G8 GENOVA; MUSTILLO (FGC) «UNA SENTENZA POLITICA PER LE LOTTE FUTURE».

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«La sentenza di oggi sul G8 di Genova è una sentenza che non mira a giudicare quanto accaduto, ma a dare un preciso segnale politico per le lotte future» è quanto dichiara Alessandro Mustillo, coordinatore del Fronte della Gioventù Comunista, l’organizzazione nazionale nata dall’appello di «Senza Tregua» il noto e radicato collettivo studentesco romano. «Di fronte alla crisi economica, alla crescita del conflitto sociale, di fronte ad una politica ed un sistema nel complesso incapace di trovare una via d’uscita, lo Stato mostra a pieno la sua funzione repressiva. La sentenza di oggi è una sentenza politica,  un monito per tutti coloro che intendono manifestare nei prossimi mesi il dissenso contro le politiche del governo Monti e contro questo sistema. Ovviamente – conclude la nota – chi crede di poter arginare il conflitto sociale con misure giudiziarie si illude.»

GENOVA; FGC: «CHIEDIAMO ASSOLUZIONE PER TUTTI»

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«La dinamica di quanto accadde al G8 di Genova non può che farci chiedere l’assoluzione di tutti oggi in Cassazione» è quanto dichiara il Fronte della Gioventù Comunista, l’organizzazione nazionale nata dall’appello di “Senza Tregua” il noto e radicato collettivo studentesco romano. « Ci uniamo alla richiesta di tutti i compagni, le associazioni, i movimenti che insieme hanno aderito all’appello 10×100. L’inconsistenza delle prove processuali raccolte, lo stesso fondamento del reato di “devastazione” uno dei tanti retaggi, mai eliminati, della legislazione penale fascista, illustrano perfettamente il fondamento reale di questo processo. È chiaro – conclude il comunicato – che una sentenza di condanna in questa situazione non potrebbe che essere interpretata come una sentenza politica.»

SPAGNA. FGC: «SOLIDALI CON LOTTA DEI MINATORI»

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Cari compagni,

a nome del Fronte della Gioventù Comunista (Italia) vogliamo inviarvi la nostra piena solidarietà per la lotta che con orgoglio, forza e coraggio state conducendo. Nonostante la censura dei giornali e delle televisioni le immagini della vostra «marcha negra» sono arrivate anche in Italia.

La decisione della chiusura delle miniere in Spagna è frutto della stessa logica che impone al nostro paese la chiusura di settori importanti della produzione. Le vostre miniere non chiudono perché sono vecchie, anti-economiche, o inquinanti, come dice il governo e la stampa. Le vostre miniere chiudono perché bisogna far spazio al profitto della grandi società monopolistiche internazionali, che con la chiusura delle miniere europee, vedranno aumentare i loro profitti, a danno della condizione di migliaia di lavoratori, sempre più sfruttati o licenziati.

Come sempre i grandi gruppi economici dettano la linea, l’Unione Europea trasforma in direttive e regolamenti i loro interessi economici, che così assumono il valore di legge, e i governi nazionali si limitano ad eseguire il compito, senza nessuna autonomia, senza nessuna sovranità dello Stato.

Siamo tutti vittime di questa condizione. Che si tratti di minatori, operai, studenti, giovani lavoratori precari, quale che sia la lingua che parliamo e il paese in cui viviamo, la logica è sempre la stessa: i grandi interessi economici prevalgono sui diritti, sul lavoro, sul futuro.

Come giovani viviamo la stessa condizione dei giovani in Spagna, con tassi di disoccupazione altissimi, lavoro precario e senza diritti per quelli che riescono a lavorare, un accesso all’istruzione e all’università sempre più difficile. Non c’è alcuna frontiera che divida la nostra condizione.

Cari compagni, la nostra solidarietà non è un gesto formale. Sappiamo che la vostra lotta è anche la nostra e che solo attraverso una vera unità delle lotte a livello europeo, uno stretto coordinamento e una stessa direzione sarà possibile vincere insieme. Perché le miniere e ogni posto di lavoro, sono di chi lavora ed il futuro non è il capitalismo.

Hasta la victoria!

