ESTREMISMO RELIGIOSO E IMPERIALISMO, DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA. UN UNICO NEMICO CONTRO CUI COMBATTERE.

L’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo avvenuto a Parigi è un atto vile, figlio della cecità e dell’odio di alcuni ambienti religiosi estremistici, che condanniamo con la più ferma risolutezza e senza alcuna possibile giustificazione. La portata storica di quanto accaduto va ben oltre il singolo gesto e l’uccisione dei giornalisti e dei vignettisti del giornale francese: esso va caratterizzandosi sempre di più come preludio per un intervento massiccio degli Stati europei e della Nato in medio oriente e nord africa, come fattore scatenante di una volata delle forze reazionarie e conservatrici su tutto il continente.

Una prima riflessione è d’obbligo: la lotta contro ogni fondamentalismo religioso, quale ne sia la matrice culturale è una lotta propria di tutte le forze realmente progressiste, come lotta all’oscurantismo e all’imbarbarimento culturale che ne deriva. La religione anche oggi svolge un ruolo prezioso di tenuta dello status quo, dei rapporti economici e politici, che utilizzano in larga parte del mondo la religione come strumento culturale dell’oppressione e del mantenimento delle masse popolari in uno stato di perenne subalternità e passività. La religione è oggi più che mai oppio dei popoli e lo è prima di tutto come maschera principale dei conflitti di natura imperialistica che stanno attraversando questa fase storica. Con il pretesto delle guerre di religione si salda un insieme di forze dal carattere unitario che su fronti apparentemente opposti unisce i grandi interessi di natura imperialistica, il sentimento nazionalista e razzista proprio della gran parte delle forze reazionarie occidentali che fanno leva proprio su questi avvenimenti, e le forze più retrograde, feudali, e estremistiche islamiche che ne sono la sponda più forte nei paesi del mondo arabo e del nord Africa.

Il meccanismo è ormai chiaro. Le forze imperialiste armano presunti ribelli nei paesi arabi, ben sapendo di fornire armi, appoggio economico, sostegno nazionale ed internazionale a forze estremistiche in cambio della sovversione di equilibri di potere non allineati agli interessi dei principali centri imperialistici occidentali. Spesso nel corso della storia piccoli gruppi inconsistenti e settari sono stati trasformati in forze che hanno sconvolto gli equilibri locali, impedito quelle forme di progresso e autodeterminazione, a volte con caratteri fortemente progressisti, che miravano alla piena emancipazione dei popoli oppressi da anni di colonizzazione, e che aspiravano a detenere il controllo delle proprie risorse economiche e delle rotte di comunicazione energetiche e commerciali presenti sul loro territorio. Ovunque gli interessi imperialistici hanno applicato questa formula apparentemente magica che ha fatto ripiombare in un nuovo medioevo interi paesi, condotto a sanguinose guerre civili, alla distruzione di ogni forma di diritto di quei popoli, in cambio della garanzia del controllo dei principali distretti minerari ed energetici, necessari all’approvvigionamento economico e allo sviluppo dei paesi a capitalismo avanzato, processo diretto dagli interessi dei grandi monopoli e della borghesia monopolistica, di cui le alleanze militari come la Nato sono il braccio armato. Queste forze a loro volta, presentandosi apparentemente come elementi liberatori, contrari alle aggressioni occidentali, fanno leva sui sentimenti di resistenza delle popolazioni, deviandoli da quelle forze realmente progressiste che potrebbero costituire realmente premessa del cambiamento. A questo punto, gli alleati iniziali prendono le forme di forze mostruose a loro volta da combattere, proiettando il tutto su scala sempre maggiore.

Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Italia, Spagna, Germania sono stati in questi anni gli artefici principali di queste politiche contribuendo a alimentare e foraggiare quelle stesse forze che oggi appaiono sfuggite di mano a chi le ha create. È per questo motivo che l’idea della guerra dei mondi, della guerra di religioni, non ha alcun valore nella reale valutazione del quadro politico internazionale, se non come pretesto ad un ulteriore intervento imperialista in quei paesi. Questa è la funzione principale delle campagne mediatiche post-evento, del soffiare sul fuoco dei media per richiedere interventi immediati, così facendo il gioco ancora una volta delle classi dominanti che hanno esigenza di rimettere mano e mutare nuovamente gli equilibri di quei paesi per poter ancora una volta completare le opere di saccheggio. Non c’è alcun fine di liberazione negli interventi della Nato, come la storia recente dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia, della Siria ha dimostrato. Ancora una volta le forze imperialiste non si faranno alcuno scrupolo ad armare, se funzionale agli interessi immediati, altrettante forze reazionarie che schiacceranno ancora di più i popoli interessati, senza alcun reale interesse. Ecco perché le forze reazionarie con la Lega in Italia, o il FN in Francia, sostenendo la necessità di interventi risoluti non fanno altro che sostenere questo sistema. Anche nel leggere l’attuale situazione sotto il velo ideologico della guerra di religione, essi divengono lo strumento principale per appoggiare le politiche imperialiste.

Per questo imperialismo e estremismo religioso sono due facce della stessa medaglia da combattere come un unico nemico che si autoalimenta a vicenda al fine di trovare nell’apparente contrasto ideologico tra libertà e fondamentalismo religioso, la maschera più calzante per guerre dal carattere imperialistico, che hanno come unico e reale obiettivo il controllo delle risorse economiche dei paesi coinvolti. Controllo che diviene indispensabile oggi per le classi dominanti dei paesi occidentali in profonda crisi, per mantenere il loro primato a livello mondiale. L’estremismo islamico, a parole nemico mortale, nei fatti diviene alleato prezioso di questa strategia. Un nemico da sostenere, finanziare, armare per poi poter combattere, costi quel che costi in termini umanitari e sociali. E’ per questo che oggi più che mai bisogna prestare attenzione ai disegni di guerra che mirano a trovare nell’intervento militare la vera soluzione alla crisi economica in atto. Il terrorismo si conferma così non alleato, ma vero nemico delle masse popolari e della loro emancipazione. L’estremismo religioso elemento intimamente connesso con una funzione di tenuta reazionaria che schiaccia sia i popoli arabi, sia le masse occidentali nella loro cecità di fronte al carattere reale delle guerre in corso.

Il dovere dei comunisti è prima di tutto in questa fase far comprendere che è necessario superare ogni forma di approccio prettamente sovrastrutturale, di carattere ideologico religioso e di cultura nazionale, alla questione, per andare dritti al centro degli interessi economici che sono alla base degli attuali conflitti. Combattere per la pace, per il progresso e per l’emancipazione delle masse popolari vuol dire rifiutare la logica della contrapposizione oggi espressa dalle aree di sinistra e democratiche da una parte, dall’estrema destra e dalle forze reazionarie dall’altra. Una contrapposizione che si muove solo su un piano ideale ma che lascia intatti gli interessi economici sottostanti, vera forza motrice dei processi in corso. Significa intendere la questione non in termini astratti di tolleranza, cosmopolitismo esaltazione della diversità da una parte e aggressività, nazionalismo, razzzismo dall’altra.  Questa logica è quella che rende l’umanità prigioniera delle sue false illusioni, lascia inalterati i rapporti reali che muovono la nostra società e che sono riconducibili ai principali interessi economici della nostra epoca, crea un velo ideale alla comprensione di quei meccanismi.

Il primo atto rivoluzionario è dunque rovesciare questo tavolo. Come comunisti siamo contro il terrorismo perché esso non è la soluzione ma il più potente alleato del sistema dominante; siamo contro gli estremismi religiosi di ogni sorta, riteniamo che la religione svolga la sua funzione più importante nel mantenere le masse oppresse e in stato di passività. Rifiutiamo la guerra imperialista perché espressione di interessi di natura economica e politica che riguardano le classi dominanti e da cui le masse popolari non hanno nulla da guadagnare ma tutto da perdere. Siamo contro ogni forma di razzismo perché la fraternità si misura a partire dalla condizione di classe e non dalla nazionalità o dal colore della pelle. Rifiutiamo ogni proposta di soluzione che venga dalle forze politiche compromesse con questo sistema, che sono i guardiani dei grandi interessi economici. Sappiamo che la vera emancipazione dell’umanità può avvenire attraverso la liberazione dal sistema di oppressione che è il capitalismo. Per questo combattiamo l’estremismo religioso e l’imperialismo come due facce della stessa medaglia, come  un unico grande nemico dei popoli e della loro emancipazione.

Segreteria nazionale FGC

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