citare alcuni dei paesi più esposti. La crisi strutturale in cui il capitalismo è precipitato porta con sé una ridefinizione delle aree di influenza dei paesi imperialistici, un mutamento nel peso e degli assetti tra le nazioni imperialistiche. L’asse euro-atlantico, duramente colpito dalla crisi e dall’emergere di nuovi paesi che mettono in discussione il predominio assoluto esercitato in questi anni, tenta con tutte le sue forze di fermare questo processo, mostrandosi sempre più aggressivo e pronto a ricorrere, sempre con maggior frequenza, anche alla forza militare.

La costituzione del polo imperialistico dell’Unione Europea è ormai realtà e dispiega le sue mire di allargamento ad est, nei Balcani, così come punta ad estendere la sua influenza nel bacino del mediterraneo. I singoli paesi europei si uniscono in un blocco, non privo di alcuni contrasti interni, al fine di reggere il livello della competizione che si sta creando. I monopoli europei premono per aumentare l’esportazione di capitali in cambio della conquista di nuove aree soggette al dominio imperialistico europeo. Come accaduto per la Polonia, così l’Unione Europea preme per annettere paesi dei Balcani e dell’est europeo, Ucraina compresa, in cui il basso costo del lavoro possa garantire respiro ai profitti dei grandi monopoli, indebolendo al tempo stesso lo sviluppo di un campo imperialistico avversario. La pretesa utopistica dell’unione pacifica delle nazioni, con uguali diritti sotto l’imperialismo si dimostra a fondo per quello che è nella realtà: un inganno per i popoli. In tal senso una forte responsabilità grava sulle forze della “Sinistra Europea” che sostenendo la costruzione dell’Unione Europea sostengono la costruzione del polo imperialistico europeo contribuiscono ad aumentare l’illusione sulla natura della UE. Gli Stati Uniti sostengono questo progetto, guardando di buon occhio l’indebolimento della Russia e la riduzione della sua area d’influenza, cui l’Unione Europea può essere naturalmente contrapposta, mentre concentrano il loro attacco diretto sul Sud America. Il mondo si avvia ad una nuova ripartizione di aree d’influenza dove tuttavia i blocchi contrapposti non rappresentano sistemi economici differenti, non rappresentano vie alternative dello sviluppo dell’umanità, ma si confrontano e si scontrano sulla base delle stesse leggi, solo per interessi contrastanti nell’ambito di una stessa visione dei rapporti di produzione.

Anche la Russia è oggi paese imperialistico. La grande capacità politica di Putin è stata quella di ricompattare un forte blocco oligarchico nazionale, fondendo controllo statale con interessi monopolistici, mutando in senso nazionale il processo che, dopo la caduta dell’URSS, aveva lasciato campo libero ai monopoli occidentali che avevano fatto facili profitti dalle privatizzazioni selvagge avvenute sotto Eltsin. La retorica del recupero del passato, che affascina ed inganna molti, è mera costruzione ideologica per celare la natura reale del processo in atto. Esportazione di capitali e risorse energetiche sono lo strumento principale attraverso il quale l’oligarchia russa tenta di sviluppare appieno la sua area di influenza sui paesi del vecchio blocco socialista. Il contrasto tra gli interessi imperialistici è alla base di quanto sta accadendo. La condivisione dello spazio geografico non può cancellare la storia e con essa ridefinire idealisticamente la natura economica reale dei fatti: la Russia di oggi non è l’Unione Sovietica, non è un argine all’imperialismo, ma un paese imperialista in contrasto con altri paesi imperialisti. La storia insegna che la dinamica del contrasto tra imperialismi può e deve essere utilizzata, ma che è assolutamente necessario evitare ogni confusione ed ogni identificazione dei comunisti con un campo imperialistico.

L’Ucraina è oggi il paese dove corre la frontiera di questo contrasto. Da una parte le promesse di finanziamenti da parte di UE e FMI, dall’altra quelle russe e la negoziazione degli accordi sul gas. Troviamo giusta e pienamente condivisibile la posizione dei comunisti ucraini espressa recentemente, nella la situazione attuale è stata letta prima di tutto come «feroce lotta tra le due fazioni della stessa classe di sfruttatori, la borghesia oligarchica, la cui parte più organizzata e preparata è risultata essere quella composta da forze filo-occidentali, nazionaliste e di destra, forze estremiste radicali». Così come riteniamo corretta la questione evidenziata in relazione al fatto che le masse popolari siano state trascinate in questo scontro ponendosi alla coda delle rivendicazioni borghesi e della lotta tra interessi contrastanti tutta interna a fazioni opposte della borghesia oligarchica. I comunisti ucraini hanno espresso il giusto giudizio negativo sul governo di Yanukovich, sul suo operato politico in questi anni ed anche nelle ultime settimane.