MILANO: NO AL CONVEGNO EUROPEO DEI NEONAZISTI

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“Alleanza Europea dei Movimenti Nazionalisti”, questo il tema della due giorni di convegno organizzata dai movimenti neofascisti e neonazisti di tutta Europa per il 6 e 7 Luglio a Milano. Il Fronte della Gioventù Comunista saluta con disgusto e preoccupazione questa inziativa. Il disgusto nei confronti di una amministrazione comunale che, in una città medaglia d’oro alla Resistenza, non emette un fiato contro la presenza di migliaia di neo-fascisti sul territorio cittadino. Preoccupazione, perchè i nazionalismi che oggi si sviluppano in seno alla UE hanno la stessa matrice di quelli che nel XX secolo hanno spianato la strada alla Seconda Guerra Mondiale. Da comunisti, non possiamo fare a meno di rilevare come il nazionalismo reazionario sia un prodotto del capitalismo. Esattamente come 70 anni fa, si ripete l’errore di credere che all’interno del sistema capitalista ci siano margini di manovra per misure di aggiustamento, quando l’unica realtà è che il capitalismo non è sanabile e contiene in se i germi della distruzione del genere umano. Da parte sua, il sistema capitalista nei momenti di crisi vede nelle destre reazionarie il migliore strumento politico per perpetuarsi e risorgere dalle proprie ceneri, al prezzo dell’omicidio della democrazia, che per noi non è quella liberale bensì quella socialista.

Come Gioventù Comunista, invece, non possiamo fare a meno di rilevare come decenni di antifascismo da salotto, ammorbato dalla cura degli orticelli particolari, abbiano consentito ai fascisti di uscire dalle fogne nelle quali erano stati ricacciati al prezzo di migliaia di morti, tributo pagato in massima parte dai militanti, partigiani e non, di fede comunista, in Italia come in tutta Europa.E’ tempo di ricompattarsi sotto le insegne del socialismo.
E’ tempo di rifuggire dallo stolto revisionismo a cui si sono piegati tanti dirigenti per risultare graditi al sistema da abbattere. E’ tempo di riscoprire la radicalità e la genuinità di uno stile di vita, di un credo politico, di un progetto internazionalista. E’ tempo di tornare nelle strade e di uscire dai salotti buoni.
Socialismo o barbarie!

Fronte della Gioventù Comunista

ROMA, ATAC: VOLANTINAGGI CONTRO AUMENTO BIGLIETTO.

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L’aumento del biglietto dell’ATAC ad un euro e cinquanta è la prova esemplare di come in Italia si faccia pagare la crisi direttamente alle famiglie. Paghiamo in questo modo le scelte del governo, i dicktat dell’Unione Europea, il peso della speculazione dei grandi gruppi internazionali che aumenta il debito pubblico. Non è un caso che gli aumenti stiano riguardando in questi mesi molte città italiane (a Milano l’aumento è scattato a settembre) e non solo il trasporto, ma anche l’erogazione di altri servizi “pubblici”. Tra il non pagare il debito e mandare in bancarotta le famiglie italiane lo Stato ha scelto la seconda ipotesi. Tutto questo unito alla pessima gestione comunale di Alemanno, comprese le assunzioni facili ai vertici delle municipalizzate, viene scaricato direttamente sulle famiglie. Gli studenti in particolare saranno fortemente penalizzati, essendo soppresse le agevolazioni sugli abbonamenti. A questo punto invitiamo tutti a non pagare il biglietto e ribellarsi contro l’ennesima misura antipopolare. È il debito pubblico che non va pagato, e da oggi anche il biglietto dell’autobus.

A partire da questa settimana il Fronte della Gioventù Comunista è impegnato in volantinaggi nelle fermate metro ed autobus per informare sulle reali ragioni dell’aumento, che nulla hanno a che fare con l’efficienza del servizio, ed invitare tutti i lavoratori e gli studenti a ribellarsi contro questo aumento iniquo.

CALABRIA: IL FRONTE IN PRIMA LINEA CONTRO LE DISCARICHE

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La protesta a Cariati (CS) contro le discariche di Buscita (Rossano) e Scalacoeli. I compagni della sezione locale del «Fronte della Gioventù Comunista» in prima linea per dire no all’ennesima speculazione sul territorio. Basta alle discariche gestite dalle organizzazioni criminali, che servendo gli interessi dei grandi gruppi industriali, occultano rifiuti tossici del resto d’Italia e d’Europa, spargendo morti e distruggendo la terra dei contadini. Contro il capitalismo, la lotta è in ogni quartiere e in ogni città.

DIAZ : NON BASTA UNA SENTENZA, NON ABBIAMO FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA DELLO STATO.

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“La conferma delle condanne ai vertici delle forze di polizia per i fatti della scuola Diaz, è certamente una buona notizia, ma non basta. Non basta per rimarginare la ferita di quanto accaduto, non basta per dare un’immagine diversa dello Stato e delle forze di polizia. I responsabili politici di quello che accadde a Genova sono seduti in Parlamento, nelle più alte cariche istituzionali, sono nei vertici dei servizi e delle forze di polizia, sono stati promossi sistematicamente in posti chiave dell’apparato statale. Le seconde linee possono cadere, ma le prime sono saldamente ai loro posti. È questa consapevolezza che ci impedisce di credere che su Genova, così come sugli altri momenti bui della storia italiana, possa essere fatta veramente giustizia. Siamo convinti che la vera giustizia non si ottenga con le sentenze, ma solo con la lotta”. Così ha dichiarato – in una nota ufficiale sulla conferma delle condanne in Cassazione per i fatti della scuola Diaz- il “Fronte della Gioventù Comunista”: l’organizzazione giovanile nazionale nata lo scorso giugno a Roma a seguito di un appello “per la gioventù comunista” promosso da “Senza Tregua”, nota organizzazione studentesca radicata nelle scuole e nei quartieri romani, ora scioltasi nella nuova sigla

SULLA AUTONOMIA DEL FRONTE DELLA GIOVENTU’ COMUNISTA

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«…dobbiamo quindi essere favorevoli senza riserve all’autonomia organizzativa dell’Unione della gioventù, non solo perché gli opportunisti la temono, ma anche per ragioni di principio. Infatti, senza una completa autonomia, la gioventù non potrà educare nelle sue file dei buoni comunisti e non potrà prepararsi a far progredire il socialismo.» (Lenin, 1917 “L’internazionale giovanile”)

Fin dall’appello lanciato da Senza Tregua, il «Fronte della Gioventù Comunista» ha marcato come propria caratteristica fondamentale l’autonomia dai partiti esistenti. Una “giovanile senza partito“ è stato considerato da alcuni. La nostra organizzazione in realtà si inserisce in un processo più complesso di questa semplice schematizzazione, processo che vogliamo spiegare con chiarezza per definire, anche pubblicamente, la nostra linea politica ed organizzativa. Lo facciamo perché in Italia, fin dal PCI, ha prevalso la logica dell’organizzazione giovanile interna al partito intesa come semplice duplicazione di lavoro, incarichi e responsabilità; semplice suddivisione organizzativa degli iscritti al partito in base all’età. Oggi quel partito non esiste. Non c’è un riferimento chiaro per le masse come fu il PCI nei primi anni del dopoguerra, non ci sono le stesse condizioni di presenza dei comunisti nella società. Sotto questo profilo l’idea dell’autonomia del FGC nasce come volontà di definizione di un processo unitario per la ricomposizione della frammentazione di questi anni, a partire dai giovani. Noi non siamo tra quelli che perseguono il feticcio dell’unità ad ogni costo. L’unità è un mezzo e come tale diventa un valore aggiunto. Quando, al contrario, assume la connotazione di fine ultimo non si realizza alcuna unità di fondo e si costruiscono agglomerati in cui ciascuno marcia nella sua direzione; organizzazioni impantanate in inutili discussioni che ne paralizzano l’attività esterna. È per evitare queste situazioni che sia nei “paletti” dell’appello di Senza Tregua, sia nei documenti successivi abbiamo indicato l’analisi di fondo su cui fondare questa unità. Non si tratta di una mera questione ideologica, ma di una questione sostanziale che si concretizza nell’attività pratica. Leggi il resto