L’aggressività dell’imperialismo euro-atlantico non si è fermata neanche dinnanzi alla prospettiva di riarmare sul suolo europeo schiere di nazisti che oggi operano indisturbati nel paese. Per ottenere i propri risultati l’imperialismo europeo ancora una volta ha dimostrato tutta l’ipocrisia di chi si maschera dietro il discorso della costruzione di un’Europa pacificata, del rifiuto dei “totalitarismi” e poi non ha scrupolo a foraggiare economicamente e militarmente partiti apertamente fascisti servi degli interessi europei, che vengono presentati all’opinione pubblica come innocenti “ribelli”. Gli stessi che, prodighi di critiche per indebolire gli interessi avversari, gridavano allo scandalo per la condizione dei diritti civili in Russia, tacciono oggi di fronte all’evidenza dei pogrom messi in atto dai nazisti ucraini, delle proposte di legge liberticide presentate al Parlamento Ucraino, delle assurde dichiarazioni di esponenti della “rivolta” che mostrano appieno la loro natura. Gli stessi che tacciavano di antisemitismo chiunque legittimamente svelasse la natura imperialistica dello stato di Israele, condannandone la politica di oppressione del popolo palestinese, tacciono oggi di fronte alle persecuzioni degli ebrei messe in campo dalle “forze ribelli” ucraine, dell’esodo programmato di migliaia di ebrei dal paese per sfuggire alle persecuzioni. Noi non abbiamo mai confuso i campi, a differenza dell’ipocrisia borghese che è pronta a tutto pur di far trionfare i suoi interessi.

La presenza massiccia di forze neofasciste che oggi sembrano i veri padroni del paese spinge ad un ulteriore livello di considerazioni. Condividiamo in pieno la reazione dei comunisti ucraini nella direzione di garantire prima di tutto la necessaria difesa delle condizioni democratiche del paese. In condizioni democratiche la lotta di classe potrà essere sviluppata appieno, anche a partire dalle contraddizioni aperte da questo processo. Il mantenimento della democrazia nel paese è dunque una priorità assoluta, per i quali i comunisti hanno il dovere di battersi. Nessuna lotta di classe sarà possibile sotto il fascismo. È pertanto condivisibile e giusta la creazione di un ampio fronte antifascista, di milizie popolari antifasciste che abbiano come scopo primario quello di impedire ai fascisti la presa del potere e l’instaurazione di un regime reazionario al pieno servizio del capitale. Questa situazione pone lo scontro oggi in atto su un piano ulteriore, in cui lo stesso contrasto imperialistico apre temporanee possibilità da sfruttare tatticamente per impedire l’instaurazione di un regime fascista. Solo in questi termini determinati la presa di posizione della Russia può assumere in questo momento contingente un connotato positivo, che tuttavia non muta la reale natura delle forze in campo, né la natura dei medesimi interessi capitalistici che si contrappongono. E’ compito delle forze rivoluzionarie che oggi lottano per la difesa della democrazia e l’avanzamento della lotta di classe in Ucraina, saper trarre ogni vantaggio da tale condizione come tappa di un più generale processo di liberazione del paese e conquista di una reale autodeterminazione ed indipendenza dall’imperialismo. Come giustamente evidenziato dal comunicato congiunto dei Partiti Comunisti, in definitiva «il popolo ucraino, come tutti gli altri popoli d’Europa, non ha interessi a schierarsi con l’uno o l’altro imperialista, con l’una o l’altra alleanza predatoria».

Rinnoviamo la nostra solidarietà alla gioventù e a tutti i compagni ucraini che in queste ore stanno lottando contro i fascisti e i loro padroni, convinti più che mai che la prospettiva dell’autodeterminazione del popolo ucraino, la conquista della vera indipendenza dall’imperialismo non passi da “ribelli” foraggiati dal capitale europeo, ma oggi più che mai, dalla lotta e dall’azione dei comunisti.



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